Maria Petrucci insieme ad un gruppo rinomato di artisti scelti esporrà in occasione delle mostre di Spoleto incontra Venezia

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Reduce dalle recenti mostre di “Spoleto Arte” dove ha conseguito positivi riscontri ad elogio, la scultrice Maria Petrucci si appresta a partecipare a un’altra importante iniziativa artistica di portata internazionale, un evento già attesissimo denominato “Spoleto incontra Venezia” con la curatela di Vittorio Sgarbi, che si svolgerà dal 27 Settembre al 24 Ottobre, nel magico scenario veneziano. Il comparto organizzativo è gestito dal manager produttore Salvo Nugnes. La location ospitante scelta è il maestoso Palazzo Falier, affacciato sul Canal Grande.

La propensione stilistica coerente e consapevole di perseguire un filone legato alla tradizione scultorea di origine popolare all’antica tematica di matrice agreste e naturalistica, consacra le sue incantevoli riproduzioni come autentiche opere d’arte, permanenti e indelebili nel tempo, che viene scolpito e rimane quasi inglobato e cristallizzato all’interno di esse, interrompendo la scansione cronologica, per renderle eternamente presenti e sempre attuali agli occhi dello spettatore.

Il legno, designato come materiale prediletto di lavorazione, per le acclarate virtù di duttilità e versatilità, viene forgiato con eccelsa capacità manuale e diventa una sorta di simbolico diario di vita, sul quale incidere e raccontare i pensieri, svelando le riflessioni emozionali e gli stati d’animo, che pervadono l’artista durante l’azione esecutoria. Nell’atto creativo la Petrucci dimostra impeccabile e approfondito studio analitico ed esperte cognizioni, che si riflettono nelle armoniose proporzioni dei soggetti raffigurati, che emergono dalla spazialità della massa indistinta e indefinita. Tali entità inermi acquistano una vibrante vitalità e si slanciano in proiezioni, di fluttuante e sinuoso dinamismo.

Nella suggestiva narrazione si può cogliere la radice della cultura realista d’impronta esistenziale, che compare anche nel resto dell’eterogenea produzione, dove i dipinti a olio, i paesaggi caratterizzati da elementi sperimentali e gli oggetti tipici dell’arcaica civiltà agricola e contadina, forniscono preziosi ricordi da far rivivere e fissare nella memoria delle generazioni future.

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