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Aziende agricole italiane, business in rosa

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Economia, Italia

Le donne si stanno sempre più impossessando del tessuto lavorativo anche nei lavori tradizionalmente feudo degli uomini, come le aziende agricole, portando una ventata di freschezza e acquistando sempre maggiore rilievo nel quadro complessivo del mondo del lavoro.

Un dato significativo arriva dal milanese: le aziende gestite da donne impattano nell’area per il 17,5% del totale, in Lombardia sono 154.265 mentre in Italia se ne registrano 1.153.435.

Bisogna fare alcuni distinguo, però, su questo spirito imprenditoriale: infatti, mentre al nord le motivazioni sono essenzialmente legate all’assenza di soluzioni occupazionali, oltre alla risposta di una necessità di conciliare lavoro e famiglia, al sud spesso si parla di tradizione e della continuazione dell’attività familiare.

Comunque la tendenza all’aumento dell’imprenditoria femminile nel settore agricolo è ormai un fatto consolidato, Campania e Sicilia in particolare sono le due regioni che presentano un numero considerevole di aziende agricole gestite da donne, mentre, a livello nazionale, la media è del 35%

Al sud, siamo oltre il 40%, l’ultimo censimento risale al 2010 e si evince un aumento di circa il 5% proprio in chiave femminile.

In aumento è anche il livello di scolarizzazione delle giovani imprenditrici: aumenta il livello della formazione, laurea o diploma nel settore agrario o in alcuni casi addirittura in più settori.

Interessante sarebbe capire se, nell’Italia del sud, il potere decisionale delle aziende agricole gestite da donne sia effettivamente nelle loro mani, ma ci si può arrivare, in parte, per deduzione: in molti paesi spesso il marito è uno statale e la moglie deve necessariamente occuparsi dell’azienda agricola altrimenti abbandonata e senza una guida.

Il successo delle donne negli ultimi anni ha evidenziato un legame molto forte con le aziende green legate alla natura, infatti, le donne hanno capito l’importanza di rischiare per confrontarsi in settori prevalentemente maschili, dei rischi non necessariamente dal punto di vista finanziario, ma nell’iniziativa.

Hanno capito il valore di puntare sull’innovazione e cercano nuovi sbocchi di mercato, sviluppando prodotti, attività commerciali, produzioni alimentari, verdura organica a domicilio, ecc.

Per il successo si può sempre giocare la carta del ritorno alla natura, con servizi al cliente come la formazione sull’allevamento, per i più giovani giri guidati della proprietà, agriturismo affiancato alla classica azienda agricola, fino a servizi di natura più spiccatamente legata al settore terziario.

Rinnovo sito Sifap – Società Italiana Farmacisti Preparatori

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Nuovo Sito Web

Sifap, Società Italiana Farmacisti Preparatori, lancia per il 2017 la nuova veste grafica del suo sito web con più funzionalità e percorsi mirati per gli associati.

SIFAP è un’associazione culturale nata nel 1993 con lo scopo di aggregare i farmacisti preparatori e favorirne l’aggiornamento scientifico per sostenere la preparazione dei medicinali in farmacia. L’allestimento di preparati galenici consente di garantire al paziente un medicinale personalizzato.

L’associazione fornisce una costante e quotidiana consulenza a 360° sull’allestimento dei medicinali galenici, coordinando laureati esperti nei molteplici settori della galenica. La personalizzazione del medicinale è sempre più un’esigenza: le preparazioni galeniche rappresentano l’unica possibilità terapeutica quando, per diversi motivi, l’industria farmaceutica non è in grado di soddisfare un particolare bisogno.

SIFAP- Società Italiana Farmacisti Preparatori mantiene un rapporto costante con gli Ordini e le organizzazioni sindacali dei farmacisti, a livello sia centrale che periferico; intensa è anche l’attività di collaborazione svolta presso le istituzioni pubbliche con la partecipazione di componenti della SIFAP a numerose commissioni tecniche. Infine si ricorda anche l’impegno di Sifap per la difesa dell’immagine professionale del farmacista quando ritiene che un provvedimento ministeriale discrimini l’attività di preparazione galenica vs la produzione dell’industria farmaceutica.

In più, per favorire la formazione professionale del farmacista preparatore, Sifap organizza convegni, seminari e congressi, corsi di aggiornamento che hanno per oggetto la galenica in generale e tematiche più specifiche quali ad esempio l’allestimento di particolari forme farmaceutiche e il controllo di qualità.

Con il 2017 l’associazione rinnova la veste grafica e promuove il suo sito web, una nuova piattaforma di diffusione di infornazioni e procedure sulla gestione del laboratorio e dei preparati.

Innanzitutto i farmacisti interessati potranno registrarsi all’associazione direttamente dal sito, dopo il versamento della quota annua, quindi avranno a disposizione l’accesso alle sezioni riservate Atti, Tecniche, Normative e Pubblicazioni, aree tematiche che approfondiscono, sia in materia legislativa, sia sotto il profilo medico le procedute da affrontare per la preparazione di un laboratorio gelenico.

In più rimarrete sempre aggiornati sulle nuove iniziative dell’associazione, sia tramite il Calendario, interno al sito che tramite il servizio aggiunto di Newsletter.

Viviamo in un’Europa sempre più green

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Ambiente, Aziende, Casa e Giardino

Un’aria sempre più green si respira in Europa, infatti, da qualche tempo il vecchio continente ha scelto di adoperarsi per stimolare l’adozione di soluzioni a più ampio risparmio energetico possibile.

L’architettura eco sostenibile sta avanzando sempre di più, tantissimi progetti in cui la funzionalità, l’estetica e l’ecologia si sposano creando soluzioni a impatto zero.

Questa filosofia è applicata anche alla scelta degli infissi e dei serramenti delle case, infatti, una corretta scelta oggi può portare a incredibili risparmi energetici; è provato che la maggior parte dei consumi energetici sono causati dalla dispersione termica di serramenti di bassa qualità ed è proprio a rimediare a questa mancanza che si sta muovendo l’attuale tendenza.

Scegliere infissi di qualità che mantengano costante la temperatura all’interno della casa per prevenire questo problema è diventata la nuova parola d’ordine, in questo modo risparmieremo riscaldamento,  di conseguenza emissioni nell’ambiente e spesa economica.

La scelta del giusto serramento è certamente la migliore strada per garantire una vita più sostenibile alle prossime generazioni, in più, in questo modo tuteleremo anche la nostra casa e la nostra salute creando un microclima con meno umidità.

Se dall’edilizia arrivano costantemente soluzioni di alta tecnologia per costruire case intelligenti, in parallelo troviamo soluzioni a elevato contenuto tecnologico per quanto riguarda i serramenti, tra i principali fattori da considerare al fine della scelta vi è certamente l’isolamento termico in rapporto alla capacità di favorire l’ingresso della luce.

Andremo in questo modo a creare, nella nostra abitazione, un piacevole tepore durante i mesi invernali e la giusta frescura in estate, per questo è opportuno scegliere vetri a bassa emissione termica il cui compito è far entrare luce e non raggi UV così da fermare la dispersione di calore all’esterno, a questa caratteristica dobbiamo aggiungere il controllo dell’isolamento acustico, così da garantirsi la giusta pace in casa.

I materiali che consentono il maggior risparmio energetico sono certamente quelli con un rapporto di trasmittanza minore, quindi legno o PVC anche in combinazione tra loro.

Il PVC è certamente il materiale principe per il nostro scopo, si tratta di un pessimo conduttore e quindi è un ottimo isolante, oltre a ciò è molto economico, e la manutenzione richiesta è minima.

Anche l’alluminio ha una grande resistenza e una durata notevole ma ha purtroppo una conducibilità termica più elevata, quindi in questi casi si tende a usare telai con una membrana isolante, oppure soluzioni miste con legno.

Per garantire il massimo isolamento infine è importante il vetro, che va rifinito con guarnizioni di gomma, per evitare infiltrazioni di acqua o aria, e vetrocamera detto anche doppio vetro che è composto di due lastre in cui sono inseriti dei gas che ne ottimizzano la coibentazione.

Per stimolare l’adozione di queste soluzioni la legge di stabilità ha prorogato per tutto il 2017 le detrazioni fiscali per l’installazione serramenti del 65%, per il risparmio energetico di casa, oltre a interessanti opportunità per gli interventi di riqualificazione profonda dei condomini.

I controlli preoperativi e la loro importanza nel sistema HACCP

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende

A volte erroneamente sottovalutate le procedure preoperative invece possono rivelarsi controlli essenziali per prevenire spiacevoli problematiche durante le lavorazioni alimentari.

Il sistema dell’HACCP nasce con l’ottica di fornire un sistema razionale e organizzato per gestire i pericoli e i rischi associati alle varie fasi di cui è composto un ciclo di produzione di una azienda che opera nel settore alimentare.

La responsabilità dell’operatore del settore alimentare si traduce poi con l’obbligo di applicare l’autocontrollo alle proprie produzioni, in modo da garantire un livello costantemente elevato di sicurezza e igiene alimentare e in modo da tutelare la salute del consumatore finale. Il mezzo con il quale l’autocontrollo si mette in pratica è il sistema dell’HACCP e le sue documentazioni. Questo si traduce in un documento aziendale, il manuale dell’autocontrollo, che definisce nei minimi dettagli tutte le modalità operative da intraprendere in azienda per prevenire qualsiasi tipo di rischio alimentare.

Questo permette all’azienda, quindi, anche di valutare quali sono i possibili pericoli che si possono sviluppare durante le attività, valutandone i rischi e le azioni correttive da mettere in pratica in caso di problemi.

Nell’ottica della prevenzione il piano dell’ HACCP prevede anche delle specifiche misure di controllo da effettuare con precise frequenze e cadenze, soprattutto, a livello dei cosiddetti “punti critici di controllo”, che possono essere identificati in alcune fasi della linea di produzione.

Il piano quindi è un insieme di istruzioni operative e procedure da seguire per limitare, ridurre al minimo e riuscire a prevenire i rischi alla sicurezza sul lavoro. Per procedura si intende una sequenza di azioni razionali prestabilite, da effettuare secondo un determinato criterio per perseguire un preciso scopo.

Tra le tante procedure presenti nei manuali per l’autocontrollo, ci sono anche le procedure preoperative che, spesso e volentieri, non vengono debitamente considerate, soprattutto dai lavoratori. Come indica la parola stessa, tali procedure riguardano una serie di misure di controllo da adottare nella fase preoperativa, cioè prima di cominciare qualsiasi operazione. Viene da se che effettuare un controllo prima di cominciare qualsiasi lavorazione abbassa notevolmente la probabilità di introdurre dei pericoli nella linea di produzione, incarnando alla perfezione il concetto di prevenzione.

In cosa si traduce materialmente però effettuare una procedura preoperativa HACCP? Significa effettuare una verifica minuziosa di tutte le strutture e dei locali coinvolti nelle lavorazioni degli alimenti, in modo che le condizioni igienico-sanitarie all’avvio delle lavorazioni siano ottimali.

Quindi è utile dotare il personale responsabile al controllo di una check-list interna che riporti tra le voci, per esempio, anche le condizioni di sanificazione e pulizia delle superfici a contatto con gli alimenti, degli ambienti e il rispetto del piano delle pulizie previste. La verifica deve essere minuziosa per ogni attrezzatura, esaminando con cura tutte le superfici soprattutto quelle più nascoste che possono per questo sfuggire anche alle operazioni di pulizia e sanificazione. Quando si trovano situazioni che non corrispondono a conformità queste vanno segnalate nella check list apposita e va valutato un intervento per ripristinare lo stato conforme.

Utilità dei VPS nell’industria italiana 4.0

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Internet

Ecco dunque che sta arrivando a grandi passi l’industria 4.0 con predominanza della virtualizzazione e della digitalizzazione e il web è sempre più importante per il lavoro delle imprese.

Purtroppo in Italia siamo ancora indietro sotto questo punto di vista: spesso c’è confusione sui mezzi disponibili e per questo è il caso di iniziare ad approfondire il tema di server virtuale, capendo cosa sono, come funzionano e perché sono meglio di server dedicati.

Il web è una risorsa strategica: oggi chi non è in rete non esiste, oggi tutte le imprese piccole, medie e grandi devono fare la loro parte se vogliono continuare ad esistere ed essere visibili e soprattutto rintracciabili da chi si muove sulla rete, infatti, il mercato in qualunque settore sta diventando sempre più digitale.

Le imprese italiane in realtà permangono a una quota del 30 per cento valutandole dal possesso di un proprio sito web vetrina e quelle che l’hanno sviluppato nella gran parte dei casi non hanno previsto funzioni avanzate, questo significa che la nostra visibilità in rete a livello europeo e mondiale presenta ancora forti margini di miglioramento.

I VPS sono uno stimolo all’innovare a costi abbordabili, può essere un primo passo verso la digitalizzazione del business, risolvendo con una semplice manovra le necessità sopra descritte. In Italia varie società forniscono servizi di questo tipo: ServerPlan, Aruba, Netsons, che mettono a disposizione dei loro clienti tecnologie di virtualizzazione Xen o VMWARE che oggi sono l’eccellenza dei server finalizzati all’hosting web avanzato.

I vantaggi dei server virtuali sono legati all’ottimizzata gestione delle risorse ovvero alla possibilità di installare più istanze sulla stessa piattaforma, non a caso tutti gli ISP ormai si basano su soluzioni virtuali per erogare i loro servizi web, email, ftp, e via così.

Oltre ciò il vantaggio è economico: un server virtuale costa meno di uno dedicato, infatti, come si può immaginare, il canone di un VPS è nettamente inferiore rispetto a uno dedicato, anche nel caso servissero successivi upgrade.

Ci auguriamo quindi che i costi più accessibili stimolino le nostre imprese a fare il più largo uso possibile di questi servizi ampliando quindi la loro offerta su web e di conseguenza rendendosi più attraenti ai mercati esteri.

Poi come si dice… l’appetito vien mangiando. Iniziando a vedere dei risultati chissà che i manager e i responsabili delle aziende italiane non capiscano meglio l’importanza di fare investimenti importanti in questo settore.

Storia dell’acqua nella religione: fra ambiente e spiritualità

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Beauty & Wellness

Tutte le religioni hanno dato da sempre un ruolo centrale alla sacralità dell’acqua.

In essa si ritiene si manifestino, in modo simbolico, i segni del divino: da essa nascono le tutte le forme e a essa tornano; simbolo cosmogonico per eccellenza, assume in tutte le culture, una pluralità di significati spirituali.

Quello dell’acqua è un simbolo così potente da essere mantenuto nell’immaginario collettivo delle varie culture del pianeta in maniera trasversale, ad esempio fiumi e sorgenti manifestano il divino per greci e babilonesi, in Africa si offrono sacrifici ai fiumi, quasi tutte le religioni integrano il diluvio universale come una delle loro tradizioni in funzione di punizione e purificazione.

L’acqua per i nativi americani è incarnazione del divino, lega gli elementi della terra e con essi è in relazione comunicativa. In queste comunità l’acqua assume il ruolo di legame con le generazioni precedenti; ad esempio, lo scorrere del fiume rappresenta il sangue degli antenati, oppure il mormorio delle onde è il bisbiglio dei parenti trapassati, i fiumi che abbracciano la terra sono i fratelli perduti.

Per gli Indù il fiume per eccellenza è il Gange che, non a caso, è punto centrale della loro professione di fede, questo è l’emanazione di un fiume celeste e ha un ruolo principale di purificazione nella vita e nella morte.

Nella religione cinese taoista, l’acqua polarizza l’essere umano nelle forme Yin e Yang, è il fondamento della materia di cui è composta la Terra: il suo sangue e il suo respiro e scorre in lei come i nervi e le vene percorrono il corpo umano.

Nella mitologia greca, l’acqua salata degli oceani e quella dolce costituiscono la coppia da cui scaturisce l’essere umano; per i Babilonesi gli Dei comunicano con le acque e tramite queste compiono i loro atti di creazione.

L’Islam ritiene l’acqua sana e pura elemento di base della vita, “Non vedono dunque gli empi che una volta i cieli e la terra erano confusi insieme e noi (Dio) li abbiamo separati e dall’acqua abbiamo fatto germinare ogni cosa vivente?” (Corano, XXI, 30).

Il nuovo testamento le da un carattere simbolico plurale: essa è presente come simbolo di dio stesso incarnato, “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete; l’acqua che io gli darò, diverrà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv., 4,14) e simbolo di purificazione con il battesimo.

Tutto ciò ci mostra com’è permeata la nostra esistenza dall’acqua, elemento simbolico di vita ma anche fonte imprescindibile della salute del nostro pianeta e del nostro corpo. Per questo è importante che se ne faccia l’uso corretto e che si prevengano comportamenti che ne pregiudichino la qualità; la tecnologia oggi ci aiuta in questo compito, i depuratori d’acqua civili e industriali difendono la nostra dimora da calcare e sostanze nocive mentre i potabilizzatori ci consentono di attingere nutrimento anche dalle acque altrimenti imbevibili.

Una scelta vegetariana per una salute migliore

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Alimentari e Bevande, Aziende, Beauty & Wellness

La dieta è una delle scelte di base che definiscono il nostro stato di salute e lo influenzano.

Molte persone, nell’ultimo periodo, si stanno orientando verso il vegano, con l’intenzione di vivere in maniera migliore, ritenendo che così avranno risultati ottimali nell’immediato e nel medio periodo. Ovviamente si tratta di valutazioni probabilistiche ma certamente, con una corretta alimentazione, si possono diminuire le possibilità di contrarre malattie degenerative invalidanti, oggi così diffuse in occidente.

Molti salutisti stanno basando la propria dieta solo su prodotti di origine vegetale, la ritengono una dieta più sana di una onnivora e più indicata per rimanere in buona salute, realizzabile in modo semplice, senza rinunciare a saziarsi e gustare piatti di qualità a base di cereali, legumi, verdura, frutta fresca, frutta secca e semi.

Quello che è certo è che i vegetariani hanno livelli di colesterolo molto più bassi di coloro che seguono una dieta a base di carne e le malattie cardiovascolari hanno un’incidenza assolutamente minimale. Le ragioni sono abbastanza ovvie: i vegetali sono poveri di grassi saturi e totalmente privi di colesterolo.

Diversi studi dimostrano come i vegetariani abbiano una pressione arteriosa inferiore agli altri soggetti, inoltre mostrano come, con l’introduzione di carne nel menu, si possa riscontrare l’aumento della pressione sanguigna ai livelli di soggetti onnivori, questo è probabilmente legato al minore apporto di sodio dato dai vegetali rispetto alla carne.

I dati positivi ottenuti con una dieta a base di verdure sono riscontrati anche nei casi in cui i soggetti debbano attenersi ad uno stretto regime alimentare a causa di problemi di diabete: una dieta a base di verdura, legumi, cereali integrali e frutta, naturalmente a ridotto contenuto di grassi e zuccheri semplici, abbatte, infatti, i livelli glicemici.

Il passaggio da una dieta onnivora a una vegetariana è abbastanza semplice, è sufficiente cambiare alcune abitudini e riorganizzare un po’ la cucina, ciò unito a quanto abbiamo detto sopra ha portato ad un’indicativa crescita dei soggetti vegetariani e di conseguenza ha visto una rinascita delle aziende agricole che forniscono verdura di stagione a chilometro zero e di qualità controllabile direttamente a casa propria.

Difficile dire se questo sia il futuro ma sicuramente ha fatto bene ad un comparto della nostra alimentazione che per anni è stato bistrattato e sottovalutato sotto il profilo qualitativo e che ora sta vivendo una nuova giovinezza.

Psicologia del divorzio e della separazione

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Lifestyle

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza, soprattutto quando la separazione non è stata desiderata ma viene subita. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo un anno) e un processo psicologico complesso di elaborazione della perdita che per certi versi è analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

Chi e’ stato lasciato attraversa una specie di “tempesta emotiva” caratterizzata da fasi ben specifiche in cui si provano dei sentimenti molto intensi di rabbia, dolore, delusione e disorientamento.

Ciascuno vive la fine della relazione a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di vendetta.

La fase di negazione

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato, dopo il divorzio, faccia commenti del tipo:” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che fosse così infelice”.

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rottura continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Persino quando tutto procede “abitualmente”, partner che non ama più manda senza volerlo una serie di messaggi sotterranei di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza. La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più perciò continua a sperare in un improvabile ritorno di fiamma contro ogni logica e ogni evidenza.

Da quando mi hai lasciato, tutto mi è indifferente

Quando la negazione è particolarmente forte (e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di indifferenza e apatia o addirittura di ottimismo ed euforia.

E’ il caso di quelle persone che sembrano affrontare il divorzio con perfetto aplomb e si mostrano subito pronto a voltare pagina, negando qualsiasi sofferenza. Al contrario di quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci , mi crolla il mondo addosso

La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente il divorzio, sperimenta un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati e chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta vertiginosamente!).

Molte persone comincino ad accusare per la prima volta una serie di sintomi psicofisici quali insonnia persistente, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc. Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita cercano di stordirsi con comportamenti compulsivi (spese eccessive, mangiare o bere troppo) o adottando uno stile di vita completamente diverso dal precedente: per esempio, il marito pantofolaio che esce ogni sera e fa le quattro del mattino o la moglie fedele che ha una serie di avventure di una notte.

Rimorsi e sensi di colpa

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che si comincia a renderci conto della perdita subita ma non si riesce (e non si vuole!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata. Paradossalmente questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso l’ex e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono indotti dal ex partner: chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sulla persona viene lasciata.

Questa fase è molto delicata che richiederebbe una consulenza psicologica professionale,  perché se non viene superata, si rischia di perdere completamente l’autostima. L’abbandono del partner viene vissuto come la prova della propria inadeguatezza personale. Dal punto di vista psicologico, il ritenersi completamente responsabili della fine della relazione e del divorzio ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita.

Purtroppo questo non si verifica quasi mai: infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più stare nel rapporto (e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo) è evidente che non esiste piu’ una relazione.

In questo caso non c’è più una coppia ma solo una persona sola che si illude di far ancora parte di una coppia.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia: mentre prima ci si incolpava del fallimento della relazione, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner.

Chi e’ stato lasciato si percepisce come la vittima di una persona indegna che gli ha rovinato la vita. In questa fase è normale provare un sentimento di rancore intenso nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della separazione comporta, la persona che è stata lasciata si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio.

Inoltre, molte persone escono dal divorzio con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare. Tutte le esperienze negative offrono anche una possibilità di crescita e uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare di aspetti della propria personalità che sono stati sacrificati nella vita di coppia.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni. Con la separazione successiva al divorzio, gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia, incontrare single a Milano e scoprire nuovi amici. Riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte (anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Tuttavia, se passano i mesi e si sta sempre male, se rabbia e tristezza diventano compagni delle nostre giornate, può essere utile intraprendere un percorso per ritrovare la serenità. A volte bastano pochi incontri per imparare a vedere le cose con una prospettiva diversa e aprirsi a nuove possibilità di vita.

Dr.ssa Anna Zanon

Identikit: il preposto alla sicurezza in azienda

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Istruzione

Il D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza) definisce il “ Preposto ” come: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.

Il Testo Unico Sicurezza ha modificato significativamente la figura dei preposti alla sicurezza sul lavoro, definendo innanzitutto il ruolo che devono svolgere in azienda ed i relativi obblighi che devono assolvere.

Inoltre, sono state definite le infrazioni e relative sanzioni, in maniera distinta dalle altre figure della sicurezza ed i contenuti minimi della sua formazione.

Questa figura lavorativa può essere considerata una “sentinella per la sicurezza”, infatti, è suo compito sovrintendere all’attività lavorativa e garantire l’attuazione da parte dei lavoratori delle direttive ricevute dal datore di lavoro.

Il preposto opera, pertanto, in “prima linea” e nel contesto operativo in cui possono determinarsi problemi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Tuttavia, non spetta al preposto adottare misure di prevenzione, ma deve far applicare quelle disposte da altri (datore di lavoro e dirigenti) e la sua responsabilità è circoscritta dagli effettivi poteri a lui spettanti, indipendentemente da indicazioni normative più ampie o dai compiti assegnati.

Nella pratica, i capi-squadra, i capi-reparto, i capi-officina, i capi-sala etc. vanno inquadrati nella figura del preposto poiché rientra nei loro compiti sorvegliare il lavoro dei componenti della quadra/reparto/officina/sala, etc. in quanto gli è stato attribuito il potere gerarchico richiesto, indipendentemente dal conferimento formalizzato per iscritto.

Pertanto, potrebbero essere considerati preposti anche persone non investite di incarichi formali, come ad esempio: soci di società, lavoratori più esperti, lavoratori più anziani.

In tal senso, il legislatore ha opportunamente previsto che il preposto debba ricevere una adeguata e specifica formazione, seguita da un aggiornamento periodico, il tutto “in relazione ai propri compiti”.

Quella descritta è una figura chiave nella gestione della Salute e Sicurezza dei Lavoratori in quanto deve svolgere la vigilanza sull’aspetto operativo e deve essere formata tramite appositi corsi sulla sicurezza sul Lavoro.

Non è necessario nessun atto formale di nomina da parte del Datore di Lavoro, infatti la figura del preposto è individuabile sulla base dei compiti concretamente svolti dal lavoratore.

Inoltre nessuna indennità è dovuta al preposto per lo svolgimento dei compiti specificati dal TU e al preposto non è consentito di sottrarsi all’adempimento degli obblighi; un eventuale rifiuto costituirebbe un inadempimento contrattuale e, come tale, sarebbe sanzionabile.

Capitali dell’acqua potabile in Emilia Romagna

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Salute

Risultati eccellenti per l’acqua in Emilia Romagna, tutti gli indicatori e i riferimenti sono positivi raccontando lo stato della gestione idrica nell’area emiliana, sempre più efficiente e sostenibile.

I numeri parlano chiaro e non sono lasciati a interpretazione, il report annuale della società dell’acqua dimostra che quella di rubinetto è buona da bere e sicura, nel 2015 dopo 736.442 analisi di qualità, il 99,9% di queste hanno indicato il pieno rispetto dei parametri di legge.

Nello specifico le analisi hanno riguardato antiparassitari, e aspetti non normati, come contaminanti emergenti e fibre di amianto, in tutti questi casi i risultati sono stati eccellenti confermando, ammesso ci fosse bisogno, che la qualità e la sicurezza dell’acqua di rubinetto sono ai massimi livelli.

Al secondo posto in italia per volumi erogati di acqua, 300 milioni di metri cubi l’anno, la società dell’acqua dell’ Emilia Romagna serve 3,6 milioni di abitanti e 239 comuni anche in marche e triveneto alcuni. Nella sola Bologna, le 120.000 analisi nel solo 2015 mostrano la qualità dei piani e della gestione di questa risorsa oltra all’attenzione alla sicurezza degli utenti.

Punto di riferimento per una valutazione può essere il territorio di bologna uno dei più grandi gestiti con 669 fonti di prelievo e 9209 km di rete acquedottistica sulla quale transitano 102 milioni di metri cubi di acqua, e proprio come anticipato prima conforme ai parametri di sicurezza e qualità nel 99% dei casi, il tutto in virtù dei 200 impianti di potabilizzazione messi in campo.

Proprio a Bologna si svolgerà H2O mostra internazionale dell’acqua, che avrà sede sotto le Due Torri, i cittadini bolognesi potranno guardare con soddisfazione all’acqua dei propri rubinetti.

Agire locale, pensare globale: l’acqua e le buone pratiche, nell’interesse dell’ambiente.

Tuttavia, non bisogna mai abbassare la guardia, infatti, pur essendo costante il lavoro delle multi utility dedicate alla gestione delle reti idriche, basta pochissimo per veder nascere problematiche legate a batteri, come nel caso scoppiato recentemente a Parma, connesso alla legionella.

Pur essendo Parma alla pari con Bologna, una delle migliori città per la qualità di depurazione certificata dell’acqua in Emilia Romagna, ci sono imprevisti che possono accadere e, per quanto gestiti tempestivamente, ricordano alle amministrazioni la necessità costante di lavorare per la qualità dell’acqua, uno dei fattori fondamentali per la vita e la salute dei cittadini.

In conclusione diciamo si a bere l’acqua del rubinetto, magari con l’ausilio depuratori d’acqua Parma, magari ad osmosi inversa, per renderla più leggera.

Ricordiamo che è importante compiere manutenzioni periodiche agli impianti e che, pur dotandosi di un depuratore domestico, non ci si può proteggere da batteri o parassiti, non vanno confusi depuratori d’acqua e potabilizzatori, infine non dimentichiamo i benefici economici: scegliere l’acqua di rubinetto al posto della minerale in bottiglia consente a una famiglia di tre persone di risparmiare fino a 270 euro l’anno.