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Librerie Componibili Minimum[book]: librerie di design

Scritto da semseo il . Pubblicato in Aziende

Librerie componibili – design italiano

Per chi ha poco spazio o per chi, invece, può organizzare i propri libri in più zone della casa, le librerie componibili rappresentano una soluzione efficace e creativa per contenere libri e non solo.
Tutte le librerie componibili presentano un progetto base che può variare ed essere personalizzato a seconda del gusto personale o delle dimensioni della casa. Cambiando la disposizione dei vari elementi o aggiungendo accessori, le librerie componibili diventano oggetti d’arredo unici.

MinimumBook è un nuovo brand italiano di design che nasce dall’esigenza di archiviare ed esporre i libri in modo pratico ed essenziale grazie a una serie di modelli di librerie componibili.
Le librerie componibili MinimumBook sono realizzate con materiali di pregio di provenienza italiana e lavorati a mano secondo le regole dell’ebanisteria classica italiana.
Librerie componibili ready-made interamente realizzata con materie prime rare, espandibili e trasformabili in ogni momento.

Le librerie componibili MinimumBook rappresentano la scelta ideale per archiviare i libri, quando la passione per i libri si unisce all’amore per il design italiano e il pregio dei materiali.

Librerie componibili a portata di clic.

Le librerie componibili MinimumBook sono acquistabili online sul sito https://www.minimumbook.com, un sito semplice da consultare e in cui è possibile scegliere tra i diversi modelli disponibili.
– la libreria Lavagna è il primo tra i modelli di librerie componibili firmate MinimumBook. Questa libreria di design unisce il pregio del legno di quercia stagionato in radice con il fascino della lavagna di ardesia di cava.
– La libreria Volterra, tra le librerie componibili è il modello creato per i libri più importanti. Una libreria componibile interamente realizzata con materie prime rare di provenienza italiana, caratterizzata da tre barre in acciaio, un set di fermalibri in alabastro di Volterra e una lavagna in ardesia.
– La libreria Sospesa è la libreria modulare che non poggia mai per terra. La libreria componibile Sospesa è dotata di un sistema di fissaggio in acciaio inox per poter organizzare i libri anche negli spazi disponibili sopra ai mobili.
– La libreria Barrique è la più originale tra le librerie componibili MinimumBook. Una libreria componibile dedicata alle collezioni di vini, con un ripiano a ribalta per i libri.

Le librerie componibili MinimumBook possono essere ulteriormente personalizzate con gli accessori disponibili in serie limitata, numerati e firmati dal designer Giuseppe Amato. A tutte le librerie componibili è possibile aggiungere un set di fermalibri di alabastro, una lavagna di ardesia disponibile nei vari formati a seconda della libreria acquistata o un ripiano più profondo e la penna MinimumBook per gli appunti.
Giuseppe Amato, con il supporto del suo staff, inventa e realizza accessori sempre nuovi per tutte le librerie componibili MinimumBook e presto saranno disponibili: tavolo, fermalibri, leggio, ripiano grande, cassetti, scala, sportelli, lampada, portalampada, scrivania, plutei in legno marchiato a fuoco, plutei di ardesia, gambe da centro stanza per la libreria Volterra.

Materia e cultura nelle librerie componibili MinimumBook.

Le librerie componibili MinimumBook sono realizzate solo con materie prime naturali: legno di quercia in radice®, acciaio, ardesia e alabastro.
Il legno di Quercia in Radice® delle librerie componibili MinimumBook è unico. Per realizzare queste librerie componibili è stato adottato un metodo di lavorazione che consente di ottenere un legno dalle caratteristiche estetiche e funzionali uniche. La Quercia in Radice® è ricavata da piante morte per cause naturali prese direttamente da foreste controllate. Il metodo di stagionatura della Quercia in Radice® è indice di una qualità di legno superiore.
Le librerie componibili MinimumBook sono tutte in legno massello in assi uniche, stagionate per resistere a grandi carichi e forti sollecitazioni meccaniche.
In contrasto con le superfici aride del legno di Quercia in Radice® selezionato per le librerie componibili MinimumBook, gioca un ruolo fondamentale la luce riflessa dell’acciaio levigato.
Inoltre, i montanti forniti per le librerie componibili MinimumBook sono barre filettate in tutta la loro lunghezza. Le combinazioni per la collocazione dei ripiani per le librerie componibili MinimumBook è dunque infinita.
A questi elementi si aggiungono la mutevole trasparenza dell’alabastro di Volterra e il nero compatto della lavagna di ardesia.

Idea e mito per le librerie componibili.

L’idea delle librerie componibili MinimumBook nasce dalla storia del naufragio di Eratostene di Cirene, una nave di grammatici e filologi del II sec. A.C. naufragata in Sicilia. La nave viene sepolta dalla sabbia con i suoi preziosi volumi a bordo e se ne perdono le tracce per oltre 2000 anni.
Nel XVIII Sec. un archeologo siciliano, riscopre il sito e l’antico progetto di Eratostene di Cirene: diffondere la parola scritta in tutto il mondo allora conosciuto. Il sogno di Eratostene di Cirene si traduce oggi con la progettazione di Giuseppe Amato dell’intero complesso architettonico: la cartiera, gli archivi e la biblioteca.

L’idea alla base delle librerie componibili MinimumBook, dunque, prende vita dall’antica ambizione di diffondere la parola scritta nel mondo, recuperando i valori e la storia della tradizione artistica e artigianale.
Un concept declinato in tutte le librerie componibili del brand MinimumBook e di tutto ciò che ruota intorno al libro.

Il progetto MinimumBook nasce nel 2012 con la realizzazione di diversi modelli di librerie componibili di design che oggi sono nelle case di tutto il mondo, acquistabili esclusivamente online sul sito https://www.minimumbook.com.

Web agency e nuove strategie

Scritto da semseo il . Pubblicato in Internet

Una web agency è una agenzia specializzata in tutto quello che concerne il web, comunicazione, creatività, user experience, web marketing, campagne seo, campagne sem, campagne ppc campagne ppl, sviluppo di applicazioni, ecommerce, app , web site statici e dinamici, responsive design, creazione di banner, landing page, social media, sistemistica, copy ecc.
Nello specifico sia per la creazione di applicazione online che per un sito o un ecommerce sono necessarie diverse figure chiave tra cui sicuramente un esperto in user experience affinchè la fruizione dei contenuti la navigazione e la creatività consentano di avere una esperienza utente positiva, migliorando cosi anche la brand image. E’ essenziale la figura del direttore creativo, cosi come quella del responsabile IT, dell’ esperto in social media, del seo strategist e dell’ esperto in pubblicità ppc, ppl ecc. per fare si che una qualsiasi applicazione web sia creata a regola d’arte sia creata in funzione del target di riferimento e sia correttamente promossa sia sulla ricerca organica che a pagamento o attraverso circuiti specializzati in ppl. Oggi un’altra forma di promozione molto efficace è quella dei social network, e quindi anche la figura del social media strategist risulta molto importante ed essenziale nella promozione di un prodotto o di un brand.

La coordinazione dei team di lavoro in precedenza spettava direttamente al project manager, ma con l’ampliarsi dell’offerta, molte web agency, ormai digital agency, hanno preso un’altra direzione, cioè far fare il pm al responsabile di progetto, che potrebbe essere un creativo, un esperto un user experience, uno sviluppatore un seo strategist, a seconda del tipo di progetto e della strategia generale. Questo perchè le conoscenze orizzontali e verticali di ogni singolo elemento delle web agency o digital agency si sono molto ampliate sia per la capacità di apprendimento che è necessaria per essere sempre un passo avanti, sia per l’alta competitività del settore. La congiuntura economica ha aiutato un processo che già si stava determinando naturalmente.

Oggi i vecchi Pm sono i nuovi direttori di dipartimento o figure professionali con conoscenze orizzontali capaci di rispondere a tempi sempre più stretti e budget sempre meno consistenti con qualità più elevata. La competizione ha fatto molto in questo senso, la necessità di avere figure professioni direttamente coinvolte ha consentito di avere stime più credili e maggiore velocità di quantificazione e realizzazione. Un esperto in usabilità con conoscenze verticali elevate per quanto riguarda quelle specifiche e orizzontali molto elevate, darà direttive veloci ad un copy, impiegherà pochissimo tempo ad accordarsi con un art, sarà in grado di delineare perfettamente quali sono le caratteristiche del software da sviluppare e sarà in grado di accordarsi con il seo strategist per stimare tempi e costi per la promozione del progetto. Lo stesso possiamo dire di un responsabile It con conoscenze verticali elevate per il suo intorno, e orizzontali abbastanza elevate per relazionarsi con il team.
Quindi non è più indispensabile la figura del Pm come persona chiave del progetto, ma ne possono fare le veci, persone con certe caratteristiche provenienti da vari settori.

Questa rivoluzione ha cambiato in positivo i costi, abbattendo fortemente le tempistiche e diminuendo esponenzialmente il numero di riunioni.
Migliorare le performance e incentivare l’autoformazione è l’obiettivo di tutte le web e digital agency. Molte ci riescono con successo partendo proprio da aver rivoluzionato la loro architettura interna. Una Web Agency di successo è sicuramente quella che sa offrire soluzioni innovative, sperimentare costantemente, evolversi velocemente, progettare intorno alle esigenze del cliente, con creatività, professionalità, qualità. Ogni progetto è una sfida, per ogni sfida occorre un team strategicamente pensato per affrontarla e gestirla in tutte le sue dinamiche.

http://www.fe-el.com

Fare SEO, sperimentazione e unicità.

Scritto da semseo il . Pubblicato in Internet

Fare SEO dopo Penguin 2.0, non è più difficoltoso, è diverso. In precedenza le tecniche usate dai Seo Stretegist, erano quasi tutte uguali, con qualche eccellenza, cioè chi aveva un reparto di linkbuilding per popolare di link blog, webzine e forum, intrattenendo discussioni e posizionando gli anchor text in maniera strategicamente studiata.

Oggi è cambiato un po’ tutto, il numero di backlink conta di meno, conta di più la qualità del link e la qualità del contenuto nella quale è presente il link. Si è spostato quindi il lavoro dal data entry alla stesura di contenuti multipli e di qualità. In realtà nessuno conosce con precisione quale sia procedura da seguire per salire nelle serp e posizionarsi in prima pagina per le parole competitive, tutti si basano su intuizioni, sperimentazione, informazioni rilasciate da google, condivisione delle esperienze con altri seo strategist. Le basi per fare SEO onsite sono oramai conosciute dal grande pubblico, anche se molti aspetti sfuggono ai più proprio perchè si va dall’ html, alla semantica costruttiva, ai title h1, h2, h3, alle Url (quindi occorre un buon strumento sef se si usano cms o ecommerce), per poi passare al copy vero e proprio, quindi con le problematiche della keyword density, l’ importanza del titolo, e i meta. E’ tutto chiaro e cristallino, chi lavora meglio e con scrupolo a tutti questi dettagli ha una buona probabilità di essere bene indicizzato, e di salire nelle serp nella ricerca organica.

Il problema è la reputation, il vecchio link building. Ecco, ne avrete letti di articoli su come fare link building post Pengiun 2.0, alcuni hanno scartato gli articol marketing, altri le web direcory, insomma, non c’è una procedura precisa da seguire, ma sono molte le possibilità. Ultimamente sembrano state declassate le directory a pagamento, google ne aveva molto parlato in passato senza fare niente, mentre con l’ ultimo rilascio sembra che abbiano messo in atto questa nuova regola, no directory a pagamento, o comunque pochissime rispetto a quelle naturali che sono sempre meno efficaci, più per la modalità con cui vengono popolate che per lo strumento in se per se.

Ad ogni modo è un argomento dove quello che contano a parte le teorie sono i risultati, e quindi la sperimentazione. Sperimentare vuol dire avere tempo, budget, e siti su cui poter testare le diverse tecniche. La parola d’ordine di Penguin 2.0 è qualitàripetitivitàunicità del contenuto. Per fare questo occorre scrivere molto e bene, per accaparrarsi l’utente e gli spider, scrivere il solito argomento attraverso diverse interpretazioni rendendo il contenuto unico o quasi. Ovviamente se si devono popolare 3000 directory è impossibile creare 3000 contenuti e titoli, e sottoporli, anche perchè ci vorrebbe una quantità di link builder e copy, il cui costo sarebbe proibitivo anche per molte grandi aziende. La bravura sta nel trovare la giusta formula affinché i contenuti non vengano considerati spam, e siano proficui alla campagna SEO.

Fare SEO non è matematica, anche se c’è chi cerca di trovare formule che si prestino a qualsiasi sito, a qualsiasi parola chiave e a qualsiasi categoria, la verità è che ogni lavoro è un lavoro custom che parte dall’analisi del dominio e dei sui trascorsi, alla creazione di una strategia che solitamente si consuma nell’ arco di 3-6 mesi. Le migliori ovviamente sono quelle che usano tutti gli strumenti disponibili, con cura e prudenza, anche se è possibile osare senza eccedere.

Fare SEO è un lavoro quotidiano, dove l’esperienza gioca un ruolo fondamentale, e ripeto la sperimentazione. Un SEO che non fa esperimenti, è un SEO che non cresce, e questo settore è in continua evoluzione, cambia un algoritmo e vanno spostate le risorse. Le grandi aziende Seo hanno avuto grandi mutamenti, con cambiamenti radicali, sia strategici che operativi, dovendosi reinventare. Alcune professionalità sono dovute evolvere altre sono state ridimensionate.

Molti seguono corsi per avere risultati, ma sono pressochè inutili, perchè un seo strategist, non svela mai i segreti con cui raggiunge i risultati, un apprendista seo se non si aggiorna per conto proprio non crescerà mai rimanendo sempre uno dei milionesimi SEO search engine optimizer in circolazione.
Sperimentaazione e Unicità sono le uniche armi per migliorare il posizionamento.
http://ecommerceseomarketing.blogspot.it

Ecommerce, recensioni di qualità

Scritto da semseo il . Pubblicato in Aziende, Comunicati Stampa, Mercati

Le recensioni dei siti ecommerce sono quasi sempre molto mirate: si trovano recensioni generaliste che parlano di ecommerce come si parla di una vacanza, mentre altre sono specifiche, cioè trattano argomenti inerenti ad una specializzazione ben precisa e parlano ad un target delimitato. Si passa dallo studio dell’usabilità per ecommerce, a come si crea una creatività in linea con il brand e che richiami la call to action, a come si rende veloce un ecommerce magento, quindi si parla di sistemistica.

Sono poche le recensioni di ecommerce che si spingono oltre, che parlano, cioè, del contenuto dell’ecommerce, di come sono distribuiti i contenuti in funzione del target e di come l’ecommerce rispecchia il brand. Ultimamente, però, stanno uscendo recensioni sempre più dettagliate e che portato il lettore a capire come sia fatto il sito ecommerce ancora prima di vederlo. Non sono molte ma, navigando in rete, qualcosa riusciamo a trovare. Fare una recensione di un ecommerce non è cosa semplice in quanto il settore commerciale può cambiare notevolmente la chiave di lettura, in particolare la consistenza dei contenuti e la loro qualità in funzione del prodotto che viene venduto.

Generalmente un sito ecommerce ha una home page che presenta, nella maggior parte dei casi, i migliori prodotti, i più venduti, i più apprezzati ecc, e le sezioni che solitamente sono molto povere, mentre dovrebbero essere ricche di contenuti proprio perché hanno la funzione di far entrare il cliente nell’area che ha scelto. L’ecommerce, quindi, nella scheda prodotto dovrebbe essere esaustivo ed capace di introdurre l’argomento attraverso un header e dei contenuti scritti appositamente per far capire all’utente dove sta entrando e cosa troverà, o, più semplicemente, per spiegare quell’area di prodotti a chi è destinata, una sorta cartello che descrive in maniera rapida ed intuitiva cosa stiamo guardando. Nella realtà la scheda prodotto, in molti siti ecommerce, è un clone di molti altri, mentre la scheda prodotto è fondamentale specialmente per alcuni settori merceologici.

Ecco perché: la scheda prodotto è il prodotto più la spiegazione del prodotto, ed è la pagina dell’ecommerce delegata alla call to action più importante, cioè il metti il prodotto nel carrello, in questa pagina è fondamentale che le foto parlino e rappresentino il prodotto visto dagli occhi dell’utente, e quindi bene in risalto, in più è necessario avere un contenuto introduttivo e dei contenuti specifici di prodotto.

I contenuti specifici di prodotto sono essenziali per non perdere l’utente. Se l’ utente è interessato al prodotto ma non trova abbastanza informazioni a riguardo, lascia l’ecommerce e si getta su google o bing alla ricerca di quelle nozioni che non ha trovato sull’ecommerce, ed è un cliente perso. E’ fondamentale che il potenziale cliente, affinchè avvenga la conversione, trovi sulla scheda prodotto tutte le informazioni necessarie ed esaustive perchè acquisti in maniera rapida senza pensare troppo e sia soddisfatto.

La velocità dell’ecommerce è un altro aspetto da smarcare: esistono ecommerce lentissimi che non permettono all’utente di apprezzare prodotti e contenuti, e quindi il tasso di abbandono si alza ulteriormente.

Un altro aspetto che solitamente non viene trattato nelle recensioni è il rapporto che c’è tra l’ecommerce ed il negozio fisico, o tra l’ecommerce e la catena cui fa riferimento. Questo è fondamentale perché non solo è un indicatore di quanto sia coerente la brand image, ma anche della strategia adottata per la vendita dei prodotti. Se volessimo alzare il tiro, ma questo è quasi impossibile da ottenere perché andrebbe monitorato un ecommerce per mesi, sarebbe interessante anche capire quali strategie pubblicitarie sono state adottate, google adwords, dem, landing page, scontistica, prodotti lancio, offerte a tempo, strategie su social media marketing ecc.

Recensioni di ecommerce fatte bene ne troviamo sempre meno a causa del fatto che molte sono più article marketing che servono per promuovere il prodotto più che dare informazioni interessanti a chi opera nel settore, o a chi interessa il mondo dell’ ecommerce. E’ impossibile effettivamente scindere la parte descrittiva dell’ ecommerce senza accennare alle potenzialità e quindi fare in qualche modo pubblicità, ma sarebbe ipoteticamente interessante arrivare al limite, cioè presentare un ecommerce per le sue caratteristiche senza fare article marketing. La soglia è breve, perché è molto semplice incappare in una virtù e renderla argomento, ma la partita si gioca proprio su questo. Invitare il lettore a visitare il sito per rendersi conto di quanto è stato scritto invece è naturale e proficuo per chi scrive, perché le sue parole siano capite e confermate.

Ecommerce B2c un mercato in espansione

Scritto da semseo il . Pubblicato in Economia, Internet, Mercati

Oggi in Italia si parla molto di ecommerce b2c (business to consumer), cioè orientati alla vendita a consumatori e non al commercio tra aziende (b2b – business to business).

I motivi sono tanti ma il principale è sicuramente la posizione di arretratezza del nostro paese rispetto alle altre realtà Europee. L’obiettivo del precedente governo (quello guidato da Monti) era quello di portare entro il 2015 l’Italia ad un utilizzo degli ecommerce b2c almeno del 50%, oggi è circa il 35%. L’attuale governo sta portando avanti questo obiettivo e sta incentivando le aziende ad aprire i propri ecommerce b2c. Ad esempio la Camera di Commercio di Milano ha indetto un bando che ha scadenza 20 settembre 2013 per la digitalizzazione delle imprese in cui viene offerto un contributo del 50% a fondo perduto ad aziende che decidano di portare la loro realtà commerciale su internet e a società IT che abbiano idee innovative nel settore digitale.

L’iniziativa è lodevole, soprattutto in un momento di crisi come questa, e sta spingendo tante realtà ad orientarsi verso l’ecommerce b2c. C’è però un problema: il fatto di non avere spese di locazione, di personale e, in alcuni casi, neanche quelle di magazzino spinge a fare delle analisi superficiali al momento dello start up. L’idea delle aziende è quella che basta essere online per vendere di più e in tutto il mondo. Purtroppo non è così. Realizzare un ecommerce online b2c richiede lo stesso impegno iniziale di una qualsiasi altra attività, anche se con modalità differenti.

Il consiglio è quello di creare un accurato business plan dove si definisce chiaramente quale è il prodotto e quali sono i punti di forza e debolezza. La realtà di tutti i giorni ci insegna che se un’azienda ha un buon prodotto è più facile che il cliente lo compri e che resti affezionato alla marca. Questo è un argomento molto importante perché, come per la vendita tradizionale, la fedeltà e quindi il passaparola che ne deriva, è fondamentale per far funzionare un ecommerce b2c. I social Network hanno “alzato il volume” di questi messaggi, ampliando la possibilità di diffondere il proprio apprezzamento per un prodotto o un servizio a tutta la cerchia dei propri amici. Ma il rovescio della medaglia è che hanno anche aumentato la possibilità di critica, quindi le aziende devono cambiare attitudine nei confronti del proprio business e dei propri clienti. Soprattutto gli ecommerce b2c devono aprire un canale diretto con i propri clienti, facendoli partecipare alla creazione dei propri prodotti e essendo disposti anche a subire critiche, che devono essere prese come dei suggerimenti a migliorare e a far crescere il proprio business.

Il secondo passo nella pianificazione dell’ecommerce b2c è quello dell’analisi dei competitors.  E’ molto importante capire quali realtà ci sono e come sono percepite dai clienti di quel settore. Questa analisi che per l’apertura di un’attività fisica richiedeva poco tempo (un giro nella zona e due chiacchere con i negozianti storici) su internet è molto complessa. Non solo bisogna valutare quali sono i competitors diretti (quelli che fanno gli stessi prodotti) ma anche come e cosa fanno per promuovere la propria attività quali iniziative marketing portano avanti, come si comportano nei social network. Il tutto in una dimensione globale o ,a causa del costo delle spese di spedizione, almeno europea. Bisogna vedere se il prodotto esiste già, quale è il suo prezzo, quali sono i principali ecommerce b2c che vendono quel determinato prodotto e molte altre informazioni. Spesso capita che le aziende guardino solo competitors di pari dimensioni alle loro, ma su internet non funziona in questo modo. Amazon e Zalando diventano competitors del piccolo negozio che vende scarpe perché è un articolo che vendono anche loro e con una visibilità enorme. Questo è il punto chiave degli ecommerce b2c. Come i centri commerciali e le grosse catene stanno pian piano facendo chiudere i negozi a gestione familiare, così le grosse multinazionali hanno maggiore visibilità sul web e “oscurano” tanti altri ecommerce. Con oscurano intendiamo dire che sono prime nei motori di ricerca, nelle pubblicità di Facebook, nei banner promozionali e in tutte le forme di pubblicità online.

E allora cosa devono fare le piccole attività che vogliono fare un ecommerce per incrementare le proprie vendite?
Primo fra tutto, affidarsi ad una società seria per la realizzazione dell’ecommerce b2c. Internet non è un “gioco da ragazzi”, oggi è un lavoro serio. Non si può fare affidamento a persone improvvisate, o meglio si può però si è quasi sicuri (e diciamo quasi per non essere troppo drastici) che l’ecommerce b2c non venderà. L’esperienza su internet e la conoscenza dei comportamenti del cliente sono fondamentali per la buona riuscita di un ecommerce. Creare una user experience (esperienza di navigazione) positiva è alla base della finalizzazione dell’acquisto e fidelizzazione del cliente. E’ un po’ come quando si entra in un supermercato nuovo, se si riescono a trovare i prodotti subito e sono ben presentati è probabile che uno ci torni, se si trovano corsie strette, non si trova niente e si è costretti a far più volte il giro del negozio per rintracciare la merce ricercata probabilmente si comprerà una volta e inoltre se ne parlerà anche male con gli amici.

Secondo aspetto sono gli investimenti pubblicitari, che spesso devono vedere un badget superiore a quello della creazione dell’ecommerce. Ebbene si, perché il vero lavoro dell’agenzia (e anche la bravura e l’esperienza) si vedono una volta che l’ecommerce b2c è online. E’ in quel momento che vanno fatte le campagne adWords per far trovare il negozio dai clienti e la social strategy per affiliare gli amici.
Vendere online è possibile ma come con tutto bisogna impegnarsi, pianificare e affidarsi a persone competenti.

Herbalife, perdere peso con naturalezza

Scritto da semseo il . Pubblicato in Alimentari e Bevande

Sta per finire l’estate e il rientro dalle ferie solitamente è un periodo di buoni propositi, primo tra tutti perdere quei chili di troppo che “inspiegabilmente” si sono accumulati durante le settimane di vacanza.

L’estate dovrebbe essere un periodo in cui si fa più movimento, dove ci sono più frutti e ortaggi di stagione che favoriscono un’alimentazione corretta e quindi la naturale perdita dei chili di troppo accumulati durante i mesi invernali, ma purtroppo non è così.
Finita l’estate ci si trova ad avere un paio di chili di più. Il motivo è che sempre più persone associano il cibo ad una gratificazione. Quindi come “premio” per una nuotata al mare ci si concede un gelato con panna, e poi la giustificazione comune è quella che durante l’inverno si fanno tante rinunce che in vacanza ci si può concedere di più.

Questi sono atteggiamenti molto comuni che derivano da un errato rapporto con il cibo e dall’ associazione sbagliata tra il concetto di dieta e quello di privazione.

Per far si che una dieta funzioni e che si scelga un regime alimentare che mantenga il peso nel tempo bisogna cambiare prima di tutto delle convinzioni consolidate.

Come ho già detto la dieta viene vista sempre come una privazione, un periodo “triste”, una costrizione di comportamenti non naturali per il nostro corpo.

Questo avviene perché spesso si scelgono le diete in base a quella che è di moda in quel momento o seguendo il comportamento dei vip.

Il problema è che la gente comune ha tempi e impegni diversi dai vip. Quello che dovrebbe guidare la scelta di un regime alimentare orientato alla perdita di peso è la semplicità di poterlo seguire quotidianamente in base agli impegni che uno ha.

I tempi di una casalinga sono diversi da quelli di una persona che lavora fuori casa, in più un single avrà più tempo (forse) di una madre di famiglia quindi la prima domanda da porsi al momento di scegliere una dieta è “sono in grado di seguirla semplicemente per un periodo lungo?” se la risposta è affermativa va bene, altrimenti non conviene neanche iniziarla, perché sarebbe un ulteriore conferma per il cervello che le diete sono faticose e complicate.

Un altro elemento da tenere presente, che solitamente non viene considerato ma è importantissimo, è il benessere del nostro corpo. Durante la dieta vengono forniti al corpo tutti i macro e microelementi di cui ha bisogno? Questo è fondamentale per poter affrontare la dieta in modo corretto, perché se cambiando regime alimentare questo provoca affaticamento e mancanza di energia e ovvio che la nostra mente percepirà la dieta come un qualche cosa di “sbagliato” e quindi da evitare.

La mente può diventare alleata o nemica del nostro corpo a seconda delle informazioni che riceve: se da un comportamento ha una sensazione di benessere invierà messaggi al corpo per continuare a comportarsi in quel modo, è vero però anche il contrario, se un atteggiamento provoca malessere, il messaggio sarà quello di smettere di compiere quella determinata azione.
Questo è un concetto molto importante che è alla base di tutti i nostri comportamenti. Per spiegarlo meglio prendiamo ad esempio due differenti regimi alimentari: la soluzione Herbalife per la perdita di peso e una dieta iperproteica (molto in voga ultimamente). Vediamo come potrebbe affrontare la giornata di dieta tipo una madre di famiglia lavoratrice.

Ore 7.30 : Colazione
Herbalife ha studiato una soluzione per la colazione equilibrata che fornisce tutti gli alimenti necessari per affrontare la giornata con energia e vitalità. La colazione consiste in un bicchiere d’acqua con due tappi di succo di aloe concentrato Herbalife per reidratare il corpo, un frullato fatto con 250 ml di latte (di soia o riso) e il sostituto del pasto Hebalife Formula 1 disponibile nei gusti di cacao, cappuccino o crema e biscotti, e un infuso alle erbe Herbalife al gusto di pesca o limone. La dieta iperproteica suggerisce di mangiare due uova cotte con fagioli o un altro tipo di legumi. Per le nostre abitudini alimentari la soluzione Herbalife è percepita meglio dal nostro corpo, sia perché più simile alla colazione italiana tradizionale, sia perché meno impegnativa da preparare. La soluzione iperproteica alla lunga potrebbe inoltre generare un sovraccarico di lavoro per il fegato e quindi una sensazione di affaticamento. Il corpo quindi invierà messaggi negativi al momento di fare colazione che alla lunga spingeranno la persona ad abbandonare a tornare alla colazione tradizionale.

Ore 13.00: Pranzo
Solitamente il pasto viene fatto al bar con un panino o con dei cibi preparati. Quando si affronta una dieta bisogna preparare il cibo da casa e portarlo in ufficio, perché solo così si è sicuri che gli ingredienti siano “permessi” dal tipo di dieta scelto. Per il pranzo Herbalife proporne delle barrette sostitutive del pasto al gusto di cioccolato o di yogurt e frutti rossi molto pratiche che forniscono gli stessi nutrimenti di un pasto tradizionale ma sono molto più semplici da preparare. La dieta iperproteica propone un pranzo a base di carne e verdura (da preparare la sera prima o la mattina). Mangiare una barretta Herbalife rispetto ad un pranzo completo potrebbe sembrare meno appagante ma la sensazione di sazietà ed energia post pranzo che si ha mangiando queste barrette rispetto al classico affaticamento che si genera quando si mangiano carboidrati (pizze o panini) farà cambiare presto questa convinzione. Inoltre preparare il cibo da casa è molto più impegnativo di mettersi una barretta Herbalife in borsa.

Ore 20.00: Cena
Con il regime perdita di peso Herbalife a cena si può mangiare quello che si vuole (ovviamente senza abbuffarsi) quindi è semplice per una madre di famiglia preparare un’unica cena per tutti. Con la dieta iperproteica anche la sera bisogna mangiare solo proteine e verdure, questo vuol dire che spesso bisogna preparare differenti menu per cena a seconda dei membri della famiglia. Senza contare che va pensato e preparato anche il cibo per il pranzo del giorno successivo. A meno che uno non ami cucinare per due o tre ore anche in questo caso la mente percepirà la dieta Herbalife come più semplice e comoda.

SEO, Article Marketing e Press Release.

Scritto da semseo il . Pubblicato in Internet

Gli article marketing sono stati per molto tempo ritenuti una ottima soluzione dai seo strategist per far salire velocemente nelle serp siti ed ecommerce e migliorare l’indicizzazione generale. Dopo il 22 maggio con l’introduzione da parte di google dell’algoritmo penguin 2.0 le cose sono cambiate, declassando gli article marketing e le press release studiate appositamente per fare SEO.

Sono ritenute poco efficaci, sia per la quantità eccessiva di link in uscita dei siti su cui vengono pubblicati gli articoli, rispetto a quelli in ingresso, sia perchè molti articoli sono ritenuti scritti appositamente per google e quindi intercettati e classificati come spam.
In Italia non ci sono molti siti di article marketing o press release, e i più hanno veramente pochi link in ingresso di qualità, penalizzando così il processo di indicizzazione.

Se stai leggendo questo articolo sei su uno dei migliori, ma ad ogni modo la questione rimane aperta.  Il problema è che in molti scrivono articoli troppo brevi, qualitativamente scarsi, e troppo pieni di parole chiave superando cosi la soglia entro la quale google ritiene spam un articolo.

Alla base quindi del problema c’è, innanzitutto la mancanza di una cultura seo: tutti vogliono risultati in tempi brevi, e questo non è possibile tecnicamente. Secondariamente, la mancanza di siti di qualità non permette di crescere sufficientemente. Questo rende molto difficile effettivamente l’uso di article marketing e press release come fonte di indicizzazione.

Molti tentano di stilare liste di siti, ma durano veramente poco tempo, perchè chiudono o cambiano le regole di registrazione con molta velocità.
Non sono sufficienti.

Come si può superare l’ostacolo, dopo che le web directory hanno perso il loro potenziale e blog e webzine sono blindati, non pubblicano link di nessun genere?
E’ un bel problema che molti seo strategist si saranno posti, e sicuramente avranno trovato rimedio. La soluzione più veloce, ma anche la più costosa è scrivere articoli di qualità in modo da sfruttare al massimo il potenziale dei pochi siti che consentono la pubblicazione, e diversificare, cioè scrivere più articoli in modo da non far ritenere spam il contenuto pubblicato. Questo permette ai siti che pubblicano di incrementare il loro valore, e contemporaneamente migliorare la qualità della strategia seo con l’effetto di salire velocemente nelle serp.

Quindi chi vende campagne seo a basso costo, fa due azioni sbagliate, uno, peggiora la qualità generale dei siti ospitanti gli articoli, due, non migliora il posizionamento nelle serp.
Con penguin 2.0 il contenuto vale molto e quindi dedicarsi a scrivere articoli interessanti, unici, ed efficaci per il pubblico è fondamentale per essere ben visti dagli spider. Al contrario, chi scrive articoli poco efficaci fa male al sistema in generale.

Possiamo quindi affermare che gli article marketing e le press release che da alcuni vengono ritenuti una pratica poco efficace in termini di ROI, è una mezza verità. Non tutti gli article marketing e le press release sono poco efficaci, non tutti i siti che le pubblicano sono considerati spam.

Rimane comunque il problema che molti per pescare link si appoggiano a siti di scarsissima qualità ottenendo dei risultati altrettanto pessimi.