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Federica Tordi

Immobiliare.it è il portale web di annunci immobiliari leader in Italia.

Per comprare il loro posto al sole i paperoni italiani preferiscono Spagna e Brasile, ma spendono i budget più alti per gli Emirati Arabi

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Economia, Lifestyle

L’inverno è alle porte e per tutti è tempo di prepararsi ai mesi più freddi dell’anno. Per tutti o quasi: per qualche fortunato infatti le festività natalizie sono il momento perfetto in cui partire verso la seconda casa al caldo. LuxuryEstate.com (https://www.luxuryestate.com), partner di Immobiliare.it per il settore degli immobili di prestigio, ha analizzato le richieste dei nostri connazionali scoprendo come Spagna e Brasile siano i due Paesi più gettonati per comprare proprietà di lusso che consentano di svernare. E per un posto al sole in questi due Stati il budget medio degli italiani è pari rispettivamente a 3,5 e 2,5 milioni di euro.

Non sono queste però le cifre più alte per garantirsi una casa al caldo durante il nostro inverno: sono infatti gli Emirati Arabi il Paese dove si è disposti a spendere di più per comprare una casa di lusso, con budget medi di 4,5 milioni di euro.

Scorrendo la top 10 dei Paesi più gettonati dagli italiani che acquistano proprietà di lusso nei Paesi caldi (o perlomeno con un clima mite tutto l’anno), dopo Spagna e Brasile, seguono la Repubblica Dominicana e il Portogallo. Qui però i budget si riducono, pur rimanendo sempre al di fuori della portata dei più, e sono pari rispettivamente a 1,8 e 2,5 milioni di euro.

La Florida di Miami conquista il quinto posto: qui il budget medio dei ricchi acquirenti immobiliari è pari a 1,8 milioni di euro.

La vicina, ma più tiepida, Malta è al sesto gradino della classifica con budget medi di 3,5 milioni di euro. È pari a 3,5 milioni la cifra media che invece i paperoni del nostro Paese mettono in conto per comprare casa alle Barbados, la sesta meta esotica più ambita in assoluto.

La sua vicinanza geografica, insieme a un mercato che è ancora molto più economico di altri, ha portato nella top 10 anche la Grecia. Gli italiani che puntano alle isolette con un clima più temperato rispetto agli inverni italiani sono disposti a spendere in media 900.000 euro, la cifra più contenuta della classifica.

Il Sud Africa chiude la classifica e attira paperoni italiani disposti a spendere, in media, 1,9 milioni di euro.

Le città più richieste in Spagna e Brasile

Andando nel dettaglio dei due Paesi caldi più amati dai ricchi italiani che vogliono comprare una seconda casa al sole, si scopre che per la Spagna la meta più ambita è senza dubbio Ibiza, in cui si concentra oltre una ricerca su tre (35%) di quelle relative a questo Stato. Il 20% di chi vuole comprare una proprietà di lusso in Spagna, invece, sogna Marbella e mette in conto budget medi che superano i 5 milioni di euro. Al terzo posto della classifica spagnola si trova l’isola di Palma de Mallorca con la sua Port d’Andratx.

Per quanto riguarda il Brasile la città più gettonata è quella di Salvador, che attira il 20% degli italiani che desiderano una casa in questo Stato. A seguire si trovano Florianopolis e Rio de Janeiro. In quest’ultima città si concentrano ricerche con budget stellari che, in media, superano i 6 milioni di euro.

Case vacanza: per i soggiorni invernali gli stranieri spendono il 25% in più degli italiani

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Casa e Giardino, Turismo

Il mercato delle case vacanza promette ottimi affari anche per l’inverno: secondo un’analisi di CaseVacanza.it (https://www.casevacanza.it), portale italiano leader per il settore, per i mesi freddi i turisti stranieri in arrivo nelle regioni italiane sono disposti a spendere il 25% in più dei nostri connazionali. E se le regioni di montagna, Trentino Alto Adige in primis, restano le più ambite per questi mesi dell’anno, per chi arriva dall’estero la Puglia e la Sicilia non perdono di fascino neppure in inverno e si piazzano fra le prime dieci più prenotate.

Le mete più ambite per l’inverno

Lo studio ha preso in considerazione le richieste di prenotazione per i mesi da novembre 2017 a febbraio 2018 e ha scoperto che dall’estero oltre una domanda su quattro si concentra sul Trentino Alto Adige (27,35%). La regione è anche la preferita dagli italiani che la richiedono nel 21% dei casi. Segue il Veneto, e Piemonte e Valle d’Aosta a pari merito: qui si è concentrato rispettivamente il 13,9% e il 13% del totale delle richieste di affitti brevi.

Le due posizioni più basse del podio cambiano se si guarda alle preferenze degli italiani: in questo caso al secondo posto si trova la Lombardia (13,56%) e a seguire la Toscana (10,7%). Nel caso dei soggiorni richiesti dagli italiani quasi tutte e dieci le regioni della top 10 sono tipiche dei mesi invernali, avendo sui loro territorio i gruppi montuosi più popolari per le vacanze al freddo: in classifica si trovano infatti Valle d’Aosta, Veneto, Piemonte e Abruzzo.

Distinguendo la nazione di provenienza di chi visiterà l’Italia questo inverno, si nota come gli inglesi prediligano esclusivamente le zone di montagna, mentre nella top 5 delle regioni più ambite dai tedeschi si trovano anche Lazio e Campania, trainate dalle case vacanza di Roma e Napoli, sempre fra le più richieste. Anche i francesi sembrano interessati alle montagne italiane, ma nelle prime cinque regioni più richieste dai cugini d’Oltralpe rientra anche il Lazio.

Differenze di spesa e di gruppi

Non sono solo le mete più richieste a differenziare la domanda di affitti brevi tra italiani e turisti stranieri. Per quanto riguarda il capitolo spesa, chi arriva dall’estero per visitare il Belpaese mette in conto budget più elevati del 25% rispetto a chi “gioca in casa”. Per un soggiorno invernale in Italia chi proviene da altri Paesi spende in media 113,96 euro a notte, per una casa vacanza di quattro persone; mentre gli italiani si fermano a una media di 90,61 euro.

Chi resta in Italia opta quindi per affitti più economici e viaggia mediamente in gruppi di cinque persone per vacanze di circa quattro giorni (4,36). Gli stranieri, invece, si spostano mediamente in tre e rimangono nella casa vacanza per poco più di cinque giorni (5,11). A contare la permanenza più elevata sono i tedeschi: nel loro caso il soggiorno dura mediamente 6,11 giorni.

«Il volume delle prenotazioni e i numeri rilevati sul nostro portale lasciano prevedere che questo 2017 si chiuderà ancora in positivo per il mercato degli affitti brevi – dichiara Francesco Lorenzani, Amministratore Delegato di Feries, società cui fa capo CaseVacanza.it – Questo anche grazie alla crescente attenzione da parte dei turisti stranieri per le mete non tipicamente invernali. L’interesse verso città d’arte e regioni di mare quali Puglia e Sicilia, anche nei mesi più freddi, consentirà ai proprietari di case vacanza di contare su una fonte di guadagno destagionalizzata e non concentrata solo in alcuni periodi dell’anno».

Classe energetica: il 23,5% degli immobili in vendita ne vanta una media o alta; per gli affitti la percentuale scende al 13,7%

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Quella della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano è una partita ancora aperta, sebbene qualcosa sembra essere cambiato negli ultimi due anni, soprattutto quando si parla del mercato delle compravendite. Analizzando gli annunci di immobili residenziali in vendita in Italia su Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) è emerso infatti che il 23,5% delle abitazioni sul mercato vanta una classe energetica alta o media (D e superiori).

A una domanda che, in un caso su due (53%), sia per l’acquisto sia per l’affitto si orienta su immobili efficienti, il mondo delle locazioni non risponde allo stesso modo, considerando che solo il 13,7% delle case in affitto è in classe D o superiore.

La sensibilità di chi cerca casa verso il valore di una classe energetica efficiente, inoltre, è in crescita: confrontando il dato della domanda con quello della rilevazione del 2015, risultano in aumento sul sito le ricerche di immobili in classe A (+3% sia per gli acquisti che per le locazioni).

«Chi vuole vendere casa ha chiaro il valore della riqualificazione energetica del suo immobile, che porta a concludere le trattative in tempi mediamente più veloci e con un guadagno maggiore –  dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – La percezione del valore di questi interventi non è altrettanto forte in chi decide di affittare: a una domanda di locazione sempre più esigente e in aumento non corrisponde ancora un incremento della qualità degli alloggi offerti.»

Le differenze regionali         

A fronte del quadro nazionale appena delineato, fra le regioni sussistono consistenti differenze. Per quanto riguarda gli annunci di vendita di immobili in classe energetica A e superiori, vale a dire di nuova costruzione, il Trentino Alto Adige e il Veneto risultano le regioni più virtuose: in entrambe la percentuale di immobili in queste classi rappresenta circa il 10% del totale delle inserzioni. Di contro, le regioni dove oltre il 60% degli immobili in vendita è energivoro (dalla classe E alla classe G) sono quattro e sono, nell’ordine, Toscana, Lazio, Liguria e Sicilia.

Uala nomina Giampiero Marinò Group Chief Operating Officer

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Comunicati Stampa

Uala.it, il sito e applicazione leader in Italia dedicato al mondo beauty, annuncia la nomina di Giampiero Marinò come Chief Operating Officer. Marinò si occuperà di gestire e controllare le operazioni del gruppo che da poco ha comunicato una nuova espansione internazionale. L’azienda, dopo l’acquisizione della maggioranza di Bucmi.com, sua omologa in Spagna e Portogallo, e del dominio Vaniday.it, ha infatti condotto un nuovo round di finanziamenti investendo nel portale greco Funkmartini.gr.

Prima di Uala, Giampiero Marinò ha ricoperto la carica di General Manager per l’Italia di Uniplaces, la piattaforma leader in Europa per gli affitti a studenti universitari. Classe 1985, Giampiero si è laureato al Politecnico di Milano in ingegneria gestionale, corso durante il quale è stato selezionato per un programma di scambio di un anno con la Tonji University di Shangai. Nel 2010 ha fatto parte della società di consulenza Deloitte per poi diventare Consultant di The Boston Consulting Group, azienda che gli ha anche permesso di trascorrere parte della sua esperienza lavorativa in Australia. Nel 2015 Marinò ha già seguito la crescita di una startup: Auto1, sito per la compravendita di auto usate, in qualità di Managing Director Italy per poi diventare membro del Cda.

Sono entusiasta di entrare a far parte del team di Uala – commenta Giampiero Marinò – Gestire le operazioni di una società nel suo periodo di massima crescita ed espansione internazionale è sicuramente un’esperienza sfidante. In qualità di COO mi auguro di dare il mio contributo all’ottimizzazione dei processi interni e a una migliore gestione delle varie funzioni aziendali in Italia e all’estero”.

Nata da un’idea di Alessandro Bruzzi, Uala è stata fondata nel 2015 insieme a Enzo Li Volti, Luca Mattivi e Manuel Corona e conta ora più di 4.500 saloni a livello globale, rappresentando il principale marketplace per la bellezza e la cura dei capelli in Italia, Spagna e Grecia.

Grazie al successo nazionale e internazionale che il portale sta riscuotendo, il team è in forte crescita e sta cercando talenti per l’head office di Milano. In particolare Uala è attualmente alla ricerca di figure commerciali che aiutino l’azienda ad espandersi sul territorio italiano. Per sottoporre la propria candidatura è sufficiente scrivere alla mail recruiting@uala.it

La digitalizzazione del mondo beauty ci sta dando grandi soddisfazioni, in Italia e all’estero – spiega Alessandro Bruzzi, CEO e cofondatore di Ualasia nel nostro Paese che in molti altri, infatti, l’esigenza comune a tanti saloni è quella di ottimizzare le risorse e gestire meglio gli appuntamenti per dedicare il maggior tempo possibile alla cura dei propri clienti. Per questo prevediamo che l’espansione di Uala sia solo agli inizi e vogliamo investire nell’ampliamento del team per far fronte alla crescende domanda del mercato”.

Oltre il 70% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Se gli italiani sono sempre più consapevoli dell’importanza di certificazioni quali quella relativa alla classe energetica di un immobile o alla sua tenuta antisismica, cosa accade quando si parla di certificazione statica dei fabbricati? Se lo è chiesto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) che, intervistando circa sei mila utenti del sito, ha scoperto che il 71,2% di chi cerca casa non conosce il certificato di staticità. E, nonostante oltre il 60% dei rispondenti abbia detto di essere piuttosto preoccupato della staticità dell’edificio in cui vive, l’84% di loro non ha mai avuto modo di informarsi circa lo stato del proprio fabbricato.

La consapevolezza sul tema da parte dei non addetti ai lavori risulta bassa anche alla luce di quanta importanza viene attribuita alla staticità degli edifici al momento della scelta di una casa: analizzando le risposte raccolte dal portale, si scopre che solo per un utente su tre questo aspetto è rilevante al momento dell’acquisto. Ma quando si è paventata l’ipotesi di un edificio danneggiato da piccoli cedimenti alle fondamenta o da crepe nelle murature portanti, l’atteggiamento di chi ha risposto al sondaggio è cambiato: il 53% infatti ha risposto che in casi come questo valuterebbe altri immobili nella zona, piuttosto che comprare casa in uno stabile non molto sicuro per sé e la propria famiglia.

Parlando di costi degli immobili inseriti all’interno di edifici danneggiati, il 52,9% si aspetterebbe che il prezzo di vendita sia inferiore di oltre il 20% rispetto al valore di mercato; nel caso dei contratti di locazione, l’aspettativa si riduce ed è del 34,9% la percentuale di chi si aspetta uno sconto superiore al 20% sul canone di locazione.

Nonostante una generale scarsa conoscenza del tema, il 50% del campione intervistato ha detto di essere senza dubbio disposto a pagare i lavori di messa in sicurezza dell’edificio in cui vive con la propria famiglia. Circa il 40% valuterebbe la spesa a seconda dell’ammontare richiesto, mentre appena il 4,3% non prenderebbe neppure in considerazione questa ipotesi. Nel concreto, il 34,4% non baderebbe a spese pure di vivere serenamente in un edificio stabile; il 13,3% ha detto di essere disposto a spendere fino a 20mila euro, per il 23,9% la spesa massima sarebbe di 10mila euro e si fermerebbe a 5mila il 28,3 del campione.

Cresce del 15% in un anno la domanda di agriturismi con alloggi esperienziali e alternativi

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Gastronomia e Cucina, Turismo, Viaggi

L’idea di una vacanza in agriturismo viene spesso associata a quella di un alloggio in un classico casolare di campagna, ma non sempre è così. Agriturismo.it (https://www.agriturismo.it), il portale italiano leader del settore, ha analizzato le richieste dei suoi utenti nell’ultimo anno, scoprendo come sia cresciuta del 15% la domanda per le strutture presenti sul sito che offrono alloggi fuori dal comune.

«Secondo il nostro ultimo osservatorio la richiesta di agriturismi in Italia ha segnato un aumento del 7% e prevediamo che per il prossimo anno l’incremento sarà ancora più elevato – spiega Veronica Mariani, fondatrice di Agriturismo.it – A fronte di un crescente interesse per le vacanze in agriturismo, le strutture stanno cercando sempre più di personalizzare l’esperienza per i loro ospiti e un modo per farlo è quello di recuperare o creare degli alloggi molto particolari e unici nel loro genere.»

Uno dei trend più diffusi da Nord a Sud è quello di recuperare stalle, fienili e mulini per trasformarli in ambienti integrati alla struttura principale, permettendo agli ospiti di utilizzarli come stanze o sale per la ristorazione.

Dormire in un immobile storico, come trulli, dammusi e masserie, è una possibilità molto gradita soprattutto dall’utenza straniera; affascinano tutti i castelli, dove ci si può immergere nella natura di un agriturismo, degustare prodotti locali e sentirsi re per un giorno. Così come è sempre più diffuso il trend di creare stanze a tema, tra cui gli ospiti possono scegliere a seconda dei loro gusti e desideri.

In provincia di Lucca si trova un agriturismo in cui si può dormire nei caravan recuperati e trasformati in comode camere con bagno privato. Due di questi sono degli originali mezzi zigani appartenuti a famiglie di giostrai e direttamente restaurati dai proprietari dell’agriturismo.

Per ritornare agli usi di un tempo, vi sono strutture che offrono agli ospiti la possibilità di alloggiare in case interamente costruite con la paglia o in camere più tradizionali in cui sono i materassi a essere sostituiti con le balle di fieno.

Sempre in Toscana, in provincia di Pisa, si trova una struttura composta da yurte immerse nella natura. Le yurte sono le tende tipiche delle antiche popolazioni della Mongolia, riadattate per garantire agli ospiti il massimo del confort. E proprio sulla riscoperta della vita in tenda si inserisce il recente trend del glamping, adottato da diversi agriturismi, che mettono a disposizione degli ospiti tende glamour e confortevoli.

Uala.it investe in Funkmartini.gr, portale leader del mercato greco

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Beauty & Wellness, Economia

A seguito della recente acquisizione della maggioranza di Bucmi.com, azienda omologa in Spagna e Portogallo, e del dominio Vaniday.it, Uala.it, sito e applicazione leader in Italia per la prenotazione online di trattamenti di bellezza e benessere, conduce un nuovo round di finanziamenti investendo in Funkmartini.gr. Fondato nel 2012 da Alexia Kotsi, Gregory Stamatopoulos e Christodoulos Papachristou, con sede ad Atene, Funkmartini è la piattaforma leader in Grecia per prenotare appuntamenti online presso saloni di bellezza e spa.

La rivoluzione digitale del mondo beauty è un trend che crescerà ancora nei prossimi anni, dal momento che il mercato si sta espandendo e sempre più aziende stanno unendo le forze per lavorare insieme allo sviluppo di piattaforme tecnologiche da utilizzare contemporaneamente in più Paesi.

«Negli ultimi anni e in diversi settori digitali abbiamo visto l’ascesa di piattaforme tecnologiche sviluppate localmente e rilasciate a livello internazionale. Il motivo è che è impegnativo sia tecnicamente che economicamente sviluppare software da utilizzare in un solo Paese – afferma Alessandro Bruzzi, cofondatore e CEO di Uala.itFin dall’inizio abbiamo pensato il nostro software proprio per essere lanciato a livello internazionale e abbiamo investito tempo e denaro per garantire gli standard più alti. Abbiamo definito una partnership strategica con Funkmartini perché è il leader di mercato in Grecia e pensiamo che la sua squadra possa trarre vantaggio dall’uso del nostro software».

Molti saloni in Grecia non utilizzano alcun software di gestione, basandosi ancora su note cartacee e agende. Il vantaggio che avranno nell’adottare una nuova tecnologia è evidente: risparmieranno molto tempo che potranno dedicare alla cura dei clienti nei saloni. È guardando a questo potenziale che Gregory Stamatopoulos, Alexia Kotsi e Christodoulos Papachristou hanno deciso diversi anni fa di lanciare Funkmartini.

«Siamo felici di unire le forze con Uala, pensiamo che ci sia un grande potenziale inespresso in questo settore perché il beneficio che possiamo portare sia ai professionisti che ai clienti finali è enorme – ha dichiarato Gregory Stamatopoulos, cofondatore e CEO di Funkmartini Crediamo che la collaborazione con Uala ci assicurerà le basi giuste per cogliere questa opportunità e contribuiremo alla crescita e al miglioramento della piattaforma tecnologica».

Gregory continuerà a condurre la società insieme ai cofondatori Alexia e Christodoulos sotto il marchio Funkmartini, anche se la tecnologia di Uala sarà gradualmente integrata per servire tutti i saloni e le spa in Grecia.

Immobiliare.it on the road con la sua prima campagna su rotaia

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Dopo aver inaugurato la sua prima campagna di affissioni in 23 città italiane a marzo scorso, Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it), il portale di annunci immobiliari leader in Italia, intensifica la sua presenza “su strada” personalizzando quindici tram a Roma, Milano, Torino e Firenze. La campagna su rotaia, pianificata da IGPDecaux, è partita lo scorso 30 ottobre e proseguirà fino a giugno 2018.

«La nostra azienda sta vivendo un momento di grande fermento dal punto di vista della comunicazione afferma Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it SpA – Dopo la campagna di affissioni e il nuovo spot TV, on air da qualche settimana su tutti i principali network, abbiamo deciso di portare il brand sui tram di quattro grandi città, in un momento storico in cui si torna a parlare di ripresa immobiliare e in cui gli italiani ricominciano a interessarsi alla casa».

Con la scelta delle quattro città di Roma, Milano, Torino e Firenze e la selezione strategica delle linee urbane, che coprono sia le zone centrali sia quelle periferiche, l’azienda riesce a raggiungere un ampio bacino di utenti in modo immediato e impattante, grazie alle grafiche ideate ad hoc.

Le creatività per la decorazione integrale dei mezzi, sviluppate internamente, sono differenti l’una dall’altra. Il blu del logo sullo sfondo dei tram è l’elemento comune a tutte le vetture, variano invece i messaggi e le funzionalità del sito sponsorizzati.

Su alcune linee viene raffigurata la ricerca  di una casa su mappa, che il portale ha ideato per primo in Europa, su altre si pubblicizza la possibilità di filtrare gli annunci in base alle caratteristiche dei propri sogni. Su altri tram ancora si promuove l’app di Immobiliare.it – che ha superato i 4 milioni download con una votazione di 4,5 stelle su cinque – e la possibilità di salvare le proprie ricerche e ricevere costanti aggiornamenti sui nuovi annunci online.

Ecobonus 2018: cinque idee per rendere green il terrazzo e approfittare dei nuovi sgravi fiscali

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

È passato al Senato, nella sua versione definitiva, il testo della Legge di Bilancio 2018 in cui è compreso anche il nuovo Ecobonus, l’incentivo statale dedicato a chi effettuerà interventi sul verde privato. Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) ha raccolto 5 idee per rendere più green il terrazzo di casa, che potrebbero godere delle detrazioni fiscali. Stando all’attuale testo della manovra, si potrà dedurre il 36% del costo dei lavori, per spese fino a 5 mila euro: rendere più verde uno spazio esterno diventerà così non solo vantaggioso per la qualità dell’aria in città, ma anche per il proprio portafogli.

  1. Tutto in vaso

Il modo più semplice per riempire di verde il proprio terrazzo è quello di sbizzarrirsi con piante e fiori in vaso. In commercio ce ne sono tantissimi, basterà scegliere quelli più adatti alle proprie esigenze: chi non è (ancora) dotato di pollice verde, può optare per piante sempreverdi come il pino mugo, il ginepro o l’erica ma anche viburni, clematidi, fuxie, ciclamini, e tutte le bulbose da fiore a risveglio primaverile: crochi, tulipani, giacinti, fresie. Della famiglia dei sempreverdi fa parte il rosmarino che, oltre ad essere una pianta bella da vedere, è anche un valido alleato per la cucina. E sempre per accontentare non solo la vista ma anche il palato, chi abita a Sud e gode di un clima mite e soleggiato, può invece scegliere aranci e limoni ma anche gelsomini, rose o gerani.

  1. Giardini pensili

Realizzare una copertura verde con un giardino pensile, tecnica che affonda le sue radici nell’Antica Babilonia, è di certo più complicato, ma l’Ecobonus 2018 potrebbe essere l’occasione perfetta per decidere di realizzarne una. Per un giardino pensile serve un terrazzo di metratura considerevole e alcune verifiche tecniche prima di dare il via alle opere. La stratificazione prevede una membrana impermeabilizzante, uno strato antiradice, un elemento di protezione meccanica, un elemento drenante e/o di accumulo idrico, un elemento filtrante, un substrato composto generalmente da un miscuglio di materiale inorganico (pomice, agriperlite, argilla espansa) ed organico (torbe, cortecce compostate, fibra di cocco) e per ultimo lo strato di vegetazione con le piante. Sarà necessario accertarsi con un esperto che il proprio terrazzo possa strutturalmente reggere il peso di questo intervento, ma una volta realizzato si potrà dire di avere in casa una miniatura del Bosco Verticale, uno dei grattacieli più ammirati al mondo.

  1. Autoproduzione di frutta e verdura

Un’altra idea è quella di destinare lo spazio esterno all’autoproduzione di frutta e verdura. Si potrebbe così approfittare del Bonus Verde per realizzare un orto sul terrazzo, dove coltivare i propri ortaggi o alberi da frutto preferiti. Questa soluzione permette non solo di risparmiare sull’acquisto dei prodotti dell’orto, ma anche di scegliere consapevolmente fertilizzanti e trattamenti, optando magari per soluzioni biologiche e amiche dell’ambiente.

  1. Una migliore irrigazione

Un impianto di irrigazione professionale è uno sfizio che grazie all’Ecobonus 2018 ci si potrà concedere più a cuor leggero. In commercio ne esistono di vari prezzi e fatture, a seconda della centralina di irrigazione e dal grado di precisione dell’impianto. I modelli più evoluti si autoregolano a seconda delle condizioni meteo che vengono rilevate e permettono di mantenere le piante del terrazzo in uno stato di rifornimento idrico ottimale.

  1. Sfruttare tutti gli spazi

Se le dimensioni del terrazzo non permettono di avere un orto in orizzontale, questo non vuol dire che si debba rinunciare del tutto all’idea. Una moda recente è quella di creare delle pareti vegetali che permettono di sfruttare al meglio gli spazi in verticale. In attesa dell’approvazione definitiva della legge e dopo le necessarie verifiche sulle effettive possibilità di detrazioni fiscali, un modo per approfittare del Bonus Verde potrebbe essere proprio l’acquisto di apposite strutture a sacche da appendere alle pareti e nelle quali trapiantare, ad esempio, erbe aromatiche, ma anche fragole o piante ornamentali come edere, felci, begonie e surfinie.

Casa da incubo: quasi la metà degli italiani dice di averci vissuto almeno una volta nella vita

Scritto da Federica Tordi il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Un fantasma che infesta la soffitta? Una bambola inquietante appoggiata in salotto? No, per gli italiani quello che caratterizza una casa da incubo sono l’umidità e il buio: lo ha scoperto Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it/) con un sondaggio condotto su un campione di oltre 10mila utenti del sito. Dalle risposte è emerso, inoltre, che il 43,4% ha dovuto vivere almeno una volta nella vita in un’abitazione in cui la permanenza non è stata proprio un sogno.

Se oltre il 62,1% dei rispondenti ha indicato l’umidità come caratteristica di una casa da incubo, arriva al 60,6% la percentuale di chi non vorrebbe mai una casa buia, con poche aperture e punti luce. Potendo indicare tre caratteristiche di un’abitazione in cui non si vorrebbe mai vivere, il 55,2% ha dichiarato “sesto piano senza ascensore”.

La moquette spaventa più della suocera in casa: il 43,6% ha scelto proprio la presenza della moquette in cucina e in bagno come caratteristica tipica di una casa da incubo, mentre “solo” il 25,5% ha indicato la presenza della suocera come coinquilina.

C’è poi chi non vorrebbe mai vivere in una casa con spazi troppo angusti e claustrofobici (49,5%) e in un quartiere con una vita notturna troppo movimentata e rumorosa (41,7%). Le altre caratteristiche che hanno raccolto più risposte sono state una pessima vista dalle finestre (35,4%), l’assenza del bidet (32,1%) e gli arredi vecchi e fatiscenti (31,9%).

Gli immobili da incubo famosi per essere stati cornici di pellicole cinematografiche sono molti e il sondaggio ha chiesto in quale fra quelli selezionati farebbe più paura vivere. Quasi una risposta su tre (29,6%) ha indicato il film Panic Room, dove le due protagoniste rimangono in trappola in una stanza senza via d’uscita. Al secondo posto Duplex (16,7%), la pellicola con Ben Stiller in cui la sua coppia si trova a convivere con un’anziana molto invadente. Quasi a pari merito le due case da incubo protagoniste di Shining e The Others: per il 14,9% vivere nel lungo corridoio dell’hotel in cui Jack Nicholson finirà per dare la caccia alla sua stessa famiglia sarebbe un vero incubo, mentre per il 14,2% convivere con i morti, come accade nel film con Nicole Kidman, sarebbe inaccettabile.