OLTRE IL DANNO…LA BEFFA! Giustizia italiana per favore migliora la tua comunicazione!

Scritto da emi il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Internet, Italia, Legale, Opinioni / Editoriale, Politica

Mass media

E, p.c.

Illustrissimo Presidente del Tribunale di Novara

Dott. Bartolomeo Quatraro

Illustrissimo Ministro Severino

Illustrissimo Presidente della Repubblica

Oggetto: lettera di sfogo di una cittadina, scritta per contestare un sopruso morale subito dalla macchina farraginosa della giustizia, avvenuto in data 5 ottobre 2012 nel Tribunale di Novara, presso la sezione distaccata, Via Manzoni, ufficio giudice del lavoro, in cui si svolgeva un tentativo di conciliazione.

Riferimento Causa iscritta al RG. N. 926 del 2011 sezione lavoro.

Gozzano li, 29 ottobre 2012

Scrivo questa lettera, per raccontare un episodio che nella mia memoria è stato fotografato e vissuto nella maniera che spiegherò.

Molto probabilmente sarà considerato solo un ricordo soggettivo e personale, poiché il risultato di questa vicenda ha apportato modifiche negative che hanno indebolito la mia persona e, soprattutto, la mia situazione economica, ma se questo iter non è frenato, il suo  ripetersi,  potrebbe arrecare danni, anche, ad altre persone.

Kapuscinski, nel libro <<Nel Turbine della storia>> dice:“…la memoria è qualcosa di estremamente individuale. Per cui parlando cerco sempre di usare la formula – secondo me è andata così –  senza mai  pretendere che la mia visione sia unica e vera… Ognuno di noi vede la stessa realtà in modo diverso…”.

Fatta questa premessa, nel cuore, mi resta solo la speranza che questa contestazione, possa servire a migliorare un sistema farraginoso e negligente, come quello della giustizia italiana poiché, per quanto mi riguarda, con i risultati che questo evento mi ha procurato, si è completamente chiusa la fiducia che riponevo nello Stato e nella Giustizia di questo Paese.

Forse condividere la rabbia che ho dentro, per avere dovuto subire l’ennesima ingiustizia, mi aiuterà a raggiungere una serenità di cui adesso, non godo.

Il fatto, cui la scrivente ritiene di avere subito un danno, si è sviluppato in Tribunale in data 5 ottobre 2012, e riguarda le procedure svolte in un’aula, in sede di udienza.

I discorsi fatti dal Giudice, in quell’edificio, a mio modesto avviso, sarebbero stati accettati molto di più, in un luogo diverso da quello che quella sede rappresentava e, se solo fosse stata data la giusta attenzione a un fascicolo rimasto in cancelleria, per un anno, molto probabilmente, non avrei aggiunto, alla rabbia di avere atteso un anno per un primo incontro, un grave danno economico alla mia persona.

L’azienda che ho denunciato, sin dall’ultimo giorno di lavoro effettuato dalla scrivente, non ha mai comunicato con la sottoscritta, tanto meno ha risposto alle lettere di sollecito inviate dal legale, per definire la conclusione dei rapporti  di lavoro.

Mi sono rivolta alla giustizia perché sono stati violati alcuni miei diritti tra cui le mie spettanze e indennità varie.

Il mio parere è che, in quella sede, quel “testimone di austerità”, abbia solo pensato che terminare in fretta quel tentativo di conciliazione, avrebbe significato una pratica in meno di cui occuparsi, ignorando che dietro quel fascicolo c’era un essere umano che si appellava alla Giustizia, per far valere i propri diritti.

Sono dispiaciuta di come sia andato questo episodio, anche se, a dire del Giudice, dovrei essere felice che in questi giorni di crisi, ci sia stato qualcuno che abbia offerto tanto denaro!

A mio avviso, quel denaro, in termini reali, è l’equivalente della svendita del mio lavoro.

Io penso che un’azienda come Seat PG, un colosso, che offre una cifra a “scatola chiusa”, sia cosciente che la prosecuzione del procedimento amministrativo, possa concludersi  con il versamento di una cifra più congrua.

Ciò che però, secondo me, ha leso la mia posizione, riguardano  le opinioni personali espresse da un Giudice del lavoro, in sede di tentativo di conciliazione che, a mio avviso,  hanno lasciato intendere alla controparte  che  la cifra era congrua.

A tal proposito, infatti, ho avuto la conferma di quanto espresso, poiché il mio legale  ha comunicato che il procuratore della controparte non è stato disposto a rivedere l’offerta, a rialzo, dietro mia richiesta,  affermando che si sentivano forti delle dichiarazioni espresse dal Giudice avvenuta in data 5 ottobre ’12, cui cito:

… il giudice sarò io anche per le udienze successive e il verdetto finale può essere ulteriormente sfavorevole per la sig.ra Quinci e, giacché la legge lo permette, possono essergli attribuiti anche gli oneri legali vedendo cosi la cifra offerta di €23.000,00 lordi ridursi a € 5000,00, senza considerare i tempi per la promulgazione della sentenza finale…”.

Non sono una frequentatrice di Tribunali, per cui mi chiedo se un Giudice della Repubblica, senza avere letto la dettagliata documentazione che evidenzia tutte le spettanze negate alla scrivente ricorrente dalla parte convenuta, depositata in cancelleria e rimasta lì, un anno, fino a quando il mio legale durante l’udienza non l’ha recuperata, possa, in sede di tentativo di conciliazione, fare trasparire le sue decisioni finali.

La scrivente non essendo ricca di famiglia e non beneficiando di alcun privilegio, conscia che le spese, citate dal giudice, non se le poteva permettere, è costretta ad accettare una cifra  molto inferiore  alle effettive spettanze.

Siccome non ritengo  giusto, da cittadina, che avvenimenti come questo, danneggino la vita delle persone, mi appello attraverso questo scritto, affinché esista davvero qualcuno di Super Partes, che possa appurare che le procedure utilizzate, da quel Giudice, siano regolari e non abbiano leso i diritti di equità di un onesto cittadino che ha solo la colpa di avere svolto il proprio lavoro in maniera corretta e, non merita di essere offeso nella dignità.

Ho atteso un anno per un’udienza, poiché credevo che in un luogo autorevole come un Tribunale, si potesse raggiungere un verdetto imparziale, ma, considerate le procedure attuate, mi sento profondamente offesa poiché nessuno mi restituirà ciò che lo Stato, in quella sede, non ha contribuito a farmi riavere.

Penso che un colosso come la Seat PG, che ha leso per otto lunghi anni la dignità della scrivente, esercitando poteri assurdi che le hanno segnato la vita personale e che, per necessità, è stata costretta ad accettare, avvalendosi di un comportamento, a mio avviso, scorretto, di un Giudice, sia stata capace di mostrare il suo potere anche in una sede così autorevole, come un Tribunale.

Ringrazio in anticipo per l’attenzione che si vorrà dare a questo scritto e porgo cordiali saluti.

Emilia Quinci

 

 

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sono una persona che ama la corretteza l'equità