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Marilisa D’Amico interviene alla trasmissione dell’associazione radicale Luca Coscioni

Scritto da newsprofficemd il . Pubblicato in Opinioni / Editoriale

Il docente di Diritto Costituzionale dell’Università degli Studi di Milano Marilisa D’Amico è stata chiamata a intervenire nel corso dell’ultima puntata del programma radiofonico “Il Maratoneta – trasmissione a cura dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica”, andata in onda lo scorso sabato 3 novembre. Tra le tematiche oggetto del dibattito la bioetica, i diritti civili e il rapporto tra medicina, ricerca scientifica e politica.

Marilisa d'Amico

Marilisa D’Amico incentra la prima parte del suo intervento sui pericolosi parallelismi tra passato e presente

Marilisa D’Amico coglie l’occasione degli 80 anni dalla triste pagina storica delle leggi razziali fasciste, che ricorre proprio in queste settimane, per lanciare un monito sulle pericolose analogie tra la situazione italiana di quell’epoca e
quella attuale. Riflette su come proprio l’abdicare della comunità scientifica nostrana degli anni Trenta del Novecento al suo ruolo primario di indipendenza dalla politica contribuì in maniera significativa alla nascita delle norme che legalizzavano il razzismo nei confronti della comunità ebraica sulle basi inesistenti di una presunta superiorità della razza ariana. Per quanto la stessa Marilisa D’Amico reputi altamente improbabile un ripetersi pedissequo delle medesime dinamiche, e soprattutto con uguali risultati, ciononostante mette in guardia dal riproporsi di un più generale ammutolimento da parte della comunità medico scientifica nei confronti di alcune ingerenze della politica, che poco o nulla hanno di solidamente ancorato né ai principi né alla metodologia scientifica ma che piuttosto interferiscono indebitamente in un campo che non è il loro.

Marilisa D’Amico prosegue e conclude il suo speech entrando nel vivo delle tematiche dell’incontro

Marilisa D’Amico entra successivamente nel merito del suo dibattito e degli argomenti che sono poi quelli cardine sia della puntata della trasmissione che delle battaglie radicali, ovvero dello stato dell’arte della libertà di ricerca scientifica e del rapporto tra diritti civili e autodeterminazione della persona e bioetica in Italia. Dopo la premessa di una imprescindibile difesa degli articoli 32 e 33 della Costituzione Italiana, che garantiscono rispettivamente il diritto alla salute e il diritto alla libera esistenza e al libero insegnamento di arte e scienza, porta a suffragio della propria tesi l’esempio della Legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Questa norma infatti, approvata all’epoca in palese violazione e contrasto con le più recenti scoperte scientifiche e in generale con la buona prassi adottata fino a quel momento da parte della comunità medica, risulta ancora oggi un ostacolo all’autodeterminazione della donna, nonostante le diverse sentenze della Corte costituzionale che hanno di fatto nel corso degli anni sconfessato gli articoli della legge più restrittivi nei confronti della libertà di ricerca scientifica. Marilisa D’Amico termina il suo intervento ricordando il problema ancora oggi persistente dell’avere un Codice Penale sostanzialmente rimasto lo stesso del Fascismo, criticità che traspare in situazioni come la recente vicenda del radicale Marco Cappato imputato per aiuto al suicidio in seguito all’applicazione dell’articolo 580 del sopracitato codice. Il Prorettore dell’Università degli Studi di Milano esorta quindi a raccogliere come comunità scientifica la sfida oggi più che mai attuale della salvaguardia dei diritti civili e sociali e a contrapporsi a logiche contrarie alle libertà personali e a quelli che lei definisce come rigurgiti tipici di uno stato fortemente connotato in senso etico.

Daiichi Sankyo Italia Correlazione Cancro-TEV: la ricerca MediPragma

Scritto da Mario Mauri il . Pubblicato in Salute

La ricerca MediPragma commissionata da Daiichi Sankyo Italia dimostra che il TEV è per i pazienti oncologici la seconda causa di morte dopo la neoplasia

Roma 20 novembre 2018 – Daiichi Sankyo Italia ha presentato oggi alla stampa il rapporto di MediPragma “Cancro e tromboembolismo venoso: il peso della convivenza sui pazienti”, una ricerca realizzata in Italia con interviste ai pazienti oncologici in terapia eparinica per il tromboembolismo venoso, al fine di comprendere, attraverso testimonianze dirette, l’impatto di questa condizione di co-morbilità sulla vita quotidiana di chi ne è afflitto e le strategie di coping attuate per gestirla. Una correlazione, quella tra cancro e TEV, che è seria, frequente e potenzialmente fatale, eppure spesso ignorata o sottovalutata dai pazienti stessi, che non sono sempre adeguatamente preparati dagli specialisti ad affrontarla. E’ questo uno degli aspetti principali emersi dalla ricerca, di cui hanno discusso eminenti cardiologi, ematologi, oncologi e rappresentanti di associazioni di pazienti.

Il cancro viene oggi considerato un fattore di rischio cardiovascolare perché si associa ad una aumentata incidenza di eventi tromboembolici, infatti il TEV è una co-morbilità particolarmente frequente e ricorrente nel paziente con cancro, con un’incidenza di sei volte superiore rispetto alla popolazione generale, e ne costituisce la seconda causa di morte dopo la neoplasia stessa1. Il tromboembolismo venoso (o tromboembolia venosa) insorge con la formazione di un coagulo di sangue all’interno di una vena profonda, di solito negli arti, o nella pelvi (Trombosi Venosa Profonda), e se un frammento del coagulo si stacca e viaggia fino ad ostruire le arterie polmonari determina una embolia polmonare. Studi su pazienti sopravvissuti al cancro hanno dimostrato che circa un terzo di essi muore per malattia cardiovascolare1.

Di tutti i casi di TEV il 20% si verifica proprio nel paziente oncologico, e ciò dipende da vari fattori quali il tipo di tumore, lo stadio e l’estensione del cancro, l’età, l’immobilizzazione, la chirurgia e alcuni trattamenti chemioterapici.1 “La correlazione tra queste patologie è ormai al centro dell’attività assistenziale e di ricerca dell’ematologia italiana, soprattutto da quando le nuove terapie hanno cronicizzato la maggior parte delle neoplasie ematologiche prima incurabili, rendendo particolarmente importante il ruolo delle alterazioni coagulative – specialmente la trombosi venosa e l’embolia polmonare- legate alle neoplasie stesse o alla loro terapia”, ha spiegato il Prof. Sergio Siragusa, Vice Presidente S.I.E Società Italiana Ematologia, commentando gli ultimi dati di letteratura scientifica.
Il rischio è maggiore nei primi mesi fino a due anni dopo la diagnosi, e il rischio di recidiva persiste anche successivamente.
Inoltre, i pazienti oncologici in trattamento per TEV hanno sopravvivenza minore, prognosi peggiore e costi sanitari più elevati rispetto a coloro che non soffrono di eventi tromboembolici.2 Durante la chemioterapia il rischio di TEV è fino a 7 volte maggiore se paragonato ai pazienti senza cancro.

“Per tutte queste ragioni, la conoscenza da parte dei medici e dei pazienti delle problematiche legate al TEV è fondamentale – ha dichiarato il Prof. Antonio Russo, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli studi di Palermo –dal momento che queste sono molto correlate con il processo neoplastico poiché ne impattano il management e la prognosi”. Le linee guida ESMO sottolineano da diversi anni che il TEV ha importanti risvolti sia sulla prognosi dei pazienti oncologici sia sulla loro qualità di vita eppure, nonostante sia una complicanza a volte devastante e potenzialmente fatale, gli stessi oncologi spesso sottostimano questo tipo di tossicità e di riflesso molti pazienti non seguono cure adeguate3. A sottolineare la necessità di informare e sensibilizzare innanzitutto pazienti e caregiver e in secondo luogo istituzioni e operatori sanitari sui rischi di questa patologia correlata al cancro è stato il Prof. Francesco De Lorenzo, Presidente della Coalizione europea dei pazienti oncologici (ECPC) e Presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) il quale ha dichiarato che: “Il rischio di trombosi correlato al cancro è pressoché ignorato non soltanto dai malati italiani, ma anche da quelli di numerosi Paesi europei e a dimostrarlo chiaramente sono i risultati di un sondaggio europeo condotto da ECPC sul livello di consapevolezza dei pazienti oncologici sui rischi della trombosi: il 72% dei pazienti intervistati ha rivelato di non essere consapevole di correre un maggiore rischio di TEV, e per il 28% di coloro che invece ne erano consapevoli, la conoscenza della patologia è avvenuta solo dopo averla sperimentata, ma il livello di comprensione delle implicazioni si è dimostrato comunque basso. Un altro dato rilevante riguarda le modalità con cui ne sono venuti a conoscenza, solo il 13% dei pazienti ha ricevuto informazioni in merito da medici ospedalieri e il 6% dai medici di base, mentre gli altri hanno fatto ricerche personali o si sono confrontati con parenti e amici”.

Cancro e tromboembolismo venoso: il peso della convivenza – La voce dei pazienti

Una scarsa consapevolezza che emerge con evidenza dalla ricerca italiana MediPragma, che rileva come il peso del tromboembolismo venoso e della terapia eparinica giunga come inaspettato e imponderato per i pazienti oncologici, costituendo una possibilità che spesso diventa realtà e alla quale non erano stati preventivamente preparati dallo specialista di riferimento. Ne deriva una minimizzazione e banalizzazione della gravità del TEV rispetto al cancro, sia da parte del medico che del paziente, che considerano la relativa terapia, rispetto alle preoccupazioni dettate dal cancro, come un fatto transitorio e ineludibile, nonostante emergano chiaramente le difficoltà di una somministrazione quotidiana di eparina: una terapia percepita come invasiva, definita anche come “scolapasta” per via delle numerose iniezioni che causano ematomi addominali e dolore alla somministrazione che spesso, tra l’altro, richiede l’aiuto di un caregiver. Il conflitto tra le strategie di coping e sottovalutazione e la realtà della gestione della terapia, intaccano ulteriormente la tenuta psicologica e la voglia di combattere del paziente che è già di per sé un paziente fragile che ha dovuto affrontare un percorso ad ostacoli: diagnosi di tumore, chemioterapia e/o radioterapia, diagnosi di TEV, inizio della terapia eparinica.
A ciò si aggiunge la perdita di autonomia del paziente che generalmente a seguito della trombosi e delle difficoltà di movimento, vede stravolta la sua routine quotidiana, non riesce più ad uscire da solo e trova difficile svolgere in modo indipendente anche banali attività come salire le scale.
Le interviste delineano dunque un impatto devastante sulla vita dei pazienti e dei loro familiari e caregiver, che ha un prezzo altissimo a livello psicologico, economico e sociale. L’insorgenza del TEV in pazienti con tumore può comportare, infatti, l’allontanamento dal lavoro e l’isolamento sociale, e un conseguente peso sui familiari, che da “attori secondari” con ruolo di sostegno psicologico e morale per il paziente che sfida il cancro, passano all’improvviso ad essere co-protagonisti nella gestione della terapia della trombosi, con un supporto che diventa fisico/pratico (somministrazione e/o promemoria del farmaco, supporto alle attività quotidiane etc). L’impossibilità di essere autosufficienti e l’allettamento seppur temporaneo a causa del TEV, faticano ad essere accettati dal paziente in quanto rappresentano inconsciamente una indiretta percezione di sconfitta nei confronti del tumore. Emerge dunque il bisogno insoddisfatto di coloro che sono afflitti da questa condizione, un maggiore supporto da parte dei medici non solo nella preparazione di ciò che devono affrontare ma una vicinanza rassicurante e costante che risolva loro i dubbi sulla gestione pratica della terapia, come quelli relativi a sede, modalità e tempi di iniezioni dopo la comparsa degli ematomi.

“Siamo particolarmente orgogliosi di presentare questa ricerca, soprattutto per la metodologia con cui è stata condotta, ovvero ascoltando direttamente la voce dei pazienti, che corrisponde a quello che è da sempre l’impegno di Daiichi Sankyo. I pazienti non sono numeri o statistiche e noi continuiamo ad ascoltare i bisogni insoddisfatti di coloro che soffrono di patologie, co-morbilità e condizioni per vari motivi trascurate, e a lavorare per offrire loro una risposta – ha spiegato Massimo Grandi Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia – E siamo felici di collaborare con le associazioni di pazienti come FAVO al raggiungimento di questo traguardo, che però non deve restare un obiettivo dei singoli, che siano medici, aziende o associazioni, ma deve diventare uno scopo comune, con l’attuazione di sinergie tra istituzioni, professionisti sanitari con varie specializzazione mediche, e soprattutto con il coinvolgimento dei pazienti che devono restare al centro del nostro agire”.

Bibliografia

1.N.Maurea et al., Tromboembolismo venoso e fibrillazione atriale nel paziente oncologico, G Ital Cardiol 2018;19(9 Suppl 1):3S
2. D. Imberti et al.,Antithrombotic Therapy for Venous Thromboembolism in patients with cancer: expert guidance, Expert Opinion on Pharmacotherapy 2018, 19:11, 1177–1185
3. Le complicanze tromboemboliche nel paziente con cancro: le linee guida ESMO, CASCO- vol.1, n.2 – ottobre-dicembre 201

FonteDaiichi Sankyo

Adesivi murali personalizzati, ultima frontiera in fatto di arredo fai-da-te

Scritto da Erica Bezze il . Pubblicato in Aziende, Casa e Giardino

Colora e arreda la tua casa con gli adesivi murali personalizzati, sono davvero unici e fantastici, potete scegliere quelli che volete per arredare; ma non solo, pensate a tutte le novità: chiamare un imbainchino o un pittore, vi costerà tempo e denaro, molto più di quello che generalemente la gente si aspetta. Usando i wall stickers invece potrete essere voi gli imbianchini di casa vostra e decidere come arredare e mofidicare, e male che vada, se il lavoro che avete fatto fa schifo, non rimpiangerete di aver speso soldi inultelmente, proprio perché l’ avete fatto voi e potrete incolpare solo voi stessi. Geniale questa cosa degli adesivi da parete che rendono la voistra casa e i vostri ambienti bellissimi ma soprattutto personali. Geniale ed economico pure, chi non vorrebbe avere una parete di casa spettacolare ma pagando poco? Tutti probailmente esatto, quindi meglio mettersi subito al telefono e chiamare una ditta che produce adesivi da parete e riempirsi la casa di questi fantastici oggetti colorati! Difficilemente risulterete patetici con questi fantastici adesivi da parete!

Adesivi murali perosnalizzati per la parete di camera dei vostri figli

Se i vostri pargoli, vi disturbano, si annoiano o vanno male a scuola, la soluzione potrebbe essere cambiare un poco l’ ambiente in cui questi operano, dove essi studiano e dove principalmente svolgono le proprie attività della giornata: con una parete più colorata, sicuramente cambieranno abitudini, infatti è risaputo che il colore, soprattutto quello acceso, attiva nel cervello un effetto posisitivo che sicuramente inciderà sul loro comportamento. Immaginate di avere un figlio violento, e poi di averlo calmo e tranuqillo perché a causa di wall stickers allegri, anche lui stesso diventrerà felice. Comprate adesivi da parete e tappezzateci tutta la casa! Favolosi e colorati pezzi di plastica in PVC che renderanno davvero unico ogni ambiente, sarete sicuramente l’invidia dei vicini e anche loro non vedranno l’ ora di mandarvi i propri figli indisciplinati per calmarsi insieme al vostro, colorati e luminosi adesivi da parete, splendide creazioni di arredo, moderne ed economiche. Cosa meglio di adesivi murali personalizzzati mette in relazione arredo e costi, potrete così prendere due piccioni con una fava come si suole dire.

Compriamo adesivi murali personalizzati ecco 2 buoni motivi del perché

Il nome, ah il nome, unica cosa che resta a un uomo anche se spogliato di tutti i suoi averi, oltre al proprio corpo fisico, il nome è il primo dono che un umano riceve, di non materiale o fisico,ed è l’ unica cosa che resta poi in eterno, il nome, e con gli adesivi murali personalizzati, wall stickers o adesivi da parete che dir si voglia, restano quindi un ottimo top quality oggetto di design! Adesivi murali da tutte le parti aiutereanno a creare l’ ambiente giusto per tutti i proprietari di figli indisciplinati, si calmeranno all’ istante, una volta visto il proprio nome appiccicato al muro, e magari di fianco a quellodi un bell’ adesivo murale di un orsacchiotto o un altro animale molto dolce e simpatico che servirà a rendere tutti gli ambienti più belli e accoglienti per tutti i tipi di bambini, buoni e cattivi.

Concept39: I giubbotti e cappotti da uomo per l’inverno 2018/2019 sono arrivati.

Scritto da Concept39 il . Pubblicato in Aziende, Lifestyle, Moda, Nuovo Sito Web

I giubbotti e i cappotti per la stagione più fredda sono ora online su concept39.com

L’inverno è alle porte, i giubbotti e i cappotti sono i capi essenziali per questa stagione.

Quando arriva il freddo le uniche cose da indossare per vivere l’inverno con stile e versatilità sono i giubbotti e i cappotti.
Per questo motivo, i capispalla restano un must-have per la moda inverno 2019: cappotti doppiopetto, giubbotti, bomber, parka. Sono questi i trend al top di quest’anno.

Il cappotto invernale è sinonimo di eleganza e charme, lungo a metà coscia, sia doppiopetto che monopetto e dalle spalle strutturate dà all’intero outfit invernale un look casual e impostato. Il colletto à revers è un classico intramontabile della moda moderna, e lo spacco centrale dà un tocco di eleganza in più.
Il cappotto, in quanto capo dall’estrema versatilità, può essere abbinato nei modi più svariati: indossalo con delle scarpe eleganti la formalità che lo stesso cappotto evoca, se vuoi smorzare la serietà, puoi scegliere di abbinarlo con un paio di scarpe da ginnastica sneakers e renderlo estremamente contemporaneo e casual. Per quanto riguarda cosa indossare sotto, il cappotto è perfetto per essere indossato sopra a una camicia o a un caldo maglione invernale

Cappotto doppiopetto con cappuccio - Concept39

La Collezione Cappotti di Concept39 è sinonimo di qualità e Made in Italy.

Il giubbotto è sicuramente il capo per l’inverno. Caldo, anti-vento e impermeabile, la collezione di Parka di Concept39 è ricca di stili e tagli differenti. Colori tenui e casual come nero e verde scuro, fanno parte della collezione più casual, ma accanto a questi appaiono i parka rossi brillanti e blu, per chi vuole osare coi colori.
Nella collezione giubbotti, ora online su concept39.com ecco che i cappucci di pelliccia sintetica entrano nel catalogo del sito. Morbide pellicce sintetiche danno un tocco elegante e invernale ai parka. Il giubbotto è un capo profondamente versatile, può essere abbinato con qualsiasi capo: data la vestibilità è perfetto per essere indossato sopra a un maglione pesante o una felpa streetwear.

Parka verde scuro imbottito - Concept39

I Giubbotti di Concept39 sono ora online, l’inverno sta arrivando.

Ultimi e più piccoli nella collezione di concept39, i bomber. Sicuramente più leggeri dei cappotti e dei giubbotti, sono anche più young e azzardati. Dalle tinte più colorate e con toppe e patchwork anni Ottanta, sono in perfetto stile streetwear contemporaneo.
Preciso in vita, e dalla vestibilità regular con le spalle leggermente abbondanti i bomber sono perfetti per un outfit urban. Nella collezione Concept39, anche bomber double-face, per scegliere ogni giorno chi vuoi essere.

Bomber nero con patchwork - Concept39

Il look più street: Concept39.

La nuova collezione è arrivata. Il black friday è alle porte.

concept39.com

Lo strano caso di Matilde Campi: il romanzo di Mariele Rosina

Scritto da blob agency il . Pubblicato in Libri

Il Taccuino Ufficio Stampa

Presenta

Lo strano caso di Matilde Campi di Mariele Rosina

Lo strano caso di Matilde Campi è la storia di una donna vittima del suo stesso corpo. In un’epoca in cui la medicina e la tecnologia stanno facendo di tutto per allontanare il più a lungo possibile la morte e per combattere il decadimento naturale dell’uomo, la protagonista del romanzo si trova ad affrontare il problema opposto: non può invecchiare e quindi non può morire. Matilde può apparire una donna fortunata a un primo sguardo superficiale, ma una volta immersi nella vicenda narrata si scopre come l’eterna giovinezza comporti solo perdita e solitudine. La sua storia diventa il riscatto di una vita che non può più dirsi tale, di una donna pronta a tutto pur di tornare a far parte del ciclo dell’esistenza, anche a morire se questo significa finalmente vivere.

Titolo: Lo strano caso di Matilde Campi

Autore: Mariele Rosina

Genere: Fiction/Fanta-genetica

Casa Editrice: Lulu

Pagine: 176

Codice ISBN: 9781326863081

«Il dolore si può condividere, non la felicità! Il dolore è contagioso, basta guardarti per provarlo, mentre la felicità no, non la si può trasmettere, se non a chi è già felice. Come una bolla di sapone essa vola verso il cielo, ha i colori dell’iride ed è piena di sogni, ma se tenti di afferrarla scoppia e i sogni fuggono tra le dita scivolose».

Lo strano caso di Matilde Campi di Mariele Rosina è la drammatica storia di una donna che ha visto passare davanti ai suoi occhi più di un secolo, rimanendo nel corpo di una quarantenne. Costretta a perdere gli affetti più cari e a nascondersi dal mondo perché altrimenti sarebbe considerata un’aberrazione, Matilde si rifugia nei pochi parenti rimasti, nella lettura e nella poesia, uniche compagne di giornate vuote, segnate dallo sconforto di essere una tomba che respira, un essere non vivente ma obbligata a esistere. Sarà un fortunato incontro, avvenuto dopo un evento traumatico provocato da lei stessa, a persuaderla di poter trovare una soluzione al suo problema, grazie alla medicina che negli anni ha fatto passi da gigante. La storia, pur di fantasia, si basa un’ipotesi scientifica reale, supportata da dati concreti con linguaggio e spiegazioni accessibili anche ai non addetti ai lavori. Nel caso di Matilde i fatti descritti, anche se improbabili, non sono impossibili e non è escluso che con le tecniche future di manipolazione genetica possano verificarsi. In questa storia si parla di genetica e di ricerca, delle enormi possibilità della tecno-medicina odierna ma soprattutto di sentimenti, e dell’opportunità di cogliere senza paura le occasioni che la vita ci offre. Matilde capisce che nascondersi non può essere la soluzione, e che rassegnarsi al suo dolore porterà solo altra sofferenza: «che cosa ci può essere di peggio che esistere senza esistere? Sì, perché io sono solo un fantasma che vive all’ombra degli altri la vita degli altri aspettando di vederli morire». La storia di Matilde Campi ha inizio nel 1897 a Parigi e prosegue nei successivi centoventi anni senza scalfire la sua gioventù, a causa di un’anomalia genetica che dona alle sue cellule la possibilità si riprodursi all’infinito senza degenerarsi. Il tormento di ogni essere vivente, quello di invecchiare e morire, è ribaltato in Matilde nel dolore di non poterlo fare; ella ha dovuto comprendere nel suo complicato secolo di vita che il prezzo da pagare per essere felice, per essere completa, è accettare di avere una fine, di mutare con le stagioni, di piegarsi al tempo. Quello stesso tempo che le è ingannevolmente amico, che si è fermato solo per lei ma non per coloro che ama e che ha amato. Lo strano caso di Matilde Campi è un romanzo che spezza il cuore, e che fa riflettere sull’odierna ossessione di frenare l’invecchiamento e di demonizzare la morte, non capendo che l’essere umano ha bisogno di un traguardo per dare senso al suo cammino.

TRAMA. Per Matilde Campi il tempo si è fermato a quarant’anni, conservandola bella e giovane per più di un secolo, grazie a una mutazione embrionale. Ben presto quello che potrebbe sembrare un dono si rivela però una maledizione che costringe la donna a nascondersi, dopo aver visto morire tutti quelli che ha amato. Matilde è decisa a uscire da tale condizione, a qualunque costo, ma anche la morte sembra rifiutarla, perché il suo tentato suicidio fallisce. Da questo momento il dramma suo e degli unici famigliari che le sono rimasti diventa quello di altri che, affascinati dal mistero della donna, ne vengono loro malgrado travolti. Un incontro occasionale fa sbocciare una storia d’amore rimasta sospesa per molti anni che, a sua volta, ne fa scaturire un’altra, quasi all’insaputa degli stessi protagonisti, perché l’amore è una forza che ha il potere di snidare e guarire i conflitti, conferendo a ciascuno la capacità di essere sé stesso. E tutto ruota intorno alla mutazione, che è il perno del romanzo, e alle implicazioni che ne derivano. La vicenda è un intreccio di vite, di sentimenti e di colpi di scena, dove l’inizio si ricongiunge alla fine in un cerchio ideologico in cui ogni punto rappresenta l’arrivo di quello precedente e la partenza per quello successivo, lasciando il dubbio inquietante che i fatti narrati possano un giorno diventare reali.

L’ AUTORE È DISPONIBILE A RILASCIARE INTERVISTE

BIOGRAFIA. Mariele Rosina è laureata in Medicina e Chirurgia e ha svolto la sua attività in Università, ricoprendo il ruolo di Professore Associato di Patologia Clinica. I risultati della sua attività clinica e di ricerca sono documentati da numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dopo il pensionamento si è dedicata alla letteratura e alla poesia, passione che ha sempre coltivato anche durante il periodo accademico. Alcune sue poesie sono state recentemente pubblicate nell’antologia edita da Kairos L’evoluzione delle forme poetiche a cura di Antonio Spagnuolo e di Ninnj di Stefano Busà. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il burattinaio (La vita felice, 2014), e in self publishing nel 2015 Fiabe e favole a sette voci in collaborazione con altre sei autrici. Seguono poi la commedia in tre atti I pronipoti: gli sposi sono ancora promessi? e il romanzo Lo strano caso di Matilde Campi.

Contatti

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GIOVANNA DE SIO “DIMMI DOVE SEI” è la nuova produzione musicale nazionale ed internazionale della cantante napoletana

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

Dopo le importanti collaborazioni con nomi storici della scena musicale italiana come Mario Merola (con cui instaura un intenso rapporto lavorativo discografico e concertistico) e Nino D’Angelo (nel 2017 canta un brano all’interno della colonna sonora del film “FALCHI” di Toni D’Angelo con Fortunato Cerlino e Michele Riondino), arriva un brano di forte impatto dal sound mediterraneo prodotto da Francesco Comunale per Highlights.

“Dimmi dove sei” è la storia di un grande amore finito all’improvviso. La protagonista non riesce a realizzare l’assenza del suo lui e il tempo che passa inesorabile dal momento che tutto è cambiato. La canzone esalta la melodia italiana veicolando il racconto di una storia emotivamente coinvolgente.  

Radiodate: 15 giugno 2018

Etichetta: Highlights

BIO

GIOVANNA DE SIO nasce a Napoli ed inizia ad apprendere l’arte del canto su suggerimento del maestro Alberto Sciotti. Collabora con grandi nomi della musica napoletana tra cui il maestro Enzo Di Domenico che la vuole al suo fianco diverse volte in vari concerti. Dopo anni di gavetta incide nel 2002 il suo primo album “E’ grande” che porta il titolo dell’omonima canzone che diventa subito il suo cavallo di battaglia. Nello stesso anno vince la selezione “Una voce per il festival di Napoli”, accedendo di diritto, con la canzone “Ombra Cattiva”, al “Festival di Napoli” in onda su RETE 4. La stessa canzone diventa poi la sigla di chiusura in una trasmissione di successo di Maria Teresa Ruta in onda su Tele A. Nel 2003 viene pubblicato il disco classico “Terra mia”.

Poco dopo la sua strada si incrocerà con quella del maestro Mario Merola che, credendo subito nelle sue qualità, le offre l’opportunità di partecipare alla trasmissione “Piazzetta Merola” ed al “Merola Day” svoltosi nel porto di Napoli. Arriva presto anche il duetto “Mamma dè viculè” che solidifica a collaborazione fra i due artisti. Nel 2004 esce l’album “Finalmente ci siamo” e nel 2006 il disco “Immancabilmente”, lavoro discografico di grande successo.

Dal 2006 fino al 2008 è ospite fisso del programma “Via Caracciolo” condotto dallo showman Gianni Simeoli.

Nel 2007 esce il cd “Giovanna De Sio canta Merola” in onore alla scomparsa del grande Maestro.

Nel 2008 partecipa alla “Piedigrotta” di Napoli con la regia di Nino D’Angelo, cantando il singolo “Freva d’ammore”. Nello stesso anno esce l’album “Napoletana più che mai” e nel 2010 “Io Giovanna De Sio”.

Nel 2010 Leonardo Ippolito (regista teatrale) la sceglie per partecipare al Musical “Napoli è festa di canzoni” presso il Teatro CILEA. A fine marzo dell’anno 2012 termina le repliche del grande successo teatrale di Nino D’Angelo “C’era una volta nu jeans e na maglietta”.

Nel 2017 viene chiamata di nuovo da Nino D’Angelo per cantare un brano all’interno della colonna sonora del film “FALCHI” di Toni D’Angelo con Fortunato Cerlino (Don Pietro Savastano di Gomorra) e Michele Riondino.

Contatti e social

Fb www.facebook.com/GiovannaDeSioOfficial/?hc_ref=ARRFcZjjbZ-2nLpGEJhb-1niDUTQkLEvTXOT-fibcOBTVQ9AQ8d-XRejOeX9wnQJYRA&fref=nf

Cyberspazio: rapporti tesi tra le grandi potenze mondiali

Scritto da Andrea Bianchi il . Pubblicato in Informatica, Politica, Tecnologia

“La Russia deve smettere di agire in maniera irresponsabile”. Questa l’esortazione del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg lo scorso ottobre, a sostegno delle accuse mosse dal governo britannico e da quello olandese. Oltre a Stati Uniti e Canada, le due nazioni europee puntano il dito contro la Russia, ritenendola l’artefice di numerosi attacchi informatici. Dopo terra, mare, aria e spazio, il clima di tensione internazionale ora si estende anche al cyberspazio. Ma in che misura?

Una storia di “guerra informatica”: 4 capitoli importanti

“Più parlo con le persone, più pensano che la prossima Pearl Harbour sarà un attacco informatico”, questa l’affermazione di Tarah Wheeler, esperta di sicurezza informatica in occasione dell’incontro annuale dell’OCSE a Parigi lo scorso giugno. In effetti, alcuni eventi suggerirebbero che ci si possa aspettare prima o poi un attacco su larga scala dalle conseguenze devastanti per l’ordine politico ed economico. Quattro recenti “capitoli” lasciano intuire gli sviluppi di quella che oggi possiamo definire una vera e propria “guerra cyber” tra Paesi.

Capitolo uno: Estonia, 2007. La rimozione di un monumento ai caduti del regime sovietico provocò diverse rivolte pro-Russia nella capitale estone. Poco dopo il Paese fu colpito da un’ondata di attacchi senza precedenti di probabile origine russa. I sistemi informatici delle sedi del governo, banche, media, servizi di emergenza e polizia i bersagli di attacchi DdoS (Distributed Denial of Service). Per alcuni esperti, questo attacco di portata nazionale segnò l’inizio di una guerra informatica globale.

Capitolo due: Iran, 2010. Il primo attacco industriale di portata epocale: l’ormai notissimo worm Stuxnet colpì il programma nucleare iraniano, manipolando le informazioni da e verso gli impianti di arricchimento dell’uranio. Come si scoprì in seguito, dietro alla creazione del virus c’erano Stati Uniti ed Israele – un nuovo punto cardine nel quadro dei conflitti tra Stati.

Capitolo tre: Ucraina, 2017. Prima di diffondersi in tutto il mondo, il ransomware NotPetya infettò l’intera Ucraina, paralizzando in poche ore banche e dispositivi per il prelievo automatico di contanti, negozi e l’infrastruttura dei trasporti. L’obiettivo era semplice: distruggere quanti più dati possibile. Un altro episodio di particolare rilevanza nel conflitto tra l’Ucraina e i vicini russi.

Capitolo quattro: quest’ultimo capitolo pare essere ancora in fase di stesura, con un cyberspazio oggi più che mai fonte di tensioni internazionali, tanto che la NATO lo ha riconosciuto ufficialmente come potenziale campo di battaglia tra gli Stati. “Tale inclusione implica che chi ha subito un cyberattacco può sentirsi in diritto di difendersi utilizzando armi convenzionali e viceversa”, afferma Marco Genovese, Network Security Product Manager di Stormshield. “Allo stato attuale non c’è virtualmente alcuna differenza tra bombardare una centrale nucleare o attaccarla tramite strumenti informatici.”

Infrastrutture essenziali a parte, la democrazia è in pericolo?

In uno studio pubblicato il 17 aprile 2018, l’Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza dei Sistemi Informatici (ANSSI) ha identificato due nuovi trigger di attacchi informatici: destabilizzare i processi democratici ed economici. Tra questi le elezioni sono uno dei principali obiettivi. La massiccia e istantanea diffusione delle informazioni, in particolare sui social media, evidenzia come si possano causare danni consistenti. Danni che, paradossalmente, sono facilmente cagionabili. Ad esempio, il responsabile della campagna elettorale di Hilary Clinton è stato vittima di una comunissima mail di phishing. In Francia almeno il 20% dei funzionari del ministero dell’Economia e delle Finanze non sembra particolarmente preparato a gestire questo tipo di casistiche e In Italia lo stesso CSM (Consiglio Superiore dellla Magistratura) ha reso noto pochi giorni fa di aver subito un attacco ai data center sui quali risiedono i dati per la gestione delle PEC di migliaia di magistrati, dei servizi telematici di molti tribunali e del Processo civile telematico (Pct). Minacce che non hanno nulla da invidiare al virus Stuxnet: “Se qualcuno attaccasse un’infrastruttura, ce se ne accorgerebbe subito”, osserva Markus Brändle, CEO di Airbus CyberSecurity “ma un’offensiva subdola e persistente è molto più difficile da rilevare, come, in tal caso, ripristinare una situazione normale”.

I rischi della “guerra informatica”

I cyberattacchi ai cittadini e alle infrastrutture di Stato sono ormai quasi all’ordine del giorno: un’escalation della “guerra informatica”? Probabilmente sì. Già nell’autunno 2017 gli Stati Uniti intendevano autorizzare l’hack-back, che permetterebbe alle aziende di provare ad identificare gli hacker e “farsi giustizia da sole”, con tutti i rischi che eventuali errori di valutazione comporterebbero. “Ciò rappresenta un’enorme differenza rispetto al conflitto classico” afferma Bräendle. “Imputare a qualcuno un cyberattacco è molto complicato. Si possono cercare firme nel codice, o tentare di risalire all’origine dell’attacco tramite reverse engineering, ma anche il minimo straccio di prova che si identifica può essere stato volutamente piazzato per depistare gli analisti. In un articolo riguardante la “legittima cyberdifesa”, Pierre-Yves Hentzen, CEO di Stormshield, spiega: “Il problema della legittima cyberdifesa è che, al contrario del mondo reale, non si può fare affidamento sulle regole generali di un conflitto: simultaneità, proporzionalità e risposta all’attaccante”.

Pierre-Yves Hentzen, Ceo di Stormshield

Oltre al rischio di accusare terzi ingiustamente, bisogna considerare il pericolo di un susseguirsi di attacchi. Dopo Stuxnet, l’Iran ha rinforzato le proprie difese nazionali e addirittura recuperato il codice di Stuxnet per creare Shamoon – un potente virus che intaccava l’hard disk sovrascrivendone i dati – utilizzato in Arabia Saudita al fine di paralizzarne la produzione di petrolio.

E se questo non bastasse, il governo americano prevede di rendere legittimi gli attacchi informatici a titolo preventivo. Da una strategia difensiva a una più offensiva: l’obiettivo è quello di annientare il nemico prima ancora che attacchi.

Confrontati con questa escalation di cyberattacchi, quando possiamo aspettarci una regolamentazione del cyberspazio? Già nel novembre 2017, Brad Smith, President e Chief Legal Officer di Microsoft, si pronunciava a favore di una “Convenzione di Ginevra digitale” (per il momento ancora una teoria). Se le trattative tra i diversi Paesi fallissero, chi impedirebbe l’instaurarsi di una regolamentazione “ad personam”  qualora uno Stato disponesse di una tecnologia tanto avanzata da annientare le altre? L’innovazione potrebbe cambiare completamente il modo in cui vediamo la sicurezza IT”, afferma Brändle, riferendosi al computer quantistico e alla sua capacità di elaborazione smisurata.

I cyber attacchi preventivi non sono così recenti come si pensa: in tutto il mondo, i servizi segreti sfruttano vulnerabilità zero-day per spiarsi l’un l’altro. Questo tipo di infiltrazioni hanno luogo regolarmente e non sono per niente nuove, pur suscitando molto interesse quando rivelate al pubblico. Tuttavia, sembra persistere un certo equilibrio di potere. Ma cosa accadrebbe se gli attacchi informatici diventassero lo strumento per stabilire un nuovo ordine mondiale, come lo è a tutt’oggi il possesso di bombe atomiche?


Stormshield

Stormshield sviluppa soluzioni di sicurezza end-to-end innovative per la tutela di reti (Stormshield Network Security), workstation (Stormshield Endpoint Security), e dati (Stormshield Data Security). Certificate ai più alti livelli in Europa (EU RESTRICTED, NATO, e ANSSI EAL4+), queste soluzioni affidabili di nuova generazione assicurano la massima protezione delle informazioni strategiche. Le soluzioni Stormshield sono commercializzate attraverso una rete commerciale costituita da distributori, integratori e operatori di canale o telco e sono implementate presso aziende di qualsiasi dimensione, istituzioni governative e organizzazioni preposte alla difesa in tutto il mondo

RITA ZINGARIELLO “AMSTERDAM” dall’album “Il canto dell’ape” arriva il nuovo singolo

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

La malinconia agrodolce del brano accompagna la chiusura dell’estate in una cerniera temporale fra tempo passato e tempo presente.

Il testo della nuova canzone di Rita Zingariello nasce da un viaggio prenotato per caso ad Amsterdam con la volontà di ricongiungere una parte di sé col mondo.

È estate e le strade sanno di legno e di mare in un luogo che sembra slegato dal tempo. La canzone rimanda dai primi ascolti alla piacevole invasione di colore negli occhi. La leggerezza e la semplicità volute nell’arrangiamento sono arricchite da una nota malinconica richiamata dagli archi a metà brano, quasi a voler sottolineare una più profonda volontà di trasformare i pesi del passato in ricchezza del presente”.

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Il singolo è il terzo estratto dall’album “Il canto dell’ape”, un lavoro in cui la cantautrice prende consapevolezza di sé e diventa forte l’esigenza di raccontare l’epidermico piacere di fuggire l’ombra.

«Il disco è stato pensato a casa mia, dove spesso scrivo in solitudine per riordinare pensieri. E’ un’azione che, oltre a farmi stare bene, è diventata la mia unica e migliore psicoterapia.

Con questo disco ho svelato a me stessa dove sono arrivata e come ci sono arrivata.

Le canzoni sono nate con più penne, una chitarra e un pianoforte. Ho riempito fogli di parole e scarabocchi.  

Ai fogli che non sono finiti accartocciati è toccato di finire catalogati in uno schedario verde mela ad anelli, da cui ho poi scelto le undici tracce di questo album.

Quando sono stata convinta di liberare in volo le canzoni ho incontrato Vincenzo Cristallo, chitarrista amico, con cui ho condiviso l’avventura dei live del mio album precedente, “Possibili percorsi” e a cui ho deciso di affidare gli arrangiamenti di questo ultimo disco.

Le atmosfere e le influenze che hanno ispirato l’album sono tante e diverse tra loro, dal pop d’autore all’indie-rock, dalla musica dub al bluegrass, con sonorità vintage e moderne insieme, dove la costante è l’uso di strumenti acustici (protagonista assoluta la chitarra), uniti ad un utilizzo minimale dell’elettronica.

La voce “pulita” e la semplicità dei testi, ci hanno condotto attraverso un viaggio fatto di verità e rinascite, di intimità e istintività, dove parole e melodie si sono contaminate con l’aria internazionale degli arrangiamenti.

Il vestito finale dell’album lo abbiamo confezionato nello Stones Lab Studio, dove la disponibilità e la professionalità di Leo Zagariello, che ha curato la ripresa del suono e di Angelo Nigro, che si è occupato delle programmazioni e della post-produzione del disco, hanno materializzato le nostre idee iniziali.

Il risultato è un progetto moderno, rivisitato in un’ottica crossover, in cui tanti sono i generi che si fondono con un’idea di partenza semplice ma al tempo stesso forte e di carattere». Rita Zingariello

Dal 21 settembre sarà disponibile in tutti gli store digitali uno speciale singolo contenente anche il brano “Patria”, versione in musica della poesia di G. Pascoli che è valsa alla cantante la vittoria della prima edizione del premio Pascoli in Musica, tenutosi a San Mauro Pascoli lo scorso 8 agosto, grazie ai voti della giuria coordinata da Giordano Sangiorgi, patron del Mei, il Meeting delle etichette indipendenti.

DICONO DI LEI

Rita Zingariello è brava (…), in quest’album la sua voce, limpida e straordinariamente pulita, ha un risalto del tutto speciale.Francesca Incudine – Blow Up

“Dodici brani di pop d’autore, leggeri e ben concepiti, garbati e accattivanti, incredibilmente scevri da zuccherose leziosità. Deliziosamente fresco”. Rockerilla

(…) Una bella scrittura artigianale italiana, quella d’autore, (…) un lavoro di grandissimo spessore lirico e con una produzione assai interessante, che danza con naturalezza tra le pagine classiche ma anche tra le contaminazioni francesi, argentine, spagnole, da un bluegrass di slide guitar alle fisarmoniche da tango. Il pop made in Italy è anche e soprattutto questo, con scritture dalla forma canzone non sfacciatamente didattica e con un piglio assai personale e ricco di tantissima libertà espressiva”. LoudVision

Il progetto musicale della cantautrice pugliese ti cattura fin dalle prime note, e non si può che restare affascinati dalla dolcezza, dalla grazia, dalla semplicità e dalla gentilezza, con cui la voce di Rita Zingariello, cristallina e sincera, cattura sogni (…) facendoli rivivere nei testi delle sue canzoni”. Peppe Saverino – MusicMap

Etichetta: Volume!

Radio date: 18 settembre 2018

Pubblicazione album: 6 aprile 2018

BIO

Rita Zingariello nasce a Gravina in Puglia a cavallo tra il segno della Vergine e quello della Bilancia.

Sin da bambina studia pianoforte, per poi avvicinarsi al canto, materia nella quale si diploma nel 2005. L’attrazione esercitata dalla musica ha reso piuttosto immediata la personale scelta di iniziare a comporre. Nel 2008 il suo primo EP da cantautrice “È alba” segnerà l’inizio di un’intensa attività di live. Nel 2012 vince il Contest “Musica è” e nello stesso anno è tra i vincitori di Sanremo rock e Castrocaro.

Negli anni seguenti sperimenta nuove collaborazioni avvicinandosi alla musica jazz con un progetto inedito, “Incondizionatamente”, con Daniele e Tommaso Scannapieco, Ettore Carucci e Giovanni Scasciamacchia, che ottiene numerosi consensi.

Nel 2014 arriva il suo secondo lavoro discografico, “Possibili percorsi”, con la produzione artistica di Phil Mer, pubblicato da “Digressione music”.

Nel 2015 e 2016 è tra i finalisti e vincitori di vari Festival in Italia: Frequenze Mediterranee, Biella Festival, Festival della Canzone Friulana, Voci per la libertà per Amnesty International, UP, Festival dell’Alta Murgia, Red Bull Tour. Apre, tra gli altri, i concerti di: Gino Paoli e Danilo Rea (2013), Paola Turci (2015), Mario Venuti e PFM (2016). 

Nel 2017 diventa protagonista di un tour dedicato ai maggiori successi di Mogol, dove è lo stesso autore a volerla al suo fianco sul palco, come interprete e cantautrice.

Nello stesso anno comincia a lavorare al suo nuovo disco “Il canto dell’ape” e con l’amico chitarrista Vincenzo Cristallo avvia una stretta collaborazione sugli arrangiamenti.

Sceglie di produrre personalmente il disco attraverso quella che si rivelerà essere una delle campagne di crowdfounding di maggior successo registrate sulla piattaforma di Musicraiser, con oltre 200 sostenitori e un obiettivo più che raddoppiato.

Il 6 aprile 2018 esce “Il canto dell’ape” che riscuote subito un enorme successo tra pubblico, critica e numerose radio. Il 4 maggio al teatro Forma di Bari, con tutto esaurito, Rita presenta l’album accompagnata dai 16 musicisti che con lei hanno registrato le 12 tracks del disco. Da maggio 2018 ad oggi è impegnata in un intenso tour di presentazione del disco in tutta Italia. Nel frattempo, riceve menzioni al Premio InediTo, Salone del Libro di Torino e al Premio Peppino Impastato.

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Francesca Dellera: la Fata dell’irrealizzato film “Pinocchio” di Federico Fellini

Scritto da articoli news il . Pubblicato in Cultura, Film

Nel 2018 ricorre il 25esimo anniversario della scomparsa di Federico Fellini: tra i progetti irrealizzati nella sua lunga e gloriosa carriera anche una trasposizione di Pinocchio, per la quale il grande cineasta aveva pensato a Francesca Dellera per interpretare il ruolo della Fata.

Francesca DelleraFrancesca Dellera, l'ours en pelucheFrancesca Dellera

Francesca Dellera nel ruolo della Fata: il progetto irrealizzato di Federico Fellini

La dolce vita, 8½, I vitelloni, La strada, Amarcord: Federico Fellini ha lasciato la sua indelebile impronta nel mondo della settima arte, diventandone a tutti gli effetti uno dei principali rappresentanti a livello internazionale. Martin Scorsese, intervenuto recentemente all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, ha voluto ricordare il 25esimo anniversario della sua scomparsa parlando di un progetto rimasto inedito. Il regista italoamericano aveva infatti cominciato a collaborare con Fellini alla realizzazione di un documentario sulla produzione e sugli attori che non fu mai portato alla luce per la prematura scomparsa del cineasta riminese. Non fu questo l’unico film a rimanere nel cassetto della sua scrivania. Come evidenziato dalla biografia scritta da John Baxter, Fellini aveva pensato a una sua trasposizione del Pinocchio di Collodi. Il cast era stato delineato: Giulietta Masina, Marcello Mastroianni e Roberto Benigni, ai quali si aggiungeva Francesca Dellera nel ruolo della Fata. L’attrice era stata scelta per rappresentare l’esaltazione della figura femminile, “una creatura affascinante, di una bellezza rara, diafana e carnale, il candore della pelle le conferisce un fascino unico”.

Francesca Dellera: la carriera di un’icona del cinema italiano

Francesca DelleraFrancesca DelleraFrancesca Dellera

Attrice, modella, icona: Francesca Dellera comincia la sua carriera posando per alcuni dei più importanti fotografi a livello internazionale (Helmut Newton, Dominique Isserman, Greg Gorman, Michel Comte, André Rau, Annie Leibovitz e tanti altri). Di lì a poco, debutta anche sul grande e sul piccolo schermo, ritagliandosi ruoli di primo piano in produzioni di portata mondiale. Dopo aver vinto un importante premio televisivo per l’interpretazione dell’adattamento del racconto La romana, tratto da un romanzo di Alberto Moravia, il grande Marco Ferreri si accorge di lei e la sceglie come musa ispiratrice per La carne, presentato con successo al Festival di Cannes. In questi anni diventa una vera e propria icona internazionale, incontrando anche il consenso della Francia, dove si trasferisce. Qui recita al fianco di Alain Delon nel film L’ours en peluche e diviene la modella preferita di Jean Paul Gaultier. Rientrata a Roma dopo diversi anni trascorsi oltralpe, interpreta il ruolo di Nanà nella miniserie TV tratta dall’omonimo romanzo di Émile Zola e ed è la protagonista principale, accanto a Jeane Moreau, del Kolossal internazionale La contessa di Castiglione.

xgiove! NOTTE COSMICA è il singolo d’esordio lanciato dalla band di giovanissimi musicisti

Scritto da Laura Ruggeri il . Pubblicato in Musica

Dal 10 settembre arriva in radio l’esuberante brano che, destreggiandosi fra pop e rap, dilata i confini di un’estate che sembra non voler finire mai.

Notte cosmica nasce in un periodo di intensa scrittura, dal profumo della primavera che lascia spazio all’estate; l’estate che da sempre permette di innamorarsi, ma che allo stesso tempo riporta a galla ricordi indelebili e storie ormai finite. Viaggi in auto, stereo a palla, serate in spiaggia, sbronze con gli amici, cornetti alle 3 di notte e il bisogno costante di provare nuove emozioni e costruire nuovi legami, con la speranza di non perdersi mai.

Quando sbatti il mignolo contro lo spigolo del comodino,

Quando copi dal secchione e prendi 4,

Quando sei sotto la doccia e l’acqua raggiunge i 200° F,

Quando sbagli tre volte di fila il PIN (e il PUK?),

Quando esci e dimentichi le chiavi,

Quando “per sbaglio” ti parte il like molesto,

Quando ti sporchi la camicia nuova con il ragù,

Quando sei imbottigliato nel traffico e sei in ritardo,

Quando: “amore, cos’hai?” – “…niente”,

Quando ti lascia ma tu ancora non lo sai.

Quando proprio non ne puoi più: xgiove!

GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE:

Radio date: 10 settembre 2018

Autoproduzione

BIO

La band: Nicolò Buccioni, Giacomo Strappa, Andrea Massetti, Federico Piermartire, Ludovico Bartolozzi.

I membri del gruppo suonano già insieme dal 2011, ma è solo nel 2018 che decidono di raccontarsi dando vita a xgiove!, un nuovo progetto di inediti con un singolo in uscita a settembre e un Ep in cantiere.

Contatti e social

Instagram https://www.instagram.com/xgiove.band

Facebook https://m.facebook.com/xgiove/