Due chiacchiere col maestro Sambucco prima del vernissage alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Un giorno ancora e la mostra fotografica Oltre alla realtà, la fantasia di Gino Maria Sambucco debutterà alla Milano Art Gallery in via Alessi 11, a Milano. Al vernissage il fotografo di fama internazionale Roberto Villa e il manager di volti noti Salvo Nugnes presenteranno l’ultimo lavoro del maestro Sambucco a partire dalle 18 di domani, mercoledì 27 febbraio. Noi di Milano Art Gallery non ci siamo trattenuti e abbiamo voluto strappare al nostro artista qualche informazione in anteprima.

Maestro Sambucco, il 27 marzo inaugurerà la sua personale Oltre alla realtà, la fantasia. Come si sente? Vuole rilasciarci qualche anticipazione su cosa troveremo alla Milano Art Gallery?

Certamente sono un po’ emozionato. Il titolo Oltre alla realtà, la fantasia anticipa cosa troveranno gli ospiti e i visitatori. Si tratta principalmente di scatti eseguiti con la mia macchina fotografica, una normalissima Sony che tengo sempre con me, e sono stati effettuati tutti da posizioni che si raggiungono facilmente in automobile, quindi alla portata di chiunque.

Il suo rapporto con la fotografia e la montagna si sviluppa già in età giovanile. Cos’è stato determinante per far sì che continuasse a coltivare questa sua passione?

Da studente, quando le giornate erano belle e terse, salivo sul Castello di Udine e sul balcone della scala nord del palazzo trovavo ad aspettarmi la piastra metallica che indica direzione e nomi di tutti i monti che si vedono: il Tricorno ad Est, tutto il Nord fino al Monte Grappa ad Ovest. Mi piaceva ricordare i nomi e le forme per poi riconoscerne le cime anche dalle varie località del Friuli che frequentavo andando a giocare le partite con l’Associazione Calcio Codroipo.

Nella mostra sono presenti anche delle pittografie. Vuole parlarci di questa sua ultima sperimentazione?

Da alcuni anni con la nuova macchina fotografica ho la possibilità di usare le nuove funzioni che permettono di avere immagini in bianco e nero o che registrano solo un colore. Tra queste nuove operazioni c’è anche la possibilità di scattare foto color seppia o con colori più marcati, altre posterizzate, che permettono di destreggiarsi coi toni, con aloni più o meno a fuoco che danno la possibilità di avere immagini astratte ma ricavate dalla realtà. Tutti questi scatti io li ho chiamati “pittografie”.

Perché associa alla fotografia, in alcuni suoi lavori, la parola scritta?

In tanti miei lavori associo piccole frasi per aiutare chi osserva a capire che cosa vedo io nell’immagine o quali storie il paesaggio ci racconta, quelle che forse ancora non conosciamo.

Che cosa ritiene sia indispensabile per la fotografia oggi?

Oggi i giovani fotografano tutto e fanno bene, poi sono sempre ben informati per poter avere a disposizione tutte le novità che la tecnologia sforna in modo inarrestabile, perciò tutto è documentato. Per fare delle fotografie che diano soddisfazione ritengo che sia indispensabile amare la natura, avere un buon bagaglio culturale e tanto buon gusto per saper raccontare e spiegare più cose con uno scatto.

Per i suoi scatti deve passare diverso tempo a contatto con la natura. È cambiato qualcosa, nel corso degli anni, nel suo modo di osservare il territorio che la circonda? È cambiato il territorio stesso?

Negli anni il territorio è molto cambiato in pianura e collina perché ci sono sempre più cemento, tralicci, asfalto, viadotti, gallerie e ponti. Le colture sono diverse, gli animali sono calati, gli uccellini sono diminuiti e gli insetti arrivano a ondate. Quello che ho notato con rammarico è che borghi e casali vecchi o stanno crollando abbandonati o sono abitati abusivamente: mancando una vera manutenzione, una cultura che si assuma la responsabilità di preservare la bellezza e la particolarità, tutto è lasciato al degrado.

Ormai collabora con Spoleto Arte da diverso tempo e tra pochi giorni varcherà la soglia della storica Milano Art Gallery. Come ha avuto modo di conoscere il direttore Salvo Nugnes?

Col titolo Mitici e Dolomitici negli ultimi anni mi sono deciso a partecipare a qualche mostra fotografica cominciando dalla mia Codroipo, poi Padova, Pordenone, Lignano, Jesolo e, a Vicenza, la signora Lina Zenere mi ha indicato Spoleto Arte per esporre qualche mio lavoro a Spoleto e a Cortina. Quindi sono andato a Bassano del Grappa, negli uffici di Spoleto Arte, a portare le opere per le due mostre, e lì ho conosciuto il direttore Salvo Nugnes e i suoi collaboratori. Ho da subito notato la loro professionalità, tanto che successivamente ho esposto con loro anche a Venezia e a Sanremo. Qualche mese fa inoltre il direttore Salvo Nugnes mi ha fatto visita a Codroipo, alla mia bioforneria, e mi ha proposto questa personale alla Milano Art Gallery.

Che obiettivo si pone con questa personale?

Con questa personale mi prendo una bella soddisfazione.

C’è un messaggio che vuole lanciare a chi verrà a visitare la sua mostra?

Io auguro a chi vedrà queste opere di potersi divertire “leggendo” le montagne.

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