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Truffe e telefonia mobile; come non cadere in trappola

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Aziende, Tecnologia

Secondo alcuni recenti dati di mercato (Rapporto Digital 2018) l’Italia è il terzo Paese al mondo per penetrazione di telefoni cellulari alle spalle solo di Corea del Sud ed Hong Kong. Gli italiani passano ore a parlare o navigare tramite cellulare, ma non sempre sono contenti del loro operatore e, anzi, secondo un’indagine svolta per Facile.it dall’istituto di ricerca mUp Research in collaborazione con Norstat, lo scorso anno sono stati più di 14 milioni (36% del totale dei titolari di un contratto di telefonia mobile) quelli che hanno scelto di cambiare compagnia telefonica.

Un bacino di utenza così ampio non può che ingolosire la criminalità che, quindi, cerca di mettere in atto truffe di vario tipo a scapito dei clienti meno attenti. Difendersi, però, è spesso molto semplice, basta saper riconoscere subito i segnali d’allarme e, per questo motivo, Facile.it ha creato un vademecum in 5 punti da usare come scudo contro i male intenzionati. Eccolo

1) La truffa del Sì. Il funzionamento di questo genere di truffa è tanto semplice quanto pericoloso negli effetti che può produrre. Generalmente si riceve una telefonata – che può essere sia su linea fissa sia, appunto, sul nostro cellulare – proveniente da un numero con prefisso telefonico italiano. Non appena si risponde, chi ha chiamato ci chiederà se siamo il signor Tal dei Tali.

Rispondendo , con buona probabilità siamo finiti nella rete del ragno. Molte vittime di questa truffa hanno raccontato che quel sì, detto in assoluta semplicità e senza pensieri, tramite un’abile attività di montaggio audio è diventato la risposta a domande in realtà mai poste durante la conversazione e usate per certificare il fatto che si fosse richiesto l’abbonamento a qualche servizio a pagamento, il cambio di operatore e via dicendo.

Un modo semplice per difendersi è quello di dotare il nostro telefono di un identificativo di chiamante che, prima ancora che noi si risponda, mostri il numero che ci sta chiamando e, se non lo si conosce mettersi subito in allerta. Ancora più semplice, dare una risposta che non consenta di essere montata in un audio diverso con lo scopo che abbiamo descritto.

Insomma, se vi chiedono: Lei è Mario Rossi? Meglio articolare la risposta e, invece che sì, dire qualcosa del tipo: Mi chiamo così o, anche, Sono io.

2) I numeri da non richiamare. Un altro genere di truffa molto diffusa è quella legata alle chiamate non risposte ricevute da numeri sconosciuti. Il meccanismo è questo; si riceve una telefonata da un numero sconosciuto e, nel momento stesso in cui rispondiamo, il truffatore fa cadere la linea senza dire una sola parola.

L’intenzione di chi mette in atto la frode è proprio quella di spingere la preda a richiamare e, a quel punto, prosciugargli il credito telefonico addebitando sul suo numero costi a dir poco esorbitanti per la chiamata.

Questa truffa, fate bene attenzione, per funzionare ha bisogno di un elemento imprescindibile, ovvero che la preda provi a ricontattare chi lo ha chiamato. L’aiuto più importante per non cascare in questo inganno arriva dal web dove bastano pochi secondi per verificare se il numero che ci ha chiamato sia magari già segnalato come origine di frodi.

3) Gli abbonamenti truffa. Sono davvero milioni gli italiani caduti in questa trappola e ritrovatisi iscritti, a loro insaputa, a servizi a pagamento attivatisi, magari semplicemente dopo aver navigato su un sito o dopo aver cliccato, anche involontariamente su un banner che impediva di vedere ciò che volevamo.

Purtroppo, il più delle volte ci si accorge della frode solo dopo l’esaurimento del credito telefonico o, comunque, dopo che ce ne è stata sottratta una quantità notevole.

Se è semplice cadere nella trappola, però, è altrettanto semplice uscirne o, addirittura, non entrarci nemmeno. Basta richiedere al proprio operatore il blocco totale dei cosiddetti servizi a pagamento e, se non lo avete fatto prima, ma vi siete resi conto che nelle ultime 24 ore il vostro credito è stato letteralmente risucchiato da questo gorgo, contattare il vostro operatore non solo perché renda impossibili futuri addebiti, ma proceda anche al riaccredito di quanto tolto senza vostra autorizzazione. A questa richiesta, peraltro, non potrà opporre alcun rifiuto.

4) La tariffa che raddoppia. Questo tipo di truffa è stato segnalato più volte alla Polizia e, nella quasi totalità dei casi, il denominatore comune era la presenza di un call center i cui operatori un tempo lavoravano realmente per un gestore telefonico, ma che una volta concluso l’appalto, invece che cancellare i dati dei clienti di quel fornitore di telefonia, li conservavano per mettere in atto frodi.

Lo schema è sempre lo stesso; il cliente viene contattato con una telefonata e l’operatore – che sa quale sia l’azienda di telefonia mobile con cui la vittima ha un contratto – lo informa che proprio quella compagnia sta per aumentare di molto i costi o, anche, che ha avuto gravi problemi alle infrastrutture.

Per metterlo al riparo da questi rischi o scusarsi dei fastidi arrecati dai problemi appena descritti, afferma lui, è però in grado di offrirgli una nuova tariffa, con un altro operatore.

Questo, ricordatelo bene, non è mai il modo di agire delle aziende serie che operano nel campo della telefonia; se ricevete una chiamata come quella che abbiamo raccontato, non concludete nulla al telefono e prendetevi il tempo per verificare in prima persona, tramite il sito ufficiale della compagnia o chiamando al numero dell’azienda.

5) Le truffe via WhatsApp. La maggior parte di noi è ormai avvezza a non fidarsi di e-mail che, non richieste, ci arrivano nella casella di posta elettronica e ci invitano, per un motivo o per un altro, a cliccare su un link per inserire dati privati o di pagamento.

Lo stesso schema, però, oggi viaggia su un altro canale; i messaggi istantanei su telefono cellulare. Non abituati a dubitare di quello che ci arriva in questo modo, troppo spesso abbiamo le difese abbassate e, altrettanto spesso, cadiamo in trappola.

Solitamente, tramite un messaggio fintamente proveniente dal nostro operatore, veniamo avvisati che a seguito di un’estrazione siamo stati selezionati per ricevere un premio (una ricarica telefonica, un upgrade gratuito del nostro piano tariffario, un telefono cellulare o altro).

Per ricevere il premio, ci scrivono, è sufficiente cliccare sul link contenuto nel messaggio per confermare i nostri dati; se lo faremo, in pochi istanti il nostro credito telefonico verrà rubato e, magari, ci troveremo iscritti a qualche servizio extra.

Ricordatevi che nessuna azienda seria vi invierà mai messaggi di questo genere; se veramente avremo vinto un premio, ne troveremo notifica nella nostra area riservata sul sito dell’operatore che comunque, conosce già i nostri dati e certamente non ci chiederà di confermarli in questo modo.

E ora che avete tutte le armi, a voi trovare le offerte più adatte a voi…senza mai cadere in trappola!

* Metodologia: n. 1.023 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni + n.411 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione dell’area metropolitana di Milano. Indagine condotta a novembre 2018.

Prestiti per le vacanze: erogati oltre 72 milioni di euro in 5 mesi

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Economia, Viaggi

A breve scatteranno le vacanze estive per milioni di italiani; un appuntamento a cui pochi sembrano voler rinunciare e sono sempre di più coloro che, per far fronte ai costi di un viaggio, scelgono di ricorrere ad una società di credito. Secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nei soli primi 5 mesi del 2019 sono stati erogati oltre 72 milioni di euro in prestiti personali destinati a coprire le spese legate alle vacanze.

L’analisi, compiuta su un campione di oltre 95.000 domande di finanziamento presentate dal 1° gennaio al 31 maggio attraverso i due portali, da un lato ha definito in 5.291 euro l’importo medio della richiesta di prestito e dall’altro nel 30% l’aumento del peso di queste domande sul totale dei prestiti personali che si è cercato di ottenere.

Se è vero che è aumentato il numero di richiedenti – si legge nell’analisi – è altrettanto vero che si è ridotto il taglio medio e si ricorre al prestito non necessariamente per la vacanza della vita, quella dal costo proibitivo, ma anche per viaggi di valore notevolmente inferiore rispetto al passato; rispetto al totale delle domande, il peso percentuale di coloro che hanno cercato di ottenere più di 10.000 euro per pagare le vacanze è passato dal 22% al 17% del totale. Di contro, i richiedenti che si sono orientati su importi più contenuti, compresi tra i 2.000 euro e i 5.000 euro, nei primi 5 mesi del 2019 hanno rappresentato il 70% del campione totale; erano il 60% nel 2018.

Un altro dato è significativo; nonostante il calo degli importi medi richiesti, i piani di ammortamento si sono allungati, passando da 45 a 51 rate (vale a dire poco più di 4 anni). Ma non è una cattiva notizia.

«Analizzando le migliori offerte presenti sul canale online emerge che i tassi di interesse (taeg) medi* per un prestito personale chiesto per pagare le spese legate ad un viaggio variano tra il 6,64% e il 7,15%», spiega Andrea Bordigone, responsabile prestiti di Facile.it. «Valori che permettono a chi presenta domanda di puntare ad un piano di ammortamento più lungo – che si traduce in una rata più leggera – senza che questo abbia un impatto eccessivo dal punto di vista degli interessi da pagare».

Dall’analisi del profilo di chi ha presentato domanda di prestito personale per pagare un viaggio emerge come questa tipologia di finanziamento sia particolarmente diffusa tra i giovani. Se, in generale, chi si rivolge ad una società di credito in Italia ha, in media, più di 43 anni, quando si tratta di prestiti per le vacanze l’età media dei richiedenti scende al di sotto dei 39 anni. Un valore su cui hanno un ruolo determinante gli under 30, ai quali fa capo quasi una domanda di prestito vacanze su tre.

A presentar domanda di prestito è stato nel 76% dei casi un uomo, mentre lo stipendio medio dichiarato in fase di richiesta è pari a 1.750 euro, anche se permangono le differenze tra il campione maschile, che in media dichiara uno stipendio di 1.862 euro e quello femminile, con un reddito mensile di 1.361 euro.

Per quanto riguarda la posizione lavorativa dei richiedenti, il 61% è un dipendente privato a tempo indeterminato, il 10% un lavoratore autonomo o libero professionista.

 

*Simulazione realizzata su Facile.it in data 19 giugno 2019 considerando una richiesta di prestito personale per vacanza di 5.000 euro da restituire in 48 rate

RC Auto: in Veneto premi in aumento dell’1,9% a maggio 2019

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Notizie in chiaroscuro per gli automobilisti veneti; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it, dopo un primo trimestre positivo, caratterizzato da un calo generalizzato delle tariffe medie RC auto, a partire dal mese di aprile i premi hanno ripreso a salire tanto che, a maggio 2019, per assicurare un’auto in Veneto servivano, in media, 456 euro, vale a dire l’1,9% in più rispetto a marzo 2019.

I rincari sono ancor più significativi se si considera che, nello stesso periodo, a livello nazionale il premio medio è salito dello 0,9%; la buona notizia per gli automobilisti venenti è che, nonostante gli aumenti, per assicurare un veicolo nella regione, a maggio 2019, occorreva il 16,6% in meno rispetto alla media nazionale.

Il dato emerge dall’analisi di oltre 650mila preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Confrontando il costo medio dell’RC auto maggio 2019 con quello di marzo 2019 emerge che i rincari hanno riguardato tutte le aree della regione, ad eccezione di una.

Rovigo è la provincia veneta dove, nel periodo analizzato, il premio medio RC auto è cresciuto maggiormente (+9%) arrivando, a maggio 2019, a 437,7 euro; nonostante questo, però, il valore rilevato nella provincia si conferma comunque inferiore del 4% rispetto alla media regionale.

Prezzi in aumento anche nelle province di Venezia e Belluno, aree dove, rispetto a marzo 2019, le tariffe sono salite rispettivamente del 3,3% e del 3,2%. Guardando ai valori assoluti, invece, le due province si posizionano agli estremi della graduatoria regionale: Venezia, con un costo RC auto medio pari a 485,1 euro, è l’area più cara del Veneto mentre Belluno, con un premio medio di 372,9 euro, è la più economica.

Rincari sono stati registrati anche a Treviso; per assicurare un veicolo nella provincia, a maggio 2019, occorrevano, in media, 464,5 euro, vale a dire il 3% in più rispetto a marzo 2019.

A Vicenza il premio medio RC auto è salito del 2,3% raggiungendo, a maggio 2019, i 427,7 euro mentre in provincia di Verona, nonostante un rincaro più contenuto (+1,1%), il costo medio ha raggiunto i 448,6 euro.

Unica provincia veneta dove le tariffe sono calate, seppur di poco, è stata quella di Padova; qui, a maggio 2019, il premio medio era pari a 460,9 euro, vale a dire lo 0,2% in meno rispetto a quello registrato a marzo 2019.

*L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 658.577 preventivi effettuati in Veneto dai suoi utenti tra il 1 maggio 2018 e il 31 maggio 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

RC Auto: nel Lazio premi in calo del 3,6% nei primi 4 mesi

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Buone notizie per gli automobilisti laziali; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it nel corso dei primi 4 mesi del 2019 il premio medio nel Lazio è diminuito tanto che, ad aprile 2019, per assicurare un’auto nella regione servivano, in media, 551,81 euro, il 3,6% in meno rispetto a gennaio 2019.

Il calo delle tariffe laziali è ancor più significativo se si considera che è stato superiore a quello registrato a livello nazionale (-2,1%); nonostante questo, però, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo nella regione occorreva, mediamente, l’1,1% in più rispetto alla media italiana (545,86 euro).

Il dato emerge dall’analisi di oltre 1,4 milioni di preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Confrontando il costo medio dell’RC auto rilevato ad aprile 2019 con quello di gennaio 2019 emerge i costi medi sono diminuiti in tutte le province laziali, seppur in misura differente.

L’andamento provinciale

Nella regione, il calo delle tariffe più consistente è stato registrato in provincia di Latina, area dove, nel periodo analizzato, il premio medio è diminuito del 4,6%. Nonostante questo, la provincia resta di gran lunga la più cara del Lazio in termini di RC auto tanto che, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo agli automobilisti latinesi occorrevano, in media, 652,1 euro, vale a dire il 18% in più rispetto alla media regionale e, addirittura, il 19% in più se confrontato con quella nazionale.

Tariffe in calo anche nella provincia di Rieti; in questo caso, la diminuzione del premio medio è stata pari al -4,2% e, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo in quest’area occorrevano, in media, 520,28 euro, vale a dire il 6% in meno rispetto alla media regionale.

La provincia di Viterbo ha registrato un andamento analogo a quello regionale, con un calo delle tariffe media pari al -3,6%. La provincia conquista così un primato: è l’area della regione dove assicurare un veicolo a quattro ruote costa meno; ad aprile 2019 occorrevano, in media, 459,85 euro, vale a dire il 17% in meno rispetto alla media laziale.

Tariffe in calo, seppur in misura minore rispetto alla media regionale, per la provincia di Roma, dove il premio medio è diminuito del 3,5%. Questo significa che, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo nella provincia occorrevano, mediamente, 552,4 euro, vale a dire l’1,20% in più rispetto alla media nazionale.

Il calo più contenuto del Lazio è stato invece registrato nella provincia di Frosinone, dove la diminuzione delle tariffe è stata pari al -1,8%. Nonostante ciò, l’area rimane tra le meno costose della regione: ad aprile 2019, per assicurare un veicolo gli automobilisti frusinati hanno speso, in media, 476,76 euro, vale a dire il 14% in meno rispetto alla media laziale.

Le garanzie accessorie

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che nel Lazio, tra coloro che hanno inserito una garanzia in fase di preventivo, la più richiesta risulta essere l’assistenza stradale (43%); seguono la copertura infortuni conducente (18%) e la garanzia furto incendio (17%).

 *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 1.525.176 preventivi effettuati nel Lazio dai suoi utenti tra il 1 aprile 2018 e il 31 aprile 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

Bollette luce e gas: ogni anno 120.000 morosi tentano invano di cambiare fornitore

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Casa e Giardino, Economia

Secondo le stime di Facile.it, nel 2018 sono stati più di 120.000 gli italiani che, dopo aver saltato il pagamento di una o più bollette luce e gas, hanno cercato di cambiare fornitore di energia. Il dato arriva dall’analisi realizzata dal comparatore su un campione di oltre 20.000 contratti di cambio fornitura raccolti nel 2018, dai quali è emerso come il 2,8% delle richieste sia stato respinto dal nuovo venditore proprio a causa di una pregressa morosità del richiedente.

«Le società del settore energia hanno la facoltà di rifiutare la richiesta di stipula non solo qualora a seguito della consultazione di apposite banche dati il profilo del cliente sia giudicato non sufficientemente affidabile o moroso,», spiega Silvia Rossi, responsabile energia di Facile.it. «ma anche se ritengono che il cliente abbia presentato nel corso dei dodici mesi precedenti un numero elevato di richieste di cambio fornitore».

Tra i 120.000 che hanno cercato di cambiare fornitore pur avendo bollette arretrate, esistono sostanzialmente due tipi di profilo; da un lato i cosiddetti turisti energetici, ovvero coloro che volontariamente passano da un operatore all’altro senza pagare le bollette; dall’altro coloro che, trovandosi in difficoltà, non hanno potuto onorare i debiti legati ai consumi di luce e gas, ma anche se oggi si trovano in condizioni migliori, vedono la richiesta bocciata dal nuovo fornitore per la morosità pregressa.

Per loro quindi si chiude definitivamente la possibilità di ottenere un nuovo contratto? No, ma a patto di saldare i debiti precedenti e che il nuovo operatore sia disposto ad accollarsi il rischio di un’eventuale ulteriore morosità.

Identikit dei morosi in cerca di un nuovo fornitore

Dall’analisi del fenomeno su base locale emergono dei dati interessati. La Calabria è la regione con la percentuale più alta di morosi cui è stato negato il contratto; in quest’area, tra coloro che hanno cercato di cambiare fornitore di energia lo scorso anno, l’8,9% ha visto respinta la domanda di fornitura a causa di una morosità pregressa. Seconda in classifica è la Sicilia, regione dove lo scorso anno il 7,4% di coloro che hanno cercato di cambiare fornitore hanno ricevuto un NO a causa di bollette non pagate; al terzo posto si posizione la Campania (4%).

I valori cambiano sensibilmente al variare dell’età dell’intestatario del contratto e, in questo caso, gli utenti potenzialmente meno “corretti” sembrano essere i più giovani. Analizzando il comportamento degli over 40 emerge che, tra loro, solo l’1,7% ha visto rifiutata la richiesta a causa di morosità, mentre tra chi ha meno di 40 anni la percentuale sale fino ad arrivare a quasi al 5%.

Altro dato significativo è quello legato alla modalità di pagamento; se si guarda a coloro che hanno scelto il pagamento tramite bollettino si scopre che il 3,3% ha ricevuto un NO da parte del nuovo fornitore causa morosità mentre tra coloro che hanno scelto l’addebito su conto corrente, la percentuale scende all’1,4%.

I “furbetti” potrebbero avere le gambe corte

Nonostante le verifiche, non sempre gli operatori identificano in tempo i morosi, che spesso riescono a cambiare fornitore in barba ai debiti insoluti. Le iniziative introdotte per arginare il cosiddetto turismo energetico, però, sono sempre di più; tra esse c’è il Corrispettivo di morosità (Cmor). Si tratta di un meccanismo, poco conosciuto dai consumatori finali, che consente ai fornitori di energia di recuperare dal cliente moroso parte degli importi delle bollette non saldate, anche qualora questi riesca a cambiare venditore.

Attraverso il SII (Sistema Informativo Integrato), il fornitore uscente ha la possibilità di presentare domanda di indennizzo per il recupero di quanto non pagato dal cliente. Il SII valuta la legittimità della richiesta e il rispetto di alcuni precisi criteri da parte del venditore; qualora l’esito della valutazione fosse positivo, l’indennizzo forfettario verrà inserito dal nuovo fornitore nella bolletta del cliente moroso.

Attenzione alle tempistiche; il Cmor non viene inserito nella prima bolletta del nuovo fornitore, ma in un periodo variabile tra i 6 e i 12 mesi, arco temporale stabilito per legge così da lasciare ai clienti la possibilità di saldare l’eventuale debito.

RC Auto: in Toscana premi in calo del 3,3% nel primo trimestre

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Buone notizie per gli automobilisti toscani; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it, nel corso dei primi 3 mesi dell’anno il premio medio RC auto nella regione è diminuito tanto che, a marzo 2019, per assicurare un’auto in Toscana occorrevano, in media, 615,03 euro, valore in calo del 3,3% rispetto a gennaio 2019.

Nonostante il calo, che ha superato quello registrato a livello nazionale (-2,7%), assicurare un veicolo nella regione costa ancora molto; gli automobilisti toscani pagano mediamente il 13% in più della media nazionale.

Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 550.000 preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Guardando più da vicino alle tariffe e confrontando il costo medio dell’RC auto di marzo 2019 con quello di gennaio 2019 emerge un andamento provinciale piuttosto differenziato.

Dove le tariffe sono aumentate…

Dal punto di vista dell’andamento dei prezzi, maglia nera della regione nel periodo analizzato è Pisa; la provincia è l’unica della Toscana dove le tariffe sono aumentate; a marzo 2019 per assicurare un veicolo in quest’area occorrevano, in media, 625,40 euro, vale a dire il 3,3% in più rispetto a gennaio 2019. Il rincaro aumenta la distanza dal premio medio nazionale; gli automobilisti pisani pagano per l’RC auto mediamente il 15% in più della media nazionale.

… e dove sono diminuite

Lucca è la provincia toscana dove, nel primo trimestre, le tariffe sono calate maggiormente; a marzo 2019 il premio medio era pari a 594,15 euro, l’8,7% in meno rispetto a gennaio 2019. Di contro, per assicurare un veicolo nella provincia gli automobilisti spendono, in media, il 10% in più della media nazionale.

Possono ritenersi soddisfatti gli automobilisti di Arezzo; nella provincia il premio medio è diminuito del 7,2% assestandosi, a marzo 2019, a 465,52 euro, vale a dire il 14% in meno rispetto alla media nazionale

Scorrendo la classifica si trova Firenze, al terzo posto con un calo del premio medio pari al -6,9%; nonostante questo, a marzo 2019, per assicurare un veicolo nel capoluogo toscano occorrevano in media 596,40 euro, il 10% in più rispetto alla media italiana.

Dati in chiaroscuro per Prato; nella provincia, nonostante il premio medio sia diminuito del 5,2%, le tariffe continuano a rimanere altissime. A marzo 2019, l’RC auto media era pari a 874,57 euro, il 61% in più della media nazionale, valore che fa conquistare a quest’area non solo la maglia nera della regione, ma anche il terzo posto nella classifica italiana delle province dove assicurare l’auto costa di più; fanno peggio solo Napoli e Caserta.

Nella provincia di Massa-Carrara il premio medio, a marzo 2019, era pari a 711,01 euro, in calo del 4,1% rispetto a gennaio 2019; nonostante questo per assicurare un’auto nella provincia occorre, mediamente, il 31% in più della media italiana.

Siena, con un calo delle tariffe del 3% si conferma invece come provincia più economica della Toscana per l’RC auto; a marzo 2019 i senesi hanno pagato, in media 441,76 euro, il 19% in meno rispetto alla media nazionale.

In provincia di Pistoia il premio medio è diminuito dell’1,9% attestandosi, a marzo 2019, a 697,85 euro; il calo allontanata ulteriormente i valori provinciali da quelli nazionali; per assicurare l’auto i pistoiesi pagano, mediamente, il 29% in più della media italiana.

Valori in calo, seppur in misura inferiore rispetto alla media nazionale, nella provincia di Grosseto, dove il premio medio è diminuito dello 0,8%, e in quella di Livorno (-0,5%). Di contro, a marzo 2019, se per assicurare un veicolo gli automobilisti grossetani hanno speso in media 468,70 euro (il 14% in meno rispetto alla media italiana), il premio RC auto registrato a Livorno (pari a 562,64 euro) risultava più alto del 4% rispetto al valore nazionale.

Le garanzie accessorie

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che in Toscana, tra coloro che hanno inserito una garanzia in fase di preventivo, la più richiesta risulta essere l’assistenza stradale (46%); seguono la tutela legale (18%) e la copertura infortuni conducente (16%).

*L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 553.450 preventivi effettuati in Toscana dai suoi utenti tra il 1 marzo 2018 e il 31 marzo 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

Cinture di sicurezza posteriori: più di 1 italiano su 2 non le usa

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

L’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza nei sedili posteriori dell’auto è sancito dall’articolo 172 del codice della strada; nonostante questo, sono ancora molti gli italiani che trasgrediscono la norma; più di 1 su 2 (55,9%), vale a dire 24,5 milioni di persone. È questo il dato allarmante emerso dall’indagine commissionata da Facile.it e realizzata da mUp Research in collaborazione con Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.

Se è vero che i cittadini sembrano essere generalmente poco disciplinati quando viaggiano sui sedili posteriori dell’auto, è altrettanto vero che, se ci si sposta nei sedili anteriori, il quadro cambia radicalmente e, in questo caso, più di 9 rispondenti su 10 dichiarano di utilizzare sempre le cinture di sicurezza.

Le cinture posteriori: chi le usa e chi no

Guardando alle differenze territoriali, emerge che l’utilizzo delle cinture di sicurezza nei sedili posteriori è più basso nelle regioni del Sud Italia e nelle Isole, dove ben il 65,3% dei rispondenti dichiara di non allacciarle La percentuale è sensibilmente distante da quella rilevata nelle aree del Nord Est, dove, unico caso nella Penisola, chi dichiara di usare le cinture sui sedili posteriori è parte di un campione nettamente superiore rispetto a quello di chi ammette di non farlo (60,2% vs 39,8%).

Significative le diverse abitudini rilevate in base all’età; la buona notizia è che, guardando questa volta a chi dichiara di usare le cinture posteriori, i giovani risultano essere molto più bravi degli adulti; le allacciano il 49,5% dei ragazzi con età fra i 18 e i 24 anni, mentre la percentuale crolla al 42,6% nella fascia 35-50 anni.

Se si guarda al sesso, invece, emerge che gli uomini sono i più virtuosi sui sedili posteriori; il 46,4% del campione maschile dichiara di allacciare le cinture quando viaggiano dietro, mentre tra le donne la percentuale scende al 41,9%.

La cinture al volante: 9 su 10 le usano

La buona notizia è che, almeno quando si è seduti nei sedili anteriori, gli italiani sembrano aver capito l’importanza di allacciare le cinture tanto che, secondo i risultati dell’indagine commissionata da Facile.it, più di 9 rispondenti su 10 dichiarano di utilizzarle.

Non mancano anche in questo caso le differenze socio-demografiche; quando si è alla guida, se è vero che a livello nazionale la percentuale di chi usa la cintura è sempre molto alta (97,1%), è altrettanto vero che va notata la grande differenza con le aree del Sud ed Isole dove la percentuale di chi usa le cinture (95,4%) risulta inferiore di quasi 2 punti percentuali rispetto alla media nazionale e addirittura 3 punti se messa in relazione con quello del Nord Est (98,3%).

Anche al volante gli uomini sono risultati più inclini all’uso delle cinture rispetto alle donne (97,7% vs al 96,6% del campione femminile).

Il quadro rimane sostanzialmente invariato se dal posto di guida ci si sposta nel sedile passeggero dove, a livello complessivo, il 96,5% dichiara di utilizzare le cinture di sicurezza.

Cinture posteriori: obbligatorie o no?

L’indagine ha voluto sondare anche il grado di conoscenza degli italiani rispetto all’obbligatorietà delle cinture di sicurezza posteriori. Il dato che sorprende è che, più di un italiano su quattro ritiene che l’uso delle cinture posteriori non sia obbligatorio o, comunque, dichiara di non sapere se lo sia (28,8%).

Il dato sale fino al 33% nel solo campione femminile e al 35,4% fra i più giovani, che sono anche quelli in assoluto più certi della non obbligatorietà.

Osservando i valori su base geografica, emerge che la percentuale di chi non sa o è convinto le cinture posteriori non siano obbligatorie schizza fino al 36,3% nel Meridione (contro il 17,6% registrato nel Nord Est).

Incrociando questi dati con quelli relativi all’uso delle cinture posteriori emerge un elemento che fa riflettere; sebbene il 71% dei rispondenti dichiari di essere consapevole dell’obbligatorietà delle cinture posteriori, all’atto pratico solo 4 su 10 le allacciano.

Significativa la percentuale di italiani ancora scettici circa l’utilità di questi dispositivi di sicurezza; alla domanda “pensa sia utile usare le cinture di sicurezza posteriori?” 1 rispondente su 5 ha dichiarato di non sapere o di ritenerle non utili.

Il 79,6% degli intervistati dichiara invece di ritenere utili le cinture posteriori; lo affermano soprattutto gli uomini (81,3% vs 78% del campione femminile); gli italiani con età compresa fra i 51 ed i 65 anni (79,7%) ed i residenti nel Nord Est (87,9%). Ancora una volta il dato si abbassa al Sud e nelle Isole; qui ritengono utili le cinture posteriori solo il 74% degli intervistati.

Cinture di sicurezza e RC auto

Il mancato uso delle cinture, oltre a mettere in pericolo l’incolumità di chi si trova all’interno della vettura in caso di incidente, è soggetto a sanzione amministrativa pecuniaria che va dagli 80 ai 323 euro, cui si aggiunge, se a violare la norma è il conducente, una decurtazione di 5 punti della patente (che sale a 10 per i neopatentati). Da non sottovalutare, inoltre, le possibili conseguenze sul piano dell’RC auto.

 «In caso di danni alle persone trasportate, qualora venisse accertata l’assenza dell’uso delle cinture di sicurezza, la compagnia assicurative potrebbe non rimborsare o applicare il diritto di rivalsa per “trasporto effettuato in mancanza di conformità alle leggi vigenti”», spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it. «Inoltre, anche in caso di risarcimento, questo potrebbe essere ridotto qualora la mancanza dell’uso delle cinture abbia contribuito ad aggravare il danno subito.».

* Metodologia: n. 1.971 interviste CAWI con individui in età 18 18-74 anni su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Indagine condotta a maggio 2019.

RC Auto: in Puglia premi in aumento dello 0,7% nel primo trimestre

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Economia

Brutte notizie per gli automobilisti pugliesi; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it, nel corso dei primi 3 mesi dell’anno il premio medio RC auto nella regione è aumentato tanto che, a marzo 2019, per assicurare un’auto in Puglia occorrevano, in media, 624,54 euro, valore in crescita dello 0,7% rispetto a gennaio 2019.

I rincari risultano ancor più significativi se si considera che, nello stesso periodo, la regione è l’unica – insieme alla Calabria – dove le tariffe medie sono salite, mentre a livello nazionale si è registrato un calo del 2,7%.

La situazione non migliora di molto se si analizzano i valori in termini assoluti; il premio medio registrato a marzo 2019 in Puglia è il terzo più alto d’Italia; questo vuol dire che gli automobilisti pugliesi pagano per l’RC auto il 15% in più della media nazionale (542,09 euro).

Il dato emerge dall’analisi di un campione di oltre 260.000 preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Guardando più da vicino l’andamento delle tariffe e confrontando il costo medio dell’RC auto di marzo 2019 con quello di gennaio 2019 emerge però che i rincari hanno riguardato solo alcune delle province pugliesi.

Dove le tariffe sono aumentate…

I rincari più significativi sono stati registrati in provincia di Bari, area dove il premio medio RC auto è salito del 3%; qui, a marzo 2019, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 640,48 euro, vale a dire il 18% in più rispetto alla media nazionale.

Non meno fortunati gli automobilisti di Foggia; le tariffe nella provincia sono aumentate del 2,9% portando il premio medio, a marzo 2019, a 838,03 euro, vale a dire il 55% in più rispetto alla media nazionale. Il valore fa conquistare alla provincia il primato regionale e il quarto posto nella classifica delle zone più costose d’Italia per l’RC auto; fanno peggio solo Caserta, Napoli e Prato.

Tariffe in crescita anche a Taranto; nel primo trimestre gli automobilisti tarantini hanno visto aumentare il premio medio RC auto dell’1,8% tanto che, a marzo 2019, per assicurare un veicolo nella provincia occorrevano, in media 652,86 euro, il 20% in più rispetto alla media italiana.

… e dove sono diminuite

Possono tirare un sospiro di sollievo gli automobilisti residenti nella provincia Lecce; il premio medio registrato a marzo 2019, pari a 501,80 euro, non solo risulta in lieve calo rispetto a gennaio 2019 (-0,2%), ma è anche il più basso della regione, addirittura il 7% in meno rispetto alla media nazionale.

In calo anche le tariffe registrate nella provincia di Barletta-Andria-Trani, area dove nel corso del primo trimestre dell’anno il premio medio è diminuito dell’1,2% toccando, a marzo 2019, i 643,12 euro. Nonostante questo, assicurare un veicolo nella provincia di BAT costa ancora molto, il 19% in più rispetto alla media nazionale.

Brindisi è invece la provincia pugliese che ha registrato il calo più significativo; nei primi tre mesi dell’anno gli automobilisti hanno visto diminuire la tariffa media del 3,5% e, a marzo 2019, per assicurare un veicolo a quattro ruote occorrevano, in media, 583,54 euro.

Le garanzie accessorie

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che in Puglia, tra coloro che hanno inserito una garanzia in fase di preventivo, la più richiesta risulta essere l’assistenza stradale (70%); seguono la copertura infortuni conducente (11%) e la tutela legale (9%).

*L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 263.027 preventivi effettuati in Puglia dai suoi utenti tra il 1 marzo 2018 e il 31 marzo 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

RC Auto: in Lombardia premi in calo del 2,1% nei primi 4 mesi

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Aziende, Economia

Buone notizie per gli automobilisti lombardi; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it nel corso dei primi 4 mesi del 2019 il premio medio è diminuito tanto che, ad aprile 2019, per assicurare un’auto in Lombardia servivano, in media, 432,97 euro, il 2,1% in meno rispetto a gennaio 2019.

Guardando più da vicino l’andamento regionale emerge però che se da gennaio a marzo il premio medio è diminuito costantemente, mese su mese, ad aprile il calo dei prezzi è rallentato e il premio medio ha mostrato i primi segnali di rialzo; gli automobilisti lombardi non devono però allarmarsi perché, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo nella regione occorreva il 21% in meno della media nazionale (545,86 euro).

Il dato emerge dall’analisi di oltre 1,4 milioni di preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Confrontando il costo medio dell’RC auto rilevato ad aprile 2019 con quello di gennaio 2019 emerge che il calo delle tariffe non ha riguardato tutte le province lombarde e anche laddove le tariffe sono diminuite, le differenze territoriali sono piuttosto significative.

Dove le tariffe sono aumentate….

La provincia di Cremona è l’area della Lombardia che ha subito i maggiori rincari; ad aprile 2019 il premio medio era pari a 451,71 euro, vale a dire l’1,6% in più rispetto a gennaio 2019. L’aumento delle tariffe fa conquistare alla provincia la seconda posizione nella classifica delle aree più care della regione dove assicurare l’auto.

L’altra provincia lombarda dove le tariffe sono aumentate è quella di Como; in quest’area il rincaro è stato pari al +0,5% e il premio medio ad aprile 2019 ha raggiunto i 448,19 euro, vale a dire il 4% in più rispetto alla media regionale.

… e dove sono diminuite

Nei primi 4 mesi dell’anno il calo delle tariffe più consistente in Lombardia è stato nella provincia di Mantova; qui, da gennaio ad aprile, il premio medio è diminuito del 7,8% arrivando a 399,58 euro. Il valore registrato nella provincia è tra i più bassi della regione e inferiore del 27% rispetto alla media nazionale.

Un calo significativo delle tariffe è stato rilevato anche nella provincia di Lecco, area dove il premio medio è sceso del 5,5% stabilizzandosi, ad aprile 2019, a 380,84 euro. Il valore fa guadagnare alla provincia un primato; è l’area della Lombardia dove assicurare l’auto costa meno, il 12% in meno rispetto alla media regionale.

Nella provincia di Lodi il calo registrato nei primi 4 mesi dell’anno è stati pari al 4,8%; qui, per assicurare un veicolo, ad aprile 2019 occorrevano, in media, 449,27 euro. Di poco inferiore il calo evidenziato nella provincia di Pavia (-3,3%), area dove, ad aprile 2019, il premio medio si è stabilizzato a 459,32 euro; nonostante la diminuzione delle tariffe, la provincia guadagna il primo posto nella classifica delle aree della Lombardia più care in termini di RC auto; per assicurare un veicolo gli automobilisti pavesi spendono, mediamente, il 6% in più della media regionale.

Nella provincia di Monza e Brianza la diminuzione del premio RC auto è stata pari al -3,1% e, ad aprile 2019, per assicurare un veicolo occorrevano, in media, 431,33 euro, vale a dire il 21% in meno rispetto alla media nazionale.

Tariffe in calo anche nella provincia di Milano, seppur in misura minore rispetto alla media regionale; in quest’area il costo medio per assicurare un veicolo è diminuito del 2% arrivando, ad aprile 2019, a 444,07 euro, vale a dire il 3% in più rispetto alla media lombarda.

Le tariffe sono diminuite anche nelle province di Brescia e Bergamo, ma anche in questo caso il calo è stato percentualmente inferiore a quello medio lombardo. Nel Bresciano il premio medio è sceso dell’1,6% stabilizzandosi, ad aprile 2019, a 418,96 euro; nel Bergamasco, invece, il costo medio RC auto è diminuito dell’1,2% arrivando a 411,32 euro.

Nella provincia di Varese il calo è stato pari al -1,5%; ad aprile 2019, per assicurare un veicolo in quest’area occorrevano, in media, 425,78 euro, vale a dire il 2% in meno della media regionale.

Ultima nella classifica delle province lombarde dove il premio medio è diminuito è Sondrio, che ha registrato un calo delle tariffe pari al -0,9%.  Nonostante questo, rimane ancora una delle aree della regione dove assicurare l’auto costa meno e, ad aprile 2019, il premio medio era pari a 381,54 euro, il 12% in meno rispetto alla media della Lombardia.

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che in Lombardia, tra coloro che hanno inserito una garanzia in fase di preventivo, la più richiesta risulta essere l’assistenza stradale (33%); seguono la copertura infortuni conducente (18%) e la tutela legale (17%).

 *L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 1.408.346 preventivi effettuati in Lombardia dai suoi utenti tra il 1 aprile 2018 e il 31 aprile 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

RC Auto: in Abruzzo premi in calo del 7,1% nel primo trimestre

Scritto da Andrea Polo il . Pubblicato in Automobili, Aziende, Economia

Buone notizie per gli automobilisti abruzzesi; secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it nel corso dei primi 3 mesi del 2019 il premio medio è diminuito tanto che, a marzo 2019, per assicurare un’auto in Abruzzo servivano in media 452,10 euro, il 7,1% in meno rispetto a gennaio 2019.

Il calo è ancor più consistente se si considera che, nello stesso periodo, le tariffe a livello nazionale sono diminuite del 2,7%; questo vuol dire che gli assicurati residenti della regione pagano per l’RC auto il 17% in meno rispetto alla media italiana (542,09 euro). L’Abruzzo è la seconda regione italiana dove, nel corso del primo trimestre, le tariffe sono calate maggiormente.

Il dato emerge dall’analisi di oltre 150mila preventivi raccolti da Facile.it nella regione nel corso dell’ultimo anno e delle quotazioni offerte da un panel di compagnie che rappresentano, considerando i premi totali raccolti, circa il 55% del mercato RCA italiano*.

Confrontando il costo medio dell’RC auto a marzo 2019 rispetto a quello di gennaio 2019 emerge che il calo delle tariffe ha riguardato tutte le province abruzzesi, seppur in misura differente.

Gli automobilisti più fortunati sono stati quelli residenti a Teramo, provincia che conquista un doppio primato regionale; non solo è l’area d’Abruzzo dove le tariffe sono calate maggiormente (-11%), ma è anche quella dove assicurare un’auto costo meno; a marzo 2019 il premio medio era pari a 424,23 euro, vale a dire il 22% in meno rispetto alla media italiana.

Seguono i residenti di Pescara che hanno visto calare le tariffe medie del -9,5%; nonostante questo, però la provincia rimane la più cara d’Abruzzo e, a marzo 2019, per assicurare un veicolo in quest’area occorrevano, in media, 483,56 euro, vale a dire il 7% in più della media regionale.

Possono ritenersi soddisfatti anche gli automobilisti de LAquila, dove il premio medio RC auto è sceso del 5,4% assestandosi, a marzo 2019, a 441,41 euro, il 19% in meno rispetto alla media nazionale.

Chiude la classifica la provincia di Chieti, che ha registrato il calo più contenuto di tutta la regione; a marzo 2019 le tariffe sono scese del -1,3% e, per assicurare un’auto occorrevano, in media 450,71 euro.

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge che in Abruzzo, tra coloro che hanno inserito una garanzia in fase di preventivo, la più richiesta risulta essere l’assistenza stradale (45%); seguono la copertura infortuni conducente (19%) e il furto incendio (15%)

A seguire la tabella con il premio medio registrato a marzo 2019 nelle province della regione, la variazione percentuale rispetto a gennaio 2019 e la differenza con il premio medio nazionale.

*L’Osservatorio auto di Facile.it calcola il premio di assicurazione RC auto medio e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 152.400 preventivi effettuati in Abruzzo dai suoi utenti tra il 1 marzo 2018 e il 31 marzo 2019 e i relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate