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I 3 chiringuitos più cool di Formentera

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Turismo

Dopo una lunga giornata in spiaggia non c’è cosa migliore che che ammirare il tramonto davanti a un buon aperitivo, in uno dei locali più amati dell’isola. Ecco i tre chiringuitos di Formentera più trendy del momento.

Forse non offre la frizzante movida notturna della vicina Ibiza, ma la piccola e meravigliosa Formentera non delude le attese di chi vuole unire relax e divertimento, cucina e natura. Formentera sta all’aperitivo come Ibiza sta alla discoteca: da queste parti l’happy hour è un appuntamento imperdibile, da trascorrere in uno dei tanti chiringuitos in riva al mare, per godere dell’incanto del tramonto con un mojito e una buona compagnia, mentre il rumore delle onde scandisce la musica di sottofondo. In alta stagione, quando cala il sole, l’isola improvvisamente si accende: centinaia di turisti si riversano sulle spiagge per assistere alla “puesta del sol” con una buona bevuta.

Tra i chiringuitos di Formentera più in voga c’è senza dubbio il Piratabus, un locale cult da queste parti, testimone dell’epoca hippie che ha attraversato l’isola negli anni Settanta. Il Piratabus è nato in un bus abbandonato a pochi metri dalla spiaggia di Es Arenals. Soltanto negli anni Ottanta è stato rimpiazzato con un chiosco il legno, conservando tuttavia la semplicità e lo spirito dell’originale, con un’atmosfera discreta e rilassata.

Il Lucky, situato a Platja Migjorn, distante dalle “rotte” dei vip che ogni estate invadono l’isola, è un altro chiringuito che regala ancora l’atmosfera semplice e conviviale della “vecchia” Formentera. Oltre all’affascinante vista sul mare, il locale – che oggi è gestito da uno staff tutto italiano – offre piatti semplici ma di grande qualità, come la pasta fatta in casa, le piadine romagnole e la Payesa, la sfiziosissima insalata di Formentera.

Il chiringuito più mondano di Formentera è senza ombra di dubbio il Beso Beach, frequentato anche da calciatori e personaggi dello show biz. Ambiente raffinato e glamour, a due passi dal mare e dal parco naturale di Ses Illetes. Qui è da provare assolutamente il mojito alle fragole. Più che come semplice chiringuito, il Beso – nato dalle ceneri del mitico Big Sur – è noto anche come rinomato ristorante, visti la bravura degli chef e il menù ricercato.

Come usare il blog per fare business online

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Affari, Internet

Con un semplice blog è possibile far crescere la reputazione di un marchio e attrarre nuovi potenziali clienti. La giusta comunicazione, attraverso contenuti di qualità pubblicati regolarmente sul blog, aiuta a trasmettere un’immagine autorevole dell’azienda.

Per scrivere, modificare e gestire un digital magazine, che altro non è che un blog strutturato con un vero e proprio piano editoriale e contenuti organizzati in categorie, non bisogna essere esperti programmatori; ci sono piattaforme a buon mercato (come WordPress, ma non solo) che gestiscono i contenuti e offrono valide opzioni di personalizzazione. Se sfruttato in modo intelligente, il blog/digital magazine consente di “creare” un pubblico affezionato, anche nei settori di nicchia, e di entrare in contatto con nuovi potenziali clienti.

Alcune delle migliori agenzie che si occupano di posizionamento SEO a Milano, la capitale italiana del marketing digitale, sviluppano piani editoriali SEO oriented, con gli argomenti di settore più interessanti (e quindi più cliccati) per gli utenti. Tramite link in uscita, un digital magazine di qualità riesce a indirizzare verso il sito “madre” un buon volume di traffico e valore, due fattori di ranking preziosi per ottenere un buon posizionamento su Google e gli altri motori di ricerca.

Attenzione, però, perché buona parte del successo (o dell’insuccesso) del blog aziendale dipende dai contenuti pubblicati. Articoli testuali, immagini, filmati, infografiche, documenti; tutti gli elementi devono essere ottimizzati secondo i principi della SEO per essere riconosciuti dall’algoritmo di Google come realmente utili, attinenti e rilevanti per gli utenti.

È utile usare il magazine aziendale per spiegare chi sei e cosa fai, senza però utilizzare un linguaggio autocelebrativo o eccessivamente markettaro. Il blog non è un e-commerce; più che vendere, deve informare. Il tone of voice varia a seconda del target: se ti rivolgi ad un pubblico giovane puoi usare un linguaggio informale, se il tuo audience invece è costituito da manager è meglio impostare la comunicazione più tecnica e istituzionale.

Infine, è importante pubblicare notizie e approfondimenti sul settore di riferimento, anche se non sono legati direttamente ai propri prodotti o servizi, per mostrarsi informati su tutto il panorama che ruota intorno alla propria attività. In questo modo gli utenti, col tempo, tenderanno a riconoscere il magazine come un punto di riferimento nel settore: imparziale, autentico e affidabile. Pubblicare periodicamente permette di creare engagement intorno ai contenuti; gli articoli vanno divisi in due o più categorie, per aiutare il lettore a trovare subito l’informazione che gli interessa, senza perdersi nei meandri del sito.

Portoni industriali e chiusure motorizzate: il Decreto Sanzioni e l’importanza della formazione

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Aziende, Industria

Il quadro normativo di riferimento che gli operatori devono conoscere e rispettare per garantire la sicurezza e la qualità di prodotti industriali come portoni, chiusure motorizzate, cancelli e vetrate.

Produttori, rivenditori, installatori e manutentori di serramenti e chiusure industriali devono conoscere nel dettaglio le normative nazionali e comunitarie che regolano il settore, che si tratti di semplici tapparelle motorizzate o di pesanti portoni industriali.

Ai confini tra i mondi dell’edilizia, della meccanica e della logistica, le chiusure motorizzate sono sottoposte a direttive e regolamenti europei, leggi e decreti nazionali, normative CEN, CENELEC e RED. Il comparto comprende cancelli, porte e portoni industriali, finestre, serrande, tapparelle, tende da sole e schermi motorizzati. Da 20 anni tutti questi prodotti sono sottoposti alla Direttiva Macchine, dal 2010 al DM 37/2010 e, da qualche mese, anche al DL 106/2017, più conosciuto come Decreto Sanzioni.

La poca conoscenza di norme, regolamenti e decreti all’interno nel settore delle chiusure motorizzate sta spingendo molte aziende attive nei mondi dell’industria e della logistica a correre ai ripari con corsi rapidi di aggiornamento per i dipendenti. Percorsi formativi che esaminano, caso per caso, le implicazioni delle normative vigenti, evidenziando in base alle specifiche merceologie – attenzione particolare meritano le porte tagliafuoco e tagliafumo – i singoli profili di rischio per produttore, rivenditore, installatore e manutentore.

Il Decreto Sanzioni ha introdotto un nuovo quadro normativo per regolare il mercato di questi prodotti, allineando gli standard sui livelli dei migliori produttori di portoni industriali e chiusure motorizzate, in modo da garantire il più possibile la sicurezza e la qualità delle costruzioni, oltre a migliorare l’efficacia e la trasparenza delle misure già esistenti. In parole semplici, il Decreto fissa le condizioni per l’immissione dei prodotti sul mercato, le regole sulla sicurezza e le sanzioni per chi prescrive prodotti non conformi. Un quadro normativo che coinvolge l’intera filiera: dai costruttori ai rivenditori, passando per installatori, collaudatori e progettisti.

Dai software chirurgici agli infermieri robot: il futuro della medicina digitale

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Salute

In un futuro neanche troppo lontano le sale operatorie e le corsie degli ospedali saranno popolate da chirurghi robot e androidi capaci di imitare i comportamenti degli infermieri umani.

Recenti studi, infatti, hanno dimostrato quanto i robot finora utilizzati in campo medico siano  preziosi per cooperare con gli umani durante situazioni di stress elevato, ad esempio durante gli interventi chirurgici.

Gli scienziati sono convinti che presto umani e robot potranno lavorare insieme in sala operatoria, migliorando la sicurezza e il risultato finale dell’intervento. La robotica, col passare del tempo e lo sviluppo di tecnologie sempre più affinate, offrirà alle équipe operatorie un aiuto sempre più valido. A differenza degli umani, infatti, i robot non si stancano e sono in grado di compiere una serie infinita di precisi movimenti. Le competenze umane dalla sala operatoria, dicono gli analisti, non saranno comunque eliminate, ma integrate con quelle specifiche capacità che solo la tecnologia digitale riesce a garantire.

La digitalizzazione della tecnica medica e chirurgica ha fatto passi da gigante ottenendo risultati importanti. Senza guardare troppo avanti, un passaggio fondamentale in questo senso per il prossimo futuro è rappresentato dall’informatizzazione della check list operatoria, tramite appositi software come H2O che gestiscono digitalmente la procedura definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per ridurre i rischi e alzare il livello di sicurezza in sala operatoria, a vantaggio sia del paziente che della stessa struttura sanitaria. Questi software, insieme ad acceleratori lineari, chirurghi robot, infermieri digitali e protesi artificiali rappresentano il presente e il futuro della medicina.

L’impiego delle macchine in chirurgia è relativamente recente: le prime risalgono agli anni Ottanta del secolo scorso e venivano utilizzate negli interventi chirurgici agli occhi, grazie alla loro capacità di aumentare il livello di precisione e ridurre i traumi. Trentacinque anni dopo, i numeri hanno confermato la validità pressoché universale della chirurgia digitale, che riduce le percentuali di errore e permette di effettuare interventi sempre meno invasivi, con tempi di recupero più brevi. A tutto vantaggio dell’efficienza e dei costi delle strutture ospedaliere.
Soltanto in alcuni interventi specifici – ad esempio la rimozione del rene e il cancro rettale – le nuove tecnologie non hanno ancora mostrato significativi miglioramenti in termini di costi delle operazioni e tempi di intervento rispetto alla chirurgia tradizionale.

Nonostante, secondo gli analisti di settore, il ruolo del medico in carne ed ossa non è e non sarà in discussione, il futuro della medicina è hi-tech ed entro dieci anni vedere negli ospedali questi replicanti robot, capaci sia di operare, sia di effettuare le più comuni operazioni di corsia, come portare l’acqua ai pazienti e sistemare i letti, sarà la normalità.

Le ultime Caldaie Vaillant ai prezzi più convenienti del mercato? La risposta è Clima Store!

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Quando si avvicinano i mesi più freddi dell’anno è importante cominciare a pensare al riscaldamento della propria casa. Basta brutte sorprese con la vecchia caldaia, l’unica responsabile delle temperature artiche registrate da tutta la famiglia lo scorso anno. Come sempre, infatti, l’importante è prevenire, sondando a fondo il mondo delle offerte per accaparrarsi le ultime caldaie Vaillant ai migliori prezzi del mercato.

L’ampio catalogo di prodotti per il riscaldamento della tua casa proposto da Clima Store comprende tutti gli ultimi modelli di caldaie Vaillant, strumenti indispensabili al benessere dei tuoi cari durante tutto l’inverno. Grazie alle moderne tecnologie offerte dal colosso tedesco, usufruisci in ogni momento di consumi al minimo e performance in linea con tutti gli standard europei in materia di rispetto dell’ambiente.

I design moderni, studiati per armonizzarsi alla perfezione con il gusto della tua casa, si sposano con un’interfaccia digitale estremamente intuitiva, per avere sempre il pieno controllo della tua caldaia Vaillant. Qualunque sia il modello perfetto per le esigenze della tua abitazione, gli esperti della climatizzazione e del riscaldamento di Clima Store sono al tuo fianco per assisterti durante la scelta della caldaia perfetta per te.

Puoi decidere di venire a toccare con mano tutta la qualità dei prodotti Vaillant, Daikin e Rotex presso lo splendido showroom Clima Store a Roma, in via Nomentana 653-655, oppure presso uno dei punti vendita a Firenze e Giugliano in Campania: la consulenza specializzata di Clima Store è proprio a due passi da casa tua!

Armo: dal 1972 al fianco delle imprese con le migliori attrezzature per la logistica

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Aziende, Industria

In ogni azienda le attrezzature per la logistica sono di fondamentale importanza: per l’ottimizzazione del lavoro, per la gestione degli spazi e per mantenere un certo livello di produzione quotidiana. Le operazioni di movimentazione merci devono essere obbligatoriamente efficienti, ma ancor prima, sicure. Armo, azienda con sede a Collegno, dal 1972 offre i migliori prodotti per la logistica a cui affidarsi, con la sicurezza di poter contare su materiali di ottima qualità e di grande durata.

Le macchine di sollevamento e i montacarichi industriali rappresentano il core business di Armo, progettati per raggiungere altezze elevate e per muovere merci voluminose in tutta sicurezza, mentre i portoni sezionali, le baie di carico e le chiusure industriali ottimizzano l’operato aziendale grazie alle prestazioni elevate. La qualità dei prodotti Armo è data anche dagli stabilimenti in cui vengono costruite le attrezzature e, soprattutto, dal team qualificato di professionisti, che supervisionano ogni passaggio della produzione.

Presente su tutto il territorio nazionale, Armo ha espanso la sua produzione e la vendita anche all’estero, in particolare sul mercato anglosassone in cui è presente da oltre 10 anni. Anche qui, i valori dell’azienda e i risultati rimangono gli stessi: un successo in forte crescita, grazie all’esperienza del personale, alla qualità dei materiali e alla sicurezza di tutte le attrezzature dedicate alla logistica.  

Parodontite e diabete: una connessione molto pericolosa per la nostra salute

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Salute

Circa 4 milioni di persone in Italia e 400 milioni in tutto il mondo soffrono di diabete; i numeri sono in continua crescita e si pensa che entro il 2030 questa malattia colpirà il 10% della popolazione adulta mondiale.

Quello che molte delle persone affette da diabete però non sanno è che tra la loro malattie e le gengive c’è uno stretto legame, chiamato parodontite. Chi infatti presenta dei livelli di zucchero nel sangue molto alti è più esposto a contrarre infiammazioni gengivali e, al contempo, chi presenta i segni di una malattia parodontale potrebbe iniziare a soffrire di diabete.

I diabetici, a causa della glicemia alta, hanno una reazione diversa nei confronti dei batteri, in particolare quelli che causano infiammazione e infezioni gengivali; senza un corretto e costante controllo dei livelli di zuccheri nel sangue, le probabilità che si sviluppi una parodontite in questi pazienti è molto alta.

Ma devono essere molto attenti anche coloro che già soffrono di un infiammazione del parodonto o ne presentano le avvisaglie, perché questa patologia, favorendo l’aumento dell’emoglobina glicata, può portare allo sviluppo del diabete o a un suo peggioramento.

Come curare la parodontite e come prevenirla?

Effettuare dei controlli periodici dal dentista resta da sempre la miglior forma di prevenzione per la salute della propria bocca; riuscire a curare la malattia gengivale nelle sue fasi iniziali può salvare un paziente dalla perdita totale dei denti. Basta affidarsi a dei veri professionisti dell’odontoiatria, come i dentisti associati di Amicodentista, per capire l’importanza di una visita di controllo.

Sapere di essere nelle mani giuste e di poter usufruire dei servizi all’avanguardia di Amicodentista, aiuterà anche i pazienti diabetici ad affrontare al meglio il loro percorso di cura. Nei casi di diabete, infatti, è necessario seguire una terapia parodontale specifica in grado di mantenere sotto controllo i livelli di glicemia nel sangue e alla quale si deve unire una corretta igiene quotidiana domiciliare.

La pulizia dei denti è infatti fondamentale per impedire a placca e tartaro di accumularsi sulla superficie dentinale e sulle gengive; è bene lavarsi sempre i denti dopo i pasti, utilizzare un buon colluttorio, filo interdentale e scovolino. Ovviamente lo spazzolino di casa non può fare miracoli e, perché denti e superficie gengivali risultino davvero puliti e disinfettati dai batteri, almeno una volta all’anno, occorre effettuare una seduta di igiene orale professionale. I pazienti con diabete o affetti da parodontite potrebbero anche aver bisogno di effettuarne una ogni 3 o 6 mesi in base alla gravità della situazione.

Quando l’infiammazione dei parodonti è molto diffusa e ha già causato la formazione delle tasche gengivali, il dentista può ricorrere all’uso di tecniche di pulizia più specifiche come lo scaling o le terapie laser in grado di eliminare completamente la carica batterica presente e impedendole di arrivare a danneggiare i sostegni ossei del dente.

Riguardo ai rimedi naturali per la parodontite è utile sapere che difficilmente portano alla guarigione dell’infezione. Molte piante e erbe sono utili per alleviare il fastidio e il dolore provocato dalle gengive infiammate, ma non si tratta mai di soluzioni definitive.

No profit, l’importanza di essere… 231

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Economia

Quasi 5 milioni di volontari attivi, oltre 800 mila dipendenti e circa 300 mila tra collaboratori esterni e temporanei: sono i numeri (Istat) dell’universo no profit italiano, un settore forte, dinamico, capace di trainare la crescita economica e l’occupazione. Negli ultimi anni è cresciuto sempre più, per obiettivi e attività – in particolare nel settore dell’assistenza sociale, delle attività culturali, sportive e di intrattenimento -, instaurando un rapporto sempre più stretto e collaborativo con PA e mondo profit. Tendenza, quest’ultima, che pare destinata a proseguire, complice un sistema di welfare che sempre più spesso – tramite convenzioni e contratti pubblici – fa leva sul terzo settore per quanto riguarda i servizi alla persona.

Non è un caso, quindi, che l’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) abbia più volte ribadito l’importanza del controllo interno e della rendicontazione delle onlus, sancendo di fatto anche per queste l’obbligo di adozione del cosiddetto “modello 231”: un modello di organizzazione, gestione e controllo che vige in Italia dal 2001 e che offre agli enti – nel quadro normativo della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche – uno schema di controllo interno per prevenire comportamenti criminosi e tutelare la responsabilità amministrativa del management.

Il modello organizzativo 231, regolamentando e incoraggiando la cultura del controllo interno e della corretta gestione, rappresenta anche per le onlus una garanzia di credibilità, legalità e trasparenza. Con la Riforma del Terzo Settore, il legislatore ha elencato alcuni requisiti (di onorabilità, capacità professionale e concorrenza) richiesti alle associazioni no profit in caso di affidamento di contratti pubblici. Tra questi:

  • l’individuazione delle aree più suscettibili di rischio di compimento di reati
  • la previsione di procedure di formazione e di gestione nelle attività definite più rischiose
  • l’adozione di un’adeguata procedura di comunicazione con gli organismi di vigilanza
  • un sistema di tutela per i dipendenti che denunciano irregolarità e di sanzioni per chi le commette

Adottare il modello organizzativo 231 significa tutelare il buon nome dell’ente e del suo management, prevenendo illeciti commessi al suo interno. Una corretta (e preventiva) analisi del rischio calata sulla realtà è fondamentale per applicare un sistema di controllo efficace. Per questo è utile affidarsi a servizi di consulenza professionale (come quelli offerti da Alavie) per individuare i potenziali rischi e definire, di conseguenza, un codice etico sempre aggiornato in aggiunta a percorsi tecnico-formativi ad hoc per ogni figura professionale impegnata nell’organizzazione.

Lotta all’evasione, dallo spauracchio Equitalia alle multe rateizzate

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Economia

Da una parte la cancellazione di Equitalia, spauracchio di migliaia di aziende e contribuenti, che verrà di fatto assorbita dall’Agenzia delle Entrate. Dall’altra, i 17 miliardi di euro di evasione fiscale recuperati dallo Stato nel 2016, record di sempre e frutto di politiche di fatturazione elettronica, dichiarazione dei redditi precompilata e compliance.

Numeri accolti con entusiasmo dagli addetti ai lavori (e dagli italiani in genere), nonostante siano in parte ‘gonfiati’ dalla voluntary disclosure, la regolarizzazione dei capitali illegali detenuti all’estero o in patria decisa dalla sanatoria del governo Renzi.

Sta di fatto che l’evasione, in Italia, presenta ancora numeri da capogiro. Si aggira mediamente intorno ai 109 miliardi all’anno. Ventuno milioni di contribuenti hanno accumulato a vario titolo debiti con l’erario – è comunque bene precisare che le pendenze maturate da metà di loro non supera i 1000 euro, e che il 74% ha debiti inferiori a 5 mila euro.

I servizi alla famiglia (il mercato sommerso di colf e badanti, per fare un esempio) e il lavoro sono i settori più ‘stressati’, dove il tax gap – cioè la differenza tra quanto pagato e quanto si sarebbe dovuto effettivamente pagare – oscilla tra il 20 e il 30%.

Gli enti locali, soprattutto i piccoli comuni, sono quelli che più accusano il colpo perché scontano sia l’evasione sulle imposte locali e la difficoltà a riscuotere le sanzioni amministrative, sia i tagli ai trasferimenti pubblici decisi a Roma. Le casse sono vuote e a piangere sono i cittadini onesti: i trasporti pubblici arrancano, parchi e aree verdi si trasformano in giungle e le scuole cadono a pezzi.

Alcuni sindaci puntano su società specializzate nel recupero crediti per la pubblica amministrazione, altri – come quello di Mariano Comense – provano a recuperare i mancati incassi di multe e tasse proponendo soluzioni di pagamento rateali, senza interessi. La proposta della giunta della cittadina lombarda deve ancora passare al vaglio del consiglio comunale, ma intanto si è già ritagliata un certo spazio sulle cronache locali.

In attesa di capire cosa ne sarà di Equitalia – in estate, elezioni politiche permettendo, ne sapremo qualcosa in più – la strategia dell’Agenzia delle Entrate, come dichiarato dai suoi vertici, sarà improntata alla lotta serrata ai grandi evasori e all’opera di convincimento sui piccoli. Basterà?

Ecommerce, come scegliere il ‘giusto prezzo’ e incrementare le vendite

Scritto da Sara Mohamed il . Pubblicato in Aziende, Internet

Lo dicono i numeri, le statistiche, i trend. Sono sempre più gli italiani che acquistano su internet. Trascinate da settori quali food, travel e fashion, le compravendite del trading online stanno pian piano abbattendo quelle resistenze culturali che in Italia, più che altrove, hanno frenato la crescita dell’e-commerce.

Per molti negozi fisici, questo è il momento di aprirsi al mondo del web. Per tutti gli altri, che si sono già lanciati in questo business e che oggi si chiedono come incrementare le vendite, è invece il momento di premere sull’acceleratore e consolidare la propria reputazione in rete. Questo perché, oggi, è finalmente possibile sfruttare appieno le potenzialità di tanti strumenti creati per organizzare e gestire con facilità le attività di compravendita online.

Tradotto: non serve più essere un incrocio tra un webmaster, un ingegnere gestionale e uno stratega del marketing per organizzare e gestire con successo il flusso di attività dello store, quale che sia il mercato di riferimento.

Migliorare la grafica e l’esperienza di navigazione del sito, far leva sugli strumenti del marketing, controllare la soddisfazione dei clienti, monitorare i concorrenti, puntare sulla qualità dei prodotti e dei servizi di spedizione: passaggi fondamentali per il successo di un e-commerce. Alcuni richiedono applicazione, esperienza, fiuto per gli affari; altri, invece, si possono mettere in pratica con pochi clic, scegliendo di volta in volta i software più adatti alle proprie esigenze.

Anche la definizione del miglior prezzo per un determinato prodotto è un’operazione tutt’altro che scontata. Proprio così: è il prezzo il fattore che prima di altri attira l’attenzione del potenziale cliente. Spesso si compra online piuttosto che nel negozio fisico per risparmiare. Ma è altrettanto vero che vendere al miglior prezzo non significa sempre e comunque vendere a prezzi stracciati. Per questo la politica del pricing è di fondamentale importanza per i venditori 2.0. Monitorare i prezzi dei concorrenti serve anche per definire i propri.

Per prima cosa, un buon venditore e-commerce dovrebbe mettere a fuoco i due-tre principali competitor e capire come battere la loro concorrenza. Passare “manualmente” al setaccio i cataloghi di altri venditori comporterebbe un immane spreco di tempo e risorse se non ci fosse una piattaforma software, sviluppata da Co-Guard, capace di fare tutto il lavoro ‘sporco’ e poi notificare su quali prodotti è possibile applicare un prezzo competitivo, evitando che i clienti acquistino altrove.

Chi vuole aprire un negozio online o si sta chiedendo come incrementare le vendite e aumentare i guadagni, è importante che stia al passo con la concorrenza. E che sia pronto a sfruttare tutte le potenzialità offerte dal marketing online. L’e-commerce è un settore competitivo: per non rimanere indietro va approcciato a testa alta, con fare propositivo e dinamico.