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IDRA TECNOLOGIE INFORMATICHE è un Gruppo di consulenti con decennale esperienza, nei Servizi e nelle Soluzioni per il business in ambito Information & Communication Technology (ICT).

Portale Gruppo Errepi srl per la formazione sicurezza sul lavoro

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Nuovo Sito Web

Gruppo Errepi srl a Lissone espande il suo portale.
Errepi è un gruppo che opera per fornire consulenza in merito al settore della prevenzione, della sicurezza sul lavoro, dell’igiene ambientale, nell’ambito del lavoro e degli alimenti.
Ma la sua esperienza si estende anche ai campi più significativi della gestione aziendale: dall’implementazione di sistemi QHSE (Qualità – Salute – Sicurezza – Ambiente) alla definizione di documenti e piani rispondenti a vincoli cogenti propri di specifici settori (Sicurezza alimentare – Sicurezza gestione dei dati), alla progettazione e realizzazione di percorsi di informazione e formazione obbligatori per tutti i lavoratori.

Agli interventi di consulenza si affiancano corsi di formazione sicurezza sul lavoro specifici per i differenti settori e profili professionali (RSPP, ASPP, DdL RSPP, RLS, Pronto Soccorso, Antincendio, Dirigenti, Preposti, Lavoratori, Carrellisti, HACCP ed altri).
Gruppo Errepi srl a Lissone si impegna a valorizzare le risorse umane dell’azienda contribuendo a creare soggetti formati nella cultura della prevenzione, della salute e della sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro con il suo programma di corsi di formazione lavoratori.

Gruppo Errepi srl rientra tra i soggetti accreditati presso la Regione Lombardia quale Ente erogatore di Servizi di Istruzione e Formazione, lavora in collaborazione con Enti Paritetici Bilaterali, è accreditata presso A.N.Fo.S (Associazione Nazionale Formatori della Sicurezza sul Lavoro) ed è riconosciuta quale Centro di Formazione Territoriale.

Sul suo portale potrete trovare tutta la panoramica dei suoi corsi, con calendari e descrizioni dei programmi.
Da qui potrete contattare il personale Errepi sia telefonicamente che attraverso i mezzi del sito per richiedere di partecipare ai corsi oppure ottenere più informazioni sll’attività e le iniziative del Gruppo.
Ma l’attività del protale Gruppo Errepi srl non si limita a questo: sul suo spazio infatti potrete trovare anche News che riguardano la sicurezza sul lavoro, la formazione dei dipendenti e tutte quelle notizie che riguardano la sfera delle normativa per le aziende e il lavoro in generale.
Una fonte di informazioni sulla gestione della vostra impresa.

Il rubinetto nella storia, fra Design e Comodità

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

In quest’articolo andremo a trattare tutti gli aspetti storici legati al rubinetto, un complemento fondamentale per la utilizzo di quello che è, come abbiamo avuto modo di affermare a più riprese l’elemento base della vita, tratteremo degli usi e dei costumi che nel tempo hanno mutato il connubio acqua uomo.
Partiremo approfondendo alcuni aneddoti che hanno caratterizzato le varie epoche per poi passare ad analizzare, tappa per tappa, l’evoluzione avvenuta attraverso le civiltà del passato.
I primi a produrre dei rudimentali tipi di rubinetto furono sicuramente i cretesi, alla scomparsa della loro cultura e con il passaggio del testimone ai greci cominciò una rubinetteria vera e propria; giacché si trattava di organi in metallo prodotti con passaggi metallurgici e montati con accorgimenti meccanici.
Pare che si trattasse di rubinetti in bronzo e oltre al tipo maschio cilindrico, che costituiva la soluzione tecnica e concettuale più pragmatica, sia dal punto di vista costruttivo che funzionale, fosse applicato anche qualche tipo di saracinesca.
I primi rubinetti come noi li conosciamo, rubinetti design e stile italiano, sono stati le “valvulae” di epoca romana, si trattava di rubinetti di tipo a maschio in cui la rotazione di un cilindro bucato permetteva o impediva il passaggio dell’acqua. Con il tempo e con lo sviluppo degli acquedotti che iniziarono a rifornire la sempre più numerosa popolazione delle città, iniziò a svilupparsi una considerevole attività industriale legata alla produzione di rubinetti, oltre che di vasche. stufe per riscaldare l’acqua ecc.
Già in epoca romana iniziarono a fare la loro comparsa i primi tipi di “miscelatori” con cui si poteva avere erogata acqua fredda o in alternativa calda, la miscelazione dell’acqua alla temperatura ottimale era fatta in una vasca sottostante mentre dalla vasca l’acqua usciva o fredda o bollente.
Con la caduta dell’impero romano e il conseguente declino della rete idrica non più mantenuta in epoca medievale e moderna i rubinetti avevano la funzione principalmente di regolazione del flusso dell’acqua da recipienti. Si trattava ancora di rubinetti di tipo a maschio cilindrico ma le dimensioni solitamente erano ridotte; essi, infatti, erano applicati a piccoli recipienti di legno o metallo sospesi oppure trasportabili a seconda delle funzioni e necessità.
Sovente, nelle chiese di maggiore importanza, erano poste delle vasche con due rubinetti per usi liturgici oppure venivano applicati a grandi botti per il vino e la birra, i rubinetti in questi casi potevano raggiungere dimensioni considerevoli.
Per l’introduzione del primo rubinetto a vite bisognerà aspettare il 1800 e la sua invenzione è attribuita a un mercante inglese di ferramenta Thomas Grill, con esso fu per la prima volta possibile graduare il flusso dell’acqua.
Questo sistema è in uso tuttora e trovò largo utilizzo sopratutto con l’allacciamento delle abitazioni nuovamente a una rete idrica di distribuzione dell’ acqua sana e pura che ne esaltava le prestazioni trattandosi di flussi sotto pressione.
Nella seconda metà del 1900 iniziò inoltre la commercializzazione dei miscelatori monocomando a dischi ceramici, in precedenza erano in uso e commercializzati miscelatori termostatici basati su tecnologie meccaniche diverse, ad ogni modo, il rubinetto a vite e quello a maschio non sono mai stati soppiantati dal miscelatore monocomando a dischi ceramici, anzi il sistema a maschio è stato perfezionato nelle forme del maschio conico o a sfera e trova ancora largo impiego in ambito enologico e in varie applicazioni delle valvole per gli impianti di distribuzione per gas e liquidi di vario genere.

HACCP, sistema di autocontrollo degli alimenti per le aziende italiane

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

La legislazione relativa alla sicurezza e all’igiene degli alimenti è complessa e in continua evoluzione per fornire garanzie sempre maggiori di qualità alimentare a tutela della sicurezza e della salute del consumatore.
Ogni azienda o esercizio che operi a contatto con gli alimenti ha l’obbligo di predisporre un Sistema di Autocontrollo secondo il Metodo HACCP (Hazard Analisys and Critical Control Point).
Questo sistema di autocontrollo viene  esplicitato nel MANUALE DI AUTOCONTROLLO, che ogni Azienda  che tratti alimenti DEVE avere ed esibire in caso di richieste e nel quale l’Azienda dichiara esattamente come garantisce la massima igiene degli alimenti in ogni fase della loro gestione e manipolazione.
Non esiste, quindi, un Manuale generico, ma ogni MANUALE di AUTOCONTROLLO deve rispecchiare esattamente la realtà aziendale.

Applicando correttamente il Metodo HACCP,  nel MANUALE  di AUTOCONTROLLO i pericoli vengono accuratamente analizzati (hazard analysis) allo scopo di:
•    individuare i punti critici di controllo (critical control points – CCP), ossia quelle fasi operative che richiedono il massimo livello di controllo per garantire la sicurezza del prodotto alimentare trattato
•    definire preventivamente specifiche procedure che consentano un costante monitoraggio delle condizioni di lavorazione durante tutte le fasi del processo produttivo.
Il Metodo HACCP costituisce dunque un approccio di tipo preventivo, che può effettivamente incidere sulla tutela dell’igiene e della sicurezza del prodotto alimentare se ciascun operatore, ai differenti livelli di responsabilità, è reso consapevole del valore del proprio contributo attento nell’applicazione delle procedure definite dal sistema di autocontrollo HACCP aziendale.
Tale consapevolezza da parte dei diversi operatori viene assicurata  anche attraverso opportuni interventi di formazione/addestramento (con tempi e modalità differenti, per ora, nelle diverse regioni italiane).
Ogni Azienda, oltre al MANUALE di AUTOCONTROLLO, deve quindi assicurare a tutti i propri dipendenti tale FORMAZIONE OBBLIGATORIA – da aggiornarsi periodicamente- e tenere a disposizione gli attestati nominativi di tale  formazione
Il sistema di autocontrollo HACCP definito sarà dotato di tutti i requisiti normativi irrinunciabili disposti dal Regolamento CE 852/2004 e di alcuni prerequisiti sostanziali, fra cui risultano di particolare rilevanza la chiara individuazione delle responsabilità relative alle diverse attività dell’autocontrollo stesso, nonché la disponibilità di conoscenze e risorse tecniche aziendali ed extra aziendali.
La documentazione del sistema di autocontrollo HACCP, oltre a costituire un protocollo condiviso di lavoro per il personale dell’Impresa Alimentare, è anche strumento fondamentale per dimostrare e garantire ai clienti, al consumatore ed agli enti di controllo, l’adozione di tutte le misure tecnico – organizzative per la prevenzione dei possibili rischi igienico-sanitari connessi all’attività esercitata.
E’ di importanza sostanziale che il sistema di autocontrollo HACCP sia calibrato sulla realtà del processo lavorativo dell’impresa alimentare che lo definisce e che sia snello e funzionale, con una individuazione essenziale e mirata dei punti critici di controllo (CCP): solo in questo caso sarà effettivamente possibile la sua concreta applicazione e sarà garantita l’efficacia delle misure poste in essere per la tutela dell’ igiene e sicurezza degli alimenti.
Necessariamente, il sistema di autocontrollo HACCP richiede di essere monitorato costantemente e verificato nel tempo perché, nell’ottica del miglioramento continuo, possa fornire sempre maggiori garanzie di tutela della igiene e sicurezza degli alimenti, anche in relazione a nuove conoscenze e a sviluppi delle tecnologie.
Va considerato che l’applicazione di un sistema di autocontrollo HACCP non è una situazione statica, bensì una situazione dinamica: non si tratta di svolgere un lavoro una volta, si tratta di applicare le procedure individuate quotidianamente e di verificarne costantemente l’efficacia per correggere o prevenire eventuali non conformità e per attuare interventi opportuni di miglioramento, a garanzia sempre maggiore di tutela dell’igiene e sicurezza alimentare.

Formazione RLS e sicurezza sul lavoro

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Istruzione

Ogni Azienda deve avere per legge il proprio Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) eletto o designato dai suoi colleghi di lavoro.
Tale elezione deve essere verbalizzata ed il nominativo del RLS deve essere comunicato telematicamente all’INAIL territorialmente competente.
Nelle aziende con più di 15 lavoratori, il RLS è eletto o designato dai colleghi nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda.
In assenza di tali rappresentanze, il RLS è eletto o designato dai lavoratori dell’azienda al loro interno.

Il numero minimo dei RLS è:
n. 1 RLS in tutte le aziende sino a 200 lavoratori;
n. 3 RLS in tutte le aziende da 201 a 1.000 lavoratori;
n. 6 RLS in tutte le aziende oltre i 1.000 lavoratori.
La durata del mandato del/degli RLS coincide con la durata in carica delle RSU (generalmente 3 anni).
Nel caso l’RLS sia eletto direttamente all’interno dell’Azienda, la durata del mandato non ha scadenza o è subordinata a particolari accordi contrattuali di settore.

Il ruolo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
Il RLS è figura centrale e strategica nel panorama della sicurezza aziendale e collabora direttamente in tale campo a fianco del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) e del Medico Competente (MC).
Ha un ruolo solo consultivo (non decisionale) praticamente su ogni aspetto della vita aziendale per quanto concerne il settore sicurezza e igiene del lavoro.
A titolo di esempio:
•    collabora e prende visione del Documento di Valutazione dei Rischi;
•    ha accesso alle schede di sicurezza dei prodotti e a tutto il materiale inerente la sicurezza (es. registro infortuni);
•    controlla l’applicazione delle leggi in materia di sicurezza;
•    partecipa alla riunione annuale per la programmazione dei piani di sicurezza;
•    segnala al servizio di prevenzione aziendale i fattori di rischio riscontrati nell’azienda;
•    può ricorrere all’organo di vigilanza;

Ed è consultato preventivamente riguardo a:
•    nomina degli addetti al servizio di prevenzione e protezione;
•    nomina della squadra antincendio;
•    nomina della squadra primo soccorso;
•    valutazione dei rischi;
•    programmazione-realizzazione-verifica dei piani di prevenzione;
•    formazione e informazione dei lavoratori.

La formazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (corso RLS)
Tutti i RLS devono avere, per legge e in base agli Accordi Stato – Regioni – Province autonome, una formazione obbligatoria e specifica di base di durata minima di 32 ore conclusa da esame qualificante soggetta ad aggiornamenti annuali di durata variabile secondo le dimensioni aziendali (4 ore per aziende fino a 50 dipendenti e 8 ore per aziende con più di 50 dipendenti).
L’azienda è tenuta a fornire questa formazione agli RLS durante l’orario di lavoro con oneri a totale carico del Datore di Lavoro.
Il RLS dispone altresì di un adeguato monte ore da utilizzare per svolgere il suo ruolo: detto monte ore è definito di norma in sede di pattuizione contrattuale e può variare da un minimo di 15 ad un massimo di 40 ore.
In linea di massima la formazione del RLS, durante il corso sulla sicurezza sul lavoro, si articola come segue:
•    principi costituzionali e di diritto civile;
•    legislazione generale e speciale in materia di prevenzione infortuni e igiene del lavoro;
•    soggetti protagonisti della sicurezza in azienda e relativi obblighi;
•    definizione ed individuazione dei fattori di rischio;
•    valutazione dei rischi;
•    individuazione delle misure di prevenzione e protezione;
•    aspetti normativi dell’attività di rappresentanza dei lavoratori;
•    nozioni di tecnica della comunicazione;
•    rischi specifici della tipologia aziendale di appartenenza.

Ortaggi, prodotti organici a km 0

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

L’inverno non stimola particolarmente ad assumere come consigliato dall’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA 400 grammi di verdura al giorno o forse siamo noi che spesso non sappiamo valorizzare adeguatamente questa miniera di buone caratteristiche nutrizionali, eppure cucinare in inverno le verdure non è poi difficile come sembra, anzi, un buon minestrone che riscalda, del cavolfiore gratinato per i più restii nel consumo di questo tipo di cucina, oltretutto anche avendo poco tempo praticamente tutte le verdure possono essere cotte al vapore quindi con poco dispendio di tempo e preservando al tempo stesso tutti i minerali e le vitamine così importanti per il nostro fisico.

Cominciamo dal principio comunque, le prime indicazioni riguardo l’esistenza degli ortaggi risalgono addirittura a 5000 anni fa in pieno Neolitico, periodo in cui sono iniziati a esistere i primi orti. Oggi è uso comune trovare verdure tutto l’anno senza distinzione di stagione e quindi nessuno di noi ci fa più caso, fortunatamente però questa tendenza sta andando piano piano limitandosi e sempre più persone scelgono prodotti di stagione rigorosamente freschi e magari a km 0 acquistati direttamente dal produttore per avere ancora maggiore sicurezza riguardo la freschezza e la sicurezza del consumato oltre che un toccasana per i portafogli di tutti, del cliente che risparmia acquistando direttamente alla fonte e il produttore che guadagna di più non avendo costi di filiera.

Noi spesso usiamo indifferentemente il termine ortaggio e verdura come se si trattasse della stessa cosa, in realtà on è così, gli ortaggi sono prodotti da orto mentre la verdura è definita come parte commestibile di una pianta, a loro volta poi gli ortaggi si dividono in ortaggi a frutto, ortaggi a fiore, ortaggi da seme, ortaggi da fusto, ortaggi da radice, ortaggi da tubero, ortaggi da bulbo, ecco che come si noterà la scelta di un ortaggio non è banale come si può pensare in un primo momento soprattutto se deve essere una scelta consapevole, ma qui forse possiamo venirvi in aiuto con alcune semplici regole di base.

Nella scelta dell’ortaggio bisogna fondamentalmente basarsi sulle sensazioni che ci da dal punto di vista sensoriale, la prima verifica è visiva, se l’aspetto è buono, i colori sono vivi e brillanti senza parti mollicce e muffe completamente integro e senza segni di parassiti possiamo passare oltre. Controlliamo la stagione e la provenienza scegliendo quella il più possibile prodotta vicino a noi e di stagione, che è di per se garanzia di freschezza, evitiamo i produttori che fanno uso di pesticidi e ricordiamo sempre che anche se lavata le tracce di queste sostanze possono essere state assorbite dall’ortaggio e quindi poi da noi consumate.

Una volta fatto il nostro acquisto responsabile ci si trova a tavola e qui è opportuno ricordare un paio di regole base, gli ortaggi crudi sono i migliori perchè conservano al massimo i principi nutritivi di cui sono portatori, certo a volte non si può evitare di cuocerli e in questo caso la cottura a vapore è la migliore così da non disperdere sali e vitamine nell’acqua di cottura e ad ogni modo è importantissimo non cuocerla per tempi lunghissimi ma solo il minimo indispensabile, lo stesso discorso vale per la bollitura (qui usando poca acqua possiamo limitare la dispersione delle sostanze nutritive), e la cottura alla griglia. Non accenniamo neppure alle fritture che sono devastanti dal punto di vista dietetico e della tenuta delle sostanze nutritive.

Negli ultimi tempi alcuni produttori locali poi si sono organizzati per venire incontro alle necessità di chi per tempo, voglia o competenza non se la sente di autonomamente gestire i controlli che abbiamo indicato in questo articolo e quindi hanno costituito delle “bancarelle virtuali” come Ortoclick by L’Orto in Casa,dove trovare ortaggi di stagione e verdure organiche, prodotti legati al territorio con consegna a domicilio e un servizio di consulenza tramite indicazioni su ricette, oppure consigli e curiosità sull’utilizzo in cucina e non solo di quanto acquistato.

Osmosi Inversa, scopriamo questo sistema di depurazione dell’acqua

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Quando si parla della qualità e della salute di ciò che introduciamo nel nostro corpo è importante per fare una valutazione con la propria testa senza farsi fuorviare da messaggi commerciali secondo i quali la salute si misura a colpi di spot, prendere completamente coscienza dell’argomento che si sta trattando.

Ogni giorno il nostro corpo necessita di liquidi in forma d’acqua e sostanze varie per la propria sopravivenza, a cosa servono quindi gli impianti ad osmosi inversa, in quali casi sono utili?

Partiamo dalle basi: il termine osmosi indica un processo chimico e fisico in cui tramite il movimento di diffusione di due liquidi mescolabili di diversa concentrazione attraverso una superficie parzialmente impermeabile.

Dopo aver compreso cos’è l’osmosi, possiamo capire il significato di osmosi inversa, il processo che sta alla base della nostra salute; l’osmosi inversa è invece il fenomeno per cui, quando si applica alla superficie di una membrana semipermeabile separante due soluzioni di concentrazione diversa una differenza di pressione contraria alla pressione osmotica e ad essa superiore, il flusso della soluzione più concentrata va verso quella più diluita, questo processo è esattamente quello utilizzato per rendere potabile l’acqua marina.

Si dice invece osmosi elettrica l’osmosi ottenuta tramite l’uso di corrente elettrica per aumentare il flusso di ioni e quindi simulare la pressione osmotica.

Dunque l’osmosi inversa è il processo che forza il passaggio di una soluzione più concentrata in una meno concentrata ottenuto applicando alla soluzione più concentrata una pressione osmotica maggiore, l’osmosi è realizzata come un filtro che cattura il soluto da una parte e rilascia il solvente puro dall’altra, questo processo è usato come anticipato prima nella desanilizzazione dell’acqua marina, ma anche per la rimozione di tracce di fosfato, calcio metalli pesanti ed è in costante aumento nelle città a causa dell’inquinamento il trattamento dell’acqua che arriva ai rubinetti domestici tramite filtri basati su questo principio.

In ogni modo l’acqua che passa attraverso il processo di osmosi può essere utilizzata nelle nostre case per essere bevuta oppure per usi alimentari, naturalmente per effettuare bagni e docce, nella gastronomia e nei ristoranti sia ad uso alimentare sia per la preparazione dei cibi.

I depuratori d’acqua che utilizzano questo processo sono in sempre maggiore crescita in particolare in ambito domestico ma anche industriale.

Il punto di forza di questa tecnologia è che non richiede l’uso di sostanze chimiche e questo insieme al fatto che è in grado di eliminare la quasi totalità delle sostanze organiche ma anche buona parte delle sostanze minerali la ha resa il sistema di purificazione dell’acqua più diffuso in assoluto, questo, di fatto, rende l’acqua in uscita dai depuratori di osmosi inversa parificabile all’acqua oligominerale, in pratica con un basso residuo fisso (povera di sali). I detrattori di questo metodo puntano il dito proprio contro questa caratteristica che a loro dire impoverirebbe l’acqua e la renderebbe come acqua distillata quindi senza valori nutritivi.

In realtà, molto spesso, dietro a queste critiche si nasconde più un’esigenza commerciale di vendere depuratori che utilizzano tecniche di filtrazione differenti.

Non dimentichiamo che l’assimilazione quotidiana di minerali tramite l’acqua è particolarmente modesta, specie per le acque oligominerali. Per gli stessi motivi è comunque sbagliato far leva su una presenza elevata di minerali per vendere depuratori ad osmosi inversa.

I minerali più comunemente “sfruttati” in questa “battaglia commerciale” sono il sodio e il calcio.

Va prima di tutto sottolineato che tutte le acque potabili potenzialmente rappresentano una fonte di calco importantissima anche se non è stimabile il loro contributo essendone il loro contenuto estremamente variabile.

Riguardo al sodio e alla sua relazione con alcuni malesseri come pesantezza, gonfiori e cellulite, ci sono articoli specifici che approfondiscono la questione tuttavia sappiate che questo tipo di problematiche non sono certamente risolvibili con depuratori ad osmosi inversa.

RSPP: la figura di riferimento della sicurezza in azienda

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e l’Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP) sono figure le cui funzioni sono disciplinate dal D.Lgs 81/2008.

La prima introduzione di queste figure nel mercato del lavoro italiano risale al 1994 quando vennero recepite alcune direttive europee riguardanti la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Si tratta di esperti in sicurezza, protezione e prevenzione designati dal Datore di Lavoro per la gestione e il coordinamento in sinergia con RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e con MC (Medico Competente) delle attività riguardanti il Servizio di Prevenzione e Protezione dei Rischi (SPP).

L’ RSPP (Responsabile Servizio Prevenzione Protezione) è uno degli obblighi non delegabili del Datore di Lavoro.

Questa figura collabora con il Datore di Lavoro, il Medico Competente e l’RLS nella realizzazione del documento di Valutazione dei Rischi (VdR). L’RSPP partecipa assieme agli altri attori precedentemente indicati a riunioni periodiche annuali indette dal Datore di Lavoro.

Questa figura può essere ricoperta da personale interno all’azienda oppure da consulenti esterni.

L’obbligatorietà della nomina di un RSPP interno o esterno è definito dall’art. 31 del D.Lgs 81/2008.

In alcune tipologie di aziende definite dall’ art. 34 il Datore di Lavoro può invece svolgere direttamente i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi.

L’ RSPP (Responsabile Servizio Prevenzione Protezione) è deputato ad attività di consulenza e opera con uno status di neutralità nei confronti dei lavoratori e del Datore di Lavoro.

La legge non prevede sanzioni per questa figura, tuttavia egli è responsabile del reato di evento nel caso in cui eventuali infortuni si verifichino a causa di una non corretta consulenza fornita.

Il medico competente, l’ RLS e l’RSPP sono responsabili nel conseguimento degli obiettivi previsti dal Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS), con uno spirito di miglioramento progressivo del livello di sicurezza e salute: essi concorrono alla programmazione di piani, programmi e procedure.

Per quanto riguarda le competenze e i requisiti professionali richiesti dalla figura di RSPP sono individuabili nell’art. 32 del D.Lgs 81/2008.

Per poter ricoprire questo ruolo, l’interessato deve essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola superiore, possedere attestato di frequentazione dei corsi di formazione denominati generalmente modulo A, modulo B e modulo C in corso di validità, attestati che possono essere conseguiti presso istituti di formazione come Gruppo Errepi srl a Lissone.

I corsi RSPP sono quindi costituiti da: un modulo A che costituisce il corso di base per lo svolgimento della funzione di RSPP e di ASPP, è credito formativo permanente, non necessita di aggiornamento, ha una durata di 28 ore ed è propedeutico allo svolgimento dei moduli B e C.

Gli argomenti del modulo A sono: i fondamenti della normativa, i soggetti della prevenzione ed altro, prende in considerazione anche i concetti come rischio biologico, chimico, fisico, elettrico, da rumore, da vibrazioni, da sovraccarico biomeccanico, da agenti cancerogeni e mutageni oppure inquinanti e altre tipologie di rischio.

Il modulo B è un corso maggiormente specializzato ed articolato in alcuni settori definiti che considerano il rischio in base alla classificazione ATECO  (Attività Economiche).

Esso non è propedeutico al modulo C, i settori in cui si differenzia sono nove riguardanti: industria, agricoltura, pesca, estrazione minerali, industria chimica, sanità e servizi sociali, pubblica amministrazione, attività artigianali ecc.

La durata varia a seconda del macro settore di riferimento per la propria attività (da 12 a 68 ore).

Il modulo C infine è di specializzazione per le sole funzioni di RSPP, la durata del corso è di 24 ore e costituisce, come il modulo A, un credito formativo permanente (non necessita quindi di ulteriori aggiornamenti) e riguarda la prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psico-sociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali.

Disidratazione, la stagione estiva e il fabbisogno di liquidi

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Salute

Si parla sempre di quanto sia importante l’acqua per il benessere fisico, ma sappiamo quali sono le reali conseguenze di un’eccessiva assenza di acqua nel corpo? Abbiamo un’idea realistica del fabbisogno ottimale per evitare problematiche importanti come l’aumento della temperatura corporea (anche fino a 40°) e della frequenza cardiaca? Ecco allora che con questo testo si vogliono mettere dei punti fermi per rispondere a queste domande.

La disidratazione è intimamente legata alla diminuita efficienza nell’eliminazione dei grassi così come tutti i sistemi che durante attività fisiche sostenute ci inducono a produrre più sudore spingendo in modo artificioso il corpo all’aumento della temperatura corporea. Il sudore, al di là di quanto alcuni pensano, non è il grasso che si scioglie ma, semplicemente acqua che è rilasciata da tutti i comparti del nostro corpo insieme a dei sali (ecco perché se lo assaggiamo il sudore al palato risulta salato), in un litro di sudore possiamo trovare 1,5 gr di sali e il 40% di essi è rappresentato dal sodio, il resto è dato da potassio e altri tipi di sali presenti in misura meno importante.

Bruciare i grassi con l’attività fisica non è così immediato, al contrario è molto facile perdere acqua, è stimato che il peso perso durante l’attività fisica è quasi totalmente dovuto all’acqua rilasciata, per spiegarsi meglio una donna di 60 kg dopo quarantacinque min di attività aerobica brucia solamente 14 grammi di grasso mentre un uomo di 70 kg che corre per circa 5 km brucia solamente 17 grammi di grasso.

Equilibrio è il termine d’oro quindi, bilanciare tra le uscite e le entrate è la regola aurea per un buon funzionamento del nostro corpo in particolare durante l’attività fisica, una perdita del 2/3% del peso in termini di acqua compromette le prestazioni fisiche e aumenta la percezione della fatica e una perdita maggiore diventa addirittura pericolosa. Perdere acqua significa privare il corpo di liquidi da tutti i comparti compreso il sangue, questo vuol dire che durante un’attività fisica intensa con lo stress a carico del sistema cardiovascolare al massimo e con la temperatura corporea in aumento le nostre cellule che funzionano bene intorno ai trentasette gradi inizierebbero a soffrire e li comincerebbero i guai.

Nella maggior parte delle persone la percezione di sete e quindi la gestione della disidratazione è gestita dall’ipotalamo, ma attendere lo stimolo di sete è già tardi perché significa che siamo già disidratati il che vuol dire che il recupero è più difficoltoso visto che siamo già in una situazione compromessa soprattutto durante l’attività fisica, ecco perché sarebbe meglio bere a intervalli regolari senza aspettare lo stimolo della sete.

Mentre durante la classica attività fisica possiamo perdere anche un kilo di liquidi ma pochi grammi di grassi, le calorie bruciate in momenti blanda attività (come il lavoro, lo studio, la lettura, il guidare, ecc.) sono attinte esclusivamente dai grassi, questa quota consumata è data essenzialmente da intensità dello sforzo e dalla massa muscolare, questo per due ragioni, fare sport mantiene i muscoli respiratori e i battiti tonici anche nel post allenamento inoltre il corpo è impegnato nella ricostruzione delle riserve energetiche cui ha prima attinto e tutto ciò richiede a sua volta energia, come seconda cosa avere una massa tonica richiede energia supplementare per il mantenimento questo significa aumentare il dispendio di mantenimento.

Che cosa dicono gli studiosi riguardo questa delicata questione?

Quanto si dovrebbe bere come minimo?

In realtà uno standard quantitativo giornaliero di apporto di acqua sana e pura non è mai stato definito soprattutto per gli sportivi, diciamo però che tendenzialmente per un sedentario mediamente s’indica che bisognerebbe bere una quantità di acqua pari alle calorie spese nella giornata.

Due litri d’acqua per 2000 calorie consumate, per un uomo medio sedentario, questo è un fabbisogno verosimile, leggermente meno per la donna.

Ecco che ora dovremmo avere un po’ più chiara la necessità di acqua per il nostro corpo; è sottointeso che questa deve essere rigorosamente acqua qualitativamente sana e pura, non priva di sali e neppure eccessivamente carica di agenti terzi che ne comprometterebbero la qualità.

In questo l’uso di depuratori d’acqua Teco Group srl, domestici ed aziendali, può essere essenziale per mantenere una corretta idratazione per il nostro corpo.

I vantaggi della Coltivazione Organica – Ortoclick

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Ambiente, Aziende, Salute

I primi studi sull’agricoltura organica sono iniziati all’alba del 1900 dal botanico sir Albert Howard, dopo aver passato una ventina di anni in India per studiare i vari metodi di coltura dei contadini autoctoni, con il desiderio di trovare metodologie alternative ma altrettanto efficaci di quelle in uso in Europa per la sconfitta delle malattie delle piante.

Quasi subito si rese conto che i metodi tradizionali che in Europa erano stati accantonati come obsoleti avevano invece un importante valore aggiunto oltre a garantire piante più sane permettevano un risparmio in termini economici dato dalla diminuzione appunto delle malattie e quindi da un’ottimizzazione della produttività di verdure organiche. Questo lo porto ben presto all’elaborazione di un approccio differente nell’impostazione del processo di coltivazione.

I principali fattori del nuovo approccio erano:

  • qualità e salubrità del terreno. Con la vicinanza agli agricoltori locali imparò presto che il mezzo più efficace per ottenere un raccolto di buona qualità consiste nell’occuparsi prima di tutto della salute del terreno.
  • sistema “indoor”: per il mantenimento delle condizioni di partenza ottimali è indispensabile dopo aver tolto al terreno restituire secondo una legge chiamata “legge del ritorno” gli scarti organici, ecco quindi che Sir Howard creò un fertilizzante basato su sostanze animali e vegetali che consentì ai terreni di ripristinare il doveroso equilibrio, fornendo così alle piante in fase di coltivazione il più giusto apporto di sostanze nutritive.

-rispetto dei cicli naturali. Nelle sue opere sir Howard parla di “agricoltura naturale”, non dimenticando mai di porre l’accento che la cosa più importante su cui si basa il procedimento da lui indicato è il rispetto dell’armonia e delle leggi di natura durante l’attività agricola.

In seguito a questa esperienza le idee di Sr Howard si diffusero con le opere di Lady Balfour in particolare tramite il testo “the living soil” in cui s’illustravano le ricerche effettuate e le attività svolte riguardo all’approccio alternativo alla coltivazione convenzionale costituendo una vera e propria disciplina che prese il nome di “agricoltura organica”, vista la considerazione data all’apporto dei singoli organismi che vanno a interagire con tutto il contesto agricolo ma anche perché concentrata sulle importanze delle sostanze organiche per mantenere piante e animali in condizioni ottimali.

Questi scritti furono poi il punto di riferimento per gruppi di scienziati agricoltori e nutrizionisti che unendosi fondarono la Soil Association, un organismo tuttora esistente che si occupa della certificazione e sviluppo di tutti i prodotti provenienti da agricoltura organica, anche se sempre più spesso e soprattutto nei paesi anglosassoni il termine organico è divenuto sinonimo di biologico.

Questo tipo di approccio alle coltivazioni non è più legato solo ai paesi sviluppati ma è presente commercialmente in 120 paesi, con trentuno milioni di ettari coltivati e un bacino di consumi di oltre 40 miliardi di dollari nel 2006 dati da un rapporto FAO presentato all’apertura della conferenza internazionale sull’agricoltura organica e sicurezza alimentare del maggio 2007.

Questo rapporto oltre a fornire una stima economica del successo di questo tipo di coltivazione identifica tutti i punti di forza e di debolezza del sistema oltre a valutare il fondamentale contributo fornito per il raggiungimento di una sicurezza alimentare, contiene un’analisi dettagliata delle caratteristiche della catena alimentare biologia rapportandola al diritto al cibo e propone iniziative di ricerca e di attività politica per rinforzarne ulteriormente i risultati a livello nazionale e internazionale.

I punti di maggior forza di questo metodo sono la totale indipendenza da combustibili fossili e l’affidamento pressoché totale su produzioni locali. La forte interazione con i processi naturali ottimizza i costi e la resistenza complessiva dell’ecosistema agricolo anche rispetto a condizioni climatiche difficili come si può leggere dal rapporto.

Con una corretta gestione della biodiversità nel tempo e nello spazio gli agricoltori che applicano questo metodo, come Ortoclick by L’Orto in Casa, usano il lavoro e i servizi ambientali per aumentare la produzione rigorosamente in modo sostenibile, rompendo così anche un circolo improduttivo legato all’indebitamento cui i piccoli agricoltori sono costretti per l’acquisto dei mezzi di produzione che tra l’altro ha causato soprattutto in tempi di crisi un terribile aumento dei suicidi in questa categoria.

Online il nuovo portale Franco Consonni srl

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino, Nuovo Sito Web

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