Il quadro WONDERLAND del Torinese Marco Sciarpa è protagonista nel film “Se mi vuoi Bene” con Claudio Bisio.

Scritto da areastampa360 il . Pubblicato in Film, Libri

Dopo Poveri, ma ricchi e Modalità aereo, Brizzi torna dietro la macchina da presa e mette in scena il genere che lui preferisce: la commedia sentimentale dei suoi esordi, stile Notte prima degli esami ed Ex.

S’intitola Se mi vuoi bene ed è tratto dal suo omonimo libro, in parte autobiografico, uscito nel 2015 ed edito da Einaudi. Lo produce, come nel caso del suo ultimo film, la Eliseo Cinema di Luca Barbareschi.

Protagonista è Claudio Bisio nelle vesti di un depresso cronico. Sarà uno strano negozio di “Chiacchiere” gestito da un signore piuttosto particolare (Sergio Rubini), che non vende nulla se non appunto conversazioni, a farlo uscire dalla sua palude emotiva.

Nel cast anche Lorena Cacciatore, Maria Amelia Monti e Lucia Ocone, rispettivamente nel ruolo della figlia che lavora sempre, dell’ex moglie antipatica e della migliore amica dalla bassa autostima di Claudio, la gattara Valeria Fabrizi e il tennista Memo Remigi nelle vesti dei suoi genitori, Dino Abbrescia e Susy Laude interpreti di una coppia di vegani, Flavio Insinna, Elena Santarelli e Gian Marco Tognazzi.

C’è pure un cameo di Luca Carboni, che canta Ci vuole un fisico bestiale. Ecco, esattamente quello che ci vuole per resistere, non solo “agli urti della vita”, ma anche all’urto (di nervi) di questo film che parte male e prosegue peggio.

Come dire, se Bisio, grazie al negozio gestito da Rubini, esce dal suo baratro esistenziale, noi invece, grazie a questo film, vi entriamo e ci rendiamo conto che era molto meglio andare a fare quattro “Chiacchiere” dal vivo con gli amici piuttosto che chiudersi in un cinema.

Si comincia con un lunghissimo monologo (dura almeno otto minuti) di Bisio che racconta i suoi tentativi di suicidio, con lo sguardo fisso in camera, senza riuscire a creare alcuna empatia con lo spettatore. Anzi, ad essere onesti un sentimento, simile a quello del personaggio, di depressione quindi, lo suscita: ma verso il film.

Una sensazione che prosegue e si rafforza nel corso di una storia, piena di siparietti scontati e tediosi, che portano solo a dire Se mi vuoi bene, anzi se ci volete bene, non fate questo tipo di film, che, nelle intenzioni, vorrebbero far ridere e commuovere allo stesso tempo, ma nei fatti non riescono a fare né l’una, né l’altra cosa. A dire il vero qualcosa la ottengono: quella di farci passare la voglia di andare al cinema. Insomma, per rimanere in tema, le “chiacchiere” stanno a zero per Brizzi. Meglio andare al bar.

Sicuramente una bella soddisfazione per Marco Sciarpa***, che con il quadro WONDERLAND (100×70 ad olio) aveva già vinto il secondo premio all’ARTES nel 2018.

Marco raccontaci le tue emozioni?

Beh, essere scelti per la seconda volta, la prima era successa con un film di Sergio Rubini nel 2006, grande felice perché noto una certa continuità nel lavoro che faccio, ed inoltre sapere che il mio quadro la possibilità di essere visto da tantissime persone è una cosa che mi “inorgoglisce”.

Come è potuto avvenire?

Sono iscritto alla associazione Artes che è un eccellenza Torinese di artigiani e professionisti in arte e comunicazione. Loro sono stati contattati dalla produzione del film, ed hanno sottoposto una serie di artisti e di opere tra cui la mia “WONDERLAND”.

Progetti futuri?

Sarò a “Paratissima 2019” e mi esibirò in una performance live con dei ballerini il 2 Novembre al Museo Accorsi-Ometto. Nel periodo natalizio mi esibirò a Carmagnola, in occasione delle attività della città per le feste, ed infine sto lavorando alla mia prossima personale che si svolgerà nel 2020 in teatro.

*** Il percorso artistico di Marco Sciarpa parte da opere estremamente astratte per poi confluire in rivisitazioni di icone note o meno e soggetti più figurativi; caratteristiche dell’artista sono la matericità delle opere e i colori che rendono le sue opere sempre estremamente vive e dinamiche.

Dal 2012 inizia ad esibirsi in brevi performances artistiche live che hanno risonanza specialmente sul web e negli eventi; le performances si fanno via via più raffinate ed articolate e a volte comprendono anche camei di danza e/o recitazione.

Si presenta come un “ladro di tramonti” e definisce la sua arte “un pò pop”.

“Le opere stravaganti ed originali, mai eccessive, ecclettiche nell’utilizzo delle tecniche, esprimono l’approccio materico e l’influenza di grafica e design, palesando un’arte mai sganciata dal reale. La continua evoluzione abbinata alla ricerca e allo studio dell’interazione tra le diverse tecniche sono all’origine di ogni opera. L’uso dei colori fluo identifica immediatamente la paternità delle opere e attribuisce all’artista uno stile particolare e personale.