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Mauro Spagnolo

RINNOVABILI.it quotidiano web della sostenibilità ambientale, economica e sociale, dell'efficienza energetica e dell'uso delle fonti rinnovabili, diretto da Mauro Spagnolo. Ogni giorno fornisce un attento servizio informativo dalle più autorevoli fonti nazionali ed internazionali, oltre che commenti e inchieste di grandi firme del giornalismo e del mondo scientifico Italiano.

CappottoMio Eni, per ridurre le dispersioni termiche degli immobili condominiali

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Economia

Diminuisce la bolletta, aumenta il comfort e la sicurezza: è il servizio CappottoMio di Eni gas e luce finalizzato alla riqualificazione energetica degli edifici condominiali in grado di ridurre i consumi energetici del 30-50%

CappottoMio Eni, l’isolamento termico a cappotto per i condomini

Una soluzione tecnologica efficace ed efficiente per ridurre le dispersioni termiche degli immobili condominiali: in una sola parola, CappottoMio, l’isolamento termico a cappotto targato Eni gas e luce. L’innovativo servizio – frutto della collaborazione tra le diverse professionalità della società energetica e i suoi partner – è stato lanciato nel 2018 con un preciso obiettivo: accelerare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nazionale con uno strumento in grado di garantire, oltre al risparmio, anche sicurezza e comfort abitativo.

L’isolamento termico a cappotto o più semplicemente il “cappotto termico”, è una tecnica di coibentazione delle pareti (esterne o interne) di un edifico che richiede l’applicazione di un materiale isolante sulle superfici, caratterizzato da traspirabilità, impermeabilità, fonoassorbenza e bassa conducibilità termica; si va dalla lana minerale al sughero, dal polistirene espandibile (EPS) agli aerogel d’ultima generazione.

Da tradizione l’isolamento termico a cappotto è un intervento di riqualificazione diffuso soprattutto tra villette unifamiliari e piccoli edifici residenziali. Tuttavia, anche grazie agli ultimi interventi normativi, la soluzione si sta facendo strada anche sulle facciate di grandi condomini. A fare da apripista nel settore è CappottoMio, il servizio tecnico-finanziario di Eni gas e luce, lanciato appositamente per migliorare l’efficienza energetica dei condomini. L’intervento prevede l’installazione di pannelli isolanti e include anche l’adeguamento energetico delle centrali termiche condominiali e interventi di consolidamento antisismico.

I vantaggi? È in grado di ridurre i consumi energetici dal 30 fino al 50 per cento (Fonte: ENEA 2018 – target condomini), riducendo i rumori esterni e aumentando il confort abitativo. Eni gas e luce fornisce i tecnici e gli specialisti, assicurando il supporto in ogni fase del servizio, dall’analisi di fattibilità fino alla garanzia della detraibilità degli interventi. La riqualificazione dei condomini gode, infatti, di un trattamento speciale sotto il profilo IRPEF: i lavori di retrofit energetico danno diritto a richiedere l’ecobonus del 75 per cento e il sismabonus dell’85 per cento per la messa in sicurezza dal rischio sismico.

Grazie gli ultimi interventi normativi in campo degli sgravi fiscali per l’edilizia, il condominio che intende installare CappottoMio potrà scegliere se ottenere lo sgravio spalmato su dieci anni o cedere tutte le detrazioni fiscali ottenibili direttamente alla società che effettuerà il lavoro (in questo caso partner specializzati di Eni gas e luce). La cessione del credito rende così possibile agli utenti di versare all’impresa solo l’importo rimanente a saldo della spesa totale. Il servizio CappottoMio permette anche al condominio di ottenere il finanziamento a tasso fisso di tale importo residuo fino a una durata massima di dieci anni al fine di consentire, con i risparmi ottenuti, la copertura dei costi.

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Energia dal mare: Eni porta l’innovativo ISWEC nelle acque di Ravenna

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente

Il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter realizzato da Eni con il Politecnico di Torino (PoliTO) e Wave for Energy (spin-off del PoliTO) avvicina al mercato la tecnologia per produrre energia dal mare

L’Inertial Sea Wave Energy Converter – Credit: Eni

L’Inertial Sea Wave Energy Converter – Credit: Eni

La sostenibilità per la produzione di energia è diventata nell’ultimo periodo una delle principali driving force che caratterizzano le politiche energetiche delle nazioni, spinta anche dalla crescente sensibilità verso il tema del Climate Change. Per ridurre le emissioni di gas serra, come noto, sarebbe necessaria una transizione energetica senza precedenti che sposti in pochi decenni il baricentro del sistema energetico dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Sole e vento sono al momento le risorse più utilizzate per centrare l’obiettivo; il mare possiede grandi potenzialità, ma è necessario ancora sviluppare una tecnologia in grado di sfruttarlo in maniera efficiente ed economicamente praticabile.

Energia dal mare: il progetto pilota di Eni al largo di Ravenna
In quest’ottica, Eni è da alcuni anni in prima fila nella ricerca e nella messa a punto di tecniche per lo sfruttamento dell’energia maremotrice. Dal Marzo di quest’anno, a Ravenna è in funzione un primo progetto pilota, l’Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC) con capacità nominale di 50 kW. L’impianto si trova nel Mare Adriatico al largo di Ravenna ed è stato realizzato grazie al sodalizio tra Eni e il Politecnico di Torino (PoliTO) e Wave for Energyuno spin-off del Politecnico di Torino. L’iniziativa rientra in un più ampio piano di collaborazioni tra il gigante energetico e le principali università del Paese, tutte mirate a condividere competenza tecnologica, industriale e commerciale e favorire una concreta integrazione tra mondo accademico ed impresa.

Il mare è potenzialmente la più grande fonte di energia rinnovabile al mondo: le più recenti stime quantificano in 2.7-3 TW la capacità globale disponibile. Questa enorme quantità di potenza è tuttavia al momento sostanzialmente inutilizzata. L’innovativo sistema targato Eni si presenta come una struttura flottante ancorata al fondale ed è in grado – attraverso l’effetto inerziale reattivo di un giroscopio – di convertire il beccheggio oscillatorio dello scafo indotto dal moto delle onde. Questa sorta di “culla dell’energia” riesce ad adattarsi alle condizioni marine mantenendo una elevata efficienza nel non semplice processo di conversione energetica.
L’impianto inoltre, è integrato in un sistema ibrido smart grid che include fotovoltaico e batterie di stoccaggio energetico per una generazione contemporanea da solare e moto ondoso unica al mondo.

Eni insieme a CDP, Fincantieri e Terna per implementare il progetto su scala industriale. Nell’Aprile 2019 è stato poi firmato un accordo non vincolante tra i vertici di Eni, Cassa Depositi e Prestiti, Fincantieri e Terna per lo sviluppo ulteriore e la futura trasformazione di ISWEC in un progetto realizzabile su scala industriale. L’intesa mira ad unire le competenze di ciascuna delle società nei rispettivi ambiti: l’esperienza in campo energetico di Eni, le competenze economico-finanziarie di CDP e il know-how di Fincantieri e Terna in progettazione esecutiva, costruzione e ricerca di soluzioni energetiche sostenibili.

I termini dell’accordo prevedono una prima fase di studio ed ingegnerizzazione della costruzione partendo dal dispositivo ISWEC; da qui si dovrebbe arrivare alla progettazione e realizzazione (entro il 2020) di un primo sito operativo collegato alle piattaforme estrattive offshore Eni. È prevista parallelamente la valutazione dell’estensione del progetto ad alcuni siti di particolare interesse strategico nel Paese. Un esempio sono le aree marine in prossimità delle isole minori, energeticamente off-grid per definizione. Con l’aiuto di impianti come ISWEC, queste zone – la cui alimentazione energetica principale spesso è ancora rappresentata da gruppi elettrogeni diesel – vedrebbero finalmente erogare energia elettrica completamente rinnovabile per soddisfare il loro fabbisogno.

La buona riuscita del piano con una implementazione industry-wide del progetto pilota ISWEC, potrebbe contribuire alla decarbonizzazione delle attività Oil&Gas offshore di Eni, trasformando piattaforme a fine vita in hub per la produzione sostenibile di energia.

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Eni fotovoltaico organico, nel Centro ricerche Eni di Novara

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Dal Centro Ricerca Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara al MIT di Cambridge passando per il finlandese VTT: viaggio lungo strada dell’innovazione per il fotovoltaico organico

Fotovoltaico organico tra celle stampabili e impianti gonfiabili

Leggero, flessibile, economico, personalizzabile e a basso impatto: sulla carta il fotovoltaico organico (Organic PhotoVoltaics – OPV) ha caratteristiche invidiabili. E nonostante l’efficienza di conversione non sia ancora a livello delle tradizionali celle al silicio e delle altre tipologie di fotovoltaico a film sottile, da pochissimo tempo è riuscito a farsi strada nel mercato solare. Al netto dei problemi di resa e stabilità, infatti, la tecnologia organica offre benefici unici che continuano a nutrirne l’appeal anche sul fronte dei costi. Il settore ha messo a punto soluzioni che rendono estremamente semplice ed economica non solo la produzione ma anche il trasporto in zone impervie e l’installazione: lì dove il silicio mostra rigide e pesanti celle nere o blu, il fotovoltaico organico può contare su paste, pellicole, soluzioni liquide o veri e propri inchiostri solari, arrivando in alcuni casi a risparmiare fino al 90 per cento in peso di materiale rispetto la controparte inorganica.

L’adattabilità e l’alto grado di sperimentabilità rendono oggi questa tecnologia un popolare campo di ricerca. Campo a cui partecipa a pieno titolo anche l’Italia. Il Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara lavora dal 2007 sul solare avanzato in collaborazione con diverse accademie italiane ed estere, incluso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) statunitense. In questi anni il progetto condotto nell’Istituto piemontese – uno dei più prestigiosi centri di ricerca industriale in Europa –ha portato alla realizzazione di innovativi moduli fotovoltaici organici, grazie anche della collaborazione con il VTT Technical Research Centre of Finland, il CNR e numerose università italiane. L’obiettivo? Realizzare pannelli economici e versatili che facilitino da un lato l’integrazione del OPV in edilizia e dall’altro l’elettrificazione di aree remote e difficili da raggiungere.

Nel Centro ricerche Eni di Novara è appena entrato in produzione un impianto pilota per la stampa di rulli di OPV. Nel caso dell’Organic PhotoVoltaics, infatti, tutti gli strati della cella possono essere prodotti in soluzione ad atmosfera e temperatura ambiente, utilizzando tecniche di stampa roll to roll molto simili a quelle che si usano per le riviste a colori. In altre parole, questa tecnologia non richiede complicate fasi di deposizioni di vapore né particolari condizioni ambientali. Ciò offre dei diretti vantaggi economici ed ambientali e il risultato è un dispositivo flessibile, leggero, robusto e ultrasottile in grado di assumere qualsiasi forma e su cui è possibile progettare disegni illimitati: può essere stampato su sottili rotoli di plastica, che possono piegarsi o curvarsi attorno alle strutture, essere incorporato nei tessuti per indumenti o accessori o applicato sui materiali edilizi per trasformare finestre e facciate di un edificio in centrali solari integrate. Un’altra opzione, su cui sta lavorando il Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, interessa l’applicazione delle celle polimeriche nella sensoristica di un sistema elettrico, nell’ambito dell’Internet Of Things. La soluzione fa leva su una delle grandi capacità del fotovoltaico organico, ossia quella di riuscire a lavorare anche con la luce diffusa negli ambienti interni, rivelandosi pertanto una funzionale fonte d’alimentazione indoor.

Gli ultimi trend di settore hanno sfruttato la leggerezza e flessibilità del fotovoltaico organico per realizzare impianti d’emergenza mobili, facilmente trasportabili in quelle aree remote del pianeta senza accesso all’elettricità o in situazioni di emergenza al verificarsi di grandi calamità. In questo filone di ricerca si inserisce anche il lavoro svolto da Alessandra Cominetti presso il Centro piemontese. Cominetti, assieme al suo team, ha perfezionato la tecnologia dei pannelli solari organici (Organic PhotoVoltaics, OPV) applicandola a un sistema gonfiabile.

Il risultato è una struttura di forma prismatica, dal peso estremamente ridotto e dal facile utilizzo: basta trasportare il kit – inserito in uno zaino – dove necessario, aprirlo per attivare i moduli solari OPV, gonfiarlo con l’aria usando la pompa elettrica alimentata dai moduli stessi e orientarlo nella posizione migliore per la ricezione dei raggi solari e la produzione immediata di elettricità. L’impiego non richiede alcuna preparazione tecnica da parte degli utenti. Inoltre, la struttura gonfiabile è stata concepita per permettere all’impianto di essere ancorato a terra semplicemente inserendo un peso (sassi, sabbia, acqua) nella tasca di cui è dotato oppure, tramite ormeggio, può essere posto sull’acqua a galleggiare. La ricerca sul fotovoltaico organico gonfiabile ha fatto meritare alla scienziata il prestigioso premio dedicato ai giovani innovatori con meno di 35 anni promosso da MIT-Technology Review Italia e dalla Bologna Business School dell’Università di Bologna.

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Intervista Giancarlo Morandi: siamo preparati al boom dell’eMobility

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360° nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L’intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it

Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)

Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un’attività particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?
Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell’ambito dell’economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perché la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati è in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenterà ulteriormente l’elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sarà l’ultimo passaggio: la Comunità Europea integra periodicamente l’elenco, e l’Italia si adegua.

Di quali prodotti maggiormente vi occupate?
Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati “pile”, cioè quelle dell’uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All’interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l’oro, l’argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.

Nel 2018 si concluderà il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?
Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, è stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l’acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell’accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.

Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all’interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attività e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un’esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L’attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscirà a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui è indispensabile trovare il modo di recuperarlo.

A proposito delle auto elettriche. Energy storage è un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilità del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E’ davvero possibile immaginare che una batteria da un’autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?
Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un’auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bensì quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.

Intervista integrale suRinnovabili.it

Economia circolare: Paolo Tomasi, CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Mauro Spagnolo – direttore di Rinnovabili.it – intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realtà nazionale a difendere l’ambiente dal potenziale inquinamento generato dall’olio lubrificante usato.

CONOU

Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell’olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l’Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?

In effetti l’Italia da tempo è considerata un modello per questo tipo di attività. Per prima cosa perché noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell’olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni ’40 quando, per problematiche di altra natura, cioè l’autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S’iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si è immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre più efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.

Quali sono queste Aziende?

Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attività che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.

Facciamo un po’ di conti. Da quando è nato il Consorzio quanto si è risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?

Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all’olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva così a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attività. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.

Qual è l’attuale limite di raccolta dell’olio usato imposto dalla normativa europea?

In realtà la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto più avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell’olio lubrificante usato raccoglibile.

Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in più o meglio, agli attori del vostro sistema?

Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di più la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il “fai da te”, cioè il cambio dell’olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilità molto più elevato.

E’ questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.

Intervista integraleRinnovabili.it

Economia circolare: Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende

Nel 2017 Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, ha compiuto 30 anni: un anniversario festeggiato all’insegna dei buoni risultati passati e della corsa al futuro

Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici

Trent’anni di attività capillare nella raccolta e riciclo dei prodotti tecnologici. Trent’anni di risultati concreti e ricerche continue che hanno portato l’Italia in prima fila in uno dei più ostici settori dell’economia circolare. Sono quelli compiuti in questo 2017 da Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo è più di una semplice ricorrenza e i numeri del Rapporto annuale presentato stamane a Roma lo dimostrano. Unico consorzio multifiliera operante in Italia nella seconda vita dei rifiuti pericolosi e non, Cobat ha lasciato che i dati 2016 parlassero per sé. Un anno, quello passato, in cui sono stati raccolti, e quindi trattati e trasformati in nuove risorse, ben 140 milioni di rifiuti hi-tech, tra pile, accumulatori, pannelli fotovoltaici e RAEE in genere. Nel dettaglio, il sistema Cobat, recupera e tratta oggi il 51% dell’immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile e degli accumulatori portatili. Concentrando la lente solo sulle batterie al piombo, questo significa quasi 120 milioni di kg evitati alla discarica. La gestione dei RAEE, in cui rientrano anche i moduli fotovoltaici a fine vita, ha superato nel 2016 i 17 milioni di kg raccolti.

Il tutto attraverso una rete capillare di aziende che percorrono l’intero territorio italiano e che contano oggi di 70 Punti Cobat (le sezioni operative del Consorzio) e ben 26 impianti di trattamento e riciclo specializzati nel recupero di materia, gestisce l’intera filiera del rifiuto. “Il valore e la solidità del nostro modello di economia circolare” spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat “sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo, dove siamo già stati invitati a raccontare la nostra storia”.
Ma la forza del sistema sta anche la capacità di guardare al futuro e anticiparne i bisogni di un mercato, quello dell’economia circolare, giovane e in continua evoluzione. “Nel futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti già maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, e a un potenziamento delle filiere avviate recentemente, quella dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie”, commenta Michele Zilla, Direttore Generale di Cobat.

COBAT riciclo RAEE

Una delle prime mosse attuate dal Consorzio è stata quella di lavorato assieme all’ICCOM, l’Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, sul recupero delle batterie al litio. L’obiettivo era trovare una tecnologia affidabile e ambientalmente sostenibile per trattare questo tipo di rifiuti. Le batterie al litio sono infatti ormai dovunque, dalle auto elettriche agli smartphone ma le loro caratteristiche tecniche le rendono oggi difficilmente riciclabili in sicurezza, economia e rispetto dell’ecosistema. Lo studio si è appena concluso fornendo risultati particolarmente incoraggianti, tanto da condurre Cobat alla decisione di affidare un altro studio al CNR-ITIA di Milano, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, per la progettazione di un impianto di macinazione da cui ottenere la componente attiva degli accumulatori (“black mass”) oggetto del trattamento idro-metallurgico definito da CNR-ICCOM. Dal 2018 pertanto, il Cobat sarà in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.

FonteCobat

Mauro Spagnolo: Nasce Parchi a Impatto Zero

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Italia

Utilizzo delle rinnovabili, efficienza energetica, tutela della biodiversità, mobilità sostenibile:
l’accordo tra Federparchi, FITS! e Rinnovabili.it crea un percorso facilitato per i progetti di sostenibilità ambientale e sociale. Primo obiettivo i Parchi e le Riserve naturali italiane

Nasce Parchi a Impatto Zero

Lunedi 5 dicembre 2016 alle 10.30 presso la Sede di Intesa Sanpaolo, in via Del Corso 226 – Roma, verrà firmata la Convenzione tra Federparchi – Federazione Italiana Parchi e riserve naturali,
FITS! – Fondazione per l’Innovazione del Terzo Settore e Rinnovabili.it – piattaforma multimediale e organo di informazione sulla sostenibilità ambientale.

I tre partner si fanno promotori di Parchi a Impatto Zero, nuovo progetto dedicato al supporto di iniziative di conservazione, sviluppo e tutela del patrimonio ambientale e territoriale. L’obiettivo della Convenzione è di creare un nuovo modello di sostegno tecnico e finanziario per gli interventi di sostenibilità ambientale e sociale nei Parchi e nelle aree protette.
In particolare Parchi a Impatto Zero promuoverà la costruzione di modelli di partenariato pubblico-privato basati sul Project Financing sostenendo i promotori di progetti di sostenibilità ambientale e sociale in tutte le fasi realizzative e finanziarie: progettazione, valutazione di fattibilità, studio dei meccanismi finanziari, snellimento dell’iter burocratico e reperimento di fondi.

La Convenzione sarà siglata dal presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, dal Segretario Generale di FITS! Roberto Leonardi e dal Direttore di Rinnovabili.it Mauro Spagnolo.
E interesserà, per i prossimi due anni, i Parchi e le Riserve Naturali. Il modello di intervento si focalizzerà su nove aree: efficientamento energetico, impiego delle rinnovabili, abbattimento degli inquinanti, biodiversità, mobilità sostenibile, interventi edilizi a basso impatto, innovazione tecnologica, creazione di start up e nuovi modelli gestionali dei servizi, sostenibilità ambientale.

  • FITS! promuoverà la costruzione di modelli di partenariato pubblico-privato basati sul Project Financing e l’attivazione delle Comunità.
  • Federparchi segnalerà esigenze e possibili location degli interventi (aree protette, infrastrutture, edifici, etc.) e si occuperà della gestione amministrativa e autorizzativa degli interventi
  • Rinnovabili.it oltre a curare la promozione e la visibilità alle iniziative, offrirà un servizio di consulenza per l’individuazione degli interventi, valuterà preliminarmente le potenzialità e la fattibilità delle proposte, svilupperà o selezionerà i progetti, definendo costi e ritorni.

Roberto Leonardi, segretario generale di FITS!: “Fondazione FITS! nasce su iniziativa di Banca prossima nel 2011 per sostenere e sviluppare modelli innovativi e di economia sociale. Il sistema dei Parchi Nazionali è un luogo privilegiato per sperimentare e implementare progetti di innovazione sociale che attraverso modelli finanziari, ambientali ed energetici sostenibili promuovano lo sviluppo delle comunità”.

“Partendo dall’accelerazione del processo di decarbonizzazione – afferma Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it – abbiamo avvertito la necessità di creare un meccanismo semplificato,
agile e operativo, in cui potessero convivere sinergicamente sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e finanza verde”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi: “Questa intesa, a cui lavoriamo da tempo, corona un lungo percorso e offre un’opportunità di incontro a tre mondi diversi, quello della finanza, quello dei parchi e quello dell’innovazione tecnologia e comunicazione. Si incontrano, infatti, pubblico e privato, con l’obiettivo di semplificare, risparmiare, ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Federparchi mette a disposizione il suo know how e offre così un ulteriore servizio ai propri associati”.

Maker Faire Rome: Mauro Spagnolo, ecco la mobilità del futuro

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Automobili, Aziende

Sabato 15 ottobre, alle ore 17.30, presso la Maker Faire Rome “The European Edition 4.0”, il direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo, presenterà l’analisi sull’innovazione tecnologica legata alla mobilità.

Un appuntamento da non perdere per scoprire le nuove tecnologie che stanno ridisegnando i trasporti urbani e le nostre abitudini di vita

Mauro Spagnolo Maker Faire Rome_Muoversi nella città del futuro

La mobilità del futuro è pronta per i riflettori della “Maker Faire Rome – The European Edition 4.0”, il più grande evento europeo sull’innovazione. Il prossimo sabato 15 ottobre, all’interno dei padiglioni della Fiera Roma, uno spazio da protagonista sarà riservato per tratteggiare le tecnologie e le novità che caratterizzeranno i trasporti di domani. L’appuntamento è quello organizzato da Rinnovabili.it, quotidiano leader della comunicazione ambientale, che torna per il secondo anno consecutivo a Maker Faire, con l’obiettivo di ricostruire virtualmente corpo e cervello della mobilità 4.0.

Un evento unico durante il quale il direttore Mauro Spagnolo, partendo dalle ultime innovazioni raggiunte per i veicoli, così come per le infrastrutture, racconterà i nostri spostamenti futuri. La“ricostruzione” di Rinnovabili.it ha come punti fermi alcune delle ultime tendenze nate nel settore. A cominciare dalle driverless car, le auto senza pilota che si stanno già sperimentando oggi, con i dovuti limiti, in Europa e America. L’intelligenza sarà infatti uno degli elementi trainanti del comparto che è pronto ad evolversi dagli attuali mezzi semi automatici a veri e propri gioielli tecnologici in grado di adattarsi alle esigenze dell’utente, rimanendo costantemente connessi. D’altra parte molti dei dispositivi dei futuri veicoli senza conducente, sono già in commercio, dai sistemi di assistenza alla frenata d’emergenza a quelli per il cambio di corsia, dai fari adattivi, al parcheggio automatico.

Più si consoliderà la tendenza all’automatizzazione e alla connessione, più sarà facile scardinare la mobilità da una concezione che oggi favorisce nettamente l’auto privata a favore di un uso più collettivo e condiviso. Dal car sharing al car pooling, i trasporti stanno ampliando i propri confini di servizi on demand gestibili semplicemente attraverso app sul proprio smartphone o tablet.

Automatica, connessa, condivisa, ma soprattutto ecologica. Con le pressioni del nuovo Patto sul Clima – l’Accordo di Parigi – e gli scandali sulle emissioni che hanno investito l’automotive mondiale, l’imperativo è ora “muoversi inquinando il meno possibile”. Si parlerà dunque anche di mobilità elettrica, in tutte le sue taglie e declinazioni, dai veicoli plug-in a quelli a fuel cell alimentate con l’idrogeno, dalle auto ibride a quelle dotate di carrozzerie fotovoltaiche. Ma si discuterà anche di gestione intelligente delle flotte pubbliche e private, di logistica urbana smart e soluzioni infrastrutturali integrate.

Mauro Spagnolo_Muoversi nella città del Futuro_Maker Faire Rome 2016

“L’innovazione tecnologica nei sistemi di mobilità urbana sta cambiando radicalmente gli stili di vita dei cittadini – afferma Mauro Spagnolo Una rivoluzione drastica di cui non percepiamo ancora la portata, ma che trasformerà le nostre modalità di spostamento rendendole, sicuramente, più efficienti, sicure e, specialmente, meno impattanti sull’ambiente”.

L’appuntamento è il prossimo sabato 15 ottobre, ore 17.30, a “Maker Faire Rome – The European Edition 4.0”. Fiera di Roma.

Fonte: Maker Faire Rome

La rinascita del fotovoltaico con le “ricariche energetiche” di Invent

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Economia

Grazie a “RicaricaLuce”, Invent diventa fornitore anche di energia, oltre che di impianti fotovoltaici.
Realizzata una card che di fatto permette ai proprietari di fotovoltaico domestico di avere una sorta di “accumulo” virtuale, dimezzando i tempi di rientro dell’investimento

Invent ricariche energetiche nasce l’accumulo virtuale

L’autoconsumo e la generazione offgrid hanno da oggi un alleato in più. Nell’era post Conto Energia, c’è un’azienda che ha saputo cogliere la sfida dettata dalla fine degli incentivi al fotovoltaico, come un’occasione per reinventarsi e offrire ai consumatori una nuova via per tagliare il caro bolletta. Parliamo di Invent srl, marchio leader per la produzione di pannelli fotovoltaici, divenuta da gennaio 2015 anche fornitore di luce e gas per le utenze domestiche. Unico player nel mercato energetico italiano ad avere questa doppia natura, Invent è entrato nel settore con un‘iniziativa all’insegna dell’innovazione: Energygate.
L’idea è quella di abbinare i moduli fotovoltaici a delle “Ricariche Energetiche” per la bolletta.

Cosa sono le “Ricariche Energetiche” Invent?
Se la prima cosa che viene in mente è l’assonanza con le ricariche della telefonia mobile, è perché il concetto non è troppo dissimile. Invent, attraverso l’operazione EnergyGate, propone delle card che costituiscono delle vere e proprie riserve di energia (come kWh per “Ricarica Luce” o in metri cubi di gas per “Ricarica Gas” – solo materia prima) pronte all’utilizzo.

Nel dettaglio attraverso RicaricaLuce viene aumentata l’energia disponibile di ogni modulo fotovoltaico Invent dotandolo di un accumulo virtuale di 1.500 kWh (solo materia prima) suddivisi in:

  • 10 anni (150 kWh/anno per modulo) in caso di utenze domestiche (modulo serie Q e QHP)
  • 20 anni (75 kWh/anno per modulo) in caso di utenze business (modulo serie Q-B e QHP-B)*

Questa energia, a differenza di quella prodotta direttamente dal modulo, può essere utilizzata in qualunque momento, senza obbligare dunque l’utente a pagare alla rete l’elettricità (materia prima) di cui ha bisogno quando l’impianto fotovoltaico non produce.
Con il sistema delle ricariche energetiche, infatti l’utente autoconsumerà, come prima, l’energia prodotta, guadagnerà dalla vendita di quella in esubero immessa in rete e non pagherà più l’energia acquistata dalla rete fino a esaurimento della “Ricarica” massimizzando i profitti e dimezzando i tempi di rientro dell’investimento.

Ad esempio in un impianto da 3 kWp con moduli Invent vengono messi a disposizione dell’utente, sotto forma di ricarica, ben 18.000 kWh (1.500 kWh/modulo x 12 moduli in 10 anni, di materia prima) e tutto questo senza alcun incremento di costo dell’impianto. Unico requisito: attivare le forniture con Invent.
Un modulo da 250 Wp ben orientato produce, al Nord Italia, circa 300 kWh/anno. Aumentare la disponibilità di energia attraverso la RicaricaLuce equivale a un incremento complessivo del 50%.

* le serie Q-B e QHP-B godono di una tolleranza sulla potenza 0/+10% e la potenza viene garantita almeno al 70% al 30° anno di vita del modulo.

Per informazioni:  www.inventsrl.it 

Invent fotovoltaico numero verde

Mauro Spagnolo: consentire un futuro sostenibile al nostro pianeta (SMPress)

Scritto da Mauro Spagnolo il . Pubblicato in Ambiente, Economia, Opinioni / Editoriale

Siamo davvero pronti ad accogliere nelle nostre vite quotidiane i nuovi modelli di sostenibilità? L’economia circolare quanto impiegherà per sostituirsi a quella lineare? Il ruolo di sensibilizzazione dei cittadini può sopperire alla storica miopia della politica? Gli esiti della COP 21 hanno segnato seriamente un cambiamento di marcia o è stato l’ennesimo fuoco di paglia?
Sono solo alcune delle questioni di cui quotidianamente si occupa Mauro Spagnolo, Architetto e giornalista, nel raccogliere la sfida delle sfide: consentire un futuro sostenibile al nostro pianeta.

Intervista Mauro Spagnolo_2016-04-05

Chi è Mauro Spagnolo?
una persona divisa perfettamente in tre: 1 architetto, 2 giornalista e autore, 3 formatore.
Attività che ho sempre svolto contemporaneamente ed in strettissima relazione tra loro.

Di cosa ti occupi?
L’elemento che unifica le mie attività è la ricerca di un nuovo modello di sostenibilità ambientale.

– Come architetto: ho avuto la fortuna di firmare, nell’ambito dello studio associato Spagnolo Rocchegiani, molti progetti green. Ad esempio: il progetto della prima stazione solare per la ricarica della auto elettriche a Palermo Notarbartolo, la copertura della tribuna del primo impianto sportivo solarizzato a Trevignano Romano, la realizzazione del Centro Sociale Polivalente nella stessa località, il centro sanitario di primo soccorso per la Croce Rossa a l’Aquila, la scuola media Rossini a Formello (RM).

– Come giornalista: dopo molta gavetta come collaboratore per periodici e enciclopedie, ho fondato il quotidiano web Rinnovabili.it, del quale sono ancora direttore responsabile, giornale con diverse redazioni che si occupano di Energia, ambiente, mobilità, riciclo, greenbuilding, innovazione e tanti altri settori della sostenibilità. Ho scritto anche vari libri sull’integrazione del fotovoltaico in architettura e sui sistemi di efficienza energetica in edilizia.

– Come formatore: per anni mi sono occupato di corsi nell’ambito dell’ISES Italia (International Solar Energy Society), responsabile del master universitario, presso la facoltà di Ingegneria dell’università La Sapienza, “L’efficienza energetica nella progettazione edilizia”, docente a contratto del corso “Impianti e compatibilità ambientale” presso la facoltà di Architettura La Sapienza.

Quali sono i Progetti che ti rappresentano?
Direi tutti, in un modo o nell’altro. Forse nella testata giornalistica Rinnovabili.it sono racchiusi e rappresentati un po’tutti gli aspetti di cui ho parlato.

A che Target ti rivolgi?
Essenzialmente a due:
– nelle attività formative: a professionisti, tecnici di Amministrazioni locali, imprenditori.
– nelle attività informative: alle famiglie e ai consumer.

Quali Canali Utilizzi per farti conoscere?
Le attività giornalistiche, specialmente sul WEB, sono già di per se una importante base multimediale. Sono poi particolarmente attivo su Linkedin, poco su Twitter, nulla su facebook. Ma la maggior attività mediatica la svolgo attraverso collaborazioni, attive da molti anni, con trasmissioni televisive e radiofoniche principalmente della Rai, ma non solo.

Un ultimo progetto di cui vai fiero?
Il mese scorso abbiamo inaugurato la nuova sezione su Riciclo ed Economia circolare all’interno del quotidiano Rinnovabili.it. Un tema ultra attuale che ci sta particolarmente a cuore.

A quali Eventi partecipi?
A tantissimi. Quasi quotidianamente. Un esempio? L’altro giorno abbiamo consegnato nella prestigiosa location del Senato, alla presenza del Presidente Grassi e nell’ambito di CETRI international awards, il premio speciale Rinnovabili.it ad un documentario ambientale “Bring The Sun Home” realizzato da due giovanissimi registi italiani. Una grandissima soddisfazione.

Progetti per il futuro?
Vorrei contribuire a realizzare una Fondazione per il sostegno concreto e reale di un nuovo modello di sviluppo sostenibile basato sull’economia circolare, sistema che velocemente deve sostituirsi a quello attuale, il modello capitalistico basato sui consumo di materie prime e sulla cosiddetta economia lineare.

Un messaggio a chi ci legge
I crescenti problemi ambientali del nostro pianeta stanno imponendo un’accelerazione al processo di sensibilizzazione della nostra società sulle questioni green. I tempi sono sempre più stretti ed il ruolo attivo del singolo cittadino è indispensabile. Svegliamoci ed usciamo dal nostro torpore se vogliamo davvero cambiare le cose.

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