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In Italia solo lo 0,66% dei veicoli è elettrico

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Nonostante si parli sempre più di mobilità sostenibile, in Italia la diffusione di automobili green è ancora marginale tanto che, secondo l’analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le autovetture elettriche e ibride immatricolate in Italia erano appena poco più di 256.000 unità, vale a dire lo 0,66% del totale parco auto circolante.

La situazione, secondo l’analisi di Facile.it, migliora leggermente se si considerano anche le altre tipologie di alimentazioni più sostenibili per l’ambiente, ovvero quelle a Gpl e metano. Sommando queste alle elettriche e ibride si arriva, complessivamente, a 3,6 milioni di veicoli, ovvero il 9,3% del totale parco auto circolante.

Ma quali sono i tassi di crescita del settore e quali le regioni con la maggior concentrazione di veicoli a basso impatto ambientale e quali, invece, quelle in cui diesel e benzina regnano incontrastati? Ecco i risultati dell’analisi di Facile.it

Focus sui veicoli elettrici

Se, in generale, il peso percentuale dei veicoli green cresce a ritmi molto contenuti – dal 2015 al 2018 è aumentato di appena un punto percentuale – il trend cambia se si guarda ai soli modelli elettrici e ibridi. Pur rappresentando ancora una nicchia, la diffusione nella Penisola di questi modelli sta registrando percentuali di crescita a tre cifre: dal 2015 al 2018 sono cresciute del 130%.

Cercando di indagare sulla diffusione locale di questo genere di veicoli, Facile.it ha evidenziato come, essendo essa strettamente legata allo sviluppo di una rete di punti di ricarica, in testa alla classifica delle regioni italiane per peso dell’elettrico sul totale veicoli circolanti, si trovi la Lombardia, area dove, a dicembre 2018, si contavano più di 73.000 veicoli di questo tipo, pari all’1,20% del totale.

Al secondo posto si posiziona il Trentino-Alto Adige, dove l’1,12% dei veicoli è alimentato a energia elettrica/ibrido; al terzo posto l’Emilia-Romagna, con una percentuale pari all’1,03%, seguita da Veneto (0,92%) e Lazio (0,90%).

Interessante notare come in queste prime 5 regioni siano presenti il 70% dei veicoli elettrici/ibridi immatricolati in tutta Italia.

Scorrendo le posizioni più basse della classifica, all’ultimo posto si trova la Campania (0,13% di auto elettriche sul totale veicoli della regione), seguita dalla Basilicata (0,14%) e dalla Calabria (0,16%); ancora una volta non è un caso che queste aree siano anche quelle in cui la presenza di colonnine elettriche di ricarica è tra le più basse della Penisola.

«Dal punto di vista dell’RC auto non vi sono norme che vincolano le compagnie a riconoscere tariffe agevolate per coloro che hanno un veicolo elettrico o ibrido», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it «Nonostante questo, però, va evidenziato che alcune assicurazioni utilizzano il tema della sostenibilità come leva di marketing e, in funzione di questo, riconoscono delle agevolazioni riservate a coloro che guidano un’automobile green; si tratta molto spesso di sconti che in alcuni casi possono arrivare ad incidere sino al 20% sul premio finale».

Nord Est e Centro i più inclini all’uso dei veicoli green

Continuando ad osservare l’intero insieme dei veicoli green e concentrandosi sulle macro-aree del Paese emerge che gli automobilisti residenti nel Nord Est e nel Centro Italia risultano essere i più sensibili alle tematiche della mobilità sostenibile; nelle due aree, rispettivamente, il 12,50% e l’11% dei veicoli è alimentano a GPL, metano, elettrico o ibrido. I valori scendono sotto la media nazionale, invece, se si guarda alle altre aree; al Sud la percentuale è pari all’8,6%, nel Nord Ovest all’8,1%, mentre sulle Isole il dato crolla al 4%.

Analizzando i dati su base territoriale per quanto riguarda le vetture ecosostenibili emerge che la regione Marche è la più virtuosa; qui quasi 200.000 veicoli, vale a dire un’auto su 5 (19,4%), sono alimentati a Gpl, metano, elettricità o con sistema ibrido. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna, con una percentuale pari al 19% del totale mezzi in circolazione nella regione; terza l’Umbria che, con il 13,9%, conquista il gradino più basso del podio.

Guardando alla graduatoria nel senso opposto, invece, emerge che gli automobilisti meno virtuosi d’Italia sono quelli residenti in Valle d’Aosta, regione dove solo il 2,3% delle auto ha un’alimentazione diversa da diesel e benzina. Seguono gli automobilisti della Sardegna, (2,8%) e della Calabria, che raggiunge il 3,6%.

Mutui: in Campania boom di richieste di surroga (+91%) nel terzo trimestre

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Notizie positive sul fronte dei mutui in Campania; il terzo trimestre dell’anno è stato caratterizzato da un’impennata delle richieste di surroga, dall’aumento dell’importo medio che si è cercato di ottenere e dal calo dei tassi di interesse. Sono questi i principali dati emersi dall’osservatorio regionale di Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di oltre 3.700 richieste di finanziamento raccolte in Campania, hanno scoperto, ad esempio, che nel corso del terzo trimestre 2019 il peso percentuale delle richieste di surroga sul totale delle domande di mutuo è quasi raddoppiato (+91%) rispetto alla stesso periodo del 2018, passando dal 22% al 42% del totale.

«Lo scorso trimestre abbiamo registrato un vero e proprio boom nella richieste di surroga da parte di mutuatari campani; era dal 2015 che non si raggiungevano picchi così alti», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it. «Il calo dei tassi di interesse visto in questa prima parte dell’anno è stato fondamentale per stimolare la domanda di finanziamenti, sia da parte dei mutuatari che vogliono provare a cambiare banca, sia per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo».

Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale negli scorsi mesi sono stati estremamente bassi, soprattutto per quanto riguarda i mutui fissi. A settembre 2019 grazie alla diminuzione dell’IRS (l’indice europeo che guida l’andamento di questa tipologia di finanziamento), i migliori tassi offerti per un mutuo medio (126.000 euro in 25 anni, LTV pari al 70%) oscillavano tra l’1,04% e l’1,34% (Taeg), con un calo, rispetto a gennaio, compreso tra lo 0,55% e l’1,20%; vale a dire un risparmio medio per i consumatori compreso tra i 30 e i 60 euro al mese.

Positivi anche gli altri valori emersi dall’osservatorio regionale di Facile.it e Mutui.it: l’importo medio richiesto nel corso del terzo trimestre 2019 dagli aspiranti mutuatari campani è stato pari a 126.884 euro, vale a dire lo 0,86% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, ed anche il valore degli immobili che si è cercato di acquistare è aumentato del 4%, stabilizzandosi a poco più di 217.000 euro. In calo, invece, il Loan To Value, il rapporto tra valore dell’immobile e valore del mutuo richiesto, passato dal 65% del terzo trimestre 2018 al 62% del terzo trimestre 2019. La durata media dei piani di ammortamento richiesti in Campania è pari a 21 anni, mentre l’età media dei richiedenti è pari a 41 anni e mezzo, valore in calo rispetto allo scorso anno, quando i richiedenti avevano, in media, 42 anni e mezzo.

Guardando alla scelta della tipologia di tasso, i richiedenti campani sembrano non aver dubbi; la riduzione ai minimi della differenza tra tasso fisso e variabile ha spinto sempre più aspiranti mutuatari ad orientarsi verso il fisso tanto che, nel corso del terzo trimestre 2019, è stato scelto dal 95% dei richiedenti mutuo in Campania; era l’89% nel terzo trimestre 2018.

Ad ottobre sono tornati i mutui al 100%

Se è vero che lo scorso trimestre, e in particolare il mese di settembre, hanno visto il ritorno della surroga, anche questi primi giorni di ottobre hanno portato importanti novità sul fronte dell’offerta mutui; alcuni Istituti sono tornati a proporre mutui al 100%, con tassi estremamente contenuti se paragonati al passato e senza necessità di ricorrere al Fondo Garanzia Prima casa.

«Se fino ad oggi i mutui al 100% erano prodotti accessibili solo attraverso il Fondo Garanzia Prima casa o pagando tassi molto elevati, anche superiori al 4%, adesso alcuni istituti di credito sono tornati a proporre questa tipologia di finanziamento senza necessità di accedere al Fondo e con tassi di interesse estremamente contenuti, intorno al 2,5%, valori che fino allo scorso anno erano riservati a mutui all’80%», spiega Ivano Cresto. «Poter accedere a questa tipologia di prestito senza necessità di ottenere la garanzia dello Stato è una buona notizia anche per coloro che vorranno comprare casa nel prossimo futuro e non saranno più legati ad un Fondo le cui risorse potrebbero – come già successo in passato – esaurirsi».

* L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.700 richieste di mutuo raccolte da utenti della Campania da Facile.it e Mutui.it nel corso del terzo trimestre 2018 e terzo trimestre 2019.

Mutui: aumenta l’importo medio erogato (+3,2%)

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Lo scorso mese è stato caratterizzato da un’impennata delle richieste di surroga e, ad ottobre, alcune banche, senza necessità di ricorso al fondo casa, sono tornate ad offrire mutui per il 100% del valore dell’immobile con tassi concorrenziali. Sono questi i dati principali emersi dall’osservatorio congiunto realizzato da Facile.it e Mutui.it che, analizzando un campione di circa 40mila richieste di finanziamento* raccolte tramite i due portali, hanno scoperto, ad esempio, come a settembre il peso percentuale delle richieste di surroga sul totale delle domande di finanziamento sia triplicato rispetto a giugno 2019.

«Lo scorso mese abbiamo registrato un vero e proprio boom nella richiesta di surroghe, era dal 2015 che non si raggiungevano picchi così alti», spiega Ivano Cresto, Responsabile mutui di Facile.it. «Il calo dei tassi di interesse visto in questa prima parte dell’anno è stato fondamentale per stimolare la domanda di finanziamenti, sia da parte dei mutuatari che vogliono provare a cambiare banca, sia per chi è alla ricerca di un nuovo mutuo».

Numeri alla mano, i tassi proposti dalle banche alla clientela finale lo scorso mese sono stati estremamente bassi, soprattutto per quanto riguarda i mutui fissi. Grazie alla diminuzione dell’IRS (l’indice europeo che guida l’andamento di questa tipologia di finanziamento), i migliori tassi offerti a settembre per un mutuo medio (126.000 euro in 25 anni, LTV pari al 70%) oscillavano tra l’1,04% e l’1,34% (Taeg), con un calo, rispetto a gennaio, compreso tra lo 0,55% e l’1,20%; vale a dire un risparmio medio per i consumatori compreso tra i 30 e i 60 euro al mese.

La diminuzione dell’indice IRS ha avuto un’altra conseguenza: la riduzione ai minimi della differenza tra tasso fisso e variabile. Non sorprende quindi vedere come sempre più italiani cerchino di assicurarsi queste condizioni estremamente favorevoli per tutta la durata del finanziamento; guardando alle richieste di mutuo raccolte a settembre emerge che il 93% degli aspiranti mutuatari ha optato per il tasso fisso; era l’86% a giugno 2019, l’84% a gennaio 2019.

Puntando l’attenzione sugli altri valori principali emerge che l’importo medio richiesto a settembre 2019 è stato pari a 133.477 euro, vale a dire l’1,3% in meno rispetto a giugno 2019; il calo non deve però preoccupare perché legato, prevalentemente, all’aumento della richiesta di surroghe. In diminuzione anche il Loan To Value, il rapporto tra valore dell’immobile e valore del mutuo richiesto, passato nei 3 mesi analizzati dal 67% al 63%. La durata media dei piani di ammortamento richiesti è pari a poco più di 21 anni, mentre l’età media dei richiedenti è di poco superiore ai 41 anni. Se si guarda alle somme effettivamente concesse dalle banche emerge che nel mese di settembre gli istituti di credito sono stati più generosi; l’importo medio erogato è stato pari a 128.447 euro, in aumento del 3,2% rispetto a giugno 2019.

Ad ottobre sono tornati i mutui al 100%

Se è vero che settembre ha visto il ritorno della surroga, anche questi primi giorni di ottobre hanno portato importanti novità sul fronte dell’offerta mutui; alcuni Istituti sono tornati a proporre mutui al 100%, con tassi estremamente contenuti se paragonati al passato e senza necessità di ricorrere al Fondo Garanzia Prima casa.

«Se fino ad oggi i mutui al 100% erano prodotti accessibili solo attraverso il Fondo Garanzia Prima casa o pagando tassi molto elevati, anche superiori al 4%, adesso alcuni istituti di credito sono tornati a proporre questa tipologia di finanziamento senza necessità di accedere al Fondo e con tassi di interesse estremamente contenuti, intorno al 2,5%, valori che fino allo scorso anno erano riservati a mutui all’80%», spiega Ivano Cresto. «Poter accedere a questa tipologia di prestito senza necessità di ottenere la garanzia dello Stato è una buona notizia anche per coloro che vorranno comprare casa nel prossimo futuro e non saranno più legati ad un Fondo le cui risorse potrebbero – come già successo in passato – esaurirsi».

* Richieste raccolte tra giugno 2019 e settembre 2019 tramite i portali Facile.it e Mutui.it

Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Torino

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Quanto costa vivere a Torino e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del primo Facile.it Store nella città di Torino (https://www.facile.it/store/torino.html) la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere in città e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, ADSL, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

Assicurazioni auto e moto

I primi costi presi in considerazione dal comparatore sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, a settembre 2019 il premio medio RC auto nella città di Torino era pari a 602,00 euro, valore in calo del 9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Tariffe più basse, invece, se si guarda all’intera provincia di Torino; in questo caso, il premio medio rilevato a settembre 2019 era pari a 538,81 euro, ovvero l’8% in meno rispetto a settembre 2018. Nonostante i cali, numeri alla mano, per assicurare un’auto nella provincia torinese occorre ancora l’8,3% in più rispetto alla media regionale.

Una riduzione arriva anche dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, a settembre 2019, per assicurare una due ruote a Torino e provincia servivano, in media, 334,89 euro, vale a dire il 7,45% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Telefonia

La telefonia fissa (voce e ADSL) è un’altra delle voci esaminate da Facile.it. Nei primi sei mesi del 2019 la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie torinesi è stata pari a circa 27,7 euro, per un costo complessivo annuale stimato pari a 332,20 euro, valore in linea con quanto pagato nel 2018.

Energia e gas

Tra i costi che incidono maggiormente sulle tasche dei cittadini ci sono quelli legati alla luce e al gas. Per quanto riguarda i consumi energetici, prendendo in considerazione il consumo medio annuo di una famiglia residente a Torino e provincia (1.862 kWh), la spesa mensile rilevata nei primi 9 mesi del 2019 è stata pari a circa 33,86 euro; il peso totale delle bollette energetiche, a fine anno, sarà pari a circa 406,30 euro, importo in linea con quanto speso nel 2018.

Dall’analisi della bolletta del gas, considerando i consumi medi annuali di una famiglia torinese (900 smc), emerge che la spesa media mensile nei primi 9 mesi dell’anno è stata pari a 62,62 euro; in questo caso, il costo complessivo annuale risulterà pari a 751,42 euro, ovvero il 7,5% in meno rispetto allo scorso anno.

Mutui casa

Altra voce di spesa finita sotto la lente di Facile.it è quella relativa al mutuo. Analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nei primi 6 mesi del 2019, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Torino hanno chiesto, mediamente, 119.733 euro, importo in linea con quanto rilevato nel primo semestre 2018, da restituire in poco meno di 22 anni.

Analizzando l’identikit del richiedente torinese emerge che, in media, chi ha presentato domanda di mutuo aveva, all’atto della firma, quasi 42 anni e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 68% del valore dell’immobile da acquistare.

Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: l’86% dei richiedenti torinesi ha optato per quello fisso, mentre solo il 13% ha cercato di ottenere il variabile.

Limitando l’analisi ai soli mutui per l’acquisto della prima casa, invece, l’importo medio richiesto sale a 121.551 euro; al contrario, l’età media dei richiedenti scende a 40 anni e mezzo.

Prestiti personali

Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel corso del terzo trimestre 2019 (luglio-settembre), l’importo medio richiesto in provincia di Torino è stato pari a 12.088 euro, vale a dire il 4,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018; il calo dell’importo si è tradotto nell’accorciamento dei piani di ammortamento, passati da una media di 67 rate a 64 (pari a poco più 5 anni). In calo anche l’età media dei richiedenti, scesa da 43 anni a 41 anni.

Guardando alle domande di finanziamento per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto i torinesi a rivolgersi ad una società di credito è stata l’ottenimento di liquidità (23%), seguita dalla ristrutturazione della casa (19%) e dal consolidamento debiti (17%).

Facile.it apre il suo primo store in Piemonte

Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine, Treviso e Padova, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche apre il suo primo store in Piemonte, nel cuore della città di Torino (Via Carlo Felice, 45). All’interno del nuovo Store i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

«Continua il nostro percorso di espansione territoriale e, per l’apertura del primo store in Piemonte, il 15֯ in Italia, abbiamo scelto la città di Torino; i torinesi sono molto attenti al risparmio e sappiamo di poter offrire loro concrete opportunità per ridurre le principali voci di spesa con cui le famiglie devono fare i conti ogni mese», ha spiegato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «Obiettivo dei Facile.it Store è di comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità di risparmiare, anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online».

(*)

Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 347.036 preventivi auto e 43.882 preventivi moto effettuati a Torino e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 settembre 2018 e il 30 settembre 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 3.600 richieste di mutuo presentate da gennaio a giugno 2018 e da gennaio a giugno 2019 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Torino.

Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 5.800 richieste di prestito personale presentate da luglio a settembre 2018 e da luglio a settembre 2019 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Torino.

Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media composta da 2,5 individui, con un consumo annuo di 1.862 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media con un consumo annuo di 900 Smc in regime tutelato.

Facile.it torna in TV con Nonna Sapiens

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia

Facile.it, il portale leader in Italia nel confronto delle tariffe, torna on air con una nuova campagna televisiva intitolata Nonna Sapiens; per la prima volta, ad essere protagoniste dello spot del comparatore sono le offerte di gas e luce. La nuova creatività, in onda da domenica 6 ottobre, è firmata ancora una volta dall’agenzia Nadler Larimer & Martinelli e si avvale della produzione di The BigMama.

La scena si svolge in un soggiorno dove una bambina, che sta facendo i compiti in presenza dei genitori e della nonna, chiede al papà se lui sia a conoscenza del fatto che l’Homo Sapiens vivesse nelle palafitte; il padre, visibilmente demoralizzato mentre sfoglia dei documenti, risponde affermando che l’Homo Sapiens era fortunato proprio perché, non vivendo in una casa tradizionale, non doveva pagare le bollette.

A questo punto la nonna si inserisce nel discorso e, prendendo in giro l’uomo, gli dice che è rimasto all’età della pietra e che, per trovare l’offerta più conveniente e risparmiare così sulle bollette, dovrebbe semplicemente usare Facile.it…proprio come ha fatto lei!

Ecco che il padre della bimba, cambiando la propria espressione e sorridendo, dimostra di essere stato convinto dai vantaggi garantiti da Facile.it e per questo ringrazia la…Nonna Sapiens.

Anche nello spot in programmazione dal 6 ottobre, il ventitreesimo di Facile.it, non può mancare l’ormai conosciutissima “formula magica”; è proprio la bambina a guardare negli occhi lo spettatore e dire: “Facile.it! Facile.it!. Facile.it!”

«Per la prima volta», ha dichiarato Marco Giorgi, Direttore Marketing di Facile.it, «abbiamo deciso di puntare i riflettori sulle tariffe di gas e luce, una delle voci di spesa su cui, come emerso da un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research, i consumatori vorrebbero risparmiare in misura maggiore. Ecco quindi che lo spot dimostra come sia semplice utilizzare il nostro portale per trovare l’offerta più conveniente.».

Anche all’interno del nuovo spot si confermano gli elementi distintivi che fin dall’inizio hanno caratterizzato la comunicazione televisiva del comparatore, non solo la celebre formula magica, ma anche la colonna sonora You Sexy Thing degli Hot Chocolate.

La creatività sarà in programmazione contemporaneamente con due flight, da 30’’e da 15’’, sulle reti Mediaset, Cielo, TV8, Sky e Discovery e sui principali canali web a cominciare da YouTube. La pianificazione media è curata da Omni@.

La campagna è disponibile anche sulla homepage di Facile.it al link: http://www.facile.it/spot-tv.html

La regia è di Carlo Arturo Sigon e hanno collaborato alla realizzazione dello spot il produttore esecutivo Lorenzo Borsetti, il direttore della fotografia Giacomo Frittelli, il direttore creativo Dario Primache, l’art director Roberta Costa e il copywriter Antonino Munafò.

 

Scheda tecnica:

Titolo: Nonna Sapiens

Regia: Carlo Arturo Sigon

DOP: Giacomo Frittelli

CDP: The BigMama

Executive Producer: Lorenzo Borsetti

Post Produzione video: Videozone

Post Produzione audio: Top Digital

Agenzia di Comunicazione: Nadler Larimer & Martinelli

Direttore Creativo: Dario Primache

Art: Roberta Costa

Copywriter: Antonino Munafò

Musica: Hot Chocolate “You Sexy Thing”

Bollette e IVA al 5%: quanto risparmieremmo?

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Il taglio dell’IVA sulle bollette luce e gas è una delle misure allo studio del Governo; ma quanto risparmierebbero gli italiani se venisse confermata? Facile.it ha preso in esame la spesa media di una famiglia italiana* scoprendo che, a fronte di un costo complessivo annuo di circa 1.614 euro a famiglia, il risparmio stimato potrebbe essere compreso tra i 26 e i 144 euro l’anno.

La bolletta elettrica

Considerando il consumo medio di una famiglia italiana, secondo l’analisi di Facile.it la spesa media annuale sostenuta per l’energia elettrica è pari a 572 euro, dei quali 52 euro dovuti per l’IVA al 10%.

Qualora l’imposta venisse ridotta al 5%, il risparmio complessivo sarebbe pari a circa 26 euro l’anno, vale a dire poco più di 2 euro al mese, e la spesa finale per la famiglia tipo scenderebbe a 546 euro.

La bolletta del gas

Il risparmio sulla bolletta del gas potrebbe variare a seconda di come il Governo intenderà applicare la riduzione dell’aliquota. È bene sapere che sulla bolletta del gas grava un’IVA differente a seconda dei consumi: per i primi 480 smc di gas, l’IVA applicata è pari al 10% mentre per i consumi superiori a questa soglia, l’aliquota sale a 22%.

Secondo l’analisi di Facile.it, considerando il consumo medio di una famiglia italiana, la spesa annuale sostenuta per il gas è pari a 1.042 euro.

Se la riduzione riguarderà solo l’aliquota del 10%, i benefici sulle tasche dei consumatori sarebbero estremamente ridotti; ogni famiglia risparmierebbe circa 13 euro l’anno, poco più di un caffè al mese, e il costo complessivo della bolletta scenderebbe a 1.029 euro.

Ben più alto, invece, sarebbe il risparmio per i cittadini qualora il taglio dell’IVA riguardasse anche l’aliquota al 22%. In questo caso, gli italiani potrebbero risparmiare circa 118 euro l’anno e la bolletta del gas si ridurrebbe fino ad arrivare a 924 euro.

* Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media italiana con un consumo annuo di 2.700KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media italiana con un consumo annuo di 1.400 Smc in regime tutelato.

1 italiano su 2 non è ancora pronto a dire addio ai contanti

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

La diminuzione dell’uso di denaro contante a favore di strumenti di pagamento elettronici è uno degli obiettivi dichiarati dall’attuale Governo; ma gli italiani sono pronti a dire definitivamente addio a banconote e monete? La risposta è no, almeno per 1 italiano su 2, vale a dire 22,4 milioni di cittadini. È questo uno dei dati emersi dell’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research, in collaborazione con Norstat, che, interrogando un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*, hanno scoperto come siano ancora molti i consumatori affezionati alla moneta fisica.

Italia spaccata in due

Sull’addio al denaro contante gli italiani sembrano dunque dividersi equamente; alla domanda “Si sente pronto ad abbandonare l’uso del contante?” il 49,9% degli intervistati ha risposto sì mentre, come detto, per il 50,1% la risposta è stata negativa.

Meno propense a questo cambiamento sono risultate essere le donne; tra loro addirittura il 58,4% sì è dichiarato non ancora pronto a rinunciare del tutto al denaro fisico, contro il 41,4% registrato nel campione maschile. Dal punto di vista anagrafico, invece, sono i più giovani ad essere maggiormente preparati ad affrontare questo passaggio: nella fascia tra i 18 e i 24 anni il 62% dei rispondenti ha dichiarato di essere ormai pronto a usare solo la moneta elettronica.

Un dato inaspettato emerge invece dall’analisi delle risposte su base territoriale; i meno propensi ad abbandonare il denaro contante sono risultati essere i residenti nelle regioni del Nord Est e del Nord Ovest, aree dove, rispettivamente, il 52,4% e il 51% dei rispondenti hanno dichiarato di non essere pronti, mentre nelle regioni del Sud e del Centro Italia il fronte dei “no” scende al 49%.

Perché non si è pronti

L’indagine ha voluto approfondire le motivazioni per le quali molti italiani dichiarano di non sentirsi ancora pronti ad abbandonare definitivamente banconote e monete, o di esserlo solo in parte. La prima ragione, segnalata dal 36% dei rispondenti, è che il denaro contante è considerato più comodo e facile da usare rispetto agli strumenti di pagamento elettronici, mentre il 18% ha dichiarato che, molto semplicemente, è abituato ad usare i contanti e preferisce questo metodo.

L’11,1% ha dichiarato di voler mantenere il pieno controllo delle proprie uscite, cosa ritenuta difficile con le carte elettroniche, mentre il 10,2% dei rispondenti ha ammesso di aver paura che lo Stato possa tracciare tutte le spese. Poco meno, il 10%, coloro che hanno indicato come motivazione la carenza dei POS presso gli esercenti, mentre per l’8,3% è una questione di sicurezza; le carte di credito, di debito e le prepagate sono ritenute da loro meno sicure rispetto al denaro contante.

Sconti, detrazioni o riduzione dell’evasione fiscale: cosa funziona di più?

L’indagine ha cercato infine di capire quali sono gli strumenti che potrebbero far cambiare idea a coloro che sono ancora reticenti ad abbandonare la moneta fisica. La leva ritenuta più efficace è quella degli sconti; alla domanda “Cosa potrebbe convincerla definitivamente ad abbandonare l’uso del denaro contante?”, quasi 6 rispondenti su 10 (58,5%) hanno ammesso di essere disposti a dire addio alle banconote qualora venissero riconosciuti degli sconti per le transazioni effettuate con carte elettroniche. Una misura apprezzata, in particolare, dalle donne (60,1%) e dai più giovani (72% nella fascia di rispondenti con età tra i 18 e i 24 anni).

Consensi minori, invece, sono stati raccolti da un altro strumento tra quelli ipotizzati in un primo momento dal Governo: gli sgravi fiscali in dichiarazione dei redditi. Questa misura, ritenuta efficace solo dal 47,2% dei rispondenti, raggiunge il massimo apprezzamento tra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni di età (54,2%), non a caso la fascia di età nella quale si affrontano le prime dichiarazioni dei redditi.

Fa riflettere, invece, che la riduzione dell’evasione fiscale – ragione principale per cui il Governo vuole impegnarsi nella riduzione dell’uso dei contanti – sembra essere l’elemento che ha meno presa sugli italiani; solo 1 rispondente su 3 (32%) ha indicato questo aspetto come leva efficace per fargli cambiare idea circa l’uso delle banconote cartacee.

* Metodologia: n. 825 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni.  Indagine condotta tra il 27 e il 30 settembre 2019.

Facile.it: ecco quanto spendono le famiglie a Padova

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Italia

Quanto costa vivere a Padova e provincia e quanto spendono le famiglie per i conti di casa? In occasione dell’apertura del primo Facile.it Store nella città di Padova (https://www.facile.it/store.html) la web company ha analizzato nel dettaglio i costi che si devono sostenere in città e provincia per pagare mutui, prestiti, RC auto e moto, luce e gas. Ecco cosa è emerso.

Assicurazioni auto e moto

I primi costi finiti sotto la lente sono quelli assicurativi e, nello specifico, le coperture RC auto e moto*. Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it, ad agosto 2019 il premio medio RC auto nella città di Padova era pari a 574,00 euro, valore in aumento del 5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tariffe più basse, invece, se si prende in considerazione l’intera provincia di Padova; in questo caso, il premio medio rilevato ad agosto 2019 era pari a 483,10 euro, in calo dell’1,33% rispetto ad agosto 2018. Numeri alla mano, per assicurare un’auto nella provincia padovana occorre il 3,3% in più rispetto alla media regionale.

Un calo più consistente, invece, arriva dal fronte dell’RC moto; negli ultimi dodici mesi le tariffe sono diminuite e, ad agosto 2019, per assicurare una due ruote a Padova e provincia servivano, in media, 316,35 euro, vale a dire l’11,42% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Energia e gas

Tra le voci di spesa che incidono maggiormente sulle tasche dei cittadini ci sono quelle legate alla luce e al gas*. Per quanto riguarda i consumi energetici, prendendo in considerazione il consumo medio annuo di una famiglia residente a Padova e provincia (2.134 kWh), la spesa annuale prevista per il 2019, alla luce dei rincari del prezzo dell’energia che scatteranno dal 1֯ ottobre, è pari a 478,17 euro, vale a dire il 3,91% in più rispetto al 2018.

Dall’analisi della bolletta del gas, considerando i consumi medi annuali di una famiglia padovana (980 Smc), emerge che la spesa media mensile nei primi 8 mesi dell’anno è stata pari a 66,03 euro, ovvero il 5,78% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; attenzione però perché gli aumenti tariffari che scatteranno ad ottobre potrebbero far lievitare la bolletta e il conto finale potrebbe superare gli 841 euro spesi nel 2018.

Mutui casa

Altra voce di spesa finita sotto la lente di Facile.it è quella relativa al mutuo. Analizzando le richieste di finanziamento per l’acquisto della casa presentate tramite Mutui.it e Facile.it* è emerso che, nei primi 6 mesi del 2019, gli aspiranti mutuatari residenti in provincia di Padova hanno chiesto, mediamente, 122.554 euro, importo in linea con quanto rilevato nel primo semestre 2018, da restituire in poco meno di 22 anni e mezzo.

Analizzando l’identikit del richiedente padovano emerge che chi ha presentato domanda di mutuo aveva, in media, 40 anni e mezzo e ha cercato di ottenere un finanziamento di importo pari al 69% del valore dell’immobile da acquistare.

Dati interessanti emergono analizzando la tipologia di tasso scelto: l’84% dei richiedenti padovani ha optato per quello fisso, mentre solo il 15% ha cercato di ottenere il variabile. Limitando l’analisi ai soli mutui per l’acquisto della prima casa, invece, l’importo medio richiesto sale a 124.139 euro; al contrario, l’età media dei richiedenti scende a 39 anni e mezzo.

Prestiti personali

Altro elemento monitorato nell’analisi è stato il ricorso al credito al consumo. Esaminando le domande di prestito personale* presentate tramite Facile.it e Prestiti.it è emerso che, nel corso del primo semestre 2019, l’importo medio richiesto da utenti della provincia di Padova è stato pari a 12.721 euro, valore in calo del 3,1% rispetto a quanto rilevato durante i primi sei mesi del 2018; stabile, invece, la durata media dei piani di ammortamento richiesti, rimasta invariata a 64 rate (pari a poco più di 5 anni).

Analizzando le domande di prestito per le quali i richiedenti hanno esplicitato la finalità, emerge che la prima ragione che ha spinto i padovani a rivolgersi ad una società di credito è stata la ristrutturazione della casa (24%), seguita dall’acquisto di un’auto usata (19%) e dall’ottenimento di liquidità (17%).

Facile.it apre il suo secondo store in Veneto

Dopo il successo dei negozi aperti a Varese, Bergamo, Cremona, Roma, Milano, Monza, Parma, Genova, Reggio Emilia, Piacenza, Savona, Udine e Treviso, il comparatore leader nel confronto di prodotti di finanza personale e utenze domestiche apre il suo secondo store in Veneto, nel cuore della città di Padova (Via Roma, 128). All’interno del nuovo Store i cittadini troveranno consulenti dedicati che li guideranno nell’utilizzo del comparatore e nell’identificazione delle migliori offerte su prodotti assicurativi, finanziari e utenze domestiche.

«Continua il nostro percorso di espansione territoriale in Veneto e, a pochi giorni dall’inaugurazione del primo store della regione a Treviso, abbiamo scelto di aprire un nuovo negozio a Padova; i padovani sono molto attenti al risparmio e sappiamo di poter offrire loro concrete opportunità per ridurre le principali voci di spesa con cui le famiglie devono fare i conti ogni mese», ha spiegato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «Obiettivo dei Facile.it Store è di comprendere meglio le esigenze dei clienti e dare la possibilità di risparmiare, anche a un pubblico non ancora abituato a usare gli strumenti di comparazione online».

(*)

Per i premi RC: l’osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Questa ricerca è basata su 152.406 preventivi auto e 22.809 preventivi moto effettuati a Padova e provincia su Facile.it dai suoi utenti tra l’1 agosto 2018 e il 31 agosto 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. I dati si riferiscono ai premi forniti dalle compagnie confrontate da Facile.it, disponibili su questa pagina:

https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate.

Per i valori sui mutui, è stato analizzato un campione di oltre 1.600 richieste di mutuo presentate da gennaio a giugno 2018 e da gennaio a giugno 2019 tramite i portali Facile.it e Mutui.it da utenti residenti in provincia di Padova.

Per i valori sul credito al consumo è stato analizzato un campione di oltre 2.236 richieste di prestito personale presentate da gennaio a giugno 2018 e da gennaio a giugno 2019 tramite i portali Facile.it e Prestiti.it da utenti residenti in provincia di Padova.

Per il calcolo della bolletta elettrica è stata considerata una famiglia media composta da 2,7 individui, con un consumo annuo di 2.134 KWh in fascia monoraria e in mercato tutelato, potenza 3kW. Per la bolletta del gas, stessa famiglia media con un consumo annuo di 980 Smc in regime tutelato.

RC auto: dopo un sinistro rincari fino al 98%

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Secondo il sistema assicurativo Bonus/Malus, in caso di incidente stradale l’automobilista responsabile del sinistro vedrà peggiorare di 2 punti la propria classe di merito, con conseguente rincaro del costo dell’RC auto. Ma quanto aumenta il premio dell’assicurazione in casi come questo? Alla domanda ha cercato di dare risposta Facile.it che, analizzando un campione di oltre 14.000 preventivi raccolti nel primo trimestre dell’anno, ha scoperto come, a parità di profilo, le tariffe assicurative possano addirittura raddoppiare e i rincari variare notevolmente da provincia a provincia.

Per calcolare la variazione dei prezzi Facile.it ha preso come riferimento un campione di automobilisti in prima classe di merito* che, a seguito di un sinistro con colpa, sono passati in terza classe con relativo aumento della migliore offerta media disponibile online*.

Le province con i rincari maggiori

Dall’analisi è emerso che la provincia dove un sinistro con colpa “costa di più” è quella di Salerno; qui per un automobilista in prima classe di merito responsabile di un incidente, la media del miglior prezzo disponibile una volta scivolato in terza classe aumenta del 98,6% e, alla stipula di un nuovo contratto, dovrà sborsare 462 euro in più. Al secondo posto si posiziona un’altra provincia campana, quella di Napoli; in questo caso il passaggio dalla prima alla terza classe di merito comporta un rincaro del 76,1%, con un aggravio pari a 442 euro. Stessa sorte per gli automobilisti di Prato che, a seguito di un sinistro con colpa, devono fare i conti con un aumento medio del 75,8%, vale a dire 454 euro in più.

Il quarto posto è occupato dalla provincia di Caserta, area dove un sinistro con responsabilità comporta un rincaro medio del 70,3% (corrispondente a 419 euro), mentre alla quinta posizione si trova la provincia di Palermo, dove l’aumento medio è pari al 63,6% e il conto finale più salato di 241 euro.

Proseguendo nella Top Ten delle province italiane in cui causare un sinistro costa di più, la sesta posizione è occupata da un’altra provincia toscana, quella di Pistoia; qui, in media, gli automobilisti devono fare i conti con un aumento del 62,3%, vale a dire 244 euro in più. Seguono le province di Pavia e Pisa, dove l’aumento medio è pari, rispettivamente, a 60,2% e 58,4%; seppur molto vicine in termini percentuali, il conto in valori assoluti è meno salato per gli automobilisti pavesi, che devono far fronte ad un aumento di 143 euro, mentre per i guidatori pisani il rincaro è di 205 euro.

Al nono posto si è piazzata la prima provincia laziale, Frosinone, dove un automobilista in prima classe di merito responsabile di un sinistro deve fare i conti con un aumento medio del 56,6%, pari a 173 euro. Ultima della Top Ten è Ancona dove, a seguito di un incidente con colpa, il rincaro è del 51,5%, vale a dire 167 euro in più.

«Un incidente con colpa è una macchia che rimane nella storia assicurativa dell’automobilista per 5-6 anni e che condizionerà, per questo periodo di tempo, le tariffe offerte dalle compagnie», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «Il consiglio per cercare di contenere il più possibile il rincaro è di confrontare diversi preventivi prima di acquistare una nuova polizza; soprattutto in casi come questo le politiche tariffarie applicate dalle singole società assicurative determinano differenze di costo a volte davvero notevoli, pertanto è bene avere un quadro completo dell’offerta prima di scegliere.».

Le province con i rincari minori

Scorrendo la graduatoria in senso inverso emerge che Firenze è la provincia italiana dove un sinistro con colpa costa meno; per un automobilista fiorentino in prima classe di merito, la media del miglior prezzo disponibile una volta salito in terza classe aumenta del 18,8%, vale a dire appena 69 euro in più. Secondo posto per Venezia, dove il rincaro medio a seguito di sinistro è pari a 20,9%; in termini assoluti, però, i guidatori veneziani sono più fortunati dei fiorentini perché l’aumento percentuale corrisponde a 58 euro. A Bologna gli automobilisti responsabili di sinistro devono fare i conti con un aumento medio del 22,3% (vale a dire 68 euro), mentre in provincia di Varese il rincaro medio è del 22,6%, ovvero 59 euro.

In provincia di Cagliari il rincaro medio, a seguito di un sinistro con colpa, è pari al 24,8% (73 euro); poco più in basso si trovano Verona, dove l’aumento medio è del 25,2% (pari a 61 euro), Rimini, con un rincaro medio del 25,6% (pari a 90 euro), Bergamo (+28,5%, pari a 61 euro) e Treviso (+29%, pari a 74 euro). Ultima nella Top Ten delle province meno care è Ravenna; qui un automobilista in prima classe, a seguito di un incidente con colpa, deve fare i conti con un aumento medio del 32,1%, vale a dire 108 euro in più.

Guardando alle altre grandi province italiane, a Torino il rincaro medio a seguito di un sinistro con colpa è pari al 43,7%, vale a dire 138 euro in più, mentre a Bari l’aumento medio rilevato da Facile.it, pari al 40,7%, corrisponde a 146 euro.

A Milano un automobilista in prima classe di merito responsabile di un sinistro deve i fare i conti con un aumento medio del 37,5%, vale a dire 87 euro, mentre a Roma il rincaro medio, pari al 36,4%, corrisponde a 124 euro in più.

*  Le quotazioni sono state calcolate con i seguenti parametri: preventivi effettuati tramite il sito Facile.it nel periodo 1° gennaio – 31 marzo 2019, automobilista in prima classe di merito passato in terza a seguito di un sinistro con colpa, età media 40 anni, valore medio del veicolo 10.000 euro, uomo, senza guida esclusiva.

Aumento del petrolio: possibili ripercussioni sui mutui?

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Mercati

A causa dell’improvvisa impennata del prezzo del petrolio i consumatori italiani potrebbero fare i conti con molti aumenti, non solo quello della benzina. Qualora la situazione critica dovesse perdurare a lungo i rincari potrebbero riguardare anche settori apparentemente distanti, come quello dei mutui. Facile.it e Mutui.it hanno cercato di capire come l’aumento del prezzo del greggio possa riflettersi sui mutuatari e aspiranti tali; ecco cosa è emerso.

Le possibili conseguenze sulla domanda di mutui

Qualora il prezzo del petrolio rimanesse alto per molto tempo, ciò potrebbe determinare un aumento del costo di produzione e movimentazione delle merci. Considerato che nel nostro Paese l’85% dei trasporti commerciali avviene ancora su gomma*, l’impatto sul potere d’acquisto e capacità di risparmio delle famiglie sarebbe notevole. Avere meno risorse da destinare alla rata mensile o all’acquisto di un immobile sono elementi che ovviamente incidono negativamente sulla domanda di mutui.

«È bene considerare che eventi di portata straordinaria come quello verificatosi pochi giorni fa hanno una correlazione, sia pur indiretta, con vari aspetti dell’economia familiare perché, alla lunga, potrebbero innescare reazioni a catena tali da condizionare le scelte fatte dai consumatori come, ad esempio, quella legata all’acquisto di una casa», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it.

Le possibili conseguenze sull’offerta di mutui

Rispetto alle possibili conseguenze dal punto di vista dell’offerta dei mutui, sebbene nel breve periodo siano da escludere eventuali cambiamenti, alla lunga l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe mettere la BCE di fronte ad una scelta difficile.

Se a seguito del caro petrolio si verificasse un aumento dell’inflazione ritenuto positivo dalla BCE, ciò potrebbe spingere l’Istituto ad alleggerire le politiche adottate negli ultimi anni e far salire più rapidamente i tassi di interesse, che influenzano inevitabilmente IRS ed Euribor e quindi anche gli indici applicati ai mutui concessi alle famiglie per l’acquisto della casa.

È possibile però anche un altro scenario. Se la BCE dovesse ritenere che l’inflazione abbia creato un peggioramento delle condizioni generali ed un impatto negativo sulla crescita europea, potrebbe decidere di allungare le politiche di stimolo monetario adottate oggi, mantenendo ancora più a lungo le condizioni estremamente vantaggiose sul fronte dei tassi.

Un’opzione, quest’ultima, che farebbe felici sia coloro che hanno già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, sia coloro che sono intenzionati a comprare casa e potrebbero contare su tassi molto favorevoli.

*Dati Coldiretti