Archivio per 14 Giugno 2019

Auro Palomba segue la proposta di fusione tra Fca e Renault Group

Scritto da melluccio il . Pubblicato in Affari, Automobili, Aziende, Economia

Considerato uno degli Advisor più autorevoli e competenti, Auro Palomba è stato coinvolto in un importante progetto di fusione industriale finalizzato alla creazione di uno dei principali gruppi automobilistici al mondo. Il Presidente di Community seguirà al fianco di John Elkan l’accordo tra Fca e Renault Group.

Auro Palomba

Auro Palomba al fianco di John Elkann per seguire la fusione tra Fca e Renault

Auro Palomba seguirà un grande progetto che mira a creare uno dei gruppi industriali più prestigiosi e competitivi al mondo. FCA ha presentato un’importante proposta di fusione con Renault Group. Il governo francese ha dato il via libera: “E’ una grande opportunità per Renault, la fusione aiuterà gli investimenti e lo stato manterrà il 7,5% della nuova società, vigilando sugli interessi nazionali”. John Elkann stava lavorando con discrezione e da mesi a tale operazione, ancor prima della formalizzazione della proposta ufficiale, avvalendosi del supporto di uno degli Advisor più autorevoli e competenti del settore, Auro Palomba. Si tratta di un accordo che potrebbe cambiare l’assetto del mercato automobilistico mondiale, poiché si punta a coinvolgere anche le due case nipponiche Nissan e Mitsubishi, diventando leader mondiale indiscusso, superando Volkswagen in termini di vendite.

Auro Palomba: Presidente di Community e Co-Founder di Reputation Science

Considerato uno tra gli Advisor più esperti ed autorevoli ed essendo un professionista nell’ambito della comunicazione, Auro Palomba si è occupato in prima persona della gestione della reputazione di grandi gruppi finanziari e industriali di fama internazionale e di famiglie imprenditoriali. Dopo una carriera da giornalista, ha fatto parte del Comitato scientifico di Quale Impresa, è stato Responsabile Nord Est dell’Osservatorio Asia e della comunicazione del Comitato di candidatura della città di Venezia per i Giochi Olimpici 2020. Già Presidente di Community Group, nel luglio 2018 ha dato vita all’azienda Reputation Science insieme al CEO di Reputation Manager, Andrea Barchiesi. Il core business della società è la gestione della reputazione dei propri clienti attraverso un approccio scientifico e integrato. Per fornire un servizio completo e di primo livello, vengono unite sinergicamente le competenze dei team di esperti di Community Group e di Reputation Manager. Tra le altre attività, Auro Palomba è membro del CdA di Save the Children Italia e della Consulta degli Esperti della Presidenza della Commissione Finanze della Camera.

Alessandro Zucca emerge come giovane talento del panorama pittorico attuale

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte

Alessandro Zucca si inserisce a buon conto nel variegato panorama pittorico contemporaneo con un percorso creativo meritevole di attenzione. Alessandro riesce a fare rivivere tramite la materia pittorica dei messaggi di grande passionalità e sensibilità, che appartengono ad un’indole artistica di forte spessore. Le opere sono elaborate con sicurezza e competenza d’azione e acquisita conoscenza dei mezzi strumentali e delle tecniche esecutive, delineando un’impronta stilistica responsabile, coerente e accorta, che sorregge la vena ispiratrice estremamente versatile, eclettica e poliedrica. Le forme e i volumi delle composizioni sono armoniosi e proporzionati, consentendo una piena sintonia e assonanza strutturale e producendo un’elegante e ricercata plasticità. Queste qualità compositive sono un riferimento primario nel suo percorso evolutivo di ricerca e sperimentazione e gli permettono di raggiungere una costante e crescente forza espressiva. Alessandro ha una visione moderna del fare arte, dimostrando un fantasioso potenziale creativo e apportando alla pittura significati e simboli non consueti, in nome di un’arte protesa alla comunicazione innovativa, mai scontata e mai ripetitiva.

Su di lui la dottoressa Elena Gollini ha commentato:”Il linguaggio pittorico di Alessandro Zucca denota una personalità umana e artistica incisiva, carismatica, fantasiosa, ricca di vitalità e di contenuti, che lascia emergere uno spirito d’inventiva vivace e passionale, ma al contempo riflessivo e meditativo. La sua pittura rispecchia appieno il suo essere. Nell’alchimia strutturale delle rappresentazioni si delinea una forma di richiamo ed esortazione collettiva e sociale, per coinvolgere l’osservatore con chiavi di lettura di profonda valenza. La sua è un’arte studiata e meditata, fulcro nevralgico di simboli, metafore e allusioni esistenziali importanti. Un’arte pregnante di significati concettuali in codice, realizzata con lungimirante proiezione e razionale capacità di pensiero analitico. Una pittura che racchiude progettualità, abilità, sentimento e amore, in un armonioso intreccio a commistione fissato sulle tele. C’è in Alessandro l’idea della comunicazione intesa come offerta del sé, dell’esperienza artistica concepita come servizio da condividere e mettere a disposizione degli altri. Le composizioni hanno una formula quasi magica molto accattivante e un’impronta visionaria onirica. Le costruzioni sceniche possiedono un immediato impatto visivo e catalizzano da subito l’attenzione dello spettatore, in modo attivo e partecipe, facendosi apprezzare anche nella loro fruizione estetica di piacevole orchestrazione“.

Simontoro: “Soshitonakakata” è il singolo d’esordio del rapper nato fra le strade della periferia milanese

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

Dal 10 maggio in radio il brano accattivante e dissacrante, con un ritmo incalzante e un ritornello catchy.

In questo singolo Simontoro vuole sfatare ed esorcizzare il mito di tutti i nuovi rapper e trapper che pare non possano fare altro che parlare di soldi, droga, abiti firmati.

Con il tono scanzonato che aleggia durante tutta la canzone, Simontoro si prende in giro e al contempo scherza su quelle che sono le dinamiche dei social, dei follower. Il brano è stato scritto insieme al suo manager Roberto Scarpetta ed è stato prodotto ed arrangiato dai fratelli Baldino negli studi di Salerno per l’etichetta milanese “Little Shoe Production”.

L’esilarante videoclip è stato girato dal regista Steve Saints presso il Kioki studio di Cologno Monzese.

I protagonisti del video sono Simontoro, il cronista sportivo Salvo Aiello che si è reso disponibile per un cameo, il manager Roberto Scarpetta e il produttore esecutivo Giorgio Radaelli.

Etichetta: Little Shoe Production

Radio date: 10 maggio 2019

BIO

Simontoro al secolo Simone Santoro è nato nel 1980 ad Arona. Trasferitosi ancora bambino con la famiglia a Cinisello Balsamo, approccia alla vita del quartiere.

Tra i palazzi della periferia milanese bisogna crescere in fretta, imparare “a stare zitti e a non vedere” (Cit.) e come in tutte le periferie che si rispettino non mancano certo stupefacenti di qualsivoglia genere, pusher e consumatori, ladri e truffatori. La strada forgia e Simone a 13 anni è già pronto a confrontarsi con tutto questo. Ma per fortuna lui ha qualcosa in più, l’amore per la musica… che lo vede prima nelle vesti di Dj e poi in quelle di rapper. A 13 anni infatti scopre il rap ed inizia a scrivere dapprima come sfogo e poi come espressione di se stesso…per la necessità di farsi sentire.

La vita scorre e tra eccessi e fuori pista arriva il tempo dell’amore e dei figli, ben quattro uno in fila all’altro.

Ma gli amori finiscono e alcune ferite tardano a rimarginarsi, iniziano i giorni nei tribunali e intanto che la giustizia fa il suo corso Simone si rimette a scrivere canzoni con l’amico e, dal 2019 manager, Roberto Scarpetta che già aveva tentato di produrlo nei primi anni 2000.

Nei testi Simontoro racconta infatti di una vita stra-vissuta fatta di eccessi, successi e fallimenti con uno stile unico, ironico e senza filtro.

Dice di se stesso:

“Sono una persona gioviale nel 60% dei casi, cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, anche se la vita ha colpito duro mi sono rialzato e vado avanti col sorriso.

Come artista non penso di essere banale. Mai statico, mi piace ricercare suoni ed atmosfere che diano principalmente un senso di benessere a me stesso per poi trasmetterlo agli altri…esprimo sentimenti e stati d’animo personali in cui si possono riconoscere in tanti. Espongo problematiche e racconto di come sorridendo e non prendendosi mai troppo sul serio si viva meglio e si possa risolvere ogni problema”.

Contatti e social

Instagram www.instagram.com/simo_ntoro/?hl=en

Facebook   www.facebook.com/Simontororapper/

YouTube  www.youtube.com/channel/UC8LLWl7NotmgbnzhYOdWEew?view_as=subscriber

Infrastruttura IT ombra: una vera sfida per il reparto IT

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

Nelle aziende, i responsabili dell’infrastruttura IT sono solitamente in prima linea quando si tratta di misurare l’impatto di eventuali variazioni del modo di operare dei dipendenti. Nonostante l’assiduo monitoraggio, negli ultimi anni sono emerse nuove pratiche non sicure tra cui la “Shadow IT“, ovvero l’uso di applicazioni e servizi, spesso basati su cloud, parallelamente alle applicazioni SaaS rese disponibili dal reparto IT.

Il livello di rischio della “Shadow IT” è difficile da determinare con esattezza poiché si tratta di un fenomeno estremamente diffuso e spesso di natura estemporanea, che però implica una perdita di controllo delle risorse informative della società da parte del reparto IT. Che si tratti di perdita dei dati, di violazioni della sicurezza o esposizione a malware, questa pratica non è priva di rischi significativi: il numero di incidenti considerati a posteriori come minacce è cresciuto del 28% rispetto allo scorso anno, a fronte di un incremento del tasso di condivisione di dati sensibili tramite link pubblicamente accessibili del 23% in due anni. “Se i dipendenti bypassano il reparto IT e si avvalgono di strumenti non monitorati diventano obiettivi privilegiati e indifesi”, afferma Franck Nielacny, CIO di Stormshield, che sottolinea come questa pratica trovi suolo fertile nell’adozione di nuovi modelli di business.

In organizzazioni più flessibili e aperte, dotate di staff primariamente itinerante o remoto, i dipendenti sono portati ad impiegare la propria attrezzatura digitale personale (laptop, smartphone privato, orologio connesso o assistenti vocali) per svolgere il proprio lavoro. “Quando si utilizzano dispositivi personali, cambia la modalità di accesso e scambio delle informazioni a detrimento dell’uso delle infrastrutture aziendali protette, VPN incluse”, ricorda Nielacny.

Fattore finanziario e urgenze

Gli esperti di Stormshield concordano altresì sul fatto che la crescita della Shadow IT sia una conseguenza diretta delle politiche di riduzione dei costi aziendali. La gestione in-house dell’IT è stata a lungo considerata un gravoso centro di costo, motivo per cui sempre più spesso i servizi offerti dai dipartimenti IT vengono messi in competizione con servizi esterni i cui costi nominali risultano inferiori. E questo, senza necessariamente soppesare i rischi in cui si incorre.

La situazione si acutizza in presenza di una carente agilità da parte dei reparti IT: se i dipendenti necessitano di una nuova risorsa ma la scarsa flessibilità dei processi di gestione dell’infrastruttura IT ne rallenta l’implementazione, gli impiegati si avvarranno di terze parti. L’impressione generale è che l’IT interno reagisca con estrema lentezza, una percezione ulteriormente esacerbata dal fatto che spesso i sistemisti vengono coinvolti nel processo di adozione di nuove piattaforme quando è già troppo tardi. Il carattere di urgenza conferito alla produttività aziendale e la rapidità con cui è possibile implementare e fruire di soluzioni esterne cozza inevitabilmente con l’esigenza di strutturare i servizi IT a lungo termine. E tuttavia “le soluzioni di terze parti impiegate senza il coinvolgimento del reparto IT non sono mai soluzioni a lungo termine”, conferma Nielacny. “Anche se il dispositivo o il servizio funziona e viene adottato dallo staff, può risultare complicato incorporarlo a posteriori nel sistema informativo ufficiale dell’azienda. La modifica dei parametri di rete, le politiche di accesso e persino i requisiti di sicurezza sono tutti potenziali show stopper. Lo stesso vale per i dispositivi personali”.

Consapevolezza piuttosto che imposizione

Nielacny è dell’avviso che siano tre gli approcci adottabili per arginare il diffondersi di una infrastruttura IT ombra: prevenzione, cura e imposizione.

Nel primo caso, il reparto IT è garante della consapevolezza dei dipendenti. Il suo compito è attirare l’attenzione sulle pratiche da evitare o da adottare. “Il CIO deve trovare il modo di ‘infiltrarsi’ nelle conversazioni e nei progetti tra le business unit, al fine di ufficializzare e mettere in sicurezza le eventuali nuove piattaforme di scambio delle informazioni, che altrimenti concorrerebbero all’instaurarsi della Shadow IT, o di ottimizzare quelle esistenti in base alle esigenze dei diversi reparti”. Un’attività che, secondo Nielacny, va svolta nel modo più sottile possibile, perché spesso le misure di sicurezza aggiuntive apportate sono considerate scomode. La sfida, quindi, è quella di implementare le risorse in modo che diventino parte integrante della normale routine quotidiana del personale.

L’approccio “curativo” richiede che il reparto IT determini se servizi esterni che esulano dalle soluzioni ufficiali siano già utilizzati in azienda, analizzando i log e valutando come proteggere il traffico da e verso piattaforme di terzi o – qualora si riveli impossibile – eventuali misure per bloccare tale traffico.

Tale provvedimento ricade già nell’ultima tipologia di approccio, ovvero l’imposizione delle giuste pratiche dall’alto. Una modalità adottata da numerose aziende a fronte dell’introduzione del GDPR, con il conseguente inasprimento delle politiche di sicurezza. “La Shadow IT rappresenta una vera sfida a livello normativo”, sottolinea Nielacny. “L’utilizzo di applicazioni o servizi di terze parti comporta il rischio di inadempienza ai dettami del GDPR, soprattutto in termini di corretta gestione dei dati personali”. Incrementare la consapevolezza dei dipendenti è sempre preferibile a imposizioni di rado ben accette, perché l’esigenza di semplificare porterà comunque i dipendenti a trovare percorsi alternativi per accedere o scambiare informazioni più comodamente.

Rinaldo Ceccano: il corso di Accademia Life per studiare l’efficientamento energetico

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

Il corso in “Esperto di interventi energetici sostenibili a livello territoriale” offerto da Accademia Life, ente guidato da Rinaldo Ceccano, risulta essere un iter formativo di particolare importanza nel contesto imprenditoriale attuale, sempre più attento alla sostenibilità e alla produzione di energia dalle rinnovabili.

Rinaldo Ceccano

Rinaldo Ceccano: Accademia Life forma esperti di sostenibilità

Accademia Life racchiude in sé le competenze derivanti dalle precedenti realtà Consorzio Life, Italia Accademia, Formazione S.C.S. Onlus e World Future Service, società che si sono fuse per dare vita al nuovo ente. Rinaldo Ceccano ha avviato nel 2016 Accademia Life, realtà che si occupa di Formazione Professionale e Orientamento al Lavoro. In un contesto imprenditoriale sempre più attento alla sostenibilità e alla tutela ambientale, le figure professionali esperte nella produzione di energia da fonti rinnovabili sono altamente richieste. Il corso in “Esperto di interventi energetici sostenibili a livello territoriale” è gratuito e finanziato dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale Europeo: lo scopo del percorso è formare una figura professionale completa e riconosciuta, dalle competenze tecniche, giuridiche e di management legate alla produzione di energia da biomasse e altre rinnovabili. Il corso prevede 560 ore di lezione in aula e 240 ore di stage. Rinaldo Ceccano, attraverso Accademia Life, garantisce così un futuro lavorativo interessante in un ambito in rapida espansione.

Rinaldo Ceccano, una carriera dedicata alla formazione

Laureatosi in Economia presso l’Università La Sapienza di Roma, Rinaldo Ceccano si specializza in seguito nella Gestione delle Risorse Umane. Professionista attivo principalmente nell’ambito della formazione, dal 2013 è Direttore Generale di Accademia Life S.r.l., già Consorzio Life, nonché Presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Academy World Sailing e Direttore dell’area marketing dell’azienda agricola Pienza. Muove i primi passi nel settore della formazione nel 2002 con Azzurra Multiservizi S.r.l. in qualità di docente e coordinatore. Attualmente alla guida di Accademia Life, è il Referente di Accreditamento della Regione Lazio della sede formativa di Sezze e Sabaudia. Si occupa delle attività di direzione e orientamento, oltre a essere responsabile del processo di erogazione dei servizi e di progettazione. Rinaldo Ceccano, da novembre 2018, è responsabile dell’accordo quadro per la ricerca e lo sviluppo delle attività di formazione nel territorio pontino tra Accademia Life e il Ce.R.S.I.T.e.S., Centro Universitario Interdipartimentale dell’Università La Sapienza. Negli anni, ha svolto attività di carattere redazionale ed editoriale.