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HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo) – anteprima nazionale del nuovo film di Francesca Fini al Museo Macro di Roma

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Film, Spettacolo

FUORINORMA – la via neosperimentale del cinema italiano, il festival diretto da Adriano Aprà, è lieto di presentare, per la sua seconda edizione, l’anteprima nazionale del film HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo), l’ultimo lavoro sperimentale della videoartista e performer Francesca Fini. La proiezione sarà al Museo Macro di Roma, giovedì 4 ottobre 2018, all’interno del progetto Macro Asilo.

HIPPOPOETESS (53′, 2018)
La poetessa ippopotamo
Un film di Francesca Fini

Grassoccia, bruttina, testarda, mascolina, invadente, anticonformista, intraprendente, ambiziosa, inarrestabile: la poetessa ippopotamo è una di noi.

HIPPOPOETESS (la poetessa ippopotamo) è un film sperimentale, surrealista, con un linguaggio ibrido tra animazione e performance art, che racconta la storia della scrittrice americana Amy Lowell e il suo desiderio di avere successo in un mondo dominato dagli uomini.
Nel film la storia di questa donna nata a Boston alla fine del diciannovesimo secolo, si sovrappone a quella dell’autrice: la sua furia intellettuale, la sua testardaggine, la sua ambizione, la sua intraprendenza, la solitudine, gli ostracismi e gli ostacoli che dovette affrontare, sono tutte cose in cui la Fini si riconosce, in cui moltissime donne si riconoscono. Come moltissime conosco bene quella forma di bullismo estetico che Amy subì da parte maschile nel corso della sua vita: lei non era perfetta, era sovrappeso, e questa particolarità veniva utilizzata contro di lei per deriderla, per sminuire il suo lavoro, proprio nella cerchia letteraria che frequentava. La chiamavano hippopoetess, poetessa ippopotamo.
Hippopoetess è una sperimentazione visiva che mescola i linguaggi del documentario di creazione, della performance, del gossip, del cinema muto, della videoarte e dell’animazione 2D e 3D, per restituire, con uno stile assolutamente contaminato, a volte tragico e a volte comico, la storia di questo personaggio suggestivo.

Dice l’autrice: “nel film racconto il rapporto di Amy con l’arte, con la poesia, con il corpo, con l’amore e con il cibo, in un continuo gioco di specchi in cui io mi rifletto in lei e lei in me. Anche le nostre voci si confondono, su un piano in cui la voce diventa atto creativo: la mia voce, rigorosamente in italiano per rispettare il suono della mia cultura, e quella di Amy, restituita nel presente grazie all’interpretazione di un’attrice americana, si fondono e si passano il testimone, in una tenera sorellanza che sfida spazio e tempo”.

sito del film: https://hippopoetess.tumblr.com/
trailer del film: https://vimeo.com/277210880

MACRO ASILO
Giovedì 4 ottobre 2018, ore 18.00, SALA CINEMA
* anteprima nazionale *
evento speciale a cura di FUORINORMA – la via neosperimentale del cinema italiano
INGRESSO LIBERO

HI>DANCE Festival finalmente ad Aosta

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Italia, Spettacolo, Teatro

TiDA – Théâtre Danse
presenta

HI>Dance 2.0 Dance & Technology
festival internazionale della nuova danza

direzione artistica
Marco Chenevier e Francesca Fini

13 | 14 | 15 | 16 ottobre 2016
Cittadella dei Giovani di Aosta

HI>Dance sarà il primo festival di nuova danza organizzato in Valle D’Aosta. Un programma ricco, con ben 25 appuntamenti tra spettacoli, performances-installazioni, workshop, feedback aperò, conferenze accademiche e dj-set.
Il Festival HI>Dance si propone di portare in Valle d’Aosta uno sguardo sulla scena contemporanea. Con una programmazione di artisti legati ai nuovi linguaggi, alle nuove tecnologie e con un’attenzione speciale per le nuove generazioni di artisti, HI>Dance vuole costruire una vera comunità di artisti e pubblico basata sulla condivisione di strumenti, idee, visioni del mondo. Le “tecnologie” della comunicazione, della scena e delle relazioni sociali saranno il cuore del festival.

Il festival nasce da un’idea di Francesca Fini e DanzaSì, rivista impegnata nella diffusione della cultura della danza, che dopo una prima edizione romana approda in Valle d’Aosta e vede la direzione artistica di Marco Chenevier e Francesca Fini.
La manifestazione è stata realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo (Maggior Sostenitore) nell’ambito della Scadenza Unica 2016 Performing Arts e con il sostegno del Consiglio Regionale della Valle d’Aosta. La manifestazione ha ricevuto inoltre il patrocinio del Comune di Aosta e vedrà il coinvolgimento di diversi Partner: la Cittadella dei Giovani di Aosta, che sostiene e ospita la manifestazione; L’Agrou onlus, che darà un fondamentale supporto logistico e organizzativo; Top Italia radio – media partner della manifestazione; la CVA – compagnia valdostana delle acque.

Gli spettacoli presentati al festival saranno tutte prime regionali e una prima nazionale di artisti e compagnie tra le più interessanti della scena contemporanea nazionale e internazionale. Possiamo già annunciare in anteprima due importanti partecipazioni: la coreografa svizzera Cindy Van Acker (figura prestigiosa nel panorama della danza contemporanea, tra gli altri coreografa per Romeo Castellucci) e Roberto Castello (dallo storico gruppo di Carolyn Carlson alla Fenice di Venezia), da ritenersi il più ideologicamente impegnato e scomodo tra i coreografi che hanno fondato la danza contemporanea in Italia, che insieme al drammaturgo, attore e regista Andrea Cosentino presenteranno l’esilarante e intelligente “Trattato di economia”.

Il programma prevede 2 spettacoli e una performance ogni sera e un ricco calendario di attività collaterali previste durante tutte le giornate del festival:

– 1 workshop professionale su coreografia espansa, ricerca e arte dedicato ad artisti, drammaturghi, registi e coreografi a cura di Carlotta Scioldo e Erika di Crescenzo di “Ricerca X”
– 1 workshop professionale sul software Max7 curato da Rajan Craveri, dedicato a tecnici e light designer che si terrà presso l’Istituto Tecnico per Geometri in via Chambery 105 (AO)
– 2 masterclass ogni giorno curate dagli artisti invitati e dedicate a tutti i tipi di pubblico (non solo professionale)
– 2 conferenze, una sul rapporto tra arte e tecnologie, tenuto da Alberto Cossu (ricercatore presso il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università degli Studi di Milano), e una sul concetto di denaro, tenuta dal valdostano Davide Gallo Lassere (ricercatore presso il laboratorio Sophiapol dell’Université Paris Ouest e lo Luss di Pavia), per introdurre “Trattato di Economia” di Roberto Castello e Andrea Cosentino
– feedback aperò durante il secondo e terzo giorno di festival in cui parleremo degli spettacoli visti il giorno prima, con il pubblico e tra gli artisti curato da “Ricerca X”
– 1 djset in chiusura spettacoli sabato 15 ottobre

HI>Dance sarà una settimana intensa e stimolante in un ambiente che permetterà di incontrare persone provenienti da tutta Europa, di vedere nuove forme e modi di espressione, un’esperienza che va al di là della semplice partecipazione a spettacoli e workshop. E ogni persona coinvolta potrà fare la differenza nell’organizzazione del festival.

Per gli ingressi a spettacoli e attività del festival, sarà possibile accedere a diverse formule di biglietti:

//Spettacoli
-Biglietto serata (3 spettacoli in una sera): 15 € intero / 10 € ridotto*
-Biglietto 3 Giorni spettacoli (9 spettacoli in 3 sere): 40 € intero

//Masterclass
-Masterclass singola: 10 € intero

//Combo – Spettacoli+masterclass
-Biglietto Combo giornata (2 masterclass e 3 spettacoli in una sera): 25 € intero / 15 € ridotto*
-Biglietto Combo Full (accesso a tutte le masterclass e tutti gli spettacoli): 60 € intero / 40 € ridotto*

*I biglietti ridotti: under 25, studenti, lavoratori dello spettacolo.

//Laboratori
-Ricerca X – 9 ore di teoria in 3 giorni: 100 €
Include il biglietto Combo FULL
-Max 7 – 18 ore di teoria in 3 giorni: 100 €
Include il biglietto 3 Giorni spettacoli

//Attività gratuite
2 conferenze
2 restituzioni laboratori per professionisti
feedback-aperò

Per info e prenotazioni
hidancefest@gmail.com
328 3986434 – 340 6809047

“Ofelia non annega” e comincia il suo lungo viaggio

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Cultura, Film

“Ofelia Non Annega” di Francesca Fini
Prodotto da Istituto Luce Cinecittà
Roma 6 ottobre, ore 21.00
Cinema Apollo 11, via Nino Bixio 80

Il 6 ottobre 2016, alle ore 21.00, il Cinema Apollo 11 di Roma presenta in anteprima nazionale, all’interno della rassegna “Racconti dal vero, racconti dal mondo” curata dallo studioso dei media Giacomo Ravesi, “OFELIA NON ANNEGA”, film sperimentale, scritto e diretto da Francesca Fini, prodotto in associazione con Istituto Luce Cinecittà.
La proiezione all’Apollo 11 inaugurerà un tour che vedrà il film a Milano, Torino, Bologna, Modena, Firenze, Viareggio, Napoli, per poi essere presentato a Venezia, a cura di Carlo Montanaro, a Caltanissetta in occasione del progetto White Wall a cura di Giuseppe Aletto e a Genova per FAST, a cura di Francesco Arena.
Il film sarà anche a Latina il 15 ottobre (i cui dintorni rurali hanno fatto da location a molte scene del film), per la Giornata del Contemporaneo, a cura di Fabio D’Achille per MAD (Museo d’Arte diffusa).
Sempre il 15 ottobre, per AMACI, il film è proiettato al Cineteatro Impero di Maruggio (Ta), a cura di Angelo Raffaele Villani.
OFELIA NON ANNEGA – il film
Film-collage, un film stratificato, un film fatto di ibridazioni, realizzato integrando materiali tratti dall’Archivio dell’Istituto Luce – selezionati tra quelli che raccontano la società italiana tra gli anni ’40 e ’70 – e videoperformance originali che l’autrice, Francesca Fini, ha elaborato su ispirazione del repertorio stesso.

Il film tesse una trama di linguaggi eterogenei, apparentemente incompatibili, accomunati però dal macro-tema rappresentato dal concetto di avanguardia artistica, interpretata da un’artista che la vive come pratica quotidiana e articolata nel racconto dell’Istituto Luce, documentatore e custode degli aspetti sacri e profani della società italiana.
Un repertorio, individuato dall’artista, con uno stile volutamente simbolico e surreale che fa della sperimentazione linguistica la sua forza narrativa, trascurando le esigenze di linearità e verosimiglianza del racconto cinematografico tradizionale.
Tra il materiale d’Archivio selezionato non ci sono solo i documentari sul Futurismo, i reportage su Dalì a Roma, la poesia epistaltica di Rotella, i servizi sugli artisti della Pop Art, ma anche quelle gemme visuali in cui un’eccentrica regia costruisce un racconto sorprendentemente sconnesso dagli schemi narrativi tradizionali, ma estremamente collegato al linguaggio surrealista e simbolico dell’inconsci, rappresentato dall’elemento dell’acqua, filo rosso dell’intero racconto performativo.
Il racconto si apre con la presentazione delle due protagoniste; Ofelia – impersonata da più donne diverse per età, forme e colori e l’attrice di “Personaggi di un sogno” (regia di Aldo Rubens, 1952), il primo filmato dal repertorio del Luce che vediamo nel film.
Le Ofelie distruggono una parete fatta di centinaia di uova dorate piene di stracci colorati, come fossero pixel di uno schermo surrealista, per comporre la parola “LOVE”, mentre l’attrice del filmato del Luce si aggira di notte in una Via Appia deserta e sconsolata, in attesa del suo amante. Quando si mette a piovere è costretta a rifugiarsi tra le rovine, dove si trasforma in tre famose eroine femminili, rivivendone le scene madri: è Ofelia in Amleto, è Margherita nella Signora delle Camelie, e uno dei personaggi pirandelliani in cerca d’autore.
Questo è un film sul sogno, sulla materia stessa del sogno, ma anche un film sulla distruzione del sogno e sul massacro dell’arte, sulla bestializzazione dell’uomo operata da una società senza sogno e senza arte. E così una parte importante del film è dedicata al tema del lavoro femminile, della bellezza, dell’identità, del rapporto tra donna o e macchina: strumento portatore di libertà e schiavitù allo stresso tempo.

Un discorso che culmina nelle immagini emblematiche della tragedia di Via Savoia, a Roma, quando nel 1951 un centinaio di ragazze fecero crollare una scala dove si accalcavano per contendersi un posto di dattilografa. L’eterna “guerra tra poveri” che viviamo – certamente con dinamiche diverse – anche oggi, e di cui è vittima soprattutto la donna.
Al repertorio sulla tragedia di Via Savoia risponde l’artista stessa, con le immagini di una scioccante performance in cui alimenta il nastro di una vecchia macchina da scrivere Olivetti con il suo stesso sangue, per scrivere e riscrivere ossessivamente la frase “Ofelia non annega”.

Celebrazione di un’anti-eroina
Al centro di tutto c’è un’Ofelia diversa da quella tramandata dalla tradizione letteraria: non l’adolescente fragile, ma tante donne diverse per colori, fattezze, età. Un’Ofelia che non si perde nei boschi di Danimarca, ma nei taglienti paesaggi laziali: dalle suggestioni industriali del Gazometro di Roma al Centro Rottami di Cisterna di Latina, dalle aride cave di tufo di Riano alla Villa Futuristica della famiglia Perugini a Fregene, passando attraverso un rocambolesco giro panoramico su un bus turistico della capitale.
Un’eroina che alla fine non annega, ma rinuncia al suo destino di donna romantica per essere una “persona normale”.

LINK UTILI
sito web del film: http://ofelianonannega.tumblr.com/
trailer on-line: https://vimeo.com/151003877
sito web di Francesca Fini: http://www.francescafini.com

OFELIA NON ANNEGA

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Cultura, Film

OFELIA NON ANNEGA
un film sperimentale sull’amore, il destino e la sopravvivenza femminile

“Ofelia non annega” è il più recente film sperimentale scritto e diretto dall’artista internazionale Francesca Fini.
Nel quarto centenario dalla morte di Shakespeare, il film reinterpreta in chiave surrealista il dramma amletico dal punto di vista della giovane Ofelia, che decide di sopravvivere raggiungendo così dopo secoli il suo riscatto.
Il film è stato prodotto in associazione con Istituto Luce Cinecittà e integra linguaggi apparentemente irriducibili: il repertorio storico, antropologico e sociologico del Luce e le performance originali elaborate dall’artista appositamente per questo progetto.

Al centro di tutto c’è un’Ofelia diversa da quella tramandata dalla tradizione letteraria: non l’adolescente fragile, ma tante donne diverse per colori, fattezze, età. Un’Ofelia moderna e dulcamara. Un’Ofelia che non si perde nei boschi di Danimarca, ma nei taglienti paesaggi laziali: dalle suggestioni industriali del Gazometro di Roma al Centro Rottami di Cisterna di Latina, dalle aride cave di tufo di Riano alla meravigliosa Villa Futuristica della famiglia Perugini a Fregene, passando attraverso un rocambolesco giro panoramico su un bus turistico della capitale. Un’Ofelia che alla fine non annega, rinunciando al suo destino di eroina romantica per diventare una “persona normale”.

Il film è stato presentato in anteprima assoluta il 17 marzo 2016 al Festival di arti digitali VIDEOFORMES di Clermont-Ferrand, giunto quest’anno alla sua 31° edizione. Il film è stato esibito permanentemente negli spazi de La Tolerie dal 18 marzo al 2 aprile, accompagnato dall’installazione “Red Ophelia”, che assembla oggetti e abiti di scena del film. VIDEOFORMES è uno dei più antichi e prestigiosi festival europei dedicati alle arti digitali. Attivo dal 1986, si considera una sorta di osservatorio permanente sulle tendenze più innovative e coraggiose nel campo del cinema sperimentale e del new media.

Il 24 marzo il film è stato proiettato, in anteprima assoluta negli USA, presso gli spazi museali del  Watermill Center, il laboratorio di arti performative diretto da Bob Wilson a New York. La proiezione del film è stata parte integrante dell’evento conclusivo del progetto “La Masca”, l’installazione multimediale che Francesca Fini ha realizzato nel corso della residenza artistica al Watermill Center, dal 28 febbraio al 28 marzo 2016.

Il 20 giugno invece il film è stato presentato finalmente a Roma, al Museo MACRO di Via Nizza, nell’auditorio Odile Decq, presentato dallo storico dei Media Bruno Di Marino e da Roberto Cicutto.

Il prossimo appuntamento sarà nel quartiere arabo di Caltanissetta il 24 luglio 2016, per ill Festival di Arte Contemporanea Estrazione / Astrazione.
Sito web del film (con foto di scena, notizie, i bozzetti preparatori delle performance eccetera)
http://ofelianonannega.tumblr.com/

Trailer del film
https://vimeo.com/151003877

Francesca Fini website
http://www.francescafini.com

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https://www.facebook.com/francescafiniart/

Dell’Uguaglianza – un progetto artistico per L’Aquila

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Cultura, Italia, Teatro

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DELL’UGUAGLIANZA
un progetto artistico per L’Aquila

Dell’uguaglianza è una performance di 60 minuti che sarà pronta nell’estate del 2014. Il lavoro mescolerà teatro sperimentale, arti visive, interaction design e videoarte, secondo l’idea di opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk) che è il concept alla base del nostro collettivo artistico.
L’idea di realizzare questa performance è nata dal ritrovamento di un libro. Il libro è il “Me-ti” di Bertolt Brecht che Pelin Santilli, il pittore del gruppo, ritrovò mentre riordinava le sue cose dopo il terribile terremoto che nel 2009 distrusse la sua città natale: L’Aquila. Una performance che nasce – come in una favola oscura – dal ritrovamento di un vecchio libro, dato per perso e poi ritrovato tra le macerie, mentre la struttura visiva è ispirata ai drammatici scenari di questa incredibile città e al coraggio dei suoi abitanti.
Proprio a L’Aquila vogliamo portare la prima di questo lavoro, nell’estate del 2014.

un progetto di Francesca Fini, Pelin Santilli e Daniele Sirotti
Script e regia: Francesca Fini
Pittura: Pelin Santilli
La scultura “Flow” è un design by Francesca Fini
Costumi: ARTTIRE
Voce narrante: Daniele Sirotti
Curatela: Lori Adragna
Durata: 60 minuti
Premiere: Estate 2014, L’Aquila

Il “Me-ti” di Brecht

Il “Me-ti” è stato composta da Brecht tra il 1934 e il 1937 e ha molto poco a che fare con i suoi lavori destinati al teatro. Si tratta infatti di un’irriverente metafora politica composta con lo stile del famoso ‘Libretto Rosso’ di Mao Tse-Tung, abitata – o infestata – da una serie di personaggi sotto i cui nomi esotici si nascondono delle figure simbolo dell’iconografia storico-politica e della cultura europea di quel tempo – e forse di tutti i tempi. E così scopriamo che Engels è il Maestro Eh-fu, che Hegel è il Maestro Hu-jeh, che Marx è Ka-meh, che Lenin è Mi-en-leh, Anatole France è Fan-tse, e che c’è posto anche per lo stesso Brecht, sotto le spoglie di Kin-jeh.
Il “Me-ti” è insomma un piccolo gioiello di libro che, con grandissima ironia evoca sommovimenti e capovolgimenti storici, moti burrascosi e cambiamenti repentini, in sella all’eterno dibattito sul governo dell’uomo.
“Ci sono poche occupazioni, disse Me-ti, che danneggino la morale di un uomo tanto quanto l’occuparsi di morale. Sento dire: Bisogna amare la verità, bisogna mantenere le promesse fatte, bisogna lottare per il bene. Ma gli alberi non dicono: Bisogna essere verdi, bisogna lasciar cadere verticalmente i frutti al suolo, bisogna frusciare con le foglie quando ci Passa il vento.”

La Città Fantasma

Pelin Santilli è aquilano. Forse non è un caso che sia stato lui a tirare fuori dal cappello il “Me-ti” di Brecht. Un libro perduto e ricomparso per caso, “quando ho rimesso apposto le mie cose dopo il terremoto”. Quello che oggi sembra imprescindibile a tutti e tre, con un testo “scaturito” dal terremoto, è impegnarci a fare la nostra performance in questa città abbandonata da Dio. Per due giorni ci siamo aggirati tra le macerie del centro storico, ascoltando la eco dei nostri passi in piazze e strade che prima “erano sempre piene di gente”.
Una città fantasma dove non girano più neanche i cani e il tempo si è fermato. Una città con le porte spalancate, le vetrine sfondate, un materasso appoggiato ad una bara nel vecchio negozio di pompe funebri, i giornali per terra che riportano la fatidica data perché la gente è scappata quella notte e non è più tornata. Una città ancora preda degli sciacalli, uniche forme di vita ad aggirarsi di notte. Una città “puntellata”, tenuta insieme da una fitta foresta di impalcature che sembrano definitive come una condanna a morte. “Se ne sono andati via tutti, soprattutto i giovani e quelli che si occupavano di cultura, sarebbe bello poter tornare a fare qualcosa qui”.

La Scultura

Fulcro della performance sarà “Flow”, una scultura di legno alta due metri e mezzo, disegnata daFrancesca Fini, che sarà la scenografia essenziale su cui si concentrerà l’azione performativa. Grazie ad un complesso sistema di teli, proiezioni, luci e parti mobili, la scultura diventerà di volta in volta casa, gigantesca gonna/schermo, utero, pulpito e prigione.
Dal punto di vista percettivo “Flow” è stata pensata appositamente per evocare le impalcature e la fitta ragnatela di sostegno che ingessa il centro storico; un guscio che imprigiona e allo stesso tempo protegge, nasconde e contemporaneamente rivela, mentre la performer ci guida in un gioco intricato di proiezioni interattive e ombre cinesi. Un manto camaleontico e misterioso, come le parole dei personaggi del racconto di Brecht, caratterizzato da un continuo dialogo tra esterno e interno, luci e ombre, forza e fragilità.

Il Film

La prima aquilana della performance verrà filmata da una crew di filmmaker professionisti e sarà il nucleo di un vero e proprio piccolo film d’Arte che cercherà di raccontare quest’avventura. Il film, su DVD in edizione limitata, è tra le ricompense previste per chi decide di contribuire con più di 50 dollari alla nostra campagna.

Il Crowdfunding

E’ stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma internazionale “Indiegogo”, per venire incontro alle spese vive di produzione della performance. Il crowdfunding è un sistema che permette a chiunque, secondo le proprie possibilità, di diventare “sponsor” di un’operazione indipendente di interesse collettivo. Le campagne di crowdfunding prevedono che i piccoli finanziatori siano menzionati nei credits dell’opera, come fossero veri e propri sponsor, e che abbiano in cambio delle “ricompense” materiali. Nel caso della campagna per finanziare “Dell’Uguaglianza” sono previsti DVD in edizione limitata del video della performance che verrà registrata a luglio, i bozzetti originali a mano della scenografia e dei movimenti di scena, stampe in edizione limitata, disegni e opere su tela.

LINKS:

Guarda il promo video: https://vimeo.com/84577177
web site – www.delluguaglianza.it
crowdfunding – https://www.indiegogo.com/projects/dell-uguaglianza-about-equality
facebook fan page – https://www.facebook.com/delluguaglianza

ME AND THE DEVIL BLUES – La Storia Del BLues

Scritto da Francesca Fini il . Pubblicato in Arte, Musica, Teatro

Me And The Devil Blues
uno spettacolo teatrale per raccontare la storia della “musica del diavolo”

Il Blues, trascinante  come le acque del Mississipi, è protagonista di uno spettacolo intenso e sgargiante che mescola teatro, live cinema, interaction design e le sonorità acustiche ed elettriche del live.

Ripercorreremo le strade polverose della Louisiana, esploreremo i due stili musicali più importanti e conosciuti, il Delta Blues e il Chicago Blues, raccontando con musica, immagini e parole la storia di musicisti immensi: dal malinconico Robert Johnson al pioniere e innovatore Muddy Waters. E poi naturalmente Blind Willy Johnson, Lead Belly, Jimmy Reed, Etta James, Sonny Boy Williamson, Luther Johnson, Junior Wells…
E forse evocheremo il Devil Blues in persona, quello che qualcuno di loro disse di aver incontrato, tra leggende metropolitane e le ombre del vudu.
La nostra guida negli Inferi del Blues sarà Alan Lomax, “L’uomo che registrò il mondo”, colui che per primo intuì l’importanza di quelle malinconiche ballate cantate nei campi di cotone tanto che insieme al padre, con una strumentazione mobile incassata nel bagagliaio dell’auto, attraversò l’America per incidere – consegnandole ai posteri – le voci dei grandi Bluesman come Son House e Muddy Waters.
Alan Lomax, interpretato dall’attore Daniele Sirotti, ci racconterà il Blues che non conoscete, attraverso gli aneddoti e i ricordi della sua vita, accompagnato da un continuum visivo fatto di manipolazioni e rielaborazioni di immagini di repertorio a cura della videoartista Francesca Fini, e ovviamente dalla musica live e gli arrangiamenti originali della “Brand New Band” di Stefano Carboni.

Con il patrocinio e il sostegno di
BIG MAMA – The House of Blues.

11 febbraio 2014, ore 21.00
Teatro Trastevere
Via De’ Settesoli, 3 Roma

BAND SUL PALCO
Voce – Stefano Carboni
Batteria – Antonio Vennuccio
Bass – Srefano Scoaruchi
Piano -Daniele Furlan
Guitar – Fabio Pajoncini

LIVE VISUALS & PERFORMANCE
a cura di PIG ART (www.pig-art.com)
Francesca Fini – live visuals
Daniele Sirotti – voce narrante

REGIA STEFANO CARBONI
SCENEGGIATURA
STEFANO CARBONI e FRANCESCA FINI

costo del biglietto 15 Euro
infoline 393 9455046
http://ffini9.wix.com/meandthedevilblues