Archivio per 13 settembre 2017

Cimarosa e Perugini: un matrimonio sempre meno segreto.

Scritto da cimarosa il . Pubblicato in Cultura, Musica

Durante una breve pausa di una sessione di registrazione de “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa, in uscita nel mercato discografico a partire dal primo novembre 2017 per l’etichetta RC Record Classic Label di Londra, incontriamo e intervistiamo Simone Perugini, direttore d’orchestra della registrazione, considerato uno dei massimi esperti del compositore aversano.

Maestro Perugini, probabilmente, con questa nuova produzione discografica a firma di RC Record Classic Label, ha coronato il suo sogno di interpretare l’opera più celebre del compositore che tanto ama. E’ vero?

Pur dedicandomi a Cimarosa fin dal 1993, non mi ero mai occupato, né come musicologo, né come interprete, de “Il matrimonio segreto”. Ho sempre creduto che un’opera così celebre, di cui già esistono una revisione critica firmata da Francesco Degrada per l’editore Ricordi (e altre edizioni critiche, realizzate con criteri scientifici più aggiornati, preparate proprio in questi ultimi anni), una serie di incisioni discografiche e che ancora viene rappresentata con una certa regolarità in tutti i teatri del mondo, potesse continuare la propria fortuna anche senza alcun mio contributo. La mia interpretazione non avrebbe aggiunto né tolto nulla di ciò che su questo lavoro era stato detto da colleghi assai più illustri di me.
In più, paradossalmente, conoscendo ormai a fondo le altre opere di Cimarosa, non l’ho mai considerata il suo capolavoro; certo non perché non sia un’opera di straordinaria fattura, tutt’altro; ma semplicemente perché tanti altri suoi titoli, oggi inediti, meriterebbero, per felicità di scrittura e straordinario intuito teatrale, di stare al fianco de “Il matrimonio segreto” nell’olimpo dei capolavori di un’epoca.

Allora, qual’è stato lo stimolo principale che l’ha convinta a inciderne un’ennesima versione?

Naturalmente, in primis, l’idea stessa di registrare un nuovo cd, sempre fonte di grande soddisfazione per un direttore d’orchestra. In seconda istanza, il piacere e l’onore di poter collaborare nuovamente con Rc Record Classic Label e con tutti i colleghi e compagni d’avventura che hanno partecipato alla registrazione. Poi, naturalmente, c’è anche una ragione di tipo squisitamente artistico personale: il mio amore per il teatro è almeno pari a quello per la musica; pur riconoscendo l’alto, talvolta altissimo, valore artistico delle tante edizioni discografiche dell’opera già presenti nel mercato, nessuna di queste mi pareva puntare, come criterio principale, sugli aspetti più squisitamente teatrali del libretto e della musica di Cimarosa (composta, in più di un momento, quasi come suggerimento per la messa in scena). Moltissimi spunti musicali dell’opera e accorte indicazioni dell’autore (ripetizione di incisi e temi, cambi di tempo, cadenze, accompagnamenti dell’orchestra) sembrano quasi alludere a moderne indicazioni registiche che non possono essere separate dal loro intrinseco, e spesso altissimo, valore musicale. L’idea, quindi, al pari di quella che ha nutrito la mia interpretazione delle incisioni de “Il barbiere di Siviglia” e de “La serva padrona” di Paisiello, era quella di restituire a una registrazione discografica effettuata in studio, il “sapore” e il colore di una rappresentazione teatrale, traendone lo spunto, per così dire, registico, dagli elementi presenti nel libretto e, ancor più, nella partitura.

Come spiega il motivo per il quale “Il matrimonio segreto” sia l’unica opera di Cimarosa rimasta nel repertorio dei teatri di tutto il mondo, con interrotto successo, a scapito del resto della produzione cimarosiana (una settantina di melodrammi) caduta nella maggior parte dei casi nell’oblio?

La cronaca (intesa come storia della ricezione a breve e media distanza di un avvenimento), anche quella della musica e del teatro, fa le proprie scelte e fa cadere molte teste, a volte troppo avventatamente. Ci pensano poi la sedimentazione culturale e la storia a fare giustizia. Per quello che riguarda, appunto, il motivo per cui “Il matrimonio segreto” sia stata, almeno fino a 30 anni fa, praticamente l’unica opera cimarosiana a rimanere in repertorio, sono sicuro solo di un fatto: il motivo non è certo dovuto alla scarsa qualità delle altre opere del musicista. Tutte le partiture cimarosiane (sia comiche, che serie) sono dotate di una teatralità e di una freschezza di invenzione altissime; la produzione poi dedicata alla corte di Caterina II di Russia (e quasi totalmente formata da opere serie) è costellata di partiture molto innovative rispetto alla tradizione italiana del tempo (utilizzo massiccio dei cori, orchestrazioni brillanti e utilizzo di impasti timbrici inediti per il pubblico italiano di allora). Cimarosa fu uomo estremamente intelligente, oltre che grande artista: riuscì sempre ad aggiornare il proprio stile e la propria competenza ogniqualvolta entrò in contatto con maniere di composizioni diverse rispetto a quelle che andavano per la maggiore nei teatri della penisola italiana.
Sicuramente su “Il matrimonio segreto” fu costruita, ad arte e a ragion veduta naturalmente, una sorta di aura leggendaria fin dalla data del suo esordio. I primi biografi cimarosiani, all’inizio dell’Ottocento, scrissero che l’opera ottenne la richiesta di bis integrale da parte dell’imperatore viennese Leopoldo II che assistette alla prima; la notizia non è confermata da nessuna fonte primaria, e con quasi assoluta certezza la notizia è falsa. Ma sicuramente la notizia accrebbe e amplificò un dato di fatto incontrovertibile e cioè che l’opera ebbe comunque un grandioso successo di pubblico. (Come del resto sempre grande successo, anche internazionale, ottenevano le produzioni cimarosiane).
Nel corso dell’Ottocento, complici scrittori quali Stendhal, “Il matrimonio segreto” fu preso a emblema di un’epoca intera e di uno stile compositivo e drammaturgico paradigmatico; fu per questo motivo, probabilmente, che l’opera rimase in repertorio, in barba a tutte le nuove mode invalse nell’Ottocento, a scapito però delle altre produzioni cimarosiane. Un altro possibile motivo è dovuto al fatto che molte opere cimarosiane, composte per le scene napoletane, sono composte su libretti i cui personaggi parlano in napoletano e, quindi, per questo motivo, difficilmente esportabili in teatri di altre città dove il napoletano non poteva essere agevolmente compreso.

Come si sta trovando con i suoi colleghi di lavoro durante questa produzione discografica?

Ottimamente. Straordinari i cantanti, non solo tecnicamente preparatissimi, ma anche dotati di straordinaria fantasia e creatività; con l’orchestra Harmoniae Templum Chamber Orchestra il rapporto con me è già consolidato. Lavorare con un’orchestra così straordinaria provoca a un direttore d”orchestra che si occupa di periodo barocco e classico come me, il piacere che prova un bimbo goloso entrando in un negozio di dolci: il paradiso!

Per concludere: perché proprio Cimarosa nella sua vita?

Il bello del sentimento d’amore (anche quello artistico) è che non si può e non si deve spiegare. Ci siamo incontrati per caso nel 1993, mi sono innamorato della sua musica, mi sono dichiarato e non l’ho più lasciato. Stop.

Intervista di Maddalena Biagiotti

Un viaggio lungo 9 secoli. I discendenti di Dante e di Cante Gabrielli finalmente si incontrano

Scritto da uff stampa il . Pubblicato in Cultura

Saranno SPERELLO DI SEREGO ALIGHIERI  e  ANTOINE  DE GABRIELLI, discendenti  dei due storici protagonisti  del Medioevo  italiano, a incontrarsi  a Gubbio. Cosa accadrà a distanza di  9  secoli da quei fatti che  videro protagonisti i loro antenati? Torneranno a vivere le vicende tormentate che sconvolsero la vita del poeta Dante Alighieri e segnarono le sorti della letteratura,  grazie alla creazione del capolavoro immortale della ‘Divina Commedia’, scritta  nei  19 anni di esilio,  lontano  da Firenze. Fu Cante Gabrielli da Gubbio a condannarlo, in veste di Podestà di Firenze,  nel 1302 all’esilio e alla confisca dei beni.  E, per la prima volta, si ritroveranno faccia a faccia i discendenti dei due illustri personaggi.

A condurre l’incontro  a Gubbio venerdì 29 settembre,  sarà la giornalista e scrittrice Anna Buoninsegni Sartori,  autrice di un testo teatrale rappresentato per la prima volta lo scorso anno  proprio durante il ‘Festival del Medioevo’.  La piece è diventata una pubblicazione  (Ali&No Editrice, 2017),  dal titolo  quanto mai allusivo:   ‘Se l’eugubino Cante Gabrielli non avesse condannato all’esilio Dante, il sommo poeta avrebbe scritto la Divina Commedia?’  Domanda destinata,  evidentemente, a rimanere senza risposta ma interessante collegamento con la stesura dei 14.223 endecasillabi delle tre Cantiche.   La scrittrice  indaga sui rapporti tra Dante e Cante,  analizza il dietro le quinte della condanna, le lotte intestine tra fazioni in mezzo a Impero e Papato e  le ragioni, politiche ed economiche,  che portarono all’esilio dell’Alighieri.

Che cosa accadrà a Gubbio, dove Cante aveva il suo nobile casato e  Dante vi soggiornò diverse volte,  tra i rappresentati di una progenie così illustre e discussa? Sicuramente un simpatico incontro, visto che entrambi sono consapevoli che non esiste merito o demerito nell’essere legati a una delle due stirpi.   Oppure chissà… potrebbe esserci un diverso e imprevisto finale!

SPERELLO DI SEREGO ALIGHIERI  vive tra Villa Aureli nei pressi di Perugia, dimora storica e nobiliare che il padre Leonardo ha riportato agli antichi splendori e aperto ai visitatori nel 1985 e Firenze, dove lavora come astrofisico  presso l’Osservatorio di  Arcetri. Come il suo antenato Dante, è affascinato  dal destino dell’universo, dallo  studio dell’inizio e dell’evoluzione, occupandosi in particolare di galassie e cosmologia.  Ha lavorato per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sia in Olanda che in Germania e, fra l’altro,  ha costruito il prototipo dello strumento che ha consentito all’ESA di partecipare al Telescopio Spaziale Hubble della NASA. La sua sete di conoscenza lo ha portato a viaggiare spesso in moto da Perugia a Pechino, da Valparaiso a Ushuaia, da Guayaquil a Antofagasta.

« Dante e le stelle…  Quando Dante scriveva  la ‘Commedia’  guardava le stelle  –  spiega Sperello Alighieri  –  e le vedeva sfuocate, a causa di una miopia progressiva causata dallo stare sempre chino su carte e manoscritti.  È lui stesso a dircelo, nella  ‘Vita Nova’,  le stelle gli sembravano tutte velate… Per lui l’astronomia rappresenta la più alta tra le scienze umane, lo afferma nel  ‘Convivio’, e se  è vero che non possiamo dire che  fosse un astronomo,  sicuramente era molto legato  a questa disciplina.  Con la  parola, “stelle”,  si chiudo  tutte e tre le cantiche della Commedia:  un punto di riferimento fisso della sua poetica ».

ANTOINE DE GABRIELLI  vive a Parigi.  E’ imprenditore e innovatore nell’affrontare il mondo del lavoro, alla  luce di una diversa concezione dei rapporti umani, sviluppando un impegno personale nella vita professionale e  in quella familiare.   E’  impegnato  nei  temi della  qualità della vita negli affari e  nelle varie forme di diversità,  esplorata  sotto diversi  aspetti. Dopo esperienze nel marketing,  ha  creato l’azienda ‘Companieros’,  conosciuta per i programmi di formazione circa l’integrazione economica dei disabili, l’uguaglianza professionale tra uomini e donne, e il ruolo della religione nel mondo del lavoro.  La  specialità è quella  di formare ‘coscienze consapevoli’ ed è rivolta a studenti, ma anche quadri e dirigenti.

« Sono interessato a sviluppare rapporti democratici  – puntualizza Antoine de Gabrielli –  e la creazione della mia azienda nel 1987 corrisponde ad una scelta di vita e di coppia, per una reale parità di opportunità e di disponibilità in una famiglia numerosa, con sei figli!  A ‘Companieros’  abbiamo scelto di costruire il business attorno a una logica di comunità, in un lavoro autonomia individuale e con la responsabilità di tutti i dipendenti. Nulla di più lontano dallo spirito autoritario e dispotico del mio antenato Cante… Che sia la legge del contrappasso? »

«  L’idea dell’incontro tra i due discendenti di Dante e Cante  –  spiega Anna Buoninsegni Sartori –    è maturata lo scorso anno,  durante la rappresentazione del testo teatrale e sarà un modo anche giocoso  per  pareggiare i conti con la storia …  Ho voluto porre l’accento sulla responsabilità morale, del resto giustificata dalla ferocia dei tempi e dalle guerre per il potere, della condanna di Dante, da parte di Cante Gabrielli. L’accusa principale  di baratteria,  nella sentenza conservata all’Archivio di Stato di Firenze, è impiantata su ‘pubbliche dicerie’ e non su un processo vero e proprio.  Ed è singolare che dell’omonimo reato, le attuali  corruzione e concussione, sono pieni i capitoli della deplorevole attualità politica. Sono oltre 1.000 i deputati e senatori del nostro Parlamento,  indagati per gli stessi reati per cui Dante fu condannato all’esilio. E’ un parallelo interessante … »