Andrea Colasio, assessore alla cultura di Padova, parla dell’aggressione subita e su come migliorare la situazione patavina

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Italia, Opinioni / Editoriale, Politica

Dopo meno di una settimana dall’accaduto, è stato individuato l’aggressore dell’Assessore alla Cultura di Padova, Andrea Colasio, colpito senza motivo da un passante, M.K. iraniano di 34 anni, nei pressi del Quartiere di Arcella, nella città patavina. Di seguito un’intervista rilasciata da Colasio, pochi giorni dopo il fatto.

1) Assessore Colasio abbiamo saputo la notizia sull’aggressione subita, ci racconta come si è svolta la dinamica dei fatti?

Ero negli uffici della mia casa editrice informatica, situata in una torre dei Gregotti nel Quartiere di Arcella a Padova. Alle 7.10 sono sceso, in quanto avevo un appuntamento con un amico e, mentre lo aspettavo sul marciapiede, vedo con la coda dell’occhio da sinistra un personaggio un po’ inquietante e molto grosso che farfugliava da solo. Ha iniziato a fissarmi e ha poi cominciato una corsa, urlando qualcosa in una lingua incomprensibile, mi ha sferrato un calcio fortissimo alla schiena e mi ha buttato in mezzo alla strada… se passava una macchina mi avrebbe preso sotto. Ho chiamato immediatamente il 113 e li ho avvisati della l’aggressione, ma che l’avrei seguito, pregando di mandare delle volanti nel tentativo di fermarlo, perché avrebbe potuto aggredire qualcun altro. Poi l’ho visto fermo a parlare con un signore di colore e ha dato un calcio anche a lui. Ho continuato a seguirlo ma a debita distanza, l’uomo era molto pericoloso. Alla fine quando sono arrivate le volanti, l’uomo, che conosceva molto bene il quartiere si era dileguato. Era uno sbandato, non era sicuramente un aggressore politico. Sono riuscito a descrivere bene alla Polizia i capelli, la giacca e i pantaloni, il volto mi sembrava di un nord africano, piuttosto tozzo e pesante, direi anche abbastanza borderline.

2) Chi era la persona, che l’ha aggredita? Lo conosceva già da prima o era persona estranea mai vista e conosciuta?

No, non so chi sia, l’ho inseguito dicendo “chi sei, fermati, che arriva la polizia” ma lui continuava a scappare. Quando ci siamo trovati in una strada molto scura, sono corso indietro e mi sono premurato di allontanarmi velocemente. Non era molto reattivo, ma comunque mi ha sferrato un calcio talmente forte che ho lo stampo del tacco della sua scarpa sulla schiena.

3) Quali danni le ha provocato questo grave episodio di violenza personale?

Danno fisico, un po’ di ematoma e di male, se dovesse peggiorare mi farò vedere da un medico. Se fossi caduto in strada in malo modo e fosse passata una macchina o mi avesse preso la colonna vertebrale sarebbe stato pericoloso, poteva spezzarmi una vertebra. Devo dire che sono stato anche fortunato.

4) Pensa che la Città di Padova sia diventata più pericolosa per gli abitanti rispetto al passato?

È un trend generale. Il problema è capire quale passato, una volta avevamo via Anelli. Oggi Padova ha un 15% di popolazione extracomunitaria, prevalentemente sono persone integrate, fanno lavori utili per la città.

In alcuni quartieri attorno alle sale da gioco, al bingo e ad alcuni locali si è creata una fenomenologia che non risponde al requisito del buon immigrato, ma ad altri requisiti e conseguentemente c’è un sottofondo di delinquenza che va estirpata.

5) Gli organi competenti, quali misure preventive di sicurezza devono adottare per evitare il proliferare di tali spiacevoli situazioni?

Servirebbero maggiori controlli e maggiore inflessibilità nei comportamenti criminali. Credo bisogni rafforzare la sicurezza con molta luce, molte più telecamere, perché è importante che i cittadini si auto-organizzino. Stimo molto i Guardian Rangers padovani con cui ho collaborato come Assessore alla Cultura durante l’organizzazione degli eventi. Penso che oggi, vista la situazione di criticità, la soluzione non abbia una risposta unica, ma risposte plurali. Si deve continuare a lavorare sull’integrazione culturale, coinvolgere le associazioni di extracomunitari che hanno tutto l’interesse che la città per loro, prima che ancora per noi, sia tranquilla. Bisogna coordinare meglio le forze di polizia che hanno già fatto un egregio lavoro, visto anche il tempismo con cui sono arrivati e la professionalità. E’ necessario un lavoro di coordinamento mettendo assieme l’integrazione sociale, la cultura, i servizi sociali.

6) Quali consigli, a fronte di questo episodio di cui è stato vittima, vuole dare ai suoi concittadini per tutelarsi e proteggersi?

Siamo noi come amministratori e lo Stato che dobbiamo farci carico della sicurezza dei cittadini. I negozianti della zona devono rafforzare il sistema di vigilantes, ma anche noi come amministrazione dovremmo dare un aiuto nelle zone critiche e rafforzate le forme di presidio del territorio, più illuminazione, più vigilantes, la presenza costante di deterrenza delle forze dell’ordine, una presenza anche dei cittadini, dei Guardian Rangers, che hanno un’importante funzione di deterrenza. Bisogna continuare a lavorare nelle scuole per l’integrazione culturale, coinvolgere le associazioni. La risposta non è una, ma sono cento e più ne attiviamo e meglio riusciremo a garantire la legalità e la sicurezza in una città bellissima, che ha dei punti di degrado come molte altre realtà metropolitane, ma per fortuna è una città meravigliosa, dove non è un caso che vengano decine di migliaia di turisti e non succede mai niente, quindi non dobbiamo raccontare una Padova che non c’è. C’è una Padova che ha delle zone critiche, ma anche una Padova meravigliosa.