Archivio per 11 ottobre 2018

Gli ibridi mutanti che shockano il mondo sono Made in Italy e li ha creati Laira Maganuco

Scritto da pivari il . Pubblicato in Arte

Non solo una, ma quattro, le volte che un ibrido creato da Laira ha sconvolto il mondo: sono apparse sul web delle foto che Laira ha ingenuamente postato sul suo profilo personale di Facebook e che da lì, in una reazione a catena che ha avuto luogo in India, si sono diffuse in pochi giorni finendo sulla bocca di tutti.
Molte le persone che hanno giurato di aver avvistato queste strane creature; è intervenuta la Polizia per assicurarsi che non fossero reali esseri viventi, come tutti temevano – o speravano. Si trattava in realtà di opere d’arte create da Laira Maganuco, nota scultrice iperrealista che riesce a piegare un materiale capriccioso e testardo come il silicone, realizzando sculture che da un lato rispecchiano fedelmente i prototipi reali cui Laira si ispira e al contempo tirano fuori da quel mondo onirico e misterioso le nostre paure e i nostri desideri più profondi.
Laira Maganuco è la figura che ha reso possibile la nascita del bambino licantropo, la donna topo, il bambino maiale e altre figure ancora, come l’Enigmista del sangue, la “Bocca”, una scultura forte che in sé nasconde un messaggio piuttosto evidente. L’artista si colloca nel web in una classifica di scultori iperrealisti stimati, e qualche volta anche additati.
Alle prime notizie dell’avvistamento di una delle “Baby creatures” di Laira si sono immediatamente organizzati i gruppi contestatori che hanno rivolto a Laira parole di biasimo, accusandola di aver inscenato l’esistenza di queste creature allo scopo di farsi pubblicità.
“Quando ho saputo che la polizia indonesiana aveva chiesto formalmente degli accertamenti per verificare che quelle creature fossero davvero delle mie sculture ho strabuzzato gli occhi incredula. Non so perché l’Asia minore, l’India e la Cina amino così tanto seguirmi, non ho mai chiesto al mio marketing manager di fare pubblicità o altro in quei territori. Pensavamo che fosse una questione di credulità, ma sbagliavamo, quando ho pubblicato il baby maiale sul mio profilo personale in pochi giorni è stato condiviso 256.000 volte e questa volta gli avvistamenti sarebbero stati fatti in Italia, Spagna, Romania, Brasile, Statu Uniti e via dicendo. Ammettere che l’intero globo fosse così credulone ci sembrava troppo e quindi abbiamo cambiato il nostro pensiero. Facebook si è trovato costretto a rimuovere il mio post personale perché alcune persone non hanno gradito la mia scultura e l’hanno considerata offensiva, perché ho creato un ibrido che mettesse sullo stesso piano l’uomo e il maiale. Chi mi conosce sa che sono un’inguaribile amante degli animali e che ho dedicato larga parte delle mie energie sia artistiche che economiche per creare la Real Mommy, una mammella artificiale per nutrire i cuccioli rimasti precocemente orfani.”
Infatti Laira ama così tanto gli animali da esserne circondata: chiassosi e simpatici cagnolini, gattini, fino a un gallo burlone e Pepito, il suo maialino un po’ prepotente. È Pepito infatti il maialino presente nelle foto che sono diventate virali: non una messa in scena, ma una foto giocosa come aveva già fatto in precedenza con un chiwawa in silicone messo accanto al suo adorabile – e vivo – chiwawa per una foto di famiglia mamma-cucciolo. Il concetto della natività e l’amore per i cuccioli sono dovuti al grande impegno che Laira mostra nell’accudire alcuni trovatelli, che spesso muoiono. Anche queste disavventure sono interamente parte del bagaglio culturale dell’artista che infonde vita e speranza alle sue opere d’arte. Come scrive sul sito “Amo scolpire il brutto quanto il bello perché la natura prevede l’esistenza dell’uno quanto dell’altro.”
Quindi alla domanda “le creature viste sul web sono vere?” la risposta è “Sì”: esse vivono del fuoco che solo un’artista sa dare a un’opera ed è per questo che vengono continuamente scambiate per esseri viventi ritrovati in luoghi arcani. Esse non sono bambole, ma sculture dal valore artistico e morale molto alto e, ancora una volta, è l’Italia a sorprendere il mondo con la sua arte e particolarità come fa da sempre.

Lairamaganuco.com
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Psicologa Cuneo, Dott.ssa Silvia Parisi: Shopping compulsivo, accettare la realtà

Scritto da Dottoressa Silvia Parisi il . Pubblicato in Salute

La Dottoressa Silvia Parisi, psicologa a Cuneo, ci parla della difficoltà delle persone affette da shopping compulsivo nel confrontarsi con i familiari.

Sono molti gli stratagemmi utilizzati per evitare il confronto con i familiari e per giustificare l’ennesimo acquisto. Talvolta, invece, ci si dimentica addirittura di aver comprato qualcosa e non si ha ben chiaro il quadro delle proprie spese.

Si nega fino all’ultimo anche di fronte all’evidenza con esclamazioni tipiche nel loro genere quali: “Non potevo proprio rinunciarvi, c’era una svendita” oppure “Non l’ho appena comprato, non ricordi che ce l’ho da tempo” non riconoscendo quindi il problema.

La famiglia gioca un ruolo fondamentale nel contrastare tale situazione. La persona, una volta messa alle strette con domande incessanti, non riesce più a trovare giustificazioni fino a riconoscere che il suo comportamento corrisponde ad una vera e propria patologia.

Altre volte ancora il soggetto è consapevole di aver bisogno di aiuto, ma teme di farlo perché pervaso da un senso di vergogna profondo e dalla paura di essere giudicato rischiando di perdere la stima di amici, familiari e colleghi.

Concludendo, la famiglia assume un ruolo fondamentale nel capire e spingere la persona cara a richiedere aiuto ad uno specialista per risolvere la sua dipendenza, spesso è consigliabile in questi casi approcciarsi ad una terapia cognitivo-comportamentale.

Articolo scritto da: Psicologa Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi 

Universo Finance e attacchi informatici: la storia del gioco del gatto e del topo

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Tecnologia

Secondo uno studio condotto da Ponemon Institute e Accenture in 7 Paesi con il coinvolgimento di 254 operatori finanziari, gli istituti bancari e assicurativi subiscono in media 125 intrusioni all’anno (tre volte in più rispetto a sei anni fa). Tali statistiche vengono messe in evidenza solo di rado, ma sono sufficienti a dimostrare il crescente interesse dei cybercriminali verso banche e assicurazioni, oggi vittime di attacchi sempre più sofisticati.

Impatto su vari livelli e conseguenze economiche

Queste violazioni della sicurezza implicano una perdita di profitto, minano l’integrità dei dati e delle risorse dei clienti e hanno un impatto negativo sulla reputazione degli istituti in questione. In questo contesto, un altro studio di B2B International, rilevava che la perdita media degli Istituti finanziari si aggirasse attorno a poco meno di un milione di dollari per singolo incidente di sicurezza informatica. Altrettanto interessante il dato circa la spesa degli operatori finanziari a fronte di un singolo attacco di tipo Denial of Service ($ 250.000) o ransomware ($ 100.000). Perdite che, a livello di clientela, cubavano per una media di $ 10.032 a società e $ 1.446 per singolo individuo. Il danno cagionato dagli attacchi informatici è indubbiamente molto significativo e vale la pena prendere misure pragmatiche per prevenire tali incidenti.

Alcuni attacchi tipici subiti da istituti finanziari

Il mondo della finanza è stato generalmente meno colpito rispetto ad altri settori dalle forme più comuni di attacco informatico, come il malware tradizionale. Tuttavia, gli operatori finanziari risultano particolarmente esposti ad attacchi mirati e di Denial of Service (DDoS). È molto aumentato anche il numero di utenti infettati da trojan bancari, il cui scopo principale è quello di sottrarre i dati dei clienti. Il phishing mirato, l’ingegneria sociale e le backdoor nei sistemi di sicurezza o nei dispositivi di rete, attraverso cui i cybercriminali si infiltrano di nascosto nei sistemi informativi degli operatori, completano il quadro delle minacce ai danni degli istituti finanziari.

Implementare adeguate strategie di difesa

Per Pierre-Yves Hentzen, CEO di Stormshield, “la sicurezza informatica è divenuta una delle maggiori preoccupazioni per i direttori delle principali banche e compagnie assicurative. Ciò trova corrispondenza nella crescita verticale dei budget dedicati negli ultimi anni alla tutela dei sistemi informativi”.

Pierre-Yves Hentzen, Ceo di Stormshield

Seppur già ben attrezzati con soluzioni consolidate, gli operatori finanziari ora devono andare oltre, sfruttando nuovi approcci come l’intelligenza artificiale e le tecnologie analitiche a completamento delle soluzioni in uso al fine di accrescere il proprio livello di sicurezza. In questo modo, gli istituti finanziari possono proteggersi attivamente contro le nuove minacce con cui si confrontano quotidianamente e avanzare fiduciosamente verso una trasformazione digitale di successo.

“Ma in un ambito tanto sensibile come quello bancario e assicurativo le aziende devono proteggersi scegliendo tecnologie affidabili, la cui affidabilità e robustezza si riflette nella certificazione e classificazione ai massimi livelli europei”, conclude Hentzen.


Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo

Milano Art Gallery: l’emozionante taglio del nastro per la personale di Manuela Andreoli

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

La mostra Città che girano ha portato una ventata d’aria nuova alla Milano Art Gallery di via Alessi 11. Venerdì 5 ottobre l’esposizione dell’artista Manuela Andreoli è stata infatti inaugurata al cospetto di un nutrito pubblico. Quest’ultimo si è dimostrato decisamente interessato a un’arte che, a detta del direttore Salvo Nugnes, ha tutte le carte in regola per costituire un linguaggio di tipo internazionale. Presenti anche il fotografo Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, e monsignor Mapelli, arcivescovo primate della Chiesa cristiana antica cattolica e apostolica.

L’evento, organizzato e presentato dal direttore delle Milano Art Gallery, manifesta l’intento di condurre per mano l’osservatore all’interno della storica sede nel cuore di Milano e di fargli scoprire l’anima della ricerca dell’artista. Attraverso la sua produzione più recente, Manuela Andreoli dispiega sulla tela un numero limitato di cromie. Rosso, bianco, nero e grigio diventano così espressione di una libertà di immaginazione e contaminazione che mira al carattere dell’essenza delle cose, delle emozioni.

Il suo percorso artistico è maturato a partire dagli anni Duemila, quando Manuela si concentra sull’espressione del non visibile e sulla sperimentazione di materiali e tecniche diverse. La sua arte è pienamente concettuale e ritrova in questa condizione la sua libertà. Il principio unico e universale è il soggetto interpretato, la linea guida e la spinta propulsiva della ricerca dell’Andreoli.

Alla Milano Art Gallery è finalmente possibile ammirare e seguire, leggere e scoprire il codice poetico con cui l’artista ha voluto convogliare un concetto tanto assoluto quanto astratto come l’Essere in un unicum temporale e spaziale.

Nella sede che ha ospitato Guttuso, De Dominicis e molti altri grandi maestri italiani, Città che girano rimarrà accessibile gratuitamente al pubblico fino al 19 ottobre 2018. Per ulteriori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure visitare il sito www.milanoartgallery.it.

L’espansione di One Express corre in tutta Europa

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Il progetto internazionale intrapreso con ALLNET si evolve e si amplia, esportando la strategia del “fare Rete” entro tutti i confini del continente europeo.

Il proposito di rendersi competitivi nel Vecchio Continente, non è per il Network One Express consapevolezza recente. Già dal 2012 il Gruppo si era reso protagonista della fondazione del circuito ALLNET (The Alliance of Networks) coinvolgendo la francese Palet System, la tedesca Online Systemlogistik e la britannica Palletforce in una cooperazione paritetica fondata sul rispetto di ruoli equivalenti e su un’azione logistica capillare dentro e fuori i rispettivi confini nazionali.

Nei mesi scorsi One Express ha intrapreso un ambizioso progetto che le ha permesso di realizzare consegne in tutt’Europa, tutti i giorni, in 24/48/72 ore: un servizio partito dalla copertura di Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Paesi Bassi e Paesi dell’Est Europa, per arrivare a toccare la Spagna, il Portogallo e i Paesi Scandinavi. Una crescita rapida e incessante che ha potuto avvalersi del supporto dell’innovazione tecnologica e ottenere il recupero di tempo e risorse grazie all’automazione e ai sistemi di access point, funzionali alle analisi, alle stime, al monitoraggio degi hub e alla garanzia di una consegna impeccabile.

Se la vocazione si è mantenuta inalterata, dal 1° dicembre 2017 la rete One Express è riuscita ad applicare la formula – rodata in Italia e ancora inedita all’estero – che trasforma i partner europei in veri e propri affiliati, potenziando il quadro dei servizi ad essi rivolti e standardizzando il sistema di condivisione informatica dei dati, fondamentale per parlare la stessa lingua e per garantire efficienza nei servizi e nell’assistenza.

Quest’ulteriore apertura territoriale non depone l’accordo con i pallet network aderenti ad ALLNET, ma prevede un’espansione che riesca ad abbracciare l’intera Europa. Il valore aggiunto del nuovo progetto risiede proprio nel suo concetto fondante, ovvero quel rapporto di Affiliazione che da anni permette alle aziende italiane di affermarsi e progredire, avvalendosi dell’appoggio di una Rete solida e competitiva.

Dalla prima azienda affiliatasi, l’inglese Simarco, molta strada è stata percorsa; la fase successiva riguarda il consolidamento nell’Europa occidentale – dove sussiste il flusso più considerevole del traffico in e out dall’Italia – per proseguire poi su Paesi come la Turchia e il Marocco, caratterizzati da una maggiore difficoltà di transito e da volumi inferiori, ma che al contempo da marginalità più elevate.

www.oneexpress.it