Il manager Salvo Nugnes parla del binomio “crisi occupazione e fuga di cervelli”

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Economia, Opinioni / Editoriale

1) Lei, che da tanti anni, svolge la sua attività professionale come manager e imprenditore, come vede il parallelo tra disoccupazione dilagante e crescente fuga dei cervelli all’estero?

Il quadro complessivo della situazione attuale è davvero allarmante e sotto gli occhi di ciascuno. C’è forte preoccupazione sulla grave crisi occupazionale, che colpisce tutte le categorie indistintamente e in particolare ne subiscono le nuove generazioni, che rappresentano il futuro del paese e la sua proiezione in avanti. I giovani perdono ottimismo e speranza e non trovando sbocchi professionali attinenti agli studi svolti e alle competenze acquisite, si adattano a fare lavori casuali e precari oppure addirittura sono disoccupati e a carico delle famiglie di appartenenza. Da qui la decisione sofferta di abbandonare l’Italia in cerca di adeguate opportunità d’inserimento lavorativo e la conseguente fuga dei cervelli, considerata come soluzione estrema per dare una concreta svolta in positivo. Migliaia di connazionali sono partiti con uno spreco enorme di preziose risorse. E’ un paradosso sociale assurdo, che apre una questione spinosa e complicata da gestire, a cui bisogna quanto prima trovare un rimedio efficace e definitivo per il bene comunitario.

2) Pensa, che l’Expo 2015 e i progetti altisonanti ad esso connessi possano incentivare il rientro degli italiani trasferiti all’estero?

Sono fiducioso e ottimista sul potenziale dell’Expo in questa prospettiva, visto l’enorme risonanza mediatica e la portata internazionale dell’evento. Mi auguro, che l’Expo possa fungere da trampolino di lancio per l’avviamento di molteplici attività, in cui impegnare un consistente numero di lavoratori a livello manuale e intellettuale. Comunque, spero vivamente, che già da quest’anno si sviluppino nuove interessanti occasioni occupazionali, per favorire il rientro in Italia di giovani e anche meno giovani.