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Tutti parlano di «exploit», ma di cosa si tratta esattamente?

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet

Immaginate che il recinto del vostro giardino sia danneggiato. Forse vi è noto che la recinzione presenti delle brecce o forse non ancora. Una cosa è certa: qualsiasi malintenzionato può avvalersene per fare irruzione nel vostro giardino e farsi strada verso casa vostra utilizzando i vostri attrezzi da giardino. Analogamente ciò accade con le falle di sicurezza sul vostro computer: i cybercriminali mirano a scovarne il più possibile per condurre i propri attacchi.

Come funziona un attacco con exploit?

Gli exploit sono piccoli programmi che individuano e sfruttano falle nella sicurezza. Il malware, come per esempio un ransomware, viene caricato solo in un secondo momento (“Payload”). Ecco come avviene un attacco.

1. Identificare le vulnerabilità
Gli exploit possono essere nascosti in un documento Word o essere scaricati automaticamente semplicemente visitando una pagina web. Cercano quindi punti attaccabili nell’applicazione con
cui sono stati scaricati (lettori di documenti, browser web ecc.).

2. Depositare un codice malevolo
Quando gli exploit trovano una vulnerabilità adatta, collocano un codice malevolo da qualche parte nella memoria del vostro computer.

3. Manipolazione dei processi delle applicazioni
Un’applicazione funziona compiendo tanti piccoli processi che hanno luogo in successione. L’avvio di un processo dipende dalla conclusione corretta del precedente, un
flusso stabilito esattamente nel codice di programmazione.Gli exploit sono programmati per modificare la sequenza originale in modo da dirottare il flusso dell’applicazione sul codice
manipolato. Ne consegue che non viene eseguito il normale codice dell’applicazione, bensì il codice dannoso infiltrato in precedenza.

4. Attivazione
Una volta attivato il malware può accedere alle funzioni del programma in cui è penetrato e a tutte le funzioni generalmente accessibili del sistema operativo. Quindi l’exploit raccoglie informazioni sul sistema e può scaricare ulteriori codici maligni da Internet.

5. Scaricamento del malware
A questo punto ransomware, trojan bancari o altri malware vengono scaricati sul computer.

Come arrivano gli exploit sul mio computer?

Gli exploit si diffondono prevalentemente in due modi. Nel primo caso si scaricano sul computer navigando, celati dagli altri contenuti della pagina web che si sta visitando. Nel secondo caso si celano nei documenti allegati alle e-mail, in chiavette USB, su hard disk esterni e simili.

Exploit “drive-by”

Lo scaricamento di exploit “drive-by” avviene “di passaggio” senza che l’utente se ne accorga. A tale scopo i cybercriminali manipolano direttamente i banner pubblicitari sulle pagine web o i server a cui sono collegati in modo piuttosto subdolo: tale trucco viene utilizzato anche su pagine affidabili. Basta un click sulla pubblicità per avviare il download in background. Il programma dannoso scaricato cerca quindi vulnerabilità nel browser o tra i plug-in.

L’infezione “drive-by” è quella più utilizzata per diffondere exploit kit. I kit consistono in una raccolta di exploit con obiettivi multipli. Molti kit presentano spesso strumenti per attaccare Flash, Silverlight, PDF Reader e browser web come Firefox e Internet Explorer.

Exploit nei file

Questa modalità di infezione è la più utilizzata per attaccare aziende. Gli exploit vengono diffusi sistematicamente attraverso PDF manipolati e allegati alle e-mail. Il file si presenta come una fattura o un’inserzione ma contiene exploit che dopo l’apertura sfruttano le vulnerabilità di Adobe Reader. Lo scopo di tali attacchi solitamente è lo spionaggio (APT).

Perché le applicazioni sono soggette a vulnerabilità?

Chi sviluppa software scrive righe su righe di codice in diversi linguaggi di programmazione. Spesso i programmatori si avvalgono di librerie di codici messe a disposizione da altri sviluppatori. Con la grande quantità di codici di programmazione e la crescente complessità delle applicazioni sfuggono immancabilmente degli errori.

Una volta venuti a conoscenza delle vulnerabilità insite nel codice delle proprie applicazioni, i produttori di software diffondono una versione “riparata” del programma (“Patch”), scaricabile dagli utenti che fanno uso del software.

Come mi difendo dagli exploit?

Per chiudere il maggior numero di falle possibili, al fine di ridurre quanto più possibile la superficie d’attacco, è consigliabile installare gli aggiornamenti del software per i programmi più importanti. È altresì essenziale dotarsi di una soluzione di sicurezza di nuova generazione in grado di riconoscere gli exploit zero-day, come le suite G DATA, una funzione che sopperisce al fatto che il più delle volte passano diverse settimane tra la scoperta della falla e il rilascio/ installazione di una patch sul dispositivo vulnerabile. Va da sé infatti che il periodo tra l’individuazione di una falla non nota al produttore da parte dei cybercriminali e la distribuzione di una patch sia ovviamente il più pericoloso.

G DATA Software AG

Fondata nel 1985 a Bochum, G DATA vanta una storia di oltre trent’anni nella lotta e prevenzione contro le minacce informatiche ed è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT, insignite di numerosi riconoscimenti per la qualità della protezione fornita e l’intuitività d’uso.

G DATA produce e commercializza soluzioni di sicurezza totalmente aderenti alle normative europee sulla protezione dei dati. Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza per le imprese, dalle micro alle grandi aziende, e applicazioni rivolte all’utenza consumer. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP, G DATA ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Attacco KRACK alla cifratura del wifi – ecco cosa c’è da sapere

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Non è la prima volta che vengono identificate falle nello standard per le reti wireless. È essenziale installare gli aggiornamenti forniti dai produttori.

Bochum- Lunedì è stato reso noto che la cifratura della stragrande maggioranza delle reti WiFi non è inespugnabile a causa di una vulnerabilità del design della cifratura WPA2, che consente il riutilizzo delle chiavi crittografiche, invece che impedirlo. I ricercatori belgi hanno denominato l’attacco basato su questa vulnerabilità “KRACK”.

Chi può essere colpito?

La vulnerabilità riguarda praticamente tutti i dispositivi che si avvalgono della cifratura WPA2 nella rete wireless, indipendentemente dal produttore. Chi sfrutta tale vulnerabilità può procurarsi accesso al WiFi e quindi a Internet. Nello scenario peggiore l’hacker potrebbe persino manipolare i dati trasmessi sulla rete wireless. Sarebbe quindi possibile sostituire il download di una applicazione legittima con un malware. In base alle informazioni attualmente reperibili, il traffico protetto con il protocollo SSL risulta meno soggetto a tali attacchi.

Dato che però un eventuale malintenzionato deve trovarsi in prossimità della rete wireless che intende attaccare affinché l’attacco vada a buon fine, non ci aspettiamo a breve termine attacchi di massa contro le reti WiFi. Quanto illustrato dai ricercatori è più che altro un “proof of concept”, quindi uno studio sulla fattibilità – prima che venga sviluppato uno strumento effettivamente adoperabile per la conduzione di tali attacchi ci vorrà diverso tempo.

Contromisure

Due i modi per proteggersi:

  • Disattivare il wifi. Una misura però poco praticabile e in taluni casi poco sensata.
  • Utilizzare la VPN con cifratura SSL per tutelare il traffico dati

Cosa possiamo aspettarci?

Nel frattempo i primi produttori hanno sviluppato e rese disponibili le patch di sicurezza necessarie per chiudere la vulnerabilità. Le prime versioni beta di iOS ad esempio contengono già questa patch. Altri produttori dovrebbero seguire a breve. Per alcune distribuzioni Linux tale patch è già disponibile dall’inizio di ottobre, la vulnerabilità non è più sfruttabile di default.

Chiudere questa vulnerabilità non richiede l’acquisto di nuovi dispositivi. È possibile correggerla tramite aggiornamento del firmware. Una volta corretta, il rimedio è retrocompatibile, ossia gli apparecchi che sono stati aggiornati possono ancora comunicare con dispositivi non (ancora) dotati di una patch per la falla di sicurezza. Non appena un produttore rende disponibile un aggiornamento, è possibile scaricarlo tramite l’interfaccia utente web-based del router o direttamente dal sito del produttore. Alcuni router installano gli update automaticamente. Gli utenti di dispositivi mobili dovrebbero altresì verificare se ci sono aggiornamenti per i device utilizzati.

Raccomandiamo fortemente di installare gli aggiornamenti non appena disponibili.

Parallelismi con il passato
Il fatto che la cifratura delle reti wireless presenti vulnerabilità non ci coglie proprio di sorpresa. Sono già state riscontrate e puntualmente chiuse numerose falle di sicurezza nello standard WLAN 802.11 che ormai esiste da 18 anni. I modelli di cifratura obsoleti quali WEP e WPA sono stati progressivamente sostituiti con standard più moderni. Quanto accade al momento è quindi solo la logica conseguenza di quanto si è verificato in passato. Questa non è la prima rivelazione di siffatta natura, né sarà l’ultima.

G DATA è a disposizione degli utenti che desiderano ulteriori ragguagli anche in occasione di SMAU Milano, dal 24 al 26 ottobre pv. stand H09.

Stormshield e Oodrive siglano partnership per rendere più sicura la condivisione di dati sul cloud

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Stormshield – fornitore europeo leader di servizi per la tutela dei dati – e Oodrive – fornitore europeo leader di soluzioni per la gestione di dati sensibili – uniscono le proprie competenze palesando il proprio impegno verso la sicurezza del cloud.

Oggi il cloud è un requisito essenziale della trasformazione digitale delle aziende. Il 90 % delle organizzazioni se ne avvale per accedere remotamente ad applicazioni e a dati aziendali, oltre che per migliorare il modo in cui collabora con il proprio ecosistema. Tuttavia (secondo uno studio NetWrix) il 65% delle imprese non ha ancora compreso come proteggere adeguatamente i propri dati nel cloud. Stormshield e Oodrive hanno quindi siglato una partnership con l’intento di fornire alle aziende la possibilità di migrare al cloud con serenità e di poter collaborare con fiducia.

Una partnership tecnologica per la sicurezza dello scambio digitale di informazioni

In concreto, la missione principale di Oodrive è erogare servizi di gestione dei dati sensibili, attraverso una infrastruttura dislocata in Francia, Europa, Brasile e Cina, la cui sicurezza è regolarmente sottoposta a revisione e certificata. Uno dei progetti in cui il gruppo è coinvolto – fianco a fianco di ANSSI (l’agenzia di Stato francese per la cybersecurity) – è un’iniziativa pilota ( “SecNumCloud”) volta a creare paradigmi di riferimento nella formulazione di requisiti quadro per la sicurezza nel cloud. Con la propria soluzione Stormshield Data Security for Cloud & Mobility, Stormshield assicura invece una cifratura punto-punto dei dati nel cloud.

L’integrazione tra la soluzione Stormshield Data Security for Cloud & Mobility e PostFiles, lo strumento di condivisione online firmato Oodrive, dà luogo ad una soluzione per la collaborazione sicura di nuova generazione. Le organizzazioni che se ne avvarranno, saranno in grado di collaborare in modo più efficiente. Adottando tale servizio non dovranno più scendere a compromessi in termini di tutela dei dati e della riservatezza dei propri asset informatici. La soluzione assicura altresì la conformità alle normative francesi ed europee, nello specifico i clienti beneficiano della piena aderenza al nuovo GDPR.

“Questa alleanza tra Stormshield e Oodrive ci consente di favorire la graduale migrazione dei nostri clienti verso il cloud, fornendo loro la certezza che possono fare affidamento su un’infrastruttura e su servizi altamente sicuri: le aziende particolarmente sensibili o i cui servizi sono considerati di vitale importanza, possono avviare la propria trasformazione digitale nelle migliori condizioni possibili”, confermano Matthieu Bonenfant, CMO di Stormshield e Stanislas de Rémur, CEO di Oodrive.

Questa partnership industriale ha già assicurato a Oodrive and Stormshield l’acquisizione di primi contratti con organizzazioni attive nel settore della difesa.

G DATA Managed Endpoint Security: sicurezza a consumo

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Con la nuova licenza MES il vendor teutonico rivoluziona la percezione dei costi della sicurezza, assicurando la fruibilità delle proprie soluzioni Endpoint Protection e Total Control Business a canone mensile.

La progressiva trasformazione di applicazioni in “SaaS” e di servizi di gestione del parco installato in “Managed Services” spinge sempre più spesso aziende e rivenditori specializzati a valutare nuove modalità di erogazione di soluzioni e servizi. Con G DATA Managed Endpoint Security G DATA risponde all’esigenza di abbattere investimenti e costi operativi di un’adeguata tutela dell’infrastruttura IT con una formula “a consumo”.

Grazie a G DATA Managed Endpoint Security, le aziende che non dispongono di uno staff votato esclusivamente alla sicurezza IT non devono più scendere a compromessi in termini di protezione e monitoraggio quotidiano della propria infrastruttura: la nuova formula MES consente loro infatti di affidare tale compito al proprio fornitore di servizi IT senza che lo stesso debba trovarsi presso l’azienda. Combinazione ideale tra la convenienza e la comodità dei servizi gestiti, G DATA Managed Endpoint Security offre tutti i vantaggi delle soluzioni business di fascia alta del vendor teutonico in un pacchetto “all-inclusive” per partner e clienti.

Clicca e aggiungi: gestione delle licenze in tempo reale con un click

La piattaforma MES di G DATA consente di gestire da remoto l’intero parco installato presso uno specifico cliente. Oltre a presentare tutte le funzioni centralizzate per la configurazione di policy e filtri applicabili a singoli client, gruppi o all’intera azienda, al deployment remoto di patch e al monitoraggio costante dello stato operativo dei sistemi, la soluzione MES assicura al fornitore di servizi IT e ai suoi clienti assoluta trasparenza anche in merito ai costi. Qualora nel tempo sia necessario aggiungere ulteriori client, l’operatore dovrà semplicemente inserire le nuove licenze nella sua dashboard per avviare il processo di fatturazione mensile. Questo processo automatizzato azzera quindi l’eventuale rischio di overhead dovuto all’acquisto di licenze non necessarie in previsione di una crescita dell’azienda, o al contrario, di sottodimensionamento. Il rivenditore potrà acquisire e installare licenze in totale autonomia e in tempo reale. In un’ottica di sicurezza come processo e non come mero prodotto, il rivenditore potrà aggiungere al mero canone per la licenza una serie di servizi a valore che faranno la vera differenza nel pacchetto “all-inclusive” personalizzato per i propri clienti.

Un ulteriore highlight della piattaforma è che la console di gestione MES è multitenant, una caratteristica che consente al provider di servizi di sicurezza gestita di occuparsi dei propri clienti, visualizzare report per ogni azienda gestita, adottare misure di sicurezza ad hoc per l’uno o l’altro cliente tramite una singola interfaccia, ottimizzando quindi i costi di acquisto di un server ad hoc per ogni cliente, azzerandone l’impatto sul canone che andrà a fatturare al cliente.

Sicurezza all’avanguardia e gestita, ma pagata a consumo

Le organizzazioni che optano per una fruizione delle soluzioni G DATA Endpoint Protection e G DATA Total Control Business in modalità MES, beneficiano di una gestione professionale e quotidiana della sicurezza IT da parte del proprio fornitore e della serenità di avvalersi di suite di sicurezza dotate di tecnologie di nuova generazione per la tutela contro malware, ransomware dirottamento di sessioni e transazioni bancarie, vulnerabilità ed exploit su qualsiasi client di rete (Windows, Mac, Linux, Android, iOS), il tutto a consumo.

Chi è G DATA Software AG

Fondata nel 1985 a Bochum, G DATA vanta una storia di oltre trent’anni nella lotta e prevenzione contro le minacce informatiche ed è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT, insignite di numerosi riconoscimenti per la qualità della protezione fornita e l’intuitività d’uso.

G DATA produce e commercializza soluzioni di sicurezza totalmente aderenti alle normative europee sulla protezione dei dati. Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza per le imprese, dalle Fmicro alle grandi aziende, e applicazioni rivolte all’utenza consumer.

Partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP, G DATA ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati.

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

Max Pisu & Friends in scena il 3 ottobre a Legnano in memoria di Bruno Gulotta

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Celebrità, Musica, Spettacolo, Teatro, Umorismo

Numerosi e blasonati gli artisti che calcheranno il palcoscenico per lo spettacolo di beneficienza promosso e allestito dall’artista Max Pisu e patrocinato dal Comune di Legnano per ricordare Bruno Gulotta, vittima dell’attacco terroristico del 17 agosto a Barcellona. Lo spettacolo si affianca alla campagna di solidarietà iniziata da Tom’s Hardware Italia a sostegno della famiglia Gulotta.

Legnano – E’ trascorso poco più di un mese dall’attentato terroristico di Barcellona in cui hanno perso la vita tre nostri connazionali tra cui Bruno Gulotta, compianto compagno di vita e padre di un bambino in età pre-scolare e di una piccola di poco più di un anno.

Un mese e pochi giorni: nella logica dei mass media un’eternità, nei cuori di chi ha voluto bene a Bruno il tempo di un respiro. Un lasso di tempo in cui i colleghi di Tom’s Hardware Italia e l’artista legnanese Max Pisu si sono impegnati a favore della famiglia Gulotta, gli uni indicendo una campagna di raccolta donazioni e l’altro facendosi promotore di una serata benefica.

La locandina dello show.

Numerosi gli artisti che hanno aderito a titolo completamente gratuito all’iniziativa benefica. Max Pisu sarà affiancato da attori e comici quali Gioele Dix, la coppia Ale e Franz, Mr Forest, Nino Formicola ed Enzo Iacchetti. Calcheranno le scene anche i noti cantanti Mario Biondi e Ron. Interverrà altresì Frank Merenda, specialista di tecniche di vendita e marketing molto apprezzato da Bruno.

“Lo spettacolo è il modo migliore per ricordare una persona solare, in grado di ridere di cuore e che non ha mai negato un sorriso a nessuno, anche nelle situazioni più critiche” commenta Roberto Buonanno, Country Manager di Tom’s Hardware per l’Italia. “Max Pisu ha ideato uno spettacolo fantastico, che include diversi tra gli artisti più amati da Bruno e che porterà ulteriori fondi alla Fondazione creata in suo nome”, conclude Buonanno.

Lo show, patrocinato dal Comune di Legnano, si terrà presso il Teatro Galleria di Legnano il prossimo tre ottobre alle ore 21:00. Il prezzo del biglietto va dai 20 euro della seconda galleria ai 37 della poltronissima. Tutto il ricavato sarà devoluto alla “Fondazione Bruno Gulotta Onlus”, creata per gestire i fondi raccolti in favore della compagna di Bruno e dei due figli e che in seguito diventerà uno strumento di sostegno per altre situazioni critiche.

I biglietti sono attualmente in vendita su TicketOne.

Contestualmente procede anche la campagna donazioni tramite bonifico su conto corrente o PayPal, di  cui ricordiamo le coordinate:

paypal.me/famigliabrunogulotta mail di riferimento themagicvendor[@]gmail.com

oppure

Conto corrente BPM intestato a Roberto Buonanno con IBAN: IT41Y0558420211000000024155
Banca Popolare di Milano
Largo Franco Tosi, 9, 20025 Legnano MI
Causale: supporto famiglia Bruno Gulotta

Tutte le informazioni relative a come inviare la propria donazione alla famiglia Gulotta sono comunque reperibili sul sito di Tom’s Hardware, che comunicherà quanto sinora raccolto nella prima settimana di ottobre.

A proposito di Tom’s Hardware

Tom’s Hardware è il punto di riferimento nel mondo della tecnologia per chi cerca test sui prodotti, recensioni autorevoli, approfondimenti, tutorial e guide. Oltre ovviamente a novità, indiscrezioni, anteprime e informazioni ufficiali, presentate con cura e professionalità. Tom’s Hardware è la più popolare e influente testata di tecnologia online al mondo. La prima versione del sito nasce nel 1996 negli Stati Uniti dalla geniale intuizione di Thomas Pabst. Tom raccoglie attorno a sé un team di esperti che si dedica quotidianamente al giornalismo tecnologico. L’obiettivo è fornire l’informazione più completa e chiara possibile, distinguendosi per i propri rigorosi test.

L’edizione italiana, curata da 3Labs Srl – A Purch Company, nasce nel 2003 e conta oggi 19 collaboratori a tempo pieno e numerose collaborazioni di prestigio. Da molti anni il magazine è nella top 3 del canale tecnologia di Audiweb ed è in crescita costante. Tom’s Hardware Italia, con sede a Legnano, ha laboratori di prova in America ed Europa ed è il solo sito specialistico ad avere il vantaggio di test multipli. L’editore Purch è una multinazionale con sedi in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Taiwan e Stati Uniti. Attualmente Tom’s Hardware è diffuso in dodici lingue in tutto il mondo.

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CCleaner con ospite sgradito “a bordo”, una breve analisi

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Alcuni ricercatori hanno riscontrato che la versione 5.33 della nota applicazione di manutenzione del sistema “CCleaner” è gravata da software malevolo. Oltre ad invitare gli utenti ad aggiornare l’applicazione con la versione 5.34, G DATA analizza la situazione tracciando parallelismi con altri casi simili.

Bochum – Per circa un mese la nota applicazione “CCleaner”, impiegata per ottimizzare le prestazioni, proteggere la privacy e pulire i registri di sistema dei PC Windows, è stata distribuita con un passeggero clandestino. I ricercatori di Talos hanno scoperto che la versione infetta dell’applicazione è stata resa disponibile tramite i server di download ufficiali del produttore. Due fatti rendono questo incidente particolarmente esplosivo: in primis l’applicazione è molto comune. Secondo i dati del produttore, l’applicazione è stata scaricata oltre due miliardi di volte in tutto il mondo. Il numero di utenti interessati è quindi indiscutibilmente elevato. In secondo luogo la versione infetta di CCleaner è stata firmata con un certificato valido. Tale certificato, tra l’altro, dovrebbe garantire che un’applicazione provenga da un produttore affidabile. Pertanto, chi utilizza un certificato valido rubato per firmare un malware ha modo di raggiungere un ampio numero di utenti. Windows non esegue infatti applicazioni non firmate se le impostazioni di sistema non sono state manipolate precedentemente.

I clienti G DATA sono protetti

La versione contraffatta del CCleaner è stata resa disponibile tra il 15 agosto e il 12 settembre tramite la pagina di download ufficiale e viene riconosciuta da tutte le soluzioni G DATA come Win32.Backdoor.Forpivast.A  

Il produttore ha già rilasciato una versione “ripulita”. Gli utenti che attualmente si avvalgono della versione 5.33 dovrebbero aggiornare l’applicazione all’attuale 5.34. Nelle versioni gratuite del programma gli aggiornamenti non sono automatizzati. In questo caso l’attuale file di installazione dovrà essere scaricato e installato.

File scaricabili compromessi? Niente di nuovo sotto il sole

Il fatto, che la versione infetta (5.33) sia stata firmata con un certificato valido può essere un indicatore di diversi problemi di sicurezza, a partire da una vulnerabilità nel processo di firma del produttore fino ad una possibile compromissione dell’organizzazione che ha rilasciato il certificato. Tuttavia, firmare un software dannoso con certificati validi rubati o distribuire versioni compromesse di software affidabili attraverso siti di download ufficiali non è certamente una novità. In passato, è già accaduto con un client torrent per Mac e con una distribuzione Linux. Lo stesso ransomware “Petna” (Petya o NotPetya che dir si voglia) è stato diffuso utilizzando l’infrastruttura di aggiornamento di un software per la gestione finanziaria.

Gli autori di malware si fanno carico di uno sforzo crescente per poter infettare il maggior numero di sistemi nel più breve tempo possibile. In questo quadro, il percorso di distribuzione del software risulta un obiettivo molto remunerativo per i criminali che desiderano assicurarsi una vasta diffusione del proprio software dannoso. Se l’infiltrazione in una fase del ciclo produttivo dei software ha successo, avrebbe conseguenze dirette – e anche questo è già accaduto in passato.

Chi è G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum sviluppò oltre 30 anni fa il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati condotti sia in Germania sia da organizzazioni rinomate a livello internazionale oltre che test comparativi condotti da riviste specialistiche indipendenti hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.  Nel marzo 2017 la soluzione ha ottenuto per il decimo anno consecutivo un’eccellente valutazione per la rilevazione dei virus da Stiftung Warentest.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, G DATA è partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

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SAB Communications snc – Ufficio stampa G DATA

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Può essere che gli hacker vadano in ferie a luglio?

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Internet, Tecnologia

Dopo aver rilevato forti ondate di cybercriminalità a giugno abbiamo riscontrato una certa quiete fino alla fine di luglio – forse gli hacker vanno in ferie a luglio? Con lo strumento Breach Fighter, il team di Security Intelligence di Stormshield rileva e analizza i malware esaminando milioni di spam e attacchi mirati. Dagli stabilimenti balneari al ritorno di Locky – da un tipo di onda all’altra.

In vacanza a luglio e rientro in agosto?

Breach Fighter è uno strumento integrato in centinaia di migliaia di firewall di Stormshield Network Security distribuiti in tutto il mondo allo scopo di raccogliere quanti più campioni o modelli di attacco possibili. Utilizzando questo strumento, il team di Security Intelligence di Stormshield è riuscito a identificare una concreta variazione nel volume di attacchi cybernetici. Dopo i picchi verificatisi quasi quotidianamente nel mese di giugno, i volumi sono diminuiti drasticamente nel corso di luglio, con una modesta ripresa negli ultimi giorni del mese.

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Non foss’altro che per il curioso periodo di calma, questa considerevole diminuzione di attacchi potrebbe suggerire che gli hacker e i loro committenti vadano in vacanza. Forse hanno dovuto scegliere tra investire fondi nelle vacanze o in nuovi attacchi malware? E hanno ripreso le proprie attività tra la fine di luglio e l’inizio di agosto per l’irrefrenabile desiderio di scoprire se e quando tra Daenerys e Jon Snow in Game of Thrones sboccerà qualcosa di più che una semplice amicizia? Oppure non volevano perdere l’occasione di influenzare gli acquisti del FC Barcelona dopo la partenza di Neymar? Fortunatamente anche attività apparentemente aride come l’analisi acribica delle minacce danno adito a ipotesi che strappano un sorriso.

Stormshield Security intelligence: prevenzione e reazione

La squadra di Security Intelligence di Stormshield ha due missioni principali: studiare e capire le minacce al fine di migliorare i prodotti Stormshield da un lato e di fornire il proprio contributo alla cybersecurity condividendo le proprie analisi e collaborando strettamente con organizzazioni professionali (CERT, istituti di ricerca, specialisti della sicurezza e altri).

Una chiara identificazione delle minacce è infatti il primo passo per affrontarle in maniera risolutiva. Come azienda votata all’innovazione, Stormshield valuta modi per combattere le minacce in modo proattivo, attraverso prodotti come Stormshield Endpoint Security, la cui capacità di bloccare minacce day zero sul nascere, senza richiedere alcun aggiornamento, è il carattere distintivo di una soluzione frutto del lavoro incessante del team di Security Intelligence.

Tramite Breach Fighter, integrato nei firewall perimetrali di Stormshield, i clienti Stormshield caricano su una sand-box nel cloud un gran numero di file da suddividere tra applicazioni legittime (goodware) e fraudolente (malware). Questo sistema di intelligence contro le minacce si avvale di strumenti proprietari, tra cui un honeypot (dati che fungono da “esca” per eventuali attacchi), un laboratorio d’analisi del malware, un linguaggio di classificazione personalizzato e algoritmi di apprendimento automatico.

Insieme a informazioni provenienti da fonti esterne, i prodotti Stormshield producono enormi quantità di informazioni e file, costantemente eviscerati dal team di Security Intelligence con l’obiettivo di disporre di un bacino di dati quanto più ampio possibile e di assicurare il miglior tasso di identificazione dei malware sul mercato.

Chi è Stormshield 

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security) e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Contatti per la stampa

SAB Communications snc – Ufficio stampa STORMSHIELD

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G DATA mette a nudo ZeuS Panda

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Internet, Tecnologia, Tecnologia Personale

Gli analisti G DATA hanno curiosato nella struttura di questo ospite fisso tra i trojan che mirano al mondo bancario. Ora disponibile l’analisi completa di un malware particolarmente articolato.

Bochum – Il banking trojan ZeuS e la sua variante chiamata “Panda” hanno rappresentato negli ultimi sei anni un esempio di malware “prezzemolino” nell’universo delle minacce ai sistemi bancari. L’analisi G DATA rivela un trojan assolutamente fuori dal comune.

Come sapere se i sistemi sono infetti

Partiamo con una cattiva notizia: una volta che una macchina non protetta è stata infettata, è quasi impossibile rilevare la presenza di ZeuS Panda guardando solo i contenuti sullo schermo. Quanto visualizzato sullo schermo è infatti frutto di una intelligente manipolazione che presenta all’utente un perfetto clone di un particolare sito bancario o di sito per i pagamenti online. Gli utenti vengono indotti ad eseguire una donazione a un ente caritatevole o ingannati con richieste di restituzione di un pagamento ricevuto erroneamente, altri aggressori addirittura alzano la posta adducendo indagini sul riciclaggio di denaro condotte dalla “polizia finanziaria tedesca” (non esiste una simile istituzione in Germania, almeno non sotto questo nome). Oltre ad appropriarsi dei dati immessi sul sito web e modificare ciò che l’utente può vedere, ZeuS Panda manipola anche alcune impostazioni di sicurezza e allarmi all’interno del browser, che altrimenti potrebbero rivelarne la presenza.

Ed ora la buona notizia: esistono tecnologie in grado di rilevare un’infezione anche in assenza di una firma per questo malware, come ad esempio G DATA BankGuard.

Perchè Panda è speciale

Sono numerosissime le applicazioni dannose che cercano di eludere la rilevazione e di precludere l’analisi. ZeuS Panda è dotato di meccanismi articolati per evitare che venga analizzato: ad esempio controlla se sono presenti indicatori tipici di macchine virtuali – tra cui VMWare, OpenBox, Wine o qualsiasi tipologia di ambiente HyperV. Molti analisti testano campioni di malware in ambienti virtuali, il malware tenta quindi di compromettere l’analisi. Inoltre, Panda verifica la presenza di molti strumenti utilizzati dagli analisti tra cui ProcMon, Regshot, Sandboxie, Wireshark, IDA e il debugger SoftICE. Se viene rilevata la presenza di uno di questi programmi, il malware non viene eseguito. Altre applicazioni malevole utilizzano controlli davvero superficiali per verificare la presenza di VMWare e OpenBox, funzioni spesso copiate e incollate da codice di terzi. Nel caso di Panda, non solo la verifica è approfondita ma sono stati utilizzati diversi “packer” per creare il file dannoso, cosa che obbliga gli analisti a spacchettizzare il file manualmente. Insomma i creatori di ZeuS Panda hanno creato un malware che dà parecchio filo da torcere agli analisti.

Online circolano anche altri tipi di malware che utilizzano tecniche simili, ma in molti casi l’implementazione è scadente o il trojan stesso contiene errori, limitandone l’efficacia. Tra i numerosi esempi figurano anche casi in cui, dopo aver condotto le attività di deoffuscamento del codice, è risultato che l’URL che doveva essere contattato dal malware conteneva un errore di battitura, azzoppando l’intero costrutto.

Non è questo il caso di ZeuS Panda il cui compito è di continuare a raccogliere dati fino a quando non gli viene ordinato il contrario. Anche qualora il server di comando e controllo di riferimento sia tolto dalla rete, il malware continua ad accumulare i dati sul sistema fino a quando non può scaricarli su un altro server.

Un “coltellino svizzero” fabbricato nell’Europa orientale

Ciò che differenzia Panda in termini di meccanismi di evasione e qualità della produzione, è la sua versatilità. Sebbene ZeuS Panda sia innanzitutto un Trojan bancario, è anche in grado di rubare altri tipi di dati da un sistema, inclusi i contenuti degli appunti (ossia quello che viene copiato in un file per incollarlo altrove  – le applicazioni che gestiscono le password utilizzano spesso la clipboard per trasferire le credenziali dal gestore delle password ad un’altra applicazione o sito web) e eventuali screenshot. Inoltre può implementare una backdoor completa sul sistema infetto tramite VNC. Una situazione equiparabile all’avere qualcuno che siede alle nostre spalle e ci spia quotidianamente 24 ore su 24.

Quale funzione di ZeuS Panda è effettivamente attiva sul sistema dipende dalla configurazione del malware stesso, che si aggiorna automaticamente a intervalli regolari. L’applicazione può quindi trasformarsi da trojan bancario a spyware e controllo remoto di un PC in pochi minuti, a discrezione esclusiva dell’aggressore.

In merito all’origine di ZeuS Panda le indicazioni sono molto chiare: il malware non si attiva se rileva che il sistema aggredito si trova in Russia, Ucraina, Bielorussia o Kazakistan.

Analisi dettagliata

Il rapporto contenente l’analisi tecnica dettagliata di ZeuS Panda è scaricabile dal sito G DATA Advanced Analytics ed è integrato in due articoli postati dal team sul sito (Parte 1 e Parte 2 ).

Chi è G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum sviluppò oltre 30 anni fa il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati condotti sia in Germania sia da organizzazioni rinomate a livello internazionale oltre che test comparativi condotti da riviste specialistiche indipendenti hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.  Nel marzo 2017 la soluzione ha ottenuto per il decimo anno consecutivo un’eccellente valutazione per la rilevazione dei virus da Stiftung Warentest.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, G DATA è partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it

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Tempo fattore non più sottovalutabile: questa la lezione impartita da WannaCry e Petya.B

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Internet, Opinioni / Editoriale, Tecnologia

WannaCry e Petya.B sono solamente due più recenti (e famosi) attacchi su larga scala che hanno evidenziato lacune nella gestione dei sistemi informativi e dei fattori di rischio da cui trarre preziosi insegnamenti.

Parigi – Osservando l’andamento delle attività dei cybercriminali alla luce delle due più recenti ondate di infezione ransomware su larga scala è impossibile negare un incremento nella sofisticazione del malware e un continuo perfezionamento dei meccanismi di intrusione. Altrettanto innegabile è il fatto che, ad oggi, moderni tool e infrastrutture “Crime-as-a-Service” consentono ai cyber-criminali di agire rapidamente su scala globale, con il supporto derivante dalla diffusione di pericolosi exploit “di Stato” (EternalBlue e EternalRomance), facilmente integrabili nel codice dei malware. Un primo bilancio delle “vittime” sembra indicare con altrettanta chiarezza quanto gli attaccanti siano in vantaggio rispetto alle aziende attive nell’ambito della sicurezza IT che rispondono a tali minacce a suon di “signature” e “patching”. Strumenti che si sono rivelatisi, in entrambe le occasioni, assolutamente insufficienti, vuoi per incuria, vuoi perché la sicurezza – oggi più che mai – deve essere predittiva e non reattiva.

WannaCry si è dimostrato particolarmente efficace poiché in grado di propagarsi tramite internet, installandosi “lateralmente” su altri host presenti nella rete senza alcun intervento dell’utente, bensì a posteriori di una scansione approfondita sulla porta TCP/UDP 445. Una minaccia seria ai danni di chi non ha aggiornato i propri sistemi per i più vari motivi. Poco tempo dopo PetrWrap, Petya.B o NotPetya, che dir si voglia, si è avvalso della stessa vulnerabilità, cagionando danni ad enti governativi e a numerose aziende su scala globale, bloccando sistemi rilevanti per la produttività delle organizzazioni e chiedendo un riscatto, il cui pagamento in molti casi non è corrisposto alla decrittazione dei file.

Le finalità di questo genere di attacchi possono essere differenti, dall’estorsione di denaro, al sabotaggio su più livelli, fino al furto di dati o allo spionaggio industriale, in alcuni casi infatti i cryptoransomware copiano i file prima di cifrarli e chiedono un riscatto per non divulgarli. A fronte dello scarso riscontro economico ottenuto da entrambe le campagne rispetto all’attenzione mediatica riservata al fenomeno, del tipo di organizzazioni coinvolte e in assenza di codici che indichino una condivisione dei file con server esterni, si potrebbe supporre che queste due campagne siano attività di sabotaggio. Ci troviamo di fronte a minacce in rapida successione che colpiscono organizzazioni di pubblica utilità e di grandi dimensioni.  Le aziende private che ne subiscono le conseguenze sembrano essere danni collaterali, quasi un modo per sviare l’attenzione dal vero obiettivo e rientrare almeno parzialmente dei costi di produzione dell’attacco, sempre che le vittime paghino il riscatto.

Lezione 1: Occorre più tempo per la mitigazione delle minacce

Per quanto oggettivamente essenziale, il processo di patching dei sistemi operativi e delle applicazioni in uso risulta lacunoso. Tale attività, ove conducibile, va automatizzata e certificata. Nelle situazioni in cui non sia possibile aggiornare i sistemi (piccola nicchia con gravissime implicazioni, cfr. settore utility, industria/SCADA, healthcare, banking) per limiti hardware/software e di compliance, è fondamentale abilitare la segmentazione della rete e cambiare totalmente approccio alla sicurezza, dotandosi di strumenti per l’identificazione e la mitigazione di minacce note e non note che non necessitino di aggiornamenti, perché riconoscono comportamenti anomali e li bloccano sul nascere.

Sono numerosi i vendor di soluzioni antivirus che hanno riconosciuto che basare la sicurezza endpoint su signature non è più la risposta. Hanno quindi integrato o stanno per integrare meccanismi intelligenti capaci di individuare comportamenti sospetti delle applicazioni, al fine di bloccare attività anomale. Questo è un passo nella giusta direzione, tuttavia solo parzialmente, perché per quanto avanzate, queste soluzioni non rinunciano all’uso di firme, che richiedono frequenti aggiornamenti, in alcuni casi non conducibili. Ecco perché ha senso blindare i sistemi operativi con soluzioni che evitano l’esecuzione di qualsiasi malware, frapponendosi tra il kernel e il layer applicativo e bloccando chiamate a sistema ingiustificate grazie ad algoritmi avanzati di analisi comportamentale. Ne è un esempio Stormshield Endpoint Security, che non rimuove il malware (compito degli antivirus) ma ne blocca in tempo reale l’esecuzione, facendo guadagnare tempo utile agli amministratori per effettuare il patching e la messa in sicurezza dei sistemi.

Avere più “tempo” è un grande vantaggio che nessuno oggi può più sottovalutare. Un vantaggio riconosciuto sia da noti istituti bancari che con Stormshield Endpoint Security hanno potuto assicurarsi la compliance PCI DSS anche su macchine obsolete, sia da numerosi istituti ospedalieri e gruppi industriali dotati di sistemi SCADA.

Lezione 2: l’analisi comportamentale va estesa al perimetro

Il limite fondamentale delle soluzioni di Endpoint Security è che queste proteggono la singola macchina, non lavorano sul traffico di rete, e quindi entrano in azione solo in presenza di “infezione” sul singolo host. Avvalersi in tempo reale dell’analisi comportamentale dell’intero flusso di dati, dal singolo file alle attività delle applicazioni di rete, scevri dell’approccio passivo signature-based dei firewall tradizionali, assicura protezione proattiva dell’intera infrastruttura contro infezioni “laterali” come quelle favorite dall’uso dell’exploit EternalBlue garantendo che il malware non “esca” dalla rete per propagarsi altrove. Una tecnologia tutta europea dotata delle più alte certificazioni di sicurezza europea e della qualifica ANSII per ambienti industriali energetici, su cui Stormshield basa l’intera offerta di firewall IPS sin dal lontano 1998 e che oggi protegge aziende e governi in tutto il mondo.

Proteggere il singolo terminale non basta, occorre estendere l’analisi comportamentale al perimetro, seppur allargato, per assicurarsi quel vantaggio temporale e quella tutela proattiva dei sistemi che nel caso di WannaCry e Petya.B avrebbero fatto la differenza per molti.

Chi è Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security) e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo.

Tutti pronti per il GDPR

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Aziende, Informatica, Internet, Tecnologia

Eliminare le vulnerabilità dei sistemi informatici e gestire gli aggiornamenti facilmente con G DATA Patch Management.

Bochum (Germania)

Il 25 maggio 2018 entra in vigore il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’UE per rafforzare e unificare le modalità con cui vengono trattati i dati in Europa. Anche la protezione dell’infrastruttura IT contro attacchi informatici al fine di prevenire il furto di dati fa parte delle misure di tutela previste.  Come evidenziato dagli ultimi episodi di infezione su larga scala, l‘installazione degli aggiornamenti dei software è un tassello essenziale per mitigare i rischi dovuti allo sfruttamento di vulnerabilità di sistemi operativi e delle applicazioni potenzialmente accessibili agli aggressori. G DATA Patch Management aiuta gli amministratori di sistema ad adempiere a tali compiti e consente di installare eventuali patch immediatamente o in modo progressivo sulla rete.  In combinazione con le potenti soluzioni antivirus business di G DATA, la gestione semplificata degli aggiornamenti porta la tutela contro il furto di dati ad un livello superiore, fornendo alle società un valido aiuto in termini di compliance con il GDPR. 


Il regolamento generale sulla protezione dei dati dell’UE: Le aziende non possono farsi cogliere impreparate

Le nuove normative riguardano tutte le aziende che raccolgono e trattano dati personali, ad esempio attraverso il proprio database clienti.Queste aziende, indipendentemente dalla dimensione, devono garantire una protezione completa di tutte le informazioni sensibili attraverso tecnologie “allo stato dell’arte”, pena il dover far fronte a rigide sanzioni economiche. Chi impiega software obsoleti o non aggiorna i sistemi si pone in una situazione che può potenzialmente favorire gli attacchi informatici e corre il rischio di essere multato nel caso di una violazione dei dati. L’elaborazione di regole di conformità obbligatorie in merito al trattamento dei dati sensibili è uno dei passi necessari per garantirne la tutela. Un’altra componente importante è assicurarsi che l’infrastruttura IT sia dotata di una protezione completa contro la perdita dei dati e attacchi cyber. Proprio in questo contesto si collocano le soluzioni per la gestione del processo di patching dei sistemi. Queste consentono di installare repentinamente sulla rete gli aggiornamenti forniti dai produttori del software in uso.

La soluzione: G DATA Patch Management

Attraverso una soluzione per la gestione delle patch si affronta in modo efficace la pletora di aggiornamenti dei sistemi operativi o delle applicazioni forniti dai vendor. G DATA Patch Management è un modulo aggiuntivo che si integra nativamente nelle soluzioni di rete dello specialista della sicurezza IT e  che supporta gli amministratori nella distribuzione efficiente delle patch.


Vantaggi di G DATA Patch Management:
 

  • Gestione centralizzata delle patch: gli aggiornamenti vengono distribuiti ai singoli client in modalità centralizzata tramite il server di gestione è inoltre possibile eseguire un roll-out progressivo.
  • Minimizzazione dei rischi: le patch possono essere “eseguite” in un ambiente di prova per escludere eventuali problemi di compatibilità specifici sui client.
  • Sempre aggiornati: Con G DATA Patch Management, i responsabili IT si assicurano che i client utilizzino sempre le versioni più recenti del software in uso che, di conseguenza, risulterà meno vulnerabile.
  • Panoramica intuitiva: Il modulo fornisce agli amministratori una panoramica delle applicazioni e dei sistemi operativi utilizzati nella rete e l’elenco delle patch disponibili.

Per saperne di più su consultare:

https://www.gdata.it/aziende/patch-management

Informazioni su G DATA

La sicurezza IT è nata in Germania: G DATA Software AG viene considerata a pieno titolo l’inventore dei software antivirus. L’azienda, fondata nel 1985 a Bochum sviluppò oltre 30 anni fa il primo programma contro la diffusione dei virus informatici. Oggi, G DATA è uno dei principali fornitori al mondo di soluzioni per la sicurezza IT.

Numerosi test mirati condotti sia in Germania sia da organizzazioni rinomate a livello internazionale oltre che test comparativi condotti da riviste specialistiche indipendenti hanno dimostrato che la IT security “Made in Germany” offre agli utenti di Internet la miglior protezione possibile.  Nel marzo 2017 la soluzione ha ottenuto per il decimo anno consecutivo un’eccellente valutazione per la rilevazione dei virus da Stiftung Warentest.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, G DATA è partner tecnico di Ducati Corse per la MotoGP ed ha il compito di proteggere i sistemi IT di pista del team Ducati

Il portafoglio prodotti G DATA comprende soluzioni di sicurezza sia per privati, sia per le aziende, dalle PMI alle grandi imprese. Le soluzioni di sicurezza di G DATA sono disponibili in oltre 90 Paesi di tutto il mondo.

Ulteriori informazioni su G DATA e sulle soluzioni di sicurezza sono consultabili sul sito www.gdata.it