Leadership e networking: la ricetta anti crisi applicata con successo da ILS

Scritto da Mario Pecoraro il . Pubblicato in Aziende, Economia, Opinioni / Editoriale

Da tempo studio le vie di uscita dalla crisi che si possono adottare e le best practice di chi non è mai entrato in crisi. E se più volte ci siamo detti che fare azioni sulla competitività e sull’internazionalizzazione sono le vie maestre, all’interno di un quadro di marketing strategico, vediamo come questo si possa tradurre in espressioni semplici da ricordare ma impegnative da onorare.
Soprattutto in aziende piccole e medie. In cooperative. Nella buona provincia italiana. Brescia.
Leadership e networking sono due discipline, due modi di vedere il proprio lavoro (sarebbe meglio dire la propria vita), due (buone) pratiche aziendali che vengono studiate in America in ogni ordine e grado di formazione superiore e universitaria, destinate a ogni tipo di professionalità.
Leadership richiede un buon grado di consapevolezza di sé e l’impegno a migliorarsi sempre. A lavorare su se stesso, affinchè i propri punti di forza diventino aree di eccellenza riconosciuta e condivisa e si correggano visioni e debolezze attraverso il coinvolgimento partecipe di altre risorse umane. Si crea cosi un nuovo concetto di leadership, il servant leader che diventa funzionale alla crescita sistemica e territoriale.
Ah, quanto siamo lontani dal “servant leader” con le nostre invidie, rancori, gelosie e pochezze di una classe dirigente capace solo di affondare una nave che necessiterebbe di nuove rotte e nuovi equipaggi. E la mediocrità non si limita di certo alla classe politica italiana. E’ trasversale. Intersettoriale. Perché essere per la leadership significa essere per il merito, lo studio continuo, la lealtà di squadra.
Networking richiede una conseguente (rispetto alla Leadership) apertura mentale, supponendo che il percorso di apprendimento è collegato all’incontro, all’altro al confronto interprofessionale, al dialogo religioso, culturale, territoriale. Chiaro? Non basta apprendere da soli. Ma condividere e confrontarsi con il prossimo. Con ciascuno che porta un’opinione una storia, un’esperienza diversa. Solo se siamo convinti di questo allora ha senso conoscere più persone, tante persone… ciascuna persona. Cercando di cogliere il senso profondo di ciascuno e la profondità di quelle straordinarie che pur ci sono e che hanno il senso e il gusto di meravigliarci e sorprenderci ogni volta come se fosse la prima volta. Saper ascoltare. E così la rete, il network di relazioni diventa la conseguenza di un nuovo modo di pensare all’altro. Di guardare fuori di sé.
Avere un ventaglio di comportamenti diversi, coltivare più interessi, confrontarsi lontano dai pregiudizi e apparenze è una cosa difficile ma che si studia apparendo causa ed effetto, premessa ed azione, area comune a quest’area di studio che si chiama Leadership e Networking che tanto si sta sviluppando in termini di analisi con la nascita e la crescita dei social nella rete. Nuovi strumenti che si avvalgono di tecniche comportamentali note e studiate da tempo, appunto.
Leadership e Networking: chi ne applica ha successo. Il caso ILS.
Il modello della rete di imprese tra soggetti piccoli per economie frammentate è spesso la sola via d’uscita plausibile per alimentare un percorso di crescita e sviluppo professionale e aziendale. Ma pure la ricerca di sinergie con i fornitori, la supply chain, sono comportamenti virtuosi da sempre studiati e perseguiti. Ma il caso della società di consulenza aziendale ILS di Brescia è interessante perché pur essendo una start up ha saputo dare nuovo impulso ed energia ad una serie di aziende e professionalità consolidate che ritrovano nel lavoro di ILS nuovi approcci commerciali e momenti di crescita condivisi.
Il modello organizzativo dunque che di fatto queste aziende di successo adottano è quello della rete. Ben al di là del formalismo giuridico… un modello comune di comportamento e best practice riassumibile proprio in leadership e networking.
Appare emblematico come in tempi di crisi, che non accenna a finire per famiglie e piccole imprese, questo dinamismo arrivi da imprese e cooperative legate a modi di produrre prodotti e servizi e distribuire redditi e partecipazioni in maniera solidaristica attraverso un modello che possiamo definire coopetition. Imprese di filiera, professionisti accomunati dal desiderio di intercettare e servire gli stessi mercati fanno rete anziché vana (apparente) concorrenza riconoscendosi parte dello stesso sistema economico. La sfida appare dunque competere cooperando per crescere, per migliorarsi e per aumentare i propri contatti commerciali. Sono convinto che sentiremo parlare di coopetition molto. Sperando che però non diventi uno slogan di maniera.

— Posted with Stuffr! —