Archivio per 10 settembre 2018

Modem Libero: Cosa cambia per il VoIP

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Internet, Tecnologia

La telefonia VoIP in standard SIP è ormai largamente utilizzata da tutti gli operatori, sia dai grandi operatori che dai provider VoIP con standard “aperto”.  La differenza sostanziale sta nel fatto che, salvo rare eccezioni, le linee VoIP dei grandi operatori sono sempre state rilasciate in modalità emulata, in genere sotto forma di linee analogiche o ISDN. Nonostante anch’essi utilizzino la tecnologia VoIP SIP per il trasporto della fonia, la stessa non è mai stata fruibile in maniera indipendente e separabile dalla linea XDSL. Con la delibera AGCOM questa situazione potrebbe cambiare, a favore di un mercato più competitivo lato offerta ed erogazione di servizi voce. Le riflessioni di 3CX.

La telefonia VoIP nella delibera AGCOM – una questione di interpretazione?

Nelle sue valutazioni preliminari, a pagina 9, AGCOM cita esplicitamente offerte “attualmente largamente diffuse e che prevedono l’abbinamento del servizio di accesso ad Internet con altre tipologie di servizi che utilizzano la rete IP (ad es. telefonia VoIP o IPTV), per i quali viene fornita un’unica apparecchiatura terminale che assolve molteplici funzioni (ad esempio modem, router ed access gateway VoIP)” e prosegue menzionando che “la scelta da parte di un utente di utilizzare un’apparecchiatura terminale procurata autonomamente in luogo di quella fornita dall’operatore non debba pregiudicare la fruizione dei servizi compresi nell’offerta commerciale, in quanto, viceversa, risulterebbe condizionata la libertà di scelta dell’apparecchiatura terminale”.

Il VoIP, e nello specifico il protocollo SIP, avvia gestisce e conclude una comunicazione telefonica attraverso una trasmissione di dati: la telefonia IP rientra quindi pienamente fra le trasmissioni di informazioni dati, al pari della Televisione IP o dello streaming di contenuti multimediali. Se una volta il servizio di telefonia poteva essere trattato come un servizio indipendente dalla trasmissione dati, oggi, di fatto, non è più così. Ci si aspetterebbe quindi che la delibera 348-18-CONS non si riferisca unicamente a modem e router ma coinvolga esplicitamente qualunque tipo di apparato terminale per la fruizione dei servizi erogati. Eppure, scorrendo il testo effettivo della delibera, non si riscontrano espliciti riferimenti alla telefonia VoIP. Si parla infatti unicamente di generiche “apparecchiature terminali.. allacciate direttamente o indirettamente ad una rete di comunicazione pubblica per trasmettere, trattare o ricevere informazioni”. AGCOM precisa inoltre che “nell’ambito delle apparecchiature terminali di cui al presente provvedimento ricadono tutti gli apparati per l’accesso ad Internet installati presso la sede dell’utente che siano alimentati elettricamente. Lo stesso router che dunque incorpora l’apparato che si occupa della conversione in analogico (ATA) della linea telefonica, costituisce esattamente un’apparecchiatura terminale indirettamente collegata alla rete di comunicazione Internet”.

Sorprende che, nonostante la telefonia VoIP venga richiamata esplicitamente nella premessa, la stessa non venga chiaramente normata nel testo effettivo del documento. La mancanza di riferimenti diretti nel corpo della delibera sembra quasi affievolirne o limitarne la portata per quanto concerne la telefonia IP.

Il VoIP aperto e le limitazioni normative

Quello che appare chiaro è che la delibera 348-18-CONS non disciplina in maniera trasparente ed esaustiva la telefonia SIP, lasciando molto spazio alla libera interpretazione. In particolare:

  • Non vi sono espliciti riferimenti alla possibilità di fornitura dei servizi VoIP in forma separata e indipendente (sebbene auspicati nella premessa). Ciò potrebbe precludere l’utilizzo in cloud delle linee di telefonia VoIP (trunk SIP) degli operatori tradizionali con piattaforme UC indipendenti.
  • Ci sono molti dubbi riguardo alla possibilità di fruire sistematicamente delle linee VoIP in standard SIP “puro” con terminali IP liberi (es. centralini o telefoni VoIP comuni) sulle linee dati in rame o fibra degli stessi operatori. In particolare, l’obbligo di fornitura delle linee telefoniche secondo lo standard SIP (europeo e internazionale) da parte degli operatori di comunicazione è ancora incerto.
  • La portabilità delle linee VoIP, intesa come possibilità del trasferimento delle stesse su linee dati indipendenti sembrerebbe da escludersi.

Da ricordare anche che la delibera prevede esplicitamente, in forma generica, la gestione di eventuali casi di “impedimento tecnico”. Questa “eventualità” potrebbe tramutarsi in una scappatoia per l’introduzione o la permanenza di uno o più vincoli.

Nell’attesa che la delibera diventi esecutiva entro 120 giorni dalla data di approvazione del 2 agosto, fatta salva la possibilità per gli operatori di ricorrere al TAR del Lazio entro 60gg, ci auguriamo che finalmente, dopo tanti anni, possa concretizzarsi una piena standardizzazione nel settore dei servizi di comunicazione. Attendiamo tutti con particolare interesse.


3CX

3CX sviluppa un centralino telefonico IP software e open standard in grado di rinnovare le telecomunicazioni e di rimpiazzare i centralini proprietari. 3CX taglia i costi telefonici ed aumenta la produttività e la mobilità aziendale. Le soluzioni 3CX sono commercializzate esclusivamente attraverso il canale.
Grazie alla webconference basata su WebRTC integrata nella soluzione, ai client per Mac e Windows ed alle app per Android, iOS e Windows phone, 3CX offre alle aziende una piattaforma completa per le Unified Communications pronta all’uso.
Oltre 50.000 clienti nel mondo hanno scelto 3CX, compresi, Boeing, McDonalds, Hugo Boss, Ramada Plaza Antwerp, Harley Davidson, Wilson Sporting Goods e Pepsi. Presente su scala globale tramite la sua rete di partner certificati, 3CX ha sedi in U.S.A., Inghilterra, Germania, Hong Kong, Italia, Sud Africa, Russia e Australia.
Per ulteriori informazioni: www.3cx.it

La fabbrica in tasca grazie alla Realtà Virtuale

Scritto da gtebart il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Milano, Italia – 10 Settembre 2018: In passato per visualizzare in 3D macchine e fabbriche di grandi dimensioni era necessario un sistema ed un computer potente. Con le app e un iPhone® o un dispositivo Android™, tutto questo viene superato.

Non sempre è possibile visualizzare dati 3D
Che si tratti dell’ufficio vendite che deve vendere un macchinario, del progettista che la progetta o del responsabile di progetto che la installa nella giusta posizione, tutti beneficiano della progettazione 3D end-to-end. Tuttavia, l’accesso ai dati 3D spesso è riservato esclusivamente al reparto progettazione. Ciò è dovuto alle elevate prestazioni di cui ha bisogno un PC per visualizzare dati 3D di grandi dimensioni. Spesso anche la scheda grafica non ha la capacità di memoria di un normale computer da ufficio, così questi computer risultano non sono sufficienti per una visualizzazione ottimale dei dati 3D.

Problema: Modelli CAD 3D troppo grandi
Sfortunatamente, alcuni modelli CAD 3D sono troppo grandi per essere visualizzati su un tablet o uno smartphone. Contengono troppi dettagli. Per questo motivo, la maggior parte delle aziende cercano di creare modelli in forma semplificata. Questo è un percorso molto lungo e che richiede risorse non necessarie, in quanto questi dati sono già disponibili nei CAD in 3D.

Soluzione: compressione automatizzata dei modelli
CAD Schroer vanta una vasta esperienza nel settore CAD e utilizza processi automatizzati appositamente generati per elaborare modelli 3D da un’ampia varietà di sistemi CAD per uso mobile. Dopo l’elaborazione, i dati possono essere utilizzati in modo efficiente su dispositivi mobili come iPhone, iPad o dispositivi Android. Anche una fabbrica completa o singole macchine possono essere visualizzate sullo smartphone senza dover eliminare i dettagli.

Modelli CAD 3D per la vendita
Con l’aiuto delle applicazioni AR, le macchine di grandi dimensioni possono essere inserite virtualmente all’interno della fabbrica o di un cantiere. In questo modo, il project manager può determinare immediatamente se il posizionamento non comporta problemi imprevisti. Durante la fase di presentazione e vendita, le macchine di grandi dimensioni possono essere inoltre inserite virtualmente in un ambiente, spiegate in dettaglio e con animazioni, questo per facilitare il lavoro degli addetti alle vendite.

La fabbrica in tasca
In questo modo vengono simulate le sequenze di movimento e il cliente può visualizzare virtualmente i movimenti dei singoli componenti della macchina. Il project manager può muoversi all’interno di un’intera fabbrica con il suo smartphone Apple® o Android e con le app per la realtà aumentata e virtuale, ispezionarla e vedere le macchine in azione. Tutto questo con un dispositivo che può essere tenuto in tasca.

Per saperne di più sulla fabbrica in tasca

Riguardo CAD Schroer
Specializzata nello sviluppo di software e nella fornitura di soluzioni d´ingegneria, CAD Schroer è un’azienda di calibro mondiale che aiuta ad aumentare la produttività e la competitività dei clienti specializzati nei settori della produzione e della progettazione di impianti, inclusi il settore automobilistico ed il suo indotto, il settore energetico ed i servizi pubblici. CAD Schroer ha uffici e filiali indipendenti in Europa e negli Stati Uniti.

Il ventaglio dei prodotti di CAD Schroer include soluzioni CAD 2D/3D, per l’impiantistica, per la progettazione di impianti e per la gestione dei dati. I clienti in più di 39 paesi si affidano a MEDUSA®, MPDS™, M4 ISO e M4 P&ID FX per avere un ambiente di progettazione integrato, efficiente e flessibile per tutte le fasi della progettazione dei prodotti e degli impianti, in modo tale da tagliare i costi e migliorare la qualità.

Il portfolio di prodotti e servizi di CAD Schroer comprende inoltre soluzioni AR e VR basate su dati CAD. CAD Schroer sviluppa insieme ai suoi clienti soluzioni AR/VR basate su dati CAD 3D già esistenti. I risultati sono applicazioni AR e VR coinvolgenti con le quali i prodotti possono essere presentati in modo chiaro e interattivo. Le applicazioni CAD Schroer vengono inoltre utilizzate anche per workshop e riunioni durante le fasi di pianificazione per visualizzare i dati in dettaglio. Le applicazioni AR/VR facilitano l’assistenza nelle fasi di manutenzione e permettono di aumentare la produttività.

CAD Schroer attribuisce una grande importanza alla stretta collaborazione con i propri clienti e supporta gli obiettivi della sua clientela mediante un ampio ventaglio di servizi di consulenza, formazione, sviluppo, supporto software e manutenzione.

Contatti
Marco Destefani
CAD Schroer GmbH
Fritz-Peters-Straße 11
47447 Moers
Germania

Sito web: www.cad-schroer.it
Email: marketing@cad-schroer.com

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USA: +1 866-SCHROER (866-724-7637)

HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo) – anteprima nazionale del nuovo film di Francesca Fini al Museo Macro di Roma

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Film, Spettacolo

FUORINORMA – la via neosperimentale del cinema italiano, il festival diretto da Adriano Aprà, è lieto di presentare, per la sua seconda edizione, l’anteprima nazionale del film HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo), l’ultimo lavoro sperimentale della videoartista e performer Francesca Fini. La proiezione sarà al Museo Macro di Roma, giovedì 4 ottobre 2018, all’interno del progetto Macro Asilo.

HIPPOPOETESS (53′, 2018)
La poetessa ippopotamo
Un film di Francesca Fini

Grassoccia, bruttina, testarda, mascolina, invadente, anticonformista, intraprendente, ambiziosa, inarrestabile: la poetessa ippopotamo è una di noi.

HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo) è un film sperimentale, surrealista, con un linguaggio ibrido tra animazione e performance art, che racconta la storia della scrittrice americana Amy Lowell e il suo desiderio di avere successo in un mondo dominato dagli uomini.
Nel film la storia di questa donna nata a Boston alla fine del diciannovesimo secolo, si sovrappone a quella dell’autrice: la sua furia intellettuale, la sua testardaggine, la sua ambizione, la sua intraprendenza, la solitudine, gli ostracismi e gli ostacoli che dovette affrontare, sono tutte cose in cui la Fini si riconosce, in cui moltissime donne si riconoscono. Come moltissime conosco bene quella forma di bullismo estetico che Amy subì da parte maschile nel corso della sua vita: lei non era perfetta, era sovrappeso, e questa particolarità veniva utilizzata contro di lei per deriderla, per sminuire il suo lavoro, proprio nella cerchia letteraria che frequentava. La chiamavano hippopoetess, poetessa ippopotamo.
Hippopoetess è una sperimentazione visiva che mescola i linguaggi del documentario di creazione, della performance, del gossip, del cinema muto, della videoarte e dell’animazione 2D e 3D, per restituire, con uno stile assolutamente contaminato, a volte tragico e a volte comico, la storia di questo personaggio suggestivo.

Dice l’autrice: “nel film racconto il rapporto di Amy con l’arte, con la poesia, con il corpo, con l’amore e con il cibo, in un continuo gioco di specchi in cui io mi rifletto in lei e lei in me. Anche le nostre voci si confondono, su un piano in cui la voce diventa atto creativo: la mia voce, rigorosamente in italiano per rispettare il suono della mia cultura, e quella di Amy, restituita nel presente grazie all’interpretazione di un’attrice americana, si fondono e si passano il testimone, in una tenera sorellanza che sfida spazio e tempo”.

sito del film: https://hippopoetess.tumblr.com/
trailer del film: https://vimeo.com/277210880

MACRO ASILO
Giovedì 4 ottobre 2018, ore 18.00, SALA CINEMA
* anteprima nazionale *
evento speciale a cura di FUORINORMA – la via neosperimentale del cinema italiano
INGRESSO LIBERO

PROSECCO ROSÉ: il futuro è sempre più Roseo?

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Locale, Turismo

Il Prosecco è riconosciuto come uno tra gli spumanti più bevuti e discussi in tutta Italia.

Alla sera, negli angoli delle grandi e piccole città, persone senza età si accalcano fuori dai bar, dalle osterie e dai Bar “Prosecco” per l’aperitivo collettivo e per costruire attorno ad esso una serie di intrecci e conversazioni.

I produttori di queste fini e fitte bollicine hanno mostrato di saper accontentare le più svariate esigenze dei diversi palati.

Alle diverse occasioni di consumo di Prosecco questi hanno fatto abilmente coincidere l’aumento della qualità del prodotto con un incremento di penetrazione nel mercato che mostra un trend positivo costante.

Per il mondo del Prosecco non esiste un’unica occasione di degustazione, ma questa diviene molteplice come molteplici sono i canali di vendita.

L’evoluzione delle prestazioni in Cantina seguono, pari passo, l’evoluzione del gusto: gli investimenti non più si basano sull’esperienza storica, ma ad oggi, guardano al futuro.

Proprio con un occhio proiettato al futuro si può dire che pur non esistendo, il Prosecco Rosé, è già sulla bocca di tutti.

Per scrivere su questo argomento per prima cosa ho chiamato il mio amico Giovanni Gregoletto, che io chiamo il POETA.

Giovanni è uno tra i maggiori e storici produttori di Conegliano Valdobbiadene Docg; egli par vivere sempre sopraffatto anche dalle pur minime contingenze e i suoi modi unici (e rari) di affrontarle a volte sono un vero spasso, altre volte, diventano contagiose e profonde riflessioni.

Volevo rivangare con lui un episodio avvenuto circa una quindicina di anni fa.

Quando un romantico produttore di Prosecco come Giovanni propose a noi dello Studio Francescon & Colllodi di armarci e partire per la Dalmazia alla ricerca delle antiche origini di una bacca rosa che  potesse ricordare il genoma delle uve Glera – all’epoca ancora chiamate Prosecco – anzi, a dirla con le sue parole, si era in quell’epoca di “Quando l’uva dava il nome al vino”.

Giovanni ricorda bene quel tentativo e gli studi fatti e mi ha promesso di andare a rovistare tra quelle vecchie carte, ma tanto lo so che non lo farà mai: tra un filare e l’altro si perderà ancora una volta con la testa sempre rivolta a pensieri più “altri” come quelli rivolti al suo prossimo libro di cui ho potuto sbirciare solo il titolo: Breve ed ingannevole storia del Prosecco a soli 15 euro. Prenotato!

A quanto pare di queste barbatelle di Prosek Dalmata le cui bacche tenderebbero al rosa non se ne sono trovate tracce, ma una cosa è risultata molto chiara: già da molti anni i nostri Prosecchisti, avvertono l’esigenza di abbinare alle bollicine bionde uno spumante rosato che ne coroni la completezza dell’offerta.

È altresì vero che l’aumento della richiesta degli Spumanti Rosé, che ad oggi è soddisfatta da chi vinifica in “rosa” uve come il Raboso, il Merlot o il Pinot Nero – e molte altre – rende allettante l’introduzione di un nuovo prodotto, oltre a tutto, così blasonato.

C’é da chiederci cosa succederà a tutte quelle piccole e grandi realtà che soddisfano la voglia di bollicine rosa pur non avendo un “apriporte” come è il prosecco.

Di certo, l’entrata in commercio di questo nuovo prodotto, penalizzerà non poco gli spumanti rosati, fino a quando diventerà per la concorrenza un sistema di traino, vuoi per il prezzo, vuoi per cambiare il gusto al palato.

Un’altra voce che ho intervistato, per vedere se sta tra gli entusiasti o tra gli scettici, è quella di Daniele Piccinin, il Biologico secondo “Le Carline” di Pramaggiore (VE).

Daniele è un politico mancato e per nostra fortuna è un produttore attento e molto preparato che ha fatto della coltura biologica la sua bandiera.

In veste di ambasciatore della sua filosofia si trova spesso a meetings, dibattiti, incontri tra il pubblico e tra gli addetti ai lavori.

Per lui questa novità presenta lati positivi e negativi allo stesso tempo, ma nel concreto Daniele ci fa notare come l’iniziativa di modificare il Disciplinare del Prosecco debba prima passare il vaglio del Comitato Viticolo Italiano che al momento vede a capo Franco Manzato, il nuovo Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo, alle prese con le prime manovre da nuovo insediamento.

Quindi Daniele ci invita ad una certa cautela nel dare per scontata la faccenda del Prosecco rosé. 
I tempi si dilatano poi, nella considerazione che i 500/600 ettari coltivati in Veneto a Pinot Nero non saranno sufficienti alla vinificazione in rosa da parte dei produttori di Prosecco, sia doc che docg, ma che occorrerà aspettare almeno tre anni perché entrino in produzione i nuovi impianti.

Mirko Bellini, Direttore di uno dei più fini perlage come Naonis di La Delizia…

…va diretto al punto:

Il Prosecco è un brand pari allo Champagne, uno dei pochi prodotti della filiera agricola italiana,  che intelligentemente, viste le 470 milioni di bottiglie che si prevede andranno stappate entro l’anno, segue le direttive della parte finale della filiera stessa, ossia il mercato. Il prosecco rosé risponde semplicemente ad un esigenza della moda e ad una richiesta del suo pubblico che non va lasciato insoddisfatto.

Una considerazione, a questo punto, la faccio io

Sull’importante forza motore fatta di comunicazione e marketing da parte del mondo “Prosecco”.

La vasta zona DOC e la più ristretta DOCG non perdono occasione di promuovere eventi e degustazioni eno-gastronomiche.

Diffondono la conoscenza sugli aspetti della produzione, sulle tipologie di uve impiegate e parlano con linguaggio semplice e diretto di abbinamento cibo-vino.

Gli stessi Consorzi di Tutela mantengono vigile l’attenzione sulla reputazione del Brand e ne curano tutti i canali di comunicazione. Essi esaltano il territorio assieme al vino prodotto per sempre più audaci e interculturali abbinamenti e non faranno da meno per la promozione del nuovo Prosecco Rosé che arriverà in tutti i wine bar e la GDO.

Tenendo conto che il vino è prima di tutto un patrimonio culturale dalle profonde radici storiche bisogna ricordare che è, allo stesso tempo, un fenomeno in continua espansione. Un fenomeno sociale oggi di colore rosa che non ci resta che aspettare curiosi e con una certa apprensione per l’accoglienza che vorrà riservargli il pubblico sempre più capace di riconoscerne pregi e difetti.

Sarà in base anche alle variazioni cromatiche il prossimo consumo intelligente?

Collodi Cristina

CROMIE – MOSTRA PERSONALE ANNA CUNICELLA

Scritto da COSARTE il . Pubblicato in Arte, Cultura

Cromie è il titolo della Mostra Personale di Anna Cunicella che si terrà dal 14 al 29 settembre 2018 presso lo spazio espositivo Cosarte nel cuore di Garbatella.

L’artista romana dopo una prima fase figurativa sente l’esigenza di cambiare rotta e trova la sua massima espressione nell’esplosione dei colori.

L’abbandono dello stile realistico, della rappresentazione attenta e minuziosa del reale, coincide con la scomparsa della madre. Con la mancanza della persona cui si è sentita legata per tutta la vita, l’artista si trova d’un tratto priva di uno fra i legami più forti, ed esorcizza questo vuoto improvviso trasformandolo in una libertà che si traduce in espressioni gestuali e visuali svincolate dalla necessità di riferimenti al reale.

Il colore sintetizza ogni cosa, e la sua stessa stesura si fa portatrice di un messaggio di libertà da ogni vincolo.

Anna Cunicella ricerca attraverso le sue opere la luce intensa delle emozioni. Una luce interiore che attraverso le ‘cromie’ esprime la liberazione dell’anima. I rossi ed i blu sono i colori predominanti nelle sue opere, come Blu 3 dove una intensa folgore di luce blu attraversa diagonalmente l’opera, quasi a tagliare  di netto la composizione in un’effetto tridimensionale che sfonda la vista per raggiungere lo sguardo dello spettatore.

Vernissage venerdì 14 settembre dalle ore 18.30.

Info mostra:

Orari:

Martedì e Giovedì 16.00/20.00

Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato 11.00/13.00 – 16.00/19.00

Ingresso libero

COSARTE Spazio Creativo

Via Nicolò da Pistoia, 18 – Roma (Garbatella)

Contatti:

Tel. 3290567987 (Simona Gloriani) – 06/64010660

Email: cosarte@libero.it – Pagina Facebook: Cosarte Spazio Creativo

La Pellicola d’oro premia Franco Ragusa, Stefano Nicolao e Katia Schweiggl

Scritto da uff stampa il . Pubblicato in Film

La Pellicola d’Oro torna per il secondo anno consecutivo, tra i premi collaterali della 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia con l’obiettivo di portare alla ribalta quei “mestieri” il cui ruolo è fondamentale per la realizzazione di un film ma che, allo stesso tempo, sono praticamente “sconosciuti” o non correttamente valutati dal pubblico che frequenta le sale cinematografiche o guarda i film sui canali televisivi.

A vincere quest’anno l’ambito premio sono: Franco Ragusa per i Migliori effetti speciali del film “Suspiria” di Luca Guadagnino, Katia Schweiggl come Miglior Sarta di scena per il film “Capri – Revolution” di Mario Martone e, infine, Premio alla Carriera per la sua attività artistica e artigianale, come eccellenza professionale nel mondo alla sartoria Atelier Nicolao di Stefano Nicolao. Attiva dal 1983, la sartoria Atelier Nicolao nel cuore di Venezia, è un abile ed esperta mano artigianale creando capi unici.

La ricerca iconografica unita alla profonda conoscenza del taglio d’epoca e dei materiali, nonché la sapienza nell’usarli, fusi con la ricerca del costume e con la storia, garantiscono un prodotto artistico che rende le sue creazioni apprezzate in tutto il mondo, diventando un punto di riferimento di Teatri di prosa, teatri lirici, film e cortei storici.  Ricordiamo la realizzazione di importanti costumisti di film candidati all’Oscar come: Farinelli ed ElizabethThe Wings of the DoveMerchant of VeniceCasanova.

A decretare i vincitori è stata una giuria di qualità composta dal Presidente Francesco Martino de Carles (Produttore esecutivo e Presidente di Giuria), Paolo Masini (MIBAC), Gianluca Leurini (Produttore esecutivo), Umberto Carretti (As.For.Cinema), Enzo De Camillis (Presidente de La Pellicola d’Oro). Presente alla cerimonia di Premiazione il Sottosegretario del Mibac Sen. Lucia Borgonzoni che ha, inoltre, consegnato il Premio alla Carriera alla Sartoria Atelier Nicolao.

Il prestigioso premio cinematografico è promosso ed organizzato dall’Ass.ne Culturale “Articolo 9 Cultura & Spettacolo” e dalla “S.A.S. Cinema” di cui è Presidente lo scenografo e regista Enzo De Camillis.

La presenza di questo premio alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia segna nuovamente un grande traguardo per far conoscere sempre di più al pubblico un premio dedicato a chi fa il cinema con competenze indispensabili ma non conosciute.

Si ringraziano per la collaborazione ed i patrocini: l’Anica, l’APT, l’As.For. Cinema e il Mibac Direzione Cinema, e i Media Partner Coming Soon, Voce Spettacolo, ZerkaloSpettacolo.

Frabemar Srl e la tecnologia di tracciamento delle merci

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

Frabemar Srl ha da sempre posto molta attenzione sul problema del tracciamento delle merci, dotandosi di vari sistemi come la scheda di tracciamento e l’ “Attestation de Destination”. Fondata nel 1995 da Franco Bernardini, la società è anche rappresentante di vari Consigli dei caricatori.

Frabemar

Frabemar Srl: i sistemi di tracciamento merci

La questione dell’efficace tracciamento era già stata affrontata da Frabemar durante l’ottava Riunione annuale Mandatari del Consiglio dei Caricatori del Gabon: il tracciamento elettronico per il controllo del traffico e delle merci è da sempre un focus fondamentale per la società di trasporti e logistica, che sfrutta diversi metodi per assicurare anche questo servizio. La scheda di tracciamento delle merci, waiver o bsc, rappresenta un affidabile documento di tracciabilità che viene emesso contestualmente all’imbarco delle merci. Grazie alla sua consolidata esperienza, Frabemar è stata incaricata come Mandatario Speciale per l’Ogefrem dal Consiglio dei Caricatori della R.D. Congo nel 2008: da allora rilascia la scheda di tracciamento F.E.R.I., per tutte le merci trasportate via mare da qualsiasi porto e dirette in Congo. La società si serve inoltre di una piattaforma tecnologica in grado di coprire gli spostamenti delle merci da tutti i punti d’imbarco fino al porto di sbarco. La piattaforma “Attestation de Destination” infine, permette il tracciamento delle merci destinate in R. D. Congo e provenienti dai porti di Tanzania, Kenya e Sud Africa, al fine di consentire i controlli ai diversi punti di frontiera. Frabemar Srl è stata scelta come rappresentante di diversi Consigli dei Caricatori per la sua affidabilità ed esperienza, come ad esempio il Consiglio Nazionale Caricatori di Angola, Niger, Gabon, Costa d’Avorio e Mali. Le procedure di emissione delle Schede di Tracciamento Merci sono diverse a seconda del Paese interessato.

I servizi offerti da Frabemar Srl

Frabemar Srl nasce nel 1995 su iniziativa di Franco Bernardini, grazie alla sua trentennale esperienza nell’ambito marittimo in West Africa. Su richiesta di molteplici clienti, in breve tempo si è dotata dei dipartimenti di Trading internazionale e Chartering di M/N, oltre ad avviare un dipartimento di Nuove Tecnologie per rimanere all’avanguardia, soprattutto nel campo della connessione satellitare in Africa. Da più di due anni è attivo il dipartimento di Formazione, destinato agli operatori della catena logistica in Africa. Per venire incontro alle nuove esigenze del settore logistico, Framebar Srl si è occupata di fare certificare le sue attività da organismi accreditati, per rispettare le norme internazionali di qualità. La società punta al miglioramento dei processi interni e alla razionalizzazione. La sua mission aziendale punta all’ottimizzazione degli approvvigionamenti, in particolare nelle zone dell’Africa Occidentale, garantendo ogni volta, di caso in caso, il miglior rapporto qualità/prezzo.

La zanzara muta, il nuovo romanzo di Gianfranco Spinazzi

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Cultura, Libri

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

La zanzara muta di Gianfranco Spinazzi

La zanzara muta mette in scena un incontro/scontro tra due anziani arrabbiati con se stessi e con la vita. Il romanzo è diviso in due parti in cui si analizzano i pensieri e i ricordi dei due protagonisti, mentre si racconta del loro improbabile rapporto nato nell’inganno e nella violenza e poi sfociato nella necessità di comprendere e di condividere. Tra piccoli e illogici squarci di vita ed elucubrazioni al limite della follia e della paranoia, Gianfranco Spinazzi riesce a regalare alla fase della senilità una prospettiva nuova, in cui si ha la sensazione che non tutto è perduto, e che il cambiamento può avvenire anche dentro chi ha troppe rughe in volto e troppi dolori nelle ossa. Un romanzo intelligente e ironico, una lucida riflessione sulla solitudine e sui dolori e rimpianti che la vecchiaia porta con sé, ma anche un’originale storia in cui a farsi protagonista è la mente con le sue molteplici e talvolta paradossali sfumature.

Titolo: La zanzara muta

Autore: Gianfranco Spinazzi

Genere: Drammatico

Casa Editrice: Tragopano Edizioni

Pagine: 169

Codice ISBN: 978-88-99396-02-2

«[…] Il tarlo cervellotico del settantenne non concedeva tregua ai dubbi e ai tormenti. La congestione di immaginario e reale affossava ogni tentativo di mediazione razionale. Quando si trattava di frenare gli ingorghi dei pensieri, era difficile per lui operare tagli e distanze, cedeva alla libertà che avrebbe dovuto conciliarlo con se stesso».

La zanzara muta di Gianfranco Spinazzi è un romanzo molto particolare. I suoi protagonisti, due anziani con una vita interiore spesso confusa e irrazionale, colpiscono il lettore per la loro complessa caratterizzazione: il loro stanco muoversi nell’esistenza con un pesante carico di rabbia e sogni infranti si bilancia a una visione della vita fanciullesca e a tratti magica. I due personaggi, prima costretti nei ruoli di vittima e carnefice, si ritrovano a essere lo specchio in cui riflettere ognuno le proprie illusioni e i propri “ingorghi mentali”. In un dialogo serrato e sofferto, questi uomini ritrovano il senso di una condivisione scomparsa da troppo tempo, e pur se arroccati nelle loro storie e nelle loro idiosincrasie, individuano un punto di incontro nella lucida consapevolezza dei loro fallimenti. E la zanzara muta del titolo diventa metafora di un’assoluzione giunta forse troppo tardi ma necessaria a entrambi, la fine di un incessante ronzio nelle orecchie e nell’anima come chiusura di una vita di rimpianti. In una Venezia ostile e instabile come gli stessi protagonisti, i due anziani uomini arrivano a firmare una sorta di armistizio con le loro esistenze, prima trascinate nella solitudine e ora, forse, illuminate da un incontro accidentale quanto disperatamente cercato. Gianfranco Spinazzi offre al lettore uno squarcio sulla crudezza di una vecchiaia organizzata in rigidi schemi con cui i protagonisti cercano illusoriamente di controllare le proprie vite, per poi creare un incidente in cui ogni labile certezza crolla, e in cui non c’è più posto per l’ostilità verso il genere umano ma solo comprensione e accettazione. Il romanzo offre un nuovo modo di intendere la delicata fase della senilità, sostituendo al senso di vacuità e di fine, metaforicamente rappresentata dall’immagine del piccione che va a morire solo e in disparte, una prospettiva di rinascita e di redenzione dagli errori commessi e dalle scelte non intraprese. Una storia che non si dimentica, due personaggi stravaganti ma anche dolorosamente umani e un messaggio profondo e universale: l’esistenza ha un senso e l’incompiutezza dell’uomo trova soluzione solo nella condivisione e nell’apertura verso gli altri.

TRAMA. Due vecchi si incontrano in un bar veneziano gestito da un nano che si veste in stile “belle époque”. Stabiliscono di incontrarsi a casa di uno dei due per approfondire il comune interesse per gli alianti, e qui, a visita avvenuta, il padrone di casa aggredisce l’invitato colpendolo alla testa. Non si tratta di un colpo mortale. I due si fronteggiano in un serrato dialogo in cui affiorano ricordi, amarezze e squarci dell’infanzia perduta. I toni sono spesso concitati ed enigmatici, soprattutto da parte del padrone di casa, un uomo incattivito dalla solitudine e preda di idiosincrasie. Nella seconda parte del romanzo si inquadra la figura dell’aggredito, con i suoi dolori e il suo bisogno di comprendere le proprie scelte di vita. E sarà proprio il confronto con questo semi sconosciuto, un confronto prima subìto e poi cercato, che porterà l’uomo a ripercorrere la propria vita, e ad analizzare la complessità della natura umana.

BIOGRAFIA. Gianfranco Spinazzi è nato a Barcellona (Spagna) nel 1941 e vive a Venezia. Ha debuttato nel 1997 con Le Fototette per Supernova Edizioni. Per la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2001 Foghera a Venezia–C’erano una volta i cinematografi (finalista “Premio Calvino”). Nel 2006 pubblica per la casa editrice Il Filo Cartoline e carichi pesanti (targa “Premio Letterario Internazionale Città di Cava de’ Terreni”) e nel 2008 Attenti a quei due. Del 2011 è A.A.A. Venezia cercasi (Supernova Edizioni) e del 2012 Nel pozzo (Book Sprint Edizioni). Con la Tragopano Edizioni pubblica nel 2013 Pagine Elisha, nel 2014 la trilogia sulle “Botteghe veneziane”: L’emporio a bussola di calle delle Bande; I mari del sud di calle dei Fabbri; Meridiano Toletta. Nel 2015 pubblica per Tragopano Edizioni la raccolta di racconti La catastrofe degli elementi, e partecipa con un racconto al romanzo collettivo Il Palazzo. Per la stessa casa editrice pubblica Clessidra nel 2016 e La zanzara muta nel 2018.

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Evento “Ognuno di noi” a Roma: Il futuro di Eni secondo Claudio Descalzi

Scritto da Gianni Ronni il . Pubblicato in Aziende

La crescita di Eni verso la neutralità carbonica, l’economia circolare e lo sviluppo del settore delle rinnovabili: questi gli obiettivi dell’azienda secondo l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi.

Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: lo scenario attuale

Ci troviamo ad affrontare uno scenario complesso, con una popolazione mondiale che nei prossimi 20 anni è destinata a crescere significativamente, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, caratterizzati da un elevatissimo numero di persone che ancora non hanno accesso all’energia elettrica. È questa la realtà che ha delineato Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni, durante l’evento “Ognuno di noi”, presso la Nuvola a Roma. L’AD ha incontrato i dipendenti della società e ha illustrato le linee guida della nuova strategia, soffermandosi su diversi punti cruciali. Il paradosso da affrontare sarà proprio il continuo crescere della domanda di energia, contrapposto alla necessità di ridurre le emissioni prima di provocare conseguenze climatiche “irreversibili”. “Viviamo in una realtà caratterizzata dalle differenze e dagli squilibri”, ha sottolineato Claudio Descalzi, facendo riferimento anche agli accordi non vincolanti e alle politiche disomogenee sul clima messe in atto dai vari Paesi. Altro grande problema, ha aggiunto, è quello dei rifiuti, in particolare delle plastiche: “Oggi il mondo produce 1,3 miliardi di tonnellate all’anno di rifiuti, nel 2025 saranno 2,2 miliardi di tonnellate”

Claudio Descalzi: gli obiettivi futuri di Eni

“L’obiettivo maestro”, ha specificato Claudio Descalzi, “è creare valore nel lungo termine”, aspetto che non interessa solo gli investitori di Eni ma anche tutti gli “stakeholder” che hanno a che fare con la compagnia, come ad esempio le popolazioni locali dei Paesi nei quali la società opera. Tale obiettivo va perseguito attraverso l’economia circolare e la neutralità carbonica, cioè il bilancio zero tra emissioni generate e le misure adottate per compensarle. Secondo l’AD si tratta di “un progetto identitario, interamente basato sui valori. Tutte queste dimensioni saranno accomunate da un profondo processo di digitalizzazione, innovazione e condivisione che ne determinerà un miglioramento continuo. Si tratta di un modello dove digitalizzazione e innovazione saranno fondamentali, in cui Eni cercherò nuove figure professionali e in cui occorrerà lavorare sempre in trazione diretta con la ricerca e lo sviluppo”. L’economia circolare nel futuro di Eni è destinata a diventare un business importante, da sviluppare, insieme alla riduzione dei rifiuti e dei costi della materia prima, insieme alla limitazione delle emissioni a valle. Infine, Claudio Descalzi ha evidenziato anche il tema della ricerca e sviluppo: “Nell’arco del quadriennio 2018-2021, Eni spenderà oltre 750 milioni di euro, di cui il 45% in HSE e decarbonizzazione”.

Finanza immobiliare: l’esperienza imprenditoriale di Salvatore Leggiero

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

Professionista con un’esperienza consolidata nel settore della finanza immobiliare, Salvatore Leggiero è a capo di LEGGIERO Real Estate, società di respiro internazionale che opera principalmente a Firenze, Milano e Roma.

Salvatore Leggiero

Salvatore Leggiero: l’esperienza alla guida di LEGGIERO Real Estate

Dopo una prima parte di carriera nel settore media, Salvatore Leggiero si interessa alla finanza immobiliare e dà vita a LEGGIERO Real Estate, società che gli permette di mettere a frutto la sua forte propensione alle attività commerciali e legate al marketing. Mission di questa realtà imprenditoriale è la riqualificazione di edifici di differente natura, caduti in disuso ma dalla forte valenza storica. La società avviata da Salvatore Leggiero non solo acquista e dona nuovo valore a questi immobili, ma cura l’intera filiera connessa alle operazioni di compravendita con l’obiettivo di individuare fonti utili di finanziamento del progetto per garantire un valido ritorno sull’investimento ai finanziatori. LEGGIERO Real Estate concentra le sue attività a Firenze, Roma e Milano. Ogni operazione condotta salvaguarda la valenza storica degli immobili interessati, mantenendo un occhio di riguardo verso il rispetto dell’ambiente. Da segnalare, tra le più recenti riqualificazioni, quella di un palazzo di pregio ubicato nei pressi della Fontana di Trevi, destinato a ospitare un prestigioso hotel a 5 stelle (avviata nel 2017).

Salvatore Leggiero: i primi anni della sua carriera professionale

Sin dagli inizi della sua carriera, Salvatore Leggiero dimostra un importante spirito d’iniziativa e dinamismo. Crea da zero, infatti, realtà che hanno raggiunto negli anni un grande successo, come ad esempio Grandiscuole, Radio Kiss Kiss, Tuv Turinghen e ANSWERS. Tali esperienze lo portano a sviluppare una serie di competenze che decide di mettere al servizio degli altri: diviene docente di Media Planning & Buying presso l’Art & Business School di Firenze. È autore in questo periodo anche del libro Il Cliente Ha Sempre Ragione, pubblicato nel 2002, primo volume in Italia a trattare del Customer Relationship Management e dell’importanza di un modello aziendale che sia cliente-centrico.