Archivio per 21 Novembre 2018

Le Teorie di Copernico “Effemeridi”è il brano vincitore del premio InediTo 2018

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

La band capitanata da Francesco Chini dà alla luce un singolo che rappresenta fedelmente i due volti del proprio sound: indie e folk-rock d’autore.

Registri e cronache degli atti del re. Pubblicazioni scientifiche e letterarie. Almanacchi, lunari. Ma soprattutto le prime, antichissime tavole di misurazione di intervalli temporali e grandezze astronomiche basate sull’osservazione della luna, del sole e delle principali stelle visibili durante la navigazione.

Uno strumento tanto essenziale quanto inevitabilmente approssimativo, come quelli che abbiamo a nostra disposizione per decifrare rotte, smarrimenti, perdite, ritrovamenti, nascita, abbandono, morte e rinascita: insomma, la navigazione sognata di ogni vita.

Tutto questo sono le Effemeridi, centro portante dell’omonimo nuovo singolo de Le Teorie Di Copernico. Così come il concetto che ne è alla base, l’ultima fatica della band capitolina viene da lontano.

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Hanno suonato:

Francesco Chini – voce

Damir Rapone – basso

Riccardo Piergiovanni – tastiere

Manuele “Dean” Di Ascenzo – batteria, percussioni

E con la speciale partecipazione di Fabiana Testa – chitarre

Testo di Francesco Chini, musiche e arrangiamenti di Francesco Chini, Manuele Di Ascenzo, Damir Rapone, Fabiana Testa e Riccardo Piergiovanni

Produzione artistica e arrangiamento in postproduzione: Cristiano Lo Mele

Registrato presso KICK RECORDING STUDIO (Marino) e Garage Ermetico (Leumann) nell’agosto 2018

Cover realizzata da Cristiano Quagliozzi

Radio date: 13 novembre 2018

Autoproduzione

BIO

Le Teorie di Copernico sono l’esito della ricerca cantautorale di Francesco Chini.

Un percorso fatto di cantautorato e indie folk-rock d’autore che prende forma nel 2014, ma viene da molto lontano. Canzoni che cantano liberamente inquietudini ed intrecci di ragioni emotive, raccontando e domandandosi la contemporaneità in modo ironico e amaro in odore di indie folk rock. Distanze, addii, soli che piovono, lotta, sorpresa e modi per imparare a fare ridere il dolore: forse Copernico avrebbe voluto questa, di rivoluzione.

Nella nuova Teoria del quintetto sono infatti ben visibili e salde le radici del percorso avviato nel 2016 con l’Ep d’esordio “Oh, il buon vecchio Charlie Brown!”, che alla regia di Cristiano Lo Mele (Perturbazione), sin da allora mentore prima ancora che attuale produttore della band, aggiungono per l’occasione la speciale partecipazione di Fabiana Testa alle chitarre.

Allo stesso tempo, l’incessante ricerca condotta tanto sul palco quanto sul campo di battaglia della scrittura quotidiana ha portato ad affermazioni come quella nella II edizione di Non è mica da questi particolari che si giudica un cantautore – in cui il brano Effemeridi ha visto la luce – o nell’ambito dell’edizione 2018 del Premio InediTO – Colline di Torino, e i successivi riconoscimenti e menzioni presso Premio Bindi, Premio Lunezia, CantautoriAMO, GallinaRock e Fonte Nuova Experience.

In un’esplorazione continua, Le Teorie Di Copernico si pongono l’obiettivo antico e universale di leggere e domandarsi la contemporaneità parlando a tutti, senza steccati di sorta, vecchi o nuovi.

Il linguaggio dei cantautori (quello eclettico e meditabondo dei Fossati, dei Ruggeri, dei Bennato e dei Bersani, quello inquieto di Perturbazione, Benvegnù, Donà, Elettrojoyce, Baustelle, Fabi-Silvestri-Gazzè e quello anarchico e autenticamente nuovo di Lucio Leoni, Giovanni Truppi, Bianco e Daniele Celona) ha di nuovo un ruolo centrale nel racconto e nell’indagine quotidiana, e Le Teorie Di Copernico sono qui per testimoniarlo.

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Marilisa D’Amico interviene alla trasmissione dell’associazione radicale Luca Coscioni

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il docente di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Milano Marilisa D’Amico è stata chiamata a intervenire nel corso dell’ultima puntata del programma radiofonico “Il Maratoneta – trasmissione a cura dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica”, andata in onda lo scorso sabato 3 novembre. Tra le tematiche oggetto del dibattito la bioetica, i diritti civili e il rapporto tra medicina, ricerca scientifica e politica.

Marilisa d'Amico

Marilisa D’Amico incentra la prima parte del suo intervento sui pericolosi parallelismi tra passato e presente

Marilisa D’Amico coglie l’occasione degli 80 anni dalla triste pagina storica delle leggi razziali fasciste, che ricorre proprio in queste settimane, per lanciare un monito sulle pericolose analogie tra la situazione italiana di quell’epoca e
quella attuale. Riflette su come proprio l’abdicare della comunità scientifica nostrana degli anni Trenta del Novecento al suo ruolo primario di indipendenza dalla politica contribuì in maniera significativa alla nascita delle norme che legalizzavano il razzismo nei confronti della comunità ebraica sulle basi inesistenti di una presunta superiorità della razza ariana. Per quanto la stessa Marilisa D’Amico reputi altamente improbabile un ripetersi pedissequo delle medesime dinamiche, e soprattutto con uguali risultati, ciononostante mette in guardia dal riproporsi di un più generale ammutolimento da parte della comunità medico scientifica nei confronti di alcune ingerenze della politica, che poco o nulla hanno di solidamente ancorato né ai principi né alla metodologia scientifica ma che piuttosto interferiscono indebitamente in un campo che non è il loro.

Marilisa D’Amico prosegue e conclude il suo speech entrando nel vivo delle tematiche dell’incontro

Marilisa D’Amico entra successivamente nel merito del suo dibattito e degli argomenti che sono poi quelli cardine sia della puntata della trasmissione che delle battaglie radicali, ovvero dello stato dell’arte della libertà di ricerca scientifica e del rapporto tra diritti civili e autodeterminazione della persona e bioetica in Italia. Dopo la premessa di una imprescindibile difesa degli articoli 32 e 33 della Costituzione Italiana, che garantiscono rispettivamente il diritto alla salute e il diritto alla libera esistenza e al libero insegnamento di arte e scienza, porta a suffragio della propria tesi l’esempio della Legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Questa norma infatti, approvata all’epoca in palese violazione e contrasto con le più recenti scoperte scientifiche e in generale con la buona prassi adottata fino a quel momento da parte della comunità medica, risulta ancora oggi un ostacolo all’autodeterminazione della donna, nonostante le diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno di fatto nel corso degli anni sconfessato gli articoli della legge più restrittivi nei confronti della libertà di ricerca scientifica. Marilisa D’Amico termina il suo intervento ricordando il problema ancora oggi persistente dell’avere un Codice Penale sostanzialmente rimasto lo stesso del Fascismo, criticità che traspare in situazioni come la recente vicenda del radicale Marco Cappato imputato per aiuto al suicidio in seguito all’applicazione dell’articolo 580 del sopracitato codice. Il Prorettore dell’Università degli Studi di Milano esorta quindi a raccogliere come comunità scientifica la sfida oggi più che mai attuale della salvaguardia dei diritti civili e sociali e a contrapporsi a logiche contrarie alle libertà personali e a quelli che lei definisce come rigurgiti tipici di uno stato fortemente connotato in senso etico.

Daiichi Sankyo Italia Correlazione Cancro-TEV: la ricerca MediPragma

Scritto da Mario Mauri il . Pubblicato in Salute

La ricerca MediPragma commissionata da Daiichi Sankyo Italia dimostra che il TEV è per i pazienti oncologici la seconda causa di morte dopo la neoplasia

Roma 20 novembre 2018 – Daiichi Sankyo Italia ha presentato oggi alla stampa il rapporto di MediPragma “Cancro e tromboembolismo venoso: il peso della convivenza sui pazienti”, una ricerca realizzata in Italia con interviste ai pazienti oncologici in terapia eparinica per il tromboembolismo venoso, al fine di comprendere, attraverso testimonianze dirette, l’impatto di questa condizione di co-morbilità sulla vita quotidiana di chi ne è afflitto e le strategie di coping attuate per gestirla. Una correlazione, quella tra cancro e TEV, che è seria, frequente e potenzialmente fatale, eppure spesso ignorata o sottovalutata dai pazienti stessi, che non sono sempre adeguatamente preparati dagli specialisti ad affrontarla. E’ questo uno degli aspetti principali emersi dalla ricerca, di cui hanno discusso eminenti cardiologi, ematologi, oncologi e rappresentanti di associazioni di pazienti.

Il cancro viene oggi considerato un fattore di rischio cardiovascolare perché si associa ad una aumentata incidenza di eventi tromboembolici, infatti il TEV è una co-morbilità particolarmente frequente e ricorrente nel paziente con cancro, con un’incidenza di sei volte superiore rispetto alla popolazione generale, e ne costituisce la seconda causa di morte dopo la neoplasia stessa1. Il tromboembolismo venoso (o tromboembolia venosa) insorge con la formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena profonda, di solito negli arti, o nella pelvi (Trombosi Venosa Profonda), e se un frammento del coagulo si stacca e viaggia fino ad ostruire le arterie polmonari determina una embolia polmonare. Studi su pazienti sopravvissuti al cancro hanno dimostrato che circa un terzo di essi muore per malattia cardiovascolare1.

Di tutti i casi di TEV il 20% si verifica proprio nel paziente oncologico, e ciò dipende da vari fattori quali il tipo di tumore, lo stadio e l’estensione del cancro, l’età, l’immobilizzazione, la chirurgia e alcuni trattamenti chemioterapici.1 “La correlazione tra queste patologie è ormai al centro dell’attività assistenziale e di ricerca dell’ematologia italiana, soprattutto da quando le nuove terapie hanno cronicizzato la maggior parte delle neoplasie ematologiche prima incurabili, rendendo particolarmente importante il ruolo delle alterazioni coagulative – specialmente la trombosi venosa e l’embolia polmonare- legate alle neoplasie stesse o alla loro terapia”, ha spiegato il Prof. Sergio Siragusa, Vice Presidente S.I.E Società Italiana Ematologia, commentando gli ultimi dati di letteratura scientifica.
Il rischio è maggiore nei primi mesi fino a due anni dopo la diagnosi, e il rischio di recidiva persiste anche successivamente.
Inoltre, i pazienti oncologici in trattamento per TEV hanno sopravvivenza minore, prognosi peggiore e costi sanitari più elevati rispetto a coloro che non soffrono di eventi tromboembolici.2 Durante la chemioterapia il rischio di TEV è fino a 7 volte maggiore se paragonato ai pazienti senza cancro.

“Per tutte queste ragioni, la conoscenza da parte dei medici e dei pazienti delle problematiche legate al TEV è fondamentale – ha dichiarato il Prof. Antonio Russo, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli studi di Palermo –dal momento che queste sono molto correlate con il processo neoplastico poiché ne impattano il management e la prognosi”. Le linee guida ESMO sottolineano da diversi anni che il TEV ha importanti risvolti sia sulla prognosi dei pazienti oncologici sia sulla loro qualità di vita eppure, nonostante sia una complicanza a volte devastante e potenzialmente fatale, gli stessi oncologi spesso sottostimano questo tipo di tossicità e di riflesso molti pazienti non seguono cure adeguate3. A sottolineare la necessità di informare e sensibilizzare innanzitutto pazienti e caregiver e in secondo luogo istituzioni e operatori sanitari sui rischi di questa patologia correlata al cancro è stato il Prof. Francesco De Lorenzo, Presidente della Coalizione europea dei pazienti oncologici (ECPC) e Presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) il quale ha dichiarato che: “Il rischio di trombosi correlato al cancro è pressoché ignorato non soltanto dai malati italiani, ma anche da quelli di numerosi Paesi europei e a dimostrarlo chiaramente sono i risultati di un sondaggio europeo condotto da ECPC sul livello di consapevolezza dei pazienti oncologici sui rischi della trombosi: il 72% dei pazienti intervistati ha rivelato di non essere consapevole di correre un maggiore rischio di TEV, e per il 28% di coloro che invece ne erano consapevoli, la conoscenza della patologia è avvenuta solo dopo averla sperimentata, ma il livello di comprensione delle implicazioni si è dimostrato comunque basso. Un altro dato rilevante riguarda le modalità con cui ne sono venuti a conoscenza, solo il 13% dei pazienti ha ricevuto informazioni in merito da medici ospedalieri e il 6% dai medici di base, mentre gli altri hanno fatto ricerche personali o si sono confrontati con parenti e amici”.

Cancro e tromboembolismo venoso: il peso della convivenza – La voce dei pazienti

Una scarsa consapevolezza che emerge con evidenza dalla ricerca italiana MediPragma, che rileva come il peso del tromboembolismo venoso e della terapia eparinica giunga come inaspettato e imponderato per i pazienti oncologici, costituendo una possibilità che spesso diventa realtà e alla quale non erano stati preventivamente preparati dallo specialista di riferimento. Ne deriva una minimizzazione e banalizzazione della gravità del TEV rispetto al cancro, sia da parte del medico che del paziente, che considerano la relativa terapia, rispetto alle preoccupazioni dettate dal cancro, come un fatto transitorio e ineludibile, nonostante emergano chiaramente le difficoltà di una somministrazione quotidiana di eparina: una terapia percepita come invasiva, definita anche come “scolapasta” per via delle numerose iniezioni che causano ematomi addominali e dolore alla somministrazione che spesso, tra l’altro, richiede l’aiuto di un caregiver. Il conflitto tra le strategie di coping e sottovalutazione e la realtà della gestione della terapia, intaccano ulteriormente la tenuta psicologica e la voglia di combattere del paziente che è già di per sé un paziente fragile che ha dovuto affrontare un percorso ad ostacoli: diagnosi di tumore, chemioterapia e/o radioterapia, diagnosi di TEV, inizio della terapia eparinica.
A ciò si aggiunge la perdita di autonomia del paziente che generalmente a seguito della trombosi e delle difficoltà di movimento, vede stravolta la sua routine quotidiana, non riesce più ad uscire da solo e trova difficile svolgere in modo indipendente anche banali attività come salire le scale.
Le interviste delineano dunque un impatto devastante sulla vita dei pazienti e dei loro familiari e caregiver, che ha un prezzo altissimo a livello psicologico, economico e sociale. L’insorgenza del TEV in pazienti con tumore può comportare, infatti, l’allontanamento dal lavoro e l’isolamento sociale, e un conseguente peso sui familiari, che da “attori secondari” con ruolo di sostegno psicologico e morale per il paziente che sfida il cancro, passano all’improvviso ad essere co-protagonisti nella gestione della terapia della trombosi, con un supporto che diventa fisico/pratico (somministrazione e/o promemoria del farmaco, supporto alle attività quotidiane etc). L’impossibilità di essere autosufficienti e l’allettamento seppur temporaneo a causa del TEV, faticano ad essere accettati dal paziente in quanto rappresentano inconsciamente una indiretta percezione di sconfitta nei confronti del tumore. Emerge dunque il bisogno insoddisfatto di coloro che sono afflitti da questa condizione, un maggiore supporto da parte dei medici non solo nella preparazione di ciò che devono affrontare ma una vicinanza rassicurante e costante che risolva loro i dubbi sulla gestione pratica della terapia, come quelli relativi a sede, modalità e tempi di iniezioni dopo la comparsa degli ematomi.

“Siamo particolarmente orgogliosi di presentare questa ricerca, soprattutto per la metodologia con cui è stata condotta, ovvero ascoltando direttamente la voce dei pazienti, che corrisponde a quello che è da sempre l’impegno di Daiichi Sankyo. I pazienti non sono numeri o statistiche e noi continuiamo ad ascoltare i bisogni insoddisfatti di coloro che soffrono di patologie, co-morbilità e condizioni per vari motivi trascurate, e a lavorare per offrire loro una risposta – ha spiegato Massimo Grandi Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia – E siamo felici di collaborare con le associazioni di pazienti come FAVO al raggiungimento di questo traguardo, che però non deve restare un obiettivo dei singoli, che siano medici, aziende o associazioni, ma deve diventare uno scopo comune, con l’attuazione di sinergie tra istituzioni, professionisti sanitari con varie specializzazione mediche, e soprattutto con il coinvolgimento dei pazienti che devono restare al centro del nostro agire”.

Bibliografia

1.N.Maurea et al., Tromboembolismo venoso e fibrillazione atriale nel paziente oncologico, G Ital Cardiol 2018;19(9 Suppl 1):3S
2. D. Imberti et al.,Antithrombotic Therapy for Venous Thromboembolism in patients with cancer: expert guidance, Expert Opinion on Pharmacotherapy 2018, 19:11, 1177–1185
3. Le complicanze tromboemboliche nel paziente con cancro: le linee guida ESMO, CASCO- vol.1, n.2 – ottobre-dicembre 201

FonteDaiichi Sankyo

Adesivi murali personalizzati, ultima frontiera in fatto di arredo fai-da-te

Scritto da Erica Bezze il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Colora e arreda la tua casa con gli adesivi murali personalizzati, sono davvero unici e fantastici, potete scegliere quelli che volete per arredare; ma non solo, pensate a tutte le novità: chiamare un imbainchino o un pittore, vi costerà tempo e denaro, molto più di quello che generalemente la gente si aspetta. Usando i wall stickers invece potrete essere voi gli imbianchini di casa vostra e decidere come arredare e mofidicare, e male che vada, se il lavoro che avete fatto fa schifo, non rimpiangerete di aver speso soldi inultelmente, proprio perché l’ avete fatto voi e potrete incolpare solo voi stessi. Geniale questa cosa degli adesivi da parete che rendono la voistra casa e i vostri ambienti bellissimi ma soprattutto personali. Geniale ed economico pure, chi non vorrebbe avere una parete di casa spettacolare ma pagando poco? Tutti probailmente esatto, quindi meglio mettersi subito al telefono e chiamare una ditta che produce adesivi da parete e riempirsi la casa di questi fantastici oggetti colorati! Difficilemente risulterete patetici con questi fantastici adesivi da parete!

Adesivi murali perosnalizzati per la parete di camera dei vostri figli

Se i vostri pargoli, vi disturbano, si annoiano o vanno male a scuola, la soluzione potrebbe essere cambiare un poco l’ ambiente in cui questi operano, dove essi studiano e dove principalmente svolgono le proprie attività della giornata: con una parete più colorata, sicuramente cambieranno abitudini, infatti è risaputo che il colore, soprattutto quello acceso, attiva nel cervello un effetto posisitivo che sicuramente inciderà sul loro comportamento. Immaginate di avere un figlio violento, e poi di averlo calmo e tranuqillo perché a causa di wall stickers allegri, anche lui stesso diventrerà felice. Comprate adesivi da parete e tappezzateci tutta la casa! Favolosi e colorati pezzi di plastica in PVC che renderanno davvero unico ogni ambiente, sarete sicuramente l’invidia dei vicini e anche loro non vedranno l’ ora di mandarvi i propri figli indisciplinati per calmarsi insieme al vostro, colorati e luminosi adesivi da parete, splendide creazioni di arredo, moderne ed economiche. Cosa meglio di adesivi murali personalizzzati mette in relazione arredo e costi, potrete così prendere due piccioni con una fava come si suole dire.

Compriamo adesivi murali personalizzati ecco 2 buoni motivi del perché

Il nome, ah il nome, unica cosa che resta a un uomo anche se spogliato di tutti i suoi averi, oltre al proprio corpo fisico, il nome è il primo dono che un umano riceve, di non materiale o fisico,ed è l’ unica cosa che resta poi in eterno, il nome, e con gli adesivi murali personalizzati, wall stickers o adesivi da parete che dir si voglia, restano quindi un ottimo top quality oggetto di design! Adesivi murali da tutte le parti aiutereanno a creare l’ ambiente giusto per tutti i proprietari di figli indisciplinati, si calmeranno all’ istante, una volta visto il proprio nome appiccicato al muro, e magari di fianco a quellodi un bell’ adesivo murale di un orsacchiotto o un altro animale molto dolce e simpatico che servirà a rendere tutti gli ambienti più belli e accoglienti per tutti i tipi di bambini, buoni e cattivi.

Concept39: I giubbotti e cappotti da uomo per l’inverno 2018/2019 sono arrivati.

Scritto da Concept39 il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle, Moda, Nuovo Sito Web

I giubbotti e i cappotti per la stagione più fredda sono ora online su concept39.com

L’inverno è alle porte, i giubbotti e i cappotti sono i capi essenziali per questa stagione.

Quando arriva il freddo le uniche cose da indossare per vivere l’inverno con stile e versatilità sono i giubbotti e i cappotti.
Per questo motivo, i capispalla restano un must-have per la moda inverno 2019: cappotti doppiopetto, giubbotti, bomber, parka. Sono questi i trend al top di quest’anno.

Il cappotto invernale è sinonimo di eleganza e charme, lungo a metà coscia, sia doppiopetto che monopetto e dalle spalle strutturate dà all’intero outfit invernale un look casual e impostato. Il colletto à revers è un classico intramontabile della moda moderna, e lo spacco centrale dà un tocco di eleganza in più.
Il cappotto, in quanto capo dall’estrema versatilità, può essere abbinato nei modi più svariati: indossalo con delle scarpe eleganti la formalità che lo stesso cappotto evoca, se vuoi smorzare la serietà, puoi scegliere di abbinarlo con un paio di scarpe da ginnastica sneakers e renderlo estremamente contemporaneo e casual. Per quanto riguarda cosa indossare sotto, il cappotto è perfetto per essere indossato sopra a una camicia o a un caldo maglione invernale

Cappotto doppiopetto con cappuccio - Concept39

La Collezione Cappotti di Concept39 è sinonimo di qualità e Made in Italy.

Il giubbotto è sicuramente il capo per l’inverno. Caldo, anti-vento e impermeabile, la collezione di Parka di Concept39 è ricca di stili e tagli differenti. Colori tenui e casual come nero e verde scuro, fanno parte della collezione più casual, ma accanto a questi appaiono i parka rossi brillanti e blu, per chi vuole osare coi colori.
Nella collezione giubbotti, ora online su concept39.com ecco che i cappucci di pelliccia sintetica entrano nel catalogo del sito. Morbide pellicce sintetiche danno un tocco elegante e invernale ai parka. Il giubbotto è un capo profondamente versatile, può essere abbinato con qualsiasi capo: data la vestibilità è perfetto per essere indossato sopra a un maglione pesante o una felpa streetwear.

Parka verde scuro imbottito - Concept39

I Giubbotti di Concept39 sono ora online, l’inverno sta arrivando.

Ultimi e più piccoli nella collezione di concept39, i bomber. Sicuramente più leggeri dei cappotti e dei giubbotti, sono anche più young e azzardati. Dalle tinte più colorate e con toppe e patchwork anni Ottanta, sono in perfetto stile streetwear contemporaneo.
Preciso in vita, e dalla vestibilità regular con le spalle leggermente abbondanti i bomber sono perfetti per un outfit urban. Nella collezione Concept39, anche bomber double-face, per scegliere ogni giorno chi vuoi essere.

Bomber nero con patchwork - Concept39

Il look più street: Concept39.

La nuova collezione è arrivata. Il black friday è alle porte.

concept39.com