Gocce

Scritto da diegoromero il . Pubblicato in Libri, Musica

Gocce di pioggia

(Racconto breve del cantautore Mimmo Parisi)

Non è molto educato esprimersi in questi termini nei suoi confronti. Si rischia una caduta di bon ton, lo so. Lo sappiamo tutti che è la miss delle stagioni. Non per niente Botticelli le ha dedicato un’opera. Non è comunque un buon motivo, questo va detto, creare scompiglio nel popolo delle rondini (e non solo) che trepidanti hanno più volte chiesto all’infreddolito vento del nord-est notizie sul bel paese. Sfiduciate, come viaggiatrici di un aeroporto in sciopero, hanno bivaccato in riva ai fiumi della grande madre Africa nell’attesa dello sparo di partenza; ognuna ha sostato guardinga e pronta con la sua piccola valigia di sogni: rivedere il vecchio nido sotto la grondaia, salutare i cervi della montagna o meravigliare, con una sortita nel cielo della città, i ragazzini che si foraggiano da Mc Donald’s. Alla fine è arrivata: è una primavera recalcitrante, indolente. Ormai siamo in maggio. I programmi televisivi cominciano ad andare in vacanza: bisognerà sorbirsi i vari ‘il meglio di…’ o qualche film mitologico riciclato.

Per fortuna che con la bella stagione lei è ritornata a visitare questo parco tutti i giorni, come l’anno scorso. Biondina, con gli occhi scurissimi come il cielo notturno zampillante di stelle. La trovo bellissima ma non saprei dire perché. Più volte ho analizzato la sua figuretta dal fascino color pastello. In genere veste semplice, casual: T-shirt, jeans e, raramente, camicette, una delle quali color fiordaliso. Le sta d’incanto su quella gonna lunga che indossa di rado. In lei leggo il Kunstwollen della natura, la sua volontà d’arte. Ormai vivo il mio tempo in completa funzione di lei. Aspetto l’alba con impazienza, poi scruto attentamente la sua finestra: eccola! Anche oggi come un sorriso si apre verso me. Se avete letto ‘La vita di Maria Wuz, il giocondo maestrino di Auenthal’ di Jean Paul, mi capirete. Infatti, nell’attesa delle sue visite al parco, ho organizzato le mie giornate puntellandole di piccoli impegni, come avrebbe fatto il compito Maria Wuz. Cose ordinarie come ascoltare il concertino pomeridiano del canarino della signora Tina, lo stormire delle chiome della betulla, e altre amenità del genere.
A pomeriggio inoltrato, quando mancano due ore alla caduta del sole, la vedo arrivare puntuale. Si siede sulla solita panchina, gioca con un passerotto curioso che le si avvicina saltellando, apre il suo libro e vi si tuffa dentro. Spesso alza la testa e, incuriosita, mi guarda e mi sorride. Ce ne stiamo in silenzio a guardarci.
Così non può andare avanti! Devo decidermi, basterebbe un gesto, una parola. Basterebbe inventarsi qualcosa…

L’estate è arrivata come un treno tedesco o, come dicono gli inglesi, o’ clock. C’è una felicità rovente nell’aria. Non per me. Lei è via. Maledetto chi ha inventato le vacanze, le ferie e tutta quella massa di ragioni che me l’hanno portata via! Mi tengo su pensando che come l’altro anno, trascorse le vacanze al mare, lei tornerà alle sue letture e a me, certo dopo l’autunno ci sarà il Natale, il freddo e la neve, lei non passeggerà più. Questo non va bene, ma tuttavia la primavera prima o poi soffierà di nuovo e ritornerà. non si può avere tutto, via! Sono già così fortunato ad avere la sua compagnia.

L’autunno e alle porte. Sono emozionato come un bambino al suo primo giorno di scuola. Eccola! Sta superando il cancello. E’ appena abbronzata. Ma, chi è quello che l’accompagna? Si siedono sulla solita panchina. Lui le ruba un bacio. “A proposito”, fa lei divertita e prendendolo sottobraccio per portarlo verso me, “ti presento un amico, mi ha fatto tanta compagnia…”. Una foglia stanca si stacca dal ramo suicidandosi al suolo.
Lui mi guarda appena. Poi scruta pensieroso il cielo: “Claudia, sarà meglio incamminarsi sulla via del ritorno, ho paura che ci sia in agguato un acquazzone”. “Cosa? Ma non può essere, non ci sono tuoni e non c’è nemmeno una nuvola!”. “Sarà, tuttavia  il tuo amico, sì… insomma la statua del parco, ha già il viso rigato, non possono essere altro che gocce di pioggia”.

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diegoromero

Born in Madrid, is a music critic and freelance journalist. Diego Romero lives in Italy from 9 years ago. He has a few, formative experiences in radio ( he made his debut a dozen years ago in various private networks and regional ). And ' developer but also a lover of books and essays ( the preferred one , written by Fegiz is "Death of a Songwriter ", the first reconstruction of the tragic end of Tenco published in 1979 by Gammalibri ) ; was referring teacher and the basic course Training for the Creative Writing for the Web, which saw a large participation of fans. In his career he has reviewed a number of live concerts , and has a personal collection of videos and disks, hard to find and even vinyl. Diego Romero lives and tells the story of Italian and foreign music in a special way: with details , glimpses of things people made, but also quick judgments sharp and synthetic. Romero seems to say, nothing academy traditionalist and dusty, but disclosure of what one sees and feels especially: a popularizer of notes and words. Essayist , of course, but also someone who can share with others what he perceives from its lightness ' tower privileged ' that gives the entertainment world. In this sense, Romero is suitable for moving juries and prizes, conduct evenings, rather willing to adapt to a variety of situations. People always leave happy and enriched by these encounters. Why blend historical memory of this analysis, projections about the future.