AGENZIA PROMOTER: IL NOTO ARTISTA GABRIELE CONTINI PARLA DELLE SUE CREATIVE PERFORMANCE

Scritto da ufficio-stampa il . Pubblicato in Arte, Cultura

Diventato performer negli anni ’90, a seguito di uno studio sui metodi espressivi del gesto e del corpo, il poliedrico artista contemporaneo Gabriele Contini, non smette di stupire con le sue esibizioni creative e particolarmente impegnate. Di seguito l’intervista realizzata all’artista milanese.

IN CHE COSA CONSISTONO LE SUE PERFORMANCES?

Le mie performances si basano sulla presenza, quasi costante del crocifisso inteso come simbolo di una realtà esistenziale profonda ed incontrovertibile. E’ il simbolo esistenziale dell’impatto formidabile. Ne faccio uso per decretare la mia volontà di assumere un destino – quello del dolore, della remissione – sopra le mie spalle.

PERCHÉ USA IL CROCEFISSO?

Mi piace scavare nella profondità del rito religioso restituendolo ad una dimensione estetica inedita.

IN CHE ANNO REALIZZA LE PRIME PERFORMANCES?

Dal 2004 iniziano le prime performances itineranti, in strada. Ho realizzato tre spettacoli in via Vigevano, a Milano. Del 2004 è “Io sono il Cristo crocefisso”, del 2005 Corpo: I.n.r.i e Two religions.

CI DESCRIVA “IO SONO IL CRISTO CROCEFISSO”.

Il tema ricorrente di queste performance era il crocefisso e il rapporto che ha il mio corpo con esso. Durante le performance, realizzate in via Vigevano, nell’aprile del 2004, camminavo con movenze pesanti, con il simbolo del cristianesimo attaccato alle gambe, col passo strascicato, e un altro crocefisso posto appena sotto al mento.

IL 12 MAGGIO 2005 HA REALIZZATO, SEMPRE IN VIA VIGEVANO, CORPO: I.N.R.I. . IN CHE COSA CONSISTEVA?

Durante la performance mi muovevo con due crocifissi in mano, in una sorta di danza, con esito sconcertante. Liberi movimenti in marciapiede che vanno da via Vigevano, a Porta Genova.

QUALE IL SIGNIFICATO DI CORPO I.N.R.I.?

Corpo I.n.r.i. è una performance che riguarda il gesto, il corpo e il simbolo sacro del cristianesimo. Il corpo viene usato come veicolo del destino e della sofferenza umana, nel contempo c’è uno scavalcamento, un rifugiarsi in un atto ludico, gioioso che da conto della relatività di qualunque immagine.

LA PERFORMANCE È STATA RIPROPOSTA ANCHE AL PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA A MILANO?

Si, nell’aprile 2007.

LE SUE PERFORMANCE SONO DOCUMENTATE?

Il video è visibile su Youtube oppure sul mio sito internet: www.gabrielecontini.it.

HA IN PROGETTO UN’ALTRA PERFORMANCE AL PAC?Mi piacerebbe proporre “La teoria dell’infelicità”, una performance del tutto particolare. Potremmo ricostruire al PAC un ambiente di lavoro impiegatizio, un ufficio; lì dentro io mi muoverei e svolgerei l’attività inerente alla funzione di amministrativo, scrivendo al computer, scrivendo su fogli, telefonando, prendendo un caffè. E’ una situazione di visibilità del triste e routinario compito degli impiegati ed è uno spaccato del lavoro come si svolge in epoca attuale.

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