Archivio per 19 aprile 2018

THE LIZARDS’ INVASION: “INtro” è la traccia che introduce il concept album “IN-dependence Time” di prossima uscita

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

Un alternative rock ispirato e contaminato allo stesso tempo, accoglie il primo tassello narrativo e musicale che va a comporre il progetto discografico del gruppo di giovanissimi musicisti vicentini.

INtro non è un vero e proprio singolo. Come suggerisce il titolo è invece la prima traccia dell’album che di per sé ha lo scopo di far immergere l’ascoltatore in quello che sarà il viaggio condotto attraverso l’intero progetto musicale. Musicalmente è diviso in due aree: la prima, “Relax” caratterizzata da arrangiamenti “morbidi” e profondi in un’atmosfera generale molto dilatata (alla quale si contrappone una voce radiofonica e distorta); la seconda, “l’Esplosione” nella quale si possono ascoltare arrangiamenti delle due chitarre che lottano per uscire dal tappeto profondo creato dalle tastiere, dal basso e la dalla batteria. A questa lotta si aggiungono poi le voci armonizzate che evolvono in una chiusura assorbita lentamente da uno spazio sonoro quasi sinistro.

Il sound complessivo richiama uno dei pezzi più intensi dei Pink Floyd rimescolato con qualche influenza dei primi Alt j.

L’intero brano, come del resto l’album, è una ristrutturazione dei vecchi canoni che caratterizzavano il rock, liberata da elementi sterili e già sentiti, ma non snaturata dalla sua essenza primordiale.

Il testo è il canovaccio introduttivo di un narratore esterno alla vicenda che introduce la cornice della storia. Il significato, pur non essendo a se stante perché affiancato alla storia dell’album, può assumere senso anche da solo. Il narratore presenta infatti un mondo utopico nel quale regna l’armonia: tutti gli esseri viventi sono in pace tra loro e, gli “istinti negativi” che contraddistinguono la società e la realtà nella quale ci troviamo, non esistono.

Il pezzo è stato realizzato – come l’intero progetto – presso lo studio di registrazione “Il Teatro Delle Voci” di Treviso, che ha fornito gli elementi necessari per incidere tutte le tracce del disco in presa diretta, potendo così ricreare emozioni e dinamiche tipiche di un concerto live.

Marino de Angeli, il produttore artistico, ha curato la registrazione, il mix ed il master di INtro e di tutti i restanti brani appartenenti al disco.

«“IN-dependence Time” è un concept album, una sorta di storia a capitoli nella quale si racconta la vicenda di un mondo parallelo al nostro dove inizialmente tutto sembra in armonia, nessun umano prova emozioni negative, nessuno vuole il potere per sé a discapito del prossimo, almeno fino ad un colpo di scena inaspettato…L’ album contiene 7 tracce e ogni traccia rappresenta un capitolo della vicenda. Il titolo di ogni brano inizia per “IN”: questo perché la storia, seppur molto semplice nel suo svolgimento, porta l’ascoltatore ad avere un confronto con se stesso e “IN” se stesso per l’appunto. Inoltre, nella storia, è proprio la dimensione interiore degli esseri umani che viene presa di mira, è la presa di coscienza individuale che diventa azione fondamentale per contrastare l’entità». THE LIZARDS’ INVASION

Musicalmente ogni traccia dell’album equivale ad un capitolo della storia. Filo conduttore tra queste è una partenza morbida e a tratti soffusa che sfocia poi in atmosfere intense ed esplosive; l’ascoltatore è così trasportato attivamente nel concept, seguendo la vicenda dall’interno e rispettando i fini tematici del disco. Le sonorità si contraddistinguono da un ampio uso di effettistica riguardante ogni strumento, discostandosi così dal rock per definizione e ricreando dinamiche moderne e tridimensionali.

Autoproduzione

Membri del gruppo:

Resti: Voce
Màzzu: Chitarra
Mighè: Chitarra
Barba: Basso
Edo: Batteria
Fede: Tastiera

BIO

La band si forma nel giugno 2011 a Vicenza. Per quasi un anno il gruppo si esercita con molte cover di band storiche (Toto, Deep Purple, Pink Floyd, Led Zeppelin e altri).

Nel 2012 è il momento di scrivere anche pezzi propri, con un sound simile al progressive rock.

Nel 2013, la band esordisce con il suo primo EP (27 minuti) “The Hole” al cui interno si trovano 5 tracce.

Tra il 2014 e il 2015 il gruppo raggiunge diversi risultati: partecipa alla finale nazionale dell’Emergenza festival suonando all’Alcatraz di Milano. Successivamente arriva il Premio Schiolife del VicenzaNetMusic che gli regala la possibilità di aprire il concerto a Schio di Ian Paice, batterista dei Deep Purple.

Settembre 2016: esce l’EP Dare to Hear che comprende 3 brani, e il primo video ufficiale della canzone da cui l’EP prende il nome.

2017: La band arriva tra le prime 10 band classificate al Tour Music Fest, potendo così suonare al Jailbreak di Roma.

2017/18: contattati da Musicraiser, la band conduce una campagna crowdfunding di successo da febbraio a marzo 2017.

La realizzazione del concept album “IN-dependecne Time”, primo vero progetto a livello “professionale” che vanta alti standard di realizzazione, contiene la collaborazione con numerosi progetti locali e non, oltre che la firma del produttore artistico Marino de Angeli, che registra il progetto al Teatro delle Voci di Treviso.

Vernissage di successo per La mostra dei vincitori della Signora delle stelle alla Milano Art Gallery

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Si è inaugurata con il sorriso di Elena Borboni e Vincenzo Pazzi la doppia personale alla Milano Art Gallery. Sabato 14 aprile, alle 18.00 in via G. Alessi 11, alla storica galleria nel cuore della grande metropoli i due artisti hanno brindato alla Mostra dei vincitori de La Signora delle stelle, un’esposizione-concorso in memoria della celebre astrofisica Margherita Hack.

Tenutosi qui dal 16 dicembre 2017 al 10 gennaio di quest’anno, l’evento a cui i due premiati hanno preso parte si proponeva di onorare il ricordo della nota professoressa con dipinti, sculture, istallazioni, fotografie.

Sempre organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, direttore della Milano Art Gallery, l’esibizione riservata ai due vincitori si è aperta nei giorni in cui Milano ha ospitato Miart, la fiera d’arte più importante di tutta la Penisola per quanto concerne il mondo dell’arte contemporanea, moderna e del design.

Dal 14 aprile, dunque, al 30, le opere di Elena Borboni, insignita del primo premio, e di Vincenzo Pazzi, che invece ha ottenuto il secondo, rimarranno alla Milano Art Gallery, aperta al grande pubblico.

Di Elena Borboni è propria l’esigenza di amalgamare il mondo reale con la materia in una tavolozza che riprende i colori dell’arcobaleno. In questa maniera la vita stessa che viene raffigurata si tinge di una venatura fantastica, visibile nelle sue incantevoli opere, che ottengono il favore della critica.

Vincenzo Pazzi, d’altro canto, arriva all’arte attraverso un altro percorso, che lo vede riscontrare, dapprima in rete, un interesse sempre più crescente per i suoi lavori. I concetti astratti raffigurati nero su bianco richiamano un po’ nella struttura i mandala e i mosaici.

Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, visitare il sito www.milanoartgallery.it oppure inviare una mail a info@milanoartgallery.it.

Ma io vorrei solo poter telefonare – Come esorcizzare il demonio della migrazione alla telefonia IP

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

E’ ormai un dato di fatto che anche in Italia abbia luogo da tempo una migrazione degli operatori dalle linee analogiche e ISDN (una tecnologia che nel nostro Paese non si è mai realmente affermata) verso l’erogazione di connettività internet o servizi di telefonia tramite protocollo IP. Nei Paesi germanofoni, dove l’ISDN era la tecnologia di base delle telecomunicazioni i carrier si sono dati persino scadenze (Deutsche Telekom entro il 2018, Swisscom entro il 2020) per la dismissione definitiva delle vecchie linee. Il passaggio alla connettività e alla telefonia via IP confronta i responsabili di infrastrutture e reti aziendali oltre che isystem integrator con l’impiego quasi obbligato di soluzioni e piattaforme basate su IP con tutte le nuove modalità di lavoro che ne derivano. Tra i cosiddetti “buzzword” del marketing, ora tramutatisi in una realtà da affrontare, figurano parole chiave quali all-IP, copertura mobile stabile, comunicazioni unificate, collaborazione di gruppo, telefonia via cloud e messaggistica.

Per non essere sopraffatti dalla pletora di offerte attualmente sul mercato, vale la pena di focalizzarsi su alcuni punti prima della migrazione, con l’intento di identificare eventuali ostacoli per evitarli. Il noto produttore di telefoni IP Snom identifica quattro punti cardine per una migrazione di successo.

1 – Identificare le reali esigenze

Le moderne telecomunicazioni combinano diverse modalità di interazione e dispositivi su una singola rete IP. Oltre al tradizionale telefono fisso vi sono anche la messaggistica istantanea, le conferenze telefoniche o video, l’integrazione di dispositivi mobili e relative applicazioni, Skype o altre applicazioni per PC per la trasmissione della voce, sistemi CRM e strumenti di collaborazione per attività di gruppo. Quali sono le funzionalità realmente necessarie? Quanto sono rilevanti per il singolo utente: Il meccanico di un’officina non avrà necessariamente bisogno della chat. Un responsabile vendite potrebbe preferire di essere reperibile sul proprio telefono mobile e/o su quello fisso usando un singolo interno (convergenza fisso/mobile). Infine, è necessario valutare soluzioni particolari, come l’adozione di telefoni cordless IP per i lavoratori che hanno la necessità di spostarsi spesso all’interno dell’edificio aziendale, o di server per l’elaborazione e riproduzione di allarmi o di sistemi per la diffusione monodirezionale di avvisi al pubblico o per la comunicazione bilaterale. Senza dimenticare anche le applicazioni tradizionali, quindi l’integrazione di sistemi CRM preesistenti nel nuovo mondo IP.

Le più avanzate soluzioni UC basate sullo standard SIP supportano nativamente la maggior parte di queste funzionalità, quindi la valutazione della piattaforma più consona passerà da un esame di eventuali ostacoli all’implementazione, come modelli di licensing poco trasparenti, incompatibilità con i sistemi preesistenti o una pressione inappropriata a migrare tutto nel cloud. Tutte ragioni più che sufficienti per non permettere che la migrazione su IP obblighi l’azienda a prendere decisioni affrettate riguardo a quale piattaforma per la comunicazione aziendale e quindi quale infrastruttura adottare.

Scegliere il centralino e i terminali più adeguati liberamente, è di indubbio beneficio in termini di concreta semplificazione e ottimizzazione della routine quotidiana ed evita il rischio di demandare ad un solo fornitore una tra le infrastrutture più critiche per un’azienda.

2 – Occhio alla qualità del servizio

Le installazioni tradizionali erano semplici: constavano di una rete fisica per l’infrastruttura IT e di un’altra separata per quella telefonica. Le due operavano in maniera indipendente l’una dall’altra senza interferenze. Oggi non è più così. Nelle infrastrutture “tutto su IP” la velocità e le prestazioni di rete sono diventate essenziali per la fruibilità dei servizi.
Per evitare lamentele da parte degli utenti è essenziale che la nuova infrastruttura si basi su un approccio votato alla qualità. Anche la più performante delle linee internet perde valore di fronte ad una malgestione del flusso traffico (voce/dati) nella rete IP aziendale. Ove possibile è raccomandabile implementare una rete virtuale prioritaria per il traffico voce (Voice VLAN), unitamente a switch che supportino il protocollo LLDP-MED. Ciò consente ai terminali IP di autoconfigurarsi per l’accesso alla rete “voce” mentre ai PC di collegarsi alla rete “dati”.
Un’altra discriminante per assicurarsi una buona qualità del servizio è che il router impiegato supporti la prioritizzazione del traffico tramite DiffServ (differentiated services). La disponibilità di questo meccanismo dovrebbe essere verificata con il carrier o il system integrator. Non da ultimo va verificato il livello di prestazioni del wifi aziendale: gli smartphone e i laptop dotati di applicazioni vocali o per l’elaborazione dati necessitano di molta banda sulla rete wireless.

3 – La sfida dell’implementazione

Quando si seleziona un terminale IP è utile tenere a mente il principio della funzionalità “plug & play”: i dispositivi devono potersi configurare automaticamente non appena collegati alla rete aziendale. Ciò non significa che l’installazione sia un gioco da ragazzi, l’amministratore di rete deve comunque assicurarsi che questa sia opportunamente configurata, in modo da non bloccare web proxy o pacchetti multicast.

Un altro punto da considerare è la personalizzazione dell’endpoint. La receptionist vuole essere in grado di contattare i colleghi utilizzando la selezione automatica, mentre l’assistente del direttore esecutivo preferisce utilizzare il tasto BFL (Busy Lamp Field) per rispondere alle chiamate in entrata. Se più persone condividono la stessa postazione di lavoro, ognuno vorrà avere il proprio accesso personalizzato allo stesso terminale (hot desking). Tutte personalizzazioni che vanno garantite. Poter impostare configurazioni specifiche per gli utenti interni e remoti tramite una console centralizzata è essenziale per evitare che l’amministratore di sistema venga assediato con problematiche inerenti l’uso dei terminali.

Un’ulteriore sfida è rappresentata dalla sicurezza. Le intercettazioni telefoniche sono da sempre una minaccia: bastava un collegare un chip con doppino al microfono per ascoltare le conversazioni su linea analogica, collegarsi alla centralina di distribuzione in strada in presenza di linee ISDN, scansire le frequenze DECT per hackerare le conversazioni condotte con telefoni cordless e, per quelle condotte su rete GSM, installare semplicemente celle fasulle. Oggi non è più così facile a fronte dell’introduzione di numerose tecniche di cifratura per il DECT, la voce, la connessione dati e le piattaforme UC, fino a sistemi di cifratura impenetrabili da terminale a terminale. Quando si valuta una nuova rete IP altamente integrata è necessario soppesare il livello di sicurezza garantito dalla soluzione e dai terminali a fronte della reale esigenza e del costo.

4 – Fruibilità: troppe distrazioni?

Le soluzioni UC, i telefoni IP avanzati, le applicazioni più moderne e i servizi basati sul cloud, tutti promettono alle aziende un incremento della produttività ed una semplificazione della collaborazione tra gli addetti. La convergenza delle applicazioni contribuisce a migliorare la coordinazione sui progetti e a limitare la perdita di informazioni, tuttavia è anche possibile che la quantità di informazioni condivise sovraccarichino l’utente.
Gli impiegati possono davvero concentrarsi sul proprio lavoro se costantemente interrotti da messaggi istantanei? Sia loro sia voi siete d’accordo sul fatto che il loro status di presenza sia visibile a chiunque? Se da un lato è più facile raggiungere i singoli impiegati, non li si mette troppo sotto pressione perché ora ricevono comunicazioni a qualunque ora?
In fase di implementazione di una soluzione IP, oltre a formare lo staff sugli strumenti e le applicazioni sarà anche necessaria una rieducazione in merito a come gestire il nuovo paradigma fondamentale ossia la disponibilità continua e il monitoraggio degli impiegati.
Al riguardo bisogna quindi considerare i seguenti punti:

  • Chi può o dovrebbe avere accesso alle informazioni sulla presenza degli impiegati presenti nella directory aziendale tramite le funzioni di visualizzazione della disponibilità erogate via BLF?
  • Come si può evitare che gli impiegati vengano distratti in continuazione? Se l’utente seleziona la modalità “non disturbare” (DND), questo stato è visibile su tutti i canali? (chat, telefonia, stato presenze)
  • E’ possibile attivare o disattivare automaticamente le notifiche mail o chat (ad esempio al di fuori dell’orario di lavoro o nel week-end?)
  • E’ possibile differenziare i messaggi importanti da quelli meno rilevanti?
  • Dove e soprattutto quali dati sull’attività degli utenti vengono archiviati? (archivio chat, conferenze telefoniche, uso di internet)

In generale, la migrazione al mondo “all-IP” rappresenta una sfida per chi è coinvolto nell’implementazione dei sistemi. Non stanno solo cambiando le applicazioni individuali, ma anche l’intera infrastruttura e le modalità operative. Che si tratti di soluzioni UC o dei terminali IP, un’interfaccia utente non complessa e un minimo di formazione semplificherebbero la via verso l’integrazione delle soluzioni per la telefonia IP di nuova generazione.

Trovare la piattaforma e i terminali ideali è la vera sfida per le organizzazioni. Si tratta di un processo con così tante variabili da richiedere ai responsabili IT/TLC di prendersi il proprio tempo e possibilmente di rivolgersi a specialisti.

Snom

Leader su scala mondiale e marchio premium di innovativi telefoni VoIP professionali di livello enterprise, Snom fu fondata nel 1997 e ha sede a Berlino. Pioniere del VoIP, Snom lancia il primo telefono IP al mondo nel 2001. Oggi, il portafoglio di prodotti Snom è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di comunicazione presso aziende di ogni ordine e grado, call center, nonché in ambienti industriali con particolari requisiti di sicurezza.

Sussidiaria di VTech Holdings Limited dal 2016, Snom conta uffici commerciali dislocati in Italia, Regno Unito, Francia e Taiwan, vantando altresì una reputazione internazionale eccellente nel mercato del Voice-over-IP. L’innovazione tecnologica, l’estetica del design, la semplicità d’uso e un’eccezionale qualità audio sono solo alcune delle caratteristiche che distinguono i rinomati prodotti Snom. L’attuale gamma di prodotti Snom è universalmente compatibile con tutte le principali piattaforme PBX ed è stata insignita di numerosi premi in tutto il mondo da esperti indipendenti.

Ingegnerizzate in Germania, le soluzioni IP di Snom rappresentano la scelta perfetta nei mercati verticali, come la sanità e l’istruzione, dove sono richieste soluzioni specializzate nella comunicazione business, nell’IoT e nelle tecnologie intelligenti.

Per maggiori informazioni su Snom Technology GmbH, si prega di visitare il sito www.snom.com.

Stefano Nesti: le esperienze professionali, dal real estate al gaming online

Scritto da web officesn il . Pubblicato in Affari, Aziende

A lungo attivo nel real estate come dirigente, Stefano Nesti oggi nel ruolo di Chief Operating Officer sovrintende a tutte le opreazioni di Logispin

Stefano Nesti: prime esperienze professionali e formazione

Manager di origini toscane, Stefano Nesti nasce in provincia di Pistoia, nel piccolo comune di Montale. Passata qui l’infanzia, si trasferisce a Milano dove si forma e consegue il diploma in ragioneria. Dopo la fine degli studi, comincia il suo percorso professionale nel real estate e collabora con diverse realtà attive nel settore, assumendo ben presto ruoli di rilievo. Al termine della prima metà degli anni ’90 torna in Toscana, regione dove è incaricato nel 1994 di guidare con l’incarico di Amministratore Delegato le attività di Teorema S.r.l., società di Montecatini Terme, assumendo otto anni più tardi lo stesso ruolo per SOVIC S.r.l. Nel 2009 ha inizio una nuova avventura professionale: Stefano Nesti investe infatti in GB Invest Holding AG, gruppo proprietario del 100% delle quote di GoldBet Sportwetten GmbH, divenendone azionista di minoranza. Concluso l’acquisto dell’intero capitale societario, si trasferisce a Innsbruck, città austriaca dove si occupa del processo di ristrutturazione aziendale e contribuisce all’espansione sui mercati esteri delle attività. In questo periodo porta a termine sia la fusione con Logispin Uk Limited (2014), sia lo sbarco nel sistema concessorio italiano. Successi che valgono a GoldBet un ruolo da protagonista nel settore del gaming, capace di raggiungere in pochi anni lo storico player Snaitech al primo posto per volume di raccolta.

Logispin, il contributo professionale di Stefano Nesti

Lasciato al figlio il controllo del gruppo nato dalla fusione di Goldbet e Logispin Uk Limited, Stefano Nesti si trasferisce nella capitale inglese dove risiede e lavora attualmente. Inizialmente attivo come International Development Director, il professionista di origini toscane ha assunto nel 2017 il ruolo di COO, Chief Chief Operating Officer,vedi sopra. Fondata nel 2009 con sede a West Byfleet, Logispin è specializzata nello sviluppo di software e prodotti nel settore del gaming & entertainment per società terze. Grazie alla profonda preparazione e competenza dei suoi tecnici è pronta a fornire un’ampia gamma di servizi e prodotti che spaziano dall’elaborazione di piattaforme software agli innovativi virtual games, fino all’ottimizzazione ed alla customizzazione dei software di terze parti ed alla loro integrazione in ogni tipo di piattaforma, ed alla gestione dei servizi di marketing e back office,, assicurando al contempo una customer experience sempre tesa al raggiungimento delle migliori performance in termini di velocità, ottimizzazione e accessibilità. Controllato dalla holding Sports & Entertainment Invest Gmbh, il Gruppo Logispin vanta oggi al suo interno 10 società, con una presenza estesa a numerosi Paesi, Italia, Regno Unito, Austria, Malta e Serbiae vanta clienti non solo in Europa ma anche in Africa e nel continente americano.

L’artista Aurora Conti Bonanno celebra alla Milano Art Gallery la sua lunga carriera artistica

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Dal 18 giugno al 9 luglio alla Milano Art Gallery, storica galleria in via G. Alessi, 11, nel cuore della metropoli, l’artista Aurora Conti Bonanno esporrà le sue opere in una personale. La pittrice, che in arte si fa chiamare Ike, ha deciso di celebrare nella storica galleria milanese, ricordata da molti come punto di riferimento del Maurizio Costanzo Show, la sua lunga carriera artistica.

Un percorso creativo, quello di Ike, che ha visto una costante e duratura influenza da parte di altri ambiti artistici, come quello della musica e della scrittura. Affermata scrittrice di poesie, romanzi e testi teatrali – per cui si è sperimentata come regista, scenografa e costumista – la poliedrica artista si è dedicata con passione anche al volontariato e alla scuola. È stata infatti docente e preside, poi collaboratrice di numerose riviste culturali e fondatrice di associazioni socio-culturali, nonché socia di associazioni a carattere internazionale, come la Rotary International.

Il suo pseudonimo, Ike, deriva da un’antica arte giapponese, l’ikebana, l’arrangiamento dei fiori, da cui Aurora Conti Bonanno ha tratto la sua prima ispirazione. Grazie a questa forma creativa l’artista ha conosciuto una bellezza trasversale e trascendentale, capace di connettere l’interiorità a Dio in termini spirituali.

Ed è proprio questo tipo di ricerca spirituale del bello che l’ha portata a donare a papa Giovanni Paolo II uno dei suoi lavori e a partecipare, dopo vent’anni di silenzio, all’Arte delle donne. Questa mostra collettiva, organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, direttore della Milano Art Gallery, l’ha vista prendere parte con Omologazione.  Il sottotitolo riporta: “Una bambolina di gioia danzante – spesso – è per l’uomo la donna. La donna è: alzati ci sono io quando le spalle son curve come il salice che piange sul ruscellar dell’acque”.

La personale che la vede presente nella stessa sede milanese dal 18 giugno al 9 luglio diventerà dunque il suo tributo al mondo che l’ha spinta a conoscere l’oltre con grazia e armonia.