Archivio per Giugno, 2018

Parole chiave per la rete di ricerca: Prosecco e la scalata SEO

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Dopo aver letto il lungo elenco di termini di ricerca (per meglio leggerli si veda alla fine del testo) é necessario soffermarci a riflettere e a prendere in esame le varie voci per capire quale il “motore” che porta gli utenti della rete a venire a conoscere una determinata realtà di servizi come la nostra.

Innanzitutto sono doverose alcune precisazioni: queste frasi sono state digitate in rete nell’arco dell’ultima settimana del mese di maggio c.a. e hanno portato al nostro sito 190 nuovi utenti con una permanenza media, tra tutti, di 59 secondi.

Come faccio a conoscere questi dati?

Magari lo approfondirò in un altro post, qui mi limito a dire che la mia formazione analitica mi spinge ad utilizzare gli strumenti di analisi che Google mette a disposizione.

I numeri rimangono sterili se non vanno interpretati correttamente e qui potrei anche sbagliare, ma vorrei provare a leggerne qualcuno attraverso la semantica delle parole chiave utilizzate per la ricerca in rete.

La parola “prosecco” é il vero plus, la scintilla che accende la candela del motore e lo porta nella direzione del www.francesconcollodi.com.

Vivere e lavorare nella zona DOC e DOCG Prosecco Superiore, ma, soprattutto, crescere assieme ad esso da più di trent’anni, vuol dire aver acquisito oltre ad una certa notorietà anche molta esperienza in fatto di packaging nel mondo della spumantistica e nei suoi mille risvolti: tipi di vetro, di chiusure, di contrassegni di Stato, di stazioni di etichettatura, di capsuloni e gabbiette e di mode e aspettative da parte dei vari mercati di riferimento.

Come é cresciuto questo importante settore del mercato Italiano così siamo cresciuti noi e con noi i nostri partner commerciali: da “quelli delle etichette” siamo oggi i maggiori consulenti sul mercato per lo startup di nuove aziende agricole, siamo detti i “risolutori” perché siamo chiamati, quotidianamente, a trovare soluzioni e compromessi, tra imbottigliatore e committente che sia un’altra Azienda Agricola o un altro portatore d’interesse nel mercato di quel prodotto vinicolo.

La legislazione e i vari disciplinari di produzione, che tanto appaiono complessi e di dubbia interpretazione, a noi ormai sono familiari. Il Botteon e il Sabellico sono quei mitici personaggi che ci hanno insegnato a regolare le nostre ispirazioni grafiche perché i nostri Clienti non incorressero in importanti sanzioni da parte degli organi preposti al controllo normativo.

Negli anni ’80, quando abbiamo incominciato a lavorare per le prime Cantine, il mercato era assalito da un vino con l’immagine presa poco seriamente. Si poteva rappresentare di tutto, dalle donnine nude, ai calciatori, politici, armigeri e castelli, vigneti a perdita d’occhio, grappoli di tutte le forme e colori, il tutto enfatizzato da diciture non conformi e veritiere tipo: “Premiato vino Prosecco del Piave” o “Prosecco Raboso, vino da tavola” e castronerie di questo tipo.

Le prime radio locali, le prime Tv private, cantavano i jingles di mobilifici, autosaloni e occhialerie; il comparto vino era considerato un alimento e non c’era bisogno di curarne l’aspetto, la comunicazione e tanto meno la qualità.

Ma proprio di qui, dove il Prosecco conosceva il suo primo mercato di interesse e di esportazione, la Germania, suo primo bacino di vendita, ha voluto distinguere un vino da un altro, il Prosecco di Nane dal Prosecco di Bortolo. Il legislatore si é fatto più puntuale ed accorto e le Cantine hanno sentito forte l’esigenza di personalizzare, di contraddistinguere le proprie bottiglie con un’immagine dedicata e con una cura e dedizione importanti verso il prodotto in modo da incominciare ad esportare le nostre bollicine, non più solo in Germania, ma anche negli Stati Uniti e da lì in tutto il resto del mondo per qualità e versatilità.

Quindi, oggi, per dire di noi si potrebbe anche dire: “Quei del Prosecco”. Alla veneta si capisce.

Andiamo avanti e sempre analizzando i termini di ricerca vediamo menzionati i toponimi come Treviso, Valdobbiadene e Italy che ci riguardano da vicino a dimostrare la nostra notorietà, valutata in termini di rete virtuale, in un territorio invece reale.

Altra parola é “price” o “цена” in russo.

Il prezzo é una voce che muove i mercati di qualsiasi settore, che apre o chiude le porte all’ingresso di nuovi prodotti e che incuriosisce l’utente in rete mantenendolo al riparo di dover parlare di vile denaro davanti al produttore o venditore di vino.

La parola “prezzo” a differenza di “Prosecco” non é la scintilla, ma la goccia di carburante che spinge il motore della rete verso un prodotto molto ricercato, in tutte le eccezioni del significato di questo termine di valore.

Perché appare il nostro sito digitando nomi di Cantine?

Alcune sono nostri Clienti, alcune lo sono state, ma tutte parlano nel loro linguaggio web con i nostri stessi termini e, pur non nominandoci direttamente, mostrano ai robots analitici i nostri stessi valori parametrici portandoci reciprocamente virtuosi e virtuali verso il consumatore comune.

Dovrei esserne soddisfatta? Direi di sì.

Mi piace pensare che credere nella comunicazione in rete ripaghi lo sforzo e il tempo impiegato purché ciò sia costante e pertinente.

I canali social che fanno da ponte, rete, e mettono in connessione i nostri messaggi postati giornalmente non fanno altro che muovere verso nuovi interlocutori il nostro Studio e muove, allo stesso tempo, il mercato, che in rete si interfaccia, verso il nostro termine “comune denominatore”: PROSECCO.

La Milano Art Gallery rende omaggio all’arte femminile con tre grandi artiste

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Dal 4 al 17 giugno la Milano Art Gallery (in via G. Alessi 11) ospiterà le opere di tre grandi artiste: Emanuela Corbellini, Giuliana Maddalena Fusari e Karin Monschauer. Il vernissage della mostra è previsto per lunedì 4 giugno alle 18. Organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes, direttore della storica galleria nel cuore della metropoli, l’evento si propone di portare tre donne provenienti da culture, stili e tecniche completamente diverse in uno spazio adeguato. La location permetterà alla vivacità dei loro colori e all’espressività delle loro creazioni di ottenere il giusto apprezzamento di pubblico e critica.

Emanuela Corbellini, originaria di Lodi, inizialmente si è dedicata al decoro su porcellana e ceramica. Il suo amore incondizionato per la natura l’ha portata all’utilizzo di quei colori e di quelle tonalità che vi ritrovano costante riferimento. Questa passione la porta in Sud America e alla progressiva tendenza a prediligere paesaggi irreali in cui prevalgono luce e colore.

Diversa la questione per Giuliana Maddalena Fusari. L’artista si forma all’Accademia di Belle Arti “Cignaroli” di Verona, poi a quella di Bologna, laureandosi contemporaneamente in Lettere e Filosofia – DAMS Discipline delle Arti Contemporanee all’Ateneo di Bologna.

Pierre Restany, celebre critico francese, la elegge artista dell’anno nella rivista Arte di Mondadori.

Ambasciatrice dell’arte d’Italia all’Europe Art Museum in Danimarca, gode del patrocinio gratuito del museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi in Toscana.

Karin Monschauer permette alla mostra di spingersi oltre i confini nazionali. L’artista è nata infatti in Lussemburgo nel 1960. Fin dai primi anni di liceo si divide tra due passioni, quella per la matematica e quella per l’arte figurativa, che avvicinano la sua arte alla tecnica del ricamo. Una volta terminati gli studi, sperimenta con la tecnica del mezzo punto e delle sfumature vivaci figure dalle forme geometriche. Avvicinatasi agli strumenti di digital art, sviluppa sempre più la sua carriera artistica.

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0276 280638, scrivere a info@milanoartgallery.it oppure consultare il sito www.milanoartgallery.it.

“Prospettiva 1” di Martino Zanetti secondo lo Studio Francescon & Collodi

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Quando l’aria di rinnovamento si respira a pieni polmoni, quando la creatività è vibrante tra le nostre mura e quando il Cliente si mostra aperto all’innovazione ed ad infrangere determinate regole io, proprio io, mi sento finalmente LIBERA.

L’entusiamo creativo poi diventa virale e tutto lo studio Francescon & Collodi si fa partecipe di questa nuova immagine, di questo piccolo stupor mundi che si accoccola attorno al nuovo vetro e ridisegna l’intero packaging fino ad arrivare a spiegarsi su tutta l’immagine aziendale.

Stiamo parlando, perché si sa, il commercio è innanzitutto una conversazione, di Col Sandago: la perla vitivinicola voluta e creata da Martino Zanetti.

Proprio “Prospettiva 1” di Martino Zanetti, pittore, ma anche noto imprenditore che cura con altrettanta passione la sua Hausbrandt di Trieste e il birrificio Theresianer, si dipana come un gomitolo policromo a formare il filo conduttore della nuova comunicazione per immagini e sensazioni.

Prosecco vuol dire volute di pensiero, di colline segnate dai filari, di ampi gesti fatti con la mano e il calice alzato. Così sono ora i vetri dei nuovi spumanti Docg e doc di Col Sandago: segnati da curve e rientranze.

Inutile usare ancora altre parole.

Farsi vedere e apprezzare sono ora i nuovi must di questi vini.

WINE DESIGN, il design del vino

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Qualche anno fa arrivarono da noi due cugini che desideravano dar nuovo lustro ai loro due prodotti, “Primo” e “Quinto Canto” con etichette vecchie e cariche di immagini riguardanti la Divina Commedia.

Ecco come ci siamo mossi.

Il primo passo è andato nella direzione della Camera di Commercio Europea per vedere la validità dei due nomi.

La parola “Canto”, già registrata da un loro concorrente, poteva essere fortemente contestabile. Pericoloso spenderla su nuove bottiglie con nuovo investimento in immagine e promozione marketing.

Consci che al mercato di questi due vini non andasse cambiato il nome, abbiamo consigliato, e poi concordato con i clienti, che i due nomi venissero fusi in una parola sola, sorretti da una immagine a forte impatto capace di sopperire alla mancanza del termine staccato ”Canto”.

I nuovi vini ora si chiamano “PrimoCanto” e “QuintoCanto” e la loro registrazione, presso l’ufficio Brevetti e Marchi, comprende l’intera etichetta in un figurativo per non innescare rivendicazioni di qualsiasi tipo.

Traendo dai disegni di Gustave Doré abbiamo puntato anche noi sulla Divina Commedia, naturalmente con riferimento al primo e quinto canto. Non più nel fronte etichetta, ma nella retro, in modo da mantenere un legame forte con le etichette precedenti e rimarcare il concetto di Canto della Divina.

Sulla fronte ora, un diavoletto e un piccolo Cerbero neri con piccoli tratti laccati di rosso vivo danno  una nota di colore all’etichetta. Si tratta di un piccolo punto eye-catching per distinguere le due bottiglie una volta messe sullo scaffale e rimarcare il riferimento all’opera di Dante Alighieri.

Uno studio di design serio per il mondo del vino, un vero conoscitore del mercato per immagini del wine and food, sa che tutto ciò non basta: non fa la vera differenza tra milioni di etichette di vino in commercio.

Un etichetta priva di storia da raccontare, senza un tocco originale e personale non solo non é una piccola opera d’arte, ma rischia di banalizzare, tanto quanto lo era prima, un prodotto che invece merita di essere promosso e acquistato.

Abbiamo, quindi, richiesto ad uno dei due cugini, all’enologo tra i due, la sua impronta del pollice destro. L’abbiamo aperta e stampata su tutta la larghezza dell’etichetta.

Da allora i due titolari della Cantina posso raccontare le loro etichette, all’incirca, in questo modo: «Vedi, il Primo e il Quinto Canto della Divina ci hanno da sempre affascinato e incuriosito tanto da averli voluti rappresentare con i nostri vini. L’ impronta, in argento lamina, dell’enologo, che vedi ai lati dei disegni in etichetta, riporta ad un duplice significato: il suo imprimatur, naturalmente, ma anche, a guardar bene, le volute di questa impronta ricordano i filari dei nostri vigneti presi dall’alto. In questi frammenti d’argento noi, porgendovi la bottiglia, ci rispecchiamo e firmiamo i nostri due prodotti di punta».

Non basta l’Italian Style, occorre l’Italian Genio, vero??

Know-how to do it: la nuova identità di Varvel

Scritto da BorderlineAgency il . Pubblicato in Aziende, Industria

Completamente rinnovata l’immagine aziendale del Gruppo Varvel: una nuova linea grafica e un nuovo payoff per comunicare l’esperienza e l’innovazione di questa storica realtà bolognese.

Valsamoggia (BO), 29 maggio 2018 – Il Gruppo Varvel, specializzato nella progettazione e nella produzione di sistemi di trasmissione di potenza Made in Italy, lancia ufficialmente la rinnovata immagine corporate e presenta il nuovo payoff.

 “Know-how to do it”: vale a dire l’unione del sapere e del saper fare, della teoria con la pratica, della ricerca con l’applicazione; il nuovo payoff di Varvel desidera porre l’accento sulla grande competenza del Gruppo, sulla capacità di imparare dall’esperienza e mettere in pratica gli insegnamenti maturati in oltre 60 anni di successi. Perchè l’evoluzione tecnologica è proprio questo: la concretizzazione dell’esperienza e delle migliori competenze per lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia e qualitativamente superiori.

Oltre al payoff, è stato effettuato un aggiornamento complessivo di tutti gli elementi che caratterizzano l’immagine aziendale Varvel: il verde è rimasto il colore identificativo del Gruppo, a sottolineare il forte legame con l’identità passata ed il desiderio di mantenere la riconoscibilità del marchio costruita nel corso degli anni;  sono invece state alleggerite le cromie a favore di tonalità più chiare, sinonimo di innovazione e trasparenza.

La nuova linea grafica è stata infine applicata anche al mondo del digitale, in particolar modo ai siti web del Gruppo: questi ultimi sono stati riprogettati secondo i contemporanei dettami della user experience e aggiornati non solo a livello di visual design ma anche della stessa struttura per consentire un accesso ai contenuti più agevole, completo ed efficace.

Questo “cambio di look” mette in evidenza la vitalità di un’azienda storica che continua a guardare avanti, portando innovazione nel mercato internazionale della meccanica di precisione, ma anche rinnovando se stessa e il proprio modo di presentarsi.

Il cambio di immagine coordinata del Gruppo Varvel rafforza l’identità e la riconoscibilità del brand, da sempre sinonimo di grande affidabilità e di qualità premium nell’industria degli organi di trasmissione.

GRUPPO VARVEL

Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerosi settori dell’industria. “Know-how to do it”: Varvel ha le competenze per soddisfare al meglio le richieste dei clienti. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti Varvel è progettata e realizzata in Italia, ma il Gruppo è presente in tutto il mondo con due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale con oltre 100 partner commerciali.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

Varvel Marketing Department
marketing@varvel.com – +39 0516721811

Ufficio Stampa – Borderline Agency
press@borderlineagency.com – +39 0514450204

L’Architetto del Vino

Scritto da Studio Francescon e Collodi il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

Un nuovo servizio si offre alle sempre più pressanti esigenze dei nostri Clienti: la progettazione architettonica e realizzazione di Cantine, la realizzazione di stand fieristici e la progettazione d’interni.

In molti ci chiedono se conosciamo un architetto affidabile e capace a cui domandare di realizzare su carta il proprio sogno, quello di tutta una vita, costruire o rimodernare la propria Cantina.

L’Architetto Fabio Nassuato è un uomo attento, accorto e, lo si vede subito, energico e reattivo. Lui non sta mai fermo, le sue idee sono in continuo fermento e freme dalla voglia di anticipartele. Anche i suoi lavori mostrano una profonda conoscenza della “materia” mista ad un crescente entusiasmo che non si smorza nemmeno davanti ai più ardui ostacoli. L’abbiamo visto all’opera: per lui sono fondamentali il recupero, l’ecosostenibilità e la flessibilità degli ambienti. Lo studio preliminare non riguarda solo il territorio in cui si innesta la nuova struttura, il paesaggio, ma guarda nel profondo l’animo dei committenti, ne studia la storia di lavoro e di vita e guarda alla brand identity e di come questa si mostra al mercato. Spesso le esigenze dei nostri mastri di Cantina mal si sposano con le esigenze di marketing e di immagine: bisogna mediare e trovare i giusti spazi di lavoro, di affinamento e di ricezione dove accogliere il pubblico in visita. L’intero edificio deve riportare lo stesso messaggio d’immagine, che non sia frammentato. Un sottile filo conduttore, infatti, deve permeare ogni ambiente; ad ogni angolo si deve leggere una piccola storia fatta di scelte tra architetto e committente, fatta di strutture preesistenti da conservare, fatta da scorci che non si possono precludere.

Il vino richiede continua cura e attenzione, Fabio Nassuato è, a tutti gli effetti, l’Architetto del Vino.