Flavio Cattaneo, accumulo energia, un nuovo business tutto italiano

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Economia

Energia, al via i primi progetti di Terna per accumulare energia in eccesso e rilasciarla quando occorre, grazie all’utilizzo di due diverse tecnologie. Gigantesche batterie conserveranno l’energia prodotta “fuori tempo” da fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico. Un affare a livello mondiale tra i 6 e i 7 miliardi di Euro. Approvati i primi due progetti presentati da Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo.

Pale eoliche

Pensate alla batteria di una macchina, ma molto, molto più grande, come una villetta familiare. Dimensioni a parte, la funzione è la stessa: accumulare energia in eccesso e rilasciarla quando occorre. Dopo tanti record negativi collezionati dall’economia italiana, c’è un settore che potrebbe farci guadagnare un primato assoluto in tutto il mondo.

Un settore, per ora, di nicchia ma dalle prospettive quanto mai decisive per lo sviluppo del settore dell’energia. Tanto che i due italiani dell’elettricità, Terna ed Enel, hanno deciso di scommetterci per tempo.

Suscitando molte aspettative in tutta la filiera dell’indotto, visto che secondo le proiezioni dei tecnici, il suo consolidamento potrebbe creare un business dal valore di 1 miliardo e mezzo all’anno, soltanto nella prima fase. Di cosa si tratta? Dal punto di vista tecnico si chiamano “sistemi di accumulo”.

Non è una novità degli ultimi anni: sono sempre stati utilizzati per creare piccole riserve di energia. Ma nelle ultime stagioni è diventata di stretta attualità con lo sviluppo delle fonti rinnovabili, visto che l’eolico è una energia intermittente, mentre il fotovoltaico funziona solo durante le ore diurne.
Il problema che si crea è quello di conservare l’eccesso di energia prodotta nei momenti di punta per evitare che vada dispersa o addirittura non utilizzata. Così come avviene in alcune aree del nostro meridione, dove è più elevata la presenza di impianti di rinnovabili. Uno spreco doppio, visto quello che i cittadini pagano in bolletta (circa sei miliardi all’anno per il solo fotovoltaico) per lo sviluppo delle energie green.

Sia il ministero dello Sviluppo economico sia l’Autorità per l’energia hanno concesso agli operatori un ulteriore riconoscimento per tutti gli investimenti che verranno realizzati.

Per le utility italiane un’occasione da non perdere per incrementare il giro d’affari e per porsi una volta tanto all’avanguardia in Europa in un settore dalle grandi prospettive e possibili guadagni: secondo gli esperti di Anie, la federazione legata a Confindustria che raccoglie le imprese elettrotecniche ed elettroniche, il business a livello mondiale, al momento, vale tra i 6 e i 7 miliardi.
La prima a partire è stata Terna che ha già ottenuto le autorizzazioni per i primi due progetti. Il primo, per una potenza di 12 megawatt, verrà realizzato in provincia di Benevento: si tratta del primo impianto di queste dimensioni in Europa, cui faranno seguito altri due impianti, tutti con una tecnologia giapponese che si basa sui Sali di sodio e zolfo, per un totale di 35 megawatt di potenza, 240 megawatt di capacità di accumulo, per un totale di 150 milioni di investimenti.

Cifre che possono sembrare ancora esigue, ma non lo sono se confrontate a quanto sta avvenendo nel resto del mondo. Visto che nessuno sta investendo nel settore come le imprese italiane. Terna ha fatto domanda per installare un secondo tipo di batterie: se quelle al sodio e zolfo sono “energy intensive” nel senso che accumulano grandi quantità di energia che rilasciano poi sul lungo periodo, l’altro progetto del gruppo guidato da Flavio Cattaneo prevede un investimento nella tecnologia delle batterie al litio.

Si tratta di elementi “power intensive” nel senso che sono in grado di assorbire e rilasciare energia in tempi brevissimi. In questo caso il piano di Terna, prevede la realizzazione, in Sicilia e Sardegna di 40 megawatt complessivi, progetto sperimentale alla prima applicazione a livello mondiale per la gestione della sicurezza della rete elettrica.

Altrettanto ambizioso è il piano di sviluppo di Enel, che possiede il primo (e attualmente unico) sistema di accumulo in esercizio in Italia, all’interno del progetto Isemia.
Altri tre sistemi sono in fase di installazione all’interno di un piano finanziato al 50% dal ministero dello Sviluppo Economico e per il restante 50 da fondi comunitari per complessivi 8 milioni. Senza contare che Enel, disponendo di una rete di distribuzione capillare sul territorio con l’esclusione delle grandi città controllate dalle utility locali, guarda con interesse anche allo sviluppo delle auto elettriche, perché per la ricarica avranno bisogno di “batterie” che prenderanno il posto dei distributori.

Ma lo sviluppo dei sistemi di accumulo non riguarda solo le utility quotate. Sistemi di accumulo di piccole dimensioni potrebbero avere uno sviluppo di rilievo nei prossimi anni legato al fotovoltaico domestico. Secondo uno studio citato sempre da Anie, la diffusione massiva di questa tecnologia – con la finalità di trattenere l’energia in eccesso generata durante il giorno permettendo di utilizzarla di notte – potrebbe incrementare l’autoconsumo dell’energia fotovoltaica dal 30 al 70%, con un risparmio per il sistema elettrico fino a 500 milioni all’anno.

Diffusione delle batterie che verrà facilitata nei prossimi anni dalla riduzione dei costi delle batterie, che dovrebbero scendere del 50% nei prossimi 35 anni.

FONTE: Terna

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