Archivio per 25 luglio 2018

Call center in cloud: risposta immediata nella soluzione dei problemi di sistema

Scritto da Easy4Cloud il . Pubblicato in Aziende, Comunicati Stampa, Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

Tra i vantaggi di un call center in cloud uno dei più significativi è la rapidità nella soluzione dei problemi informatici, vero e proprio incubo ricorrente nella gestione e nell’archiviazione dati.

Semplicità e mobilità sono i due criteri sui quali Easy4Cloud ha costruito i suoi servizi per call center in cloud, pensando soprattutto a quelle che sono da sempre le maggiori criticità dei sistemi di gestione dati on server.

Rapida soluzione dei problemi informatici 

I flussi informatici rappresentano la principale problematica di gestione di un call center, nonché il punto dolente nella loro operatività.

Per quanto la aziende si impegnino per ridurre al minimo i “buchi di sistema” dei propri software on server, la grande mole di dati genera fisiologicamente défaillance  di sistema sulle quali occorre mettere mano.

Su tale punto il paragone tra un call center in cloud ed uno su server diviene quasi impietoso…

La velocità di intervento del gestore della cloud è mirato e puntuale per ogni singola necessità aziendale, con un’assistenza no stop e una risposta immediata nella risoluzione delle anomalie di sistema.

Quando un Big Data comincia a “dare i numeri”…

Il know how del gestore di cloud per la prevenzione alle défaillance di sistema risulta nettamente maggiore rispetto ad un ufficio programmazione di una singola azienda.

Le anomalie di sistema, per quanto create a volte dagli operatori o dagli stessi sistemi informatici, hanno spesso origini comuni; la gestione della mole dei dati in fase di archiviazione e organizzazione.

Per rendere sempre disponibili le piattaforme crm per ogni terminale operativo, occorre monitorare continuamente il flusso dei dati e la loro sistematica propensione a “dare i numeri”…

Le difficoltà nella gestione dei big data hanno radici comuni

Proprio per tale ragione, per un call center in cloud, affidarsi ad un operatore esterno nella gestione di questo delicato compito rappresenta un doppio vantaggio;

  • partecipare e usufruire di un ampio know how dei problemi gestionali delle piattaforme crm
  • avere una pronta risposta in caso di anomali o avaria temporanea dei sistemi

Questi due elementi costituiscono un vantaggio operativo sensibile nel lavoro quotidiano di un call center, spesso messo a dura prova proprio da interruzioni informatiche che costituiscono una minaccia per l’affidabilità dei clienti di un call center, spesso rapidi a cambiare operatore.

L’assistenza in remoto che ti rimette in… moto!

Occorre dirlo con grande franchezza; non esistono software immuni da problemi di questo tipo, ne su cloud, ne tantomeno su server.

L’unica mossa capace di rivelarsi quella più opportuna è allora quella di offrire la massima prontezza di risposta in assistenza, ascoltando attentamente le indicazioni delle problematiche e risolvendole puntualmente da remoto nel minor tempo utile.

Accanto a questa attività manutentiva, il gestore di cloud provvede inoltre a compiere analisi di sistema alla luce delle pregresse esperienze dei diversi call center in cloud, offrendo così un aggiornamento completo di tutte le impostazioni informatiche con azioni preventive che riducono la statistica delle anomalie di sistema dei sistemi informatici.

Citizen: orologi automatici ed ecologici

Scritto da Caterina Rossi il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle

I primi esemplari di orologi citizen furono prodotti quasi 100 anni fa dall’istituto di ricerca Shokosha a Tokyo. L’allora sindaco della città battezzo il risultato ottenuto dai ricercatori con il nome di “citizen” perché sognava che un giorno un orologio da polso di una simile qualità fosse disponibile a tutti i cittadini,in inglese appunto “citizen”, e non solo ai più facoltosi come era inevitabilmente a quell’epoca vista la novità dell’invenzione. Questa origine si può attestare ancora oggi dato che Citizen incorpora nella propria filosofia l’idea di costruire degli orologi che possano essere utilizzati da tutti, in questo senso trascura l’idea di un design volto a fare di un orologio un status symbol e  produce esemplari che sono altamente funzionali, belli nella loro semplice eleganza e non per la loro ricercatezza di forme e linee.

Eco-drive: il cuore degli orologi citizen automatici

Il fatto che Citizen si impegna ad offrire un prodotto che sia usabile da tutti non significa che questa compagnia si adagi sugli allori e offra un orologio che valga come il minimo comune denominatore delle esigenze delle persone. Al contrario cerca sempre nuovi modi di far avanzare l’innovazione tecnica. Del resto la filosofia Citizen sostiene come noi tutti siamo cittadini del mondo e come tali dobbiamo rispettarlo. Per questo da un po’ di anni a questa parte è stata sviluppata una incredibile tecnologia chiamata eco-drive. Essa permette agli orologi automatici Citizen di ricaricare la batteria sia con l’energia cinetica del polso che con la luce. Con eco-drive gli orologi citizen diventano delle moderne  meridiane ma a differenza di queste non dipendono totalmente dal sole perché possono essere ricaricate anche con la luce artificiale e poi chiaramente con la batteria si mantengono in funzione anche al buio.

I vantaggi ecologici di questa soluzione sono considerevoli, se si considera che permette di non dover sprecare materiali spesso molto tossici e difficili da smaltire per produrre batterie.

Indossare un orologio Citizen permette quindi di essere più consapevoli delle giuste ma a volte difficili scelte ecologiche che dobbiamo fare per il pianeta, senza in questo caso dover compromettere il proprio lusso.

Eleganza per tutti: la missione degli orologi citizen automatici

In precedenza si era accennato all’idea che ha creato il nome del brand Citizen, ovvero il sogno di questo sindaco di Tokyo di avere a disposizione un orologio che potesse diventare il compagno quotidiano di tutti.

A quasi 100 anni di distanza come sono andate le cose? Prima si è detto come Citizen abbia spinto molto sul pedale dell’innovazione, ma questo non significa che si sono scordati dell’idea che sta alla base del loro nome. Infatti questo brand è altamente competitivo proprio perché offre uno prodotto valido per un prezzo accessibile a tutti, si può dire che il sogno di questo sindaco si sia realmente realizzato.

In conclusione se si cerca un orologio che sia semplice e sobrio ma elegante, con al suo interno una tecnologia innovativa e all’avanguardia, tutto questo ad un prezzo totalmente abbordabile, allora un orologio citizen automatico rappresenta la scelta migliore.

Ulteriore impennata del malware per Android nel secondo trimestre 2018

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Un nuovo malware per Android ogni sette secondi il bilancio degli esperti di sicurezza di G DATA, un incremento del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Bochum – Violazione dei dati, app fasulle, worms e una valanga di nuovi malware. Queste le problematiche più evidenti per gli utenti Android nella prima metà del 2018, periodo in cui si è raggiunto un nuovo record negativo di applicazioni dannose: evidente la crescente veemenza dei cybercriminali.


Dopo il leggero calo registrato nel 2017, il primo semestre 2018 è stato caratterizzato dalla stessa crescita esponenziale del malware che fu registrata negli anni precedenti. Nel secondo trimestre dell’anno i ricercatori G DATA hanno rilevato un nuovo malware per Android ogni sette secondi. Con 2.040.293 nuove app dannose a carico del sistema operativo mobile nei primi sei mesi dell’anno si è raggiunto un nuovo record negativo. Nel solo secondo trimestre sono stati scoperti circa 1,2 milioni di nuovi malware. In soli sei mesi è già stato superato il valore registrato nel corso dell’intero 2015.

In rapporto al primo semestre del 2017 (1.447.422) si è registrata una crescita di circa il 40%, mentre “solo” del 31% se lo si raffronta con le rilevazioni della seconda metà dello scorso anno (1.555.060). Per l’anno in corso gli esperti di sicurezza G DATA si aspettano circa 3.500.000 nuovi malware per Android. I cybercriminali paiono attualmente alla ricerca di nuovi metodi per veicolare attacchi sui dispositivi mobili dotati di Android, un interesse che non meraviglia: in Europa circa il 70% dei dispositivi mobili (smartphone 75% / tablet 65%) è dotato del sistema operativo Android, un dato che trova un riscontro esatto nelle quote di mercato di Android presso gli utenti italiani.

Perché questa impennata del malware per Android?

Secondo le più recenti analisi degli esperti G DATA, i cybercriminali si stanno focalizzando sul gaming in ambito mobile, producendo malware a ritmi estremamente sostenuti. Sempre più produttori rendono disponibili su smartphone e tablet popolari giochi per Pc o console, attesissimi dagli utenti. Una tendenza che non è sfuggita agli hacker, ne è un esempio la recente manipolazione dell’app Fortnite.

Inoltre gli attaccanti cercano nuove modalità per veicolare in maniera creativa malware particolarmente remunerativi sui dispositivi mobili, come mostra il nuovo worm per Android rilevato dai ricercatori G DATA lo scorso giugno. Il worm (ADB.Miner) attiva una richiesta di debugging della porta USB per collegarsi allo smartphone tramite interfaccia ADB (Android Debug Bridge). Se l’utente clicca su ok, il dispositivo viene infettato e ricerca in Internet porte TCP 5555 aperte per creare una botnet di device di cui gli attaccanti poi abusano per il mining di XMR Coins (Monero).


GDATA

Fondata nel 1985 a Bochum, G DATA vanta una storia di oltre trent’anni nella lotta e prevenzione contro le minacce informatiche ed è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT, insignite di numerosi riconoscimenti per la qualità della protezione fornita e l’intuitività d’uso.
G DATA produce e commercializza soluzioni di sicurezza totalmente aderenti alle normative europee sulla protezione dei dati. Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza per le imprese, dalle micro alle grandi aziende, e applicazioni rivolte all’utenza consumer.
Partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP, G DATA ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati. L’azienda patrocina altresì il Teatro Comunale di Bologna e diversi eventi volti all’accrescimento culturale e all’aggregazione sociale tra cui mostre e corsi presso istituti scolastici per favorire un uso consapevole del web e dei social media.
Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Sereni Orizzonti, cambio al vertice: Simone Bressan alla guida della holding

Scritto da studiolifestyle il . Pubblicato in Aziende, Locale, Salute

Il gruppo è leader nella costruzione e gestione di residenze sanitarie per anziani: 85 strutture attive in Italia e un piano di investimenti da 180 milioni

Sereni Orizzonti Holding

Cambio al vertice di Sereni Orizzonti Holding, capofila del Gruppo dell’imprenditore friulano Massimo Blasoni, e che costruisce e gestisce residenze sanitarie per anziani in Italia. Sereni Orizzonti con i suoi 5.000 posti letto è uno dei leader del settore, una realtà in grande crescita con un consolidato di oltre 150 milioni di euro e uno sviluppo costantemente in doppia cifra nell’ultimo quinquennio.

A prendere le redini della Holding è Simone Bressan, 36 anni, già impegnato con incarichi al Ministero del Lavoro, direttore di un Centro Studi economico nazionale e da tempo nell’organico dirigenziale del Gruppo. Bressan è, infatti, entrato in Sereni Orizzonti nel 2006 e negli ultimi due anni ha guidato LifeCare, l’immobiliare di sviluppo del gruppo.

“Siamo impegnati – ha spiegato Bressan – con un rilevante piano di sviluppo che prevede la realizzazione di oltre 2.500 nuovi posti letto entro il 2020 con investimenti per 180 milioni di euro: un progetto ambizioso ma coerente con la domanda di posti letto e l’incremento dell’aspettativa di vita media” – ha dichiarato Bressan.

Il gruppo è oggi già presente con 85 residenze in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sicilia e Sardegna.

Simone Bressan, 36 anni, al vertice di Sereni Orizzonti Holding

Simone Bressan, 36 anni, al vertice di Sereni Orizzonti Holding

Sereni Orizzonti 1 SpA
Via Vittorio Veneto, 45 Udine (UD)
Tel. 0432 506519
www.sereniorizzonti.it

HORUS BLACK: “SIMPLY” è l’album d’esordio del giovanissimo cantautore genovese

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

Atmosfere vintage che richiamano il rock’n’roll anni’50 si fondono alla più surreale psichedelia degli anni ’70 fino a fare capolinea in un fresco pop contemporaneo.

L’idea di incidere un album è sorta dopo qualche anno di scrittura. Nel corso di questo lasso di tempo varie influenze hanno contaminato l’artista portando alle realizzazione di un disco i cui brani, seppur diversi fra loro, mantengono comunque con coerenza elementi che caratterizzano il concept complessivo. Le influenze principali derivano fuor d’ogni dubbio da un ventennio che parte dalla seconda metà degli anni ’50 fino alla prima metà dei ’70, in particolare cantanti e band come Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Tom Jones, i Rolling Stones, I Turtles, i Memphis Hornes, i Doors, i Led Zeppelin, i Queen (soprattutto del primo periodo).

«Ne consegue che non sia un amante di sintetizzatori o suoni finti in quantità imbarazzanti, anche se nel caso siano usati in maniera giusta possono sicuramente aggiungere molto. Di sicuro sono amante di arrangiamenti carichi e completi di archi ed ottoni. Sempre a causa di queste varie influenze all’interno dell’album, che si può definire pop rock, sono apprezzabili vari stili: rock’n’roll, ballate, funk, rock psichedelico, il tutto toccato a sprazzi da influenze classiche, (come i cori a canone in “We can’t go on this way”), dovute al fatto di essere figlio di due violinisti classici e nipote di un trombettista anch’esso classico. Di matrice classica è pure l’impostazione nel canto, plasmato poi sullo stile delle canzoni». Horus Black

Guarda qui il video del singolo in radio “We are alone tonight”: 

TRACK BY TRACK

 

Miss Candy

“Miss Candy è stata pensata come una canzone scritta da mio nonno paterno e rivolta a sua moglie, ovvero mia nonna, morta quando io avevo 4 anni e soprannominata da mio nonno “caramella”. La canzone infatti parla di un innamorato che si ricorda dei momenti felici vissuti con la sua amata: il primo incontro e il primo bacio, chiedendosi perché se ne sia dovuta andare per sempre; ciò nonostante lui continua ad amarla. Dal punto di vista musicale ad una strofa sicuramente più cupa e chiusa si contrappone un ritornello aperto e dai toni romantici”.

Sophie

“Sophie è stata scritta in un periodo in cui un mio amico faceva la corte ad una ragazza chiamata per l’appunto Sophia (poi diventata Sophie per ragioni musicali). Quando feci ascoltare a lui questa canzone voleva che cambiassi il nome in Marie, ma Sophie suonava meglio; alla fine comunque il nome Marie compare nell’ultima parte di questa canzone quando il testo recita Marie, no quella è l’altra! Nonostante dovesse essere una canzone di “corteggiamento” in realtà ci si fa beffa di Sophie: infatti una volta ottenuto l’amore tanto cercato è il momento di andare dalla sorella di Sophie che sta aspettando e deve essere soddisfatta! Lo stile è quello tipico delle canzoni rock’n’roll di fine anni ’50. Ah! Alla fine il mio amico ce l’ha fatta ed i due sono tutt’oggi fidanzati.

In my bed

“Il testo di In my bed mi è venuto effettivamente in mente mentre ero a letto in una notte d’estate e non riuscivo a chiudere occhio (situazione per me piuttosto comune). Il testo ripercorre la situazione che stavo vivendo: sdraiato da ore, nessuno in giro, tutti che dormono e io che fisso il muro come consuetudine in questi momenti. La spiegazione alla situazione poteva essere che io ero da solo o almeno questa è quella che mi è venuta sul momento! In conclusione comunque il messaggio è di speranza: so che cambierò e non sarò più solo…ed in effetti così è stato”.

Cock a doodle doo

“Chicchirichì”, questa è la traduzione di cockadodledoo. Lessi tale termine per la prima volta quando fui costretto per motivi scolastici a leggere “La tempesta” di William Shakespeare dove il personaggio di Ariel diceva proprio cockadiddledow; quando lo vidi pensai che sembrava proprio uno di quei termini presenti nelle prime canzoni rock’n’roll tipo auabbabelubeauabbebum in “Tutti frutti” di Little Richard o Be boppa lula di Gene Vincent e quindi smisi di leggere ed imbracciata una chitarra mi misi a comporre. Si può dunque affermare che questa canzone, che probabilmente è quella con il testo più sciocco, è di origine shakespeariana. Musicalmente si ricalcano le linee delle canzoni rock’n’roll anni ’50”.

We can’t go on this way

“L’origine di “We can’t go on this way” è probabilmente la più bizzarra se confrontata a quelle delle altre canzoni contenute nell’album. Una mia amica doveva festeggiare i 18 anni di età ed era venuta a sapere che un anno prima io ed altri miei due amici avevamo scritto un’altra canzone per una ragazza che stava per diventare maggiorenne e chiese di fare lo stesso. Questa volta però decisi di fare le cose per bene, quindi scrissi musica e melodia e poi consultai i miei amici per farne una versione stupida dal punto di vista del testo, che includeva sul finale persino un estratto della Bibbia riguardante l’apparizione a Maria dell’angelo Gabriele con tanto di accompagnamento di organo stile chiesa (tutta questa parte ovviamente è stata eliminata).

The march of hope

“The march of hope si apre a ritmo di bolero, elemento che dà origine al titolo. L’intento della canzone è quello intuibile dal titolo: dare speranza! Nelle due strofe infatti la situazione appare tetra con oscurità e buio tutt’intorno, senza sapere dove andare. Musicalmente è forse il brano più ardito sia da un punto di vista armonico che di arrangiamento che raggiunge il suo massimo nei ritornelli aperti e carichi di vitalità”.

“I know that you want

“Il riff di chitarra che si può ascoltare subito dopo la parte iniziale del brano è stata la scintilla che ha portato alla nascita di Baby I know that you want un brano pensato in stile funky e da ballare. Il testo in questo caso non contiene messaggi particolari, ma punta a far muovere sempre di più l’ascoltatore sopratutto con note lunghe ed acute eseguite anche con la tecnica del falsetto. La parte strumentale centrale lancia verso l’assolo di chitarra dopo il quale il brano si fa più dinamica grazie all’azione combinata di sezione ritmica, fiati, archi e coro”.

Simply

“Simply, semplicemente, semplice, così come la canzone da un punto di vista armonico (il giro si sviluppa sugli accordi di re, la e sol). Il testo riguarda un’avventura amorosa ormai giunta alla conclusione con il protagonista rimasto “semplicemente (sipmly) da solo”, ma ancora innamorato e promette che retserà per sempre ad aspettarla malgrado lo abbia finito. Il giro armonico di per se semplice è potenziato da un arrangiamento molto di impatto in stile Abbey Road specialmente nei ritornelli”.

We are alone tonight

“We are alone tonight nasce nel corso di una jam fatta con altri miei due amici e poi sviluppata in solitaria dato che l’improvvisazione aveva dato buoni frutti. La canzone è nettamente la più rock all’interno dell’album ed in quanto tale è caratterizzata da suoni decisi ed un testo che non si potrebbe definire tra i più delicati! Infatti il testo consiste nell’incitare la donna a “scuotersi” tutta la donna e le si precisa che non dovrà provare a fuggire! Roba rock insomma! L’arrangiamento include archi nel ritornello, cosa che potrebbe risultare strana in un brano dichiaratamente rock, ma che al lato pratico conferiscono al pezzo grande energia”.

Lonely melody

“Lonely melody è un brano dalla melodia struggente e malinconica, come ogni buona canzone in minore che si rispetti. La salita di mezzo tono dopo il primo ritornello danno grinta al pezzo che come si può intuire dal titolo, che si può tradurre come melodia solitaria, parla dell’impossibilità di raggiungere l’amore di una ragazza innamorata invece di qualcun’altro che però le procura solo che dispiaceri. Il risultato ad ogni modo è che il protagonista resta nella sua solitudine e tutto ciò che può fare è cantare, gridare la sua disperazione. Il brano si apre con un tanto efficace quanto semplice riff di chitarra che infonde subito spinta al tutto”.

 

ETICHETTA: SONIC FACTORY

Pubblicazione album: 11 maggio 2018

BIO

Riccardo Sechi nasce a Genova l’8 maggio 1999 in una famiglia di musicisti: madre e padre violinisti e nonno trombettista, tutti e tre professionisti ed esercitanti la professione al teatro Carlo Felice di Genova. Fin da piccolo vive in mezzo alla musica e si avvicina piccolissimo al violino, strumento che abbandonerà per poi riprendere in seguito in alcuni periodi tra elementari e medie, ma senza avere mai intenti troppo seri. Sta di fatto che la sua prima esibizione dal vivo la fece proprio suonando il violino. Negli anni delle medie ascolta, influenzato da un compagno di classe, molta musica di Fabrizio De Andrè, ma l’incontro musicale determinate avverrà più tardi, tra la terza media e la prima superiore, quando a bordo della macchina di famiglia arriva un cd contenenti i maggiori successi di Elvis Presley. Da quel momento la passione per il genere aumenta sempre di più fino alla scoperta dei più grandi della musica, soprattutto nel genere del rock. Ovviamente ascoltare non basta, si deve anche suonare! Da autodidatta impara a suonare chitarra, pianoforte ed ukulele, dall’età di 15 anni si dedica allo studio del canto con impostazione classica ed inoltre, a partire dallo stesso periodo, inizia anche a comporre, affiancato specialmente dal padre, coautore di tutti i suoi brani. Dal 2015 inizia ad esibirsi dal vivo, riunendo intorno a se una band a partire dall’anno 2017. Il nome d’arte Horus deriva da un episodio singolare: suo nonno materno infatti, appassionato di antico Egitto, offrì un ingente somma in denaro affinché il pargolo venisse chiamato Horus anzi che Riccardo. Evidentemente le cose non sono andate così, ma in un modo o nell’altro Horus sarebbe stato presente! E’ proprio con questo nome, Horus Black, che nel 2018 viene pubblicato il suo primo album.

Contatti e social

 

Facebook www.facebook.com/Horus-308536582995583/

Instagram www.instagram.com/horus_black

Sito Etichetta: www.sonicfactory.it

Francesco Pavolucci: il futuro dei trasporti passa dalla rete

Scritto da francescopavolucci il . Pubblicato in Aziende, Economia

Ad Energo Logistic stanno investendo molto sulle nuove tecnologie. Il futuro, infatti, corre verso un’esecuzione completamente automatizzata dei servizi di trasporto.

La rivoluzione della mobilità passa dalla rete digitale. Parte infatti da Torino la sperimentazione delle prime infrastrutture di trasporto intelligenti italiane, dove, come spiega il MIT (Ministero Italiano Trasporti) in una nota, saranno installati e provati: “sistemi tecnologici per la notifica di eventi pericolosi, avvertimento del passaggio di un utente vulnerabile sulle strisce pedonali, suggerimenti ai veicoli per la velocità consigliata in modo da ottenere il verde semaforico, servizi di parcheggio autonomo, applicazioni per la logistica urbana e per il carico/scarico merci.”

Il progetto Smart Roadintende unire infrastrutture stradali e tecnologiche per agevolare la circolazione di informazioni in real time, snellire il traffico e rendere sempre più agevole la circolazione di auto e veicoli commerciali anche a guida autonoma.
Gli obiettivi dunque sono quelli di migliorare la sicurezza delle strade e dei trasporti, la customer experiencedegli automobilisti, e contribuire alla riduzione del 20% di emissioni entro il 2020. Oltre che inserirsi nel mercato globale dei veicoli connessi, che oggi si aggira intorno ai 40 miliardi di euro.

Questa sperimentazione porterà le Smart Road verso l’Internet-of-Road, ovvero verso l’introduzione di droni in grado di fornire supporto di primo soccorso e pali di rilevamento che possono inviare informazioni utili “sia ai conducenti di oggi, che ai veicoli di domani”.

Ad Energo Logistic, azienda di San Giovanni in Marignano, leader nella logistica sono pronti ad affrontare la sfida del futuro.
La nostra azienda – spiega Francesco Pavolucci CEO di Energo Logistic – stiamo investendo molto sulle nuove tecnologie. Il futuro, infatti, corre verso un’esecuzione completamente automatizzata dei servizi di trasporto”.

Redazione
Ufficio Stampa Laura Ravasio – Nuova Comunicazione
cell. 348 9330574
ravasio@nuovacomunicazione.com
http://www.nuovacomunicazione.com

Da Marechiaro al Bel Danubio Blu

Scritto da Noi per Napoli il . Pubblicato in Cultura, Italia, Musica, Spettacolo, Teatro, Turismo

Al largo Martuscelli per Cinemart come al San Carlo tra canzoni napoletane e Operetta,con il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli, nel fresco di una serata vomerese la magia delle più belle melodie di tutti i tempi in un viaggio musicale dalla canzone classica napoletana all’ operetta …

In programma per giovedì 26 luglio alle 21.30 al Largo Martuscelli per “Cinemart”, l’Associazione Culturale Noi per Napoli, con il soprano Olga De Maio e il tenore Luca Lupoli, propone un affascinante viaggio musicale tra il mondo della Canzone Napoletana e quello dell’Operetta. Ammaliati dalle musiche e dai brani più famosi di Lehar e Ranzato, eseguiti con l’accompagnamento al

piano del Maestro Natalia Apolenskaya, la coppia De Maio – Lupoli, proveniente dal Teatro San Carlo, conquista il pubblico grazie ad un programma diviso tra brani di operetta con la “Vedova Allegra”, “Il paese dei Campanelli” e “Cin Ci Là”, fino a giungere alla canzone classica napoletana d’autore con pezzi celebri come “’A Marechiaro”, “Torna ‘a Surriento”, “’A Vucchella”, “O sole mio”. A presentare il recital è il giornalista e saggista,

Giuseppe Giorgio che attrae l’attenzione del pubblico, tra un brano e l’altro, proponendo alla sua maniera aneddoti, curiosità e fatti storici legati al tempo in cui sono state scritte le opere, soffermandosi con brevi cenni sulla vita dei musicisti e dei primi interpreti. Per tutti, uno spettacolo capace di proiettare gli spettatori nel mondo della Romanza da Salotto dell’800, dalle note dell’ Operetta a quelle della struggente Melodia Napoletana. Inserito nel contesto della Kermesse “Cinemart” il recital si prefigge di diffondere la cultura musicale e la divulgazione dei grandi generi che hanno conquistato il cuore delle generazioni passate ma che anche oggi hanno ancora tanto da dire.

Intervista: il giovane Alessio Di Franco parla della fotografia d’autore

Scritto da Elena Gollini Art Blogger il . Pubblicato in Arte, Cultura, Fotografia, Italia

Nato nel 1999 a Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia, il fotografo Alessio Di Franco si dedica fin da piccolo alla sua passione per la fotografia. A seguito della sua ultima personale tenutasi lo scorso mese a Gualtieri (RE) e in vista del progetto che ha in corso, che lo avvicina al famoso Antonio Ligabue, abbiamo intervistato il giovane Di Franco sul concetto di “fotografia artistica”.

D: Individua una parola chiave e motivala per indicare la sintesi del tuo attuale percorso nel mondo della fotografia artistica.
R: Una parola chiave? Ci proverò! Come si può leggere nelle mie presentazioni, negli articoli che parlano dei miei progetti, oppure, per chi ne ha avuto l’occasione di ascoltare la presentazione del progetto BELLEZZA alla mia mostra fotografica, a Gualtieri, da poco ultimata, una frase che ormai è diventata quasi un marchio di fabbrica è: “La BELLEZZA è scoprire il paragone tra REALTÀ ed IMMAGINAZIONE”. Ed è proprio quest’ultima parola che sceglierò come sintesi del mio lavoro, IMMAGINAZIONE. Tutti voi, create delle aspettative. Tutti voi, prima di un viaggio, di un incontro, di un evento, la notte pensate a ciò che potrà accadere, ciò che potrà essere. Premeditate. Immaginate. La stessa cosa, accade a me prima di ogni partenza, primo di un nuovo inizio. Prima di partire verso un nuovo Paese, studio la sua storia, i suoi accaduti, quello che accade. La storia, l’arte, l’architettura, le tradizioni, sono quelle piccole cose che rendono unici i luoghi che viviamo. Recentemente mi è stata posta questa domanda:”Tu, quando parti per un viaggio, non guardi mai le fotografie che sono già state scattate in quel luogo?” La mia risposta è stata: “No. Se prima di partire per un viaggio, andassi a guardare le fotografie che altri fotografi hanno già scattato, quando mi troverei in quel luogo, andrei a cercare quella fotografia, cercherei quell’immagine. Prima di partire per un viaggio, preferisco leggere la storia di quel luogo ed immaginarmi ciò che voglio trovare”. Un esempio, secondo me, molto valido, potrebbe essere il reportage fatto a Praga. Grazie alla documentazione storico-letteraria, sono riuscito a ripercorrere le vie della Primavera di Praga. Ho fotografato il distretto che, fino a metà degli anni ’90, era il centro del comunismo sovietico. Ne ho ripercorso il tratto architettonico e storico. Sono andato a cercare l’IMMAGINE che si era creata nella mia mente di questo paese, grazie all’informazione.

D: Quali consigli potresti dare a chi si avvicina all’arte fotografica da autodidatta come sei tu?
R: Così giovane, è molto difficile farsi strada in questo mondo, soprattutto da autodidatta. Penso che mi aiuti molto il fatto di non dare nulla al caso. Mi spiego. Quando vado in giro, ho sempre con me il mio libretto degli appunti. Su quel libretto, ci sono tutte le informazioni su ogni progetto fotografico, su ogni città in cui sono stato, su ogni personaggio che ho seguito e ci sono anche le informazioni riguardo all’impostazione della macchina fotografica, diviso per progetto. Altra domanda che mi hanno posto: “Perché nel 2018 hai ancora bisogno di scrivere come imposti la macchina fotografica, hai ancora bisogno di fare tante operazioni inutili, quando oramai con la tecnologia non servono più?”. Qui mi riconnetto alla domanda che mi avete posto precedentemente, la premeditazione. Io non ho uno stile per fotografare, lo stile è costruito sul progetto, sulla città, sulla persona. Non voglio che le mie fotografie siano tutte identiche, che abbiano tutte lo stesso colore, la stessa tonalità. Il colore è fondamentale, è il complice diretto del soggetto. È come la musica di sottofondo, detta le emozioni delle persone. È il primo impatto che hai con l’immagine. Il consiglio che mi sento di dare è il seguente, bisogna impegnarsi molto, avere voglia di imparare, avere molta curiosità. Bisogna essere umili, saper prendere i consigli che i professionisti ti danno, saperli anche filtrare delle volte. Per questo motivo devi avere delle idee chiare, devi saper motivare le tue scelte, le devi coltivare e portare avanti. Devi fare ciò che ti senti, anche se qualcosa scopri che è già stato fatto, fallo comunque, l’importante è che un progetto te lo senta veramente tuo. Devi far provare alle persone emozioni che prima non hanno mai provato. Avrei una bellissima riflessione su questo argomento, parlando sempre di progetti e di fotografie già fatte e rifatte e strafatte. Riguarda un progetto realizzato da un fotografo che io ritengo sia un grandissimo professionista con tantissima forza emotiva e per niente scontato, parlo di Christopher Anderson. Ma di questo non ne parlo oggi. Mi piacerebbe invece mostrarvi qualche fotografia scattata proprio durante la mia permanenza a Gualtieri, in occasione della mostra fotografica. Cosa ho trovato a Gualtieri, beh, guardate un po’ voi.