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Impressioni editoriali: la partecipazione di Rupe Mutevole Edizioni alla Buchmesse di Francoforte 2014

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Cultura

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…  perché la lettura è una immortalità all’indietro.”

Umberto Eco sottolinea con eleganza ed ironia una propensione vitale che accomuna tutti i grandi lettori: il poter vivere avventure emozionanti e sensazioni uniche che non si potrebbero percepire senza l’importante dilatazione temporale e spaziale garantita dal buon libro. Iniziare la lettura di un libro è nascere in un’altra epoca, con un altro corpo e con un percorso che si conosce man mano che le pagine scorrono.

Nel Mondo sono tantissime le fiere del libro che continuano una campagna di informazione e promozione alla lettura. Una delle più importanti per il prestigio della sua organizzazione è la Buchmesse, Fiera Internazionale del libro di Francoforte, fondata nel 1949 dall’associazione dei librai (Börserverein des Deutschen Buchhandels) e conclusasi domenica 12 ottobre 2014.

La Fiera, come ogni anno, ha accolto quasi 300.000 visitatori specializzati da ogni parte del mondo, per oltre 9.000 espositori (l’ultimo dato rappresenta un primato mondiale). Negli ultimi anni gli ultimi invitati d’onore sono stati nel 2006 l’India, nel 2007 la Catalogna, nel 2008 la Turchia, nel 2009 la Cina, nel 2010 l’Argentina, nel 2011 l’Islanda, nel 2012 la Nuova Zelanda, nel 2013 il Brasile e nel 2014 è stata la Finlandia. Si è annunciato, durante la giornata di domenica, lo Stato ospite d’onore dell’edizione della Buchmesse del 2015: l‘Indonesia.

Un evento internazionale di incontro per gli esperti del settore e per il mercato più importante per i libri, i media, i diritti e le licenze in tutto il mondo.  Editori, librai, agenti, produttori di film o autori, ogni anno nel mese di ottobre, arrivano tutti insieme per creare qualcosa di nuovo.

Un’occasione unica alla quale partecipare per aver uno sbocco interessante nel mercato europeo e mondiale. Anche quest’anno, l’Italia è stata presente con case editrici di media e grande imprenditoria che hanno avuto la possibilità di presentare le proprie novità editoriali.

Fra le case editrici italiane presenti spunta il nome di Rupe Mutevole Edizioni, la quale avendo partecipato all’edizione del 2013, ha voluto confermare la sua presenza nel 2014.

Rupe Mutevole è stata ospitata nel Padiglione Hall 4.1 L 74 con una selezione dei libri del catalogo novità 2014 delle collane editoriali: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni (in partecipazione con Oubliette Magazine)”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”).

È importante che le case editrici italiane di media imprenditoria si cimentino nel confronto con le grandi fiere europee sia per un motivo semplice di crescita sia per aver la possibilità di conoscere tutte le novità in campo editoriale. Un concetto caro a Rupe Mutevole Edizioni che, sin dalla sua nascita nel 2004, ha puntato al mercato internazionale non solo con l’editoria ma anche opere di produzione cinematografica e musicale.

L’appuntamento con la Buchmesse di Francoforte è per il 2015, dal 14 al 18 ottobre. Per il momento vi invito ad aprire un buon libro ed iniziare una nuova avventura.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa (alessia.mocci@hotmail.it)

Info
http://www.buchmesse.de/http://www.rupemutevoleedizioni.com/https://www.facebook.com/RupeMutevole

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2014/10/17/impressioni-editoriali-la-partecipazione-di-rupe-mutevole-edizioni-alla-buchmesse-di-francoforte-2014/

Niente mi pettina meglio del vento: gira il tuo spot per far conoscere l’Alopecia Areata: i vincitori

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Cultura, Salute

Domenica 12 ottobre 2014, presso La Corte dei Miracoli, in via Mortara a Milano, è andata in scena la premiazione del Video Contest “Niente mi pettina meglio del vento: gira il tuo spot per far conoscere l’Alopecia Areata”.

Le premiazioni hanno preso avvio alle 11:30 con Silvia Moretta, ospite d’onore dell’evento,  critico d’arte, presidente dell’Associazione culturale Akedà e neo eletta Vice Presidente di ASAA (Associazione Sostegno Alopecia Areata), che insieme alla psicologa Francesca Fadda, presidente di Art Meeting e da pochi giorni di ASAA, ha moderato l’evento e proclamato i vincitori del Video Contest.

Doveroso spazio è stato dato alla presentazione delle due associazioni che hanno promosso “Niente mi pettina meglio del vento: gira il tuo spot per far conoscere l’Alopecia Areata”:  Art Meeting – Associazione artistica socioculturale – e ASAA – Associazione Sostegno Alopecia Areata. Ad introdurre le due associazioni Fabio Costantino Macis (creativo, fotografo) per Art Meeting e Viviana Baratto (Consigliere ASAA fin dalla data di fondazione, Voce Amica ASAA) per ASAA.

La proiezione degli spot finalisti è stata preceduta da una piccola postilla nella quale Francesca Fadda ha sottolineato che i partecipanti al Contest sono stati professionisti e non, persone che vivono la patologia e non.  La rosa dei finalisti è composta da Chiara Gabrieli con “Accenti”, Sylvie Gehringer con “Ton reguard”, Nicola Antonelli con “Il colore dentro”, Noemi Medas ed Antonio Ravenna con “Pensa”.

Successivamente alla visione dei quattro spot, i presenti sono stati ammaliati da una performance intitolata “Oltre” delle artiste sarde Maria Jole Serreli e Noemi Medas, per la regia di Fabio Costantino Macis.

Inoltre la sala abbracciava i presenti con una mostra fotografica intitolata “La mia Alopecia in un selfie”, una serie di autoscatti che hanno dato visioni ironiche dell’Alopecia Areata.

Infine sono stati proclamati i nomi dei vincitori: Sylvie Gehringer per il Premio Web Like (targa e somma di 400,00 €); Noemi Medas ed Antonio Ravenna per il Premio della Giuria (targa e la somma di 1.000,00 €).

Il video “Pensa” di Antonio Ravenna e Noemi Medas (Noemi Medas protagonista, Chiara Diana co-protagonista, Davide Corda fidanzato al tavolo, Ilaria Varsi e Laura Spano ragazze al tavolo, musiche originali di Edoardo Pucci) tocca tutte le tematiche richieste dal bando: si concentra inizialmente sulle problematiche sociali del mostrarsi a testa scalza e sul rischio di schernimento e discriminazione che può incontrare nella vita quotidiana chi ha l’alopecia. Attraverso il sogno la “bulletta” ha la possibilità di entrare in empatia con il vissuto della protagonista, vivendo l’esperienza comune a molte volpine della perdita dei capelli sotto la doccia e del trauma del non riconoscersi più allo specchio. La scena dell’urlo in sé non turba, anzi, è efficace la tonalità horror che segna l’apice di un’escalation emotiva, che si scioglie, subito dopo, nel risveglio dall’incubo. Il finale ha un andamento disteso, l’attrice con alopecia ha un’espressione serena e di totale accettazione, quasi di compassione verso il gruppetto delle giulive fanciulle.

La giura del premio:

Francesca Fadda; Giovanni Coda, fotografo e regista sardo; Fabio Costantino Macis, creativo, Arianna Di Tomasso, ideatrice e direttrice artistica di Settimo Senso Film Festival e del Premio Aurum; Maria Jole Serreli, artista sarda, Vice presidente di Art Meeting, ideatrice del progetto Niente mi pettina meglio del vento, rappresentante regionale ASAA per la Sardegna; Silvia Moretta; Viviana Baratto, socia fondatrice ASAA; Walter Petretto, illustratore, grafico e animatore.

Francesca Fadda e Maria Jole Serreli sono state molto disponibili nel rispondere ad alcune curiosità su questo importante evento. Buona lettura!

A.M.: Arte e patologia. Come e quando è nata l’idea di una mostra sull’Alopecia Areata?

Francesca Fadda: Un sabato mattina del mese di febbraio del 2012 Jole Serreli, artista ed amica, mi chiamò al telefono per raccontarmi che aveva sognato di allestire una mostra sull’Alopecia Areata. Ricordo che le feci tante domande per capire che cosa quella visione onirica le stesse realmente chiedendo e perché lei volesse condividerla proprio con me. Nel giro di pochi giorni riuscimmo a metter su un progetto di selezione per invitare gli artisti a proporre delle opere che liberamente affrontassero il tema chiedendo loro di ispirarsi al verso della poetessa Alda Merini “Niente mi pettina meglio del vento”. L’impulso propulsivo di questa avventura era ed è ancora quello di sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica sull’Alopecia Areata, una patologia che, come tante altre, non mette a rischio la vita della persona colpita ma la può rendere difficile, in particolare per il forte coinvolgimento del corpo nel suo manifestarsi in comunicazione con gli altri, per la scomparsa di quel filtro difensivo rappresentato dai capelli, abusati o dati per scontati se presenti, osannati e sofferti se assenti.

Jole Serreli: Circa tre anni fa, dopo la mia partecipazione con l’installazione “Anime in fuga” per l’evento “Manicomi Aperti” organizzato da Art Meeting, evento del quale rimasi particolarmente colpita per allestimento e per la tematica trattata ma, soprattutto, per la grande sensibilità degli organizzatori  che mi permisero di entrare in stretto contatto con l’associazione. Questo mi ha permesso di entrare in confidenza in primis con la Dott.ssa Francesca Fadda ed, inseguito, di intraprendere un discorso lavorativo di crescita personale con Fabio Costantino Macis. Una delle mie prime confidenze è stata appunto raccontare loro che indossavo una parrucca acquistata un mese prima a Londra. Raccontai a Francesca della mia malattia che, con tanta cura, nascondevo da circa 5 anni, ma soprattutto del forte desiderio che nutrivo da tempo del voler incontrare e conoscere altri come me, poiché vivevo la mia patologia in piena solitudine, senza conoscerne le motivazioni e le cause. Vivevo nel buio. L’unica mia cura arrivava da una bellissima poesia trovata per caso su un blog, che si intitolava “Dura Jole”, in questa poesia scritta da Fabrizio Pittalis, due settimane prima che ci lasciasse, ho trovato la forza per reagire. Ho cercato Fabrizio per ringraziarlo e fargli sapere che la sua arte, le sue parole,  mi avevano aiutato tanto, come una vera cura.  Senza mai esserci incontrati, senza conoscerci. Mi aveva letto l’anima ed abbracciandola, in quell’istante mi aveva dato coraggio, in quelle parole un invito ad andare avanti. Ho trovato Lia e Gigi, i suoi genitori, li ho trovati subito e subito li ho incontrati. Questo evento, quasi magico, che mi è capitato, mi ha permesso di capire quanto l’arte, sviluppata in parola, immagine o suono possa con  la sua forza fare del bene, ed in alcuni casi possa aiutare a guarire l’anima. Ed infine per rispondere alla tua domanda ti racconterò la genesi di tutto. Una notte sognai di allestire una mostra, in un importante museo, la mostra aveva l’obbiettivo di per far conoscere all’opinione pubblica la patologia Alopecia Areata. La mattina seguente non aspettai un attimo, chiamai subito Francesca. Ricordo che stava facendo colazione e gli raccontai il mio sogno. Un sogno per me impossibile da realizzare. Raccontai tutto il sogno sin nei minimi particolari, e lei, in silenzio, mi ha ascoltato. Al termine del mio racconto, lei semplicemente esclamò “E facciamolo, no!?!” e cosi un po’ per gioco e con tanta consapevole incoscienza, abbiamo iniziato a lavorare al progetto per far conoscere la patologia in Sardegna e con  l’obbiettivo di incontrare altri come me! Con Art Meeting abbiamo creato un concorso artistico internazionale, partendo da Cagliari  senza grosse aspettative. Il concorso ha ricevuto importanti consensi di partecipazione da tutta Italia, dalla Slovenia e dall’Inghilterra  e grazie all’evento ed al coraggio acquisito da esso ho iniziato a mostrarmi in pubblico a testa scalza, ma soprattutto, ho avuto modo di incontrare altri sardi che come me soffrono di alopecia universale.

A.M.: “Niente mi pettina meglio del vento” è un verso della celebre Alda Merini. Com’è il vostro rapporto con la poetessa dei Navigli?

Francesca Fadda: Sono affascinata dalla storia di vita di Alda Merini, dai suoi stati emotivi espressi in poesia, dalla sua esistenza segnata fin da giovane donna da quell’Istituzione chiamata manicomio.

Jole Serreli: Oh! Adoro Alda Merini la seguivo sin da bambina, le sue comparse da Costanzo mi divertivano tanto, le sue parole mi aiutavano a sognare  donna semplice umile che non possedeva come tanti la presunzione dell’io assoluto, soprattutto utilizzava la sua cultura per donare non per soffocare. La scelta del titolo è venuta per caso, tra mille ricerche. Cercavo il nome di un fiore che perde il suo petalo composto da mille piccoli fiori bianchi leggeri che con un semplice soffio volano via portando i suoi semi lontani. Così, ho trovato la frase di Alda  “Niente mi pettina meglio del vento” e Francesca l’ha sposata subito dicendo “Sì, è il titolo giusto”.

A.M.: Perché è importante far conoscere la patologia Alopecia Areata con perfomance come “Oltre” e mostre fotografiche come “La mia Alopecia in un selfie”?

Francesca Fadda: La performance nell’evento è lo strumento che permette di investire i sensi dello spettatore e della spettatrice, di immergerli in un’esperienza corporea in cui è possibile riconoscersi e proiettare parti di sé mettendo in sospeso l’elaborazione intellettuale e lasciandosi trasportare dell’emozione del qui ed ora. “Oltre” è un invito a guardare e sentire quel processo interiore che anima il dialogo tra il corpo e la sua immagine, tra l’apparire fugace e l’essere nella propria pelle. “La mia Alopecia in un selfie” è lo spazio di un racconto autobiografico abitato da chi vive quotidianamente l’alopecia areata, un autoritratto in uno scatto implica la scelta precisa e veloce di una modalità di mostrarsi al mondo. Ironia, positività, allegria, nostalgia, poesia, musica accompagnano i volti delle persone che hanno voluto partecipare. Alcune di loro si sono mostrate per la prima volta a testa scalza per “Niente mi pettina meglio del vento”.  

Jole Serreli: Ritengo d’averti risposto con la mia esperienza personale, quell’incontro virtuale con Fabrizio Pittalis con la sua poesia, la sua arte mi hanno salvato l’anima. Noi in un certo senso abbiamo cercato di utilizzare lo stesso meccanismo. Poi, è stata una grande gioia vedere le foto  “artistiche” felici, di tanti ragazzi/e, e bambini che vivono la loro Alopecia nella quotidianità.

A.M.: Pensando all’evento del 12 ottobre a Milano, c’è qualche aneddoto curioso che volete condividere con noi?

Francesca Fadda: La performance “Oltre” portata in scena da Jole Serreli e Noemi Medas ha riempito il pubblico di commozione,  nella penombra si sentiva un calore diffuso,  lacrime timide riempivano gli occhi di tutti… così, mentre aspettavo di riprendere la parola per annunciare il video vincitore, la conduttrice ed ospite dell’evento Silvia Moretta, per stemperare la tensione ha ben pensato di farmi uno scherzo improvvisando un balletto sulle note di “These Boots are Made for Walking” di Nancy Sinatra che in pochi secondi ha coinvolto gran parte degli astanti, ricreando quel clima di festa che ci ha poi accompagnati fino alla fine della giornata.    

Jole Serreli: Io posso solo dirti che poter assistere allo spettacolo presso La corte dei Miracoli a Milano  soprattutto “La morte del cigno” di Renato Converso mi ha fatto morire dal ridere. L’incontro con questo grande artista, grande comico, grande Uomo mi ha insegnato che tutte le avversità, se prese con ironia, pesano meno. Lui è un maestro in questo, un maestro di vita.

A.M.: Anticipazioni: qualche novità per il restante 2014? Ci sarà un’edizione del Video Contest nel 2015?

Francesca Fadda: “Niente mi pettina meglio del vento” con il repertorio di immagini, video ed esperienze raccolte in questi anni nel 2015 accompagnerà delle conferenze di sensibilizzazione in tutta Italia, sarà strumento didattico-educativo a disposizione di laboratori e progetti per le scuole, sia verso nuovi progetti per i quali ora è indispensabile una pausa di sedimentazione.

Jole Serreli: Ho la speranza  di poter portare l’evento fotografico e la performance  realizzata con Noemi Medas, con la regia di Fabio Costantino Macis a Roma ad aprile 2015, in occasione dell’importante convegno che ASAA  ha intenzione di organizzare. Ma l’obbiettivo di Art Meeting ora è finalizzato alla massima divulgazione dello spot vincitore, l’ambizione più grande è che venga divulgato a grande scala su tutte le emittenti televisive nazionali con l’obbiettivo di far conoscere a tutti la patologia cosicché un alopeciato possa vivere allo scoperto in piena serenità la sua nuova fisicità senza nascondersi, senza paura d’essere additato. Per ora ci impegneremo a raggiungere più visualizzazioni possibili  tramite il canale Youtube. Per il 2015? Allora, fammi pensare un momento, ma certo ci sono: si potrebbe fare una grande sfilata di moda nella quale tutti i modelli “inusuali” raccontano cos’è l’alopecia. Magari invitando gradi stilisti a partecipare con le loro creazioni a questo evento che potrebbe  raccogliere fondi per la ricerca. Ambizioso sogno vero!?!

A.M.: Salutateci con una citazione…

Francesca Fadda: Vorrei lasciarvi con una citazione particolare, per la non casualità del caso ho letto questo verso su un epigrafe lungo i Navigli proprio il 12 ottobre dopo la premiazione: “…il resto arriva da solo, nell’intimità dei misteri del mondo”, è un verso di Alda Merini.

Jole Serreli: La mia citazione? eh… non posso fare altro che chiudere con lui, Gino Strada: “ È semplice capire che un piccolo sforzo dobbiamo farlo tutti, e se lo facciamo tutti allora è davvero una grossa forza, è una forza che rischia davvero di essere dirompente e di poter cambiare un sistema in meglio”.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa (alessia.mocci@hotmail.it)
https://www.youtube.com/watch?v=yWUKWKPBZ24

Info
http://nientemipettinamegliodelvento.wordpress.com/
nientemipettinamegliodelvento@gmail.comCell: 3472114917

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2014/10/16/niente-mi-pettina-meglio-del-vento-gira-il-tuo-spot-per-far-conoscere-lalopecia-areata-i-vincitori/

 

Contest Niente mi pettina meglio del vento 2014: gira il tuo spot per far conoscere l’Alopecia Areata

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Comunicati Stampa, Salute

Niente mi pettina meglio del vento” nasce con lo scopo di dare visibilità all’Alopecia Areata e di offrire attraverso l’arte un’informazione alternativa volta a sopperire la carenza di cultura sulla patologia e sensibilizzare l’opinione pubblica.

Il progetto, nato nel 2012 e che prende il nome da un celebre verso della poetessa Alda Merini, ha premesso di selezionare trenta opere pittoriche e fotografiche andate in mostra in un tour nazionale tra il 2012 e il 2013 a Cagliari, Roma, Firenze, Pineto (TE). Quattro eventi, quattro città, quattro luoghi di incontro e di sperimentazione in cui l’arte, il sociale e la salute si sono confrontate per cercare di raccontare una patologia che, con una modalità irruente e capricciosa, da un giorno all’altro, da un’ora all’altra, porta via i capelli riducendo in mille pezzi lo specchio interiore di chi ne viene colpito/a.

Per la terza edizione de “Niente mi pettina meglio del vento” l’Associazione Art Meeting con il patrocinio di A.S.A.A. (Associazione Sostegno Alopecia Areata), indice una selezione di video-opere destinata ad artisti/e di tutta Italia.

Il concorso è rivolto a videomakers, professionisti e non, per la realizzazione di un video della lunghezza massima di un minuto che sviluppi uno o più dei seguenti temi:
– comunica e informa: gira uno spot che permetta a chiunque di comprendere cosa è l’Alopecia Areata e come incide sulla salute fisica, psicologica e sociale delle persone che ne vengono colpite.
– decostruisci modelli estetici: gira uno spot che rappresenti un tentativo de-costruzione di modelli di bellezza stereotipate proponendo immagini e narrazioni estetiche pluralistiche non centrate su parametri rigidi ed esclusivi.
– crea pensiero positivo: gira uno spot che promuova comportamenti positivi, incoraggianti, non stigmatizzanti, centrati sul rispetto e l’accoglienza, che permettano di veicolare il messaggio che con l’alopecia areata non si smette di sorridere.

L’iscrizione al concorso è gratuita.

Per partecipare al concorso è necessario leggere il regolamento sul sito indicato nelle info, scaricare il bando di partecipazione e seguire le indicazioni per l’invio del materiale.

La scadenza per l’invio della documentazione necessaria è fissato per il 20 settembre 2014, entro mezzanotte.

Saranno due i premi di questa terza edizione: il Premio della Giuria (1000 euro) ed il Premio Web Like (400 euro).

Niente mi pettina meglio del vento” vuole creare occasioni di:
diffusione della parola Alopecia Areata;
conoscenza capillare di una patologia la cui frequenza è in continuo aumento nella popolazione italiana e mondiale, che colpisce adulti/e e bambini/e indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle, dalle abitudini alimentari, dai comportamenti igienici e personali;
incontro e scambio con e tra persone che vivono l’Alopecia Areata;
tentativi di costruzione – de-costruzione – ricostruzione di immagini estetiche.

“Niente mi pettina meglio del vento – l’arte ha sempre un taglio alla moda”

Buona partecipazione!

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa (alessia.mocci@hotmail.it)

Info
Sito “Niente mi pettina meglio del vento”
http://nientemipettinamegliodelvento.wordpress.com/Leggi il regolamento
http://nientemipettinamegliodelvento.files.wordpress.com/2014/06/bando-video-contest-niente-mi-pettina-video-2014.pdfScarica modulo di iscrizione
http://nientemipettinamegliodelvento.files.wordpress.com/2014/06/modulo-di-iscrizine-e-liberatoria_allegato-1.pdf

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2014/09/02/contest-niente-mi-pettina-meglio-del-vento-2014-gira-il-tuo-spot-per-far-conoscere-lalopecia-areata/

Intervista di Cristina Biolcati a Rosario Tomarchio ed al suo “La Sicilia nelle tradizioni in cucina”

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Gastronomia e Cucina, Libri

Abbiamo conosciuto Rosario Tomarchio, giovane autore siciliano, in veste di poeta e di collaboratore di “Oubliette Magazine”. La parte meno nota ai nostri lettori, è la sua attività di saggista.

Nel 2011 Tomarchio ha scritto “La Sicilia nelle tradizioni in cucina”, quello che può essere considerato un breve saggio volto a rivalutare le tradizioni, attraverso appunto la cucina. L’ebook è stato pubblicato da Mnamont e presentato alla fiera del libro di Imperia, nella sezione dell’Enogastronomia.

In questa breve opera, sono descritte le ricette dei più noti piatti siciliani, una buona occasione anche per leggere il capitolato di alcuni vini doc o alcune leggende legate alla ricca varietà culinaria dell’isola, la sua amata Sicilia.

C.B.: Ciao Rosario, vorrei ci parlassi di come è nata l’idea di scrivere quest’opera.

Rosario Tomarchio: L’idea è nata mentre frequentavo un corso di cucina tipica. L’intento di questo piccolo saggio è quello di invitare la gente a visitare la Sicilia e andare alla scoperta dei tesori che essa offre, non solo ai siciliani, ma a tutti i visitatori.

C.B.: Quanto è importante per te la cucina? Possiamo affermare che Rosario Tomarchio si esprima anche attraverso quest’arte?

Rosario Tomarchio: Io adoro cucinare e penso che la cucina sia l’espressione di arte che saggiamente funziona da filo conduttore tra il nostro passato e il nostro presente. Non solo, la cucina riesce alla perfezione dove tutte le altre materie culturali hanno fallito. Faccio un piccolo esempio. Se parlo di “Pasta alla Norma”, parlo di qualcosa di unico che è apprezzato sia dai siciliani che dai milanesi e, allo stesso tempo, insieme a tutti i prodotti tipici della nostra amata nazione ci rappresenta perfettamente anche all’estero.

C.B.: Come sono state scelte le ricette che compaiono nell’ebook? Perché le hai privilegiate a discapito magari di altre, sempre tipiche del tuo Paese?

Rosario Tomarchio: I prodotti tipici che offre la Sicilia e così le ricette non si possono riassumere in un libro. Non solo per questo motivo, ma anche perché vorrei che la gente venisse a scoprire le meraviglie e ad assaporare i gusti e i profumi di questa meravigliosa terra. Quindi ho dato solo un piccolo “assaggio” per invogliare.

C.B.: Siamo qui a parlare di questo saggio, perché c’è una bellissima novità che lo riguarda. Vuoi mettere al corrente i lettori di che cosa si tratta?

Rosario Tomarchio: Sì cara Cristina. Da qualche giorno ho avuto la notizia che l’ebook sarà tradotto in inglese dalla casa editrice e volevo condividere con te, con gli amici e con le persone a me care che mi seguono questo bel traguardo.

C.B.: Visto anche i numerosi programmi di cucina che stanno imperversando in questi ultimi tempi in televisione, pensi che l’arte culinaria italiana possa aiutare il paese, almeno in piccola parte, ad uscire dalla crisi?

Rosario Tomarchio: Sì. La cucina aiuta molto nell’economia domestica, soprattutto andando alla riscoperta di quei prodotti tipici e di stagione che ogni parte della nostra Italia possiede. La cucina italiana, i prodotti tipici e le tradizioni possono essere di aiuto in questo momento di crisi. E questo avviene grazie a quei prodotti a marchio italiano che sono molto appezzati nel mondo. La cucina italiana, amata in tutto il mondo, che insieme a tutti i tesori artistici e paesaggistici del nostro Bel Paese riescono ad attirare turisti provenienti da ogni parte. Qui si sta parlando di una risorsa già presente nel nostro territorio che dobbiamo imparare a sfruttare al meglio.

C.B.: Che opinione ti sembra si abbia all’estero della cucina italiana, e siciliana in particolare?

Rosario Tomarchio: La cucina italiana all’estero, se fatta con il cuore, non ha paragoni. La cucina fatta con amore è qualcosa che ci distingue e di cui dobbiamo andare orgogliosi.

C.B.: A chi consiglieresti questo libro? Le ricette dei tuoi piatti sono facili da realizzare?

Rosario Tomarchio: Lo consiglio a tutte quelle persone che amano la cucina e che amano viaggiare e a tutte quelle persone che hanno curiosità di conoscere nuovi sapori che sanno di tradizione.

C.B.: Questa chiacchierata con Rosario Tomarchio, oggi in veste di Gordon Ramsey all’italiana, è stata molto interessante. Non so voi, ma io seguirò le sue ricette e assaporerò questi invitanti piatti di Sicilia. Grazie Rosario per questa bella iniziativa. Rosario Tomarchio: Grazie a te per la tua gentilissima disponibilità e per il tempo che mi hai dedicato. Grazie a tutti!

Written by Cristina Biolcati

Info
http://www.mnamon.it/enogastronomia/la-sicilia-nelle-tradizioni-in-cucina/flypage.tpl.htmlhttps://www.facebook.com/pages/Rosario-Tomarchio-poeta/120634731315595
Fonte
http://oubliettemagazine.com/2013/11/16/intervista-di-cristina-biolcati-a-rosario-tomarchio-ed-al-suo-la-sicilia-nelle-tradizioni-in-cucina/

Presentazione de C’ero una volta… e altri racconti di Beatrice Benet, 7 novembre, Villalba di Guidonia

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Libri

“[…] La ragazza era rimasta in silenzio tutto il tempo limitandosi a rispondere quasi a monosillabi alle domande che ogni tanto la donna le poneva, a cena non aveva toccato cibo e il padre l’aveva giustificata dando la colpa all’emozione che sicuramente l’aveva travolta. […]” da “Pazza”

È fissata per giovedì 7 novembre la prima presentazione della nuova pubblicazione dell’autrice Beatrice Benet. “C’ero una volta… e altri racconti” sarà così proposto al pubblico della Libreria Hemingway alle ore 18:00, in via Tiburtina 143 a Villalba di Guidonia.

Beatrice Benet sarà accompagnata in questa serata da due ospiti d’eccezione, presenterà infatti Enzo Martino e Linda Cifaldi allieterà con un delizioso reading. Sarà presente un buffet ed aperitivo aperto a tutti, gentilmente offerto dall’autrice.

“C’ero una volta… e altri racconti” è una raccolta di racconti che vede “C’ero una volta” come racconto principale e maggiormente esteso rispetto agli altri presenti (“Notte”, “Il mandolino”, “La lupa”, “Le sorelle R”, “Pazza”).

Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni DrawUp nel mese di agosto 2013, nella collana editoriale “Oubliette”.

Dalla prefazione di Maurizio Righetti

Il romanzo rifugge da tentazioni pedagogiche, le sue risposte le sceglie sul piano concreto. E, facendo proprio uno degli insegnamenti pirandelliani  (“quando vedi due occhi pieni di rabbia, cadono tutti i sistemi filosofici”),  evita di fornire alibi giustificatori che, per una sorta di cedimento istintivo al relativismo più spinto, finiscono per rendere accettabile tutto quello che succede intorno. Se capita agli altri poi…

Il racconto degli eventi è crudo. Non perché manchi una morale. Piuttosto per far capire, quand’anche ce ne fosse bisogno, che al sopruso non si risponde né con la passività né con la vendetta, ma con la reazione e – soprattutto – con la denuncia. Meglio se coraggiosa. E, per quanto le circostanze lo consentano, immediata.”

Enzo Martino è il Responsabile della Prevenzione e Sicurezza presso l’Italian Hospital Group, è una persona speciale, di grande cultura, amante della lettura.

Linda Cifaldi si occupa di teatro sia come attrice che come regista, segue vari laboratori teatrali nelle scuole e con l’associazione culturale che ha fondato. Per parecchi anni ha lavorato con Beatrice Benet nel centro diurno Alzheimer che io coordino ottenendo ottimi risultati nella riabilitazione di questi pazienti anche attraverso il teatro.

Beatrice Benet nasce ad Udine, si laureata in logopedia, è da tempo impegnata nell’assistenza ai malati di Alzheimer come coordinatrice dei servizi di assistenza domiciliare e centro  diurno in un ospedale  di Guidonia (Roma). Ha pubblicato nel 2007 per la SBC edizioni “Più lontano del mare e del cielo” una raccolta di quattro racconti al femminile che trattano storie difficili di donne di epoche e Paesi diversi passando dal dramma del carcere, alla dittatura sudamericana, per finire con la struggente storia di una malata di Alzheimer. Per Einaudi nel 2009 ha pubblicato il racconto “Giulia” nel volume di AAVV “Io mi ricordo”, uno spaccato del novecento attraverso i ricordi dei figli o nipoti dei protagonisti delle storie e per l’editore Fabio Croce cinque racconti all’interno del volume “Le opere e i giorni”. Sempre nel 2009 per la casa editrice Rupe Mutevole esce il secondo romanzo “L’Amante, colei che ama”, una lunghissima lettera che il destinatario probabilmente non leggerà, una lettera che racconta di un amore e dell’enorme divario tra la sensibilità maschile e quella femminile, del coraggio del vivere e della paura che porta a negare. Nel 2011, con “L’amante, colei che ama” si aggiudica la prima posizione della sezione A (prosa) del Concorso Nazionale Letterario Oubliette 01.  Nel 2011 ha pubblicato, ancora per l’Editore Croce, tre poesie nel volume di AAVV “Poesie d’amore – poeti italiani del terzo millennio”.

Ingresso libero

Written by Alessia Mocci

Info
http://www.edizionidrawup.it/81-c-ero-una-volta-e-altri-racconti-9788898017720.html
https://www.facebook.com/beatrice.benet
https://www.facebook.com/groups/beatricebenet/
beatricebenet@groups.facebook.com

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2013/10/30/presentazione-de-cero-una-volta-e-altri-racconti-di-beatrice-benet-7-novembre-villalba-di-guidonia/

Intervista di Alessia Mocci a Beatrice Benet ed alla sua nuova pubblicazione C’ero una volta… e altri racconti

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Libri

Comunque non era quello il momento per mettermi a filosofeggiare sul senso da dare alla mia vita, questi avevano chiaramente intenzione di lasciarmi arrostire dentro la palestra e immaginavo anche da chi erano stati pagati per questo lavoretto.”

Un racconto thriller che lascia con il fiato sospeso ed un’autrice che ancora una volta sorprende con la sua  poliedricità.

Beatrice Benet, conosciuta per svariate pubblicazioni, nel 2007 con una raccolta di quattro racconti al femminile “Più lontano del mare e del cielo”, nel 2009 partecipa ad una raccolta di racconti edita da Einaudi con l’opera “Giulia” e pubblica una lunghissima lettera d’amore, “L’amante, colei che ama”, con la quale ha vinto la Prima edizione del Concorso Nazionale Letterario “Oubliette 01” per la sezione romanzo. Nel 2011 pubblica tre sue poesie con Editore Croce nel volume “Poesie d’amore – poeti italiani del terzo millennio”.

C’ero una volta… e altri racconti” è una pubblicazione particolare che vede un racconto madre che da il titolo al libro ed altri cinque racconti brevi “Notte”, “Il mandolino”, “La lupa”, “Le sorelle R”, “Pazza”. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Edizioni DrawUp nel mese di agosto 2013, nella collana editoriale “Oubliette”.

A.M.: Ciao Beatrice, grazie per aver concesso questa intervista che servirà, non solo a noi ma anche ai lettori, a darti lo spazio necessario per esplicare qualche considerazione sulla tua nuova pubblicazione. Infatti, come prima domanda mi piacerebbe sapere qualcosa del tuo passato letterario prima di “C’ero una volta… e altri racconti”.

Beatrice Benet: Il mio primo libro pubblicato è stato “Più lontano del mare e del cielo”, storie di donne di epoche, età e Paesi diversi. “L’Amante, colei che ama” ha come protagonista sempre una donna, “l’altra”, quella che da sempre è considerata la rovina famiglie e che invece viene descritta solamente come una persona che si è innamorata e che ha accettato il ruolo di “seconda” fino alla sua presa di coscienza dell’ambiguità di questo uomo che credeva perfetto. Con questo libro ho avuto la soddisfazione di vincere la prima edizione del  Concorso letterario nazionale “Oubliette 01”. Poi ci sono stati racconti e poesie pubblicati con l’editore Croce di Roma e un racconto con Einaudi in un bel libro di AAVV “Io mi ricordo” che attraverso  storie, tutte vere, ha tracciato uno spaccato del novecento italiano veramente interessante.

A.M.: “C’ero una volta… e altri racconti” è una raccolta di racconti un po’ particolare. Come nasce l’esigenza intellettuale della costruzione del libro?

Beatrice Benet: “C’ero una volta…ed altri racconti” nasce dalla richiesta precisa di raccontare il dramma che l’ha segnato per tutta la vita fattami da un giovane uomo conosciuto casualmente in palestra. Un’amicizia nata per caso che l’ha portato in un periodo di grande sconforto a cercarmi per potersi liberare del peso di una storia di abusi che era durata per parecchi anni durante la sua infanzia. Un argomento delicatissimo, difficile da trattare e soprattutto da descrivere perché i bambini dovrebbero essere sempre protetti e fa orrore sentirsi raccontare tragedie di questo genere soprattutto se a farlo è proprio chi le ha subite. Ho avuto un momento di crisi dopo aver descritto la violenza e anche di incertezza se fosse il caso di continuare. Alla fine sia per mantenere una promessa fatta, sia per contribuire a mantenere alta l’attenzione su un problema così serio, ho deciso di portare a termine il racconto. Anche negli altri racconti ho cercato di toccare temi simili, come la violenza sulle donne che ultimamente ha riempito le cronache italiane di  femminicidi, nel 2012 circa uno ogni 2 giorni, o l’abuso di potere così comune una volta nei confronti delle figlie femmine. Mi sono poi permessa un ricordo personale di tre donne straordinarie che mi hanno accompagnato per un lungo tratto  della mia vita.

A.M.: Paolo, uno dei tuoi protagonisti, è costretto su una poltrona a causa di un incidente e questo provoca l’inizio di una sorta di narrazione impreziosita da flashback spontanei. Quanto è pesante il passato per un essere umano?

Beatrice Benet: Io credo che il passato ci formi e ci condizioni, soprattutto quando non si trova la forza di risolvere ma si rimuove il dolore per sopravvivere. Prima o poi tornerà fuori con violenza e ci obbligherà ad una resa dei conti dove non sempre si riesce ad essere vincitori.

A.M.: Non solo scrittrice ma anche promotrice di aggregazione letteraria. Com’è stata l’esperienza della gara letteraria che hai promosso lo scorso agosto e che metteva in palio ben 6 copie di “C’ero una volta… e altri racconti”?

Beatrice Benet: L’esperienza della gara letteraria legata all’uscita del mio libro è stata veramente entusiasmante soprattutto per la grande partecipazione che c’è stata. Ho avuto modo di leggere degli scritti molto belli, intensi e non è stato facile alla fine fare una scelta. Siccome non sono una critica letteraria mi sono lasciata guidare dalle sensazioni che avevo provato mentre leggevo e quindi diciamo che le mie valutazioni sono venute dal cuore.

A.M.: Il 7 novembre presso la libreria Hemingway a Villalba di Guidonia ci sarà la presentazione ufficiale della tua raccolta. Ci può svelare qualcosa sulla serata?

Beatrice Benet: Sarà un incontro fra amici a partire dalle 18.00. Uno stimatissimo collega, il dottor Enzo Martino, presenterà il libro e una bravissima attrice, regista, insegnante di teatro nonché educatore professionale, la dott.ssa  Linda Cifaldi, si occuperà delle letture. Poi un aperitivo per finire il pomeriggio parlando di libri e di letteratura.

A.M.: È la tua prima pubblicazione con la casa editrice laziale DrawUp. Siamo appena agli inizi, ma di sicuro avrai già un pensiero sull’operato sino ad oggi, dunque come ti stai trovando? La consiglieresti?

Beatrice Benet: Sì, con la DrawUp è la prima volta che pubblico, ho cercato a lungo un editore che mi desse fiducia e garanzie soprattutto per quanto riguarda la distribuzione del libro. Mi è piaciuto dare fiducia a un giovane editore carico di entusiasmo e quando ho visto la cura che c’è stata per l’editing e la scelta della copertina, ho avuto la conferma di aver fatto la scelta giusta. Spero che questa nostra collaborazione possa durare e credo che invierò a questa casa editrice anche il lavoro a cui mi sto dedicando ora.

A.M.: Una curiosità: ricordi il momento esatto nel quale hai sentito la letteratura come parte integrante del tuo essere?

Beatrice Benet: Già da piccola sono stata una lettrice accanita in un’epoca in cui ai bambini si dava da leggere i condensati dei libri per adulti. Ero affamata di  parole e di storie che mi facessero fantasticare. Riuscivo a leggere di tutto tanto che i classici della letteratura russa me li sono divorata intorno ai 14 anni, compreso “Guerra e pace”… Poi ho cominciato a scrivere le storie che mi si affollavano in mente. Solamente in età più matura mi sono sentita pronta a condividere con altri i miei scritti accettando quindi i complimenti, ma anche le critiche che aiutano a crescere.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Beatrice Benet: Vorrei che tutti i “Paolo” del mondo ricordassero quello che dice William Ernest Henley: “Non importa quanto angusta sia la porta,/ quanto impietosa la sentenza,/ sono il padrone del mio destino,/ il capitano della mia anima”

Vi ringrazio e vi aspetto tutti il 7 novembre novembre presso la libreria Hemingway a Villalba di Guidonia per la prima presentazione de “C’ero una volta… e altri racconti”.

A.M.: Grazie Beatrice, ti auguro una splendida presentazione, io purtroppo non potrò esserci per la lontananza ma sarò presente con la mente. Ti auguro un fine 2013 pieno di soddisfazioni letterarie, te lo meriti!

Written by Alessia Mocci
Info
http://www.edizionidrawup.it/81-c-ero-una-volta-e-altri-racconti-9788898017720.html
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beatricebenet@groups.facebook.com

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2013/10/12/intervista-di-alessia-mocci-a-beatrice-benet-ed-alla-sua-nuova-pubblicazione-cero-una-volta-e-altri-racconti/

Enzo Favata e Musica sulle Bocche: il festival jazz diventa testimonial dei tramonti più belli della Sardegna, dal 7 agosto al 1 settembre

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Cultura, Musica

Sembra un miraggio eppure sarà tutto vero. Dal 7 agosto sino all’1 settembre 2013, i tramonti sul mare della  Sardegna saranno impreziositi da numerosi concerti jazz che vedranno vari professionisti esibirsi, uno dopo l’altro, nel rispetto della natura e della loro smisurata passione musicale.

Tramonti di musica” e “Musica sulle Bocche” sono dei progetti originali del sassofonista sardo Enzo Favata, progetti che vedono un forte connubio tra la musica ed il paesaggio naturalistico nello spirito che oramai da 13 anni  ha fatto conoscere Musica sulle Bocche nel mondo.

Tramonti di musica” nasce come pre – festival  ma, in realtà, apre la strada ad un grande circuito  sardo del Festival Jazz Internazionale  “Musica sulle bocche” dove la musica  partecipa ad una sensibilizzazione e valorizzazione del paesaggio sardo in un’ora particolarmente affascinante del giorno, consiste in una serie di concerti durante il tramonto in diverse località sarde, da nord a sud,  dal 7 al 24 agosto. La maggior parte dei concerti saranno gratuiti ed aperti al pubblico.

A distanza di soli tre giorni di questo poetico ed affascinante giro di Sardegna inizierà la parte centrale del festival “Musica sulle Bocche”, giunto alla sua tredicesima edizione è un Festival di musica jazz della durata di quattro giorni che si svolge nei territori del nord della Sardegna e, precisamente, a Santa Teresa Gallura.

Ai tramonti parteciperanno oltre allo stesso Favata anche il meglio dei musicisti del Jazz Italiano e della musica folcloristica sarda tra cui Enrico Rava, Gianluca Petrella, i Tenores di Bitti, Ut Gandhi, Danilo Gallo, Alfonso Santimone, Marcello Peghin, Giovanni Guidi ed altri.

 

PROGRAMMA

7 agosto Badesi, spiaggia di Li Junchi, ore 20:00, “Decoder Quartet” con Enzo Favata (sassofonista), Marcello Peghin (chitarre), Danilo Gallo (basso), U.T. Gandhi (percussioni), concerto gratuito

8 agosto Calasetta, piazzale della Torre Sabauda, ore 20:00, “Decoder Quartet” con Enzo Favata (sassofonista), Marcello Peghin (chitarre), Danilo Gallo (basso), U.T. Gandhi (percussioni), concerto gratuito

9 agosto Isola dell’Asinara, località Fornelli, partenza da Stintino alle ore 18:00. “Alla ricerca del raggio verde” con Enzo Favata (sassofoni), Marcello Preghin (chitarre), U.T. Gandhi (Percussioni), Dante Tangianu (launeddas), costo biglietto 14 euro

11 agosto Muravera, Torre dei Dieci Cavalli, ore 20:00, “Tramonto sulla Torre” con Enzo Favata, Marcello Peghin, U.T. Gandhi, concerto gratuito, dopo il concerto gli Astrofili di Monte Armidda inviteranno a guardare le stelle con la narrazione di alcune storie antiche

12 agosto Mogoro, Nuraghe Cuccurada, ore 20:00, “The New Village” con Enzo Favata, Tenores di Bitti, Alfonso Santimone, Filippo Vignato, Riccardo Pittau, Danilo Gallo, U.T. Gabdhi, concerto gratuito

13 agosto Alghero, Colle Balaguer, Quartetto di chitarre Righel Quartet con Marcello Peghin

14 agosto Alghero, Porto Banchina della Dogana, The New Village, Enzo Favata, Tenores di Bitti assieme ad un quintetto jazz internazionale

15 agosto Alghero, Porto Banchina della Dogana, Enrico Rava, Tribe quintetto

16 agosto Caprera, Casa di Garibaldi, ore 18:00 e 19:15, “Os Caminhos de Garibaldi” con Enzo Favata, Alfonso Santimone, Filippo Vignato, Riccardo Pittau, Danilo Gallo ed U.T. Gandhi

18 agosto Bosa, piazzale Cappuccini, ore 20:00, “Tramonto su Bosa antica” con Enzo Favata (sassofoni), Marcello Peghin (chitarre), U.T. Gandhi (percussioni), concerto gratuito

19 agosto Sant’Antioco, Arena Fenicia, ore 20:30, “Tramonto sull’arena fenicia” con Enzo Favata, Marcello Peghin, U.T. Gandhi, concerto gratuito

20 agosto Gonnesa, Reggia Nuragica di Seruci, ore 20:00, “Decorder Quartet” con Enzo Favata, Marcello Peghin, Danilo Gallo, U.T. Gandhi, concerto gratuito

21 agosto Fluminimaggiore, Tempio di Antas, ore 20:00, “Tramonto sul tempio” con Enzo Favata, Marcello Peghin, U.T. Gandhi, concerto gratuito

22 agosto Elini, piazza del Polo della Cultura, ore 22:00, “The Secret Life of Parks” con Enzo Favata, Marcello Peghin, Danilo gallo, U.T. Gandhi. Presenti anche delle videoproiezioni, concerto gratuito

23 agosto Lanusei, piazzale del Santuario della Madonna d’Ogliastra, ore 20:00, “The New Village” con Enzo Favata, Tenores di Bitti, Alfonso Santimone, Filippo Vignato, Riccardo Pittau, Danilo Gallo, U.T. Gabdhi, concerto gratuito

24 agosto Bari Sardo, località la Torre, ore 20:00, “Paolo Carrus New Esemble”, concerto gratuito

29/30/31 agosto/1 settembre Santa Teresa Gallura, Bobo Stenson, Enrico Zannisi, Eivind Aarset, Jan Bang, Edimurgh Jazz Festival Big Band e tanti altri!

Altre comunicazioni su “Musica sulle Bocche” saranno pubblicate a breve! Seguiteci per essere sempre aggiornati sul festival di agosto più ricco di musica di tutta la Sardegna!

Enzo Favata inizia la sua attività come jazzista nel 1983.  Ha praticamente suonato dappertutto nel mondo. Nel 1988 forma un quartetto che esordisce al Festival Jazz di Sant’Anna Arresi. Nato musicalmente come jazzista classico, nel corso degli anni ha meticciato il jazz con elementi etnici di varie parti del mondo.  È noto anche come compositore di colonne sonore, per il cinema  (Nel cielo è sempre più blu di Grimaldi) ed il teatro, la radio e la televisione. La sua opera più nota  in Italia è Voyage en Sardaigne, pubblicata inizialmente per il manifesto e che vede come interpreti trentadue musicisti tra i quali alti esponenti del folk dell’isola, seguita un anno dopo da Atlantico, un viaggio di ricerca sonora che parte dalla Sardegna e attraversa l’oceano alla ricerca dei punti di contatto con la musica argentina.  Opere come Boghes and Voices  e Made in Sardinia hanno ricevuto due nominations consecutive dalla stampa tedesca  come migliori dischi di world jazz. Ajò con Dino Saluzzi al bandoneon fu  primo delle produzioni italiane, nella classifica dei migliori dischi dell’anno  per le  Radio  Nazionali  Europee. Come autore di colonne  sonore per il Cinema ha vinto  il Premio come miglior colonna sonora  “ The seer” al Festival del Cinema Fantastico di  Estepona ( Spagna). Recentemente ideatore di un progetto  concerto multimediale che conferma il suo amore per la natura “The Secret Life of Parks”.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa Musica sulle Bocche
alessia.mocci@hotmail.it

Info
http://www.musicasullebocche.ithttps://www.facebook.com/pages/Festival-Musica-sulle-Bocche/102003991693

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2013/08/01/enzo-favata-e-musica-sulle-bocche-il-festival-jazz-diventa-testimonial-dei-tramonti-piu-belli-della-sardegna-dal-7-agosto/

 

 

Novità editoriale: la biografia di Pino Wilson, storico calciatore della Lazio, libro di Vincenzo Di Michele

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Calcio, Sport

Lo storico calciatore della Lazio pubblica la sua biografia nel libro Pino Wilson vero capitano d’altri tempi di Vincenzo Di Michele

Ci sono storie che si raccontano e altre che inevitabilmente si dovranno raccontare.

Sì, proprio così! Si dovranno raccontare; magari non subito perché il tempo è sempre stato un perfetto galantuomo e un po’ di pazienza non guasta mai; soprattutto quando si tratta di rivisitare e riscrivere alcuni avvenimenti che interessarono il mondo calcistico della serie A, della Nazionale e, perché no, di tutto l’insieme che ruotava intorno a tale sport.

Così ha scritto Vincenzo Di Michele, autore del libro: “Pino Wilson vero capitano d’altri tempi“.

Quando Silvio Piola argomentò : “Certo che il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro!”, aveva inquadrato perfettamente il valore calcistico e la personalità di Giuseppe Wilson.

Che si trattasse di un giocatore al di sopra della media lo dicono i numeri: quasi 400 presenze con la maglia della Lazio e sempre con la fascia al braccio. E poi, la militanza nella Nazionale italiana nonché presenziò ai mondiali del 1974 in Germania.

L’attenzione dei media di allora si dirigeva però prevalentemente su Chinaglia; non poteva essere diversamente. Tra gol, provocazioni e gesti impulsivi, “Long John” era senza dubbio il personaggio di richiamo per le testate giornalistiche, ma in quella squadra mattana e garibaldina come fu quella Lazio vincente del periodo Maestrelli, lì dietro c’era un altro grande giocatore che si chiamava Wilson.

Era un giocatore molto richiesto sul mercato e corteggiato dagli altri club. Eppure, non cambiò mai maglia e non seguì neanche Chinaglia nella sua definitiva avventura nel Cosmos nonostante le allettanti proposte economiche d’oltreoceano. Ed ancora: fu uno dei pochi che conseguì una brillante laurea, quando era ancora nel pieno dell’attività calcistica e per di più, sposato e con due figli.

C’è qualcosa però che si contrappone alla situazione citata. In effetti, ciò che risulta piuttosto insolito, e nel contempo richiama l’attenzione verso una rivisitazione storica, è proprio la comprensione delle ragioni  per cui un personaggio simbolo – peraltro cresciuto in una famiglia benestante, borghese e di ancorati e sani principi – come Pino Wilson, sia stato coinvolto nei primi anni 80, in quella vicenda del calcio scommesse.

Quanto or menzionato è senza dubbio meritevole di miglior chiarezza considerando, in particolar modo, il comportamento a seguire del capitano della Lazio. Infatti, in una sorta di autopunizione, non solo stracciò il contratto che la Lazio gli aveva sottoscritto per il ruolo di dirigente, ma si allontanò per molti anni dall’ambiente calcistico.

Sono questi i tratti salienti che Vincenzo Di Michele – vivendo gomito a gomito con lo storico Capitano della Lazio nella  rievocazione del suo trascorso calcistico – ha voluto affrontare e narrare nella biografia ufficiale di Giuseppe Wilson.


Written by Alessia Mocci

Addetta Stampa (alessia.mocci@hotmail.it)

Info

http://www.vincenzodimichele.it

3687472791

info@vincenzodimichele.it

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2013/04/20/lo-storico-calciatore-della-lazio-pubblica-la-sua-biografia-nel-libro-pino-wilson-vero-capitano-daltri-tempi-di-vincenzo-di-michele/

Novità editoriale: la biografia di Pino Wilson, storico calciatore della Lazio, libro di Vincenzo Di Michele

Scritto da Alessia Mocci il . Pubblicato in Calcio, Sport

Lo storico calciatore della Lazio pubblica la sua biografia nel libro Pino Wilson vero capitano d’altri tempi di Vincenzo Di Michele

Ci sono storie che si raccontano e altre che inevitabilmente si dovranno raccontare.

Sì, proprio così! Si dovranno raccontare; magari non subito perché il tempo è sempre stato un perfetto galantuomo e un po’ di pazienza non guasta mai; soprattutto quando si tratta di rivisitare e riscrivere alcuni avvenimenti che interessarono il mondo calcistico della serie A, della Nazionale e, perché no, di tutto l’insieme che ruotava intorno a tale sport.

Così ha scritto Vincenzo Di Michele, autore del libro: “Pino Wilson vero capitano d’altri tempi“.

Quando Silvio Piola argomentò : “Certo che il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro!”, aveva inquadrato perfettamente il valore calcistico e la personalità di Giuseppe Wilson.

Che si trattasse di un giocatore al di sopra della media lo dicono i numeri: quasi 400 presenze con la maglia della Lazio e sempre con la fascia al braccio. E poi, la militanza nella Nazionale italiana nonché presenziò ai mondiali del 1974 in Germania.

L’attenzione dei media di allora si dirigeva però prevalentemente su Chinaglia; non poteva essere diversamente. Tra gol, provocazioni e gesti impulsivi, “Long John” era senza dubbio il personaggio di richiamo per le testate giornalistiche, ma in quella squadra mattana e garibaldina come fu quella Lazio vincente del periodo Maestrelli, lì dietro c’era un altro grande giocatore che si chiamava Wilson.

Era un giocatore molto richiesto sul mercato e corteggiato dagli altri club. Eppure, non cambiò mai maglia e non seguì neanche Chinaglia nella sua definitiva avventura nel Cosmos nonostante le allettanti proposte economiche d’oltreoceano. Ed ancora: fu uno dei pochi che conseguì una brillante laurea, quando era ancora nel pieno dell’attività calcistica e per di più, sposato e con due figli.

C’è qualcosa però che si contrappone alla situazione citata. In effetti, ciò che risulta piuttosto insolito, e nel contempo richiama l’attenzione verso una rivisitazione storica, è proprio la comprensione delle ragioni  per cui un personaggio simbolo – peraltro cresciuto in una famiglia benestante, borghese e di ancorati e sani principi – come Pino Wilson, sia stato coinvolto nei primi anni 80, in quella vicenda del calcio scommesse.

Quanto or menzionato è senza dubbio meritevole di miglior chiarezza considerando, in particolar modo, il comportamento a seguire del capitano della Lazio. Infatti, in una sorta di autopunizione, non solo stracciò il contratto che la Lazio gli aveva sottoscritto per il ruolo di dirigente, ma si allontanò per molti anni dall’ambiente calcistico.

Sono questi i tratti salienti che Vincenzo Di Michele – vivendo gomito a gomito con lo storico Capitano della Lazio nella  rievocazione del suo trascorso calcistico – ha voluto affrontare e narrare nella biografia ufficiale di Giuseppe Wilson.

Written by Alessia Mocci

Addetta Stampa (alessia.mocci@hotmail.it)

Info

http://www.vincenzodimichele.it

3687472791

info@vincenzodimichele.it

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http://oubliettemagazine.com/2013/04/20/lo-storico-calciatore-della-lazio-pubblica-la-sua-biografia-nel-libro-pino-wilson-vero-capitano-daltri-tempi-di-vincenzo-di-michele/