Archivio per 10 Settembre 2019

Paesaggi Didattici: un progetto bottom-up per educare a stili di vita sostenibili

Scritto da Fausto Faggioli il . Pubblicato in Cultura, Locale

Giornate full immersion alle Fattorie Faggioli di Cusercoli (FC) per un gruppo d’imprenditori agricoli provenienti dal vicentino, nell’ambito del progetto “Paesaggi didattici”.

Frutto della collaborazione fra imprese rurali associate ad Agritour (associazione di una quarantina di aziende agricole dell’alto vicentino) che hanno in comune la passione e l’amore per la propria terra, Amministrazioni Comunali di Malo, Marano Vicentino e Schio, l’AULSS 7 Pedemontana, gli Istituti Comprensivi Statali “Giuseppe Ciscato” di Malo, di Marano Vicentino, “Il Tessitore” di Schio, “Paesaggi didattici” è un progetto bottom-up che propone spunti per ridefinire lo storico legame campagna-città, partendo dall’educazione a stili di vita sostenibili, per investire l’ambito paesaggistico, relazionale, della qualità ambientale e del rapporto locale fra produzione e consumo.

“Dobbiamo organizzare un modello strutturato per la funzione educativa – sottolineano i romagnoli Fausto Faggioli, Alberto Capacci presidente Pro-Loco e Francesco Samorani assessore Comune Civitella di R.– perché la Comunità è un soggetto “dinamico” le cui strategie costituiscono una risposta ai mutamenti dell’ambiente esterno e in questi progetti, attraverso il rapporto pubblico-privato, le imprese si impegnano in attività sociali di collegamento sul territorio, guardando al futuro dei nostri ragazzi, collaborando ad attività di prevenzione per le future generazioni.”

“Un entusiasmante assaggio di opportunità e potenzialità – rileva Alessandro Maculan, Assessore alle Politiche Ambientali e Rurali del Comune di Schio – la “due giorni” in Romagna che ci ha dimostrato quanto la tutela e valorizzazione del territorio passi necessariamente per la salvaguardia delle produzioni locali di qualità. Oggi, mai come prima questo settore sta dimostrando quanto una grande rete di piccoli produttori costituisca l’unica via per raggiungere anche il giusto equilibrio economico che valorizzi il lavoro di chi la campagna la vive, la tutela, la mantiene in ordine e fruibile all’intera cittadinanza determinando la promozione, anche turistica, di un intero territorio. Da qui l’importanza di una sana simbiosi tra pubblico e privato per garantire la cura di un ambiente godibile per tutti che corrisponde ad opportunità per i nostri agricoltori.”

“Agritour – continua Davide Pinton presidente dell’Associazione – comprende molti ambiti. Uno tra tutti è il percorso ciclo pedonale permanente, segnalato da frecce e mappe, su strade di campagna o piste ciclabili che collegano tutte le aziende coinvolte. Lungo il percorso si possono trovare aziende agricole visitabili. Un altro punto importante sono gli eventi che durante l’anno riempiono il calendario di iniziative. Tutto questo è possibile grazie al lavoro delle aziende associate e al contributo dei comuni coinvolti”.

“Sarà determinante – aggiunge Paolo Manza responsabile dell’Ufficio Ambiente di Schio – la Cooperazione con gli Istituti Scolastici per costruire una sezione comune che accolga l’offerta educativa di “Paesaggi Didattici”, creando così una sinergia virtuosa che porti ad una continua crescita del ruolo delle Fattorie Didattiche nei contesti locali di riferimento.”

“La campagna alto-vicentina – termina Marco Miglioranza – può rivelarsi un innovativo contesto in cui sviluppare un’agricoltura multifunzionale orientata alla fornitura di servizi alla Comunità. La prossimità dei centri abitati con la campagna diventa un elemento determinante nel costruire una sinergia efficace tra popolazione alla ricerca di ruralità e aziende agricole intenzionate a diversificare i settori di investimento, dando vita a un rapporto stabile tra mondo agricolo, istituzioni, scuole, AULSS, famiglie, cittadini di domani.”

Marianna Calbi manda il suo libro a Papa Francesco mentre la presentazione in occasione del Festival di Sanremo 2020

Scritto da areastampa360 il . Pubblicato in Libri

Marianna  Calbi, giovane scrittrice Lucana, entrata nel mondo dall’editoria con il libro ‘Felicità’ raccontando la sua storia ed il suo rapporto con la felicità: “La felicità non è altro che la vita stessa”.

Perché proprio durante il Festival di Sanremo 2020 la presentazione ufficiale del libro?
E’ un evento favorevole per promuovere un libro, in quanto tutti i media sono a Sanremo in quel periodo.

Ma è vero che hai mandato il libro a Papa Francesco?
Come cattolica, ci tenevo a mandare un copia del mio libro al Santo Padre. Speriamo di ricevere risposta alla mia lettera.

Felicità:un dono o una condizione da raggiungere? E’ possibile essere felici in una società  dominata dalla rabbia e dalla tristezza? Cosa significa essere felici?Felicità cosa vuol dire? – A queste e ad altre domande risponde il nuovo libro Marianna  Calbi, giovane scrittrice Lucana, entrata nel mondo dall’editoria con ‘Felicità’ raccontando della sua storia e del suo rapporto con la felicità: “La felicità non è altro che la vita stessa”.

Marianna il tuo libro racchiude in una parola un immensa ricerca succedutasi negli anni , ma di  cosa parla il tuo libro “Felicità”? Perché questo libro? – Il libro ‘Felicità’ è un Vademecum di strumenti e strategie per ottenere risultati efficaci e duraturi riconoscendo la nostra essenza e sprigionando il nostro potenziale.Parto dal racconto della mia infanzia per sviluppare temi importati e necessari per riscoprire noi stessi e la consapevolezza di quanto siamo “esseri meravigliosi e speciali”…Posso dire che è un susseguirsi di racconti e strumenti che aiutano sicuramente ad aumentare la nostra autostima raggiungendo traguardi , strutturando bene degli obiettivi e soprattutto riscoprendo il nostro vero “se”.Sono suggerimenti ed esercizi pratici che sviluppati e ripetuti nella quotidianità possono portare risultati strabilianti cambiando completamente il nostro modo di pensare e proiettandolo verso la Felicità!

Siamo ormai saturi  di informazioni , libri , saggi  sulla felicità, perché allora continuiamo a vedere gente infelice? – Grazie per questa domanda , sicuramente molto interessante e mi solletica un immediata risposta con un invito di riflessione …lo stesso concetto potremmo associarlo alla conoscenza, alla tecnologia, ed a tanti altri tipi di argomenti di cui siamo sommersi di informazioni, ad esempio su come non inquinare, il web è pieno, se ne parla sempre più spesso anche in televisione, ma di fatto inquiniamo tantissimo e anche se sappiamo cosa fare, non sempre lo facciamo. La felicità è di certo qualcosa di più articolato  del semplice “fare qualcosa”. Oggi sembra andare di moda l’essere soddisfatti  non la felicità, si vedono molte persone che propongono tecniche, qualcosa che devi fare e come devi farla , ma questo non rende felici, al massimo rende più efficaci. Felicità e soddisfazione sono due cose differenti
Viviamo nell’epoca di  quella che scherzosamente potremmo definire “bacchetta magica”: ossia l’abitudine ormai di volere tutto e subito e soprattutto senza fatica.
In realtà la felicità  , quella che ci pervade nel profondo deriva dal modo in cui viviamo la nostra vita . Il mio pensiero è che la nostra cultura non ci abbia insegnato a vivere con gioia , ma ci induce spesso  a rinvangare  problemi e passato con il risultato di focalizzare  la nostra attenzione su ciò che di negativo ci circonda .La nostra cultura sin da piccoli ci ha educati ad aver paura di ciò che è sconosciuto , non siamo “formati”  a tollerare il malessere o il disagio, piuttosto ad evitarlo e scappare il più lontano possibile. Proprio per questo motivo ricorriamo alle scorciatoie per raggiungere rapide soluzioni e talvolta ci accontentiamo e cerchiamo sollievo per le cose che non ci piacciono invece di percorrere la strada che può portarci a ciò che realmente desideriamo. Ci spaventa una strada impegnativa, che richiede tempo, sacrifici e fatica, ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco , in discussione , osservarsi e cambiare, migliorarsi, fare i conti i propri errori e lavorarci su e scoprire  i propri limiti.
Purtroppo non siamo abituati a tutto ciò , non siamo educati a conoscerci, entrare in contatto con noi stessi,guardarci dentro.
In sostanza una cosa è parlare di felicità, un’altra è sperimentarla davvero, poiché  richiede una serie di scelte che sono opposte al nostro modus operandi ,alla nostra cultura  e richiedono uno sforzo a cui non siamo abituati e di cui spesso ne  siamo anche spaventati.

Serenità o felicità, quali differenze?.Tu cosa ne pensi, possono essere la stessa cosa? – Io penso che siano Parole.
Entrambe sono  uno strumento prezioso, ma tutto dipende da come le usiamo ….sono un mezzo. Secondo me felicità è serenità interiore, nel senso più profondo felicità significa pace, insieme di emozioni positive, benessere psico-fisico  , sentirsi in equilibrio ed in armonia con noi stessi e tutto ciò che ci circonda .
Sembra quasi che la felicità nella nostra società , nel nostro  “immaginario” sia fuori dalla nostra portata per cui tendiamo ad  “accontentarci  ” della serenità,intesa come la tranquillità e qualcosa di “umanamente” accessibile. In realtà pensiamoci bene , felicità e serenità,sono soltanto parole , la differenza dipende soltanto dal senso che gli attribuiamo.
Quindi per comprenderne meglio il significato sarebbe ideale chiederci (e chiedere agli altri) “Cosa intendiamo con…” e cercare di capire cosa indica quella parola per ognuno di noi piuttosto che  attribuire un unico significato come “verità assoluta”. Quando parlo di felicità io intendo “stare bene” e penso che questo concetto sia comune un po’ per tutti

Secondo te gli altri hanno un ruolo nella nostra felicità? – Nessuno …Nessuno non vuol dire  che gli altri non contano,piuttosto  significa che la felicità è una questione esclusivamente interiore e personale. Tutto dipende da come viviamo quel che ci accade, da come gestiamo le nostre emozioni Le nostre emozioni infatti  dipendono soltanto da noi, da cosa pensiamo e da come affrontiamo  tutto quello che ci accade,dipende dal senso che gli attribuiamo dunque   è tutto nella nostra mente.
Ad esempio Posso essere circondata da persone che mi amano che mi supportano e sostengono ma sentirmi incompresa , sola ed insoddisfatta ;oppure  posso essere circondata da tante persone ed essere triste ugualmente.
. .. La felicità e la nostra vita sono il frutto delle nostre scelte, del nostro atteggiamento interiore di fronte a ogni cosa. Così la mia felicità non dipende da nessuno, la creo come equilibrio interno e gli altri li considero come i destinatari di tutto quello che di meraviglioso costruisco giorno dopo giorno dentro di me.

Sei felice? Perché?
Io sono felicità ! Questo è il titolo che ho dato ad uno dei capitoli del libro ….. potrebbe essere impossibile per chiunque considerarsi “assolutamente felici”ma si può imparare a riconoscere la propria felicità. Se devo date un immagine della felicità certamente non è un interruttore che può essere acceso o spento, piuttosto mi piace immaginarla come   una luce che ci indica una direzione da seguire, e man mano ci  avviciniamo ci  illumina sempre più ;oppure come la vetta di una altissima montagna che cerchiamo  di conquistare  salendo di quota e scalandola passo dopo passo. Non ha importanza quanto sia distante quella vetta o se sia più o meno accessibile , quello che ci rende felici è  il semplice fatto di avanzare verso di essa. Quindi, posso sicuramente dire che sono molto più felice rispetto a quando ho iniziato il mio percorso, molto più felice rispetto ieri perché anche oggi ho fatto un altro passo , un tragitto durante il quale mi sono liberata  di tanti pesi inutili e arricchita di esperienze. Certamente non è arrivare il mio traguardo ma godermi ogni attimo di felicità dell’intero percorso.

Esistono infiniti, corsi, teorie  sulla felicità .Secondo te sono concetti corretti e perché  le persone sono infelici , forse  non li mettono in pratica? – Considerando tutto ciò che ci siamo detti fin ad ora , posso sicuramente affermare che non esiste la “formula della felicita” , non si può insegnare a essere felici! Faccio fatica a pensare corsi che insegnino ad essere felici , piuttosto considero l’ipotesi che esistano percorsi di riscoperta e valorizzazione di se stessi e consapevolezza delle proprie capacità, un po’ come l’intento del mio libro. Si possono condividere idee, il proprio percorso e magari il proprio pensiero che dia una luce differente alle situazioni ma senza la pretesa di identificare un maestro o un allievo. Come abbiamo ripetuto più volte  la ricerca della felicità è un percorso individuale,per costruirò è necessario riconoscere ciò che di sbagliato è in noi e all’esterno e ricostruire su basi differenti con solide fondamenta di accettazione e consapevolezza è un lavoro costante.

Sito Web Ufficiale:
http://www.mariannacalbi.com

Crescere nell’era digitale, un saggio di Giorgio Capellani

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Cultura, Internet, Istruzione, Libri

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Crescere nell’era digitale. L’uso delle nuove tecnologie nell’infanzia, nell’età scolare e adulta: quale futuro?

Nel 2017 l’Ericsson Mobility Report ha confermato che le SIM hanno superato il numero di esseri umani. Una verità sconcertante che fotografa la dimensione di un fenomeno inarrestabile: quello della mobilità, nonché dell’avanzamento senza tregua della tecnologia. A fornire le spiegazioni sociali, scientifiche e antropologiche dell’ascesa digitale, superando la bipartizione tra tecnoentusiasti e tecnoscettici, ci ha pensato Giorgio Capellani nel suo “Crescere nell’era digitale”, in cui analizza l’influenza delle tecnologie nell’infanzia, nell’età scolare e adulta. Un libro scevro di moralismi e che va dritto al punto consentendo ai genitori, educatori e insegnanti di educare all’uso degli ultimi device, considerati, oggi, come estensione della personalità. Ma cosa succede al cervello dinanzi a uno schermo? Lo studio risponde a tale quesito, sviscerando capitolo per capitolo gli effetti dell’utilizzo di questi strumenti sulla salute. Non esiste un modus operandi identico per tutti, ciascun individuo gestisce la relazione con gli apparecchi elettronici in maniera autonoma. In ogni caso, tuttavia, le nuove tecnologie rappresentano un’occasione per studiare la propria evoluzione interiore.

Titolo: Crescere nell’era digitale

Autore: Giorgio Capellani

Pagine: 176

Prezzo: 16 euro

Casa Editrice: Edilibri

ISBN: 978 88 86943 86 43

<<…Queste valutazioni mettono in primo piano l’importanza di saper considerare il bambino come tale e non come un piccolo adulto; proprio in quanto bambino, sollecita la nostra responsabilita? nel proteggerlo adeguatamente anche dai rischi legati alle nuove tecnologie, almeno nei primi anni di vita. Non si tratta di semplici opinioni basate su pregiudizi, su motivi culturali o su moralismi, ma di obiezioni sollevate dalla comunita? scientifica. Al di la? dei pareri sopracitati e delle raccomandazioni sull’igiene digitale, solo una relazione personale con il bambino quale essere umano “in divenire” puo? orientare correttamente quel profondo senso di rispetto e di sacralita? che ogni genitore o educatore ben conosce.>>

Sopravvivere all’impennata delle tecnologie digitali non è una missione impossibile. Nel marasma dei social e delle applicazioni più strampalate, che ammorbano le giornate interrompendone il flusso di continuo (si pensi che secondo una ricerca di Le Monde, si riceve un messaggio ogni dodici minuti), arriva un libro pregno di approfondimenti tecnici e pratici, e spunti di riflessione utili per affrontare le problematiche riscontrate dagli adolescenti nella gestione dei dispositivi digitali. Un volume tecnico che sviscera i meandri del cervello, cercando di comprendere le reazioni alle onde elettromagnetiche nelle varie fasi della vita. L’autore, ingegnere e insegnante, dunque, in grado di unire sapientemente il suo ruolo educativo a quello scientifico, lancia un testo da leggere nelle scuole italiane e adatto per i genitori che, sin dai primi anni di vita dei bambini, dovrebbero stilare decaloghi casalinghi sull’uso di smarthphone e pc. Non si tratta di attuare delle proibizioni, ma di implementare una strategia più ampia che includa regole e un percorso di alfabetizzazione digitale.

TRAMA. La fusione tra digitale e vita quotidiana caratterizza le giornate delle famiglie che, il più delle volte, si trovano disorientate di fronte alla modernità. Ecco, allora, che tale strumento educativo risulta essenziale per comprendere le grandi opportunità derivate dal progresso senza limiti – a volte, anche ridondante (ci sono app addirittura che controllano il tostapane) – e come la relazione genitori – educatori /figli abbia modo di essere funzionale in un mondo 4.0. Il manuale esamina gli effetti che gli strumenti digitali hanno sulla nostra salute con le opportune distinzioni nelle varie fasce d’età: da 0 a 7 anni, da 7 a 14 anni, da 14 a 21. Affronta, inoltre, vari temi: dall’alfabetizzazione digitale degli adulti e dei bambini, alle nuove tecnologie didattiche, dalle patologie digitali ai comportamenti di dipendenza e compulsività, fino a rivolgere uno sguardo verso il futuro dominato dall’intelligenza artificiale.

L’AUTORE E’ DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

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BIOGRAFIA. Giorgio Capellani, Ingegnere Civile, laureato al Politecnico di Milano nel 1985, ha integrato le proprie competenze con un corso post laurea di marketing all’INSEAD di Fontainebleau. Durante l’Università si è recato in Honduras per uno stage lavorativo nell’ambito della costruzione dell’impianto idroelletrico El-Cajon. Ha collaborato con Aziende Multinazionali nel campo delle Tecnologie Informatiche (IBM, HP) ricoprendo ruoli professionali come sistemista e rappresentante, e manageriali come direttore vendite e direttore marketing in contesti nazionali e internazionali fino al 2014. È stato membro del board di Assinform dal 2002 a 2005 in qualità di consigliere. È stato docente di Marketing per il Disegno Industriale alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano. Dopo aver frequentato il Corso di Pedagogia Waldorf, attualmente insegna materie scientifiche nelle Scuole di Via Clericetti e via Pini a Milano e Fisica al Liceo della Scuola Svizzera di Milano. Collabora con i Seminari di Formazione per Insegnanti Waldorf per i corsi di Fisica e Chimica.

PREFAZIONE. A cura di Sergio Maria Francardo, medico, membro del Comitato tecnico-scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia. In Appendice testi di Gaetano Colonna, insegnante di letteratura italiana e storia nelle scuole superiori, e della prof.ssa Gertraud Teuchert- Noodt, già direttrice del dipartimento di neuroanatomia e neurobiologia presso la Facoltà di Biologia dell’Università di Bielefeld in Germania.

CASA EDITRICE.  Casa editrice fondata nel 1996. Attualmente ha 38 titoli disponibili in catalogo. Tra questi, circa 15 fiabe classiche (in particolare dei fratelli Grimm) con illustrazioni pittoriche ad acquerello per bambini dai 5 ai 9 anni (collana “Fiabe e Colori”), a cui vanno aggiunti altri testi illustrati in bianco e nero di parascolastica (sezione “Prime Letture”). Nella sezione “Filosofia e Spiritualità” alcuni titoli sono dedicati alle religioni, altri alla ricerca interiore in senso sia filosofico sia esoterico-metafisico. Nella sezione “Scienza e Medicina” vengono trattati temi di interesse attuale quali gli OGM, le medicine alternative, il progresso scientifico e i suoi risvolti sociali. Nella sezione “Storia e attualità” i testi elaborano gli ultimi avvenimenti in Medio Oriente e nell’Est Europa in chiave geopolitica fino ad abbracciare gli ultimi 100-150 anni di storia moderna. www.edilibri.it

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Prestiti per lo studio: erogati oltre 71 milioni in 6 mesi

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Istruzione

Nei prossimi giorni milioni di alunni torneranno nelle aule scolastiche e non mancano le famiglie che, per far fronte ai costi legati allo studio, scelgono di chiedere un prestito personale; secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei soli primi 6 mesi del 2019 sono stati erogati oltre 71 milioni di euro in prestiti destinati a coprire le spese legate a scuola, università e, più in generale, alla formazione.

L’analisi, realizzata su un campione di oltre 122.000 domande di prestito personale presentate dal 1° gennaio al 30 giugno 2019 attraverso i due portali, ha evidenziato un doppio trend; da un lato è aumentato l’importo medio richiesto alle società di credito, che nel corso del primo semestre 2019 è stato pari a 7.960 euro, vale a dire il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, dall’altro è cresciuta la percentuale di richiedenti under 25, il cui peso sul totale è salito di ben 7 punti percentuali rispetto allo scorso anno, passando dal 12% al 19%.

Analizzando più da vicino l’incremento dell’importo medio richiesto emerge che, ad aumentare, in particolare, sono state le richieste di prestiti di taglio medio, quelle tra i 3mila euro e i 5mila euro sono passate dal 24% al 28% del totale, e quelle di taglio grande, superiori a 10mila euro, che sono salite dal 19% al 22%. Di contro, sono diminuite le richieste di prestiti personali per lo studio di piccolo taglio; quelle sotto i 3mila euro, ad esempio, sono calate dal 33% al 28% del totale.

«Richiedere un prestito personale per far fronte alle spese legate allo studio può essere un modo per non rinunciare, ad esempio, ad una formazione di alto livello, i cui costi possono essere spesso molto elevati, ma anche una semplice strategia per far pesare il meno possibile sul budget mensile spese scolastiche o formative dilazionandole in rate di piccolo importo», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it. 

La scelta di contenere l’importo delle rate mensili è testimoniata anche da un altro dato, quello relativo alla durata media dei prestiti; a fronte di un aumento delle somme richieste, il piano di ammortamento medio si è allungato passando da 51 rate nel primo semestre 2018 a 58 rate (poco più di 4 anni e mezzo) nel primo semestre 2019.

Guardando all’età media dei richiedenti, invece, emerge chiaramente come siano sempre più i giovani a chiedere questo tipo di prestito personale; chi nel corso del primo semestre dell’anno ha presentato domanda di finanziamento per pagare i costi legati allo studio aveva, in media, 38 anni, due anni in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (40 anni). Un valore estremamente basso se si considera che, guardando alle richieste totali di prestiti personali, normalmente l’età media di chi si rivolge ad una società di credito è pari a circa 43 anni. A determinare il calo dell’età, come detto, è stato l’aumento del peso degli under 25, ai quali hanno fatto capo quasi una richiesta di prestito per lo studio su cinque tra quelle raccolte nei primi sei mesi del 2019.

«La richiesta di prestiti da parte dei giovani – spiega Bordigone – va visto come un elemento di fiducia; non solo è positivo sapere che siano i ragazzi stessi i primi a voler investire sul proprio futuro, ma è anche indice del fatto che abbiano una situazione reddituale più serena rispetto al passato e che gli consente, seppur magari aiutati dai genitori, di impegnarsi nella restituzione delle rate».

Altro dato interessante è quello relativo al sesso dei richiedenti; dall’analisi emerge che, a presentar domanda di prestiti per lo studio, sono molto spesso le donne; nel primo semestre 2019 le richieste provenienti dal campione femminile rappresentavano il 37% del totale, valore molto elevato se si considera che, normalmente, guardando alle richieste totali, le donne rappresentano solo un quarto dei richiedenti. Per quanto riguarda la posizione lavorativa dei richiedenti, il 63% è un dipendente privato a tempo indeterminato, l’11% un lavoratore autonomo o libero professionista.