Cimarosa e Perugini: un matrimonio sempre meno segreto.

Scritto da cimarosa il . Pubblicato in Cultura, Musica

Durante una breve pausa di una sessione di registrazione de “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa, in uscita nel mercato discografico a partire dal primo novembre 2017 per l’etichetta RC Record Classic Label di Londra, incontriamo e intervistiamo Simone Perugini, direttore d’orchestra della registrazione, considerato uno dei massimi esperti del compositore aversano.

Maestro Perugini, probabilmente, con questa nuova produzione discografica a firma di RC Record Classic Label, ha coronato il suo sogno di interpretare l’opera più celebre del compositore che tanto ama. E’ vero?

Pur dedicandomi a Cimarosa fin dal 1993, non mi ero mai occupato, né come musicologo, né come interprete, de “Il matrimonio segreto”. Ho sempre creduto che un’opera così celebre, di cui già esistono una revisione critica firmata da Francesco Degrada per l’editore Ricordi (e altre edizioni critiche, realizzate con criteri scientifici più aggiornati, preparate proprio in questi ultimi anni), una serie di incisioni discografiche e che ancora viene rappresentata con una certa regolarità in tutti i teatri del mondo, potesse continuare la propria fortuna anche senza alcun mio contributo. La mia interpretazione non avrebbe aggiunto né tolto nulla di ciò che su questo lavoro era stato detto da colleghi assai più illustri di me.
In più, paradossalmente, conoscendo ormai a fondo le altre opere di Cimarosa, non l’ho mai considerata il suo capolavoro; certo non perché non sia un’opera di straordinaria fattura, tutt’altro; ma semplicemente perché tanti altri suoi titoli, oggi inediti, meriterebbero, per felicità di scrittura e straordinario intuito teatrale, di stare al fianco de “Il matrimonio segreto” nell’olimpo dei capolavori di un’epoca.

Allora, qual’è stato lo stimolo principale che l’ha convinta a inciderne un’ennesima versione?

Naturalmente, in primis, l’idea stessa di registrare un nuovo cd, sempre fonte di grande soddisfazione per un direttore d’orchestra. In seconda istanza, il piacere e l’onore di poter collaborare nuovamente con Rc Record Classic Label e con tutti i colleghi e compagni d’avventura che hanno partecipato alla registrazione. Poi, naturalmente, c’è anche una ragione di tipo squisitamente artistico personale: il mio amore per il teatro è almeno pari a quello per la musica; pur riconoscendo l’alto, talvolta altissimo, valore artistico delle tante edizioni discografiche dell’opera già presenti nel mercato, nessuna di queste mi pareva puntare, come criterio principale, sugli aspetti più squisitamente teatrali del libretto e della musica di Cimarosa (composta, in più di un momento, quasi come suggerimento per la messa in scena). Moltissimi spunti musicali dell’opera e accorte indicazioni dell’autore (ripetizione di incisi e temi, cambi di tempo, cadenze, accompagnamenti dell’orchestra) sembrano quasi alludere a moderne indicazioni registiche che non possono essere separate dal loro intrinseco, e spesso altissimo, valore musicale. L’idea, quindi, al pari di quella che ha nutrito la mia interpretazione delle incisioni de “Il barbiere di Siviglia” e de “La serva padrona” di Paisiello, era quella di restituire a una registrazione discografica effettuata in studio, il “sapore” e il colore di una rappresentazione teatrale, traendone lo spunto, per così dire, registico, dagli elementi presenti nel libretto e, ancor più, nella partitura.

Come spiega il motivo per il quale “Il matrimonio segreto” sia l’unica opera di Cimarosa rimasta nel repertorio dei teatri di tutto il mondo, con interrotto successo, a scapito del resto della produzione cimarosiana (una settantina di melodrammi) caduta nella maggior parte dei casi nell’oblio?

La cronaca (intesa come storia della ricezione a breve e media distanza di un avvenimento), anche quella della musica e del teatro, fa le proprie scelte e fa cadere molte teste, a volte troppo avventatamente. Ci pensano poi la sedimentazione culturale e la storia a fare giustizia. Per quello che riguarda, appunto, il motivo per cui “Il matrimonio segreto” sia stata, almeno fino a 30 anni fa, praticamente l’unica opera cimarosiana a rimanere in repertorio, sono sicuro solo di un fatto: il motivo non è certo dovuto alla scarsa qualità delle altre opere del musicista. Tutte le partiture cimarosiane (sia comiche, che serie) sono dotate di una teatralità e di una freschezza di invenzione altissime; la produzione poi dedicata alla corte di Caterina II di Russia (e quasi totalmente formata da opere serie) è costellata di partiture molto innovative rispetto alla tradizione italiana del tempo (utilizzo massiccio dei cori, orchestrazioni brillanti e utilizzo di impasti timbrici inediti per il pubblico italiano di allora). Cimarosa fu uomo estremamente intelligente, oltre che grande artista: riuscì sempre ad aggiornare il proprio stile e la propria competenza ogniqualvolta entrò in contatto con maniere di composizioni diverse rispetto a quelle che andavano per la maggiore nei teatri della penisola italiana.
Sicuramente su “Il matrimonio segreto” fu costruita, ad arte e a ragion veduta naturalmente, una sorta di aura leggendaria fin dalla data del suo esordio. I primi biografi cimarosiani, all’inizio dell’Ottocento, scrissero che l’opera ottenne la richiesta di bis integrale da parte dell’imperatore viennese Leopoldo II che assistette alla prima; la notizia non è confermata da nessuna fonte primaria, e con quasi assoluta certezza la notizia è falsa. Ma sicuramente la notizia accrebbe e amplificò un dato di fatto incontrovertibile e cioè che l’opera ebbe comunque un grandioso successo di pubblico. (Come del resto sempre grande successo, anche internazionale, ottenevano le produzioni cimarosiane).
Nel corso dell’Ottocento, complici scrittori quali Stendhal, “Il matrimonio segreto” fu preso a emblema di un’epoca intera e di uno stile compositivo e drammaturgico paradigmatico; fu per questo motivo, probabilmente, che l’opera rimase in repertorio, in barba a tutte le nuove mode invalse nell’Ottocento, a scapito però delle altre produzioni cimarosiane. Un altro possibile motivo è dovuto al fatto che molte opere cimarosiane, composte per le scene napoletane, sono composte su libretti i cui personaggi parlano in napoletano e, quindi, per questo motivo, difficilmente esportabili in teatri di altre città dove il napoletano non poteva essere agevolmente compreso.

Come si sta trovando con i suoi colleghi di lavoro durante questa produzione discografica?

Ottimamente. Straordinari i cantanti, non solo tecnicamente preparatissimi, ma anche dotati di straordinaria fantasia e creatività; con l’orchestra Harmoniae Templum Chamber Orchestra il rapporto con me è già consolidato. Lavorare con un’orchestra così straordinaria provoca a un direttore d”orchestra che si occupa di periodo barocco e classico come me, il piacere che prova un bimbo goloso entrando in un negozio di dolci: il paradiso!

Per concludere: perché proprio Cimarosa nella sua vita?

Il bello del sentimento d’amore (anche quello artistico) è che non si può e non si deve spiegare. Ci siamo incontrati per caso nel 1993, mi sono innamorato della sua musica, mi sono dichiarato e non l’ho più lasciato. Stop.

Intervista di Maddalena Biagiotti

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