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Federica Tordi

Immobiliare.it è il portale web di annunci immobiliari leader in Italia.

Case vacanza: il 23% degli italiani ha scelto l’early booking

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Economia, Turismo

Le vacanze sono una cosa seria, da programmare con attenzione e anche… con largo anticipo. Il trend dell’early booking sta prendendo sempre più piede nel nostro Paese: secondo i dati di CaseVacanza.it (http://www.casevacanza.it), sito leader in Italia per il settore degli affitti turistici, il 23% dei nostri connazionali ha già prenotato la casa vacanza per le ferie estive, scegliendo l’immobile in cui alloggiare con almeno 90 giorni in anticipo rispetto alla partenza.

Stando alle stime del portale, un italiano su due avrà già prenotato almeno due mesi prima del suo soggiorno. Una scelta, questa, che appare ancora più saggia se si guarda all’aumento della domanda proveniente dall’estero: le case vacanza italiane sono sempre più ambite dagli stranieri, tanto che il 10% delle prenotazioni effettuate a febbraio per la prossima stagione estiva arriva da loro, in primis dai tedeschi, soliti prenotare subito dopo Natale, seguiti dai francesi.

«La crescente popolarità delle case vacanza come alternativa agli hotel sta portando a un aumento costante della domanda, soprattutto per le località più gettonate nella stagione estiva – dichiara Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Feries srl, proprietaria di CaseVacanza.itGià ora nelle aree più richieste, come il Salento e la Sardegna, l’offerta stenta a coprire la mole di richieste che arrivano dagli utenti. Se tutto ciò non gioca a favore dei ritardatari o degli amanti del last minute, di certo questo scenario è promettente per chi sta pensando di sfruttare il proprio immobile affittandolo per brevi periodi. Quello delle case vacanza si conferma, quindi, un business in cui esiste ancora un margine di azione e di guadagno molto ampio».

Il 53% delle prenotazioni già effettuate per la prossima estate si è concentrato su tre regioni, la Puglia, la Sardegna e la Toscana. Guardando alle destinazioni più prenotate con largo anticipo, rispetto all’estate 2016 la Sicilia sta vivendo un importante aumento di interesse, passando dal settimo al quarto posto della top five, davanti all’Emilia Romagna.

Volendo scendere nel dettaglio delle prenotazioni effettuate sul portale per i tre mesi estivi di giugno, luglio e agosto, sono due località della provincia di Lecce a occupare le prime posizioni: si tratta di Porto Cesareo e Gallipoli. A seguire si trovano due località sarde, San Teodoro e Villasimius. Scorrendo la classifica compare Bellaria Igea Marina che, rispetto all’anno scorso, ha guadagnato popolarità superando addirittura la vicina Cattolica che, per l’estate 2016, era stata la seconda località più prenotata in anticipo.

Dall’analisi dei flussi turistici per questa estate sono emerse alcune curiosità: il 30% degli utenti che ha già prenotato è rimasto “fedele” alla meta in cui ha trascorso le vacanze estive del 2016; i gruppi più numerosi sono quelli meno previdenti, tanto che l’early booking appare come una prerogativa di chi viaggia al massimo in quattro persone e solo il 10% di chi ha già prenotato fa parte di un gruppo di oltre cinque componenti.

Il mercato degli affitti riprende vivacità: crescono domanda (+2,1%) e offerta (+1,3%). Prezzi in aumento dell’1,2% in un anno

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia, Mercati

Se il 2016 si è concluso come un anno positivo per le compravendite, lasciando intravedere segnali di ripresa, il mercato degli affitti gode di buona salute e si conferma più vivace. Secondo l’Ufficio Studi di Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), l’offerta di immobili in locazione è aumentata dell’1,3% e la domanda ha fatto meglio, crescendo del 2,1%. L’incremento più consistente delle richieste ha portato i prezzi a proseguire sulla strada della crescita, segnando un +1,2% – confrontando febbraio 2017 con lo stesso mese del 2016.

«Questi numeri mostrano come l’affitto, in Italia, stia sempre più diventando una forma abitativa concorrenziale rispetto all’acquisto di un immobile – ha dichiarato Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it Per comprare la prima casa è ormai consolidata l’abitudine di attendere che si costituisca un nucleo familiare e, fino ad allora, si preferisce la locazione. Sul fronte dell’offerta, oggi i proprietari hanno sempre più strumenti per tutelarsi, dalla fidejussione fino alle polizze contro la morosità: così chi non era pronto a vendere e preferiva tenere sfitto il suo immobile, ora è portato a rimetterlo sul mercato».

Le metropoli, insieme alle città in cui tradizionalmente il mercato degli affitti è sempre stato più vivace per la presenza di studenti universitari, stanno trainando l’intero settore. Guardando, ad esempio, alle dieci città italiane più care, l’offerta di immobili in locazione sta aumentando in tutte, con un picco del +3,1% a Bologna, seguita da Bolzano (+2,8%) e Como (+2,6%), località che attraggono anche un’utenza straniera. Per la domanda, invece, Milano batte tutti, con un incremento annuale del 3,1%; al secondo e al terzo posto Bologna (+2,7%) e Roma (+2,6%).

Il trend dei prezzi

Rispetto a febbraio 2016 i canoni di locazione, secondo le rilevazioni di Immobiliare.it, hanno registrato un incremento dell’1,2%, seppur più contenuto rispetto allo scorso anno (+1,7%). L’andamento dei prezzi non è uniforme in tutta l’Italia: se in alcune regioni è più visibile un trend di stabilità, in altre si rilevano oscillazioni più forti. In Sicilia i canoni richiesti risultano in aumento del 3% rispetto allo scorso anno; segnano incrementi importanti anche le Marche (+2,8%), la Sardegna e il Veneto (+2,3%). Al contrario, le contrazioni maggiori si evidenziano in Molise (-4,6%) e in Puglia (-3,9%). Umbria e Valle d’Aosta registrano valori prossimi allo zero, segno di un mercato vicino alla stabilità.

La spesa mensile per affittare in Italia un bilocale da 65 metri quadrati, nel mese di febbraio 2017, è stata pari mediamente a 570 euro. Nella classifica delle regioni il Lazio, trascinato dal peso della Capitale, si riconferma quella più cara: per prendere in locazione un bilocale tipo, qui si spendono in media 740 euro. A seguire troviamo la Lombardia, in cui i prezzi sono aumentati dell’1,7% in un anno, portando il canone medio per un bilocale a 720 euro. Terza la Toscana, con costi medi pari a 680 euro. Ultima in classifica il Molise, dove il costo medio di un bilocale è sceso a 330 euro al mese; segue la Calabria con 380 euro.

Guardando alla classifica delle dieci città più care, i nomi sono rimasti invariati, rispetto allo scorso anno, e qualche cambiamento si è rilevato solo nelle diverse posizioni occupate nella top ten. Regina del podio, così come per i prezzi degli immobili in vendita, è Firenze: qui si arrivano a spendere 600 euro per un monolocale e fino a 1.120 euro per un trilocale. Segue a breve distanza Venezia, dove un’offerta più ridotta e la domanda in aumento portano i prezzi verso l’alto, con una spesa media per un bilocale pari a 590 euro per arrivare a 1.110 per un trilocale. A Milano si arrivano a spendere 540 euro al mese per un monolocale e fino a 1.010 euro per un trilocale. Roma occupa il quarto posto: nella Capitale si chiedono mediamente 520 euro per un monolocale e si spendono fino a 1.100 euro per un trilocale.

Nella classifica delle prime dieci città più care si piazza, a seguire, Bolzano, dove i canoni di locazione si mantengono più alti di città ben più grandi. Como passa da ultima della top ten a sesta, quasi a pari merito con Bologna, dove però i canoni sono di poco più bassi. Chiudono la classifica Napoli, Siena e Pisa.

Agriturismi, l’ecosostenibilità premia: +17% la domanda di strutture green

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Turismo, Viaggi

L’ONU ha proclamato il 2017 come l’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile e i numeri relativi al settore della ricettività in agriturismo dimostrano come gli utenti siano sempre più sensibili verso i temi ambientali. Secondo un’analisi di Agriturismo.it (http://www.agriturismo.it), partner di Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it) e leader del settore, in un anno la domanda di strutture eco-biologiche in Italia è cresciuta del 17%. I soggiorni green sono sempre più ambiti, tanto che il 64% degli utenti è disposto a spendere di più per soggiornare in una struttura ecosostenibile.

In realtà, analizzando il trend dei prezzi per un soggiorno in agriturismo nei prossimi mesi primaverili, si scopre che i costi delle strutture eco-biologiche sono persino più bassi rispetto a quelle tradizionali: per un agriturismo green si spendono 43 euro a persona per notte, circa il 7% in meno della media nazionale.

I proprietari, in buona sostanza, sembrano aver optato per scelte di lungo periodo: sebbene i costi per ristrutturare in chiave eco-biologica siano piuttosto esosi, i prezzi non ricadono sul turista ma vengono ammortizzati grazie a consumi e spese di gestione più basse. Per chi decide di avviare una nuova attività imprenditoriale di agriturismo, le scelte ecosostenibili risultano più frequenti, grazie al supporto di importanti incentivi fiscali nazionali ed europei e a una più diffusa sensibilità verso i temi ambientali anche fra i gestori. Se a livello nazionale il peso degli agriturismi eco-biologici sul totale delle strutture presenti sul portale è pari al 20%, al Sud la percentuale aumenta arrivando al 23%.

Capitolo prezzi. Ipotizzando un fine settimana in un agriturismo eco-biologico nei mesi primaverili, la regione con le tariffe più elevate è l’Emilia Romagna, dove si spendono 68 euro a notte a persona. Seguono, ma a distanza, il Lazio con una spesa media di 57 euro e la Campania con 54 euro. La regione in cui un weekend di primavera in una struttura green costa meno è la Sardegna, complici le tariffe più elevate dei collegamenti per raggiungere l’isola, che riducono la domanda: qui il prezzo a notte è pari mediamente a 32 euro. Anche Umbria, Marche e Calabria si mantengono su costi bassi, tra i 33 e i 34 euro.

«Chi investe per adeguare la propria struttura in termini di ecosostenibilità sa che serve affrontare una spesa iniziale piuttosto ingente – racconta Veronica Mariani, fondatrice di Agriturismo.it – ma la maggior parte dei gestori non si pente di averlo fatto, in quanto mosso principalmente da forti ideali di rispetto per l’ambiente. A lungo andare, questo tipo di scelta potrebbe essere ripagata anche in termini economici, considerando l’importanza che gli utenti hanno dimostrato dare all’ecosostenibilità della struttura in cui alloggiano».

Immobiliare.it scende in strada con la sua prima campagna outdoor

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Per la prima volta Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it), il portale di annunci immobiliari leader in Italia, scende in strada con un’impattante campagna di affissioni. La creatività è incentrata sulla ricerca degli immobili su mappa, che proprio Immobiliare.it ha portato in Europa per primo. Nelle 23 città scelte per la campagna saranno presenti manifesti statici e luminosi, affissioni su autobus, metropolitane e cartelloni di arredo urbano su pensiline. La pianificazione è stata curata da IGPDecaux, leader in Italia per la comunicazione esterna.

«Non è un caso che abbiamo scelto proprio questo momento storico per la nostra prima campagna di affissioni – afferma Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it SpA – Il mercato in ripresa sta portando sempre più italiani a cercare casa: con questa attività abbiamo la possibilità di raggiungerli in modo immediato puntando a una delle funzioni del sito e della nostra App più forti e apprezzate dagli utenti, la ricerca degli annunci su mappa che noi stessi, per primi, abbiamo portato in Europa».

I cartelloni, su sfondo bianco o blu, ritraggono una mano che disegna sullo schermo di uno smartphone l’area di ricerca sulla mappa della città, trovando così tutti gli annunci presenti nella zona in cui si desidera abitare. All’immagine si accompagnano due tipi di messaggio, personalizzati per le grandi città e differenziati per i due target del sito. A chi sta cercando casa viene rivolto un invito: “Trova qui la tua prossima casa”; agli operatori professionali si evidenzia che Immobiliare.it è il più grande marketplace di annunci in Italia su cui poter contare, con oltre un milione di annunci on-line.

La campagna, partita in questi giorni, durerà da due a quattro settimane, a seconda del capoluogo.

Queste le 23 città scelte per la comunicazione: Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Napoli, Bergamo, Mantova, Pavia, Venezia e Mestre, Treviso, Verona, Trieste, Modena, Parma, Rimini, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Pisa, Lucca, Pistoia e Siena.

Prezzi degli immobili inferiori alla media nazionale ed ecosistemi urbani sostenibili: ecco le dieci città green in cui conviene acquistare casa

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Italia

Ecosistemi urbani eccellenti e prezzi al di sotto della media nazionale: sono questi i due fattori che hanno determinato la classifica delle dieci città italiane in cui chi vuole comprare casa può riuscire a risparmiare, avendo la garanzia di vivere in un ambiente pulito e acquistando un immobile con prezzi più bassi della media nazionale. A condurre lo studio è stato Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it): incrociando questi due indicatori, Gorizia si è rivelata la città ideale per comprare casa in un contesto urbano pulito.

La classifica è stata creata scorrendo i risultati del rapporto “Ecosistema Urbano 2016” di Legambiente che, ogni anno, fotografa la situazione delle città italiane sulla base di quattro varianti: aria, acqua, rifiuti e mobilità. Tra le città più pulite sono state prese in considerazione soltanto le prime dieci in cui, secondo l’ultimo osservatorio di Immobiliare.it, i prezzi al metro quadro degli immobili risultano più bassi della media nazionale (pari a 1.940 euro).

Gorizia conquista il primo posto: nella cittadina del Friuli Venezia Giulia il costo medio degli immobili è di 975 euro al metro quadrato. Questo dato, sommato al terzo posto nella classifica nazionale degli ecosistemi urbani migliori, la incoronano meta ideale per chi vuole risparmiare sull’acquisto di un immobile, senza rinunciare a un ambiente pulito.

La seconda posizione è occupata da Oristano. La cittadina sarda ha realizzato un’ottima performance sia per la valutazione ambientale sia per il costo delle case, qui pari a 1.220 euro al metro quadro. Terza è Macerata, che nel rapporto di Legambiente è stata incoronata regina assoluta per il suo ecosistema urbano, e dove la media dei prezzi degli immobili è pari a 1.245 euro/mq.

A seguire si trovano Belluno e Pordenone con costi al metro quadro pari rispettivamente a 1.257 e 1.303 euro. L’unica località del Sud Italia che coniuga prezzi al metro quadro più bassi della media nazionale a una buona valutazione del suo ecosistema urbano è Foggia (1.329 euro/mq).

Al settimo posto un’altra cittadina delle Marche, Ascoli Piceno, in cui per acquistare un immobile i costi sono pari a 1.577 euro al metro quadro. Chiudono la graduatoria Parma, Cuneo e Ravenna con valori degli immobili superiori a 1.800 euro/mq, ma ancora al di sotto della media nazionale. Nella classifica dei migliori ecosistemi urbani, le tre città hanno conquistato rispettivamente il sesto, nono e tredicesimo posto.

Cresce il business delle case vacanza in Italia: nel 2016 +15% l’offerta, +20% il volume del fatturato

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Turismo, Viaggi

La crescente popolarità delle case vacanza è un business su cui sempre più italiani hanno deciso di puntare, in quanto fonte di entrata molto redditizia: CaseVacanza.it (http://www.casevacanza.it), sito leader in Italia per il settore, ha calcolato che nel 2016 il fatturato del business degli affitti turistici nel nostro Paese ha incrementato il suo volume del 20% rispetto all’anno precedente. Se la domanda di turismo digitale è cresciuta del 10%, l’offerta ha fatto meglio, con un aumento del numero di alloggi pari al 15% in tutta Italia.

Analizzando le anagrafiche degli inserzionisti del portale, è emerso che il 54% di loro è di sesso maschile. L’età media rilevata è di 49 anni, ma dalla divisione in fasce d’età vengono fuori alcuni dati curiosi: oltre un gestore su dieci (12,27%), infatti, ha meno di 30 anni, segno di un interesse sempre maggiore da parte dei giovani verso questo tipo di attività economica. Gestire una casa vacanze, però, non è solo un’attività da ragazzi, dato che il 21,34% dei gestori ha oltre 60 anni.

La maggior parte dei proprietari o gestori mette in affitto una casa che si trova nella stessa regione in cui vive: il 40% risiede, infatti, tra Sicilia, Puglia e Lazio, le stesse regioni con l’offerta più consistente. Ma vi è anche una fetta di gestori che amministra gli immobili a distanza, come nel caso della Lombardia, regione in cui si concentra l’8% dei proprietari ma solo il 4% degli annunci. Nelle grandi città come Milano e Roma vivono persone che mettono in affitto le loro seconde case dislocate in località più turistiche.

Il numero medio di annunci gestiti da un proprietario è pari a 1,5, a dimostrazione di come questo tipo di attività stia evolvendo verso un modello imprenditoriale. L’importo medio di ogni prenotazione è pari a 600 euro, per un soggiorno che dura mediamente 8 notti.

Dall’analisi della domanda, la montagna è la zona più richiesta ma anche quella in cui l’offerta è meno ampia. Da questo deriva un guadagno maggiore per chi mette in affitto una casa vacanza in queste zone: sulla base delle stime di CaseVacanza.it, la Valle d’Aosta è la regione in cui i proprietari hanno il maggior numero di prenotazioni per immobile, seguita dal Trentino Alto Adige e dall’Abruzzo.

«Le case vacanza sono un’alternativa alle strutture tradizionali amata non solo dagli italiani, ma anche dagli stranieri, di cui registriamo una presenza in costante aumento – racconta Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Feries, società cui fa capo CaseVacanza.it. – In questo contesto, internet ha giocato un ruolo centrale come perfetto luogo di incontro fra domanda e offerta, ma anche come canale di sviluppo delle attività dei gestori: con i servizi offerti dal web, possono contare su una comunicazione più veloce e trasparente e su transazioni sicure. Abbiamo stimato che il giro d’affari dei proprietari generato dal nostro portale nel 2017 sarà di 100 milioni di euro».

Aumentano i nidi in casa: per aprirli gli immobili si adeguano

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Partiti dal Nord Europa, da cui deriva il nome originale Tagesmutter (madre di giorno), negli ultimi anni i nidi in casa si sono diffusi anche in Italia, a partire dal Trentino Alto Adige. Questa particolare tipologia di asilo nasce sia in risposta alla crisi economica, che ha portato molte persone a reinventarsi una professione, sia alle esigenze sempre più specifiche dei genitori, che lavorano e che molto spesso non riescono ad avere accesso alle graduatorie per gli asili pubblici. Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) ha tracciato le linee guida per disegnare la casa perfetta per avviare un nido in famiglia, a prova di bambino e a norma di legge: consigli utili sia per chi intende iniziare l’attività nel proprio immobile, sia per chi si appresta a cercarne uno sul mercato.

  1. La normativa sui nidi in casa viene stabilita da ogni singola regione italiana, anche se esistono delle regole comuni e valide in tutto il Paese. Il primo suggerimento, prima di approcciarsi alla ricerca di un immobile ex novo, è quella di consultare bandi e norme della propria regione di appartenenza. Questo anche in virtù della possibilità di accedere a speciali bandi, sovvenzionati da fondi europei, per la ristrutturazione e la riorganizzazione degli spazi di un immobile da adibire a nido in casa.
  2. Non esistono restrizioni sulla forma contrattuale in cui la Tagesmutter occupa l’appartamento. Per definizione il nido in casa viene aperto nell’appartamento in cui si vive stabilmente, sia che si tratti di un immobile di proprietà sia che lo si abbia in locazione o comodato d’uso. Previ accordi e scritture private è possibile iniziare un’attività anche nei locali condominiali comuni, purché siano conformi alle regole regionali.
  3. Il numero di bambini ammessi presso un asilo in casa varia a seconda delle regioni: mediamente a ogni educatrice possono essere affidati dai 4 ai 5 bambini, che arrivano, ad esempio, a 10 in Abruzzo. La cosa fondamentale, nell’ottica di una casa a norma, è quella che ad ogni bambino corrispondano 4 metri quadrati in un ambiente lontano dagli spazi abitativi e ben separato dalla cucina. Ai piccoli deve essere garantita la massima libertà di gattonare o camminare senza incorrere in pericoli. In alcune regioni è previsto anche l’obbligo di disporre di spazi esterni.
  4. Gli ambienti interni devono essere sempre puliti, areati e luminosi. Per fare un esempio, in Trentino Alto Adige non è possibile avviare un nido in casa nei seminterrati.
  5. È necessario possedere la dichiarazione di abitabilità dell’immobile e avere degli impianti elettrici, idrici e del gas a norma, certificati e la cui manutenzione ordinaria sia dimostrabile e documentata. Tutte le prese di corrente negli ambienti riservati ai bambini devono essere coperte con gli appositi dispositivi presenti sul mercato.
  6. Prima di avviare qualsiasi tipo di procedura finalizzata all’apertura di un nido in casa, è necessario verificare il proprio regolamento condominiale, qualora si viva in un palazzo. In alcuni casi infatti è vietato il passaggio di persone in quantità superiori alla norma per non disturbare gli altri inquilini.
  7. L’arredamento va pensato in maniera funzionale ai più piccoli: tavoli, mensole e altri complementi devono essere dotati di paraspigoli. Bando a mobilio riciclato per risparmiare, meglio investire in nuovi elementi che siano idonei alla sicurezza degli infanti. Sarebbe consigliabile rivestire le pareti dell’area bambini con pannelli morbidi che attutiscano gli urti. Si deve disporre di una cucina in cui preparare le pappe, ma che rimanga ben lontana dall’area gioco.
  8. La casa necessita di uno spazio adibito a zona riposo con lettini: questa può essere realizzata sia all’interno dell’area gioco, sia in un ambiente separato. Nell’ottica del benessere dei bambini la seconda opzione è la migliore, permettendo loro di riposare anche mentre gli altri giocano.
  9. Nascendo come attività da svolgere in casa propria, non è necessario che un nido in casa abbia un bagno separato da quello che si utilizza regolarmente in famiglia. È però importante che sia dotato di un fasciatoio.
  10. Capitolo tasse: le imposte previste per la casa, sia essa di proprietà o in locazione, vengono calcolate come un’abitazione comune, non essendo quella delle Tagesmutter valutata come attività commerciale fonte di reddito.

Aumentano i nidi in casa: per aprirli gli immobili si adeguano

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Italia

Partiti dal Nord Europa, da cui deriva il nome originale Tagesmutter (madre di giorno), negli ultimi anni i nidi in casa si sono diffusi anche in Italia, a partire dal Trentino Alto Adige. Questa particolare tipologia di asilo nasce sia in risposta alla crisi economica, che ha portato molte persone a reinventarsi una professione, sia alle esigenze sempre più specifiche dei genitori, che lavorano e che molto spesso non riescono ad avere accesso alle graduatorie per gli asili pubblici. Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) ha tracciato le linee guida per disegnare la casa perfetta per avviare un nido in famiglia, a prova di bambino e a norma di legge: consigli utili sia per chi intende iniziare l’attività nel proprio immobile, sia per chi si appresta a cercarne uno sul mercato.

  1. La normativa sui nidi in casa viene stabilita da ogni singola regione italiana, anche se esistono delle regole comuni e valide in tutto il Paese. Il primo suggerimento, prima di approcciarsi alla ricerca di un immobile ex novo, è quella di consultare bandi e norme della propria regione di appartenenza. Questo anche in virtù della possibilità di accedere a speciali bandi, sovvenzionati da fondi europei, per la ristrutturazione e la riorganizzazione degli spazi di un immobile da adibire a nido in casa.
  2. Non esistono restrizioni sulla forma contrattuale in cui la Tagesmutter occupa l’appartamento. Per definizione il nido in casa viene aperto nell’appartamento in cui si vive stabilmente, sia che si tratti di un immobile di proprietà sia che lo si abbia in locazione o comodato d’uso. Previ accordi e scritture private è possibile iniziare un’attività anche nei locali condominiali comuni, purché siano conformi alle regole regionali.
  3. Il numero di bambini ammessi presso un asilo in casa varia a seconda delle regioni: mediamente a ogni educatrice possono essere affidati dai 4 ai 5 bambini, che arrivano, ad esempio, a 10 in Abruzzo. La cosa fondamentale, nell’ottica di una casa a norma, è quella che ad ogni bambino corrispondano 4 metri quadrati in un ambiente lontano dagli spazi abitativi e ben separato dalla cucina. Ai piccoli deve essere garantita la massima libertà di gattonare o camminare senza incorrere in pericoli. In alcune regioni è previsto anche l’obbligo di disporre di spazi esterni.
  4. Gli ambienti interni devono essere sempre puliti, areati e luminosi. Per fare un esempio, in Trentino Alto Adige non è possibile avviare un nido in casa nei seminterrati.
  5. È necessario possedere la dichiarazione di abitabilità dell’immobile e avere degli impianti elettrici, idrici e del gas a norma, certificati e la cui manutenzione ordinaria sia dimostrabile e documentata. Tutte le prese di corrente negli ambienti riservati ai bambini devono essere coperte con gli appositi dispositivi presenti sul mercato.
  6. Prima di avviare qualsiasi tipo di procedura finalizzata all’apertura di un nido in casa, è necessario verificare il proprio regolamento condominiale, qualora si viva in un palazzo. In alcuni casi infatti è vietato il passaggio di persone in quantità superiori alla norma per non disturbare gli altri inquilini.
  7. L’arredamento va pensato in maniera funzionale ai più piccoli: tavoli, mensole e altri complementi devono essere dotati di paraspigoli. Bando a mobilio riciclato per risparmiare, meglio investire in nuovi elementi che siano idonei alla sicurezza degli infanti. Sarebbe consigliabile rivestire le pareti dell’area bambini con pannelli morbidi che attutiscano gli urti. Si deve disporre di una cucina in cui preparare le pappe, ma che rimanga ben lontana dall’area gioco.
  8. La casa necessita di uno spazio adibito a zona riposo con lettini: questa può essere realizzata sia all’interno dell’area gioco, sia in un ambiente separato. Nell’ottica del benessere dei bambini la seconda opzione è la migliore, permettendo loro di riposare anche mentre gli altri giocano.
  9. Nascendo come attività da svolgere in casa propria, non è necessario che un nido in casa abbia un bagno separato da quello che si utilizza regolarmente in famiglia. È però importante che sia dotato di un fasciatoio.
  10. Capitolo tasse: le imposte previste per la casa, sia essa di proprietà o in locazione, vengono calcolate come un’abitazione comune, non essendo quella delle Tagesmutter valutata come attività commerciale fonte di reddito.

Agriturismi sempre più scelti per la settimana bianca: 236 euro la spesa media

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Turismo, Viaggi

La vacanza in agriturismo non va soltanto intesa come un’occasione di contatto con la campagna, magari nei mesi più caldi dell’anno: sempre più persone scelgono questo tipo di strutture ricettive anche per la settimana bianca. Secondo un’indagine di Agriturismo.it (http://www.agriturismo.it), partner di Casevacanza.it (http://www.casevacanza.it) e leader del settore, chi ama sciare ma non vuole rinunciare al risparmio e a un’esperienza più diretta col territorio opta per un agriturismo, spendendo mediamente 236 euro a settimana. Cifra, questa, che garantisce un risparmio del 35% rispetto a un hotel di pari categoria.

Lo studio ha preso in considerazione le province italiane in cui sono presenti agriturismi che distano al massimo 30 minuti di auto da un comprensorio sciistico: confrontando i dati con quelli dell’anno scorso è emerso un aumento dell’interesse da parte degli stranieri, la cui domanda per i mesi di gennaio e febbraio è aumentata del 9%.

Le province più gettonate e i prezzi

La regione che occupa i primi due posti della classifica delle province più richieste per la settimana bianca in agriturismo è il Trentino Alto Adige: al primo posto troviamo Bolzano, dove la spesa di 215 euro a persona risulta più bassa della media nazionale, seguita da Trento con prezzi più alti, pari a 251 euro. La sorpresa più grande è quella del terzo posto del podio, occupato da Catania e dalle sue località alle pendici dell’Etna, area sempre più conosciuta e ambita dai turisti italiani e non solo. Qui la spesa per la settimana bianca risulta più alta della media ed è pari a 280 euro a persona.

La provincia di Cuneo è quarta, grazie soprattutto alle strutture nella zona del Monviso: qui la spesa media per una settimana è pari a 202 euro. La Val Brembana porta Bergamo a essere la quinta provincia in classifica dove, per alloggiare, si spendono 272 euro. A seguire si trovano le province di Aosta e di Torino (portata nella top 10 dagli agriturismi nella zona di Sestriere): in queste località per la settimana bianca si spendono rispettivamente 246 e 241 euro a persona.

Nella parte finale della classifica si trovano due province a ridosso degli Appennini, quella di Massa Carrara e quella di Macerata. Per la località toscana, dove l’alloggio in agriturismo costa mediamente 273 euro, sono state molto richieste le strutture nella zona di Sant’Anna a Pelago, nell’Appennino Tosco-Emiliano. Nelle Marche, invece, la zona di Bolognola e dei Monti Sibillini ha registrato un forte interesse da parte degli utenti, pronti a spendere mediamente 226 euro. A chiudere la top 10 è la provincia de L’Aquila, dove la spesa media è pari a 241 euro.

Si scia ma si cercano anche “esperienze”

«Scegliere di trascorrere la settimana bianca in un agriturismo – spiega Veronica Mariani, fondatrice di Agriturismo.it  – consente, oltre al risparmio, di avere a disposizione direttamente sul luogo del soggiorno tutta una serie di “esperienze” da vivere per entrare a contatto col territorio e le sue tradizioni. Questa sarà sicuramente una delle carte vincenti per la popolarità degli agriturismi, considerando come il turismo esperienziale sia uno dei trend più in voga per il 2017.»

Leggendo le descrizioni degli agriturismi a pochi passi dalle piste da sci si scopre che le strutture offrono diverse attività: oltre ai più classici corsi di cucina e alle degustazioni di vino e prodotti tipici, si può avere, ad esempio, la possibilità di imparare a ricamare con il tombolo o a intagliare il legno. Non manca il contatto con gli animali e fra le strutture alcune offrono la partecipazione alla mungitura delle capre, passeggiate sulla neve in sella ai pony o a bordo di una carrozza trainata da cavalli. Non mancano le stranezze e ci sono perfino agriturismi in cui la settimana bianca si vive insieme a colonie di alpaca.