Bonev Pascale: Il fango dei guardiani delle porte

Scritto da DailyFocus il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale, TV

I “guardiani delle porte” del sistema corrotto in cui viviamo non hanno smentito la loro natura neppure questa volta. Dopo le mie dichiarazioni a Servizio Pubblico si sono adoperati con ogni mezzo per coprirmi di fango. Testate giornalistiche e politici hanno lanciato dichiarazioni di fuoco contro di me.

Michelle Bonev

Prima, quando facevo parte del loro sistema, mi coprivano di complimenti, soldi e contratti, adesso mi offendono in coro. Non sono io che devo difendermi, ma sono loro che devono spiegare come mai un’attrice abbia potuto ottenere contratti e premi da enti pubblici con l’intervento di un primo ministro. Questi sono i fatti; e cercare di gettare fango su di me non risolverà il vero problema: viviamo in un sistema corrotto! Tengo a precisare che io non sono pagata da nessuno, né appartengo ad alcun gruppo o colore politico, sono soltanto una donna che ha deciso di vivere nella verità.

Ma dire la verità non è sempre un atto apprezzabile, perché noi frammentiamo tutto. Abbiamo deciso che ci sono verità menzognere per chi è pagato dal sistema, verità vergognose per chi è un moralista, verità inutili per chi sostiene di sapere già tutto, mezze verità per chi deve insinuare il dubbio… Ma la verità non è frammentabile, è una sola, ed è inconfondibile. Perciò non dobbiamo voltarci dall’altra parte quando si parla di fatti che riguardano gli interessi della comunità, anche se sono fatti scandalosi… Prostituirsi mentalmente per proteggere un sistema è tanto grave quanto prostituirsi fisicamente. Io non sono peggio di una classe politica o di una stampa di regime che cerca di proteggere il proprio padrone. Ma davvero costoro pensano che la gente sia così sciocca? Scendere in campo per proteggere un corrotto acclarato, che ha fatto della corruzione il suo stile di vita, non è un atto vergognoso?
La “macchina del fango” che hanno attivato per screditarmi è davvero impressionante. Si servono di politici, giornalisti, di chiunque… persino della mia famiglia, dei miei messaggi sul telefono cellulare, fanno illazioni gratuite senza fondamento… Ma per dire cosa? Io ho già detto tutto: ho scritto un libro “Alberi senza radici” e ho prodotto un film “Goodbye Mama” dove ho già raccontato come mia madre maltrattasse me e mia sorella, sia psicologicamente che fisicamente, infatti è stata intimata dal giudice di Varna (Bulgaria) di tenersi a 100 metri di distanza da mia sorella. Ho raccontato come mia madre otto anni fa abbia abbandonato mia nonna malata di Alzheimer in un ospizio statale, dove era maltrattata e denutrita. Io e mia sorella abbiamo condotto una dura battaglia legale contro di lei per ottenere la tutela di nostra nonna e trasferirla in un ospizio privato, dove potesse avere cure adeguate. E nonostante mia madre si opponesse a questo con tutte le sue forze, il giudice ha deciso che ella non era un degno tutore di sua madre, permettendo così a me e a mia sorella di salvare la nonna. Ho raccontato tutto nel mio film-denuncia. Io ho provato sulla mia pelle che il detto: “La mamma è sempre la mamma” non è vero. Ci sono mamme buone e mamme cattive. La violenza nel mondo inizia tra le mura domestiche. Bisogna parlare di questi problemi senza vergognarsi; serve la coscienza collettiva per cambiare le cose, e io, con la mia storia personale, ho deciso di dare il mio contributo.

La stessa cosa ho deciso di fare anche oggi. Offrire la mia testimonianza alla coscienza collettiva, sperando che le cose possano cambiare. Il sistema che ha creato Silvio Berlusconi è devastante e io credo che egli stesso non sia consapevole quanto. Negli ultimi sette mesi ho fatto una profonda autoanalisi. Ho capito che io non facevo male soltanto a me, accettando i compromessi, ma facevo male a tutti. Alimentare un sistema dove devi prostituirti fisicamente e mentalmente per arrivare ad avere le cose che desideri, fa male all’intera comunità. E per quanto possa sembrare ingenuo, ho pensato che se avessi parlato con Berlusconi, egli avrebbe potuto capire, come ho capito io. Non ho mai avuto astio nei suoi confronti, né nei confronti di Francesca. Volevo soltanto far capire loro che è molto meglio vivere nella verità. Non si può parlare di amicizia e di amore quando si mandano le persone e i loro sogni al massacro. Non si può costruire la ricchezza e la felicità sulla sofferenza degli altri, né tanto meno pensare che si possa calpestare la Legge perché si è ricchi e potenti. Che mondo sarà mai questo, senza valori in cui credere? Vale la pena vendere la nostra dignità per raggiungere le nostre ambizioni?

Per questo il 29 settembre sono andata ad Arcore e ho consegnato un biglietto in cui chiedevo di essere ricevuta. Sono stata lasciata fuori dalla porta perché dovevo essere punita: nessuno lascia il Palazzo senza punizione. Volevano farmi capire che mesi prima avevo sbagliato a troncare ogni tipo di rapporto con loro. Io, la povera attrice, come potevo permettermi di decidere della mia vita e abbandonare la Corte?! Allora io ho scritto due messaggi WhatsApp a Francesca e ho proseguito nel mio percorso di verità. Sono rimasta sorpresa che alcuni giornali abbiano pubblicato stralci di questi miei messaggi:
1) perché è un atto penalmente rilevante, essendo miei messaggi in una conversazione privata;
2) perché i messaggi non sono stati pubblicati per intero, ma per frammenti, scelti da qualcuno per dimostrare qualcosa.
La verità non va strumentalizzata ed è per questo che ho deciso di pubblicare i due messaggi WhatsApp che ho mandato a Francesca per intero.

Non avrei mai pensato che sarei dovuta andare a Servizio Pubblico per essere ascoltata da Silvio e Francesca. Mi dispiace anche che non mi abbiano ascoltato con attenzione, perché avrebbero capito che la mia decisione di vivere nella verità deriva da una profonda consapevolezza. Il sistema della menzogna è fallimentare; i tempi dei Borgia sono finiti. Pagare i servi del potere per infangare e screditare chi non vuole più starci dentro, non serve a niente. La gente sa riconoscere la verità, sa riconoscere a chi credere e a chi no. Io sono incensurata, non sono mai stata indagata, né condannata; non ho mai corrotto, né ricattato nessuno, né ho usato il mio potere per raccomandare qualcuno. Io sono soltanto una donna che ha pagato a caro prezzo un sogno, e che ha deciso di rendere pubblica la sua testimonianza nella speranza che il sistema della menzogna, che logora le nostre vite, possa finire presto. Quando la musica finisce, le luci si spengono e gli ospiti se ne vanno, noi restiamo soli con il nostro silenzio. E’ nel silenzio che il cuore comincia a parlare. Io ho deciso di ascoltarlo.

FONTI: MichellebonevblogTwitterTwitter

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