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Danilo De Luca

Copywriter appassionato di calcio, cinema, tecnologia, arte e mass media.

Fiori come regalo: guida all’acquisto

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Casa e Giardino

Come scegliere i fiori da regalare a seconda del contesto, la relazione e il messaggio che si vuole esprimere verso la festeggiata.

Cerchi consigli ed idee originali su cosa regalare ai tuoi amici, parenti e colleghi di lavoro?

Regalare un mazzo di fiori è un gesto nobile e di sicuro apprezzamento le cui origini risalgono a migliaia di anni fa. I fiori possono avere significati diversi a seconda delle diverse culture. Nell’Antica Grecia, essi erano considerati un dono molto speciale, nella convinzione che fossero di proprietà degli Dei. Oggi, i fiori sono considerati la scelta più giusta per esprimere i propri sentimenti, come amore e ammirazione verso la propria amata. Donare dei fiori può generare emozioni diverse nel destinatario. I fiori possono migliorare l’umore di chi li riceve, mettere un sorriso sul loro volto o talvolta, anche far scappare qualche lacrima.

Un bouquet floreale è un regalo adatto ad ogni occasione, in particolar modo è un dono molto in voga per sorprendere i propri cari in occasioni speciali, donando fiori per compleanno o in occasione di San Valentino. L’enorme varietà di fiori e piante disponibili in natura, rende difficile la scelta dell’omaggio: i fiori hanno significati diversi a seconda della varietà e del colore. Qui troverai alcuni consigli e indicazioni su come regalare la giusta composizione floreale.

I colori dei fiori hanno significati diversi a seconda del messaggio che si intende esprimere. Nella scelta dell’omaggio floreale, occorre tenere a mente la cultura dei destinatari, in quanto il messaggio che si vuole trasmettere può variare notevolmente in base alle tradizioni del posto.

Ad esempio, se scegli di ordinare dei fiori online da far consegnare direttamente in Svezia, in Polonia o più in generale in tutti i paesi europei, è bene sapere dell’esistenza di una vecchia tradizione secondo la quale i fiori devono essere regalati in numeri dispari, oppure in molti altri paesi alcuni tipi e colori di fiori sono da sconsigliare in quanto sono strettamente legati al culto dei morti, pertanto non dovrebbero mai essere offerti in dono. I garofani, i gigli e tutti i fiori bianchi sono considerati tabù per i norvegesi e gli olandesi. Assicurati di conoscere le abitudini del luogo, in modo da evitare di consegnare dei fiori che potrebbero offendere il destinatario.

I video: strumenti di advertising dalle potenzialità enormi

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Internet

Perché investire nel video marketing? Perché i video sono la risorsa di content editing più efficace del momento. Ecco i suoi punti di forza.

Negli ultimi anni, la quantità di video brand caricati in rete è aumentata in maniera esponenziale. La produzione video aziendali sta conoscendo la sua massima espansione e continua a fornire riscontri assolutamente positivi in termini di ritorno dell’investimento e di risposta del pubblico. In effetti, sono numerosi e tutti validi i punti di forza garantiti da una campagna di video marketing, proviamo ad elencarli.

Impatto sul pubblico

I video, rispetto ad altre tipologie di contenuti digitali come i testi, non richiedono un particolare coinvolgimento cerebrale per essere fruiti e compresi. La facilità e l’immediatezza di fruizione, inoltre, si legano a una serie di vantaggi quali maggiore impatto sull’attenzione, più chiarezza e un effetto ricordo decisamente più performante di qualunque altra tipologia di contenuto.

Presentazione dell’identità aziendale

In ambito content editing, ogni produzione aziendale non è solo pubblicità ma parte di una narrazione di marca attraverso cui il pubblico impara a conoscere un’azienda, i suoi valori, i suoi simboli. I video permettono un pieno coinvolgimento dello spettatore all’interno dell’estetica della narrazione, permettendo ai fruitori di comprendere al meglio i messaggi che l’azienda si pone di trasmettere all’esterno.

Viralità

I video si propagano in rete più velocemente di qualunque altra tipologia di contenuto. Social network, piattaforme di instant messaging come WhatsApp o Snapchat, blog, forum sono tutti amplificatori di visite che, nel caso dei video, funzionano nel massimo della propria efficacia. Il che si traduce in una possibile crescita esponenziale delle impressioni e delle visualizzazioni, all’interno di un circolo virtuoso in grado di alimentarsi da sé.

Posizionamento sui motori di ricerca

I video generano significativi vantaggi in ottica SEO. Una pagina web che ospita al proprio interno un video aumenta la propria autorevolezza ed è percepita come maggiormente utile per gli utenti da parte dei crawler di Google. Ciò si traduce in un miglioramento del posizionamento organico oltre che in un abbattimento del tasso di abbandono della pagina.

Un’idea di forza aziendale

I video sono contenuti difficili da gestire in maniera coerente ed efficace. In caso di successo, una campagna di video marketing non solo riesce a raggiungere un pubblico ampio e targettizzato ma sarà anche in grado di trasmettere un’immagine di forza aziendale verso l’esterno, mostrandosi come una realtà creativa, originale e prfettamente al passo con i tempi.

Biglietti da visita: le tipologie di carta più adatte

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende

L’impatto estetico di un biglietto da visita si compone di più elementi che concorrono a creare un effetto ottico più o meno efficace. Il lettering, le immagini, la qualità del processo di stampa biglietti da visita e, ultimo ma non ultimo, la tipologia di carta scelta per la realizzazione della business card. In particolare, la scelta del formato è spesso trascurata, come se fosse un dettaglio di poco conto. Niente di più sbagliato!

La grammatura della carta

Il peso della carta è definito grammatura. In particolare, la grammatura esprime il peso in grammi di un foglio della grandezza di un metro quadrato. I fogli da fotocopiatrice, ad esempio, quelli utilizzati normalmente per fotocopie o stampe di documenti, ha una grammatura compresa tra i 60 e i 90 grammi.

Per i biglietti da visita, chiaramente, c’è bisogno di qualcosa di più rigido anche se non esiste un peso ideale cui fare riferimento. La scelta della grammatura dipende anche dalla tipologia di carta selezionata.

Tipologie di carta per biglietti da visita

Tra le tipologie di carta più appropriate per la realizzazione di business card, la carta vergata occupa una posizione di primo piano; si tratta del formato utilizzato per le copertine ruvide dei libri. Una soluzione di design e qualitativamente d’impatto.

Altra soluzione molto gettonata è quella della carta goffrata, simile alla vergata ma caratterizzata da stilemi e decorazioni lungo i bordi che le conferiscono una nota di eleganza.

La carta splendorgel invece ha uno spessore e un aspetto simili alla carta vergata ma si differenzia per una superficie vellutata, perfetta per business card che mirano alla raffinatezza, secondo uno stile distinto.

La carta plastificata è invece l’alternativa più pratica, sintesi di risparmio e funzionalità e in grado di presentare una vasta gamma di scelta tra effetto lucido o opaco, rigido o flessibile. Un tipo di carta che garantisce anche un’ottima resistenza all’usura.

Quanto conta oggi la link building per la SEO?

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Internet

Saranno sì e no una cinquina d’anni che, da più fronti, si annuncia l’imminente morte della link building, così come è stata intesa fino ad oggi. In futuro, i link acquisiti naturalmente saranno gli unici ad avere realmente valore, no all’article marketing, no ai guest post a pagamento, no agli scambi di link.

Ogni agenzia SEO Lecce, Milano o Roma ha conosciuto e preso parte a questo dibattito e l’opinione condivisa è che serva un nuovo approccio verso l’acquisizione dei link, orientato sempre più verso le dinamiche social e di digital Pr.

La link earning

Il concetto di link building perde terreno in favore di una nuova impostazione che va verso la link earning: con il primo modello, un link viene spesso creato ad arte, inserito in un contenuto più o meno utile piazzato su portali appositi e fine della storia; altro giro, nuova corsa, nuovo articolo e nuovo link.

Con la link earning, invece, il focus si sposta sulla qualità dell’elaborato; qualità che sottende concetti quali esclusività, utilità, chiarezza, efficacia. Attraverso la qualità, un contenuto si lascia scoprire dalla rete, alimenta condivisioni e nuovi link in entrata. La link building muore e risorge dalle sue ceneri con nuove vesti.

La link building sta davvero morendo?

Ma le cose stanno davvero così? Insomma, diamo ormai per scontato che un link a tema all’interno di un sito autorevole ha molta più rilevanza di un pacco di articoli acquistati a pochi euro sul web. D’altra parte, però, affermare che la link building più tradizionale, ad oggi, non sembra così intenzionata a concedersi l’eutanasia. I tempi per un salto di qualità sono maturi ma la piena acquisizione del nuovo paradigma appare francamente ancora distante. Le evoluzioni del sistema di assegnazione di valore di Google è già mutato e continua a farlo costantemente; forse la vera rivoluzione del sistema sarà silenziosa e talmente graduale da non darci il tempo di realizzarlo se non una volta compiuta ma, fino a quel momento, la link building se la passa ancora discretamente bene.

Matrimonio e buone maniere: come NON comportarsi

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Lifestyle

Scenari particolari, quelli che si presentano regolarmente durante un ricevimento di matrimonio. Tra menu ricchissimi, vino a fiumi, euforia e musica, quasi ogni festeggiamento nuziale ha le sue storie incredibili da raccontare e quasi tutte hanno a che fare con un invitato ubriaco. Ma, se vuoi evitare di essere tu il protagonista del prossimo aneddoto, ti consigliamo di seguire i nostri consigli!

I colori da evitare per il vestito

Esiste una regola sacra, che nessuno dovrebbe osare violare: gli abiti da cerimonia Lecce o Milano, a Napoli oa  Torino, non sono mai e poi di colore bianco. La ragione è abbastanza evidente, il bianco è il colore della sposa, suo e suo soltanto!

Ma il bianco non è l’unico colore bandito da un ricevimento nuziale, sono assolutamente sconsigliati anche il rosso, perché è troppo appariscente e può dare l’idea che si voglia mettere in ombra la sposa; il viola e il nero (quest’ultimo solo per le donne) perché messaggeri di sorte avversa, da evitare!

Ubriacarsi

Ok, consiglio scontato, giusto? Beh, non è detto. Insomma, in linea teorica, ognuno di noi sa che dare spettacolo ballando ubriaco sul tavolo è una condotta da categorizzare tra le “cose da evitare”, ma quando ci si trova travolti dal clima di matrimonio c’è sempre il rischio che qualche equilibrio o meccanismo di autocontrollo possa venire meno. Noi intanto facciamo il nostro dovere e ti ricordiamo che sarebbe meglio fermarsi al momento giusto. Non temete, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il vostro posto.

Fare il maniaco dei social

Pubblicare un selfie sulla propria bacheca Facebook vestito di tutto punto prima del ricevimento è normale. Realizzare un album e pubblicarlo in tempo reale su tutti i propri profili social, invece, decisamente no. Evita di trasformare il matrimonio in una baracconata da social network, rispetta la privacy dei festeggiati e, se proprio ci tieni a pubblicare il tuo servizio fotografico, attendi di aver ricevuto l’autorizzazione da parte dei novelli sposi. In ogni caso, è segno di rispetto aspettare almeno il giorno successivo per la pubblicazione.

Produzione di olio di oliva in Italia:nel 2015 calo record

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Economia, Mercati

L’Italia è la seconda potenza al mondo per ciò che riguarda la produzione di olio d’oliva, alle spalle dell’irraggiungibile Spagna, 1.400 milioni di kg di olio contro i 298 nostrani, e davanti alla Grecia, ferma a 230 milioni di kg in relazione all’anno 2015.

L’Italia è il Paese con la più alta varietà di piante di ulivo in Europa (395) e quella con la maggiore concentrazione di olio extravergine a denominazione al mondo, con 44 tipologie, prodotte con oltre 250 milioni di piante e 1 milioni di ettari destinati alla coltivazione degli ulivi, che sono valsi un fatturato complessivo da 3,2 miliardi di euro in tutto il 2015.

La situazione non è rosea

Nonostante l’Italia sia saldamente al secondo posto al mondo per produzione di olio d’oliva e di olio extravergine di oliva, le ultime rilevazioni di settore non lasciano ben sperare per il futuro. Come ha rivelato Coldiretti, commentando i dati di Ismea/Uniprol, a fronte di un calo generalizzato delle produzioni, dovuto soprattutto a un meteo instabile e caratterizzato da un inverno troppo mite, il Belpaese ha segnato la flessione più preoccupante, per un calo della produttività del 38% rispetto al 2014. La Spagna si è mantenuta sugli stessi volumi mentre la Grecia ha fatto segnare una perdita del 20% del raccolto, quasi come la Tunisia, che ha perso invece il 21% su una base produttiva da 110 milioni di kg. Sorprende invece la Turchia, quarta forza del settore, che fa registrare un +33%, in netta controtendenza con il resto del mondo e che vale 190 milioni di kg di olio d’oliva.

Mezzogiorno resta padrone, ma che crollo!

L’olio pugliese resta il più diffuso del Belpaese, seguito da quello calabrese, che registra una perdita di produttività inferiore rispetto a quella della media italiana. Terza è la Sicilia, zavorrata da un inverno dalle temperature primaverili. Nel complesso, il Mezzogiorno d’Italia ha fatto segnare il crollo più significativo, con un -39% della produttività su base annua; al Nord le perdite sono state contenute e si attestano al -10%; al Centro, dove la Toscana fa da padrone, la flessione è stata pari al 29% in meno rispetto ai dati del 2014.

Cos’è il funnel, l’imbuto delle strategie di web marketing

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Il concetto di funnel, in ambito web marketing, è una vera e propria bussola che orienta i comportamenti e le strategie di ogni agenzia di comunicazione Milano, a Roma, ecc. la parola funnel in inglese significa letteralmente ‘imbuto’. Una metafora quanto mai azzeccata per descrivere il percorso digitale che un utente deve affrontare perché venga concluso un processo di vendita. Ma procediamo con ordine.

Un processo articolato

Bisogna concepire il traffico sul web come a una sorta di imbuto. Un e-commerce riceve un certo numero di visite sul proprio sito. Di esse, che costituiscono il 100% del traffico acquisito dalla piattaforma, mediamente solo il 3% giunge fino alla fine del processo e conclude l’acquisto, a patto che il sito funzioni bene e che sia in grado di assistere i diversi step dell’utente, altrimenti tale percentuale si abbassa notevolmente arrivando tranquillamente fino allo 0%, ovvero alla totale inefficacia.

Del 10% dei visitatori, solo una parte di essi – il 60% in media – raggiunge l’area destinata all’acquisto; la metà di essi aggiungerà un articolo al carrello e solo un 3% del totale giungerà a concludere positivamente la transazione.

Gestire le varie fasi

Ovviamente, per ognuna delle fasi del marketing funnel esistono strumenti e strategie mirati a ottimizzare il processo. Le visite sono la fonte primaria, da acquisire secondo una pluralità di approcci che comprendono attività di posizionamento sui motori di ricerca, campagne PPC, lead generation, social media marketing e attività di digital Pr. Le successive fasi riguardano l’ottimizzazione dei processi di vendita e interessano la realizzazione di prodotti e servizi adatti al target individuato, competitivi sul mercato per qualità e prezzo e potenzialmente utili al target incanalato sul sito.

Le fasi di pre e post vendita sono cruciali sia per l’acquisizione del contatto, sia per la conclusione della vendita e sia, infine, per la fondamentale strategia di fidelizzazione dell’utente, su cui sarà poi possibile attivare ulteriori campagne di newsletter, SMS marketing, remarketing.

Brand Image, Brand Awareness, Brand Recall: cosa sono

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Aziende, Internet, Mercati

La conoscenza della marca (Brand Knowledge) esprime, in generale, la forza mediatica di un marchio e l’efficacia che esso è in grado di avere sul pubblico in funzione di un determinato bisogno in termini di riconoscibilità, ricordanza e qualità.

La riconoscibilità del marchio: Brand Awareness

La Brand Awareness è un parametro oggettivo che indica la capacità di un marchio di essere ricordato in relazione a una domanda.

Il primo marchio a cui pensiamo in relazione a un bisogno specifico è definito Top of Mind. Marchi top of Mind sono, ad esempio, Coca-cola in relazione al prodotto ‘bevanda frizzante analcolica’ o Nike per gli ‘articoli sportivi’ o McDonald’s in relazione alla domanda di ‘tavole calde’.

Seguono i marchi caratterizzati da ricordo spontaneo, ovvero quelli evocati dal pubblico in relazione a un bisogno senza alcuno stimolo esterno ma che non sono i marchi Top of Mind del settore.

I marchi che invece riescono a essere riconosciuti solo in seguito a una stimolazione sono inquadrati nella fascia del ricordo sollecitato.

Chiudono la graduatoria i marchi caratterizzati dalla non riconoscibilità anche in presenza di una sollecitazione al ricordo.

La brand awareness di un’azienda può (e deve) essere migliorata e rafforzata attraverso la pubblicità, le digital Pr e, in generale, attività orientate a migliorare la visibilità del marchio.

La qualità del marchio: Brand Image

La Brand Image fa riferimento alla percezione di qualità del pubblico in relazione a prodotti/servizi di un marchio per una specifica domanda di mercato. Sebbene si tratti di un parametro di tipo qualitativo, esso può essere inquadrato in una grigia che va dalla completa accettazione del marchio per la percezione di qualità che evoca nel pubblico e la completa non accettazione di esso.

La ricordanza del marchio: Brand Recall

La Brand Recall misura in un certo modo l’efficacia della comunicazione di un’azienda poiché fa riferimento alla capacità di un marchio di essere ricordato in relazione a una domanda specifica. Un esempio pratico può rendere più semplice la comprensione: stai andando a lavoro e ti imbatti in un’intrigante locandina di uno spettacolo teatrale, arrivi in ufficio e te ne dimentichi. La sera torni a casa e tua moglie ti propone di fare qualcosa di interessante questo weekend; immediatamente, ripensi a quella bella locandina vista andando a lavoro: “Cara, ti va se sabato andiamo al teatro?”. Brand Recall.

Come scegliere la gomma auto più adatta all’uso

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Automobili, Aziende

Sempre più utenti scelgono di avvalersi del servizio di vendita gomme online per abbattere le spese di acquisto relative al set pneumatici. In compenso, non rivolgendosi a tecnici di settore, viene meno la consulenza del gommista e, per tale ragione, l’acquirente fai da te è chiamato a prendere in autonomia decisioni relative al battistrada e alla miscela più adatti alle proprie esigenze. In realtà, però, l’operazione non è così complicata e basta qualche informazione in più per imparare a muoversi nel mercato in autonomia e senza commettere sbagli.

Parametri e grandezze

Prima di tutto, occorre che il set o la gomma che acquistiamo rispetti le caratteristiche riportate sul libretto di circolazione del mezzo, su quello di istruzioni e sul battistrada della gomma. Lì sono riportati 5 parametri: larghezza/altezza (modalità di produzione) raggio indice di carico indice di velocità.

I primi tre parametri devono essere rispettati fedelmente, scegliendo pneumatici con le medesime caratteristiche riportate sul libretto; l’indice di carico e l’indice di velocità vanno interpretati in correlazione alle relative tabelle di corrispondenza: l’indice di carico si esprime attraverso un numero che corrisponde indirettamente al peso massimo trasportabile; ad esempio, un indice di carico pari a 50 equivale a un peso massimo trasportabile di 190 kg. L’indice di velocità è indicato con una lettera e vale lo stesso discorso del parametro precedente; esso indica la velocità massima che il veicolo può raggiungere a pieno carico. Per entrambi gli indici, è obbligatorio montare gomme con valore pari o superiore, ma non inferiore (mentre in inverno è possibile montare gomme con indice di velocità inferiore di una categoria purché non al di sotto del valore Q).

Stagionalità

In base alla stagionalità, esistono tre modelli di ruota: 4 stagioni, invernale e estiva. Le prime due tipologie riportano sempre la dicitura M+S (mud and snow) che esprime la possibilità di utilizzarle in sostituzione delle catene da neve, anche dove imposto per legge. Le 4 stagioni sono consigliate soprattutto per chi usa l’auto con una frequenza ridotta (e che può mantenere lo stesso treno di gomme anche oltre i 5 anni). Le invernali, pur essendo pensate per uso durante la stagione fredda, possono essere usate per tutto l’anno ma è sconsigliabile farlo in estate, soprattutto presso località particolarmente calde. Le estive, che spesso non possono essere utilizzate in sostituzione delle catene, sono sconsigliate in inverno presso località caratterizzate da temperature basse e con nevicate, anche se sporadiche, e strade congelate.

Musica tipica del Salento: il significato della pizzica

Scritto da Danilo De Luca il . Pubblicato in Locale, Musica, Turismo

In Salento la musica è un elemento prioritario di auto-definizione e di segmentazione dell’identità locale. La pensiola salentina sorge a sud della Puglia, in una dimensione che, da sempre, la cittadinanza locale ha percepito come distante dal resto del mondo, dai centri decisionali, dai giochi di potere. Una finibus terrae a cavallo tra due mondi, da una parte la cristianità, dall’altra l’esotismo orientale e in mezzo una terra che, per secoli, ha vissuto di agricoltura e fragilità sistemiche, invasioni e scontri, dialoghi e contaminazioni.

Fino a pochi decenni fa, l’economia locale verteva in massima parte sulla vita dei campi; le donne passavano gran parte delle ore di veglia piegate sulla schiena a raccogliere il tabacco, sottomesse all’uomo e a una logica fondata sul pudore, sulla repressione delle passioni, sul rispetto di una moralità imposta come codice comportamentale e non come figlia di una coscienza propria. La repressione del desiderio venne incanalata nel culto mitico della pizzica: le donne, morse dal ragno, entravano in contatto con lo spirito dell’aracnide, un adorcismo,  non un esorcismo, in cui la pizzicata e l’insetto si armonizzavano in un sentire comune che spingeva la prima ad assecondare i ritmi imposti dal veleno della taranta e a ballare per liberarsene. Ballando, la donna sfogava le frustrazioni di una vita di rinunce, spezzava le cristallizzazioni sociali, si liberava delle imposizioni sociali; e lo faceva senza che nessuno potesse condannarla, perché vittima del ragno.

La storia della pizzica

Oggi hotel, b&b e case vacanze nel Salento sono presi d’assalto da visitatori provenienti da ogni parte del mondo; in tantissimi si danno appuntamento a Melpignano per celebrare la Notte della Taranta, il festival di world music più importante d’Europa. Ma la pizzica possiede un retaggio ben più intenso, antico ed evocativo di ciò la sua estetizzazione mondana concede di comprendere. La storia della musica salentina si lega al culto dionisiaco della trasgressione, dell’assecondamento – e mai repressione – degli istinti. Un culto che vive sottopelle ancora oggi e che, nel corso dell’ampio processo di cristianizzazione della cultura locale, venne solo parzialmente riconfigurato, conservando un’identità grigia che, sebbene sia stata sottomessa sotto la figura di San Paolo, conserva quelle tipicità culturali proprie della prospettiva pagana, basata sul sensismo e sulla liberazione dei preconcetti moraleggianti. Quella logica che oggi è sostanza più pura della pizzica e che ne dà forma e colore. Oggi come secoli fa, nonostante il suo sdoganamento, la sua trasformazione in fenomeno di massa, la sua riduzione al rango di passionale divertimento.