Archivio per 18 luglio 2018

Autotrasporto, ad agosto proclamato nuovo sciopero nazionale

Scritto da WebmasterDeslab il . Pubblicato in Aziende, Economia

Nuovo fermo per l’autotrasporto italiano: proclamato per agosto un nuovo sciopero nazionale dei servizi trasporto su gomma conto terzi. Ad annunciarlo sono state le associazioni di categoria Confartigianato Trasporti e Unatras per i giorni dal 6 al 9 agosto. La comunicazione, inviata regolarmente alla Commissione di Garanzia degli scioperi nei servizi pubblici essenziali (CGSSE), ha ricevuto il sostegno anche delle altre sigle, ovvero Assotir, CNA FITA, FIAP, SNA Casartigiani e UNITAI.

Una decisione univoca, motivata soprattutto da ragioni di carattere fiscale, perché a far scatenare il “casus belli” è stata l’impossibilità di fruire delle deduzioni forfetarie per le spese non documentate in occasione della dichiarazione dei redditi per l’anno 2017. In effetti, nonostante sia ampiamente scaduto il termine per la denuncia dei redditi 2018, l’Agenzia delle Entrate non ha ancora provveduto a pubblicare gli importi delle deduzioni, costringendo le imprese a rimandare il pagamento delle tasse.

Ma questa non è l’unica motivazione che ha spinto il comparto a proclamare lo sciopero nazionale, perché le associazioni di categoria denunciano una certa indifferenza nei loro confronti da parte del governo, più volte invitato formalmente a riceverle senza mai avere un riscontro. Ci sono poi ancora questioni pendenti come la ripubblicazione dei costi minimi di sicurezza e il rispetto dei tempi di pagamento.

La decisione di fermare i servizi di autotrasporto merci per conto terzi ad agosto, che riguarda ovviamente anche il trasporto bisarca, avrà sicuramente conseguenze pesanti per i cittadini italiani ma anche per i tanti turisti in visita nel nostro Paese, considerata la particolarità e l’importanza del periodo dal punto di vista economico.

Tempi supplementari per il centralinista digitale (IVR)

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Molti conoscono il termine «risponditore automatico» anche con l’acronimo IVR (sistema di risposte vocali interattive), ma a cosa serve esattamente? E in che modo gli utenti giudicano la funzionalità e l’utilità di questo strumento? Le esperienze personali risultano essere le più disparate. Certo è che la cara vecchia segreteria telefonica è ben lontana dallo sparire grazie al suo successore digitale. Anzi, un IVR ottimizzato di nuova generazione contribuisce indubbiamente a soddisfare le necessità di aziende la cui clientela è particolarmente esigente.

Modelli tradizionali sotto esame

Originariamente l’IVR è stato concepito come menu telefonico, attraverso cui identificare, segmentare e inoltrare le chiamate a persone o reparti specifici, utilizzando messaggi quali “per parlare con il reparto vendite selezionate 1”. Uno strumento che si rivela utile anche a chi eroga assistenza tecnica, poichè fornisce risposte automatizzate a domande generiche degli utenti senza che gli stessi debbano parlare personalmente con l’operatore. Ciò è possibile registrando preventivamente messaggi con informazioni sugli orari di apertura / disponibilità del servizio o sul tipo di assistenza fornita.

I clienti non apprezzano l’IVR

Utile si, ma la pratica mostra chiaramente che i clienti non sono affatto contenti di dover navigare attraverso questi menu. Piuttosto che doversi destreggiare in modo del tutto impersonale tra le numerose opzioni del menu per poi scoprire che magari quella desiderata non è disponibile, molti utenti preferiscono tutt’oggi interfacciarsi di persona con il centralinista. Per di più a molti sfugge il senso di doversi confrontare con un labirinto quale quello del servizio vocale automatico, per poi parlare comunque con un impiegato a cui dovrà spiegare ex-novo la situazione. Questa esperienza è estremamente frustrante per gli utenti e foriera, per le aziende, del rischio di disaffezione della clientela.

Garantire un’esperienza migliore del servizio e assicurarsi la soddisfazione dei clienti

Come si può utilizzare un sistema IVR a proprio vantaggio, migliorando il modo in cui ci si approccia alla clientela e incrementando la produttività automatizzando determinati compiti?

Prima di tutto è necessario capire in quali ambiti l’impiego delle funzionalità di un centralinista digitale risulta più efficace:

  • Identificazione rapida delle esigenze del cliente e inoltro mirato
  • Automatizzazione del servizio clienti grazie al «self service»
  • Prioritizzazione delle chiamate per assicurare che richieste urgenti vengano lavorate rapidamente dal giusto collaboratore
  • Amministrazione di grandi volumi di chiamate con l’inoltro mirato al giusto reparto, operatore o al “self service”

Utilizzate correttamente, queste funzionalità portano risultati sono misurabili a breve termine:

  • Maggior efficienza del servizio clienti
  • Riduzione dei costi operativi
  • Incremento dell’esperienza cliente positiva
  • Risparmio di tempo grazie all’automatizzazione di determinati compiti
  • Miglioramento dell’immagine aziendale attraverso un servizio professionale

Quel quid in più

Il servizio IVR è integrato nella maggior parte delle piattaforme per la telefonia. Alcuni sistemi però sono notevolmente più avanzati, consentendo ad esempio l’erogazione di un servizio molto più personalizzato grazie all’integrazione di banche dati esterne. Tale integrazione permette una lavorazione specifica per ogni chiamata, la registrazione di pagamenti tramite la carta di credito come anche l’inoltro sicuro delle chiamate in base ad una pianificazione precisa delle risorse e all’orario. Ne è un esempio il 3CX Call Flow Designer, che consente di costruire e monitorare percorsi di lavorazione complessi in modo semplicissimo.

Spoleto Arte ospita la personale di India Blake confermandone il grande talento

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

La prestigiosa mostra Spoleto Arte si è arricchita di un originale accento statunitense con la personale della celebre fotografa India Blake. Inauguratasi il 30 giugno a Palazzo Leti Sansi (via Arco di Druso 37, Spoleto, PG), l’esposizione organizzata dal manager di personaggi noti Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte, ha ottenuto notevole rilevanza mediatica in breve tempo. Non è mancata la presenza di numerose personalità del calibro di Vittorio Sgarbi, del presidente del Festival dei Due Mondi Giorgio Ferrara, di Alberto d’Atanasio di Casa Modigliani e dell’artista José Dalì, figlio di Salvador Dalì. Gli interventi del biografo di Versace e Armani Tony Di Corcia, del sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis e del pianista di fama internazionale Francesco Marano hanno inoltre contribuito a rendere l’evento qualcosa di unico.

In questo quadro di frizzante mondanità si è inserita perfettamente India Blake. I suoi scatti fotografici hanno catturato un posto in primo piano nella manifestazione e continueranno a farlo fino al 25 luglio. Questo il termine entro cui poter visitare la sua personale, in contemporanea con la collettiva Spoleto Arte, al cui interno si può trovare in allestimento anche una mostra del maestro Mario Schifano.

Il talento di India Blake si dimostra tanto in fotografia quanto in altre discipline artistiche, dalla scultura al teatro. Poetessa pluripremiata, l’artista si specializza sulla natura, sugli animali e la ritrattistica. Proprio la passione per i grandi spazi l’ha condotta a viaggiare molto, esponendo in diverse gallerie degli Stati Uniti e dell’Europa. Una delle sue ultime tappe è stata Roma, al prestigioso Piram Hotel, location che ha ospitato in Light and Space le sue fotografie dal 22 al 28 giugno, altro suo importante successo.

Ma è da ricordare anche un altro importante momento di focus mediatico per la sua personale a Spoleto Arte, il Premio Margherita Hack. La cerimonia di premiazione di insigni personalità del mondo della cultura e dello spettacolo ha ospitato sempre a Palazzo Leti Sansi i premiati dell’edizione 2018. Domenica primo luglio, a seguito dell’evento, le sue opere sono state ammirate da Carolyn Smith, presidente di giuria dello show Ballando con le Stelle di Rai Uno, premiata per l’eccellenza femminile, e da Vladimir Luxuria, conduttrice televisiva e scrittrice, componente della giuria, presieduta dal prof. Francesco Alberoni, sociologo di fama internazionale.

Per tutte le informazioni è possibile chiamare al numero 0424 525190, scrivere a info@spoletoarte.it oppure visitare il sito www.spoletoarte.it.

La sofferenza come tabù nel nuovo libro del prof. Guido Giarelli

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Libri

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata di Giudo Giarelli.

Si può vivere senza sofferenza? È possibile ricondurla nell’ambito di un discorso scientifico a partire dalla consapevolezza della comune “condizione umana” che la globalizzazione induce? Sono le domande a cui cerca di rispondere il saggio del sociologo e antropologo Guido Giarelli Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata.

Titolo: Sofferenza e condizione umana. Per una sociologia del negativo nella società globalizzata

Autore: Guido Giarelli

Genere: Società e scienze sociali, Sociologia

Casa Editrice: Rubbettino Editore

Collana: #sociologie

Pagine: 624

Codice ISBN: 9788849853360

«[…] La nostra tesi è che la sofferenza abbia posto in questo periodo un problema nuovo per le società occidentali, che è quello della sua inaccettabilità: il rifiuto della sofferenza, la sua non accettazione, è nata da un’illusione che si è andata sempre più diffondendo, che ha considerato la sofferenza come un’esperienza eccezionale, qualcosa che in quanto tale non apparteneva costitutivamente alla condizione umana. Mentre in passato tutte le religioni e le filosofie hanno considerato, come abbiamo visto, quello della sofferenza un problema fondamentale cui offrire qualche tipo di risposta di senso, nelle società moderne prima e contemporanee poi, la sofferenza è divenuta un tabù, così come la vecchiaia, la malattia e la morte».

Viviamo in un tempo di grande sofferenza: non le sofferenze atroci prodotte dalle grandi tragedie del ’900, ma un malessere sociale diffuso che si esprime sotto forma di sofferenza talora esplicita e mediatizzata, talora impalpabile, silenziosa e occultata dai mass media. L’esodato ultracinquantenne espulso dal mercato del lavoro, il giovane disoccupato o inoccupato che ha già perso ogni speranza di trovare un impiego, il lavoratore sfruttato e ridotto a “fattore produttivo”, i migranti sottoposti ai lavori più umilianti e alle condizioni di vita più degradanti, gli anziani che sempre più vedono sfumare la possibilità di una vecchiaia sicura e di una pensione adeguata a causa del deterioramento costante dei sistemi di protezione sociale pubblica. «Nonostante tutte queste sofferenze, abbiamo perso la capacità di spiegarle e quindi di cercare di affrontarle per poterle eliminare, per quanto possibile. E l’abbiamo persa – spiega Giarelli – perché, al pari della malattia, della disabilità, della vecchiaia e della morte, abbiamo considerato la sofferenza qualcosa di sconveniente, impresentabile, inaccettabile, “pornografica” in qualche modo, in una società sempre più salutista e performativa nella quale la bellezza, la salute, la necessità di essere sempre prestanti e all’altezza delle situazioni è diventato un dovere, un obbligo sociale se si vuole essere “in”, per non rischiare di diventare “out”. È così che la sofferenza è divenuta un tabù, rispetto al quale non sappiamo più parlare, spiegare e agire: questo libro cerca di ridarci la parola, di superare l’afasia che caratterizza la nostra società su questo tema». Elaborando una tipologia fenomenologica della sofferenza analizzata sulla base di un modello connessionista, il volume esplora quindi il contributo che tre studiosi classici (Karl Marx, Emile Durkheim e Max Weber) e tre contemporanei (Hans Jonas, Irving K. Zola e Margaret Archer) possono offrire attraverso i concetti di alienazione, anomia, razionalizzazione, limite, vulnerabilità e riflessività fratturata per una comprensione delle cause profonde della sofferenza umana. Ad emergere è così quella “dimensione del negativo” che, spesso interpretata dalle diverse mitologie, filosofie e teodicee religiose come prova dell’esistenza del “male”, rappresenta in realtà una componente intrinseca della condizione umana che una “sociologia del negativo” critica e riflessiva può consentire di analizzare sulla base di nuove piste di ricerca ormai ineludibili nella società globalizzata. «Vivere senza sofferenza è stata la grande illusione della società occidentale contemporanea, figlia della nostra idea di progresso lineare, indefinito, senza limiti: è così che si arriva all’illusione dell’ospedale senza dolore, del mondo senza sofferenza. Oggi stiamo scoprendo che la realtà ha dei limiti, e lo stiamo facendo a nostre spese: cambiamenti climatici, disastri ambientali, effetto serra, ma anche l’illusione delle pratiche anti-invecchiamento, di un’eterna giovinezza, di usare la criogenesi per sconfiggere la morte. Lo sapevano bene le società precedenti: un tempo il limite era inscritto nell’impotenza tecnologica dell’uomo di fronte all’onnipotenza incontrollabile della natura. Oggi, la mutata natura dell’agire umano consiste proprio nelle nuove e crescenti conquiste tecnologiche che la nostra società ha saputo mettere in campo, ma che rischiano di rivoltarsi contro di noi. Dobbiamo allora ritrovare quel limite autoimponendocelo secondo quel “principio di responsabilità” di cui parla Hans Jonas, per cui non tutto ciò che si può fare si deve fare, se vogliamo evitare di creare aspettative irrealistiche che non ci portano da nessuna altra parte se non alla nostra autodistruzione. Ciò che dobbiamo riscoprire è una nuova “cultura del limite” adeguata alla tarda modernità in crisi che stiamo vivendo, senza alcuna deviazione luddista e anti-tecnologica (fondamentalmente reazionaria), ma che sappia però tener conto dell’esistenza di limiti biologici, psicologici, esistenziali, sociali ed ecologici con i quali ci confrontiamo quotidianamente: è ciò che chiamo la dimensione del “negativo”, che racchiude tutti questi limiti, e rappresenta una dimensione fondamentale e ineliminabile della condizione umana quanto quella del positivo, con la quale dobbiamo tornare a familiarizzare, nella piena consapevolezza di questa ambivalenza della condizione umana, per cui non c’è positivo senza negativo, felicità senza sofferenza, gioia senza dolore. Perché, come afferma Salvatore Natoli “Il negativo colpisce il positivo, ma il positivo lo precede e ne è la sua ineliminabile condizione”».

TRAMA. Un libro che si rivolge non soltanto agli specialisti, ma anche a chi voglia cercare di comprendere le cause dei diversi tipi di sofferenza, cercando per quanto possibile di eliminare le sofferenze inutili, specie quelle causate dall’uomo, come le sofferenze sociali che originano dal mancato rispetto della dignità umana; senza per questo illudersi di eliminarle completamente, dal momento che esse rappresentano una componente costitutiva della condizione umana, una forma di adattamento all’ambiente in cui ci è dato vivere.

BIOGRAFIA. Guido Giarelli, Ph.D. alla University College London, è professore associato di Sociologia generale presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Presso la medesima università è stato direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Sistemi sanitari e le Politiche di welfare (C.R.I.S.P.) dal 2006 al 2010 e del Master di II livello in “Management integrato dei servizi sociali e sanitari”; è attualmente direttore del Master di II livello in “Medicina integrata”. È stato research associate dell’Institute of African Studies dell’Università di Nairobi, adjunct associate professor della School of Health Sciences della Oakland University di Rochester (Michigan), visiting scholar alla New York Academy of Medicine e alla Harvard Medical School di Boston, visiting professor all’Università di Oviedo (Spagna), all’Escola de Saúde Pública do Ceará di Fortaleza (Brasile) e al Centre for Sociological Theory and Research on Health Division and Population Health della University College London. Fondatore e primo presidente della Società Italiana di Sociologia della Salute (SISS) dal 2002 al 2005, segretario e poi membro del Consiglio scientifico della Sezione di Sociologia della salute e della medicina dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) dal 2005 al 2011, presidente della European Society for Health and Medical Sociology (ESHMS) per il mandato 2006-2010, è attualmente vice-Presidente del Consiglio direttivo del Research Committee 15 (Sociology of Health) dell’International Sociological Association (ISA). Dal 2004 è membro dell’Osservatorio sulle Medicine Non Convenzionali della Regione Emilia-Romagna.

Video di presentazione del saggio https://youtu.be/n5_wkFr-OrQ

Articolo Oggisud https://oggisud.it/cultura-e-spettacoli/presentato-il-libro-di-guido-giarelli-per-una-sociologia-del-negativo-nella-societa-globalizzata

Link di vendita http://www.store.rubbettinoeditore.it/societa-e-scienze-sociali/sociologia/sofferenza-e-condizione-umana.html

https://www.amazon.it/Sofferenza-condizione-sociologia-negativo-globalizzata/dp/884985336X

IL TACCUINO UFFICIO STAMPA

Via Silvagni 29 – 401387 Bologna – Phone:+393396038451

Sito: iltaccuinoufficiostampablog.wordpress.com

Facebook: www.facebook.com/iltaccuino.ufficiostampa/

Mail: iltaccuinoufficiostampa@gmail.com

Vincenzo Paradiso: l’esperienza accademica e gli incarichi ricoperti

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

Dopo la laurea in Filosofia, Vincenzo Paradiso si dedica costantemente alla propria formazione, per acquisire e mantenere un’alta preparazione dirigenziale che lo porta a ricoprire l’incarico di Direttore Generale in IVRI S.p.A.

Vincenzo Paradiso

Vincenzo Paradiso: la formazione e l’impegno in ambito accademico

Nato in Sicilia, Vincenzo Paradiso consegue la laurea in Filosofia nel 1988 per poi frequentare il Master Elea-Olivetti dal titolo “Specialisti nel settore delle nuove tecnologie”. Il manager siciliano si dedica costantemente alla propria formazione per costruire e mantenere l’elevata preparazione dirigenziale che gli consentirà di ottenere importanti incarichi negli anni a venire. Frequenta il Corso in Management Generale organizzato da Prosvi Formez di Taormina e dall’Università Berkeley della California. Nel 1992 si iscrive al Master in Sistemi Informatici dell’Università Bocconi di Milano, mentre nel 1997 studia Tecniche Dirigenziali al CERISDI di Palermo, presso cui otterrà il primo incarico lavorativo. Tra il 2004 e il 2006 frequenta il Master “Ambrosetti Sviluppo” di Ambrosetti The European House a Palermo e il Master in Diritto e Gestione della Documentazione Amministrativa della Scuola Superiore di Amministrazione Pubblica e degli Enti Locali del CEIDA a Roma. Vincenzo Paradiso rimane operativo in ambito accademico e scientifico anche negli anni successivi, ricoprendo il ruolo di Componente del Consiglio di Amministrazione di Consorzio Arca e Spin Lab, nato dall’impegno comune tra l’Università degli Studi di Palermo e Sviluppo Italia, oltre che dal Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia. si è impegnato come Docente di Cultura d’Impresa presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Catania nell’anno accademico 2005-2006. È autore di testi in materia di internazionalizzazione e investimenti.

Vincenzo Paradiso: gli incarichi manageriali

Il manager Vincenzo Paradiso ha svolto nel corso della sua carriera incarichi di rilievo sia in ambito pubblico che privato. Dal 1991 al 1997 lavora come Responsabile Marketing e Sistema Informativo del CERISDI, Centro Ricerche e Studi Direzionali, diventandone Direttore Generale nel 1998. Successivamente entra come Responsabile Commerciale della Pubblica Amministrazione per la Regione Sicilia in SchlumbergerSema, azienda leader in Europa che si occupa di Information Technology. Componente del CdA di Consorzio Extreme, per oltre un decennio Vincenzo Paradiso collabora come Amministratore Delegato, Amministratore Unico e Direttore Generale in Sviluppo Italia Sicilia S.p.A., esperienza che si conclude nel 2014 quando viene chiamato a rivestire l’incarico di Direttore Generale per IVRI S.p.A., società attiva nel settore della security. Vincenzo Paradiso è anche membro del Consiglio di Amministrazione di MondialBrokers Insurance Services e Presidente del CdA di Re.Crew. Il manager è stato insignito nel 2016 del titolo di Ambasciatore per il Turismo d’Affari dal Principato di Monaco ed è attivo in iniziative di natura solidale come il Banco Alimentare e AVSI, fondazione tramite la quale ha adottato due bambine a distanza. Dal 2001 al 2003 è stato Presidente della Compagnia delle Opere.

Software per call center: on server vs on cloud

Scritto da Easy4Cloud il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet

La scelta di un software per un call center richiede la valutazione di specifiche proprietà operative in modo da poter costituire un valido supporto di sostegno all’attività degli operatori.

I software gestionali rappresentano il modo in cui oggi le tecnologie informatiche affiancano, supportano e ottimizzano il lavoro di qualsiasi settore di produzione, dimostrando di recuperare ampi margini nella logistica, nella comunicazione e nell’organizzazione complessiva di produzione.

Software per call center on server: costosi e poco flessibili

La scelta del software per call center si rivela strategica per poter “dialogare” con le singole unità operative e ha determinato l’evoluzione di software “on server”, ovvero creati da informatici interni alle imprese, secondo le esigenze e le specifiche di ogni singola azienda.

Tuttavia questo tipo di scelta si è rivelata poco flessibile alla rapida evoluzione tecnologica del settore delle telecomunicazioni, facendo divenire in breve tempo tali software dei dinosauri in via di estinzione.

Occorre inoltre dire che costruire un software per call center “fatto in casa”, on server, ovvero strutturati all’interno della singola azienda, rappresenta un costo notevole sotto il profilo economico e di personale dedicato.

Accollarsi le spese di sviluppo del software, nonché provvedere poi internamente alla sua gestione, rappresenta spesso una voce di bilancio onerosa e del tutto fuorviante alle attività d’impresa di un’azienda per call center, la quale inevitabilmente si trova a dover poi “stringere” le spese di bilancio proprio su quegli aspetti che le competono maggiormente.

La soluzione on cloud di EasyCall Cloud 

Per ovviare a tali problematiche, Easy4Cloud ha sviluppato EasyCall Cloud, un software per call center “on cloud” che non necessita di essere installato sul server delle singole aziende, ma consente un accesso dinamico e flessibile da ogni postazione di lavoro collegata on line.

Per le imprese si tratta di una vera e propria rivoluzione con la quale possono finalmente liberarsi del peso (economico e di personale) di tutta la componente gestionale del software, adesso accessibile da un’interfaccia web collegata direttamente alla “nuvola”.

Per le aziende che si avvalgono di software per call center on cloud dunque, tutti gli aspetti gestionali del software sono presi in carico dal gestore della “nuvola”, con vantaggi che si traducono innanzitutto in due termini centrali:

  • abbattimento dei costi di creazione e di gestione del software
  • rapidità di aggiornamento, di ampliamento e di ottimizzazione del software 

software per call center on cloud consentono di gestire l’intero flusso di lavoro di un call center in maniera più mirata, alleggerendo la parte gestionale dell’organizzazione dei dati e intensificando in tal modo l’IT delle imprese a sostegno dei propri clienti.

Risorse Umane: il profilo dello specialista Giampaolo Sutto

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende

Nato nel 1961, Giampaolo Sutto è un professionista con alle spalle più di 30 anni di esperienza nel settore della gestione delle Risorse Umane. Dal 2012 ricopre il ruolo di Director HR.

Giampaolo Sutto: la formazione

Classe 1961, Giampaolo Sutto è un professionista dalla comprovata esperienza nell’ambito delle Risorse Umane. In seguito al conseguimento del Diploma di maturità classica nel 1975, inizia un percorso formativo che lo porta a specializzarsi nel settore HR, affrontando tutti i complessi aspetti legati a quest’ambito professionale. Conclude la formazione universitaria con il corso di laurea magistrale in Gestione delle Risorse Umane, affrontando anche un periodo di specializzazione all’estero che gli consente di affinare le proprie conoscenze linguistiche, in particolare della lingua inglese e in seguito dello spagnolo. Le competenze di Giampaolo Sutto spaziano dall’esperienza di Team Leadership al Management Consulting, per arrivare fino al settore più specifico della Strategic Human Resources Leadership. Il professionista ottiene il primo incarico lavorativo nel 1985: per tre anni ricopre il ruolo di Assistente Risorse Umane presso una Cooperativa attiva nel settore dei servizi, occupandosi di stipendi, adeguamenti salariali, operazioni di reclutamento e registrazione delle informazioni riguardanti i dipendenti.

La carriera di Giampaolo Sutto, professionista HR

Giampaolo Sutto, attualmente Direttore delle Risorse Umane per un’importante azienda italiana, ha svolto l’incarico di Assistente Responsabile HR tra il maggio 1983 e l’aprile 1990 presso una società cooperativa, per poi lavorare per oltre nove anni come HR Specialist presso una multinazionale di servizi alle imprese. Durante questi anni Giampaolo Sutto si occupa di ricerca e selezione del personale, gestione della carriera e delle buste paga dei dipendenti, relazioni sindacali e pianificazione dei processi di formazione interni all’azienda. Ricopre successivamente il ruolo di HR Coordinator presso la stessa multinazionale, per poi assumere il ruolo di HR Manager nel 2005. Per due anni si occupa di implementare e supervisionare i programmi di formazione e i corsi di aggiornamento dei dipendenti dell’azienda, oltre che gestire compensi e benefit dei dipendenti, supervisionare la sicurezza sul posto di lavoro e amministrare assunzioni e rapporti sindacali. Da marzo 2007 Giampaolo Sutto ha ricoperto i ruoli di HR Administration Manager e HR General Manager, per poi entrare in una importante azienda italiana di servizi alla persona come Direttore delle Risorse umane nel 2012, carica che mantiene da oltre 6 anni.

Focus sui Compro Oro, Cosa Fanno e Chi Sono i loro Clienti ?

Scritto da comproorofirenze il . Pubblicato in Affari, Aziende

Cosa fanno e chi sono i clienti dei compro oro sono domande a cui sembra semplice rispondere, in realtà al di là delle risposte più ovvie il commercio dell’oro usato rappresenta una realtà molto articolata che solo gli addetti del settore conoscono fino in fondo. Analizzando il fenomeno in modo razionale si capisce che se in molti si sono dedicati a questa attività ci sia un certo numero di persone che si rivolgano ad essi ma spesso si tende a pensare erroneamente che chi vende il proprio oro siano persone in grave stato di bisogno, al contrario la clientela è formata da molte tipologie di persone con motivazioni diverse. Le attività che acquistano oro comprano ogni genere di oggetti; gioielli, orologi, ecc valutandoli per il prezzo attuale del prezioso metallo giallo meno una percentuale che coprirà le spese di trasformazione e comprenderà il compenso per la propria attività, l’oro acquistato infatti sarà mandato in blocco ad apposite fonderie che provvederanno alla fusione e ad una nuova trasformazione in oro nuovo e puro in lingotti che rientreranno sul mercato acquistati da industrie gioiellerie o di altro genere o saranno acquistati come oro per investimento e depositati in qualche caveau rimanendo sotto forma di lingotti. I compro oro sono attrezzati per pagare subito ed in contanti gli oggetti acquistati anche se con le nuove leggi sulla tracciabilità non possano essere pagati in contanti cifre superiori ai 500 euro, in tal caso l’importo sarà pagato per mezzo di assegno o bonifico, il compro oro richiederà anche un documento alla persona di cui farà una copia come richiesto dalle vigenti norme. La nuova legge del 2017, che regola le attività compro oro Firenze e di ogni altra città o località italiana, oltre al limite sui contanti ha introdotto nuovi obblighi per gli operatori, chiunque voglia svolgere tale attività dovrà essere iscritto ad uno speciale registro che è detenuto dall oam. L’oam è un’organizzazione indipendente che già si occupa di regolare attività finanziarie particolari come quelle dei mediatori e degli agenti finanziari, questa scelta è stata decisa del governo valutando le particolari competenze che questa organizzazione ha dimostrato di possedere. Un altro obbligo per i compro oro sarà quello di detenere un libro con le registrazioni di ogni operazione di acquisto effettuata, oltre ai dati del venditore e ai dettagli dell’operazione dovrà essere prodotto e mantenuto un archivio fotografico di qualsiasi gioiello ed oggetto in oro acquistato. Gli acquisti di oro dovranno essere pagati da un conto corrente ad hoc dedicato esclusivamente a questa funzione. Qualcuno potrebbe pensare che non conviene vendere i propri gioielli in questo modo ma in realtà a meno che non si tratti di oggetti di particolare valore o rarità, per i quali sarà necessario rivolgersi ad amatori o gallerie d’aste, gioielleria e oggettistica viene realizzata in lega con altri metalli, per questo il peso non è composto unicamente da oro e per ottenere nuovo oro puro saranno necessarie lavorazioni che non sono convenienti per piccole quantità, soltanto per mezzo di attività che accumulano il prezioso metallo giallo come i compro oro si possano raggiungere quantità ragguardevoli, per le quali sarà conveniente utilizzare le specifiche fonderie che sono solo il primo passaggio per la riconversione. Oltretutto negli ultimi anni il prezzo dell’oro ha aumentato ripetutamente il proprio valore portando la quotazione a livelli altissimi, questo ha spinto molti a cogliere l’occasione per monetizzare il valore di gioielli e oggetti acquistati anni prima che nonostante vengano rivenduti al prezzo di oro usato hanno garantito margini di guadagno importanti rispetto al valore originario. Certo chi decidesse di vendere il proprio oro è sempre meglio fare un giro presso più operatori in modo da poter scegliere la migliore valutazione proposta ed evitare offerte troppo basse rispetto alle valutazioni del momento.

Real estate: il profilo dell’imprenditore immobiliare Antonio Franchi

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

La carriera di Antonio Franchi inizia dalle prime esperienze lavorative come commercialista fino ad arrivare all’attuale impegno nel settore del real estate come Amministratore Unico e Socio Unico di Residenze Srl.

Antonio Franchi

Antonio Franchi: la formazione e l’attività come commercialista

Nato a Bologna nel 1960, Antonio Franchi è un professionista attivo nel settore del real estate. Si laurea a pieni voti in Economia Aziendale presso l’Università Luigi Bocconi di Milano nel 1983, per poi entrare tra i più giovani d’Italia nell’Ordine Professionale dei Dottori Commercialisti lo stesso anno del conseguimento della laurea. Fonda il suo Studio Professionale nel 1987, mentre nel 2000 avvia lo Studio Franchi Maccagnani, il primo Studio associato interdisciplinare di Verona. Antonio Franchi porta avanti il suo impegno nell’ambito accademico, collaborando con l’Università di Verona all’interno del Dipartimento di Diritto Tributario dal 1989 al 1993. Negli stessi anni, è attivo in ambito editoriale: pubblica diversi saggi, come “Casi e soluzioni di diritto tributario”, pubblicato nel 1989 da Giappichelli, e “La revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie”, pubblicato nel 1992 da Giuffrè. Inoltre collabora con le riviste “Il Fisco” e “Bollettino Tributario”. Tali esperienze gli consentono di fondare lui stesso la Rivista Veronese di diritto e giurisprudenza d’impresa, guidandola anche in qualità di Direttore nel 1997.

Antonio Franchi: l’impegno nel settore immobiliare

Esperto di Diritto Fallimentare, Societario e di Contenzioso Tributario, Antonio Franchi porta avanti il suo impegno come commercialista per vent’anni, lavorando anche per fornire assistenza alle imprese nel reperimento di risorse finanziarie. È nel 2003 che decide di dare una svolta alla propria carriera per trasferirsi a Milano e dedicarsi al settore dell’imprenditoria immobiliare, occupandosi di ristrutturazione di interi fabbricati, palazzi e alberghi, di trading e di valorizzazione di immobili a destinazione residenziale di pregio. L’attività dell’imprenditore si estende alle maggiori città italiane, in particolare Milano, Roma, Firenze, Palermo, Bologna, Padova e Verona. Proprio in quest’ultima, avviene una delle sue operazioni più importanti nel 2008: la ristrutturazione e la rivendita dello storico Palazzo delle Poste, ubicato in centro città. Antonio Franchi, attualmente Socio Unico e Amministratore Unico della società Residenze srl, ha di recente promosso e registrato il marchio “Una Casa a Cinque Stelle”, con il quale sta costruendo due condomini di pregio in Veneto dotati della Certificazione “Condominio a 7 Stelle” di Seven Stars. Nonostante gli impegni lavorativi, l’imprenditore si impegna attivamente per portare avanti progetti legati alle sue passioni: dal 2017 è Socio, Vicepresidente e Consigliere Delegato del Club calcistico Verona Women, per il quale ha promosso un recente restyling e l’apertura del nuovo spogliatoio avanguardistico. Antonio Franchi è amante dell’Arte Orientale e possiede la più importante collezione del Veneto.

Milano si colora di giallo, nasce GialloDesign…un “altro” studio di architettura

Scritto da GialloDesign il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Giallo Design nasce  da un’idea dell’architetto Gianluca Liguori. Già giovanissimo va a bottega da quello che sarà il suo maestro Cesare Buoninconti.  Si laurea alla Facoltà di Architettura dell’Università di Caserta “Luigi Vanvitelli”.

Ideatore e co-fondatore di “GLED STUDIO”.  Nel 2015 si trasferisce a Milano per dare vita a un nuovo percorso di ricerca tra design, architettura e arredamento.

Sempre aperto a nuovi stimoli, curioso e innovativo, ama far dialogare l’architettura contemporanea e gli arredi dei grandi maestri del design italiano. Il suo è uno stile fresco e mai banale, ma sempre attento alle necessità del cliente.

GialloDesign crea composizioni architettoniche sovrapponendo forma, funzione, natura, consistenza, colore, scala unificata con lo SPAZIO.

Se dovessi identificarlo con una frase: “La sua architettura ha il calore dei raggi di sole che entrano in casa. Un sole caldo e intenso, giallo…Giallo Design”

Via Sammartini 23, Milano

c/o Campus Coworking Milano

mail: studio@giallodesign.it