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Chi aiuta il datore di lavoro a garantire la sicurezza?

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Economia

Il datore di lavoro, servendosi del servizio di prevenzione e protezione-SPP esterno che lo supporta nella valutazione dei rischi lavorativi, non ha un obbligo formativo specifico in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L’obbligo sorge solo nel caso in cui è consentito allo stesso di svolgere internamente i compiti del SPP.

In particolare, per gli studi professionali, il monte ore della formazione del datore di lavoro-RSPP è di 16 ore, con un obbligo di aggiornamento da ottemperare nel quinquennio successivo al corso di formazione nella misura di 6 ore.

Nell’attuale regolamentazione italiana della salute e sicurezza sul lavoro, il datore di lavoro non ha un proprio obbligo formativo legato alla salute e sicurezza sul lavoro.

Tale scelta si deve alla circostanza che – in piena coerenza con la direttiva “quadro” europea in materia di salute e sicurezza sul lavoro (n. 89/391 CE) – in Italia il datore di lavoro deve munirsi di un servizio “esperto” (il servizio di prevenzione e protezione, di seguito SPP) che lo supporti nella valutazione dei rischi lavorativi e, più in generale, lo consigli rispetto alle scelte organizzative finalizzate a prevenire gli infortuni e le malattie professionali.

Funzioni del servizio di prevenzione e protezione

Il servizio di prevenzione e protezione svolge le funzioni specificamente identificate dall’articolo 33 del d.lgs. n. 81/2008, il quale dispone testualmente che: “Il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali provvede:

  1. all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;
  2. ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive di cui all’articolo 28, comma 2, e i sistemi di controllo di tali misure;
  3. ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  4. al proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  5. a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’articolo 35;
  6. alla fornitura ai lavoratori delle informazioni di cui all’articolo 36”.

Funzione e ruolo del RSPP

A capo del SPP deve trovarsi un soggetto (il responsabile del servizio di prevenzione e protezione – RSPP) munito di una specifica competenza, acquisita a seguito di un ampio processo formativo, un corso di formazione per RSPP, (regolato dall’articolo 32 del d.lgs. n. 81/2008 e in ultimo nel dettaglio disciplinato dall’Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 7 luglio 2012).

Questo soggetto può essere, qualora la complessità organizzativa e prevenzionistica dell’azienda lo richieda, anche coadiuvato da una o più risorse, gli addetti al servizio di prevenzione e protezione, anch’essi tenuti a seguire analogo percorso formativo.

Tuttavia, qualora può capitare – come consentito dalla normativa vigente in relazione alle aziende che non superino determinate soglie numeriche (in particolare negli uffici con meno di 200 lavoratori), identificate all’Allegato II al d.lgs. n. 81/2008 – che anche il datore di lavoro svolga i compiti del SPP in prima persona, decidendo di non nominare un RSPP “esterno” all’azienda.

In questa eventualità anche lui viene considerato come soggetto destinatario di una attività di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro e sarà soggetto a seguire un corso RSPP per datore di lavoro.

Affronteremo questa questione in un prossimo articolo.

Rischi in azienda ma il RLS vigila e tutela i lavoratori

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Legale

Cosa fare quando un RLS vede una situazione di rischio o di disagio per i lavoratori?

Vigilare e verificare sempre e comunque

Il RLS consulta il documento di valutazione dei rischi e verifica se il rischio è stato preso in considerazione, se sono state previste misure di prevenzione e se tali misure sono realmente attuate.

Le norme ci proteggono sul luogo di lavoro

Se la valutazione del rischio in azienda non è soddisfacente o le misure di prevenzione non sono adeguate o non sono attuate, il RLS lo segnala al datore di lavoro (o eventualmente al RSPP oppure al dirigente se nella organizzazione del sistema aziendale della sicurezza è previsto chiaramente che siano queste figure a tenere i rapporti con il RLS).

Il RLS lancia il suo RLS segnale

La segnalazione potrà essere a voce, in forma scritta o in forma scritta con invio di copia per conoscenza alla ASL competente, questa soluzione può essere adottata a seconda della gravità del problema e della situazione esistente in azienda.

Se il RLS non è certo di ottenere risultati con la comunicazione a voce, è meglio ricorrere subito alla segnalazione scritta.

La risposta dell’azienda ai rischi segnalati

Nella segnalazione il soggetto, che avrà effettuato il corso da RLS, dovrà descrivere chiaramente il problema e chiedere di avere una risposta entro un tempo ragionevole.

L’azienda può rispondere che:

  • Esiste realmente un rischio non protetto; in questo caso il datore di lavoro deve rimuoverlo subito o metterlo nel programma degli interventi di bonifica (aggiornando quindi la valutazione dei rischi).
  • Non esiste rischio. Infatti è il datore di lavoro e solo lui che valuta i rischi e se ne prende la responsabilità; in questo caso dovrà spiegare chiaramente al RLS perché non esiste il rischio.

In caso di mancanza di risposta, di disaccordo o di risposta non soddisfacente, può essere consultata la ASL come organo di vigilanza.

Il problema dovrà comunque essere affrontato e messo a verbale nella riunione periodica sulla sicurezza.

Se il rischio di infortunio fosse immediato e grave il RSL, come anche il singolo lavoratore, può sospendere il lavoro. Ovviamente questo è un caso estremo da attuare in caso di pericolo immediato che deve essere ben valutato.

Nuova detrazione fiscale per la sostituzione degli infissi

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Sostituire gli infissi ha molti vantaggi da un punto di vista pratico: taglio dei costi di riscaldamento, migliore controllo sul rumore esterno, più efficace gestione della manutenzione, ecc. Negli ultimi anni, a questi vantaggi di tipo pratico, si è affiancato anche un vantaggio di tipo fiscale.

Questo vantaggio è un incentivo statale per favorire il risparmio sulle emissioni nocive da parte delle caldaie ed ha la forma di generosa detrazione fiscale per stimolare la sostituzione degli infissi vetusti.

Quest’anno, con la Legge di Stabilità 2017, è stata ripetuta la proroga della detrazione per tutti gli interventi di riqualificazione energetica, compresi tutti gli interventi finalizzati a un miglioramento dei consumi nelle case tra cui la sostituzione degli infissi.

Ovviamente la detrazione richiede determinate condizioni per essere concessa, le quali sono:

  • La sostituzione deve riguardare edifici già esistenti o già in corso di costruzione
  • Il livello di efficienza energetica deve essere aumentato dalla sostituzione garantendo un complessivo miglioramento delle prestazioni energetiche dell’abitazione.
  • Gli infissi devono riguardare il volume riscaldato dell’abitazione, quindi eventuali infissi perimetrali riguardanti locali non riscaldati non posso rientrare nella detrazione.
  • Gli infissi devono essere in linea con i requisiti di trasmutanza previsti dalla legge del 2010

Le detrazioni coprono anche spese per interventi di sostituzione di portoni di ingresso a patto che, ovviamente, rispettino almeno gli ultimi due punti sopra elencati per l’ottenimento dello status di detraibile, anche tutte le strutture accessorie agli infissi sono detraibili, come scuri persiane, cassonetti per tapparelle incorporate al serramento.

L’agevolazione riguarda la detrazione delle spese sostenute dall’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e dall’IRES (Imposta sul reddito delle società).

L’importo della detrazione va ripartito in dieci rate annuali di pari importo, la percentuale è del 65% delle spese sostenute dal 6 Giugno 2013, mentre per singole unità immobiliari si passa al 50% dopo il 1 Gennaio 2018.

Indipendentemente dai lavori, la detrazione parte dalla data del pagamento o alla data di termine della prestazione, nel caso di imprese società e enti.

Per la sostituzione degli infissi di casa il tetto massimo della detrazione è di 60.000 Euro e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, quali ad esempio quelle previste per la ristrutturazione edilizia.

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa possessori dell’immobile, le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, le associazioni di professionisti, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, i titolari di un diritto reale sull’edificio, i condomini per le parti comuni, gli inquilini, coloro che hanno l’unità immobiliare in comodato d’uso, i familiari conviventi con il possessore dell’immobile oggetto di intervento che sostengono e compartecipano alla spesa per i lavori.

Installazione climatizzatore: i sette errori da evitare

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Arriva l’estate il caldo e l’afa e, come tutti gli anni, molti corrono ai ripari acquistando e accendendo un climatizzatore. Il mercato ormai da disponibilità di modelli e prezzi per tutte le tasche ed esigenze, anche considerata la fortissima diffusione in case, negozi e luoghi di lavoro.

Se l’aria condizionata è utile per affrontare in modo più sereno le alte temperature, bisogna sempre tenere presente che questa soluzione, se male utilizzata, potrebbe avere un impatto negativo sulla sostenibilità ambientale ed energetica.

In questo articolo andremo a segnalare i sette errori più comuni proprio legati a questa problematica, così da consentirvi di evitarli e risparmiare significativamente su consumi e sprechi dannosi sia per l’ambiente che per il portafoglio.

Climatizzatore sovradimensionato rispetto alle esigenze

Molti hanno l’errata convinzione che un condizione più grande raffreddi più rapidamente, e con maggiore efficienza.

In realtà, le dimensioni devo essere sempre proporzionate all’ambiente da raffreddare: un condizionare troppo grande rispetto al luogo da climatizzare, non è in grado di attuare un raffreddamento uniforme e non riduce correttamente l’umidità nell’aria, diventando così estremamente inefficiente, passando troppo rapidamente da fasi di accensioni e spegnimento, allo stesso modo se il condizionare è sottodimensionato ha un pessimo rendimento.

Posizionare il condizionatore nella zona giusta

E’ convinzione diffusa che il condizionatore vada posizionato nella zona più calda della casa… sbagliato!

Una collocazione di questo tipo comporta un eccesso di lavoro per l’apparato e, quindi, un consumo eccessivo di energia molto superiore al necessario.

Dunque dovremo andare a posizionare il nostro climatizzatore in una zona ombreggiata, se orientata a nord-est sarebbe perfetto.

Collocazione del termostato

Una cosa scontata ma che non tutti valutano in fase di installazione è la collocazione del termostato: la misurazione di questo apparecchio è determinate per i consumi e quindi mai collocarlo vicino a lampade o elettrodomestici che emettono calore, per non sfalsare la rilevazione e quindi far accendere il condizionatore inutilmente.

Scegliere design o consumo?

I condizionatori, tranne casi particolari, non sono complementi di arredo, quindi non hanno un valore estetico particolare.

Questo spinge molti a nasconderli dietro a piante o tende, addirittura in loculi di cartongesso, tuttavia in questo modo, si ostacola la corretta ventilazione dell’apparato causando un crollo dell’efficienza.

Manutenzione periodica

Molti, dopo l’acquisto di un elettrodomestico, sono convinti che sia “per sempre” dimenticando che in esso sono presenti materiali di consumo e apparati che richiedono pulizia e verifica, anche per questioni sanitarie.

Un po’ di attenzione a questo aspetto non solo migliorerà il rendimento del prodotto ma tutelerà anche la salute di chi respira l’aria climatizzata dall’apparecchio e ne allungherà la vita operativa.

Dunque per una corretta manutenzione dell’impianto di condizionamento: controllo dei filtri da pulire ogni due mesi ed eventualmente sostituzione dei componenti usurati, controllo annuale del canale di scarico e serpentina di evaporazione.

Temperatura giusta al momento giusto

Tenere la temperatura del condizionatore troppo bassa rispetto alla temperatura ambientale non solo provoca un consumo eccessivo ma fa male anche alla nostra salute.

In un luogo chiuso non dovrebbe esserci una differenza in difetto di più di 5 gradi rispetto all’esterno, dunque d’Estate: impostare sempre il condizionatore tra i 25 – 27 gradi

Acceso quando serve

Il condizionatore è progettato per essere utilizzato quando effettivamente è necessario, quindi, utilizzate il vostro sistema di condizionamento mentre siete in casa, anche se avete un sistema ad accensione automatica, è la scelta più intelligente per tutelare portafoglio e ambiente.

La regola aurea è: no al fai da te, rivolgiti a professionisti dell’installazione climatizzatori d’aria, ti indicheranno il prodotto in base alle effettive necessità senza essere approssimativi o strafare.

Tesori sepolti, il mare e il suo museo nascosto

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Ambiente, Dal Mondo

Stufette a carbone, mestoli, un cannone, le stive delle navi, strutture di gru… Partendo dal panfilo di Rothschild alla nave da carico di paraffina, un intero museo nascosto si cela sotto i mari della Liguria.

In quelle acque si possono contare più di un centinaio di relitti censiti ad oggi, entro i 130 m di profondità, almeno una sessantina ancora da visionare e studiare.

Si ipotizza siano almeno quattrocento i monumenti nascosti oltre i 400 metri di profondità. L’avventura delle avventure, il classico Eden per un sommozzatore: vivere l’incontro con Marcella, un’antica corvetta antisommergibile UJ2210 affondata nel 44 davanti a Deiva Marina a 65 metri. La particolarità di questo relitto è la sua posizione verticale, tanto da dare l’impressione che stia navigando verso il cielo.

Tutti gli amanti di questo tipo di avventure hanno un nemico/alleato: i pescatori, normalmente sono loro a dare, dopo molte insistenze, le informazioni sull’esatta posizione dei relitti e i loro tesori, ma spesso, con le loro reti incagliate nelle strutture, costituiscono un pericolo grandissimo per tutte le esplorazioni subacquee. Ecco perché, se non ci accontentiamo di vivere l’avventura di visitare un relitto tramite qualche film o documentario, durante qualche festival specializzato o sul nostro comodo divano di casa, è sempre consigliabile immergersi con istruttori o guide esperte che conoscano bene l’ambiente che andiamo ad esplorare.

La Liguria per il nostro Paese è un vero Bengodi parlando di relitti esplorabili: a Capo Mele, circa a 90 metri troviamo il Ravenna, una nave passeggeri della prima guerra mondiale, adibita al trasporto militare, ancora.

Sempre in quelle acque è sepolto l’Umberto I, un transatlantico di lusso adattato ad incrociatore sempre durante la grande guerra, si possono ancora vedere sala macchine e caldaie; il Città di Sassari invece è particolarissimo perché circondato dal carbone della caldaia e che con l’affondamento si è disperso in mare tutto intorno al relitto ed ora diventato pietra, sedimenti molto particolari che oggi costituiscono un autentico spettacolo.

Un altro relitto illustre è ovviamente il Transilvania, mai esplorato, a 300 metri di profondità, durante il suo affondamento morirono 311 uomini.

Si potrebbe continuare questo elenco ancora a lungo, tantissimi sono i relitti sotto le nostre acque che, con il loro carico di tesori e storia sepolti, attraggono studiosi e appassionati alimentando anche i documentari cinematografici per appassionati di mare e avventura, i festival specializzati con la missione di raccontarci avventura e mare come l’Ocean Film Festival Italia, traggono a piene mani da questi reliquiari mai dimenticati sotto le nostre acque.

Cannabis terapeutica: Emilia Romagna saccheggiata

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Salute

Una nuova polemica è esplosa in merito alla cannabis ad uso terapeutico in Emilia Romagna: è dallo scorso Giugno che i pazienti che ne necessitano devono sudare sette camicie per recuperarne briciole in tutta la regione.

Nelle farmacie i telefoni squillano continuamente, i pazienti interrogano gli addetti e fioccano le proteste perché la quantità di farmaco non è sufficiente per le necessità di tutti.

I farmacisti preparatori sono così costretti a passare gran parte del tempo al telefono invece di poter prestare i loro servizi a pazienti e malati.

Ci sono farmacie che aspettano consegne da più di 8 kg di cannabis terapeutica, tra Gennaio e Marzo di quest’anno è stato effettuato un ordine di 10 kg dalla Regione Emilia ma, ad oggi, ne è arrivato solo uno.

La cannabis italiana è coltivata dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, che centellina le consegne alle varie realtà locali, chi ne chiede 2 kg ne riceve 500 gr e intanto i pazienti soffrono e i sintomi delle malattie non danno loro tregua.

Ma quali sono le cause di questi problemi? Il punto è che, pur essendo la Regione Emilia uno degli enti che più dispone di cannabis ad uso terapico, oltre la metà delle sue scorte finisce altrove: chi soffre di i neuropatia, atassia e anoressia necessita di un’adeguata terapia del dolore e l’unico supporto pratico ed efficace in questo senso è la cannabis terapeutica, quindi, da ogni regione d’Italia, arrivano richieste per questo tipo di sostanza; per questo le scorte sono sempre più esigue e faticano ad arrivare a chi ne ha bisogno.

La situazione sembra aver visto uno spiraglio nel momento in cui l’Emilia Romagna è stata invitata a discutere la questione, il primo storico riconoscimento del comitato pazienti da parte delle istituzioni.

Tutti intorno a un tavolo pazienti, farmacisti e istituzioni stanno lavorando per la risoluzione di questo delicato problema: con metà delle scorte di cannabis ad uso terapeutico destinate ai residenti che finiscono invece in altre regioni, con la scusa che l’Emilia Romagna risulta una delle regioni con maggiore facilità di reperimento.

Nelle altre regioni questo tipo di medicinale si può reperire solo in ospedale e in minime quantità, in Emilia lo scorso anno, si è fatta richiesta di passare da 37 a 60 kg con una previsione di 80 kg l’anno mentre le altre regioni hanno un approvvigionamento di appena 4 kg.

Ecco dunque scattare il fai da te all’italiana, tra processi e arresti, nasce il turismo della cannabis, in Sicilia alcuni optano per l’autoproduzione, associazioni distribuiscono semi online e le relative istruzioni d’uso, altri sono in attesa di giudizio dopo mesi di carcere preventivo, indagati per spaccio, per aver comprato 50g da uno spacciatore per un parente, infine c’è anche chi si rivolge all’estero: recandosi in paesi come Olanda, sfidando la legge, ma i più finiscono in Emilia dove poi i residenti si trovano senza sufficienti forniture.

L’importanza della sicurezza sul lavoro: la figura del RSPP

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende

La sicurezza sul lavoro è argomento di fondamentale importanza perché in tutti i luoghi di lavoro ci potrebbero essere pericoli e rischi che possono mettere in pericolo la salute e l’incolumità del lavoratore.

Lavorare in un ambiente sano è un diritto del lavoratore oltre ad essere previsto dalla legge; mettere quindi in sicurezza il luogo di lavoro non è solo un dovere morale ma anche un dovere legale.

Lavorare in sicurezza: diritto per ogni lavoratore

Questo punto non è solo un vantaggio per il lavoratore ma è anche un vantaggio per il Datore di Lavoro che non deve preoccuparsi dell’incolumità dei suoi dipendenti ed è inoltre un vantaggio anche per il dipendente stesso che lavorerà in un clima sereno diventando più efficiente ed ottimizzando così la sua produttività.

Per assolvere alla tutela del lavoratore e garantire la sicurezza sul luogo di lavoro è necessario che, all’interno di ogni azienda, vi sia un Responsabile della Sicurezza con la funzione di controllare che tutti gli ambienti di lavoro siano stati messi in sicurezza.

Si è sentito parlare tanto di tragedie successe sul luogo di lavoro, episodi che si sarebbero potuti evitare se il Datore di Lavoro avesse provveduto preventivamente ad inserire, all’interno dell’azienda, un valido responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

RSPP responsabile del servizio prevenzione e protezione

Quindi la figura che serve ad ogni azienda per contrastare il problema della sicurezza sul lavoro è il RSPP, un responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Questo responsabile, deve seguire un corso di formazione specifico, dopo il quale otterrà l’attestato che potrà confermarlo come figura abilitata alla sicurezza. Non è necessario che il RSSP sia una figura nuova da inserire in azienda, ma il Datore di Lavoro può decidere di essere lui stesso responsabile della sicurezza o, in caso contrario, può decidere di far fare il corso a un suo dipendente che dopo aver ottenuto l’attestato potrà occuparsi della sicurezza all’interno dell’azienda.

La figura del RSPP è obbligatoria ed è prevista dalla legge in qualunque attività, azienda o GDO, l’obbligatorietà deriva dal fatto che in ogni luogo di lavoro possono esserci dei rischi nei quali potrebbe incorrere il lavoratore.

I corsi RSPP Monza e Brianza però, sono gestiti in modo tale da creare dei percorsi ad hoc, in base al grado di rischio presente in ogni attività, naturalmente un’azienda edile avrà un grado di rischio maggiore rispetto a un negozio di abbigliamento ma in entrambi i casi è comunque necessario che un dipendente, o il Datore di Lavoro, ricopra la figura del RSPP.

Le migliori strategie di investimento aziendali in ambito web

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Aziende, Internet

Investire nella modernità e nelle nuove tecnologie aziendali può voler significare anche un investimento importante nello sviluppo di un sito web per la propria azienda o attività.

Come oramai dovrebbe essere chiaro a tutti il web è sempre più centrale nella comunicazione verso potenziali clienti e partner commerciali, innumerevoli utenti, ogni giorno, lo utilizzano per cercare prodotti, informazioni, fare prenotazioni, ecc…

Ecco dunque che tra le voci degli investimenti aziendali per la produttività e la pubblicità ormai non si può più prescindere da una voce di una certa importanza che riguarda il mondo del web, a partire proprio dal sito.

Un sito aziendale dovrebbe rispettare delle linee guida molto precise, dal punto di vista tecnico, cosa non sempre attuabile nel caso in cui si usino piattaforme free o comunque a costi bassissimi, tendenza che si è affermata recentemente in ottica generalista e che ha portato molti imprenditori a pensare che fare un sito sia solo questione di pochi click su un editor grafico e con pochi euro.

Un sito aziendale, se curato da esperti, è un investimento, che nel tempo si ripaga da solo, in caso contrario, fatto con leggerezza e senza la giusta competenza, rischia di essere un danno per l’immagine.

Quando si procede con la realizzazione di siti web aziendali Monza e Brianza, che sia in ottica di promozione dell’attività per la clientela o di diffusione del marchio e affermazione dello stesso rispetto ai competitor, vanno sempre tenuti presenti dei punti di fondo:

  • È il biglietto da visita pubblico dell’azienda
  • Bisogna essere esaustivi nei contenuti e non prolissi
  • Ogni dubbio deve portare a una richiesta non a lasciare il sito
  • Il contesto deve essere piacevole
  • Il percorso di visita non deve essere lasciato al caso

I punti sopra elencati possono essere considerati dettagli, tuttavia insieme, possono fare la differenza sulla effettiva efficacia o meno del sito.

La confusione è nemica delle visite: una delle pecche più grosse di un sito aziendale probabilmente è la confusione dei contenuti, questo tende a scocciare i visitatori che non trovano quello che gli serve e alla fine se ne vanno (vendita persa) magari dalla concorrenza che ha organizzato meglio i contenuti. Altri accorgimenti in questo senso possono essere:

  • Impianto grafico ad hoc
  • Font leggibili e chiari
  • Contenuti strutturati in e gestione SEO del sito web
  • Contenuti interlacciati con logica

La prima impressione, come nei rapporti umani, è determinante; i contenuti devono essere chiari, originali e documentati da foto di qualità.

Nel suo complesso il sito deve ispirare professionalità e competenza e ogni domanda deve trovare una risposta o condurre ad un form per i chiarimenti, in definitiva un progetto web va valutato nell’insieme assicurandosi allo stesso tempo che ogni sua singola parte sia funzionale nel più piccolo dettaglio.

Il kayak appassiona gli italiani ma come praticarlo in sicurezza?

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Sport

In Italia si diffonde come un febbre la passione per il kayak. Questa disciplina sportiva, sempre stata di nicchia, negli ultimi anni si sta diffondendo a macchia d’olio sia a livello agonistico che amatoriale conquistando nuovi appassionati.

Sport, agonismo e immersione nella natura

Sempre più spesso il kayak viene usato da chi, di tanto in tanto, vuole staccare completamente la spina e ricaricare spirito e mente, immergendosi in ambienti bellissimi dominati dalla natura e dalla tranquillità, proprio questo è uno degli ingredienti principali che spingono ad avvicinarsi a questi disciplina: la comunione fra uomo e natura attraverso l’esplorazione di corsi d’acqua o tratti di mare.

Il kayak è uno sport davvero completo e adatto a ogni tipo di appassionato. Uomini, donne, bambini o anziani, gli unici requisiti indispensabili sono la buona salute e saper nuotare. Essendo uno sport a 360 gradi. Ovviamente è consigliabile iniziare rivolgendosi a una scuola così da imparare la corretta tecnica e non incorrere in problemi legati a strappi per una postura non corretta o a movimenti scorretti nella pagaiata.

Lo sforzo fisico richiesto è molto intenso per tutti i muscoli del tronco ma anche delle gambe, di conseguenza tutto il fisico è stimolato allo sviluppo di massa muscolare e all’irrobustimento delle ossa e, trattandosi di uno sport aerobico, cuore e sistema cardiocircolatorio traggono grandi benefici.

La disciplina sportiva del kayak però non è solo benefica per il corpo, ma anche per lo spirito: gli effetti positivi delle endorfine prodotte durante l’attività fisica vengono potenziati dal piacere del contatto diretto con luoghi naturali incontaminati.

Avvertenze per gli sportivi

Ovviamente, come tutte le attività sportive, il kayak non va preso sottogamba: bisogna avvicinarsi e praticare la disciplina con umiltà, rivolgendosi a chi ha maggiore esperienza.

L’attrezzatura deve essere sempre controllata e all’altezza del compito: infatti, in caso scegliate un percorso più rischioso come una discesa su un fiume con rocce e rapide, un’attrezzatura adeguata può salvarvi ed evitarvi una brutta avventura.

Un altro fattore da non trascurare è legato all’ambiente: come abbiamo già detto i percorsi per il kayak possono variare da una tranquilla navigazione su un lago ad un’emozionante discesa di un fiume o torrente, con rapide e ostacoli a scoglio o restringimenti del letto, ovviamente, in questo caso, consigliamo il cimento solo ad atleti estremamente preparati.

Infine, come ultimo accorgimento, non dimentichiamo mentre esploriamo specchi d’acqua con il nostro kayak bisogna sempre avere rispetto della natura che ci circonda, imparando a conoscerla e rispettarla senza sfidarla oltre alle proprie capacità e possibilità.

Differenze fra Kayak e Canoa

Parlando di sport viene spesso fatta confusione fra canoa e kayak. Pur avendo dei punti in comune, si tratta in effetti di discipline differenti: tra le due specialità variano innanzitutto la struttura dell’imbarcazione, la stessa pagaia e la posizione del canoista.

In kayak si sta seduti con le gambe su un poggiapiedi e le mani impugnano una pagaia a due palette, la pagaiata è alternata, nella canoa invece ci si trova in ginocchio e si rema da un solo lato con una pagaia a pala singola.

Polemiche sull’introduzione della Cannabis ad uso medico

Scritto da ictadmin il . Pubblicato in Salute

Sostanza che da decenni non cessa di trascinare polemiche e manifestazioni, diatribe etiche e scientifiche, quello dell’uso della cannabis ad uso terapico è un argomento che ha avuto una svolta con l’inserimento nella tariffa nazionale dei medicinali nel 2017.

Purtroppo, come spesso accade, invece di essere una buona notizia per i sostenitori della cannabis ad uso medico, la novità è diventata campo di scontro proprio in merito all’importo stabilito dal Ministero della Salute nel tariffario nazionale dei medicinali.

Questo è stato fissato a 9 euro al grammo e i professionisti del settore medico, in particolare i farmacisti,  sottolineano come sia inferiore a quello richiesto dai distributori della sostanza; ecco dunque che la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) sottolinea in un comunicato come avesse già, in fase di istruttoria, fatto presente il problema richiedendo di fissare il prezzo a una cifra superiore per impedire che i propri associati si trovino a pagare la materia prima più di quanto costi la preparazione magistrale stessa, portandoli quindi a operare in perdita (da notare come nel caso della cannabis ad uso medico, di importazione olandese, i costi per i farmacisti preparatori che ne fanno uso arrivano ad 11 euro).

Ecco dunque che si è passati dal poter vendere cannabis ad uso medico a prezzo doppio rispetto a quello di acquisto con la precedente normativa, che consentiva ai laboratori galenici che effettuavano la preparazione di rientrare pienamente delle spese di registrazione analisi e preparazione del prodotto (già comunque particolarmente alte), alla situazione attuale in cui invece sarà necessario acquistare la materia prima in perdita rendendo non solo sconveniente ma addirittura deleterio per i conti dei farmacisti, le preparazioni con questo tipo di prodotto, con il conseguente rischio che solo gli ospedali saranno in grado di distribuire il farmaco ai pazienti creando a questi ultimi notevoli difficoltà.

Da qui una richiesta di confronto è stata rivolta da tutte le organizzazione Fofi, Federfarma, Asfi, Assofarma, Farmacie Unite, Sifap Società Italiana Farmacisti Preparatori e Utifar al ministero per risolvere il problema.

Confronto che, oltre a richiedere una risoluzione del problema appena sorto andrà a prendere in esame una revisione complessiva della tariffa nazionale dei medicinali. Questa infatti, risulta immutata da oltre vent’anni, in contrasto con la revisione biennale prescritta dalla legge, creando così evidenti problemi di sostenibilità economica nella realizzazioni dei preparati magistrali.

La questione cannabis è dunque la cosiddetta ciliegina su una torta molto più ampia, un terreno di confronto complesso tra farmacisti e ministero, terreno di discussioni approfondite da affrontare senza ulteriori rinvii.